Devozione
PREGHIERA
PREGHIERA DEI MISSIONARI E MISSIONARIE AL BEATO SCALABRINI VESCOVO E FONDATORE
PREGHIERA DEI PAPÁ AL BEATO SCALABRINI
PREGHIERA DELLE MAMME AL BEATO SCALABRINI
PREGHIERA DEI GENITORI CRISTIANI AL BEATO SCALABRINI
PREGHIERA DELLA FAMIGLIA AL BEATO SCALABRINI
PREGHIERA DEL BEATO SCALABRINI PER I GENITORI CATECHISTI
PREGHIERA DEGLI INSEGNANTI AL BEATO SCALABRINI
PREGHIERA DEGLI STUDENTI AL BEATO SCALABRINI
PREGHERA DEGLI OPERAI AL BEATO SCALABRINI
O Beato Giovanni Battista Scalabrini,
a Te affidiamo la nostra preghiera di pellegrini
in cammino verso la patria.Per tua intercessione
imploriamo la Santissima Trinità
di benedire le chiese locali
perché vivano la cattolicità
e pratichino l'accoglienza;
di confortare i migranti e i rifugiati
sulle vie dell'esodo
perché si sentano parte della famiglia di Dio;
di donare alla società l'intelligenza della condivisione,
l'accettazione dell'alterità
e il coraggio della convivenza;
di guidare i missionari, religiosi e laici,
che hai voluto compagni dei migranti,
perché vivano di amore e fraternità.Tu che sei stato missionario della Parola,
uomo dell'Eucarestia e della Chiesa,
ministro di carità e di comunione,
figlio devotissimo di Maria,
ispira tutti noi ad imitare il tuo esempio di santità
per attuare il disegno che Dio ha su di noi
e ottienici tutte quelle grazie che con fiducia
manifestiamo al tuo cuore di padre. Amen.
PREGHIERA DEI MISSIONARI E MISSIONARIE AL BEATO SCALABRINI
VESCOVO E FONDATORE
O Padre,
tu comprendi perché noi ora rivolgiamo con fiducia la nostra preghiera a Dio e a te,
ricordando la particolare devozione che avevi per i santi che sono stati anche i nostri "Padri nella fede",
e con quanto calore ce la inculcavi.Perciò, noi lodiamo il Creatore:
per la tua vita, che la Chiesa ha detto eroica nelle virtù;
e nella tua vita, per ciò che più la caratterizza:
per i tuoi viaggi pastorali in Appennino, in Italia, e, "Pastor et Nauta", nelle Americhe;
per i tuoi discorsi al popolo chiari e fatti col cuore,
per i tuoi scritti sociali,
e per le tue innumerevoli lettere, che ti fanno anche l’uomo delle comunicazioni;
per lo zelo che ti bruciava tanto da farti dire che eri disposto a metterti in ginocchio davanti al mondo, per chiedergli come una grazia il permesso di fargli del bene".Ringraziamo Dio prima di tutto per la tua carità:
che corre in aiuto dei colerosi senza badare alla propria vita;
che vende tutto, anche i cavalli e il calice d’oro del Papa, per dare minestre nella carestia;
che dà l’udito ai sordi e la parola ai muti;
che dà al migrante il conforto della fede e il sorriso della patria.Siamo contenti nel constatare che anche tu durante la tua vita hai fatto richiesta al Papa per la beatificazione di tanti santi: Giovanni Battista De La Salle, Perboyre, Rita di Cascia, Cafasso, Gianelli, e tanti altri; e che, come motivazione, hai anche ripetuto che quella vita, che è "un laboratorio di carità", è proprio la vita di un santo.
Vorremmo che fosse vera anche per noi la motivazione da te addotta per la santificazione del Beato Antonio Maria Zaccaria, e cioè, che "la sua memoria vive in onore ed è coltivata nei religiosi della Congregazione da lui fondata, che calcano diligentemente e valorosamente le orme del Venerato Padre".
In particolare ai tuoi figli missionari e missionarie dona la grazia:
di sentine ogni giorno quella "predilezione" di cui, esultante, parlavi loro nella Lettera del 1892, quando dicevi che, nella vocazione apostolica, più del chiamato è importante chi chiama: Gesù Signore dell’universo;
la tua capacità di sentine il valore di ogni anima, che è costata il sangue preziosissimo di Cristo;
il tuo spirito di preghiera che "sprigiona ed impenna l’anima", portandola in cima alla scala dove c’è Dio, e poi giù all’ultimo dei fratelli che di Dio hanno bisogno.Ti chiediamo anche:
la tua capacità di essere uomini-ponte;
uno spirito di apertura per cui nulla di ciò che è umano ci è estraneo;
una attenzione alle idee degli uomini che fanno la storia anche di Dio, e perciò la tua attitudine al mutamento;
la capacità di lettura dei segni dei tempi, anche di quelli drammatici e negativi, che, pur impegnando la tua viva speranza nella storia di salvezza, tuttavia ti facevano ripetere spesso che "l’uomo si agita, ma Dio lo conduce";
quella tua chiarezza di vedute, che non è mai un punto di partenza, ma sempre di arrivo, e che è frutto di lavoro sperimentale e di sacrificio, segno della tua disponibilità, e come il premio finale alla tua fedeltà.Insegnaci quello che, con un lavoro quotidiano, imparasti così bene da sembrarci in te naturale:
la pazienza del pescatone,
la costanza del pellegrino,
e la speranza del migrante.Non pretendiamo di raggiungere la tua statura, ma ci proponiamo di mirare ad essere il più possibile, a nostra misura, uomini interi come te, "tutto a tutti".
Oh, vorremmo che fosse vero,- per noi (e ora anche per te!) -
quello che tu scrivevi per la causa di santificazione di Giovanni Battista De La Salle; che, cioè, egli "non solo si dedicò alla sua missione durante la vita, con inesauribile ardore, con somma umiltà e con meravigliosa attività, con la parola e con l’esempio; ma anche dopo essere entrato nel regno dei Cieli, - come se dimorasse ancora in mezzo a noi, attraverso i suoi figli che radunò attorno a sé -continua l’opera divina".
Amen! Amen!
PREGHIERA DEI PAPA’ AL BEATO
SCALABRINI
O nostro Padre nella fede,
Tu hai avuto a cuore il difficile ruolo di padri cristiani, che hai illustrato con vari documenti.I tuoi tempi, per molti aspetti, preannunciavano la crisi della paternità propria dei nostri:
"libertà contro autorità, individualismo egoistico contro socialità, arbitrio contro norma oggettiva,
verità contro soggettivismo, molti diritti e pochi doveri".Tu ci hai illuminati sui nostri doveri,
e prima di tutto su quello che diventa il primo diritto dei nostri figli:
quello alla verità.E la verità per noi è una persona, Gesù Cristo.
Il diritto alla verità comporta il diritto all’istruzione, ma soprattutto all’educazione.
"L’istruzione si rivolge all’intelligenza, e forma la scienza del vero,
mentre l’educazione si rivolge alla volontà e forma la coscienza e la virtù"."La prima educazione è poi quella religiosa, fondamento dell’educazione morale".
O nostro Padre nella fede,
donaci la coscienza "della nostra missione sublimissima di padri di famiglia secondo la fede".
"Secondo la natura noi diamo vita all’uomo e lo educhiamo" nel suo essere morale;
secondo la fede "noi formiamo l’uomo ad immagine di Gesù Cristo, anzi:
formiamo Gesù Cristo nella vita dell’uomo".Donaci chiarezza di idee sui nostri doveri e sui diritti dei nostri figli e figlie.
I nostri figli non sono, come va insegnando il mondo, "nostri uguali",
né nostri schiavi, ma soggetti che devono liberarsi dai condizionamenti della ignoranza,
dell’egoismo, e delle passioni, e perciò bisognosi di guida e di disciplina.Fa che sentiamo che va nella giusta direzione "la continua vigilanza nei riguardi dei nostri figli",
e che è coerenza cristiana e non "violenza morale" "quella di dare ai figlioli in seno alla famiglia uria credenza religiosa".Fa che sentiamo "l’obbligo che Dio ci impone e la grandezza a cui ci solleva" nella nostra missione di padri.
Fa soprattutto che possiamo creare in famiglia un ambiente impregnato dello spirito evangelico,e attento alle esigenze dell’età evolutiva dei nostri figli e delle nostre figlie.
Donaci la saggezza che viene dall’amore,
"informato dalla Scienza,
reso invincibile dalla costanza,
circospetto nella scelta dei mezzi,
fervido nel ridurli alla pratica attuazione".Donaci proprio questa pedagogia dell’amore,
"che non si attiene ad alcuna condotta particolare,
perché saremo calmi, rigorosi, pieghevoli, coraggiosi, facili, purché tonni a beni dei figli".Fa che noi impariamo ogni giorno ad onorane così i nostri figli, come essi onorano il padre.
Amen.
PREGHIERA DELLE MAMME AL BEATO
SCALABRINI
Nel nostro "infallibile istinto", noi mamme sentiamo di avere un particolare motivo di fiducia per essere ascoltate da te.
Tu, che hai trovato anche in Gesù un cuore materno, ne en in questo immagine viva, e commovente.
E ci commuove davvero nella tua vita il fatto che a distanza di oltre 30 anni, nell’anniversario della morte della tua cara mamma, eri ancora pieno di tristezza.
Ed eri non solo eloquente quando dicevi che "il cuore delle madri è quanto c’è di più tenero e di più nobile sulla terra, e che ha un infallibile istinto di indovinane dove per i propri figli alberga vero amore".
Tu hai detto e scritto che "l’educazione è un nostro dovere, un nostro compito, ed è anche la nostra vocazione".
Educare il cittadino è la nostra responsabilità e dignità.
Educare il figlio di Dio è anche l’espressione concreta della nostra regalità.
Ma viviamo in tempi in cui spesso è anche difficile sapere la cosa giusta da fare o da non fare:
non abbiamo spesso modelli a cui riferirci, e, anche istruendoci, abbiamo tante paure:
e si governa male ciò che si teme.Aiutaci dunque a educare i nostri figli e le nostre figlie alla scuola della sapienza cristiana, cioè, camminando loro davanti, facendo vedere con l’esempio ciò che abbiamo imparato; e con la sicurezza che viene dalla bontà.
Insegnaci la pazienza, e a dare ancora grandi speranze ai nostri figli e figlie, che sono nati perché hanno una grande parola da dire.
Questa è la grazia che ti chiediamo:
fa che sia proprio veno per noi quello che hai scritto:
"che l’amore per la madre nel figlio nasce per primo, ma trionfa per ultimo; che però è sempre quell’amore a trionfare".E quando fossimo disperate, nel nostro sconforto dacci ancora la forza di fare l’unica cosa giusta per i nostri figli e le nostre figlie:
"dire più cose a Dio per loro, che di Dio a loro".O Beato nostro Vescovo Scalabrini, i cuori delle mamme sono tutti per te. Amen!
PREGHIERA DEI GENITORI CRISTIANI AL
BEATO SCALABRINI
"O genitori - dicevi commosso -, che avete la sorte di possedere una famiglia veramente cristiana, lasciate che io vi benedica con particolare effusione di cuore e nell’estasi dell’ammirazione vi celebri con l’inno del Profeta Davide:
‘Beato l’uomo che teme il Signore e nelle vie della sua legge cammina. Mangerà con gioia del pane della vita e condurrà giorni prosperi e felici. La sua consorte, come vite rigogliosa e fruttifera, abbellirà la sua casa, e vedrà i suoi figli intorno alla sua mensa sorridenti e belli come germogli di verdeggiante olivo. Così verrà benedetto l’uomo che teme il Signore’
E che la famiglia possa dirsi tale e tale essere veramente, non dipende se non da voi, genitori.
Voi ne siete i capi, le guide, i custodi, i maestri.
Oh ritorni, per opera vostra, ritorni la Religione nella famiglia! Spiegate tutto lo zelo di cui siete capaci, perché i suoi precetti siano sempre in casa vostra scrupolosamente osservati.
Osservateli voi anzitutto nei vostri rapporti di marito e di moglie. La mutua fedeltà, e la santità matrimoniale vi renda sempre degni della benedizione di Dio e della corona di una paternità illibata.
Quando poi il Signore vi allietasse del dono di qualche figliolo, raddoppiate di premure e di zelo, perché tutto nella vostra casa sia regolato secondo le norme della sapienza cristiana.
Nulla è indifferente di quanto accade intorno al fanciullo.
Le prime impressioni hanno per lui una importanza decisiva.
O genitori cristiani, educate! L’educazione dei figli sia il vostro studio, il vostro continuo pensiero.
Anche la loro educazione religiosa è prima di tutto un vostro dovere:
voi siete i Sacerdoti della casa, come il Sacerdote è la madre nella Chiesa.L’educazione cristiana e la migliore la più sicura delle assicurazioni. Le leggi possono qualche cosa, ma voi, o genitori, potete molto di più:
la legge punisce il male, l’educazione lo previene;
la legge lo proibisce, l’educazione lo sradica; la legge recide, l’educazione pianta; la legge regola gli atti esterni, l’educazione regola il cuore e forma il carattere.La vostra vita sia come un libro aperto in cui possano leggere senz’altro i loro doveri.
Parlate loro spesso di Dio, mostrate ad essi in tutte le cose l’impronta della bontà, della grandezza, della onnipotenza di Lui.
Insegnate loro per tempo le prime verità della fede non lasciate mai di condurli nei giorni festivi in Chiesa, alla santa Messa e a! Catechismo. Abituateli al bacio devoto del Crocifisso e dell’immagine di Maria Santissima, e alla preghiera costante mattina e sera. Vi vedano essi cristiani e cattolici in tutto, nelle abitudini della vita, nel segno di croce prima e dopo i pasti.
I vostri figli sentano é gustino per tempo le soavi consolazioni della carità cristiana;
per le loro mani innocenti amate a far passare l’elemosina ai poveri.Ricordate, soprattutto, che la Religione non vuole essere imposta a loro come un giogo penoso,
ma bisogna che ne ammirino le bellezze e i pregi che gustino e sentano dentro l’arcana, l’inebriante dolcezza;
vedano a prova il manto di luce che la circonda, e i caratteri di verità che porta scolpiti in fronte.E se qualche padre e madre dirà, sospirando, che, nonostante stenti e fatiche per allevare una famiglia cristiana, non ci sono riusciti:
si confortino al pensiero che e sentenza comune dei Santi Padri, che i genitori non si salvano da soli,
che la buona riuscita del figli dipende ancora da voi:
dalle vostre pene e preghiere per questi vostri figli lontani.Sì: fin che avrete a cuore i vostri figli, questi non saranno lontani dal cuore di Dio".
O Beato Scalabrini, nell’estasi d’ammirazione della tua vita, anche per noi e una gioia grande pensare che la tua benedizione ai nostri padri ricada anche sui loro figli; e, con la più ferma persuasione di essere esauditi, ti preghiamo:
rendi ora possibili per le nostre famiglie questi tuoi pensieri e desideri sulla famiglia cristiana dei nostri padri. Amen!
PREGHIERA DELLA FAMIGLIA AL BEATO
SCALABRINI
O Beato nostro Vescovo Scalabrini!
Quando nel 1876 prendevi possesso della Diocesi di Piacenza, .a famiglia cristiana era già allora in organismo entrato in crisi:
quant’è vero che è proprio di quell’anno il primo dei tanti progetti di legge sul divorzio presentati al Parlamento italiano.E anche la crisi di allora, per molti aspetti, era causata da quel fenomeno dell’individualismo senza freni, da te bene analizzato e stigmatizzato, il quale "ha confuso ogni concetto di libertà", per cui il soggetto fa ciò che vuole, stabilendo egli stesso la verità di ciò che e buono e utile, e non accettandola nel nome di una verità oggettiva.
E così l’individuo "riduce in polvere la compagine di ogni civile convivenza, e in primo luogo la famiglia, ed esagerando i diritti dell’individuo, ha distrutto il concetto della comunità civile, rendendone impossibile persino l’esistenza".
Questo individualismo, lo sappiamo, e l’altro nome dell’egoismo, ed entrambi sono il perfetto contrario della civiltà dell’amore, su cui si fonda la famiglia, e in particolare la famiglia cristiana, che tu hai bene definita
"due cuori che si amano nell’amore e con l’amore di Gesù Cristo", perché "solo quel Cuore e abbastanza forte per portare, senza venir meno, il peso di un giuramento così impegnativo".O Beato nostro Padre!
Fa che "la seconda anima della società"
- così bene tu hai definita la famiglia, ponendola subito dopo la sua prima anima, quella, cioè, della persona umana - torni ad essere "il regno dell’amore, santificato dalla grazia, purificato dalla virtù nobilitato dalla fede".Fa che questo amore sia come quello di Dio, eterno:
perché chi ama davvero ama sempre.Aiuta la famiglia cristiana a vincere il mondo con le sue seduzioni, con le sue passioni, con le sue stanchezze. Fa che di fronte alle tribolazioni
"noi sposi facciamo comuni le angosce, ed alle prove del dolore ci stringiamo ancor più tra di noi, versando l’uno nell’altro il balsamo d’ogni conforto, e troviamo la propria felicità nel sacrificarci a vicenda".Dona al nostro matrimonio di realizzare "l’immagine delle mistiche nozze di Cristo e della sua Chiesa"; e come "Cristo amò la Chiesa d’un amore tenero e generoso fino a dare per lei il suo sangue" così "il marito ami la sua sposa, pronto a tutto sacrificarsi per essa" e la sposa, come la Chiesa che ama Cristo, "ami il marito sempre, come il consorte delle sue gioie e sue pene, e gli sia soggetta, ed indissolubilmente unita".
Donaci di realizzare nelle nostre famiglie quello che dicevi nella prima pastorale sulla famiglia che essa e "simbolo del più affettuoso mistero, dell’amore, cioè, con cui l’Unigenito di Dio ama colei che nel suo Sangue a sé fece sposa".
Fa che la civiltà dell’amore si esprima nella gioia, e particolarmente in quella che celebra la nascita di un uomo nel mondo.
Donaci il realismo dell’amore sincero, che è paziente, che tutto crede, spera, e che mette in attivo quando tutto sopporta.
Fa che evitiamo i pericoli dell’egoismo singolo, di coppia, di classe, ed anche nazionale.
Infine, fa che la famiglia cristiana, "santificata così dalla Religione, specchi in se stessa l’immagine augusta della Trinità sacrosanta, Padre, madre, figlioli, congiunti insieme dal bacio santo di carità". Amen!
PREGHIERA DEL BEATO SCALABRINI PER I
GENITORI CATECHISTI
O Signore, fa che i nostri figli non si formino della religione un’idea trista e sinistra, perché con una tale idea tutti i discorsi, che di essa si fanno, sembrano tristi e noiosi.
Fa in modo che le nostre istruzioni non le prendano come medicine disgustose.
Ottienici la grazia che la Religione non sembri loro una legge dura, non la seguano che per timore, senza gusto, senza affetto, mettendola dove non è, e attenendosi a pure formalità.
Fa che guadagnamo i cuori dei nostri figli riempiendoli di amore per la Religione.
Allontana da noi quell’aria secca, dura, austera, che toglie la vita e offende la natura stessa dei nostri figli.
Ma donaci quell’amabilità e dolcezza educativa che risvegli nei figli l’entusiasmo del sentimento, che tocchi tutte le corde del loro cuore, metta a profitto tutte le loro buone qualità, perché abbiano a concepire idee amabili, gioconde, pietosamente belle della loro Religione, che li renda felici e lieti nella semplicità della loro fede. Amen!
PREGHIERA DEGLI INSEGNANTI AL BEATO
SCALABRINI
0 Beato Scalabrini, Padre e Maestro della nostra fede!
Ci rivolgiamo a te con fiducia particolare, perché, nella tua vita, "molti anni hai consacrato nell’educare alla sacre discipline".
Nella tua attività di Pastore, poi, hai stimato "la nobile missione" dell’educatore come l’opera più utile e più santa che si possa compiere dall’uomo sulla terra", perché "come scrive l’immortale Manzoni, essa è il principio del sapere e della virtù, la sorgente del pubblico e privato benessere".
Dai tuoi scritti, possiamo ricavare una autentica somma ancora oggi valida di come intendi il nostro magistero.
Anzitutto, tu hai anticipato i tempi, quando, nel processo educativo, hai sentito l’importanza primaria dell’alunno, causa efficiente dell’apprendimento, e del docente come di causa ministeriale, con le conseguenze che ognuno di noi vede.
Hai anche affermato perentoriamente "l’insufficienza di una istruzione che non diventi educazione, e cioè atto che mira alla formazione della coscienza" e non solamente della scienza dell’alunno.
Tu hai affermato, contro un facile ottimismo per i progressi in atto della scolarizzazione:
"Non basta insegnare: è necessario d’insegnar bene; e necessario che si insegnino cose vere, oneste, belle, lasciando da parte le false e le brutte".
La scuola vera è quella che forma l’uomo, e non quella che lo informa solamente.
Ora, tu vuoi che "si insista, opportune et importune, che non si dà uomo senza coscienza morale, e non si dà coscienza morale senza religione".
Di qui la tua pressante critica ad una politica scolastica miope, volta ad escludere la religione dalle scuole, e il tuo forte appello alla Chiesa per un’opera sollecita di supplenza con la scuola formale di catechismo, con il sostegno della scuola cattolica -"vera benedizione per la nostra città"-, e con la responsabilizzazione degli insegnanti cattolici perché "lavorino con larghezza di idee, affinché lo spirito cattolico si insinui dappertutto, e investa tutto ciò che è vita intellettuale e morale".
"La scuola, perché raggiunga veramente il suo scopo, - tu insistevi in ogni occasione dev’essere in armonia con gli affetti della famiglia";
"ma l’insegnamento della famiglia dev’essere in armonia con l’insegnamento che si riceve nella scuola":
donaci, perciò, di collaborare con i genitori.Donaci pazienza, senso di giustizia, di imparzialità, e spirito di servizio.
Fa che sentiamo il bisogno dell’aggiornamento non solo per onorare la professionalità, ma anche per poter svolgere sempre con entusiasmo il nostro lavoro; e questo ci sarà dato
dalla gioia della verità interiorizzata, sempre antica e sempre nuova.
Fa che amiamo la nostra materia, ma ancor più gli scolari a cui la insegniamo; e dacci il coraggio di mettere in pratica questa tua illuminante e profetica intuizione:
"Conoscano gli allievi che voi li amate!".Fa che nel nostro magistero non perdiamo mai di vista la ricerca del significato e del valore dei contenuti offerti dalla scuola, il senso soprattutto di quella verità che ci rende veramente liberi, e che coincide col valore inalienabile della persona umana, che la scuola vuole liberare, sviluppare e orientare verso il bene della Patria e dell’umanità.
Tu dal cielo, fa che si realizzino anche per noi queste parole che ci dicevi quand’eri in mezzo a noi:
"Discepoli di quel Dio, che ama chiamarsi il Dio delle scienze, amiamo anche noi i nobili studi, amiamo chi vi si dedica e li coltiva, amiamo che tutti, il ricco e il povero, acquistino le cognizioni necessarie e convenienti al loro stato.Noi anzi per primi reputiamo una conquista tutto ciò che contribuisce a farci avanzare anche un sol passo nella via del progresso e salutiamo con giubilo il rifiorire della patria che si abbellisce di nuove glorie.
Quell’intestarsi a! vecchiume e tenersi come polipi abbrancati all’antico, quel gridare la croce addosso a tutto ciò che ha l’aria di innovazione sul terreno stesso dei fatti, quel suscitare diffidenze contro chi non sa piegarsi a rappresentare il sistema della mummificazione, o l’età della pietra, no, non è Vangelo, non è religione, e sintomo d’ignoranza e di pertinacia, anziché di sapere e di onestà".
PREGHIERA DEGLI STUDENTI AL BEATO
SCALABRINI
O Beato Scalabrini, tu hai più di un titolo, perché noi studenti cristiani ti indirizziamo una preghiera fiduciosa.
La tua presenza nella storia d’Italia e ineludibile nel campo sociale e politico, e noi, facendo storia, adesso prima di tutto con lo studiarla a scuola, ti incontriamo sul campo.
Tu hai applaudito "con viva allegrezza’ alla politica dello Stato italiano volta a "diffondere largamente" l’istruzione.
Anche in relazione alla fede tu hai detto che essa non teme, ma presuppone lo studio, che "l’ossequio della fede deve essere razionale", e che l’incredulità e spesso sorella dell’ignoranza.
Inoltre, tu ti sei interessato di noi, non solo sotto l’aspetto religioso, ma anche sotto il profilo civile e culturale, perché dicevi "inscindibili" queste dimensioni dell’uomo; e sappiamo che a livello ecclesiale ti sei battuto per una catechesi specifica per gli studenti, e che a Piacenza la facevi tu stesso nel tuo episcopio quando en in casa.
La seconda e terza adunanza generale del primo Congresso Catechistico italiano celebrato da te a Piacenza nel 1889, !a riservavi per dibattere il problema della catechesi ai giovani studenti ribadendo il tuo principio fondamentale, che se in una società non più cristiana deve cambiare anche il modo di fare catechismo, questo a maggior ragione deve farsi con gli studenti, per i quali l’insegnamento religioso dev’essere "più solido che non sia quello impartito agli altri", e "necessariamente la dimostrazione della verità e l’esposizione della verità della Religione cattolica".
Noi ti ringraziamo dell’ottimismo e del rispetto che hai avuto per la nostra categoria, quando parlavi "delle armonie ineffabili che esistono tra l’intelligenza che si schiude ai primi raggi del vero e la Religione cattolica, dei tesori immensi di bontà e dei sentimenti nobilissimi che si racchiudono, come in ricca miniera, nel cuore dei giovani studenti".
Vogliamo ricordare qui alcune tue massime dense di esperienza e di verità, con cui sollecitavi la nostra adesione alla scuola di Religione:
"I saccentuzzi che non sanno né parlare da dotti, né tacere da umili, lasciano di credere, perché non sanno ragionare":
"I liberi pensatori si gloriano di conservare l’emancipazione dello spirito, e non si avvedono gli illusi che si emancipano solo dalla verità, rimanendo vili mancipii dell’errore";
"Il mistero ha tanta parte quando si tratta dell’uomo, e della natura vegetale, minerale, animale:
tanto più deve averne quando si tratta di Dio, che si è definito il Dio nascosto".
"Tra l’occultare la fede e il perderla non v’è che un passo".
Ti ringraziamo della tua lezione improntata ad una sana fiducia nella intelligenza umana, fatta ad immagine e somiglianza di Dio, e per l’interesse che hai dimostrato per noi, quando lanciavi "il grido":
"Salviamo questa gioventù studentesca e tutto avremo salvato con essa!".Aiutaci ad essere studenti cristiani:
studenti, che si guadagnano la cultura col lavoro, col metodo e con la disciplina;
cristiani, perché la loro cultura, oltre che una ricchezza personale, vuole essere una disponibilità in più offerta al prossimo.Aiutaci ad entrare nello spirito della tua concezione dell’apprendere, che aveva ben chiara la differenza esistente tra istruzione ed educazione, l’una rivolta alla sola intelligenza, "e che non riesce a migliorare sostanzialmente l’uomo", e l’altra rivolta a tutto l’uomo, specie alla coscienza.
Ti ringraziamo soprattutto per le parole commoventi che dicesti nei nostri riguardi proprio come Presidente effettivo di quel Congresso:
"Non è solo per l’affetto grande che io porto alla gioventù studentesca, che io ardisco levar qui di nuovo innanzi a voi questo grido, ma anche per sdebitarmi di una promessa che io feci a Pio IX, che mi disse un giorno:
- Continui, Monsignore, ad essere l’Apostolo del Catechismo -
e nel dirmi così, forse perché non avessi a dimenticare la raccomandazione, mi regalava, alla presenza di parecchi Vescovi, questa croce pettorale d’oro".Questa croce pettorale d’oro vogliamo che ti richiami sempre noi, che te l’abbiamo meritata. Amen.
PREGHIERA DEGLI OPERAI AL BEATO
SCALABRINI
O Beato nostro Padre nella fede, noi "operai dei campi e dell’officina" siamo sicuri di trovare ascolto presso di te, che durante la tua vita hai lavorato anche nel campo del sociale.
Tu, "fin dai primi anni di sacerdozio, libero dall’insegnamento, prestando servizio in parrocchie agricole", osservavi "da vicino la miseria prodotta dai patti colonici e dai loro effetti economici e morali".
Da "parroco di alcune migliaia di operai di seta, tessitori, filatori, tintori in San Bartolomeo di Como", ti lasciavi coinvolgere dalla loro misera vita, "misera per sé e per le contingenze alle quali può andare soggetta", come la malattia socialmente non protetta, e soprattutto la crisi di lavoro, che ti faceva esclamare: "Oh le tristi giornate, quand’io, visitando gli infermi, non sentivo, salendo quelle povere scale, il suono secco, e quasi ritmico del telaio!"
Sappiamo poi quello che hai fatto per i lavoratori quando fosti Vescovo di Piacenza:
"Le Banche cattoliche, le Casse rurali, che forniscono ai piccoli agricoltori il capitaletto occorrente ad un equo interesse";
l’istituzione delle Cattedre agricole in Seminario, e delle Conferenze agrarie in Diocesi;
la tua stessa disponibilità a mediare le parti in conflitto, come nella composizione dello sciopero della fabbrica dei bottoni;
la tua opera eroica prestata nei terribili fatti dello sciopero del 1898, che anche a Piacenza lasciarono sul campo tre operai morti, e poi quella di pacificazione degli animi; per non parlare qui della maggiore tua opera sociale, che onora Religione e Patria: l’opera di assistenza agli emigranti, che tu chiami "i figli della miseria e del lavoro", perché sono il fenomeno più vistoso della crisi sociale.Siamo riconoscenti soprattutto perché tu hai stimolato il tuo Clero ad una sensibilità ed azione sociale:
"Dedicate. -scrivevi- poi ogni vostra cura all’associazionismo operaio, alle società di mutuo soccorso e di previdenza, che sono due forme moderne di fare il bene", perché uniscono Carità e giustizia; come pure riconosciamo la tua sollecitudine pastorale nell’aver stigmatizzata "l’usura che e una delle piaghe delle nostre campagne".Ti ringraziamo di aver scritto l’opera tua più nota in campo sociale: il socialismo e l’azione del Clero, in cui, se prendevi le distanze dal socialismo ateo e rivoluzionario, mettevi tuttavia in luce i sacrosanti capisaldi evangelici, che sono i "postulati del socialismo": giustizia e solidarietà.
Ti ringraziamo di aver cooperato alla diffusione di idee come queste, che ora ci sembrano ovvie:
"Se il lavoro avvalora il capitale, perché non dovrà avere più larga partecipazione agli utili, tanto da assicurare al lavoratore vitto sufficiente e sano e sicuro?Se il lavoro e una legge fisica e un dovere morale, perché non dovrebbe diventare un diritto legale?
Se l’istruzione e un dovere, perché non si lascia il tempo all’operaio di istruirsi, limitando l’età e le ore di lavoro?
Se l’igiene e un obbligo sociale, perché si permettono, senza le dovute cautele, lavori che avvelenano e accorciano la vita? Perché non Si assicura, contro le eventuali disgrazie, la vita del lavoratore, e non si provvede in maniera decorosa alla sua vecchiaia impotente?".
Ti ringraziamo per aver messo "soprattutto i governanti" di fronte alle proprie responsabilità di dover procurare lavoro agli operai, che si guadagnano la propria umanità soprattutto col proprio lavoro, e che e perciò questo il primo "compito dello Stato, compito di giustizia distributiva":
"Il lavoro degli operai - tu scrivi- e quello che forma la ricchezza della nazione. E’ quindi giusto che il Governo si interessi dell’operaio, procurandogli lavoro".
Tu che hai affermato il diritto sacrosanto alla proprietà privata, espressione della libertà umana, hai anche dichiarato, col grande Leone XIII, "l’ipoteca sociale" che grava su di essa. Ammiriamo anche il tuo sano realismo quando affermi:
"La Chiesa, mentre si applica alla cura delle anime, non trascura ciò che appartiene alla vita terrena. Gli operai segnatamente ella vuole e procura siano tolti dalla miseria".
Ti ringraziamo per averci additato in Cristo operaio di Nazaret, dalla "vita divinamente umana e umanamente divina, il modello" del nostro lavoro; in Cristo "da cui sono state terse, benedette, redente tutte le miserie che formano le lacrime delle cose"; in Cristo che ci dice che "la vera vita dell’uomo è quella del mondo avvenire e che le tribolazioni di quaggiù furono da lui convertite in sergenti di merito".
Vogliamo anche fare tesoro di questo tuo consiglio:
"Il padrone e l’operaio devono avere presenti più i doveri che i diritti, e devono mettere ogni cura per attuare il programma divino registrato nei Proverbi: ‘il ricco e il povero si incontrarono’, non in atto di lotta, ma di amore e sussidio scambievole, ‘perché chi opera in entrambi e il Signore".O nostro beato protettore!
In questo tempio restaurato dalla tua lungimirante provvidenza, noi ci sentiamo particolarmente toccati dalla terza motivazione che ti indusse a quell’opera "gigantesca":
"Non so tacervi -scrivevi- un’altra ragione di natura al tutto diversa (da quella di statica e di estetica), ma che deve pur avere il suo gran peso (come l’ebbe per me a farmi prendere la responsabilità di questa iniziativa) per tutti coloro ai quali le sofferenze degli operai non sono un semplice e facile mezzo di declamazione, ma un doloroso fatto, a cui tutti dobbiamo, ciascuno nella misura delle proprie forze, recar sollievo.Il disagio economico, grande in tutta Italia, e qui grandissimo per mancanza di occupazione. Io quindi penso con vivissimo piacere, che il denaro che noi erogheremo in codesta grand’opera, Si convertirà in tanto pane per moltissime famiglie; penso che per alcuni anni, per mezzo di questi lavori, avremo nella nostra città meno braccia inoperose".
O Beato Scalabrini, grazie per questo, e ricordati sempre di noi operai. Amen!