1896 + 1976
Nato a Bogliaco sul Garda, frazione di Gargnano (Brescia) il 22 agosto 1896, cominciò a lavorare a Brescia a 14 anni. Nel 1915 fu chiamato al fronte e assegnato come cannoniere puntatore sull'Altipiano di Asiago e poi sul Carso, decorato con medaglia d'argento al valor militare. Ferito a una gamba nel 1917, appena guarito fu spedito al fronte e, poco dopo, fatto prigioniero a Codroipo, durante la ritirata di Caporetto. Dei 200 compagni inviati ai lavori forzati sulle montagne della Carinzia, dopo un mese ne erano rimasti vivi solo 20. Fu liberato alla fine della guerra, mentre si trovava in un campo di concentramento vicino a Budapest.
Lavorò come fattorino in banca, poi in un colorificio, infine in cartiera. Presidente del Circolo Cattolico di Bogliaco, mantenne viva la vocazione missionaria che sentiva da giovane fino a 36 anni: quando la sua famiglia non ebbe più bisogno di lui (era il primo di 13 fratelli) entrò nell'Istituto Artigianelli Piamarta in Brescia, ma il chierico Fiorente Elena, da poco entrato in Congregazione, entusiasmò il compaesano all'ideale scalabriniano e Fratel Nino entrò da noi, emettendo la prima professione l'8 settembre 1934 a Bassano. Il 20 settembre partiva per gli Stati Uniti.
Dopo alcuni mesi alla Madonna di Pompei in New York, nel marzo del 1935 passava al S. Cuore di Boston, dove strinse amicizia fraterna col parroco, P. Tarcisio Prevedello, con il quale andò nel 1942 a S. Antonio di Buffalo. Con lo stesso Padre, P. Orsi e P. Militello partì nell'ottobre del 1952 per fondare la nuova missione scalabriniana in Australia. Dopo 5 anni, consumati come al solito senza risparmio nella fondazione e organizzazione della parrocchia di Unanderra, dovette far ritorno in America per motivi di salute, riprendendo il suo posto al S. Cuore di Boston.
Nel 1961, minacciato da disturbi cardiaci, tornò in Italia per alcuni mesi ma volle ritornare in missione, strappando al cardiologo l'autorizzazione; però nel 1965 dovette abbandonare la parrocchia di S. Antonio a New Haven e ritirarsi ad Arco, dove per 11 anni si dedicò generosamente e serenamente all'apostolato della preghiera e della sofferenza per il bene della Congregazione, amata sempre in maniera esemplare. Spirava ad Arco Il 26 ottobre 1976, dopo aver ricevuto la S. Comunione.
La sua laboriosità, lo spirito di iniziativa, la dedizione all'apostolato, la bontà verso i confratelli, sono noti a tutti: "Miracoli non ne ho fatti e non ne farò... quando morirò non si preoccupi di me: ho già comperato e pagato il biglietto per il lungo viaggio senza ritorno" scriveva al Superiore nel 1970, e aggiungeva: "Ora non ml rimane che la gioia della preghiera".