TRADITIO SCALABRINIANA

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Collana Traditio Scalabriniana n. 4 (novembre 2006) - Approfondimenti, Testimonianze, Meditazioni

 

Comitato di redazione

Anna Fumagalli, mss, Etra Modica, mscs, Giovanni Graziano Tassello, cs

Segreteria tecnica
CSERPE : Studien- und Bildungszentrum für Migrationsfragen
Centro Studi e Ricerche per l’Emigrazione
Rheinfelderstrasse 26 - 4058 Basel
Tel  0041.61.226.91.00 - Fax 0041.61.226.91.09

Contenuto

Approfondimenti
Meditazioni
Testimonianze

Presentazione

Nella Famiglia Scalabrinana la "Traditio" offre innumerevoli spunti per approfondimenti, meditazioni e testimonianze di vita, che ci aiutano a cogliere tutte le sfaccettature di questa "traccia da approfondire".

Cogliamo così la necessità di una chiesa locale che deve convertirsi e indossare il grembiule del servizio. "La comunità locale di accoglienza, una volta aperta a ricevere e quindi a permettere che nel proprio seno avvenga un processo di ri-configurazione, entra a giocare un ruolo importante per i migranti perché viene legittimata a saldare un nuovo anello nella catena dei doni che tentano di eliminare la frantumazione storica e talvolta anche esistenziale, che colpisce la mobilità umana. Emerge così, carica di significato, l’immagine della Chiesa come popolo di Dio, amato e protetto da Colui che non abbandona quanti sono nel cammino, mentre esige da esso che sia popolo e che sia in cammino, pena la perdita di identità e di risorse per poter vedere e decidere di andare verso il proprio futuro" (C. Lussi).

Ma non è facile operare il passaggio da una struttura sedentaria alla concezione di popolo in cammino. G. B. Scalabrini ha imparato ad emigrare verso l’altro per servirlo adorando e nutrendosi dell’Eucaristia. Come fedeli discepoli vogliamo anche noi fare nostro e vivere nella quotidianità il suo amore più profondo. L’Eucaristia è infatti il nutrimento per ogni passo, il fermento di trasformazione, l’anticipo del futuro di Dio (cfr. Traditio Scalabriniana, n. 4).

È questo amore eucaristico, mutuato dal beato Scalabrini, che porta, ad esempio, a rileggere l’esodo migratorio latinoamericano in chiave eucaristica. "Il dolore, la discriminazione, la solitudine fanno del migrante il depositario del mistero che lo supera. Senza saperlo egli completa nella sua crocifissione quotidiana quello che era la sete del Cristo durante la sua passione… Gli ostelli, le case del migrante, i giardini e le sale delle parrocchie sono un po’ come la stanza nel piano superiore dove Cristo aveva chiesto che fosse preparata la pasqua. La pasqua del Signore include, con la passione e morte, anche la risurrezione... Di fatto il sacrificio eucaristico non solo rende presente il mistero della passione e morte del Salvatore, ma anche il mistero della risurrezione…

Quando tutto sembra finito con la sua morte, Cristo si fa incontro alla Maddalena e agli apostoli dubbiosi. La pietra del sepolcro è rimossa e quella ferita profonda al costato di Cristo si trasforma in cicatrice di luce" (F. M. Rigoni).

Una rilettura eucaristica della vita dei migranti, e della propria vita, significa abbracciare la dinamica della croce e della risurrezione. Il seme deve morire per rinascere a vita nuova.

Il volto del migrante come quello di Cristo non è un oggetto su cui riversare la propria commiserazione, ma luce profetica.

"Attraverso (i migranti) ho scoperto un nuovo volto di questa città: un nuovo modo di guardare mi permetteva di non fermarmi agli aspetti esteriori di una realtà dura e di entrare in una comprensione nuova delle stesse realtà contrastanti. Ascoltando loro, imparavo a percorrere la storia di un popolo formato dai volti più diversi, provenienti da ogni parte del Brasile e del mondo e che trasmettevano, nonostante le difficoltà, un sorriso di speranza…. In realtà sento che oggi non appartengo più solo ad un popolo – nel mio caso al popolo indigeno – o solo ad un paese che soffre le esclusioni sociali, come il Brasile, ma appartengo a tutta l’umanità e non esiste niente che rimanga al di fuori. È una certezza che trovo nell’Eucaristia: un mistero grande e vivo, che unisce tutte le frontiere e attraversa il tempo con il suo amore eterno" (E. Dias Barbosa).