TRADITIO SCALABRINIANA

 

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Traditio Scalabriniana n. 6 (novembre 2007)
 

MEDITAZIONI

Profezia e memoria

Celebrare G.B. Scalabrini

Suor Maria Clotilde Di Noia, mscs

«Il Signore disse a Mosè: "Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido… conosco infatti le sue sofferenze"» (Es 3,7). Il Signore non rimane mai insensibile alle lacrime dell'uomo, al suo grido di disperazione che da sempre lo raggiunge. In ogni tempo egli suscita i suoi profeti, che sono l'espressione della sua misericordia, delle viscere materne di Dio.

La sua sollecitudine e il suo amore sono tanto grandi che ci ha donato suo Figlio Gesù, il quale ha scelto di prendere carne nel seno di una semplice ragazza di Nazareth, appartenente ai poveri di Jahvè. La famiglia di Nazareth poi ha conosciuto la sofferenza del migrare, di quel partire di notte, prendendo la madre e il bambino, senza poter attendere, sperimentando l'urgenza di allontanarsi da una situazione di rischio. Ritornato a Nazareth, dopo una vita umile e silenziosa, Gesù ha svolto la sua missione per tre anni sulle vie polverose della Galilea, testimoniando una speciale predilezione per i diseredati, gli ultimi della terra e seminando la bella notizia, che uomini e donne di ogni tempo e di ogni luogo da duemila anni hanno continuato a raccogliere.

Tanti sono coloro che hanno accolto l'annuncio del Regno e lo hanno testimoniato con la loro vita, divenendo un faro per la Chiesa e per il mondo. Così è stato anche per G.B. Scalabrini, profeta e padre dei migranti.

La profezia non è fare previsioni per il futuro. Il profeta è un uomo che, pur nella sua vulnerabilità e fragilità, impara a cogliere la realtà con occhi penetranti e cuore trasfigurato, con gli occhi e il cuore di Dio.

L'attualità della testimonianza del beato Vescovo è davvero impressionante! L'aver colto l'importanza politica, sociale e religiosa del fenomeno migratorio, l'avervi scorto la sua dimensione globale e permanente, il riconoscervi le tracce del progetto del Padre: ecco l'intuizione profetica di G.B. Scalabrini.

Per la sua visione provvidenziale, il mondo tribolato dalle migrazioni è il mondo verso cui si rivolge l'amore del Padre, che non smette d'ascoltare il grido del suo popolo, continuando a costruire relazioni di solidarietà, di giustizia e di pace.

Formare di tutti i popoli un solo popolo, di tutte le famiglie una sola famiglia: questo era il sogno di Scalabrini, questo è il sogno stesso di Dio di cui lui si è fatto interprete, il sogno in cui ha coinvolto tanti e coinvolge oggi anche noi, chiedendoci, pur nelle difficoltà e con le poche risorse a disposizione, di continuare la sua opera santa.

In un tempo in cui le tensioni sociali tra il sud e il nord del mondo, invece di risolversi, sono sempre più incandescenti, siamo chiamati - sui passi di G.B. Scalabrini - a raccogliere lacrime e problemi, a farci ponte tra le distanze, le culture, le divergenze, ad operare perché cresca la sensibilità per l'altro, specialmente per chi viene da lontano e più facilmente può essere discriminato o diventare oggetto di sfruttamento.

Come Chiesa e con la Chiesa siamo chiamati ad essere profezia di Dio, frammento di Regno, costi quel che costi. Ciascuno di noi, religioso, laico, ciascuno con la propria storia e vocazione porta in sé, tra il già e il non ancora, la realtà del Regno ed è chiamato a farla crescere tra le mille difficoltà dei propri limiti e le resistenze del mondo. I nostri passi sono portati dalla certezza di una presenza, quella dello stesso Figlio di Dio, Gesù, lui stesso povero, migrante, in cammino sulle nostre strade: «Ero migrante e mi avete accolto» (Mt 25,35).

Di fronte all'eredità che abbiamo ricevuto e che ancora non abbiamo finito di scoprire siamo sollecitati a sentirci sempre in divenire, perché il carisma di Scalabrini possa portare tutto il frutto per cui Dio l'ha suscitato. Per questo è molto importante trovare le occasioni in cui insieme possiamo fare memoria.

Perché i doni dello Spirito possano dar frutto al meglio, infatti, è essenziale il movimento interiore della memoria, che è riappropriazione del proprio centro costitutivo, dei fondamenti del carisma che ci spinge e che desideriamo servire.

La memoria è identità, consapevolezza sempre rinnovata delle proprie radici, le quali vanno incessantemente alimentate e irrorate perché siano vive e diano frutti buoni. Il fare memoria ci porta ad una sempre maggiore consapevolezza di essere eredi, custodi di un carisma e non proprietari esclusivi.

«In Milano… fui spettatore di una scena che mi lasciò nell'animo un'impressione di tristezza profonda. Di passaggio dalla stazione centrale vidi la vasta sala, i portici laterali e la piazza adiacente invasi da tre o quattro centinaia di individui poveramente vestiti, divisi in gruppi diversi… sulle loro facce abbronzate dal sole, solcate da rughe precoci che suole imprimervi la privazione, traspariva il tumulto degli affetti che si agitavano in quel momento nel loro cuore… Aspettavano che la vaporiera li portasse sulle sponde del Mediterraneo e di là nelle lontane Americhe… non senza lacrime avevano detto addio…, ma senza rimpianto si disponevano ad abbandonare la patria, poiché essi non la conoscevano che sotto due forme odiose, la leva e l'esattore, e perché pel diseredato la patria è la terra che gli dà il pane, e laggiù, lontano, lontano, speravano di trovarlo il pane, meno scarso se non meno sudato.

Partii commosso. Un'onda di pensieri mesti mi faceva nodo al cuore. Chi sa qual cumulo di sciagure e di privazioni, pensai, fa lor parer dolce un passo tanto doloroso…

Da quel giorno la mente mi andò spesso a quegli infelici… e mi sono fatto sovente la domanda: come poter rimediarvi? ...E quando da lettere o da relazioni di viaggi, rilevo che migliaia e migliaia dei nostri fratelli vivono senza difesa… oggetto di prepotenze troppo spesso impunite, senza il conforto di una parola, allora lo confesso, la vampa del rossore mi sale al volto, mi sento umiliato nella mia qualità di sacerdote e di italiano, mi chiedo di nuovo: come venir loro in aiuto?».

Ritornare alle origini dell'intuizione di Scalabrini: ogni volta che ne abbiamo l'occasione possiamo ri-accogliere nel silenzio del cuore l'invito a fare nostro il suo sogno e imparare a custodirlo nel cuore, perché ci renda capaci di profezia. Il fare memoria ci permette di ricominciare sempre di nuovo, vivificati dal dono dello Spirito, a camminare sulle strade del mondo per servire il Regno tra i migranti.

L'immagine indelebile che più di cento anni fa si impresse negli occhi e nel cuore del Beato Scalabrini può essere ancora motore interiore propulsivo per noi oggi, in ogni punto del mondo in cui ci porta la missione, sia che si tratti della Germania, del Brasile o di una piccola città del sud Italia, come Reggio Calabria.