LA FORMAZIONE DEL MISSIONARIO SCALABRINIANO

Secondo le Regole di Vita

 

               La formazione è un processo vitale attraverso il quale la persona si converte al Verbo di Dio fin nelle profondità del suo essere e, nello stesso tempo, impara l'arte di cercare i segni di Dio nelle realtà del mondo. In un'epoca di crescente emarginazione dei valori religiosi dalla cultura, questo cammino formativo è doppiamente importante: grazie ad esso la persona consacrata non solo può continuare a «vedere» Dio, con gli occhi della fede, in un mondo che ne ignora la presenza, ma riesce anche a renderne in qualche modo «sensibile» la presenza mediante la testimonianza del proprio carisma”(Vita Consecrata,68)

 

 

L’ANIMAZIONE VOCAZIONALE.. 1

1.      L’impegno di tutti nell’animazione vocazionale. 1

2.      Presenza in luoghi e opere per le vocazioni. 1

3.      Mezzi per l’animazione vocazionale. 2

4.      Compito della Direzione Provinciale. 2

5.      Animatori vocazionali. 2

6.      Maturazione delle vocazioni. 2

 

LA FORMAZIONE DEL MISSIONARIO SCALABRINIANO... 3

1.      Formazione basata sullo spirito missionario.. 3

2.      Principi fondamentali:. 4

La formazione nei seminari minori. 4

La formazione nel noviziato.. 5

La formazione nel post-noviziato.. 5

1.      Preparazione alla professione perpetua. 5

2.      Preparazione al sacerdozio.. 6

Agenti della formazione. 7

Programmi di formazione. 7

La formazione dei Fratelli Missionari. 9

La formazione permanente. 9

 

 

L’ANIMAZIONE VOCAZIONALE

 

1.        L’impegno di tutti nell’animazione vocazionale (indice)

 

L’amore alla Congregazione e ai migranti impegna tutti, missionari e comunità, a favorire il sorgere di nuove vocazioni sia nei paesi di emigrazione che in quelli di immigrazione, così da realizzare l’aspirazione del Fondatore, di veder fiorire vocazioni missionarie anche tra i figli degli emigrati e i loro discendenti con l’aiuto della nostra azione pastorale[1] (18).

(Il numero tra parentesi è il corrispondente alle Regole di Vita).

               La nostra missione nasce da una chiamata personale di Dio e si sviluppa nella realtà viva delle migrazioni umane. Vivendo con pienezza la nostra missione, ci sentiamo impegnati a comunicare il nostro ideale a giovani disposti a seguire la chiamata di Dio per mettersi a servizio dei fratelli migranti. Ogni missionario perciò è promotore ed educatore di vocazioni. Dedicandosi a questa attività pastorale egli partecipa ai confratelli responsabili della formazione il senso di attualità del nostro carisma e il contenuto pastorale della formazione scalabriniana (95).

 

Consapevoli che la chiamata del Signore si manifesta in diverse età, gli orientatori di vocazioni e tutti i religiosi ne coltivino con premura i germi, promovendo opportune iniziative, quali la pastorale giovanile, la catechesi vocazionale, i ritiri ed esercizi spirituali, la giornata per le vocazioni (100).

 

2.        – Presenza in luoghi e opere per le vocazioni (indice)

 

La nostra presenza in un luogo o in un’opera si protrae fino a quando lo richieda la nostra finalità specifica. Compiti o posizioni apostoliche, che non rientrino direttamente nel nostro fine specifico, potranno essere eccezionalmente continuati o assunti a giudizio delle Direzioni provinciali con l’approvazione della Direzione generale. In ogni caso sarà nostro dovere trasformare qualsiasi posizione a noi affidata in centro di irradiamento apostolico e di solidarietà verso i migranti più bisognosi, e di promozione vocazionale (31).

 

3.        – Mezzi per l’animazione vocazionale (indice)

 

Mezzi indispensabili per la promozione vocazionale sono la preghiera e la testimonianza personale e comunitaria di fraternità e di vita apostolica (96,1). 

              

               Le nostre comunità siano impegnate a seguire e, dove è possibile, accogliere i giovani disposti ad abbracciare la vita missionaria, offrendo loro la possibilità di approfondire e sviluppare la vocazione scalabriniana (96,2).

 

Parte integrante dell’attività apostolica della Congregazione sono le iniziative intese a sensibilizzare le famiglie, le parrocchie, le missioni e gli ambienti di lavoro al dono della vocazione missionaria scalabriniana (96,3).

 

4.        -  Compito della Direzione Provinciale (indice)

 

               Spetta alle Direzioni provinciali il compito di promuovere la pastorale delle vocazioni, e impostare l’azione educativa dei seminari secondo l’Ordinamento Generale della Formazione Scalabriniana e le direttive degli organismi riconosciuti (97).

 

               Le Province o regioni, ove è possibile, abbiano un organismo convenientemente attrezzato per le attività di promozione e orientamento vocazionale, nonché di stimolo e coordinamento tra i confratelli.

               Tale organismo agirà in unione con quelli analoghi della Chiesa locale (98).

 

5.        - Animatori vocazionali (indice)

              

               Al fine di individuare e seguire i candidati, siano scelti degli animatori di vocazioni, atti a comunicare con i giovani e a suscitare interesse ed entusiasmo per l’ideale missionario scalabriniano (99).

 

               Consapevoli che la chiamata del Signore si manifesta in diverse età, gli animatori di vocazioni e tutti i religiosi ne coltivino con premura i germi, promovendo opportune iniziative, quali la pastorale giovanile, la catechesi vocazionale, i ritiri ed esercizi spirituali, la giornata per le vocazioni (100).

 

               Gli adolescenti che sembrano possedere i germi della vocazione saranno seguiti nel loro ambiente o accolti in seminari, a seconda delle particolari esigenze o situazioni. Sotto la guida dei superiori e con l’apporto specifico della comunità educativa, svilupperanno armonicamente la loro personalità e approfondiranno la conoscenza della volontà divina al loro riguardo (101).

 

               I giovani che manifestano segni di vocazione in età matura meritano una particolare attenzione. Essi saranno invitati a valutare i motivi della loro scelta e a maturarli con impegno cristiano negli stessi ambienti che hanno favorito il nascere della vocazione. In seguito verificheranno e completeranno la loro scelta in comunità formative scalabriniane adatte alle loro particolari esigenze (103).

 

6.        -   Maturazione delle vocazioni (indice)

 

               Le nostre comunità siano impegnate a seguire e, dove è possibile, accogliere i giovani disposti ad abbracciare la vita missionaria, offrendo loro la possibilità di approfondire e sviluppare la vocazione scalabriniana (96,2).

 

               Gli adolescenti che sembrano possedere i germi della vocazione saranno seguiti nel loro ambiente o accolti in seminari, a seconda delle particolari esigenze o situazioni. Sotto la guida dei superiori e con l’apporto specifico della comunità educativa, svilupperanno armonicamente la loro personalità e approfondiranno la conoscenza della volontà divina al loro riguardo (101).

 

La formazione dei candidati consisterà in un vero e proprio orientamento vocazionale, e si baserà sui principi di differenziazione e di gradualità, in relazione alla maturità e al ciclo di studi dei candidati stessi (102).

 

               I giovani che manifestano segni di vocazione in età matura meritano una particolare attenzione. Essi saranno invitati a valutare i motivi della loro scelta e a maturarli con impegno cristiano negli stessi ambienti che hanno favorito il nascere della vocazione. In seguito verificheranno e completeranno la loro scelta in comunità formative scalabriniane adatte alle loro particolari esigenze (103).

 

               Il programma formativo dei seminari minori si propone il raggiungimento delle seguenti mete educative:

 

a)                      una formazione umana che, sulla base di una buona salute fisica e psichica e nel rispetto della persona, prepari uomini capaci di impegno e di responsabilità, sereni, aperti e sensibili alle necessità altrui;

b)                      una formazione spirituale che li aiuti a essere cristiani autentici e ad avviarsi alla scelta della vita religiosa;

c)                      una formazione missionaria che li porti a comprendere gli aspetti sociali e pastorali dei movimenti migratori e a mettersi generosamente al servizio della Chiesa nella Congregazione Scalabriniana (104).

 

               L’ordinamento degli studi negli anni di orientamento e sviluppo vocazionale sia tale da favorire la maturazione intellettuale degli alunni e da consentire loro di accedere convenientemente agli studi ecclesiastici o, qualora intendessero abbracciare un altro stato di vita, di potervisi inserire agevolmente, anche secondo gli orientamenti della Chiesa locale (105).

 

               I candidati al noviziato vi saranno ammessi dopo un periodo di apposita preparazione, determinato dal Direttorio provinciale (108).

 

               In tale periodo riceveranno una programmata istruzione religiosa e avranno una metodica direzione spirituale, in modo da prepararsi ad una scelta responsabile e ad un graduale passaggio al noviziato (109).

 

               Il periodo di preparazione al noviziato sarà programmato con flessibilità e, salvo il diritto comune, variato secondo gli individui e le regioni. Esso sarà trascorso preferibilmente fuori della casa del noviziato. In casi particolari, soprattutto trattandosi di candidati che hanno già trascorso un periodo in seminario, tale preparazione sarà fatta, almeno per qualche tempo, fuori delle case della Congregazione, al fine di offrire l’opportunità di una scelta più personale e motivata (109).

 

               Il periodo di preparazione al noviziato sarà programmato con flessibilità e, salvo il diritto comune, variato secondo gli individui e le regioni. Esso sarà trascorso preferibilmente fuori della casa del noviziato. In casi particolari, soprattutto trattandosi di candidati che hanno già trascorso un periodo in seminario, tale preparazione sarà fatta, almeno per qualche tempo, fuori delle case della Congregazione, al fine di offrire l’opportunità di una scelta più personale e motivata (110).

 

               Le esperienze di apostolato pratico, di cui all’articolo precedente, hanno lo scopo di aiutare i novizi a scoprire, nell’esercizio dell’apostolato scalabriniano, le esigenze della loro vocazione religioso-apostolica, quali la fedeltà all’unione con Dio, la costanza nella preghiera, la capacità di valutare alla luce della fede tutte le manifestazioni della vita propria e altrui, nonché la predilezione per i migranti, specialmente per i più poveri e abbandonati (126, 1).

               Il religioso, che dubitasse della vocazione, maturerà la decisione nella preghiera e col consiglio dei superiori e di persone prudenti, che l’aiuteranno a scoprire i veri motivi della crisi e a prendere una decisione personale e autentica (144).

 

               La formazione dello scalabriniano si dovrà completare nelle doti e virtù richieste dalla sua vocazione specifica: mentalità universalistica, piena disponibilità e adattabilità, capacità di comprendere e valutare ambienti e culture diverse, sensibilità ai problemi sociali e agli aspetti religiosi che essi comportano, conoscenza delle lingue e infine apprezzamento delle peculiari ricchezze dei popoli migranti e ospitanti (156, 1). 156,

 

A tal fine la formazione pastorale sarà integrata da un graduale contatto diretto con la vita della Chiesa locale e delle nostre missioni, sotto la guida di persone qualificate. Gli studi filosofici e teologici potranno essere compiuti in comunità formative nelle stesse regioni di missione (156, 2).

 

LA FORMAZIONE DEL MISSIONARIO SCALABRINIANO  (indice)

              

1.          Formazione basata sullo spirito missionario (indice)

 

Consapevoli che il Regno di Dio si esprime attraverso le realtà umane e si costruisce in esse, sappiamo cogliere i valori che caratterizzano la vita dei migranti e costituiscono un apporto loro proprio alla solidarietà di tutti i popoli e alla fratellanza universale: le aspirazioni alla dignità, alla partecipazione, alla giustizia e alla salvezza integrale. Nello stesso tempo teniamo in grande conto il patrimonio spirituale di pensieri, di tradizioni, di cultura e di religione, che i migranti portano con sé dal luogo di origine, come pure il patrimonio di valori del nuovo ambiente, nel quale vengono a dimorare.

               Per comprendere tali valori e indirizzarli alla costruzione del Regno di Dio, e insieme rispondere alle esigenze della Congregazione, che ha membri e destinatari di diverse nazionalità, poniamo alla base della nostra formazione e del nostro apostolato uno spirito autenticamente missionario. Esso ci rende pienamente disponibili, non solo a lavorare fuori della nostra patria, ma anche ad acquisire, qualora manchi l’omogeneità naturale, un’affinità spirituale, psicologica e linguistica con i migranti affidati alle nostre cure, qualunque sia la loro origine (6).

 

2.        Principi fondamentali: (indice)

 

               La nostra formazione traduce nella vita le linee fondamentali della missione e natura della Congregazione. Il religioso scalabriniano attinge la sua spiritualità al carisma del Fondatore e all’esperienza vissuta della Congregazione. La matura con la riflessione biblica e teologica sul compito che la sua attività missionaria assume nel piano divino di salvezza.

               Chiamato al servizio dei migranti delle più disparate provenienze, egli assume uno spirito di piena disponibilità e adattabilità alle loro esigenze, coltivando una mentalità universalistica. Completa la sua formazione con una preparazione psicologica, tecnica e soprattutto pastorale, fondata sulla conoscenza e sulla esperienza pratica della realtà umana, sociale e religiosa delle migrazioni (16).

 

In comunità:

 

               I giovani religiosi animati dall’ideale scalabriniano approfondiscono la loro vocazione in comunità formative che la Congregazione, seguendo le norme della Chiesa, costituisce secondo le proprie esigenze specifiche.

               Per soddisfare tali esigenze, poste e verificate le condizioni indispensabili sul piano educativo e psicologico, essa si orienta verso l’istituzione delle proprie comunità in modo che i giovani possano prendere contatto diretto, almeno durante il periodo conclusivo della formazione, con i problemi e la realtà viva dei migranti, educarsi in un ambiente comunitario plurinazionale ed acquisire le affinità linguistiche e culturali necessarie allo svolgimento del nostro apostolato specifico (17).

 

In contatto con la realtà migratoria:

 

               I giovani che manifestano segni di vocazione in età matura meritano una particolare attenzione. Essi saranno invitati a valutare i motivi della loro scelta, e a maturarli con impegno cristiano negli stessi ambienti che hanno favorito il nascere della vocazione. In seguito verificheranno e completeranno la loro scelta in comunità formative scalabriniane adatte alle loro particolari esigenze (103).

              

               La formazione dello scalabriniano si dovrà completare nelle doti e virtù richieste dalla sua vocazione specifica: mentalità universalistica, piena disponibilità e adattabilità, capacità di comprendere e valutare ambienti e culture diverse, sensibilità ai problemi sociali e agli aspetti religiosi che essi comportano, conoscenza delle lingue e infine apprezzamento delle peculiari ricchezze dei popoli migranti e ospitanti (156,1).

 

               A tal fine la formazione pastorale sarà integrata da un graduale contatto diretto con la vita della Chiesa locale e delle nostre missioni, sotto la guida di persone qualificate. Gli studi filosofici e teologici potranno essere compiuti in comunità formative nelle stesse regioni di missione (156,2).

 

               Gli educatori dei seminari saranno preparati accuratamente, essendo ad essi necessaria una buona formazione spirituale, dottrinale e pedagogica. Nella loro scelta si terrà pure conto della capacità di dialogo, dell’attitudine alla collaborazione e, possibilmente, dell’esperienza pastorale nel campo dell’emigrazione, in modo che sappiano offrire ai giovani una valida e convincente proposta dei valori fondamentali della vita scalabriniana. Parteciperanno a tutte le forme di vita comunitaria del loro gruppo, così da aiutare i giovani a scoprire e maturare le doti che Dio ha loro dato in ordine al servizio da rendere all’evangelizzazione (157).

 

               Le Direzioni provinciali, prima di inserire i missionari nel ministero, avranno cura di offrire loro la possibilità di studiare la lingua e la cultura del Paese e di familiarizzarsi con le esigenze dell’apostolato locale (166).

 

La formazione nei seminari minori (indice)

 

               Gli adolescenti che sembrano possedere i germi della vocazione saranno seguiti nel loro ambiente o accolti in seminari, a seconda delle particolari esigenze o situazioni. Sotto la guida dei superiori e con l’apporto specifico della comunità educativa, svilupperanno armonicamente la loro personalità e approfondiranno la conoscenza della volontà divina al loro riguardo (101).

 

               La formazione dei candidati consisterà in un vero e proprio orientamento vocazionale, e si baserà sui principi di differenziazione e di gradualità, in relazione alla maturità e al ciclo di studi dei candidati stessi (102).

 

               I giovani che manifestano segni di vocazione in età matura meritano una particolare attenzione. Essi saranno invitati a valutare i motivi della loro scelta, e a maturarli con impegno cristiano negli stessi ambienti che hanno favorito il nascere della vocazione. In seguito verificheranno e completeranno la loro scelta in comunità formative scalabriniane adatte alle loro particolari esigenze (103).            

 

               Il programma formativo dei seminari minori si propone il raggiungimento delle seguenti mete educative:

 

a)                      una formazione umana che, sulla base di una buona salute fisica e psichica e nel rispetto della persona, prepari uomini capaci di impegno e di responsabilità, sereni, aperti e sensibili alle necessità altrui;

b)                      una formazione spirituale che li aiuti a essere cristiani autentici e ad avviarsi alla scelta della vita religiosa;

c)                      una formazione missionaria che li porti a comprendere gli aspetti sociali, pastorali dei movimenti migratori e a mettersi generosamente al servizio della Chiesa nella Congregazione Scalabriniana (104).

 

               L’ordinamento degli studi negli anni di orientamento e sviluppo vocazionale sia tale da favorire la maturazione intellettuale degli alunni e da consentire loro di accedere convenientemente agli studi ecclesiastici o, qualora intendessero abbracciare un altro stato di vita, di potervisi inserire agevolmente, anche secondo gli orientamenti della Chiesa locale (105).

 

La formazione nel noviziato (indice)

 

 

               Al fine di indirizzare i candidati a quella unità di vita in Cristo da cui scaturisce ogni attività apostolica, il programma educativo del noviziato sarà impostato sulla meditazione approfondita del Vangelo, sulla valutazione teologica della vita religiosa e sulla conoscenza viva del carisma proprio della Congregazione (116).

 

               I novizi saranno avviati alla piena imitazione di Cristo nella preghiera, nell’esercizio delle virtù cristiane, soprattutto della carità e dell’umiltà, e nella pratica dei consigli evangelici di povertà, castità e obbedienza (117).

 

          Tutta l’azione formativa del noviziato si svolge sotto la responsabilità e direzione del Maestro dei novizi. Altri religiosi idonei ed esperti, anche non appartenenti alla comunità del noviziato, potranno essere associati quali collaboratori al Maestro dei novizi.

 

          All’ufficio di Maestro dei novizi il Superiore provinciale, col consenso del suo Consiglio, nominerà un sacerdote idoneo di voti perpetui. La nomina avrà la durata di un triennio, con possibilità di riconferma.

 

          Tutti, educatori e novizi, formeranno una vera comunità evangelica, unita dal vincolo della carità, allo scopo di sviluppare un clima di reciproca fiducia e apertura (118).           

 

               A giudizio del Maestro dei novizi e col consenso del Superiore provinciale, periodi formativi di esperienza apostolica fuori della comunità del noviziato potranno essere intercalati tra i dodici mesi prescritti per la validità. Tali periodi non contano agli effetti dell’anno canonico. Il periodo del noviziato, compresi i periodi apostolici, non deve superare i due anni (125).

 

Le esperienze di apostolato pratico […] hanno lo scopo di aiutare i novizi a scoprire, nell’esercizio dell’apostolato scalabriniano, le esigenze della loro vocazione religioso-apostolica, quali la fedeltà all’unione con Dio, la costanza nella preghiera, la capacità di valutare alla luce della fede tutte le manifestazioni della vita propria e altrui, nonché la predilezione per i migranti, specialmente per i più poveri e abbandonati.

 

               Tali esperienze pratiche non possono cominciare se non dopo i primi tre mesi di noviziato e devono terminare almeno un mese prima della fine del noviziato stesso. Devono essere inoltre distribuite in modo da permettere ai novizi di rimanere nella casa di noviziato per un periodo di sei mesi consecutivi (126).

Per rendere più efficiente la loro formazione spirituale, i novizi attenderanno, in modo concreto e personale, a studi che favoriscano una più profonda conoscenza di Dio e lo sviluppo della vita di fede. Non mancherà poi uno studio metodico della vita del Fondatore, della spiritualità della Congregazione e delle Regole di Vita, nonché del fenomeno migratorio. Durante i dodici mesi richiesti alla validità del noviziato non è lecito ai novizi attendere a studi, anche filosofici e teologici, diretti al conseguimento di diplomi o specializzazioni (127).

 

La formazione nel post-noviziato (indice)

 

1.        Preparazione alla professione perpetua  (indice)

 

-                           Al noviziato segue il periodo più importante per la formazione religiosa, il quale si conclude con la professione perpetua. Sarà compito dei responsabili assicurare l’unità della formazione in continuità con il noviziato.

-                           Fine proprio di questo periodo è consentire ai candidati e alla Congregazione un ulteriore mutuo esperimento e promuovere nei candidati stessi l’approfondimento dei principi acquisiti nel noviziato, per una definitiva consacrazione religiosa in piena libertà e consapevolezza.

-                           In modo particolare i candidati sono chiamati ad acquisire una conoscenza più profonda e impegnativa dello spirito del Fondatore e della finalità della Congregazione, e a intensificare la preparazione alla specifica missione apostolica (139,1-3).

 

               Ogni candidato alla professione perpetua sarà stimolato a maturare in se stesso convinzioni e propositi personali, che lo preparino alle concrete situazioni nelle quali dovrà vivere e svolgere la sua attività. A tal fine contribuiranno efficacemente un ambiente di formazione alla vita comunitaria, una graduale libertà di iniziativa, una valutazione sempre più profonda dei motivi apostolici che animano i tre voti, e soprattutto l’amore totale a Cristo e ai fratelli (140).

 

               La formazione dei religiosi di voti temporanei continuerà fino alla professione perpetua secondo le norme della Chiesa e dell’Ordinamento Generale della Formazione Scalabriniana. Particolare rilievo sarà dato alla preparazione immediata della rinnovazione dei voti (141).

 

               L’ammissione alla rinnovazione dei voti spetta al Superiore provinciale col parere del suo Consiglio; l’ammissione ai voti perpetui spetta allo stesso Superiore provinciale, ma col consenso del suo Consiglio, espresso a maggioranza di voti segreti (142).

 

               Il religioso, che dubitasse della vocazione, maturerà la decisione nella preghiera e col consiglio dei superiori e di persone prudenti, che l’aiuteranno a scoprire i veri motivi della crisi e a prendere una decisione personale e autentica (144).

 

Chi alla fine del noviziato o dopo la professione abbia lasciato legittimamente la Congregazione, può essere riammesso dal Superiore generale col consenso del suo Consiglio, senza l’obbligo di rifare il noviziato.

In tal caso il Superiore stesso stabilirà un periodo di prova, al termine del quale potrà essere ammesso ai voti temporanei (145,1-2).

 

               Alla professione perpetua i candidati premetteranno un periodo di almeno un mese di particolare preparazione. Durante questo tempo faranno un corso di esercizi spirituali e saranno liberi da altri impegni od occupazioni (148).

 

 

2.        Preparazione al sacerdozio (indice)

 

               La preparazione al sacerdozio si compie nel seminario maggiore, il cui scopo è la formazione di veri pastori d’anime, sull’esempio di Cristo Maestro, Sacerdote e Pastore. Pertanto tutti gli aspetti della formazione sacerdotale, spirituale, intellettuale e disciplinare siano indirizzati a questo fine, secondo lo spirito della Congregazione (151).

 

               La formazione spirituale porterà i seminaristi a diventare veri ambasciatori1, ministri e dispensatori dei misteri di Cristo2, e si baserà sulla convinzione che l’azione apostolica consiste essenzialmente nella orazione e nel ministero della parola: “non negli argomenti persuasivi della sapienza umana, ma nell’efficacia dimostrativa dello Spirito e della potenza divina”3 (152).

 

               La formazione spirituale si consolida in un colloquio sempre più intimo con Dio attraverso la preghiera ed è favorita dalla vita comunitaria, dalla direzione spirituale personale, dall’osservanza di un’adeguata disciplina e dall’atmosfera di raccoglimento (153).

 

               La formazione dottrinale, regolata dalle direttive della Chiesa e dall’Ordinamento Generale della Formazione Scalabriniana, comporta uno studio profondo e armonico della filosofia e della teologia, incentrato sul mistero di Cristo, in piena aderenza ai problemi del mondo. In particolare, secondo la finalità specifica della Congregazione, i seminaristi studieranno la dottrina sociale della Chiesa e le scienze più direttamente attinenti alle migrazioni, e perfezioneranno la conoscenza del pensiero del Fondatore e della storia della Congregazione (154).

 

               La formazione dottrinale comprenderà anche lo studio delle discipline pastorali aventi per oggetto soprattutto la catechesi, la direzione delle anime, la conoscenza dei metodi e tecniche di apostolato, l’amministrazione dei beni ecclesiastici. In modo particolare i seminaristi saranno orientati a cogliere nelle realtà concrete della vita quotidiana, specialmente nelle più dolorose, i valori che favoriscono l’evangelizzazione (155).

 

-                           La formazione dello scalabriniano si dovrà completare nelle doti e virtù richieste dalla sua vocazione specifica: mentalità universalistica, piena disponibilità e adattabilità, capacità di comprendere e valutare ambienti e culture diverse, sensibilità ai problemi sociali e agli aspetti religiosi che essi comportano, conoscenza delle lingue e infine apprezzamento delle peculiari ricchezze dei popoli migranti e ospitanti.

-                           A tal fine la formazione pastorale sarà integrata da un graduale contatto diretto on la vita della Chiesa locale e delle nostre missioni, sotto la guida di persone qualificate. Gli studi filosofici e teologici potranno essere compiuti in comunità formative nelle stesse regioni di missione (156, 1-2).

 

Gli educatori dei seminari saranno preparati accuratamente, essendo ad essi necessaria una buona formazione spirituale, dottrinale e pedagogica. Nella loro scelta si terrà pure conto della capacità di dialogo, dell’attitudine alla collaborazione e, possibilmente, dell’esperienza pastorale nel campo dell’emigrazione, in modo che sappiano offrire ai giovani una valida e convincente proposta dei valori fondamentali della vita scalabriniana. Parteciperanno a tutte le forme di vita comunitaria del loro gruppo, così da aiutare i giovani a scoprire e maturare le doti che Dio ha loro dato in ordine al servizio da rendere all’evangelizzazione (157).

 

-                           Agenti della formazione (indice)

 

               Gli educatori dei seminari saranno preparati accuratamente, essendo ad essi necessaria una buona formazione spirituale, dottrinale e pedagogica. Nella loro scelta si terrà pure conto della capacità di dialogo, dell’attitudine alla collaborazione e, possibilmente, dell’esperienza pastorale nel campo dell’emigrazione, in modo che sappiano offrire ai giovani una valida e convincente proposta dei valori fondamentali della vita scalabriniana. Parteciperanno a tutte le forme di vita comunitaria del loro gruppo, così da aiutare i giovani a scoprire e maturare le doti che Dio ha loro dato in ordine al servizio da rendere all’evangelizzazione (157).

 

               La formazione si svolgerà, in tutti i suoi aspetti, sotto la responsabilità ultima delle Direzioni generale e provinciali, secondo le direttive della Chiesa e della Congregazione.

               Alla Direzione generale è data facoltà di approvare eventuali organismi interprovinciali per la formazione. Qualora per essi siano previste competenze in deroga alle Regole di Vita, occorre la previa approvazione della S. Sede (163).

 

               Gli adolescenti che sembrano possedere i germi della vocazione saranno seguiti nel loro ambiente o accolti in seminari, a seconda delle particolari esigenze o situazioni. Sotto la guida dei superiori e con l’apporto specifico della comunità educativa, svilupperanno armonicamente la loro personalità e approfondiranno la conoscenza della volontà divina al loro riguardo (101).

 

               Tutta l’azione formativa del noviziato si svolge sotto la responsabilità e direzione del Maestro dei novizi. Altri religiosi idonei ed esperti, anche non appartenenti alla comunità del noviziato, potranno essere associati quali collaboratori al Maestro dei novizi (118).

               Tutti, educatori e novizi, formeranno una vera comunità evangelica, unita dal vincolo della carità, allo scopo di sviluppare un clima di reciproca fiducia e apertura (118,3).

 

               Al noviziato segue il periodo più importante per la formazione religiosa, il quale si conclude con la professione perpetua. Sarà compito dei responsabili assicurare l’unità della formazione in continuità con il noviziato (139,1).

 

              

-                           Programmi di formazione (indice)

 

               La formazione dei candidati consisterà in un vero e proprio orientamento vocazionale, e si baserà sui principi di differenziazione e di gradualità, in relazione alla maturità e al ciclo di studi dei candidati stessi (102).

 

               I giovani che manifestano segni di vocazione in età matura meritano una particolare attenzione. Essi saranno invitati a valutare i motivi della loro scelta, e a maturarli con impegno cristiano negli stessi ambienti che hanno favorito il nascere della vocazione. In seguito verificheranno e completeranno la loro scelta in comunità formative scalabriniane adatte alle loro particolari esigenze (103).

 

               Il programma formativo dei seminari minori si propone il raggiungimento delle seguenti mete educative:

 

a)                      una formazione umana che, sulla base di una buona salute fisica e psichica e nel rispetto della persona, prepari uomini capaci di impegno e di responsabilità, sereni, aperti e sensibili alle necessità altrui;

b)                      una formazione spirituale che li aiuti a essere cristiani autentici e ad avviarsi alla scelta della vita religiosa;

c)                      una formazione missionaria che li porti a comprendere gli aspetti sociali, e pastorali dei movimenti migratori e a mettersi generosamente al servizio della Chiesa nella Congregazione Scalabriniana (104).

 

               L’ordinamento degli studi negli anni di orientamento e sviluppo vocazionale sia tale da favorire la maturazione intellettuale degli alunni e da consentire loro di accedere convenientemente agli studi ecclesiastici o, qualora intendessero abbracciare un altro stato di vita, di potervisi inserire agevolmente, anche secondo gli orientamenti della Chiesa locale (105).

              

               Al fine di indirizzare i candidati a quella unità di vita in Cristo da cui scaturisce ogni attività apostolica, il programma educativo del noviziato sarà impostato sulla meditazione approfondita del Vangelo, sulla valutazione teologica della vita religiosa e sulla conoscenza viva del carisma proprio della Congregazione (116).

 

               I novizi saranno avviati alla piena imitazione di Cristo nella preghiera, nell’esercizio delle virtù cristiane, soprattutto della carità e dell’umiltà, e nella pratica dei consigli evangelici di povertà, castità e obbedienza (117).               .

 

               Tutta l’azione formativa del noviziato si svolge sotto la responsabilità e direzione del Maestro dei novizi. Altri religiosi idonei ed esperti, anche non appartenenti alla comunità del noviziato, potranno essere associati quali collaboratori al Maestro dei novizi.

Tutti, educatori e novizi, formeranno una vera comunità evangelica, unita dal vincolo della carità, allo scopo di sviluppare un clima di reciproca fiducia (118, 1.2).

 

               A giudizio del Maestro dei novizi e col consenso del Superiore provinciale, periodi formativi di esperienza apostolica fuori della comunità del noviziato potranno essere intercalati tra i dodici mesi prescritti per la validità. Tali periodi non contano agli effetti dell’anno canonico. Il periodo del noviziato, compresi i periodi apostolici, non deve superare i due anni (125).

 

               Le esperienze di apostolato pratico […] hanno lo scopo di aiutare i novizi a scoprire, nell’esercizio dell’apostolato scalabriniano, le esigenze della loro vocazione religioso-apostolica, quali la fedeltà all’unione con Dio, la costanza nella preghiera, la capacità di valutare alla luce della fede tutte le manifestazioni della vita propria e altrui, nonché la predilezione per i migranti, specialmente per i più poveri e abbandonati (126,1).

 

Tali esperienze pratiche non possono cominciare se non dopo i primi tre mesi di noviziato e devono terminare almeno un mese prima della fine del noviziato stesso. Devono essere inoltre distribuite in modo da permettere ai novizi di rimanere nella casa di noviziato per un periodo di sei mesi consecutivi (126, 2).

 

               Per rendere più efficiente la loro formazione spirituale, i novizi attenderanno, in modo concreto e personale, a studi che favoriscano una più profonda conoscenza di Dio e lo sviluppo della vita di fede. Non mancherà poi uno studio metodico della vita del Fondatore, della spiritualità della Congregazione e delle Regole di Vita, nonché del fenomeno migratorio. Durante i dodici mesi richiesti alla validità del noviziato non è lecito ai novizi attendere a studi, anche filosofici e teologici, diretti al conseguimento di diplomi o specializzazioni (127).

 

               Al noviziato segue il periodo più importante per la formazione religiosa, il quale si conclude con la professione perpetua. Sarà compito dei responsabili assicurare l’unità della formazione in continuità con il noviziato (139.1).

 

Fine proprio di questo periodo è consentire ai candidati e alla Congregazione un ulteriore mutuo esperimento e promuovere nei candidati stessi l’approfondimento dei principi acquisiti nel noviziato, per una definitiva consacrazione religiosa in piena libertà e consapevolezza (139,2).

 

In modo particolare i candidati sono chiamati ad acquisire una conoscenza più profonda e impegnativa dello spirito del Fondatore e della finalità della Congregazione, e a intensificare la preparazione alla specifica missione apostolica (139. 3).

 

               Ogni candidato alla professione perpetua sarà stimolato a maturare in se stesso convinzioni e propositi personali, che lo preparino alle concrete situazioni nelle quali dovrà vivere e svolgere la sua attività. A tal fine contribuiranno efficacemente un ambiente di formazione alla vita comunitaria, una graduale libertà di iniziativa, una valutazione sempre più profonda dei motivi apostolici che animano i tre voti, e soprattutto l’amore totale a Cristo e ai fratelli (140).

 

               La formazione dei religiosi di voti temporanei continuerà fino alla professione perpetua secondo le norme della Chiesa e dell’Ordinamento Generale della Formazione Scalabriniana. Particolare rilievo sarà dato alla preparazione immediata della rinnovazione dei voti (141).

 

               La preparazione al sacerdozio si compie nel seminario maggiore, il cui scopo è la formazione di veri pastori d’anime, sull’esempio di Cristo Maestro, Sacerdote e Pastore. Pertanto tutti gli aspetti della formazione sacerdotale, spirituale, intellettuale e disciplinare siano indirizzati a questo fine, secondo lo spirito della Congregazione (151).

 

               La formazione spirituale porterà i seminaristi a diventare veri ambasciatori1, ministri e dispensatori dei misteri di Cristo2, e si baserà sulla convinzione che l’azione apostolica consiste essenzialmente nella orazione e nel ministero della parola: “non negli argomenti persuasivi della sapienza umana, ma nell’efficacia dimostrativa dello Spirito e della potenza divina”3 (152).

 

               La formazione spirituale si consolida in un colloquio sempre più intimo con Dio attraverso la preghiera ed è favorita dalla vita comunitaria, dalla direzione spirituale personale, dall’osservanza di un’adeguata disciplina e dall’atmosfera di raccoglimento (153).

 

               La formazione dottrinale, regolata dalle direttive della Chiesa e dall’Ordinamento Generale della Formazione Scalabriniana, comporta uno studio profondo e armonico della filosofia e della teologia, incentrato sul mistero di Cristo, in piena aderenza ai problemi del mondo. In particolare, secondo la finalità specifica della Congregazione, i seminaristi studieranno la dottrina sociale della Chiesa e le scienze più direttamente attinenti alle migrazioni, e perfezioneranno la conoscenza del pensiero del Fondatore e della storia della Congregazione (154).

 

               La formazione dottrinale comprenderà anche lo studio delle discipline pastorali aventi per oggetto soprattutto la catechesi, la direzione delle anime, la conoscenza dei metodi e tecniche di apostolato, l’amministrazione dei beni ecclesiastici. In modo particolare i seminaristi saranno orientati a cogliere nelle realtà concrete della vita quotidiana, specialmente nelle più dolorose, i valori che favoriscono l’evangelizzazione (155).

 

               -             La formazione dello scalabriniano si dovrà completare nelle doti e virtù richieste dalla sua vocazione specifica: mentalità universalistica, piena disponibilità e adattabilità, capacità di comprendere e valutare ambienti e culture diverse, sensibilità ai problemi sociali e agli aspetti religiosi che essi comportano, conoscenza delle lingue e infine apprezzamento delle peculiari ricchezze dei popoli migranti e ospitanti.

 

               -             A tal fine la formazione pastorale sarà integrata da un graduale contatto diretto on la vita della Chiesa locale e delle nostre missioni, sotto la guida di persone qualificate. Gli studi filosofici e teologici potranno essere compiuti in comunità formative nelle stesse regioni di missione (156, 1-2).

 

-                           La formazione dei Fratelli Missionari (indice)

 

               Il Fratello Missionario è chiamato da Dio a donarsi totalmente a Lui in Cristo, per servirlo come religioso laico nella Congregazione. In essa, e in comunione con tutti i suoi membri, attua la sua missione di servire i migranti, con un’azione specifica, nel campo sociale, culturale e apostolico, in aderenza alla volontà del Fondatore che, fin dall’inizio, volle i Fratelli associati ai sacerdoti nell’apostolato (158).

 

               La formazione apostolica, dottrinale e tecnica dei Fratelli sia rispondente al loro ruolo; si prolunghi generalmente per tutta la durata dei voti temporanei e possibilmente sia impartita in una comunità formativa idonea allo scopo (159).

 

               I Fratelli Missionari acquisiscano una formazione teologico-biblica e soprattutto catechetica, c