



Scalabrini,
Leone XIII e Mariano Rampolla
(1887-1894)
Le
lettere che qui proponiamo scambiate con i due pontefici Leone XIII e Pio X
riguardano solo la problematica migratoria ed integrano, quindi, i testi a
stampa che precedono. Come negli opuscoli, il fulcro dell’attenzione è
costituito dall’istituzione della Congregazione scalabriniana e suo
sviluppo.
Le
lettere di Leone XIII a Scalabrini, di tono elevato, contengono il breve di
approvazione, del 15 novembre 1887, della Congregazione dei Missionari di S.
Carlo per gli emigrati italiani in America. Nelle lettere del suo segretario
di stato, card. Rampolla, legato al mondo dell’intransigenza, emergono le
pressioni e delazioni di quell’ambiente, influente anche all’estero.
Scalabrini voleva i suoi missionari totalmente assorbiti dagli impegni
dell’assistenza religiosa agli emigrati italiani e alieni da dispute
politico-religiose.
1
- Scalabrini a Leone XIII
Piacenza, 13 Giugno 1887
Beatissimo
Padre
L’idea di
accorrere in aiuto agli emigranti italiani è matura. La pubblica stampa va di
continuo eccitando ora gli uni ora gli altri degli uomini che governano il
Paese a levare la voce perché si provegga. Sarebbe un danno gravissimo che la
massoneria prevenisse in questo la Chiesa, e arrivasse a impadronirsi del
campo.
Gli è appunto
ad impedire che ciò avvenga, ch’io, avvegnaché l'ultimo dei Vescovi, ho
creduto bene di dettar poche pagine sull’importante argomento, anche per
meglio disporre gli animi a favore del disegno di evangelizzazione da me
presentato, per espresso desiderio di Vostra Santità, alla Sacra
Congregazione di Propaganda, caso venisse approvato.
Depongo una
copia dell’umile mio lavoro ai piedi della Santità Vostra, sperando Vi
degnerete gradirlo.
Implorando la
Vostra Apostolica Benedizione con riverenza di suddito e affetto di figlio mi
raffermo
Di Vostra Santità
Um.mo Dev.mo Obbl.mo
+ Gio. Battista Vescovo di Piacenza
2
- Leone PP. XIII a Scalabrini(traduzione italiana)
Roma,
25 novembre 1887
Venerabile
Fratello, salute e benedizione apostolica.
Ci è giunta
gradita la notizia che hai preso la nobile decisione di dare vita, nella tua
sede vescovile, a un istituto di ecclesiastici che mostrino la decisa
intenzione di trasferirsi in territori lontani, specialmente dell’America,
per portare il sostegno del sacro ministero alla moltitudine di cattolici
italiani che, spinti dalla necessità a emigrare fuori dalla patria, si sono
stabiliti in quelle regioni.
Noi che, in
forza dell’ufficio apostolico, abbiamo particolarmente a cuore la salvezza
delle anime e, di conseguenza, sentiamo il dovere di promuovere con impegno
quanto serve a dare una risposta ai bisogni spirituali dei fedeli, riteniamo,
Venerabile Fratello, che la tua nobile decisione sia di estrema utilità;
perciò apprezziamo in modo inestimabile l’ardente carità di coloro che,
per amore di Cristo, vogliono consacrarsi a questa santa opera.
Siamo certi che
i Vescovi italiani, per l’attaccamento profondo alla religione che li
distingue, favoriranno l’iniziativa e, se alcuni sacerdoti delle loro
diocesi desiderano dedicarsi a questo ministero, daranno l’assenso alla loro
generosa scelta e, se possibile, la sosterranno con piena apertura d’animo.
Mentre
preghiamo l’Onnipotente, da cui procedono tutte le iniziative sante, di
essere benevolo verso l’opera scalabriniana e di mandare operai adatti nella
sua messe, a testimonianza del nostro affetto impartiamo di tutto cuore la
benedizione apostolica a te, Venerabile Fratello, e a quanti sono uniti con te
nella ricerca della gloria di Dio e della salvezza delle anime.
Leone XIII
3
- Scalabrini a Leone XIII
(traduzione italiana)
Piacenza, 6 Gennaio 1889
Beatissimo
Padre,
Mi ha colmato
della più viva gioia la Vostra Lettera, che avete inviato ai Vescovi
dell’America, sul problema della salvezza degli immigrati italiani:
in essa infatti rifulgono mirabilmente sia la grandezza apostolica della carità
sia l’eccellenza veramente regale del Vostro animo, per cui vi mostrate
degno dei più illustri Predecessori Vostri. Tutti vedranno nella Vostra
Lettera, se non vado errato, un monumento insigne della pietà apostolica e
una nobilissima gloria del Vostro Pontificato.
Il fatto che la
Sede Apostolica, come il sole che risplende, emani la forza della sua luce e
della sua bontà su tutti i popoli, è noto a tutti da secoli; ma non sarebbe
stato giusto che la medesima Sede Apostolica, avesse lasciato privi del suo
amore e della sua premura, una volta partiti per lontane regioni, quelli che
aveva educato e sostenuto quando erano vicini.
La Sede di
Pietro si professa debitrice a tutti, a tutti apre le sue braccia e, sollecita
di tutti, provvede all’utilità e alla salvezza di tutti; ma vi sono di
quelli che essa ha sempre considerato giustamente di casa, le popolazioni
italiane, e in esse ha sempre posto la sua compiacenza.
Se dunque
Vostra Santità viene opportunamente in soccorso della grande moltitudine di
italiani, lontani e oppressi da un’estrema penuria di risorse spirituali sia
per la perversità dei tempi sia per l’incuria dei governanti, la Vostra
parola è veramente fedele e degna di ogni accoglienza, specialmente da parte
degli Italiani. Simile atteggiamento, o Beatissimo Padre, si addice sommamente
a Voi come sovrano italico, ed esalta all’età nostra la maestà della Sede
Apostolica.
Mentre infatti
non pochi Italiani, fuorviati da uno spirito malsano, dimenticando quanta
dignità derivi all’Italia dalla Sede Apostolica, o, quel ch’è peggio,
dissimulando ingratamente quanta larga messe di bene abbiano da essa ricevuti,
non si vergognano di ordire macchinazioni inqualificabili contro Voi e contro
codesta Sede Apostolica, Voi, Padre pietoso, non badando alla loro nequizia,
ricolmate i fratelli di ancor più abbondanti benefici. In tal modo dimostrate
d’impersonare non solo nella potestà, ma anche nella pietà, il Cristo che
passò facendo del bene.
Godo vivamente
di questa nuova luce di cui risplende, per merito Vostro, la Sede Apostolica,
poiché una buona volta tutti i miei fratelli Italiani, edotti dalla forza
della verità e da una triste esperienza, comprendendo che dalla nuova via,
per cui si sono incamminati, non hanno ricavato che rovina e infelicità,
impareranno più facilmente a riporre le loro speranze, non in chi
bugiardamente promette felicità umana, ma in Voi solo, Beatissimo Padre, e
nella Sede Apostolica, nella quale si trova ogni speranza di vita e di forza.
Essa è l’albero della vita, piantato in mezzo alle genti, e sotto le sue
fronde i popoli trovano salute.
Questi i motivi
della mia somma letizia; ringrazio senza fine Dio, autore di ogni bene, per
avere suscitato e accresciuto nel mio cuore il proposito di aiutare i fratelli
emigrati, e per averlo poi fatto come Vostro, con la conferma della Vostra
autorità. Ora infatti m’è lecito augurarmi che Voi porterete a termine
quest’opera, nella magnificenza del Vostro animo. Perciò ringrazio anche
Voi, Beatissimo Padre, che agli innumerevoli benefici che mi avete accordato,
abbiate aggiunto quest’ultimo, d’avere appagati i miei voti e di avermi
affidato la parte principale in quest’opera salutare. Per quanto sta in me,
tutto quello che valgo, tutto quello che posso, mi dedicherò indefessamente a
quest’opera come pure all’amore della Santa Sede, e vi spenderò
volentieri tutte le mie forze e la mia stessa vita.
Se altre volte
mi presentai a Voi per protestare il mio assiduo amore per Voi, in modo tutto
speciale lo faccio in questo momento; e dopo aver invocato dal Salvatore degli
uomini, ora nato, l’abbondanza dei carismi celesti sulla Santità Vostra e
sull’opera da Voi intrapresa a beneficio della Chiesa e di tutta la famiglia
umana, in questo giorno dell’Epifania del Signore, nel quale il Divino
Missionario illuminò per la prima volta le genti, prostrato ai Vostri piedi,
impetro la Benedizione Apostolica sopra di me, sugli alunni della
Congregazione e su tutta la diocesi piacentina.
4
- Scalabrini a Rampolla
Piacenza, 25 Giugno 1891
Eminenza R.ma
Le presenterà
questa mia il Sig. Conte Raffo, residente a Tunisi, ottima e distinta persona,
venuta espressamente a Roma per quistioni, di grave momento, e per risolvere
le quali in senso favorevole potrà moltissimo la Eminenza Vostra.
La prego
pertanto, Eminentissimo, di voler riceverlo ed ascoltarlo, con quella bontà
che Le è propria e di adoperarsi perché siano paghi i voti di lui
nell’interesse della Religione e della S. Sede medesima.
Ho un fratello
che occupa in Tunisi un’alta posizione,
e mi scrive, che pel minacciato ritiro dei Cappuccini da quella città, regna
ivi grande fermento e si temono serii disordini. La partenza di quei buoni
religiosi sarebbe una grande sventura, anzi la rovina spirituale di quella
colonia italiana, composta di ben 40 mila anime.
Ecco perché mi
son fatto lecito di metter lingua in questo affare.
Voglia avermi
per iscusato; gradisca i miei più affettuosi ossequii e mi creda
Di V.E. R.ma
U.mo Dev.mo Oss.mo servo
Gio Battista Vesc. di Piacenza
5
- Rampolla a Scalabrini
Roma, 27 Giugno 1891
Il Sign. Conte
Raffo mi ha presentato la lettera di V.S.I. del 25 corrente, ed io lo ho
ricevuto coi riguardi dovuti alla sua persona, ed agli autorevoli uffici della
S. V. Riguardo però all’importante argomento, del quale egli intendeva
parlarmi, essendo la cosa di pertinenza della S. C. di Propaganda, non ho
potuto che suggerirgli di recarsi da quell’E.mo Prefetto, a cui incombe in
modo speciale di occuparsi delle missioni cattoliche all’estero.
Non è da
dubitarsi però che le definitive risoluzioni che saranno prese sui Cappuccini
di Tunisi, non saranno ispirate che al concetto dell’interesse della
Religione e della Chiesa.
6
- Scalabrini a Rampolla
Piacenza, 7 Febbraio 1892
Eminenza R.ma,
Mi permetto di
inviare a V.E. due copie di un mio nuovo opuscoletto sulla Emigrazione italiana,
con preghiera di volerne umiliare una al S. Padre, in mio nome, e di gradire
l’altra quale umile attestato del mio particolare ossequio.
Non è molto
alcuni fogli massonici, tra i quali Il
Progresso di Piacenza, parlando di quest’opera lamentavano che stavolta i liberali si fossero lasciati prendere la mano dai clericali.
Conviene assicurare alla Chiesa questo vanto, caldeggiando l’opera stessa in
ogni miglior modo possibile.
Desidererei
vivamente che il S. Padre, al quale si deve in gran parte il merito dei felici
risultati da essa ottenuti si degnasse attestarle con un Breve la sua sovrana benevolenza, e ciò anche per dare un segno di
gradimento agli illustri Cardinali e Vescovi che l’hanno favorita, e per
animare sempre più i buoni a prestarle quell’aiuto, di cui ha tanto
bisogno.
Vegga,
Eminentissimo, di ottenermi nella sua squisita bontà un così segnalato
favore, e se ne renderà Ella pure altamente benemerita. Ho fatto pregare ed
ho pregato tanto ultimamente perché il Signore conservasse in vita Vostra
Eminenza, che ne ho quasi il diritto.
Anticipandole i
miei più vivi ringraziamenti e baciandole la S. Porpora, godo ripetermi con
la più profonda venerazione.
Di V.E. R.ma
U.mo Dev.mo Obbl.mo Servo
Gio. Battista Vesc. di Piacenza
7
- Rampolla a Scalabrini
Roma 11 Febbraio 1892
Col foglio di
V. S. Ill.ma e Rev.ma del 7 corrente mi sono giunte le inviatemi due copie del
suo nuovo opuscolo sull’Emigrazione italiana, e mi sono dato sollecita cura
di rassegnarne una nelle venerate mani del S. Padre. Sua Santità ha gradito
il filiale omaggio e per mio mezzo ne la ringrazia. Non ho mancato in questa
circostanza di esporre alla Santità Sua ciò che Ella mi aggiunge sul Breve
che desidererebbe per l’opera alla quale consacra tante cure. Mi affretto
ora a significarle che tale domanda sarà rimessa all S. Congregazione di
Propaganda.
Nel renderla di ciò consapevole, Le porgo vivi ringraziamenti per l’altra
copia dell’opuscolo cortesemente offertomi e con sensi di ben distinta stima
mi raffermo
Di V. S. Ill.ma e Rev.ma
Servitore
M. Card. Rampolla
8
- Scalabrini a Rampolla
Piacenza, 6 Settembre 1892
E.mo Principe,
Benedetta dal
nostro Padre, e quindi da Dio, l’umile Congregazione dei Missionari per gli
italiani emigrati va ogni dì prosperando. Ciò mi ha fatto nascere il
desiderio di avere un E.mo Cardinale Protettore col quale trattare gli affari
più importanti, relativi appunto a quest’opera, la quale ha per se
l’avvenire. È un desiderio che io esprimo ora umilmente e sommessamente al
S. Padre per mezzo dell’E.V. R.ma.
Ogni membro del
S. Collegio ch’Egli si degnasse nominare allo scopo indicato, sarebbe sempre
per di grande consolazione ed aiuto, ma se mi è lecito suggerirne qualcuno a
me più vicino, proporrei l’E.mo Arciv.° di Firenze, uomo apostolico e
dell’opera in discorso già tanto benemerito.
Ma se è
necessario che il Card. Protettore risieda in Roma, allora il mio voto
senz’altro è per Vostra Eminenza, che io tanto venero ed amo, e spero mi
concederebbe un tanto onore. In caso negativo l’E.mo Mazzella o qualunque
altro. Del resto non solo quanto alla scelta, ma anche quanto alla opportunità
della scelta, mi rimetto al S. Padre interamente.
Questo
desiderio, mi permetta, E.mo, uno sfogo confidente del cuore, si è fatto più
vivo dalla morte del compianto Card. Simeoni. Non accuso nessuno, ma rilevo un
fatto. Da quell’epoca non ho più trovato verso l’opera delle missioni per
gli emigrati quello zelo e quell’amore che animavano quell’ottimo e
indimenticabile Porporato e il suo degno Segretario Mgr. D. Iacobini. Non
entrerò ne’ particolari: basti un fatto solo. Fin da principio il S. Padre
si degnò assegnarmi sulle rendite di Propaganda £. 10.000 annue per
concorrere al mantenimento dell’Istituto de’ Missionari. Quella somma mi
venne regolarmente pagata per alcuni anni; nel 1890 il prelodato Card. Simeoni
mi pregò di rinunziargli, per quell’anno, la detta somma assicurandomi che
il sussidio mi sarebbe continuato, e, forse, in più larga misura, secondo le
possibilità, appunto per indennizzarmi dalla somma ritenuta. Feci il
sacrificio con gioja, sperando nell’avvenire, ma l’E.mo Simeoni venne
purtroppo a mancare, e non ostante ripetute domande, non ebbi più nulla, né
mi si degnò ne anco di una parola in proposito. Che questo modo di trattare
sia soltanto una sconvenienza lo giudichi V.E.R.ma.
Dico tutto
questo senza lamentarmi e sen’ombra di detrarre a chicchessia. So che le
opere di Dio nascono e crescono a pie’ della Croce e questo è ciò che mi
conforta.
Perdoni la mia
libertà che mi sono presa, mi raccomandi al Signore, e mi creda quale ho il
bene di affermarmi col massimo ossequio,
di V.E. R.ma
U.mo Dev.mo Oss.mo Obb.mo
Gio. Battista V.° di Piacenza
9
- Rampolla a Scalabrini
Roma, 21 Settembre, 1892
Facendo seguito
alla comunicazione fatta da me alla S. V. Ill.ma e R.ma col foglio 8358
mi affretto a significarle che il S. Padre non incontra difficoltà ad
accordare l’E.mo Bausa per Protettore alla Congregazione dei Missionari per
gl’Italiani emigrati. Occorre però, secondo la consuetudine, che egli
acconsenta a rivestire siffatto officio. Sua Santità affida alla S. V.
l’incarico d’interpellarlo in proposito, e di riferirmi la sua risposta,
la quale se sarà favorevole si procederà alla spedizione del relativo
biglietto.
Attendendo tale
sua relazione mi pregio raffermarmi con la più distinta stima
Di V.S. Ill.ma e R.ma
Servitore
M. Card. Rampolla
10
- Rampolla a Scalabrini
Roma, 30 Settembre 1892
In seguito alla
comunicazione fattami da V. S. Ill.ma e Rev.ma col suo foglio del 28 cadente,
il Santo Padre si è degnato di nominare l’E.mo Card. Agostino Bausa
Protettore di cotesta Congregazione di Missionari per gli italiani emigrati; e
colla data di oggi se ne spedisce il Biglietto di nomina al prelodato
Cardinale Arcivescovo di Firenze.
Tanto mi
affretto a partecipare a V.S. per sua soddisfazione, e con sensi della più
distinta stima mi confermo
Di V.S. Ill.ma R.ma
Servitore
11
- Scalabrini a Leone XIII
Piacenza, 22, Marzo 1893
Beatissimo
Padre,
i voti di
prosperità che innalzo per Voi ogni giorno all’Altissimo, più fervidi si
levano al trono di Lui nella ricorrenza delle Sante Feste Pasquali.
Sì, Beatissimo
Padre! Che il divino Principe de’
Pastori si degni versare a larga mano sopra di Voi i suoi doni più eletti.
Egli, fra tali e tante vicissitudini di uomini e di cose, fra tante e sì
gravi angustie che da ogni parte Vi premono, Vi conforti, Vi sorregga, Vi
conservi ancora per lunghi anni sano e vegeto a maggiore sua gloria, a decoro
e incremento della Religione, a tutela e presidio della Chiesa, a sollievo dei
buoni, a confusione dei malvagi. Vi allieti col trionfo compiuto della Vostra
causa, il quale potrà tardare, ma non fallire. Ai dolori della Passione
succederanno i gaudii della Risurrezione.
Vi umilio,
Beatissimo Padre, coi miei voti e le mie felicitazioni quelle de’ Missionari
che prestano la loro assistenza ai nostri emigrati nelle Americhe; i voti
altresì e le felicitazioni degli stessi emigrati.
Per mio mezzo
quei poveretti depongono ora ai Vostri Piedi il loro obolo in segno di
gratitudine per quanto faceste sin qui a vantaggio loro, e implorano ad un
tempo sopra di sé e sopra le loro famiglie l’Apostolica Benedizione.
I Missionarii,
i quali hanno per regola di vegliare e tener desto nelle colonie de’ nostri
poveri espatriati l’amore e l’attaccamento al Vicario di Gesù Cristo,
implorano essi pure da Voi, Padre Santo, una Benedizione speciale, la quale
valga ad infondere loro nuova lena, nuovo coraggio in mezzo alle loro
veramente apostoliche fatiche.
Benedite infine
a me, che prostrato umilmente ai Vostri Piedi SS. godo ripetermi
Di Vostra Santità
U.mo Dev.mo Aff.mo figlio
Gio. Battista Vesc. di Piacenza
12
- Rampolla a Scalabrini
Roma, 4 Aprile 1893
Mi sono
affrettato a deporre nelle mani del S. Padre l’indirizzo inviatomi da V. S.
Ill.ma e R.ma colla sua lettera del 27 p.p. mese e l’obolo in esso indicato.
Sua Santità si è degnato accogliere l’uno e l’altro con espressioni di
viva riconoscenza, incaricandomi di ringraziarla nell’augusto Suo nome dei
voti e degli affettuosi sentimenti da lei manifestati.
Nell’eseguire
il quale incarico mi è grato dire che la Santità Sua ha ben di cuore
impartita l’apostolica benedizione alla S.V., ai missionari ed emigrati
italiani, dei quali faceva ella menzione, e in modo speciale agli oblatori
dell’obolo anzidetto, non che alle rispettive loro famiglie.
Colgo poi
questa occasione per significarle esser giunto a notizia della S. Sede che
alcuni dei missionari di sopra menzionati, fanno nelle Americhe propaganda di
idee liberali e segnatamente del malaugurato opuscolo di Mgr. Bonomelli,
opuscolo, che come è ben noto a V. S. è stato riprovato dalla S. Sede e
dallo stesso autore.
Ond’è che il S. Padre, assai preoccupato di questa cosa, mi commette di
chiamare seriamente l’attenzione della stessa S. V. sopra il grave
inconveniente e d’invitarla a prendere quelle energiche misure, che valgano
a porvi sollecito rimedio.
In
quella che reco ciò a conoscenza della S. V. godo confermarmi con sensi della
più distinta stima.
Di S.S. Ill.ma e Rev.ma
Servitore
13
- Scalabrini a Rampolla
Piacenza, 25 Maggio 1893
E.mo Principe,
La gravissima
accusa palesatami da V. E. nella ven. sua del 4 p.p. Aprile, a carico di
alcuni Missionarii, mi recò vivo dolore, sebben avessi motivo di crederla
priva di fondamento. Scrissi immediatamente al Provinciale dei Missionarii
stessi, uomo pio, prudente, assennato e di principii schiettamente e
prettamente romani, il quale mi ha risposto colla lettera, cui mi reco a
dovere d’inviarle colla presente.
Ho fatto
esaminare poi tutti i registri della Casa Madre, nei quali si tien nota di
tutti gli oggetti e libri che gli alunni portano seco entrando nell’Istituto
e tutti quelli che loro si consegnano quando partono per l’America. Or bene,
ho il piacere, Eminenza, di poterla assicurare, che nessuno degli alunni
suddetti ha portato seco il malaugurato opuscolo, cui ella accenna. Anzi il
Superiore della casa mi dichiarò nel modo il più esplicito di non averlo mai
sentito da essi ricordare né direttamente né indirettamente, segno che
nemmeno lo conoscevano.
Ho motivo di
credere che si attribuiscano talvolta ai Missionarii miei le storte opinioni e
le male opere di preti scappati in America, i quali per fini facili a
supporsi, si vantano dell’Istituto di Piacenza e ne usurpano il nome.
L’E.mo Simeoni di santa memoria lo verificò più di una volta, me lo disse
egli stesso.
Che la persona
che riferiva a V. E. lo abbia fatto a fin di bene, per errore, per malignità,
per interesse, o per altro, sallo Iddio. Questo è certo che la calunnia
qualche cosa ottiene sempre e, Dio non voglia che lo abbia ottenuto anche
questa volta.
Ad ogni modo se
V. E. ha in mano dati positivi al riguardo, voglia, ne la prego, indicarmeli,
notificandomi, se non altro in qual parte d’America, in quale città siansi
sparse le deplorevoli idee lamentate. Dal canto mio sono pronto e risoluto di
richiamare immediatamente i colpevoli e di espellerli dalla Congregazione.
Ma l’E.V sa
meglio di me che le accuse affatto generali mosse a un corpo con le frasi alcuni,
taluni servono a nulla e a nessuno. Attendo pertanto una risposta per
mia norma. Le bacio umilmente la S. Porpora e coi sensi della venerazione più
profonda mi raffermo
Di V. E. R.ma
Dev.mo Oss.mo Obbl.mo servo
Gio. Battista Vescovo di Piacenza
14
- Rampolla a Scalabrini
Roma, 12 Giugno 1893
Non rechi
meraviglia alla S. V. Ill.ma e R.ma che io abbia differito sino ad oggi la
risposta alla sua lettera del 25 maggio p.p.; non ho indugiato però a
riferirne il contenuto al Santo Padre. Sua Santità restò intesa di quanto la
S.V. mi comunicava e ne mostrò vivo piacere; mi incaricò però di
significare alla S.V. che confida che V.S. vorrà continuare a vigilare i
Missionarii di America affinché non offrano il minimo pretesto alle accuse
che ebbi a palesarle in un precedente foglio. Nell’eseguire l’incarico del
Santo Padre, profitto dell’incontro per confermarle i sensi della mia più
distinta stima
Di V.S. Ill.ma e R.ma
15
- Rampolla a Scalabrini
Roma, 23 Novembre 1893
È stato
riferito alla S. Sede essere non è guari avvenuta la vendita della chiesa
costruita in Nuova York per gli emigrati italiani ed avere questo fatto, come
è facile comprendere, prodotta in molte persone penosa impressione pel
discredito che può derivarne alla chiesa cattolica in quelle regioni ed anche
pel danno, che può risentirne l’Istituto fondato dalla S.V. Ill.ma e Rev.ma,
sapendosi che il fatto stesso deve attribuirsi alla poco e nessuna avvedutezza
del Superiore dei Missionari Italiani residenti in detta città, il quale
avrebbe iniziato l’edificio di cui trattasi senza aver prima assicurato il
modo di condurlo a termine. Sebbene non si dubiti che la cosa sia già a
conoscenza di V.S., tuttavia non posso omettere di chiamarvi la sua
attenzione, avendo il S. Padre espresso il desiderio che procuri ella di
adottare i provvedimenti necessarii per impedire che abbiano a rinnovarsi
fatti come quello di sopra indicato. Mi è poi grato in questo incontro
confermarmi.
16
- Scalabrini a Rampolla
Piacenza, Novembre 1893
Rispondo tosto
alla venerata sua del 23 corrente. Purtroppo si è dovuto chiudere non la
Chiesa italiana, ma un inizio di Chiesa.
V.E. deve
sapere che a New York si comperò sin dal primo anno una Chiesa protestante e
la si convertì in Chiesa catt. dedicandola in onore del S. Padre a S.
Gioachino. Una seconda se ne aprì proprio al porto, che a stento si regge.
Una terza se ne volle incominciare nella contrada di Baxter Street, ove
abitano 20 o 30 mila italiani. Io ero contrario, ma il sup. d’allora P.
Morelli d’accordo con Mgr. Arcivescovo e appoggiandosi a larghe promesse,
che non si mantennero, comprò il terreno e si pose all’opera arrivando a
compiere il sotterraneo, cui colà chiamano basamento. Sopraggiunse la crisi e
non si potea più andar avanti. Il P. Morelli scrisse a Propaganda, che non
poté aiutarlo. I nostri coloni sono colà ricchi di buona volontà, ma poveri
di mezzi. La padrona del terreno voleva essere pagata; Mgr. Arciv. non volle o
non poté assumersi quei debiti e decise, lui col suo consiglio, che il
basamento venisse venduto.
Più volte io scrissi a Mgr. Arciv. che guardasse, esaminasse
l’amministrazione di Baxter Street; quando venne qui gliene parlai
fortemente, ma egli era illuso e si compiaceva dell’opera di P. Morelli.
Finalmente il 29 agosto 1893, fu deciso... Due anni fa tolsi a Morelli il
Superiorato e lo sostituii col P. Vicentini, di cui lo stesso Mgr. Arciv. mi
scrivea: P. Vicentini fu...
In questo fatto
però è facile rilevare che se non sono aiutati non potranno riuscire.
Io mi sono
spogliato di tutto.
Le accuse di
liberalismo mi ferirono profondamente. Io abomino, E.mo, sopra ogni cosa
abominabile ogni idea che si scosta dalle dottrine prettamente romane. In 20
anni di episcopato non dissi, né scrissi, né feci cosa che non fosse
strettamente catt. papale. Non ho mai tollerato tra i M. chi pensasse
diversamente. Anche ultimamente ricevei nell’Ist. un certo Politeo,
raccomandatomi vivamente dal Can. Vitri e munito di commendatizie del C. Vic..
Ma la prima volta che manifestò un’idea men sana in filosofia, lo espulsi
tosto dall’Istituto.
Sono tre anni
che supplico per avere un padre Gesuita o due. Il S. Padre due anni or sono
approvò la mia idea e mi disse di far sapere al G. che desiderava che mi si
cedesse. Una parola di V.E. al Generale otterrà, certo, l’intento.
Nel resto i
Missionari dipendono dai Vescovi. Accludo copia d’una lettera diretta ai V.
d’Amer. del Nord e una stampata ai Miss.
Da esse rileverà l’E.V. che è ai Vescovi che tocca indirizzarli,
consigliarli, condurli come gli altri preti.
I bisogni sono
urgenti. I protestanti lavorano. In New York vi hanno tre cappelle protestanti
etc. che sono largamente soccorse. Ai nostri nessun pensa. Ma confido che sarà
ordinata la colletta chiesta in una petizione al S. Padre da sei Card. Arc. e
da una 50na tra Arciv. e Vescovi. Da solo non posso più andare avanti. Ho qui
un Seminario...
Sottopongo alla
saviezza ben nota di V.E. alcune rispettose osservazioni:
1. Dipendono dai Vescovi nella Diocesi dei quali esercitano il sacro
ministero. Le spedisco copia di una lett. scritta agli Ordinari ove i Miss. si
trovano ed una lett. stampata ai Miss. stesso.
2. Le accuse che si muovono presso la S. Sede mi fanno scorgere che vi ha
dell’animosità.
Ne denuncio una sola. Quando V.E. mi scrive che constava alla S. Sede che i
Miss. erano affetti di liberalismo e che spargevano le idee dell’op. di M.
Bonomelli io ne fui profondamente ferito.
3. I bisogni nostri sono urgenti? Se avessi avuto un po’ di aiuto il
basamento di Baxter Street non sarebbe stato venduto. E i morali non meno...
4. Sono anni...
Con questo non
intendo di far lagnanza. So che le opere di Dio nascono ai piedi della Croce e
crescono provate col fuoco delle tribolazioni. Quando il S.P. mi diede
incarico di pensare a questo bisogno, appresi vivamente le croci che mi
sarebbero venute addosso e ne ebbi tale dolore da aver la febbre per due
giorni continui. Ma non più: rimetto ogni cosa nelle mani di Dio e in quelle
amorosissime del S. Padre. Io lavorerò, farò del mio meglio perché ogni
cosa riesca a gloria di Dio ed a bene delle anime in aspettazione della divina
misericordia.
17
- Scalabrini a Rampolla
Piacenza, 1 Dicembre 1893
E.mo Principe,
Ho esitato
alquanto se doveva o meno spedire a V.E. la qui unita copia di una lettera di
Mgr. Satolli, ma riflettendo che si tratta della difesa di preti, i quali dopo
aver tutto sacrificato pel bene delle anime, trovano chi non cessa di
calunniarli presso la S. Sede, mi sono deciso a spedirgliela. Essa verrà,
spero, a far conoscere qual peso debba darsi a chi scrive in contrario.
Il progetto,
cui allude Mgr. Satolli, era quello caldeggiato, fin dal principio
dell’opera, dal Santo Padre, cioè di fondare una casa di Missionarii, che
non avessero altro compito che di recarsi qua e là, ove sono più dense le
colonie italiane, per evangelizzare colle S. Missioni ecc.
Ma pur troppo
anche questo progetto è paralizzato dalla mancanza di mezzi. Altra prova
della necessità che li si venga in aiuto, come accennai a V.E. nell’ultima
mia.
Perdoni, E.mo,
questo nuovo disturbo, e mi creda quale con affettuosa venerazione mi raffermo
di V.E. Rev.ma
U.mo Dev.mo Oss.mo servo
Gio. Battista Vesc. di Piacenza
Nota sul retro: il S. Padre ritenne
la lettera di Mgr. Satolli.
18
- Scalabrini a Rampolla
Piacenza 29 Luglio 1894
Latore della
presente è il P. Giuseppe Venditti, alunno di questo Istituto Cristoforo
Colombo e da sei anni missionario zelantissimo nel Brasile. Egli desidera
esporre a V.E. e, se fosse possibile, anche al S. Padre, la miserrima
condizione degli italiani in quelle regioni.
Io non aggiungo
parola avendoLe già scritto e parlato in proposito più di una volta. Solo La
prego, E.mo Principe, di voler ascoltare coll’usata benignità il
missionario e di far sì che siano esauditi i suoi voti, che sono pure i voti
di quanti conoscono lo stato delle cose e amano il bene.
BaciandoLe
riverente la S. Porpora godo riaffermarmi coi sensi della venerazione più
profonda.
U.mo Dev.mo Aff.mo servo
Gio. Battista Vesc. di Piacenza