Scalabrini - Pio X - Merry del Val

Scalabrini, Pio X e Raffaele Merry del Val
(1903-1905)

 

I rapporti epistolari di Scalabrini con Pio X sono notevolmente anteriori all’inizio del pontificato di Giuseppe Sarto (1903). Vescovo di Mantova e Patriarca di Venezia, il futuro Pontefice guarda al confratello piacentino come al Vescovo che sostiene con voce autorevole le istanze in merito all’insegnamento catechistico che si levano da numerose diocesi italiane, dando ad esse espressione corale nel primo congresso catechistico nazionale di Piacenza del 1889. La diffusione del catechismo unico è sostenuta dai due vescovi anche in prospettiva migratoria, perché l’uniformità nell’esposizione della dottrina cristiana potrà rendere più facile la catechesi ai figli degli italiani all’estero provenienti dalle diverse diocesi della penisola.

Il breve epistolario che presentiamo interessa soprattutto la visita di Scalabrini alle missioni del Brasile nel 1904, che il Pontefice ha benedetto e seguito con grande attenzione. Nelle lettere di Scalabrini si può osservare la maturazione del “memoriale” sull’istituzione di un organismo centrale per l’assistenza agli emigranti di tutte le nazioni cattoliche, una proposta che rimane tra le più significative e lungimiranti di Scalabrini. Lo scambio epistolare con il card. Raffaele Merry del Val (1865-1930), Segretario di Stato di Pio X, per il cui tramite Scalabrini trasmette al Papa la sua proposta, completa le informazioni relative allo stesso “memoriale”.

 

1 - Scalabrini a Pio X[1]

Piacenza, 25 Novembre 1903

Beatissimo Padre,

Mi ha vivamente rallegrato l’interesse che prende la Santità Vostra per le missioni a favore dei nostri poveri emigrati in America e ne ringrazio di gran cuore il Signore.

I molti sacerdoti che vi si dedicano, riuniti in Congregazione che s’intitola dal grande S. Carlo, lavorano da molti anni al santissimo scopo con uno zelo veramente ammirabile. Qualche attestato del gradimento e della benevolenza della Santa Sede accrescerebbe lena al loro spirito e sarebbe stimolo efficace a far sempre meglio.

Propongo pertanto sia concessa qualche onorificenza, come sarebbe la croce Pro Ecclesia et Pontifice ai missionari seguenti:

1. Padre Paolo Novati Superiore Provinciale delle Case del Nord di America;

2. Padre Faustino Consoni Superiore a S. Paolo nel Brasile e Direttore a quell’Orfanotrofio pei figli degli emigrati;

3. Padre D. Domenico Vicentini Superiore Provinciale delle Case del Brasile;

4. Padre D. Giacomo Gambera già Superiore Provinciale al Nord d’America ed ora assistente al Porto di Nova York per gli emigranti che colà arrivano.

5. Padre Pietro Maldotti assistente al porto di Genova per gli emigranti che partono.

Sono tutti missionari che si distinguono per zelo e virtù, e meritano speciale considerazione.

BaciandoVi umilmente i SS.mi Piedi, mi reco ad onore altissimo il professarmi

Di Vostra Santità

U.mo Oss.mo Obb.mo figlio
Gio. Battista Scalabrini

2 - Scalabrini a Pio X[2]

Roma, 25 Novembre 1903

Beatissimo Padre

A me, come a Superiore Generale della Congregazione dei Missionari di S. Carlo per gli emigrati italiani, il Sommo Pontefice Leone XIII di S. m. accordava vivae vocis oraculo:

1° di concedere ai sacerdoti della stessa Congregazione e a quelli che, pur non appartenendovi, vengono da me spediti per l’assistenza spirituale degli emigranti durante il viaggio di andata e ritorno, la facoltà di celebrare sul piroscafo la S. Messa; 2° di amministrare i sacramenti della Penitenza e della Eucaristia; 3° di assistere, in casi specialissimi, ai matrimoni, s’intende sempre e in ogni cosa servatis de iure servandis; facoltà che cessa quando il missionario arriva in territorio soggetto a qualche Ordinario, al quale deve presentarsi a chiedere, come di dovere, le facoltà necessarie ed opportune.

Per il bene di tante anime chieggo umilmente alla Santità Vostra la rinnovazione di dette facoltà, mentre baciandoVi prostrato i Santissimi Piedi, mi professo coi sensi della venerazione più profonda

Della Santità Vostra

U.mo Dev.mo Obb.mo figlio
+ Gio. Battista Vescovo di Piacenza

 

3 - Pio X a Scalabrini[3]

Dal Vaticano, 25 Novembre 1903

Si confermano le facoltà già concesse secondo la petizione, ad beneplacitum
Pius PP. X

 

4 - Scalabrini a Merry del Val[4]

Piacenza, 3 Febbraio 1904

E.mo Principe,

Allorché nel passato Novembre io ebbi l’alto onore di presentarle i miei umili omaggi, le parlai delle grandi miserie religiose e morali degli emigrati italiani al Nord America, e mi feci ardito di chiedere all’E.V. una lettera commendatizia presso l’Episcopato italiano per uno de’ miei missionarii, che avrei richiamato, perché tenesse conferenze al laicato, al clero e specialmente ai seminaristi. E mi si allargò il cuore quando l’E.V. non mostrò difficoltà di accordarla, come ne accordò un’altra al P. Maldotti, ora in viaggio per l’America centrale.

Il latore della presente è appunto il missionario richiamato. È desso il p. Francesco Beccherini, uomo di ingegno e di grande attività, che da 12 anni lavora indefessamente pei nostri emigrati, che innalzò chiese e case, e segnatamente la bella chiesa di Detroit, ove ora risiede. Sarebbe veramente meritevole che V.E. gli conferisse la croce pro Pontifice et Ecclesia, che gli servirebbe assai per conseguire il nobilissimo intento, pel quale è ritornato in Italia.

Egli desidera presentarsi ai Venerandi Pastori delle Diocesi italiane con una lettera di V.E. R.ma. Dessa gli faciliterebbe il suo compito e gli aprirebbe il passo dappertutto. Non le nascondo che io ne sarei lietissimo e perché un tal fatto produrrebbe ottimi effetti sul popolo, e perché mostrerebbe che la S. Sede Apostolica, che fu la prima a studiare l’importantissima questione della nostra emigrazione, non l’abbandona nelle mani dei nemici di Dio e della sua Chiesa.

Nella speranza di essere esaudito, le anticipo, E.mo Principe, i più fervidi ringraziamenti, e baciandole con devoto ossequio la S.P. con sensi di profonda venerazione mi professo

Di V.E. R.ma
U.mo dev.mo oss.mo servo
+ Gio. Battista Vesc.° di Piacenza

 

5 - Merry del Val a Scalabrini [5]

Roma, 13 Febbraio 1904

Ill.mo e Rev.mo signore,

II Santo Padre, a Cui ho riferito il contenuto della lettera indirizzatami da V. S. Ill.ma e Rev.ma il 3 del corrente, ha appreso con piacere il progetto da Lei formato, d’incaricare il P. Francesco Beccherini di tener conferenze in Italia, per interessarvi il clero ed il laicato in favore degli italiani emigrati nell’America del Nord, e sopratutto per accendere nel cuore dei seminaristi la fiamma dello zelo, che li renda desiderosi di accorrere in aiuto delle grandi miserie religiose e morali di quei poveri emigrati. Sua Santità, in vista dello scopo a cui mira, non ha potuto non lodare il progetto di V.S. e, mentre si è degnata di confortare coll’Apostolica benedizione il predetto P. Beccherini, ha significato che la S.V. può munirlo di commendatizia presso i suoi Rev.mi Colleghi nell’Episcopato italiano, affinché gli agevolino l’adempimento dell’incarico che V.S. intende di affidargli.

Vuole peraltro Sua Santità che se, in seguito alle conferenze del P. Beccherini, vi fossero dei seminaristi, i quali manifestassero il desiderio di recarsi alle missioni di America, la S.V. non ne dia loro licenza, se non dopo di averli tenuti in cotesto Istituto «Cristoforo Colombo» il tempo necessario per dar prova della sincerità della loro vocazione.

Mi è grata intanto l’opportunità di raffermarmi con sensi di particolare stima

Di V.S. Ill.ma e Rev.ma
Servitore
R. Card. Merry del Val

 

6 - Merry del Val a Scalabrini[6]

Roma, 15 Febbraio 1904

In Filadelfia degli Stati Uniti Americani trovasi una colonia composta di oltre trecento italiani priva di Sacerdoti, che ne conoscano i costumi e la lingua. Se la S.V. Ill.ma e Rev.ma che tante volte è venuta in sollievo delle Colonie, potesse nell’Istituto «Cristoforo Colombo» trovare un soggetto adatto da inviarvi, farebbe davvero opera pietosa i santa aumentando le non poche benemerenze dell’Istituto medesimo.

Nella fiducia che Ella vorrà pormi in grado di corrispondere al desiderio di chi me ne ha fatto richiesta, godo frattanto profittare dell’incontro ecc.

 

7 - Scalabrini a Merry del Val[7]

Piacenza, 18 Febbraio 1904

E.mo Principe,

In risposta alla venerata sua del 15 corr. mi affretto di farle sapere che scriverò al superiore delle missioni italiane al Nord d’America, perché voglia, al più presto possibile, preparare, come V.E. desidera, un soggetto per Filadelfia.

È vero che sempre rincresce inviare un individuo da solo, essendo ciò più o meno contrario alle Regole, ma ogni regola ha le sue eccezioni, e questa eccezione la faccio ora di buon grado, nella speranza di poter presto inviare colà un altro prete.

Per rendere più sollecite le trattative in proposito, suggerirei sommessamente che V.P. significasse a chi gliene ha fatto richiesta, che si rivolga, per le opportune intelligenze, al P. Paolo Novati sup. provinciale dei missionarii di S. Carlo (Providence, R.I.) previo accordo coll’Arcivescovo di Filadelfia.

La ringrazio, E.mo, della cortese risposta alla mia del 3 corrente. La benedizione del nostro amatissimo S. Padre, pegno della benedizione di Dio, mi affida che a qualche cosa riusciremo.

Le bacio umilmente la S. Porpora e con sensi di particolare venerazione godo raffermarmi

di V.E. R.ma
U.mo dev.mo oss.mo servo
+ Gio. Battista Vesc.° di Piacenza

 

8 - Scalabrini a Pio X[8]

Piacenza, 1 Marzo 1904

Beatissimo Padre,

Sono lieto di umiliare ai piedi di Vostra Santità da parte dei miei missionari del Nord America, l’unita offerta di L. 2000. Vogliate, Ve ne prego gradirla con l’usata benignità e impartire ai zelanti oblatori, che la implorano, l’Apostolica benedizione. Terminata in Aprile p.v. la quinta visita pastorale della diocesi avrei intenzione di recarmi nell’America del Sud.

Vorrei dare laggiù, come feci al Nord, gli Esercizi spirituali, ai Missionari, alle suore agli orfani italiani, raccolti in numero di circa 300 nel nostro Orfanotrofio di Ipiranga e visitare poi le missioni e le colonie dei nostri emigrati!

Credo che tutto questo gioverebbe a rialzare il morale di quei poveretti e fare un po’ di bene.

Se Vostra Santità è ancora del parere espressomi a voce, tengo per fermo vorrà accordarmi il permesso, che ora umilmente domando, di effettuare quel disegno. Non Vi nascondo però, Beatissimo Padre, che sono al momento un po’ turbato ed incerto, e ve ne dico apertamente il motivo. Il 14 corr. la Santità Vostra degnavasi ricevere in privata udienza certo Paolo Ligutti, ex frate francescano, il calunniatore più sacrilego e più subdolo ch’io mi abbia mai conosciuto. La razza di quei preti, descritti da S. Cipriano a così foschi colori, che ad insaputa del loro Vescovo correvano a Roma per denigrare la fama e l’onore, non è ancora spenta. Il Ligutti è purtroppo uno di costoro. Proprio di questi giorni io dovevo comunicargli con la relativa censura (ed egli forse lo prevedeva), l’esito affatto negativo di un processo dovutosi istruire contro tre rispettabili ecclesiastici di Piacenza per gravissime accuse di immoralità da lui inventate a loro carico solo perchè essi non erano favorevoli alle sue imprese senza base e senza principio di sana e soda educazione. Ma, tornato egli da Roma, eccolo a strombazzare l’avuta udienza sul suo giornale (tutt’altro che meritevole di encomio), aggiungendo, al pomposo titolo Il giovane italiano corriere nazionale le parole: Benedetto cordialmente dal S. Padre Pio X.

Con questa etichetta egli cerca ora di accreditare le sue idee balzane e di trappolare ancor meglio i semplici; Non dico quale impressione questa cosa abbia fatto a sull’animo dei benpensanti, perché facile a immaginarsi. Dal canto mio mi credetti in dovere di sospendere contro quel poveretto ogni atto giudiziale, non volendo per niuna cosa del mondo che apparisse una specie di contrasto fra gli encomii veri o supposti di Vostra Santità e il mio modo di agire verso di lui. Ora poi (perdonate, Beatissimo Padre, se mi dilungo forse un po’ troppo) si va buccinando ch’egli venne a Roma (chiesto) dalla S. Sede per deporre innanzi alla Santità Vostra cose gravissime, incomunicabili a carico di una Comunità religiosa che ha per lui il grande torto di avere per ben tre volte rinviato una donna strana, per non dir altro, che egli tiene ora con sé. Posso assicurarVi, Padre Santo, che i fatti da lui denunziati e che assai si conoscono non fuori che nella sua fantasia inferma e perversa. Sono pronto a fornire alla Santità Vostra le prove che si tratta di un vero mistero d’iniquità. L’ex frate l’ha col Vescovo e coi più assennati del clero, perchè non vogliono favorire le sue stranezze; l’ex monaca l’ha con la Congregazione da cui venne espulsa, appunto perché venne espulsa. Di qui tutte le loro maligne invenzioni.

Ma Deus, non dubito, humiliabit calumniatorem.

Prostrato al bacio dei Santissimi Piedi e implorando l’Apostolica benedizione, ho l’onore di ripeterrni coi sensi della venarazione più illimitata e profonda

Di Vostra Santità
Umil.mo Devot.mo Obb.mo figlio aff.mo
[Scalabrini]

 

9 - Pio X a Scalabrini[9]

Dal Vaticano, 7 Marzo 1904

È doloroso l’essere attaccati dalle lingue malediche e calunniose, che non risparmiano le persone più sante; ma porti in pace anche questa croce, ben sicuro, che qui specialmente cotali si tengono in quel conto che meritano.

Mi duole assai di essere stato sorpreso nel concedere al Giornale la benedizione implorata, perché non dubitavo punto, che come il Giornale così l’Istituto fossero sotto la tutela e la sorveglianza della S. V. Ill.ma.

Come Le ho manifestato a voce, Le confermo per iscritto, che convinto del bene fatto da Lei nella prima Sua visita in America, sarò ben lieto se Ella potrà ritornarvi per essere di aiuto e conforto ai nostri poveri emigrati, col voto ardentissimo che Iddio L’accompagni e Le dia le più care consolazioni.

La ringrazio vivamente delle Lire 2.000 per l’Obolo di S. Pietro e imploro su tutti gli offerenti e sopra di Lei, Venerabile Fratello, con particolare affezione le divine benedizioni.

Pius PP. X

 

10 - Scalabrini a Pio X[10]

Piacenza, 3 Giugno 1904

Beatissimo Padre,

in omaggio al desiderio espressomi da Vostra Santità, io partirò, a Dio piacendo, il giorno 17 corr. per l’America del Sud, conducendo meco sei nuovi missionarii.

Desideriamo vivissimamente di prostrarci prima ai piedi della Santità Vostra e ricevere una speciale Benedizione. Se tanto onore ci verrà, come speriamo, accordato, saremo a Roma il 14 per avviarci a Napoli il giorno appresso.

Sarà per me una ineffabile consolazione il poter presentarVi di nuovo personalmente i miei omaggi umilissimi e ricevere quegli ordini e quelle istruzioni che Vi piacesse impartirmi.

DegnateVi intanto, Beatissimo Padre, gradire i sensi della profonda venerazione onde, baciandoVi i SS. Piedi, mi glorio di raffermarmi

Di Vostra Santità
U.mo dev.mo servo e figlio aff.mo
Gio. Battista Vesc.° di Piacenza

 

11 - Pio X a Scalabrini[11]

Dal Vaticano lì 5 Giugno 1904

Il.mo e Rev.mo Monsignore,

Contento per la notizia, che Ella si compiacque di comunicarmi, sarò ben lieto di rivederla il giorno 14 corr. coi diletti suoi Missionari per impartire loro di cuore quella benedizione, che li accompagni nel viaggio e nella permanenza, e sia caparra di messe copiosa e di soavi conforti nelle loro apostoliche fatiche.

Pius PP. X

 

12 - Scalabrini a Pio X[12]

Piacenza, s.d.

Beatissimo Padre,

La Vostra Apostolica Benedizione con una parola di augusto conforto sarà il premio più grande per questi dodici missionari, veri apostoli di Gesù Cristo, e sarà caparra di gran bene.

Alla loro ardisco unire la mia umile preghiera. Degnatevi di benedire anche me, che colgo con tutto il cuore l’occasione di riaffermarmi, previo il bacio del S. Piede, con profonda devozione

Di Vostra Santità

U.mo Dev.mo Aff.mo figlio
[Scalabrini]

 

13 - Scalabrini a Pio X[13]

S. Paolo (Brasile), 22 Luglio 1904

Vogliate, ve ne supplico, scusare nella Vostra immensa bontà l’ardire che mi prendo di indirizzarVi questa mia e di usare di questa carta, la migliore che trovasi in questa casa della Congregazione dei miei Missionarii e che Vi mette sott’occhio un’opera di grande carità da loro compiuta. Sento prepotente il bisogno di ringraziarVi, prostrato in ginocchio innanzi alla Vostra Augusta Persona, della Benedizione con la quale Vi degnate accompagnarmi nel lungo viaggio e della quale ebbi a provare i più salutari effetti.

Grazie a Dio non ebbi a soffrire menomamente durante i 27 giorni di bastimento, sebbene il mare non ci sia stato sempre amico. Ogni dì celebrai la S. Messa, si confessava, si comunicava, si predicava, si insegnava il catechismo, sicché un signore brasilero diceva scendendo in terra: Abbiamo passato tre settimane in un monastero!

Qui fui accolto splendidamente dal Vescovo, uomo degno dell’alta sua posizione, dal Capitolo, dal Clero, e da immenso popolo italiano accorso, sicché turbò non poco i nervi al partito socialista cosmopolita, qui numeroso e forte.

Ho dato gli Esercizi spirituali ai Missionarii e alle Suore ed ho cominciato a visitare le colonie italiane raccolte nelle così dette Fazende. L’incontro con me è qualche cosa d’impossibile a descriversi. Quando mi veggono da lontano gridano gli evviva, ma quando son giunto in mezzo a loro piangono tutti. Ma il momento più solenne e commovente è quando io parlo loro della Santità Vostra e che imparto la Vostra Benedizione Apostolica. Un pianto dolcissimo di gioia viva, intensa. Ieri vidi una colonia quasi interamente di Trevigiani. Che bellezza sentirli parlare del loro Padre Santo, che vanti innocenti di averVi veduto, di averVi parlato, di essersi confessati dal loro Papa, quando era Parroco, Canonico, Vicario ecc. Il padrone della Fazenda che era presente piangeva anche lui come gli altri e mi disse esser quello uno de’ più bei giorni della sua vita.

Continuerò così sino a oggi otto e poi mi metterò in viaggio per gli Stati dello Spirito Santo, del Paranà, di S. Catarina, di Rio Grande do Sul, in visita delle case della Congregazione e, per quanto mi sarà dato, delle colonie dei nostri emigrati.

Parto da S. Paolo assai contento per aver potuto combinare con questo ottimo Prelato varie cose che riusciranno di grande vantaggio alle anime dei nostri poveri espatriati, qui, più che in Italia, assetati di parola di Dio e di Sacramenti. Sono in questa Diocesi più di 2000 fazende che i Missionari di S. Carlo percorrono indefessi, da veri apostoli, colla maggior frequenza possibile, ma non certo più di una volta all’anno, sebben siano in 12. Ma bisognerà che ne aumenti il numero anche per provvedere meglio all’assistenza di queste importanti opere di carità create da loro da una diecina d’anni. Gli orfani italiani finivan tutti  in modo innominabile. I primi Missionari inviati qui conobbero tosto il bisogno di un orfanotrofio italiano; si misero coraggiosamente all’opera e Dio venne in loro aiuto. Sono già 802 i giovani raccolti, istruiti e messi a posto con un’arte in mano; e sono 242 i ragazzi ora qui, divisi in due stabilimenti grandi e ben collocati fuori della città  e che studiano, pregano, apprendono un mestiere qui in casa e si preparano ad essere buoni cristiani. Vivono di elemosine che i Missionari raccolgono nelle loro continue escursioni apostoliche. Quello che mi sorprese di più è che non hanno debiti di sorta. È Dio che vede e provvede.

Ed ora mi permetto, P.B., di esporle una mia idea. La S.V. si è proposto il sublime e fecondo programma: Instaurare omnia in Christo. Ora la Chiesa, che coll’ammirabile Istituzione di Propaganda Fide spende tanto denaro e consuma tanti preti per la diffusione della fede tra gli infedeli, non farà qualche cosa di simile per la conservazione della fede tra gli emigrati? E parlo degli emigrati di tutte le nazioni e di tutte le religioni cattoliche: italiani, tedeschi, spagnuoli, portoghesi, canadesi ecc. ecc. Una Congregazione speciale dedicata a questo problema, il più grande del nostro secolo, riuscirebbe di onore alla Santa Sede Apostolica, le avvicinerebbe i popoli, come a tenera madre, e produrrebbe un bene immenso. Lassù negli Stati Uniti del Nord le perdite del Cattolicesimo si contano a milioni, certo più numerose delle conversioni degli infedeli fatte dalle nostre Missioni in tre secoli, e nonostante le apparenze, continuano ancora. Il protestantesimo lavora lassù e lavora anche qui a pervertire le anime. Ora una Congregazione che si mettesse in relazione coi Vescovi, dai quali si dipartono e con quelli presso i quali arrivano gli emigranti cattolici, e se non basta coi rispettivi Governi; che studiasse in ogni sua parte l’arduo e complesso quesito dell’emigrazione, giovandosi all’uopo degli studi antichi e moderni, e a nome del Santo Padre imponesse le provvidenze del caso, sarebbe una benedizione pel mondo e basterebbe a rendere glorioso il Vostro Pontificato.

Perdonate, P.B., la mia audacia, audacia di un figlio devoto e riconoscente che darebbe per Voi e per la causa Vostra il sangue e la vita, e degnatevi di continuare la vostra santa Benedizione, che ricevo ogni dì inginocchiato con profonda commozione, perché possa compiere, col divino aiuto, le opere per le quali sono venuto, e così per la solennità dei Santi trovarmi in mezzo al mio popolo carissimo.

Vi bacio, P.B., i piedi e coi sensi della più viva, antica e sentita venerazione, mi glorio di raffermarmi

della S.V.
Um.mo, Dev.mo, Obbl.mo, Aff.mo figlio

 

14 - Scalabrini a Pio X[14]

Fine Agosto 1904

B.P.,

In mezzo alle angustie e affanni del Vostro sublime ministero, non Vi sia discaro che un Vostro figlio lontano venga a deporre ai V. Piedi i suoi omaggi, umiliando gli auguri che Dio Vi conceda luce e forza pari al bisogno dell’ora presente. E poiché la S.V. mi onora della sua benevolenza paterna, mi permetta le esponga qualche cosa che mi riguarda.

Son qui nello Stato del Paranà. Il Presidente e tutte le autorità civili, militari, ecclesiastiche erano alla stazione al mio arrivo, e fu per me una viva consolazione dopo le tristezze del viaggio per giungere costassù (a 900 metri sul livello del mare), 6 giorni di mare e 6 ore di ferrovia arrampicantesi sopra precipizi orribili.

Presi dimora presso i miei Missionarii a S. Felicidade. È questa la colonia modello: la più ben regolata di tutto il Brasile. I Missionarii l’ebbero in mano in sul nascere e, assistita continuamente, si mantenne cristiana, cattolica, fervente. Ieri comunicai un numero stragrande di persone. Si stende a circa 20 miglia all’interno e questi buoni preti sono in moto continuamente non solo per le colonie, ma ancora in tutto lo Stato per le missioni. Sono giunto a P. ultimo confine civilizzato. Al di là è tutto bosco abitato dagl’indii selvaggi.

Il S. Card. Simeoni diceami spesse volte: Quando i Missionarii giungeranno presso gli Indii, dovrebbero pensare di far qualche cosa anche per loro. Siamo nel caso. Me ne parlò anche il Presidente dello Stato assicurandomi di tutto il suo appoggio. Per ora 3 o 4 preti basteranno. Prendendo cura in prevalenza delle colonie italiane studieranno il modo di mettersi in comunicazione con quei selvaggi. Se Dio li assisterà e potranno ottenere la sua grazia, manderei i soggetti pronti a sacrificarsi, se no, si terrà conto del buon desiderio. Questi selvaggi sono i discendenti di quelli che i P. Gesuiti convertirono; ma poi abbandonati e presi a cannonate fuggirono nei boschi. Conservano ancora, a quanto si dice, qualche traccia di cristianesimo nelle loro cerimonie. P. S., una preghiera e una speciale benedizione per questa nuova opera di carità.

La mia salute, non ostante i disagi dei lunghi viaggi, si conserva sempre ottima. È, ripeto, l’effetto della Vostra Benedizione. Ebbi un giorno solo di malessere sul mare, causa una burrasca non piccola, e dissi: Forse il S. Padre non si è ricordato di benedirmi.

Cominciano in questo grande paese i calori di primavera, e con essi i soliti malanni, il vajuolo che miete vittime numerose e qua e là qualche caso di peste. I paesi infetti li ho di già passati. Proseguirò per lo Stato di Rio Grande e penso, se Dio lo vorrà, di partire in sui primi di Ottobre.

Prostrato al bacio, ecc.

 

15 - Scalabrini a Pio X[15]

Brasile, Ottobre 1904

B.P.,

Forse commetto una indiscrezione, permettendomi di scriverVi di nuovo; ma Voi, ne sono certo, la perdonereste a un vostro figlio affezionatissimo, che trova un grande sollievo nel rivolgersi al Padre comune, al Vic. di N.S.G.C.

Da 40 giorni mi trovo in mezzo alle colonie it. di Rio Grande del Sul e non essendo sicuro di avere la consolazione di prostrarmi innanzi a V.B. se il bastimento non fermasse in Napoli, ardisco mettere sotto gli occhi di V.S. le condizioni di questi 300 mila italiani, raccolti nelle valli formate dai fiumi Carrero, Prata e Das Antas. È questo un territorio tutto italiano lungo 250 chilometri e largo 150 circa. È cosa meravigliosa il pensare che esso sino al 1876 era occupato dagli Indios, selvaggi, che si ritirarono poi a Nord al sopraggiungere della nostra emigrazione. La Valle do Carrero comprende le Missioni di Enc[antado] con 175 cappelle. Questo territorio è assistito dai nostri Missionari di S. Carlo.

La Valle das Antas è assistita da preti diocesani e dai cappuccini venuti dalla Savoia.

Nelle 300 e più cappelle che dipendono dalle Chiese Matrici sono ricordati tutti i Santi Patroni del Veneto, della Lombardia, dell’Emilia ecc.

L’accoglienza fattami fu qualche cosa di sorprendente, indescrivibile...

 

16 - Pio X a Scalabrini[16]

Dal Vaticano, 22 Dicembre 1904

Ill.mo e R.mo Monsignore,

Col primo affettuoso saluto appena Ella metteva piede nel Continente avrei voluto presentarLe le mie più vive congratulazioni pel gran bene ch’Ella ha fatto nella sua visita apostolica all’America Latina e specialmente ai nostri poveri italiani. Ma per le tante occupazioni dei dì passati fui invece prevenuto dalla bontà sua; e mentre con tutto il cuore La ringrazio dell’opera fruttuosa, che solamente per la gloria di Dio laggiù Ella ha esercitato, La prego dal Signore le più larghe ricompense. La vedrò volentieri, quando senza suo grave incomodo Ella potrà venire a Roma per far tesoro dei suoi consigli e delle sante sue proposizioni per migliorare le condizioni morali di quei nostri doppiamente diletti figliuoli.

Intanto La ringrazio dell’obolo e Le presento il ricambio degli augurii per le Sante feste desiderando a Lei e alla sua Diocesi colla Benedizione Apostolica, che Le impartisco con effusione di cuore i  più soavi conforti.

Pius PP. X

 

17 - Pio X a Scalabrini[17]

Roma, Dicembre 1904

Monsignor Scalabrini
Vescovo di Piacenza

Santo Padre riconoscente nuovo argomento bontà Sua colle vive congratulazioni frutti copiosi suo apostolato felice ritorno imparte cordialmente Apostolica Benedizione.

Autografo di un telegramma che S.S. Pio X ordinava di spedire a Mons. Scalabrini ritornato dall’America nel 1904. Gio. Bressan.

 

18 - Scalabrini: promemoria per l’udienza del S. Padre[18]

Piacenza, 3 Febbraio 1905

Al S. Padre

I ringraziamenti - viaggio - stato dell’emigrazione in generale - in particolare - Italiani, Polacchi, Ruteni - Pericoli del protestantesimo attivo e ricco.

Gli Indios - colloquio col chefe del Paranà - La Chiesa ci ha abbandonati.

Si può e si deve provvedere

Provvedimenti -

1 Una parola del S. P.

2 Qualche ricordo alle Missioni, specialmente Caxias e Campo Comprido

3 Incoraggiamento al Vescovo di S. Paolo e di Porto Alegre, che celebra il suo giubileo episcopale - Can.° Lesa Prot. Ap. ad Instar.

4 Congregazione pro emigratis catholicis. I vantaggi con poche spese

5 Provvedere all’evangelizzazione degli Indios. Dopo 300 anni di cattolicismo.

Prefetture staccate dai Vescovi - Capp. nello Stato di Rio Grande; Francescani a S. Caterina; Miss. di S. Carlo al Paranà; Cappuccini a S. Paolo e al Nord - Maragnon - Domenicani al Parà -

Benedettini disposti a prendere una Missione.

Poche spese; gli Stati aiutano...

6 Far osservare le prescrizioni nella Italia Meridionale.

7 Zorini - Tononi -

 

1 Vinati Gio. Batt. Dott. in teologia e Diritto Can. - Can. Arciv. Vic. Gen. d’anni 57

2 Dallepiane Can.° Teologo della Catt. Dott. e Prof. in S. Teologia  44

3 Mangot Dott. in D.C. Can.° Prev. della Catt. di (Piacenza) d’anni 54

4 Squeri Gio. Arcipr. Vic. For. di Borgotaro 45

5 Molinari C. fu Dirett. Sp. del Seminario, poi Arcipr. Vic.

 

19 - Merry del Val a Scalabrini[19]

Roma, 19 Marzo 1905

Monsignore Veneratissimo,

mi perdoni se ho tardato tanto a rispondere alla sua preg.ma lettera del 28 di Febbraio pp. Molto ho avuto da fare e poi volevo riflettere maggiormente alla grave questione che in verità mi sta molto a cuore. Non ho bisogno di aggiungere che ne ho parlato, e più volte, col Santo Padre. Né sarebbe difficile, né sgradito a Sua Santità d’indirizzare a tutti gli emigrati di qualsiasi nazionalità la parola di conforto da Lei indicata; ma mi pare che questa parola dovrebbe essere pronunciata quando potrà essere seguita e con sollecitudine da un provvedimento efficace. Ora è precisamente in ciò che ci difetta una linea di condotta chiara ed un programma concreto di azione. Si potrà nominare una Commissione «Pro emigratis catholicis». Sta bene. E poi? Fa d’uopo trovare persone competenti e poi tracciare una linea di azione, determinare i limiti del suo apostolato, ed i mezzi che avrà a disposizione, nonché il modo pratico di usarne. Insomma è necessario un lavoro di preparazione, altrimenti avremo delle parole, delle promesse, una Commissione, delle sante intenzioni, delle complicazioni con altre società di simile natura, ma nulla più. Veda Lei, Monsignore, se può studiare la cosa e preparare gli elementi necessari per una azione efficace, la quale secondo me non dovrebbe incominciare con troppo chiasso e in proporzioni troppo estese. Sarebbe meglio un «granum sinapis» che in seguito colla benedizione del Signore potrebbe estendersi sempre più.

Non ho mancato di scrivere subito al Brasile nel senso da Lei proposto ed attendo risposta.

Mi raccomando a Dio, Monsignore, e mi creda con sensi di vera stima,

suo dev.mo
R. Card. Merry del Val

 

20 - Scalabrini a Merry del Val[20]

Piacenza, 29 o 21 Marzo 1905

Eminenza Rev.ma,

ebbi la venerata sua del 19 corr. e ne la ringrazio di cuore.

Le osservazioni sue, intorno al progetto di una Congregazione Pro emigratis catholicis, mi paiono sagge e degne di tutta la considerazione.

Farò quanto V.E. desidera. Non potrò spedire tanto presto il nuovo studio, perché sopraccarico di lavoro, ma vedrò di sbrigarmi il più presto possibile.

Mi è cara l’opportunità per rinnovarle i sensi di particolare venerazione, onde, baciandole la S. Porpora, mi raffermo.

+ Gio. Battista Vescovo di Piacenza

 

21 - Scalabrini a Merry del Val[21]

Piacenza, 5 Maggio 1905

Em.za Rev.ma,

Le trasmetto l’unito rapporto intorno al noto argomento.

Scritto ad intervalli fra un’udienza e l’altra e in mezzo a mille occupazioni, esso presenta molti difetti, parecchie lacune e qualche ripetizione. Andrebbe rifatto e ordinato diversamente: ma il tempo proprio mi manca. Lo rifarò e completerò, se Dio mi darà vita, in seguito.

Voglia intanto l’E.V. accoglierlo così com’è e perdonare l’ardire soverchio.

Mi è cara l’occasione per rinnovarle i sensi della mia venerazione più sentita e profonda e raffermarmi.

Di V. E. Rev.ma

Um.mo dev.mo servo aff.mo
 Gio. Battista Vescovo di Piacenza

[1]AGS AB 01-04/22 (minuta).

[2]AGS AB 01-04/24a (originale).

[3]AGS AB 01-04/24b (originale).

[4]AGS AB 02-02/5 (originale). Nel novembre 1903 Scalabrini aveva parlato al Segretario di Stato dell’opportunità di incaricare un suo missionario di tenere conferenze al laicato, clero e seminaristi. Il cardinale acconsentì all’idea, così come accordò commendatizie a P. Maldotti in partenza per l’America centrale. Ora Scalabrini invia a Merry del Val il missionario Beccherini incaricato del ciclo di conferenze, chiedendo per il suddetto la croce Pro Pontifice et Ecclesia che gli consenta di conseguire il nobilissimo intento “pel quale è destinato in Italia”.

[5]AGS BA 04-02/1 (originale). Pio X ha appreso con piacere del progetto di incaricare P. Francesco Beccherini “di tener conferenze in Italia” per interessare il clero e il laicato in favore degli emigrati italiani nel Nord America e soprattutto “per accendere nel cuore dei seminaristi la fiamma dello zelo” che li disponga ad accorrere in aiuto dei connazionali all’estero. Ma la commendatizia presso i vescovi può essere data dallo stesso Scalabrini.

[6]AGS AB 02-02/6a (minuta). Il Segretario di Stato chiede se nell’Istituto Cristoforo Colombo sia possibile trovare un sacerdote per la colonia italiana di Filadelfia, negli Stati Uniti.

[7]AGS AB 02-02/6c (originale).

[8]AGS AB 01-04/28 (minuta). Scalabrini invia a Pio X l’offerta di L. 2.000 da parte dei suoi missionari ed esprime l’intenzione di visitare le missioni dell’America meridionale in aprile, appena avrà terminata la quinta visita pastorale alla sua diocesi. Aggiunge però che è amareggiato perché Paolo Ligutti, ex francescano che si vanta di essere stato in udienza del Papa, strumentalizza questo episodio per avallare calunnie sul conto di ecclesiastici. Soltanto per non dare l’impressione di essere in contrasto con il papa, Scalabrini gli ha sospeso una censura per le gravissime false accuse sul conto di tre sacerdoti piacentini.

[9]AGS AB 01-04/29 (originale). Pio X esorta Scalabrini a portare in pace la croce, spiacente di aver concesso la benedizione al giornale di Paolo Ligutti, ritenendo che il giornale, come anche l’istituto, fossero “sotto la tutela e la sorveglianza” di Scalabrini.

[10]AGS AB 01-04/32 (minuta).

[11]AGS AB 01-04/33 (originale).

[12]AGS AB  01-04/41a (minuta).

[13]AGS AB 01-04/41b (minuta).

[14]AGS AB 01-04/42 (minuta).

[15]AGS BA 04-08/17 (minuta di lettera probabilmente non inviata). Scalabrini scrive che da 40 giorni si trova nelle colonie italiane di Rio Grande do Sul; non essendo sicuro di poter passare per Roma e avere un’udienza pontificia, informa il papa sui 300.000 italiani raccolti nelle valli formate dai fiumi Carrero, Prata e das Antas, dove operano preti diocesani e i cappuccini venuti dalla Savoia. Nelle 300 e più cappelle che dipendono dalle chiese matrici sono venerati tutti i santi patroni del Veneto, Lombardia, Emilia ecc.

[16]AGS AB 01-04/36.

[17]AGS AB 01-04/38. Testo autografo di un telegramma di felicitazioni di Pio X a Scalabrini per il ritorno dal Brasile.

[18]AGS AB 01-04/39a (minuta). Nel promemoria Scalabrini ha fissato schematicamente gli argomenti da trattare con Pio X.

[19]AGS BA 04-14/1 (originale). Merry del Val informa di aver parlato più volte a Pio X della “grave questione” dell’assistenza degli emigrati cattolici. Il papa intende “indirizzare a tutti gli emigrati di qualsiasi nazionalità la parola di conforto”, secondo le indicazioni di Scalabrini, quando essa potrà essere seguita da un intervento efficace. Il cardinale chiede a Scalabrini di approfondire la proposta della Commissione “Pro emigratis catholicis” con quegli elementi necessari per un’azione efficace.

[20]AGS AB 02-02/8a (minuta).

[21]AGS AB 02-02/8b (minuta). Scalabrini trasmette a Merry del Val il “noto” rapporto: scritto a intervalli, presenta, a giudizio dell’autore varie imperfezioni eliminabili con ulteriore lavoro, “se Dio mi darà vita”: Scalabrini non potrà perfezionare il suo progetto, perché verrà a morire dopo alcune settimane, il 1 giugno 1905.