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Nato a Fino Mornasco (Como) l’8 luglio 1839, G. B. Scalabrini fu ordinato sacerdote il 30 maggio 1863. Nei primi anni di sacerdozio fu professore e poi rettore del Seminario comasco di San Abbondio; nel 1870 divenne parroco di San Bartolomeo. Il 30 gennaio 1876, a 36 anni, fu consacrato vescovo di Piacenza. Compì cinque volte, personalmente, la visita pastorale alle 365 parrocchie della diocesi; celebrò tre sinodi, di cui uno dedicato al culto eucaristico, diffondendo fra tutti i fedeli la comunione frequente e l’adorazione perpetua; riorganizzò i seminari, riformò gli studi ecclesiastici, anticipando la riforma tomistica di Leone XIII; consacrò duecento chiese; fu infaticabile nell’amministrazione dei sacramenti, nella predicazione, nell’educazione del popolo all’amore attivo della Chiesa e del Papa, nel culto della verità, dell’unità e della carità. Di questa virtù fornì prove eroiche, nell’assistenza ai colerosi, nella visita agli ammalati e ai carcerati, nel soccorrere i poveri e le famiglie decadute, nella generosità del perdono. Salvò dalla fame migliaia di contadini e operai, spogliandosi di tutto, vendendo i cavalli, il calice e la croce pettorale regalatagli da Pio IX. Fondò un istituto per le sordomute, organizzò l’assistenza alle mondine, società di mutuo soccorso, associazioni operaie, casse rurali, cooperative, e tutte le forme di Azione Cattolica. Definito da Pio IX «Apostolo del Catechismo», volle che fosse insegnato in tutte le parrocchie in forma di scuola, anche per gli adulti, ideò e presiedette il Congresso Catechistico Nazionale del 1899, primo al mondo, e fondò il primo periodico catechistico. Era convinto che i sentimenti di religione e di patria potevano e dovevano conciliarsi nell’animo degli italiani: per la pace delle coscienze e la libertà del ministero apostolico lottò e soffrì per la Conciliazione fra Chiesa e Stato. Ma non essendo maturi i tempi, si volse a preparare la pacificazione religiosa sul terreno dei fatti, accordando la fede religiosa e l’amore patrio nelle opere a favore degli emigranti. Colpito, fin dall’inizio dell’episcopato, dallo sviluppo drammatico dell’emigrazione italiana, diventata un fenomeno di massa, lo Scalabrini si fece apostolo dei milioni d’italiani, costretti dalla fame a espatriare, spesso in condizioni di semischiavitù, sempre nel pericolo di perdere la pratica religiosa e la fede. Con l’approvazione di Leone XIII, il 28 novembre 1887 fondò la Congregazione dei Missionari di S. Carlo (Scalabriniani) per l’assistenza morale, sociale e legale degli emigranti nei momenti della partenza, dell’arrivo e della prima ambientazione nei nuovi posti di lavoro. Indusse S. Francesca Saverio Cabrini, la Madre degli Emigrati, a partire per l’America nel 1889, per prendersi cura dei bambini, degli orfani e degli ammalati italiani. Fondò egli stesso, nel 1895, la Congregazione delle Suore Missionarie di S. Carlo per gli emigrati; e aprì il campo dell’emigrazione anche alle Suore Apostole del S. Cuore, che lo venerano come loro fondatore. Morì in concetto di santità il 1° giugno 1905. 30 anni dopo, fu aperta la causa di canonizzazione. Il 16 marzo 1987 il Papa Giovanni Paolo II ha promulgato il Decreto che riconosce che G. B. Scalabrini ha esercitato le virtù teologali e le virtù annesse in grado eroico. |
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