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L'ECCLESIOLOGIA DI SCALABRINI |
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Nel quadro delle numerose celebrazioni che, nella ricchezza della loro varietà, hanno ricordato i cento anni della morte del Beato Giovanni Battista Scalabrini (1905 – 2005), il prossimo Convegno storico, che si terrà a Piacenza dal 10 al 12 novembre prossimo, ha senza dubbio un posto di assoluta rilevanza per diverse ragioni.
Si collega anzitutto col primo convegno storico, che si tenne in occasione della sua beatificazione, nel quale, dalle tematiche allora trattate, emerse la multiforme personalità del Vescovo di Piacenza, che, negli ultimi decenni dell’800, fu protagonista indiscusso delle vicende di Chiesa e dell’Italia.
Ma c’è un’altra ragione, che sta a cuore a tutti i cultori della sua memoria: il nome di Scalabrini, per un insieme di cose, fu per troppo tempo collegato quasi esclusivamente a tali vicende, facendo di lui l’uomo di azione, attento ai fenomeni sociali e politici del suo tempo e di conseguenza, sempre in termini politici, interlocutore ben schierato, con la schiettezza che lo caratterizzava, nelle discussioni che ne conseguivano all’interno della Chiesa e della società italiana. Il che è tutto vero, ma è pur sempre un approccio parziale, perché la figura di Scalabrini è complessa, almeno per la somma di situazioni che l’hanno coinvolto, e perciò una lettura solo politica della sua personalità finiva col fargli un torto. Per esempio, una schematizzazione di comodo ha ridotto, fino a qualche decennio fa, tutta l’attività di Scalabrini ai dibattiti, ai contrasti, alla scelte sofferte di quegli anni alla sola contrapposizione tra transigenti e intransigenti. È stata una lettura generica e semplificante, ai limiti della deformazione o almeno dell’incompletezza. La minuziosa e puntigliosa ricerca condotta da P. Mario Francesconi ha invece evidenziato "la inclassificabilità, per molti versi, dello Scalabrini in una o nell’altra delle correnti tradizionalmente individuate dalla storiografia precedente".
Questo è il motivo per cui, raccogliendo i pareri di tanti che hanno approfondito la sua conoscenza, ci si è orientati per questo convegno verso un tema, "L’ecclesiologia di Scalabrini", che, meglio di tutti gli altri possibili temi, tocca la verità più profonda dell’anima di Scalabrini e diventa il centro vitale che spiega gli atteggiamenti, le iniziative, le battaglie e la sua vicenda personale di santità.
Il Convegno si terrà a Piacenza: il 10 e 11 novembre nella Casa Madre degli Scalabriniani, mentre il sabato 12 le due tavole rotonde conclusive si svolgeranno presso l’Università Cattolica di Piacenza.
E queste sono le tematiche generali: L’Ecclesiologia e la Spiritualità di Scalabrini nel contesto storico-teologico di fine ‘800 Approfondimento storico-teologico di alcuni aspetti della Ecclesiologia di Scalabrini Il contributo dei migranti e degli scalabriniani alla Chiesa di Cristo, pellegrina nel mondo Religione, nazione e cultura: Scalabrini e il dibattito attuale.
Al Convegno parteciperanno personalità del mondo ecclesiale internazionale, autorità civili e religiose di Piacenza, storici e teologi studiosi di Scalabrini, missionarie e missionari scalabriniani, sacerdoti delle diocesi di Piacenza e Como.
Segnaliamo in particolare che i lavori di sabato 12 novembre sono aperti a tutti coloro che desiderano partecipare.
Segreteria tecnica del Convegno - Istituto storico scalabriniano - Tel: 06 58 33 11 35 Convegno storico Piacenza 10-12 Novembre 2005 «L’ECCLESIOLOGIA DI SCALABRINI» TEMATICHE E RELATORI Tre giornate dense, con una introduzione la sera del 9 novembre per presentare alle Autorità cittadine i temi del Convegno e il perché di questa scelta., suggerita dal compianto P. Antonio Perotti. Dopo una vita dedicata alle analisi sociologiche e politiche delle migrazioni, con particolare attenzione al pensiero di Scalabrini a partire dalla tesi di laurea del 1954, negli ultimi tempi, P. Perotti era, per così dire, sceso nel cuore di Scalabrini, cogliendone il motivo ispiratore di tutta la sua molteplice attività, che nasceva dalla visione della sua missione di Vescovo della Chiesa intera e non di una sola diocesi. Il giovedì 10 novembre sarà affrontato il tema: "L’ecclesiologia e la spiritualità di Scalabrini nel contesto storico-teologico di fine ‘800", argomento vastissimo, che vedrà i contributi di sei relatori, italiani e stranieri. I primi tre contributi i passeranno dal quadro storico- teologico dell’ecclesiologia di quel periodo in ambito europeo, per sentire poi, in parallelo, quando si muoveva in Brasile e negli Stati Uniti, con riferimento all’apporto dato dalle migrazioni. Più legate al pensiero di Scalabrini le altre tre relazioni, che prenderanno in esame le conferenze di Scalabrini sul Vaticano I, le sue lettere pastorali e lo specifico della spiritualità di Scalabrini, in una fine di ‘800 ricca di personalità che hanno marcato la storia della Chiesa con la loro santità. Venerdì, 11 novembre, si passerà all’approfondimento di alcuni aspetti particolari dell’ecclesiologia di Scalabrini. Altri sei relatori per questi temi: la catechesi, il laicato, la donna nella visione e nell’attività pastorale di Scalabrini; nel pomeriggio: i rapporti con l’episcopato emiliano, la missione, i rapporti con la S. Sede sul problema migratorio. Conclusione solenne la mattina di sabato 12 novembre al Centro Congressi dell’Università Cattolica, articolata in due tavole rotonde. La prima con Mons. Velasio De Paolis, segretario del Supremo Tribunale della segnatura Apostolica; il Card. Edward Michael Egan, arcivescovo di N. York; Mons. Pedro A. Marchetti Fedalto, arcivescovo emerito di Curitiba; Mons. Luciano Monari, vescovo di Piacenza; p. Isaia Birollo, Superiore generale dei Missionari Scalabriniani. La seconda sessione affronterà un tema di tutta attualità: "Religione, nazione, cultura: Scalabrini e il dibattito attuale". Il dibattito vedrà impegnati Giuseppe Ignesti della Lumsa di Roma, Maria Campatelli del Centro Aletti di Roma, Giampaolo Romanato dell’Università di Padova, Luciano Trincia della Albert-Ludwigs Universität di Friburgo in Brisgovia, coordinati da Mons. Silvano Tomasi, Nunzio e Osservatore permanente della Santa Sede presso l’Onu e gli Organismi internazionali di Ginevra. Questo secondo Convegno storico, che fa seguito a quello del 1987, viene a concludere le celebrazioni del primo Centenario della morte del Beato Giovanni Battista Scalabrini (1839 – 1905) e a riproporre i tanti aspetti della sua azione e del suo pensiero, che conservano tutta la forza dell’attualità nella vita della Chiesa di oggi e nel mondo delle migrazioni. E hanno spesso il la lucidità dell’intuizione e il vigore della profezia. S.G. Comunicato stampa – 10.11.2005
Convegno storico Piacenza, 9-12 Novembre 2005 "L’ecclesiologia di Scalabrini"
Mercoledì 9 novembre, a conclusione delle celebrazioni e delle iniziative svoltesi quest’anno per il centenario della morte del Beato Giovanni Battista Scalabrini (1839-1905), si è aperto a Piacenza nella Casa Madre dei Missionari Scalabriniani il Convegno Storico "L’ecclesiologia di Scalabrini". Il Convegno ha preso avvio con una serata di presentazione che ha visto l’intervento del Vicario Generale della Congregazione Scalabriniana, P. Gaetano Parolin, l’Assessore alle politiche sociali del comune piacentino, Leonardo Mazzoli, e il Vescovo di Piacenza, Mons. Luciano Monari.
Nel corso della mattinata del 10 novembre, alla presenza di circa 120 partecipanti, tra cui numerosi storici e ricercatori esperti dell’epoca storica presa in esame, si sono susseguiti i primi tre relatori, coordinati da P. Silvano Guglielmi. Il tema affrontato nella fase iniziale del Convegno è stato: "L’ecclesiologia e la spiritualità di Scalabrini nel contesto storico-teologico di fine ‘800". Significativo è il fatto che siano stati presi in considerazione i contesti ecclesiali di tre aree geografiche molto distanti: Europa, Brasile e Stati Uniti, segno che l’attenzione pastorale di G. B. Scalabrini per gli emigranti lo portò inevitabilmente ad aprire il suo orizzonte a continenti diversi.
Il Prof. Giacomo Canobbio, Docente di Teologia sistematica presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale ed il Seminario di Brescia, ha tracciato in primo luogo il quadro storico-teologico dell’ecclesiologia di fine Ottocento e inizio Novecento in ambito europeo, nel quale va situato il pensiero e l’azione di G. B. Scalabrini. Evento fondamentale per la riflessione teologica sulla Chiesa in tale epoca è stato il Concilio Vaticano I, che dovendo affrontare nel periodo risorgimentale una fase di indebolimento dell’autorità del Papa e una serie di questioni legate alla salvaguardia della verità, non recepì i nuovi sviluppi dell’ecclesiologia (Chiesa come Corpo mistico di Cristo, ecclesiologia trinitaria e sacramentale) che alcuni teologi andavano elaborando e che verranno ripresi solo in epoche successive.
Il Prof. José Oscar Beozzo, Docente di Storia della Chiesa all’Università Cattolica di San Paolo, ha delineato le profonde trasformazioni che tra il 1850 e i primi decenni del XX secolo caratterizzarono il Brasile sotto il profilo sociale, politico, culturale e religioso. In particolare l’abolizione della schiavitù aprì la strada alla sostituzione degli schiavi con immigrati provenienti da altre aree geografiche: quattro milioni di persone dall’Europa e dal Medio ed Estremo Oriente. I primi missionari inviati da G. B. Scalabrini avviarono la cura pastorale per gli immigrati italiani nelle colonie del Brasile meridionale, nelle "fazendas" del caffè e nei rioni operai delle città.
Altra principale area geografica di destinazione dell’emigrazione italiana furono gli Stati Uniti, che nella seconda metà dell’Ottocento videro il massiccio afflusso di nazionalità prevalentemente cattoliche. Il terzo relatore, Prof. Edward Stibili della Facoltà di Storia del "Calumet College of St. Joseph" a Whiting (Indiana), ha illustrato la posizione della gerarchia nordamericana nei confronti degli immigrati italiani, considerati un "problema" perché apparentemente indifferenti alla religione e facilmente preda del proselitismo protestante. Se la questione della lontananza dalla fede era reale, non avvenne in realtà una conversione di massa degli italiani al protestantesimo. Tuttavia, con la collaborazione di Vescovi italiani e di congregazioni religiose furono erette scuole, parrocchie e centri sociali per venire incontro alle necessità spirituali e materiali degli italiani: anche in questo contesto giocò un ruolo fondamentale G. B. Scalabrini con i suoi missionari.
Luisa Deponti Comunicato stampa – 11.11.2005
Convegno storico Piacenza, 9-12 Novembre 2005 "L’ecclesiologia di Scalabrini"
Dopo l’intensa mattinata ricca di contenuti, la giornata di giovedì 10 novembre è continuata con un’altra serie di interventi riguardanti "L’ecclesiologia e la spiritualità di Scalabrini nel contesto storico-teologico di fine ‘800". Mons. Saverio Xeres, Docente di Storia della Chiesa presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale ed il Seminario vescovile di Como, ha preso in esame lo sviluppo del pensiero ecclesiologico del Vescovo di Piacenza nei testi da lui pubblicati. Nelle Conferenze tenute sul Vaticano I, G. B. Scalabrini si allinea pienamente alla visione di Chiesa che ne scaturisce, tuttavia, si notano alcuni "elementi di discontinuità" che verranno a maturazione in seguito, attraverso le sue esperienze ecclesiali concrete: tra questi, il recupero della dimensione spirituale e storico-salvifica della Chiesa e la volontà di non chiudersi in un atteggiamento di difesa tipico degli ambienti ecclesiastici del tempo. Proprio la sollecitudine per i migranti lo condurrà a sviluppare quel senso di responsabilità di ogni Vescovo nella guida di tutta la Chiesa non preso in considerazione dal Vaticano I. Il Prof. Angelo Manfredi, Docente di Storia della Chiesa presso lo Studio Teologico dei Seminari di Crema, Cremona, Lodi e Vigevano, ha, poi, approfondito il pensiero ecclesiologico di G. B. Scalabrini nelle sue lettere pastorali. Anche in questo caso, accanto ad una generale adesione alla ecclesiologia del tempo, si notano alcuni interessanti aperture di dialogo con la modernità, tra cui in particolare l’accentuazione del ruolo culturale della Chiesa nella costruzione della nazione e della civiltà italiana, nel tentativo di recuperare i fondamenti cristiani della scienza, dell’arte, della legislazione e persino delle aspirazioni rivoluzionarie di "libertà, uguaglianza, fraternità". In questa visione si iscrivono anche scelte pastorali come il grande impegno per la catechesi e la valorizzazione del laicato credente. "La spiritualità di Scalabrini" è stato, infine, il tema trattato dall’ultimo relatore della giornata, il Prof. Pietro Zovatto, Docente di Storia delle Religioni e di Storia Moderna presso la Facoltà di Scienze della Formazione di Trieste. Dal suo intervento si evince la figura di uno Scalabrini che, pur essendo stato formato secondo la tipica spiritualità ottocentesca imperniata soprattutto su devozioni, rispetto di precetti esteriori e su una visione di santità come pura soprannaturalità, trasforma con la sua adesione interiore ogni pratica ascetica in contemplazione. Egli arriva ad essere un uomo completo, per ricchezza di doti umane e di carisma divino, nell’equilibrio tra preghiera ed azione.
La seconda giornata di Convegno è stata dedicata all'approfondimento di alcuni aspetti particolari della figura del Vescovo Scalabrini. "Il ruolo e la responsabilità dei laici nella prospettiva di G.B. Scalabrini" è stato il tema svolto da Giorgio Campanini, già Professore di Storia delle dottrine politiche dell'Università di Parma e studioso del Movimento cattolico dell'Ottocento e del Novecento. Campanini ha rilevato le interessanti aperture del pensiero di Scalabrini sul laicato, che si manifestano: nel coinvolgimento dei laici nell'Associazione socio-assistenziale "San Raffaele" per gli emigranti, nel prevedere per loro un ruolo attivo nella catechesi, nel favorire - come conseguenza della sua posizione conciliatorista – una più incisiva presenza nella società e nella politica. Don Luigi Guglielmoni, specialista di catechetica, ha considerato uno degli aspetti centrali dell’azione pastorale di Scalabrini, che gli è valso il titolo di Apostolo del Catechismo. Di fronte alle masse contadine e operaie disprezzate dalla classe dirigente, Scalabrini sente l’importanza della scolarizzazione e della formazione. La catechesi è pensata nell'ottica dell’educazione della persona, come antidoto alla decadenza morale e sociale del suo tempo, ricerca di sinergia tra ragione e fede, contro i pericoli del relativismo, del fideismo, della superstizione. Per questo riorganizza le scuole della dottrina cristiana in Diocesi, valorizzando l'apporto dei laici e convoca il primo Congresso catechistico della storia della Chiesa italiana. Il contributo di Scalabrini – ha detto don Guglielmoni – è ancora estremamente attuale e può essere utile per esaminare le nuove problematiche della trasmissione della fede oggi. Sr. Lice Maria Signor, delle Suore Missionarie di S. Carlo Scalabriniane, ha investigato "Il coinvolgimento della donna nel Progetto Pastorale di Mons. Scalabrini". Anche qui, benché figlio del suo tempo, Scalabrini sa cogliere la peculiarità dell'indole femminile. La relazione ha mostrato gli spazi di effettiva partecipazione della donna nel progetto pastorale del Vescovo di Piacenza, per il quale riteneva necessaria una convergenza di forze che integrasse maschile e femminile. La fecondità di questa apertura al contributo della donna si è attualizzata in varie iniziative pastorali ed è ancora viva oggi negli Istituti delle Suore Missionarie di S. Carlo Scalabriniane da lui fondate e delle Missionarie Secolari Scalabriniane, sorte nel 1961, che a lui si ispirano.
Mariella Guidotti
Ultimo aggiornamento: 11-11-05 |