51. Lettera Pastorale

Home Su Sommario Presentazione Cenni biografici Scritti


 

 

 

51.    Azione Cattolica. Lettera Pastorale di Monsignor Vescovo di Piacenza. 16 Ottobre 1896, Piacenza, Tip. G. Tedeschi, 1896, pp. 23.

 

                In una Pastorale del 1890 Scalabrini aveva scritto con viva preoccupazione che in occasione della prima celebrazione della festa dei lavoratori i socialisti si erano presentati in pubblico in file serrate e spiegando le loro bandiere; c'era in lui il timore che quelle masse, suggestionate da agitatori che vedevano nella religione un nemico della classe operaia, sconvolgendo l'ordine sociale esistente, colpissero anche la chiesa e operassero la scristianizzazione della società. Ora  può affermare con gioia che anche il laicato cattolico sa unirsi compatto organizzandosi nelle associazioni.

                E' una soddisfazione condivisa da Giuseppe Toniolo, prezioso collaboratore di Scalabrini nell'attività sociale a favore degli emigranti attraverso la società di patronato S. Raffaele; appena ha letto sui giornali la Lettera del Vescovo scrive a Piacenza esprimendo commozione; felicitandosi con il presule si chiede: "Si può dire con più verità e sapienza, novità, delle idee vecchie? (AGS AO 0l/0l f.17a). Una novità era certamente la giustificazione dell'intervento anche dottrinale della chiesa nella questione sociale come più di cinque anni prima Leone XIII aveva fatto nella Rerum Novarum che, secondo Scalabrini, andava letta come un atto legittimo di magistero in campo socio-economico ad analogia delle encicliche Diuturnum e Immortale Dei che esprimevano il pensiero della chiesa sulla struttura politica delle nazioni.

                Il Vescovo, riferendosi alla diocesi, ricorda recenti convegni sull'attività sociale dei cattolici, la fioritura di Comitati e di Circoli giovanili, lo sviluppo di società operaie, la nascita di istituti di credito come le casse rurali e la banca S. Antonino.

                Il merito è del clero che ha accettato l'invito di uscire dal tempio; in questo modo ha reagito agli sforzi degli increduli moderni che, cercando di eliminare Dio anche dalle istituzioni scolastiche sostituendo il catechismo, ritenuto offensivo della libertà di pensiero, con un manuale laico dei doveri dell'uomo, hanno preparato dei sovversivi dinamitardi con i quali dovranno confrontarsi in una battaglia che potrebbe essere loro fatale.

                L'attività del clero risponde agli scopi dell'Azione Cattolica che si propone di dare vita a una organizzazione che risponda ai bisogni del mondo contemporaneo inserendosi nel movimento di sviluppo delle masse senza compromettere le convinzioni religiose.

                Non è impegno politico; vuole però supplire con istituzioni volontarie di aiuto alla classe agricola e di stimolo all'industria e al commercio, alle carenze determinate dalle inadempienze dei governanti che, con promesse, sempre disattese, di un maggiore benessere  hanno preteso giustificare la lotta contro la chiesa.

                E' necessario continuare l'opposizione alla massoneria, schierando associazione contro associazione. Riferendosi ai documenti pontifici il Vescovo esorta i fedeli a partecipare anche ai Congressi Cattolici; è la prima volta che Scalabrini conciliatorista nomina  espressamente l'opera dei Congressi di chiara fama intransigente; si può pensare che all'avvicinamento non sia stata estranea la mediazione di Toniolo, esponente di rilievo dell'Opera, ma a fianco del Vescovo nell'assistenza ai migranti.

                Non deve essere sottovalutata la partecipazione del laicato. Scalabrini ricorda, come in altre occasioni, che la Chiesa non è costituita soltanto dal clero; ogni battezzato deve concorrere al bene della comunità. Il laico, chiamato come il sacerdote alla difesa della fede e alla evangelizzazione, si senta onorato di questa missione che lo eleva alla dignità di cooperatore di Dio il quale, pur potendo salvare il mondo da solo, ha voluto associare in quest'opera la creatura umana.

 

 

            E' davvero consolante il risveglio cattolico che si va da qualche tempo manifestando in  Italia. Un'aura di nuova vita aleggia, si può dire, in ogni angolo di questa cara penisola. Si succedono varii e solenni i Congressi, i pellegrinaggi, i festeggiamenti ai sacri Pastori. Escono i cattolici dal loro ritiro serrati  in numerose falangi, levano in faccia al sole splendide e riverite le loro bandiere, discutono, propongono, risolvono, combattono, lavorano.

            E questo soffio animatore è penetrato, grazie a Dio, anche fra noi. Ancora non è spento l'eco {4} delle voci che risuonano nei fraterni convegni di Alseno, di Bedonia, di Chiaravalle. Abbiam veduto in poco d'ora, mercè lo zelo di parrochi zelantissimi, sorgere parecchi Comitati cattolici. Abbiam oramai Circoli della gioventù, Oratori festivi, Società operaie, istituzioni di credito anche noi.

            Ma tutto questo, diciamolo subito e diciamolo chiaro, è ben poca cosa di fronte al bisogno dell'ora presente.

            Signore, esclamava nell'afflizione del suo spirito il Reale Profeta, il tempo dell'azione è venuto, perocchè i tuoi nemici hanno rovinata la tua legge: Tempus faciendi, Domine; dissipaverunt legem tuam. Ed è quello che io ripeto a voi, fratelli e figliuoli carissimi.

            E' tempo, è tempo di scuoterci. E non vedete la guerra, la continua guerra che d'empietà, in mille modi e sotto mille pretesti, muove fra noi alla Religione e a' suoi Ministri? Non vedete bene spesso perseguitata la virtù, applaudito il vizio, profanate impunemente le cose più sante? Non udite le turpitudini, le menzogne, le calunnie che una stampa venduta e blasfema divulga ogni giorno fra il popolo a nostro danno e vostro? Ahimè, che l'ignoranza in fatto di Religione si rivela in molti ogni di più profonda! Lo dico con estremo rammarico, a tale siamo giunti che non si sa più distinguere da taluni il bene dal male e il male dal bene. Da chi meno il dovrebbe si è permesso che la ribellione spingesse tant'oltre l'ardire da sfruttare liberamente persino la tomba. Si è gridato al prete, {5}al prete fedele Ministro di Dio: ritirati! ed ecco farsi avanti i ministri di satana, ecco minacciato l'ordine pubblico, ecco turbata la pace domestica, ecco Piacenza, la nostra colta, gentile e cattolica città, avvilita, disonorata, divenuta poco meno che la favola delle città sorelle.

            Che se dalle condizioni nostre particolari, volgiamo lo sguardo all'andamento generale delle cose in Italia e altrove, che vediam noi, o dilettissimi? Persuasi oramai i moderni increduli di non potere neppur essi rovesciare, come vorrebbero, il trono di Gesù Cristo, pensarono di confinare questo eterno Re delle anime, questo invisibile Sovrano dell'universo, tra le pareti del tempio, allontanandolo da tutte le apparenze della vita, sia privata sia pubblica. Eglino tutte le arti adoperarono, a tutti i mezzi ricorsero pur di raggiungere il diabolico intento; e pur troppo, colpa in gran parte la indolenza dei buoni, vi sono riusciti. Gesù Cristo è stato a poco a poco allontanato dalla scuola, dai costumi, dalle famiglie, dalla società. Ma, ohimè, lo dirò colle parole di un eloquente scrittore contemporaneo, quando Gesù Cristo si è allontanato, ci siamo accorti che s'è allontanata l'anima che tutto vivificava, ci siamo accorti, che all'edificio scientifico, domestico e sociale è venuto a mancare il fondamento, ci siamo accorti di trovarci sull'orlo di un abisso! Avevano detto: Ogni scuola che si apre è un carcere che si chiude, e poi non hanno trovato, i nemici della Chiesa, conventi e castelli che bastassero a contenere il numero sempre crescente dei delinquenti. Avevano detto: Il ca{6}techismo nelle scuole è un'offesa alla libertà del pensiero, e, sostituito al catechismo il manuale dei diritti dell'uomo e poi un libro dei doveri naturali nel quale non si parlasse di Dio, hanno allevato i nuovi Spartachi dalle bombe di dinamite coi quali la società dovrà davvero combattere l'ultima battaglia. Avevano detto: La scienza laica purificherà l'ambiente e immetterà nuovo sangue nelle vene della crescente generazione e le statistiche dei suicidi, dei duelli, degli adulterii, i fallimenti dolosi, i saccheggi delle banche le pubbliche immoralità, i  più atroci delitti hanno fatto ben presto morire sul labbro gl'inni festosi sciolti alla nuova morale senza  Dio. Nella famiglia le rovine del talamo coniugale la pace perduta, i figli ribelli hanno dimostrato con troppa eloquenza che solo il crocifisso poteva proteggere il focolare domestico. E la società? Ohimè! meglio servirci di una parola non sospetta. Ecco come una penna certo non favorevole al movimento cattolico descrive lo stato della presente società senza Dio: «abbattuta ogni fiducia nelle istituzioni, reso saturo d'incredulità il paese, favorito il malcostume, fatto scempio di ogni libertà, noi siamo precipitati nel baratro ove sta la nostra rovina. Noi come accaniti e disperati giuocatori seguitiamo a puntare pazzamente e a perdere. Oramai sono le ultime carte che giochiamo, ma carte terribili, perchè in esse stanno le poche goccie di sangue che ci  rimangono ancora»

            La vista dell'abisso che ci sta dinanzi ci ha fatto indietreggiare inorriditi, e tutti sentiamo come istintivamente il bisogno di un movimento di ritorno alle tradizioni sante dei nostri padri e delle nostre madri; le scosse dell'edifizio, la polvere delle rovine ci hanno fatto paura, e tutti sentiamo il bisogno di ristabilire l'equilibrio, ricollocandovi a base Gesù Cristo.

            Ora gli è questo appunto, fratelli e figli miei, il fine dell'azione cattolica; promuovere con una organizzazione rispondente  alle esigenze dei tempi, questo movimento di ritorno entrato oramai nella coscienza di tutti gli onesti; ricondurre Gesù Cristo nella scuola, nei costumi, nella famiglia, nella società.

            Il nostro scopo adunque non è quello di fare della politica come vorrebbero dare ad intendere i nostri avversarii. Noi vogliamo anzitutto far opera di risanamento morale e provvedere poi ai bisogni d'ordine economico che rispondono alle legittime aspirazioni della classe specialmente operaia. Gli sfruttatori del povero popolo hanno fatto sin qui magnifiche promesse, ma, poi a tutte le loro promesse son venuti meno. Hanno promesso pane e giustizia, ed oggi al popolo mancano giustizia e pane. Orbene, noi vogliamo, a vantaggio appunto del popolo, organizzare benefiche istituzioni, allargare il mutuo soccorso, favorire l'industria, agevolare il commercio, fecondare le opere di carità che sono ai giorni nostri più opportune. Vogliamo soppratutto che la Religione dei nostri padri sia rispettata, che sia rispettata la loro volontà, che sia rispettato il  giorno del Signore, che siano rispettati i nostri {8}diritti, i sacri diritti della Chiesa e del supremo suo Capo, i diritti di tutti. Vogliamo che sia tenuto nel debito onore il Sacerdozio, che la gioventù cresca informata a sodi principii e morigerata, che la cosa pubblica sia amministrata da uomini integri e timorati di Dio. Vogliamo la vera grandezza della patria nostra; perciò vogliamo la libertà del bene e non del male, o almeno quella libertà di che gode il male; vogliamo che cessi la cattiva stampa dal seminare errori e vuomitare bestemmie, che sieno rimossi i pubblici scandali, che il popolo non sia più oltre ingannato e tradito. Vogliamo aprire al fanciullo quel libro che gl'insegna ad essere cristiano e cittadino: vogliamo dire all'operaio, che egli, anche su questa terra, non sarà mai felice, seguendo le massime del socialismo, ma che della vera felicità godrà per lo meno un saggio anticipato, seguendo le massime del Vangelo; vogliamo dire ai governanti, che se il Signore non protegge gli Stati, si affaticano indarno quelli che  ne hanno in pugno le sorti. Vogliamo in una parola, che la società torni ad essere nelle sue leggi, nelle sue istituzioni, nelle sue costumanze, nella sua vita pubblica quale deve essere veramente, cioè cristiana.

            Questo vogliamo noi, e questo debbono volere con noi quanti sono veri patrioti, perchè solo così potrà impedirsi che la patria nostra ritorni alle divisioni, alle corruttele, alle vergogne del paganesimo, solo così potrà l'Italia scampare da certa rovina, solo così potrà sperarsi per lei un avvenire degno del suo glorioso passato.{9}

            La necessità dell'azione cattolica è dunque urgente e manifesta; ma perchè riesca efficace davvero, conviene che sia disciplinata e concorde.

            Si, dobbiamo, fratelli e figli carissimi, organizzarci, dobbiamo unirci, perchè solo nell'unione sta la forza solo nell'unione è il segreto della vittoria.

            Di qui la importanza e la necessità delle cattoliche associazioni e dei Comitati parrocchiali.

            Non istarò a ripetere ciò che vi dissi altre volte in proposito e in privato e in pubblico,  e a voce per iscritto. Dirò piuttosto quello che vuole il Papa, interprete sicuro dei divini voleri.

            Il Papa ha detto: «Di fronte al presente stato di cose, ai cattolici italiani s'impone il dovere di mostrarsi quali sono a viso aperto,  e di tutto  affrontare e sostenere per conservare il tesoro inestimabile della fede. Non possono esservi oggi che due campi nettamente tracciati; il campo dei cattolici risoluti di star sempre uniti coi Vescovi e col Papa a qualunque costo, e il campo nemico che li combatte. Quei che per viltà temono di mostrarsi, ed amano di stare infra due, con ciò stesso, secondo la divina parola, vanno ad ingrossare le file nemiche.»[1] Il Papa ha detto: «In tanto scompiglio che agita e confonde le menti, è compito dei cattolici rimaner fermi nei loro principii, ed opporre disciplinati e concordi, all'audacia delle sette, tutta la resistenza di cui sono capaci.»[2] Il Papa ha detto: «In{10} così aspro conflitto, ove si agitano le sorti supreme, è dovere dei cattolici risolutamente seguir quella schiera che si propone per fine la salvezza della Chiesa combattuta: tocca a loro, come a ben ordinata e compatta falange, questa Chiesa virilmente difendere»[3] Il Papa ha detto: «Ora che tutto scongiura ai danni della Religione e della Chiesa, indarno si tenderebbe di far argine al male che irrompe, se coloro cui sono a cuore gl'interessi cattolici non istringono le file e non si danno scambievolmente la mano.»[4] Il Papa ha detto: «In fino ad oggi la virtù di molti, che avrebbe potuto far grandi cose, mostrossi in qualche guisa men risoluta all'operare e men gagliarda alla fatica. Ma ora, conosciuti per prova i bisogni, nulla riuscirebbe più dannoso che il tollerare neghittosamente la lunga perfidia dei malvagi e lasciare ad essi libero il campo d'infestare più oltre come meglio lor piace la Chiesa.....Quanti perciò amano la cattolica Religione intendano ormai che è tempo di tentar qualche cosa, e di non abbandonarsi per niun modo alla indifferenza e alla inerzia.»[5] Il Papa ha detto: «Non basta tenersi in sulle difese contro la Massoneria, ma bisogna coraggiosamente uscire in campo ad affrontarla. Il che non può farsi che opponendo stampa a stampa, scuola a scuola, associazione ad associazione, con{11}gresso a congresso, azione ad azione.»[6] Il Papa ha detto: «Agite concordi ed unitevi in associazioni religiose, intendetevi nei Circoli e Congressi cattolici, stringetevi obbedienti ed ossequiosi ai vostri Pastori e soprattutto al Pastore supremo il Romano Pontefice.»[7] Il Papa inoltre ha detto «Sapientemente a presidio della Chiesa furono stabiliti i Comitati parrocchiali e i diocesani e regionali, i quali ai parrochi e ai Vescovi, come distinte coorti ai loro capi prestano fedele servigio.»[8] Il Papa infine ha detto: «Prima d'ogni altra cosa riputiamo sia da inculcarsi che tali Comitati crescano da per tutto di numero. Questa cosa altre volte Noi raccomandammo e, quantunque nella  maggior  parte delle Regioni siasi soddisfatto lodevolmente al Nostro desiderio, nondimeno ci sono alcuni luoghi, dove i cattolici hanno ancora da mostrare alla prova la loro obbedienza[9]

            La volontà del Papa, fratelli e figli carissimi, non potrebbe essere, come vedete, nè più esplicita, nè più assoluta, E qual'è il cattolico, degno di questo nome, che non si recherà a dovere di corrispondervi? Noi dobbiamo volere quello che vuole il Papa, nostro duce supremo, e che solo ha il diritto di scegliere e additare il modo di contenerci, perchè egli è da Dio illuminato a conoscere ciò che me{12}glio si convenga, secondo i tempi e le circostanze, al bene della Chiesa universale. Dobbiamo volere ciò che vuole il Papa, e volerlo sinceramente costantemente, efficacemente, ad ogni costo, sicuri di adempiere così la volontà di Dio, di cui egli, il Papa, è quaggiù il supremo e legittimo rappresentante. Dobbiamo volere ciò che vuole il Papa, e tanto più dobbiamo volerlo, in quanto che questo Papa si chiama Leone XIII, il primo e più grande degl'italiani.

            Egli vuole che le parrocchie tutte d'Italia abbiano il loro Comitato cattolico, e questo Comitato deve senz'altro stabilirsi in ciascuna parrocchia della diocesi piacentina, e non solo deve stabilirvisi, ma stabilito che sia deve mantenervisi, e mantenervisi operoso.

            La mia parola questa volta non è parola di esortazione, ma di comando, e la indirizzo a voi principalmente, miei venerabili cooperatori nella salute delle anime, perchè è a voi principalmente che il Papa rivolge in tono solenne quelle gravi parole: «Nelle odierne condizioni della Chiesa devono i sacerdoti assumersi anche questo ufficio di dirigere le schiere e gli animi dei fedeli colla loro autorità apertamente e coll'esempio.»[10]

            Io che conosco a prova la vostra filiale devozione e docilità perfetta al Vicario di Gesù Cristo in ogni cosa, non dubito punto che vi metterete, se{13} pure non vi siete già messi, all'opera, con volontà energica e risoluta.

            Bando, o miei cari, alle discussioni, alle diffidenze, ai timori. Le difficoltà certo non mancheranno, almeno in alcuni luoghi; ma voi sapete che chi obbedisce alla voce del Papa è largamente benedetto dal Signore, e colla benedizione del Signore si può riuscire ad ottenere anche quello che umanamente sembra poco meno che impossibile.

            Noi dobbiamo ben persuaderci che oggi non basta più quello che bastava una volta. A nuovi tempi, nuove industrie; a nuove piaghe, nuovi rimedii; a nuove arti di guerra, nuovi sistema di difesa. Oggi, come vi dissi altra volta, bisogna proprio che il sacerdote, e il parroco specialmente, esca dal tempio, se vuol esercitare un'azione salutare nel tempio.[11]Però intendiamoci: esca dal tempio, ma dopo aver attinto dalla pietà  e dalla preghiera lume e conforto; esca dal tempio, ma al tempio tenendo sempre rivolto lo sguardo; esca dal tempio, ma come esce il sole dal suo padiglione, splendido della luce di Dio e del fuoco della carità che illumina, riscalda, feconda. Noi, scrive bellamente un dotto e santo Prelato, dobbiamo uscire dal Santuario, ma vestiti del sacro e candido ephod, senza smettere cioè un'istante quell'abito di Gesù Cristo che deve sempre trasparire nelle nostre parole, nei nostri atti, nel nostro contegno, e che ci ha da rendere vene{14}randi, sia quando, come il nostro divino Modello, predichiamo la pace, sia allora che, flagellando gl'ipocriti, ne smascheriamo le frodi e ne facciamo accorte le anime semplici. Quindi non odio, o passione, o zelo acre, o inconsulto eccitamento deve erompere dall'anima e dal cuore nostro sacerdotale contro gli uomini, ma la carità che soffre, geme e si attrista sulla colpa commessa dall'uomo e che l'uomo travolge a ruina, quello sdegno infine e quell'ira santa che faceva piangere Samuele il quale, nell'atto stesso che fulminava la maledizione di Dio sul ribelle e riprovato Saulle, non cessava di raccomandarlo alla infinita misericordia del Signore.

            Egli è con questi sentimenti, o miei venerabili fratelli, che entrar dobbiamo nel campo dell'azione cattolica. Dobbiamo entrarvi, ripeto, essendo questo oggidì compito principalmente, essenzialmente nostro. Chi giudicasse altrimenti, darebbe prova di grande leggerezza e di poca riflessione, per non dire di poca fede.

            Non c'illudiamo: se non faremo noi, faranno altri senza di noi e contro di noi. Ci si accusi pure di fini secondi e di scopi mondani. L'accusa, prima che a noi, fu fatta a Gesù Cristo il quale, per quanto insegnasse di rendere a Cesare quello che era di Cesare, tanto fu chiamato seduttore di plebi. Compiere il proprio dovere e stare in pace con tutti è impossibile, persuadiamcene: Si hominibus placerem, scrive l'Apostolo, Christi servus non essem.

            Scuotiamoci adunque, fratelli miei, e lavoriamo, non preoccupandoci d'altro che della glo{15}ria di Dio e della salute delle anime; lavoriamo, non trascurando mai le norme della cristiana prudenza; lavoriamo, tenendoci al dissopra di ogni partito e sempre nei limiti della più stretta legalità, ma lavoriamo, e lavoriamo francamente, assiduamente, forti della nostra coscienza, del nostro diritto, della bontà e santità della causa che sosteniamo. Facciamo tacere le molte e speciose ragioni che ci verranno suggerite dalla prudenza della carne, dal desiderio cioè della nostra quiete, dal timore d'incontrare molestie e persecuzioni. Contro di noi non saranno mai gli uomini onesti e di buona fede, sì coloro ai quali la nostra condotta sacerdotale suona rimprovero, i libertini, i frammassoni, i mercanti della penna, e di questo dobbiamo rallegrarci, dobbiamo anzi andare santamente orgogliosi. Perchè temeremo noi le costoro contraddizioni? Sostenute virilmente per piacere a Dio,  Dio le convertirà sempre a nostro vantaggio e a vantaggio della sua Chiesa. Lo tocchiamo noi stessi con mano nei momenti dolorosi che attraversa la nostra città; i tristi hanno gittata la maschera e i buoni invece si sono fatti migliori.

            Del resto, quando mai s'intraprese alcun'opera buona, senza che venisse dall'inferno combattuta?

            Lavoriamo, lavoriamo. Io non ho parole sufficienti per encomiare i molti sacerdoti assidui nel Ministero, zelanti, operosi, pei quali il riposo è solamente nella tomba, ma non posso sopportare, nè sopporterò mai, gl'indolenti, i neghittosi, gl'inerti. Nelle divine scritture è una minaccia terribile contro i {16} fiacchi e gl'ignavi: Quia tepidus es, et nec frigidus, nec calidus, incipiam te evomere ex ore meo. Che di nessuno del mio clero debba avverarsi il tremendo castigo!

            Chiamate intorno a voi o miei buoni parrochi i più volenterosi del vostro popolo, i quali sieno però cattolici sinceri, esemplari, senza rispetti umani; istruiteli, assisteteli, incoraggiateli, e avrete ben presto anche voi il vostro Comitato parrocchiale. Durante la sacra Visita, io dappertutto incontrai ottime persone le quali utilizzate possono fare un gran bene. Tre sole, come vedrete dall'annesso Regolamento, bastano all'uopo. Del resto gli elementi vi mancano? Tocca a voi il formarli. Quello che vi raccomando si è di mettervi subito all'opera con alacrità e con impegno.

            Ma all'azione del clero deve andare armoniosamente congiunta l'azione del laicato. La Massoneria, vera chiesa di satana checchè ne dicano i suoi maestri ed affigliati, è, di natura sua, diametralmente opposta alla Chiesa di Gesù Cristo, alla quale infatti muove oggi la guerra più subdola in nome del laicismo. Ebbene, contro la Chiesa laica di satana deve opporsi, non solamente la forza sacerdotale, ma eziando la forza laica della Chiesa di Cristo. E alle due forze insieme unite che Dio ha riserbato in ogni tempo la vittoria. Le porte dell'inferno, egli ha detto, non prevarranno contro la mia Chiesa giammai. Ora la Chiesa, nel suo completo significato, la Chiesa, diletta sposa del Nazareno, la Chiesa regno immortale del Dio vivente, la{17} Chiesa corpo mistico di Gesù, non è costituita dai soli sacerdoti, nè dai soli Vescovi, nè dal Papa solo, ma dai Pastori insieme e dei fedeli, benchè gli uni dagli altri dipendano. Chiunque poi ha ricevuto il battesimo è divenuto membro di questo gran corpo mistico: Omnes nos in unum corpus baptizati sumus, scrive l'Apostolo ai fedeli di  Corinto. Se dunque a salute e a bene del corpo materiale deve cooperare ogni membro, è chiaro che ogni cristiano, sacerdote o laico che sia, deve, nell'ordine suo e a misura delle proprie forze, concorrere all'incolumità e al benessere della cattolica Chiesa.

            Che dire pertanto di quei cristiani che alle sorti di lei si mostrano affatto indifferenti? Per loro le gioie come i dolori, i combattimenti come i trionfi, le conquiste come le perdite, la libertà come il servaggio di questa loro madre tenerissima, è lo stesso. Muovere un dito a servigio, a tutela, a consolazione di lei parrebbe loro un prodigio di generosità. E stessero sempre paghi a questa indifferenza! Ma quanti giungono persino a farsi complici de' suoi più sfidati nemici e persecutori!

            Spettacolo ben diverso, così un insigne apologista, ci porgono i primi secoli del cristianesimo. Per tutto ciò che si riferiva alla Chiesa ardeva nel petto di quei primitivi fedeli uno zelo vivo, operoso, magnanimo, pronto a fare e patire ogni gran cosa. Ne propagavano la dottrina, ne aiutavano i ministeri, ne soccorrevano i bisogni, ne tutelavano i diritti, ne riparavano i danni, ne asciugavano le lagrime, a pro di essa parlavano, com{18}battevano, morivano, confessori, apostoli, soldati, martiri. D'onde questo divario? Da una cosa semplicissima: noi non amiamo la Chiesa, essi l'amavano, e l'amavano in guisa da raccogliere in certo modo e concentrare nell'amore di lei tutti i più nobili e santi amori. Quindi a chi pubblicamente gl'interrogava, non pur la religione loro, ma del nome, del casato, della condizione, della patria, quella semplice risposta, così frequente sul loro labbro: io sono cristiano, cioè sono membro e figlio della Chiesa cattolica.

            In tal guisa dovete anche voi, o buoni laici, professare apertamente, sinceramente, costantemente, coraggiosamente la vostra fede. Come credete dovete parlare, come parlate dovete operare. Nelle cose di  religione, trattisi di domma o di morale, di precetti o di consigli evangelici, di leggi di Dio o della Chiesa, di culto o di gerarchia, del Papa, dei Vescovi, o del minor sacerdozio, non solo il vostro linguaggio, ma la vostra vita, dev'essere un grido che dica alla terra: io non mi vergogno del  Vangelo.

            Nè solo dovete professare così la vostra fede, ma dovete sorgere animosi a difenderla, quando viene assalita. La vita del cristiano, dicono i Libri Santi, è una milizia sopra la terra, e la Chiesa, di cui facciamo parte, si chiama ed è di sua natura militante.

            Certamente non perirà la Chiesa per le presenti battaglie, come non è perita per quelle ben più formidabili di diciannove secoli, ma sarebbe un disco{19}noscere l'economia della Provvidenza divina l'astenersi dal cooperare al suo trionfo, per questo che venne affidata al sacerdozio. Sì, è vero; difendere la Religione tocca principalmente al sacerdozio cattolico. Egli che ne è il depositario, il custode, l'interprete, ne è pur anco il difensore naturale. Il laicato perciò non deve andargli innanzi. Ma vuol dire forse che esso alle cose di Religione debba tenersi estraneo? Ciò sarebbe come se un soldato al momento della battaglia sostener volesse che spetta al capitano combattere, e, quanto a lui, se ne stesse colle mani incrociate a guardare; sarebbe lo stesso che se un marinaio in tempo di burrasca pretendesse che a lui fosse lecito dormire, poichè veglia al timone il pilota; sarebbe lo stesso che se un figlio, vedendo abbruciare la casa paterna, se ne stesse a rimirare ozioso l'incendio, poichè i fratelli si affaticano a spegnere il fuoco. No, no, esclama, qui s. Ambrogio: qui Ecclesiam totis viribus non defendit, non est dignus tantae matris honore; chi, al vedere la Chiesa assalita, non impiega a difenderla tutte le sue forze, non è degno dell'onore di appartenere ad una madre, come questa, tanto nobile, tanto gloriosa. Gesù Cristo (e chi nol sa?) potrebbe egli senz'altro difendere e conservare la sua Chiesa, ma per grande sua degnazione chiama gli uomini all'onore di esserne i cooperatori; chiama non solo il sacerdozio, ma anche il laicato; chiama uomini e donne, grandi e piccoli, ricchi e poveri, sapienti e illetterati.

            Comprendete pertanto la nobiltà e grandezza {20} della vostra missione, o laici, e fate di corrispondervi degnamente. Voi potete oggi moltissimo; potete penetrare là, dove noi, causa volgari pregiudizi, non abbiamo l'accesso, potete compiere con felice risultato tante opere che noi, per la tristizia dei tempi, non possiamo. Siate adunque mediatori di Dio. Si tratta infine anche del vostro interesse. Quando infatti la Religione si dilegua, e le coscienze si degradano, e i caratteri si avviliscono, dite, dite è forse iattura del solo clero?  Non è forse anche il laicato e tutta intiera la società che ne risentono danno gravissimo? Che giova con interminabili geremiadi lamentare lo scadimento della fede, la corruzione del costume, l'universale disordine, se poi non vogliamo incomodarci per nulla, se nulla vogliamo fare per rimediarvi, se al momento della lotta abbandoniamo il campo e corriamo vilmente a nasconderci? E che! Non fummo tutti segnati in fronte col crisma della fortezza, tutti arrolati alla milizia di Cristo? Niente accresce tanto l'audacia dei perversi, quanto la debolezza dei buoni, debolezza tanto più deplorevole, osserva il regnante Pontefice, in quanto che sovente assai poco si richiederebbe per rompere i disegni degli avversarii. I cristiani, soggiunge egli, son nati per la lotta. Ricusare di combattere per Gesù Cristo, è combattere contro di Lui. Lo ha proclamato Egli stesso, e si protesta che rinnegherà innanzi al Padre suo quelli che avranno ricusato di confessare il suo nome innanzi agli uomini.{21}

            Suvvia dunque, o dilettissimi; con quella calma serena e tranquilla che è propria di chi possiede la verità, raddoppiate anche voi di attività e di zelo per la causa della Religione, che è pure la causa vostra. Senza iattanza, come senza timidezza, date prova di quel vero coraggio che nasce dalla coscienza di compiere un dovere sacrosanto. Stringetevi ognora più ai vostri Parrochi, e rispondete volentieri alla loro chiamata, riconoscendo in essa la voce di Dio. Dopo esservi, sotto la loro dipendenza, organizzati, ponetevi a fianco della Madre vostra, la Chiesa, e per essa combattete, armati delle armi di G. C. pronti a dare per essa, quando fosse d'uopo, il sangue e la vita. Vi renderete così anche della patria sommariamente benemeriti. Il numero, la baldanza, la forza dei nemici non vi atterriscano punto, non vi spaventino le loro derisioni. Quando si è cattolici e italiani non si tratta di farsi tollerare, ma di farsi rendere onore. Chi osa schernire come ridicola cosa la Religione  nostra, che ha dietro di sè diciannove secoli di trionfi, che è stata la Religione dei più grandi genii di cui si vanti l'umanità,  è, lui stesso, la cosa più ridicola che sia dato incontrare sulla terra.

            Del resto, conchiuderò col regnante Sommo Pontefice, «se per restare fedeli al proprio dovere avrete qualche cosa da patire o da sacrificare, fate animo, pensando che il Regno de' Cieli patisce violenza, e che solo col farsi violenza si conquista, e che chi ama sè e le cose sue più di Gesù Cristo non è degno di Lui. L'esempio di tanti invitti campioni, i quali per la fede tutto generosamente sacrificarono, gli aiuti {22} singolari della grazia che rendono soave il giogo di Cristo e leggero il suo peso, debbono valere potentemente a ritemprare il vostro coraggio e a sostenervi nel glorioso combattimento.»

            Affinchè poi con maggior copia di grazie Iddio sia con voi, con voi combatta, con voi trionfi, raddoppiate altresì, fratelli e figli carissimi, le vostre preghiere, accompagnandole coll'esercizio delle cristiane virtù e interponendo la mediazione della gloriosissima Vergine Maria, l'invitta Regina del Rosario.

            Auspice intanto del divino favore e pegno del mio specialissimo affetto vi sia la Pastorale Benedizione che dall'intimo del cuore imparto a voi, venerabili fratelli, e al popolo alle vostre cure affidato, nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo.

 

 

Piacenza, dal palazzo Vescovile, 16 Ottobre 1996.

 

† Giovanni Battista Vescovo



[1]  Discorso agl'italiani 20 Aprile 1890.

[2]  Allocuzione 29 Dicembre 1890.

[3]  Breve 8 Settembre al Presidente del Comitato Permanente dell'Opera dei Congressi Cattolici in Italia.

[4] Discorso 24 Aprile 1891.

[5] Enciclica Sapientiae.

[6]  Al popolo italiano 8 Dicembre 1792.

[7]  Ai Pellegrini italiani 16 Ottobre 1881.

[8]  Breve 9 Settembre 1891.

[9]  Breve 24 Agosto 1985.

[10]  Breve 24 Agosto 1895.

[11]  Lettera Pastorale 5 Giugno 1891.