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47. La famiglia cristiana. Lettera Pastorale di Monsignor Vescovo di Piacenza per la Santa Quaresima dell’anno 1894, 22.1.1894, Piacenza, Tip. G. Tedeschi, 1894, pp. 29.
La crescente infiltrazione dell'attività anticristiana della massoneria nella società suggerisce a Scalabrini di dedicare una Pastorale al tema della famiglia che è l'elemento basilare della stessa società e anche l'istituzione che si ama maggiormente fra quante costituiscono il tessuto della propria patria; se è sano il focolare domestico è salva anche la convivenza civile. Il discorso si muove in un'ottica teologica: la famiglia, che ha origine da Dio, dopo la colpa è rigenerata da Cristo che eleva il contratto umano alla dignità di sacramento; attinge dalla chiesa la grazia che la trasforma in un piccolo regno di amore perenne e, come è provato dalla storia, sa ispirare istituzioni caritative come ospedali e associazioni benefiche che, mentre imitano la struttura della stessa famiglia di cui intendono essere il prolungamento, la difendono e promuovono il suo sviluppo. Quando, come nella realtà contemporanea, il padre non è più il maestro, ma il servo del potere che con il suo monopolio scolastico gli restringe gli spazi del dialogo educativo, i figli, privati dei principi religiosi, si avviano all'anarchia che i governanti si affannano a scongiurare. Per determinare una inversione di tendenza nella diocesi è necessario che i genitori non rinuncino all'impegno di educare cristianamente i figli ricordando che non salveranno la propria anima se non faranno altrettanto per quella dei propri familiari. Il rito stesso del matrimonio che dà origine alla famiglia deve essere inteso secondo gli insegnamenti evangelici. Il Vescovo non è contrario all'atto civile da poco introdotto nella legislazione italiana, anzi lo raccomanda come una istituzione richiesta dal progresso, ma ammonisce che non è sostitutivo del sacramento; senza la celebrazione religiosa è concubinato. Cardine dell'educazione cristiana è l'insegnamento del catechismo; Scalabrini ne richiama ancora una volta l'obbligo raccomandando tuttavia ai genitori una condotta esemplare per evitare ogni forma di ipocrisia. Evitino di imporre ai piccoli le verità rivelate perché queste vanno accettate per convinzione; ma non iscrivano i figli a istituti dove manca l'ora di religione. In forza di un diritto che nessuna legge umana può abolire, esigano che la scuola pubblica assicuri l'insegnamento della dottrina cristiana; ogni anno, prima dell'inizio delle lezioni, ne facciano richiesta al comune in cui risiedono. Il Vescovo non può dimenticare la legge Coppino che lascia il catechismo nelle elementari alla discrezione delle amministrazioni pubbliche locali.
Il ritorno del sacro tempo quaresimale mi offre propizia occasione di
indirizzarvi nuovamente la parola, venerabili fratelli e figliuoli carissimi.
Nè questa volta io debbo stare in forse circa la scelta dell'argomento che può
riuscirvi maggiormente gradito e profittevole. L'argomento, per così dire,
s'impone.
Basta porre attenzione agli avvenimenti che si succedono e s'incalzano
oggigiorno. Ahimè! la terra trema sotto i nostri piedi e tutti, credenti o
non credenti, sentiamo che l'edifizio sociale da ogni parte vacilla. Niuno è
che, spingendo lo sguardo nell'avvenire, non provi un senso di pietà misto a
sgomento. I segni forieri di un grande cataclisma non potrebbero essere più
manifesti. Come tra governi e popoli, così tra governo e governo, tra popolo
e popolo, tra provincia e provincia, tra ricchi e poveri, capitalisti e
operai, padroni e servi, nelle scienze, nelle lettere, nelle arti, sugli
stessi banchi delle scuole, rugge un cupo suono d'ira, d'astioso livore, di
minaccia. Smarrita ogni'idea di diritto, gli Stati più non confidano che
nella forza e nazioni intere, col pugno sull'elsa della spada, per lanciarsi
l'una sull'altra e sbranarsi non attendono che un segno, un segno che forse è
già dato.
Intanto il socialismo si agita e freme; il socialismo che, nella sua
forma più criminosa, leva tra i popoli il vessillo della rivolta e grida:
Iddio è il male, la proprietà è il furto, il governo è l'anarchia.
Si ha un bel parlare di civiltà e di progresso. I delitti crescono di
numero e più ancora di enormità e di ferocia. Furti, rapine, adulteri
sembrano ormai ben piccola cosa; dall'uomo si sparge il sangue umano come
acqua, e qual sangue, o mio Dio! Il sangue dei fratelli, dei figli, del
proprio padre, della propria madre. Ogni delinquente che sappia dare al
proprio misfatto un movente sociale o l'aspetto di ribellione contro gli
ordini costituiti, sia esso l'attentato più vile contro la vita e la proprietà,
sia pur anco l'esterminio di folla inerme ed innocente, è sicuro di trovare
chi lo scusa, chi lo assolve, e, peggio, chi lo ascrive fra i martiri, chi osa
perfino erigergli monumenti. V'è da inorridire.
Ma d'onde tanto pervertimento, tanto disordine? E' facile il vederlo, o
dilettissimi. La società civile ha rigettato Dio, si è allontanata da Dio,
non è più cristiana; e non è più cristiana, perchè? perchè non lo è più
la famiglia, che della società è la base, l'elemento costitutivo.
Pertanto la stessa condizione dei tempi ci addita il rimedio; ci
avvisa, cioè, che bisogna ristabilire il modo di
sentire e di operare cristiano nella famiglia. E' la famiglia il terreno che
dobbiamo difendere e contrastare palmo a palmo all'irrompere empietà, ed
eccomi, fratelli e figli carissimi, a ragionarvi appunto della famiglia; della
famiglia qual’è e quale dovrebbe essere, della famiglia cristiana.
Dopo la Religione non vi ha cosa quaggiù più bella e più attraente
della famiglia. Essa fu detta la seconda
anima dell'umanità. Nulla di più vero, imperocchè è in seno alla
famiglia che l'uomo viene formando le idee, gli affetti, i desiderii, i
costumi. E' la famiglia il primo nido dell'anima, la prima scuola
dell'intelligenza, il primo albergo della fede, il primo asilo dell'amore, il
primo tempio di Dio, il santuario delle tradizioni più care, il teatro
giulivo della nostra fanciullezza, il primo e l'ultimo sospiro del cuore. Ciò
che noi amiamo di più nel nostro paese, ciò che al medesimo ci unisce con
vincoli sì forti e soavi, ciò che forma in sostanza la nostra patria, è
appunto la dolcezza e la potenza arcana degli affetti e delle rimembranze
della famiglia. Ciò che noi contempliamo, ad onta della distanza e del tempo,
nelle dolci visioni della patria perduta, non è solamente il suolo che
sostenne i nostri primi passi, il cielo che attirò i nostri primi sguardi, il
sole che brillò sulla nostra culla, è soprattutto la casa paterna, sono le
pure e sante affezioni che rallegrarono la nostra infanzia, sono le tombe ove
riposano i nostri cari. Padre, madre, fratelli, sorelle, le persone più
amabili, le cure più tenere, i sacrifizi più generosi, le consolazioni più
pure, le immagini più liete, i sogni più ridenti, tali le memorie che
ridesta in noi la famiglia. Pochi sono gli uomini che si sottraggono al
fascini di queste memorie, e infelici loro! poichè vuol dire o che la natura
li ha fatti tristi, o che la dura esperienza della vita ha in loro inaridito
ogni affetto più delicato e gentile.
Dio stesso è l'autore della famiglia, e Gesù Cristo venuto sulla
terra a riparare i danni che la catastrofe dell'Eden aveva accumulato sulla
povera umanità, comincia l'opera sua rigeneratrice dal ricondurre la famiglia
alla sua origine primitiva. Seguendo costantemente il piano divino di far
precedere alla parola l'esempio, Esso, Uomo e Dio insieme, nasce nella
famiglia, cresce nella famiglia, conduce i suoi giorni nella famiglia, e col
primo miracolo che compie alle nozze di Cana per far palese la sua divinità,
dimostra evidentemente che esordisce la grand'opera dell'umana Redenzione col
santificare e rimettere in onore la famiglia, comunicandole la vita
soprannaturale della sua grazia. Ma perchè una tale comunicazione non avesse
a venir meno giammai, a tutela appunto e a salvezza della famiglia, che fa
Egli il divin Redentore? Ammiratene la sapienza e la bontà. A base
dell'edificio domestico non si contenta di porre solo il mutuo consenso, il
semplice contratto umano, ma vi colloca tutta la dignità e la virtù di un
Sacramento, il Sacramento del Matrimonio. Ed ecco benedetta l'unione dei
coniugi, santificato il loro amore, rassicurata la loro convivenza,
alleggeriti i pesi, facilitati i doveri, stabiliti i vicendevoli rapporti,
nobilitata ogni azione, spianata la via del Cielo.
Non basta: rassodata la base, il divino Artefice mette mano a
completare l'edificio. E poichè non è dato all'umana paternità di
trasmettere colla vita naturale quella eziandio della grazia, Egli, nei tesori
della sua bontà infinita, trova modo di immettere quel fluido celeste nei
membri tutti della famiglia pel canale misterioso degli altri Sacramenti. Con
essi infatti è santificata la culla, tutelata la puerizia, corroborata la
virilità, sostenuta la vecchiaia,
confortata l'agonia, rischiarata la tomba. Con essi Gesù Cristo medesimo,
autore della grazia e della santità, vive, cresce, dimora nella famiglia
perpetuamente.
E chi può dire, o dilettissimi, i vantaggi che dalla famiglia così
costituita derivarono al mondo? Noi la vediamo questa piccola società fin dai
primi giorni della Chiesa nascente avanzarsi, come limpido ruscello,
attraverso i varii strati sociali, portando seco la gemma preziosa delle più
elette virtù: la fedeltà coniugale, la santità dei talami, la concordia,
l'armonia , la pace. Ai frutti mortiferi delle private e pubbliche oscenità
vediamo succedere a poco a poco i fiori del costume illibato, all'egoismo la
carità, all'odio l’amore, all'obbrobrio della schiavitù la libertà de'
figliuoli di Dio. Le cristiane famiglie crescono, si moltiplicano, e la
paternità amorosa, la tenera maternità, la sommissione filiale subentrano
alla ribellione, al dispotismo, alla tirannide; penetrano nei pubblici
costumi, informano gli atti civili, si impossessano di ogni cosa, facendo per
tutte le vene del corpo sociale circolare, qual succo e sangue, lo spirito e i
benefici influssi del Cristianesimo. I Sacramenti della Chiesa sono Sacramenti
della famiglia; le istituzioni della carità sono ispirazioni della famiglia;
le fondazioni tutte ad incremento della scienza, della pietà e del costume
sono tutte improntate di domestica fede: case di educazione, collegi,
ospedali, monti di pietà, confraternite, associazioni di arti e mestieri sono
protettorato della famiglia. Che cosa significa tutto questo? Non altro che lo
spirito di religione nella famiglia, lo spirito di famiglia nella società.
Dalla scuola della famiglia cristiana escono i popoli addestrati alla
obbedienza delle leggi, al rispetto delle autorità, all'ossequio dei
governanti. E' al focolare domestico che si accende la fiamma del vero
patriottismo, ed è all'ombra della
educazione paterna, sulle ginocchia di una madre cristiana che si formano i
cittadini virtuosi, i coraggiosi soldati, i celebri artisti, i savii
legislatori, i grandi santi. Insomma il ruscello è addivenuto un fiume, ed è
il fiume reale e magnifico della civiltà cristiana che rinnovella i popoli e
i governi, che trasforma la società, che muta la faccia del mondo, che
riconduce l'umanità sulla via del vero progresso.
Di qui voi potete rilevare, o dilettissimi, quanto sia triste, quanto
nefanda l'opera di coloro che, violando i più sacri diritti, osano penetrare
nel santuario domestico per rapirgli, sotto i più lusinghieri pretesti, ciò
che ne forma il benessere, la forza, la vita, cioè la Religione. Ahimè,
quante rovine, appunto per questo, accumulate in pochi anni nel seno della
famiglia cristiana! Vorrei il tuono, vorrei il gemito de' Profeti per piangere
tanta sventura della mia patria!
Osservate i fieri assalti che alla base dell'edificio domestico si
danno ad ogni tratto. Con una pertinacia che ha del satanico si vorrebbe
strappare il Matrimonio dalle mani della Religione, spogliarlo d'ogni sacro
carattere, profanarlo e avvilirlo così da ridurlo al livello di un volgare
contratto umano, rescindibile a volontà de' contraenti! Dalla base passate
all'elemento precipuo, la paternità, e la vedrete essa pure scoronata di
quell'aureola di grandezza, di quella sovranità augusta e veneranda di cui la
Religione sola sa rivestirla, conferendole la rappresentanza della paternità
divina. Oggi il padre non è più, come una volta, il re, il sacerdote, il
maestro della famiglia, ma il suddito, il servo, il mancipio del potere
sociale, che arriva a imporgli a suo talento le norme della educazione,
dell'istruzione, dell'indirizzo domestico. Seguite lo sviluppo della famiglia
nella figliuolanza, e dovrete anche qui fremere di raccapriccio.
Col monopolio dell'insegnamento si vuole ad ogni costo che le crescenti
generazioni seggano sui banchi di scuole, donde la Religione è bandita
affatto, dove spesso e trattata da nemica e dove si distrugge, in breve tempo,
ciò che la pietà di una madre cristiana aveva edificato nel cuore del
fanciullo colle trepide cure e colle ansie affettuose di molti anni!
E che addiviene essa la famiglia senza Religione? Infrante le colonne
della pietà e del santo timor di Dio, ammutoliti i cantici della preghiera,
spento il fuoco de' celesti affetti, non più armonia di cuori, non più
tenerezza, non più sorrisi. La fede coniugale è divenuta fiacca ed incerta,
l'egoismo ha sacrificato l'amore e, bene spesso, sotto coltri di seta si
nascondono crudeli martirii.
Dilettissimi, permettete vi parli con quella santa libertà che si
addice ad un Vescovo. Manca la Religione alla famiglia; e infatti, senza
parlare di quelli che hanno dimenticato persino i primi rendimenti della fede,
sono molti coloro che la professano apertamente e coraggiosamente la
difendono? Se voi entrate in certe case, vi sentite subito un'aria di
indifferenza che agghiaccia. Ivi non un segno di quella fede santissima che
formava la delizia dei padri nostri, nulla che accenni comecchessia di essere
case cristiane. Che dico? E' là che si odono i discorsi più licenziosi, le
bestemmie più esecrande, le maldicenze più ree. Sono là pitture oscene e
inverecondi simulacri; là i libri più empi, i romanzi più luridi, i fogli
più velenosi.
Grazie al Cielo, nella Diocesi nostra le famiglie timorate di Dio sono
ancora la immensa maggioranza; ma è dappertutto cosi? Manca la Religione alla
famiglia, o la Religione vi è tenuta come cosa affatto secondaria e di
apparenza. Si pone ogni cura negli interessi materiali,
si trova tempo per tutto, si pensa a tutto; e a Dio? all'anima? all'eternità?
Non un serio pensiero mai! Alcuni, sì, usano qualche volta e, se volete,
anche spesso alla Chiesa, ai Sacramenti, ma è vero sentimento di pietà che
li muove? è vero desiderio di piacere a Dio? Non voglio interpretare
sinistramente. Ma come va che se a costoro capiti un qualche buon
affare, ovvero se trattisi di opera men che cristiana, purchè lucrosa,
ovvero di assistere a qualche profano spettacolo, sia pure nel tempo sacro
della Quaresima, si accetta, si corre, si fa tutto, come se Chiesa, coscienza,
Dio neppure esistessero?
Manca la Religione alla famiglia, ed è perciò che si profanano i
giorni di festa lavorando e facendo lavorare, e questo senza vera e assoluta
necessità, senza riguardo di sorta, per la sola ingordigia di qualche moneta
in più. Oh, quel danaro deve pesare tremendo sulle bilancie di Dio!
Manca la Religione alla famiglia, ed è per questo che nei dì più
solenni dell'anno, e persino nella santa Pasqua, tanti e tanti non si curano
di mettersi in grazia di Dio, non si accostano a ricevere Gesù in Sacramento,
non gustano le bellezze e le gioie cristiane. Appena è che mandino per il
prete quando alcuno della casa si trova agli estremi; quando il povero
morente, vittima di una pietà crudele, non può più approfittare dei
soccorsi della Religione, non può più averne i conforti!... Tremenda, ma
giusta punizione anche questa della famiglia, dimentica dei doveri che Dio le
impone.
Manca la Religione alla famiglia, e vi è perciò trascurata affatto la
educazione della prole, o vi è così superficiale, così frivola, che al
primo soffio delle passioni dileguasi. Ditelo voi: quanti sono i genitori che
sieno penetrati davvero della loro onestà, di virtù cittadine, di amor
patrio, di onor nazionale; essi sublime missione? Io veggo figli, che, sempre in mani straniere, conoscono appena
il volto materno; che gettati là come vili arnesi in un angolo della casa,
strillano e piangono inutilmente. Veggo figli laceri e sucidi nelle vesti,
mentre che dovrebbe provvedere sfoggia in lusso vanitoso, superiore bene
spesso al suo grado, alle sue forze; figli che languono per fame, mentre il
padre spreca in giuochi, in gozzoviglie, in bagordi. Li veggo a zonzo qua e là,
senza mestiere, senza lavoro, in un ozio vergognoso, nelle piazze, per le vie,
liberi di accomunarsi con ogni sorta di compagni, di tutto vedere, di tutto
sentire, di osar tutto. Invano li richiamate al dovere. Essi crescono egoisti,
superbi, scostumati. Come puledri indomiti, senza freno e senza meta, essi
corrono all'impazzata dietro al presente senza un pensiero dell'avvenire; veri
prodighi del Vangelo gettano patrimonio, credito, salute, quanto posseggono ai
divertimenti, ai piaceri, al cerbero d'ogni lussuria, e, quando a tutto han
dato fondo e la miseria li incalza, allora o si troncano codardamente la vita,
o finiscono per ingrossare la falange degli spostati e de' malcontenti. Invano
parlate loro di onestà, di virtù cittadine, di amor proprio, di onor
nazionale; essi hanno già i loro spaventosi ideali, imparati al club, al
circolo, alla scuola dei rivoltosi; il comunismo cioè, l'anarchia, la
rivoluzione sociale. Con questi ideali si aggregano alle sette più audaci e
turbolenti, scendono in piazza agli scioperi, alle dimostrazioni, alle
minaccie contro le autorità e l'ordine costituito, e, non contenti di aver
devastata la società domestica, si propongono lo sfacelo e la distruzione
della società civile. Ecco come si sono pervertite le classi lavoratrici, e
son divenute in molti luoghi una minaccia permanente! Col rapire alla famiglia
la Religione, le si è rapito ogni conforto, ogni gioia domestica, tutto. L'operaio, che più non trova cotesti beni nel seno della
famiglia, esce disperato dal casolare e dall'officina, e coll'odio nel cuore,
col furore sulla faccia, col pugno nella mano cerca e vuole in luogo della
felicità del Cielo, di cui gli si è tolta la speranza, le ricchezze, i
godimenti, le felicità della terra. Così è pur troppo; l'esempio della
ribellione che i genitori han dato loro contro la legge di Dio e della Chiesa
ha prodotto i suoi frutti amarissimi e lagrimevoli.
Ma da questo sì affliggente spettacolo della famiglia senza Religione,
senza Dio, volgiamo lo sguardo, fratelli e figli carissimi, al quadro bello e
consolante della famiglia cristiana. Mi valgo, a ritrarlo, della splendida
parola di un insigne scrittore moderno. La famiglia cristiana! Essa è un
piccolo regno fondato sull'amore, cresciuto per l'amore e governato
dall'amore. L'armonia perfetta de' cuori, l'intreccio degli affetti più
soavi, la più intima unione degli animi è l'unica legge che ne moderi la
vita. Siffatto amore, santificato dalla grazia, purificato dalla virtù,
nobilitato dalla fede depone la fragile natura, si trasforma di terreno in
celeste, e riempie il consorzio domestico di quella pace, che è quaggiù, si
può dire, un saggio anticipato delle gioie del Paradiso. Oh, quanto è bello
il Matrimonio fatto coll'intervento di Dio, benedetto dalla Chiesa, infiorato
dal sorriso della Religione! In esso la grazia di Gesù Cristo, comunicata nel
Sacramento, penetra, identifica due vite, due cuori, due anime talmente da
formare quell'unità sacra e inalterabile che niuna forza della terra vale a
disciogliere, ne a rallentare. E chi potrebbe separare due cuori che si amano
nell'amore e coll'amore di Gesù Cristo? Forse il mondo colle sue seduzioni?
no; chè a questo santuario, tinto col sangue dell'Agnello divino e chiuso col
suggello della fede appiè dell'altare
di Dio, veglia l'angelo del Signore per respingere ogni nemico assalto. Forse
le passioni? no; chè in questo giardino coltivato dalla fede non alligna
zizzania, ma solo vi fiorisce quella carità, che, secondo l'Apostolo, è
fonte di ogni virtù più eletta, Forse la tribolazione? no: chè il vero
amore come divide le gioie, fa comuni le angoscie, e alla prova del dolore voi
vedrete due cuori che profondamente si amano, stringersi vieppiù tra loro,
versare l'uno sull'altro il balsamo di ogni conforto e trovare la propria
felicità nel sacrificarsi a vicenda. Beato l'uomo che dalle sventure della
vita e dai turbini del mondo può trovare il suo rifugio nel cuore di una
sposa cristiana! Forse il tempo? Ah, questo demolitore inesorabile d’ogni
cosa bella e mortale, no, neppur esso può far ingiuria ad un amore che arde
per Iddio. Passi pure la primavera, le rose della giovinezza appassiscano e
l'albero della vita perda le verdi sue fronde; l'amore cristiano vivrà
sempre, perchè non si nutre di terra, e non è cosa terrena. Esso viene dal
Cielo, è figlio dell'amore di Dio e tende all'immortalità. Il ghiaccio della
vecchiaia, nulla, nulla può togliere ad un amore alimentato dal fuoco della
carità divina. Esso quindi è sempre giovane, e quando due sposi cristiani,
compiuta la mortale carriera, si lasciano quaggiù nel tempo (ammirate il
commovente spettacolo), col bacio affettuosissimo che si danno, par che
dicano: continueremo il nostro amore più bello e più perfetto in grembo a
Dio, nella beata eternità.
Quanto è felice la paternità coronata dalla Religione! Guardate quei
due giovani sposi cristiani, sui quali è discesa la benedizione preziosa
della fecondità, e un fanciullo che, rigenerato dalla grazia di Gesù Cristo,
mediante il Battesimo, vagisce e sorride nella culla sotto i loro sguardi.
Quell'angioletto, dono del Cielo, è una felicità terrena, un'estasi,
un rapimento. Una dolcezza nuova, una gioia sovrumana inebria i due cuori; e
una forza misteriosa li stringe insieme e li attira a quella culla dove hanno
un non so che di sacro e di celeste da custodire, da vegliare. Guardate le
sollecitudini, le ansietà, i trasporti di quell'uomo che, beato del nome di
padre, non vorrebbe mai lasciare quel tetto che possiede tutto il suo cuore.
Osservate quella creatura, cui brilla sulla fronte la corona di madre. Che
ardenti sospiri, che dolci lagrime, che palpiti affettuosi, che sguardi di
riconoscenza e d'amore divide tra il cielo e la culla, tra Dio e il frutto
delle sue viscere! Al crescere del fanciullo, cresce l'amore, aumenta la
felicità; i sorrisi d'innocenza giocondano la vita di quei due fortunati; per
essi la casa è più che un trono; stanno in perpetua festa. Non parlate loro
di spettacoli, di teatri, di divertimenti. Tutte queste cose non hanno più
attrattive per essi. Il loro mondo è là nel focolare domestico; là sono i
loro pensieri, le loro ambizioni, i loro tesori; là posseggono tutto un
regno: quel regno di felicità spirituale e celeste che Gesù Cristo assicurò
trovarsi nella fanciullezza arricchita della sua grazia, educata nel suo amore
(Marc. X, 14).
E quanto è cara la figliuolanza allevata nella Religione! Quei teneri
cuori, come fioretti ai raggi del sole, si aprono all'affetto dei genitori,
vivono di amore, non respirano che amore, crescono nell'amore e non sentono
altro bisogno, non hanno altra ambizione, non conoscono altra felicità che di
amare chi tanto li ama. Stare col caro padre, stringersi alla dolce madre,
allietarli colla presenza, giocondarli col sorriso, venerarne i comandi,
prevenirne i desiderii, lenirne i dolori, ecco la missione angelica della
figliuolanza in seno alla famiglia cristiana. Vedete quei figli già
grandicelli rallegrare col brio della gioventù
la casa, invocare la benedizione de' genitori, ambire le carezze e il bacio
della madre, compiacersi della società dei fratelli e delle sorelle: sono
allievi della Religione. Mirate quelle giovani figlie, angeli d'innocenza e di
candore, che, strette al fianco della madre, come ancelle amorose al lato di
una regina, pendono dal suo labbro, vivono nel suo cuore, ridono del suo riso,
piangono del suo pianto e con lei sciolgono la quotidiana preghiera a chiamare
la benedizione del Cielo sui fratelli, sul genitore: sono frutti della pietà
religiosa. O genitori, che avete la sorte di possedere una famiglia veramente
cristiana, lasciate che io vi benedica con particolare effusione di cuore e
nell'estasi dell'ammirazione vi celebri con l'inno del Reale Profeta: «Beato
l'uomo che teme il Signore e nelle vie della sua legge cammina. Mangerà con
gioia il pane della vita e condurrà giorni prosperi e felici. La sua
consorte, come vite rigogliosa e fruttifera, abbellirà la sua casa, e vedrà
i suoi figli intorno alla sua mensa sorridenti e belli come germogli di
verdeggiante olivo. Così verrà benedetto l'uomo che teme il Signore (Ps.
CXXVII).»
E che la famiglia possa dirsi tale e tale essere veramente, da chi
dipende se non da voi, o genitori? Non ne siete forse voi i padroni, i capi, i
moderatori, i custodi, i maestri? Ritorni adunque, oh, ritorni per opera
vostra la Religione nella famiglia! Spiegate tutto lo zelo di cui siete
capaci, perchè i suoi precetti sieno sempre in casa vostra scrupolosamente
osservati. Osservateli voi anzitutto nei vostri rapporti di marito e di
moglie. La mutua fedeltà e la santità del talamo vi renda sempre degni della
benedizione di Dio e della corona di una paternità immacolata. Guai alla
famiglia che alla sua fonte pone il delitto e compie una violazione della
legge naturale e divina! L'ingiuria fatta al Creatore e la profanazione
del Sacramento non possono restare impunite; il peccato dei padri entrerà
nelle ossa e nel sangue dei figli e produrrà la generazione dei riprovati e
dei maledetti.
I precetti della Religione osservateli altresì, o dilettissimi, nel
caso oltre ogni dire importante di maritarvi e di maritare i figli e le figlie
vostre. Ricordatevi bene che il solo matrimonio vero e legittimo tra i
cattolici è quello che sempre avete veduto, e che si celebra in Chiesa
innanzi all'altare del Signore alla presenza e colla benedizione del Parroco.
Non intendo con questo dirvi di non far l'atto civile; anzi vi raccomando e
voglio ancor io che tutti vi rechiate al Municipio, e, come cittadini
ossequenti alle leggi, facciate quello che richiede lo Stato per tutelale materiali interessi vostri e delle vostre famiglie.
Ma quest'atto civile, tenetelo bene a memoria, non è sacramento, non è
Matrimonio cristiano; è soltanto un atto civile, introdotto non sono molti
anni, che vale per gli effetti civili e legali e nulla più; e chiunque fra i
cattolici stia congiunto col solo atto civile, non vive in istato di
matrimonio, ma di concubinato; non è in grazia di Dio, ma in grave peccato
abitualmente, e in tale peccato che lo rende incapace di ricevere i Sacramenti
tanto in vita quanto in punto di morte, se prima non si mette in regola con
Dio e colla Chiesa. All'erta dunque, o padri, o madri cristiane! Non vi
lasciate sedurre nè dalla bontà del partito che vi si offre, nè dalle false
asserzioni, figlie dell'ignoranza e del pregiudizio, di qualche incredulo, nè
da interessi mondani. Non vogliate sacrificare l'anima e l'avvenire delle
vostre figlie, dandole a chi, senza il Matrimonio della Chiesa, intende
contrattarle con un semplice atto civile, come fossero un capo di bestiame,
per poi farne, come avviene quasi sempre, tante vittime di brutalità e di
strapazzo. A chiunque si presenti per chieder la mano
della vostra figlia, se è persona con cui trattare, rispondete recisamente:
col Matrimonio della Chiesa sì, senza Matrimonio della Chiesa no. Esigete
assolutamente come cattolici il Matrimonio innanzi a Dio in Chiesa, come
cittadini la presentazione al Municipio. Fate possibilmente l'una e l'altra
cosa nello stesso giorno, e sempre, salvo imperiose e gravi circostanze, il
Matrimonio religioso prima dell'atto civile.
Quando poi di qualche figliuolo il Signore rallegrasse il vostro
connubio, allora è che dovete raddoppiare di premura e di zelo, perchè tutto
nella vostra casa sia regolato secondo le norme della sapienza cristiana.
Nulla è indifferente di quanto accade intorno al fanciullo. L'anima sua è
come un'acqua limpida in cui si riflettono tutti gli oggetti della riva, gli
alberi e le roccie, le spine e i fiori, i rettili e gli augelli. Le prime
impressioni hanno un'importanza per lui decisiva. Beato, oh, beato il
fanciullo che Dio ha fatto nascere da una famiglia cristiana!
Se non che diranno sospirando alcuni padri e alcune madri: Noi non la
perdonammo a stenti e a fatiche, pur di allevare cristiana la famiglia nostra,
ma del riuscirvi fu nulla. I figli ci crebbero in casa caparbii e viziosi; le
figlie vanitose e leggiere; il terreno ingrato del loro cuore non ci fruttò
che spine, spine amarissime che ci straziano l'anima e ci abbrevian la vita...
Ma, dilettissimi, rispondo io, è proprio vero quello che asserite? E' vero,
cioè, che avete lavorato come si conveniva per formare dei vostri figli
altrettanti cristiani? avete proprio innestato nell'animo loro fino dai primi
anni il timor santo di Dio? li avete seriamente istruiti nelle verità della
fede? avete vegliato attentamente sui loro passi? Voi specialmente, o padri,
avete allontanato da essi ogni occasione di scandalo? avete fatto con tenero e
forte amore la correzione?
avete parlato sempre come a cristiani si addice? avete edificato coll'esempio
di una vita veramente cristiana? Se cosi è, confortatevi. I germi della virtù
che voi specialmente, o madri, avete gettato in quei teneri cuori non andranno
perduti. Essi, calmate che siano le passioni, daranno presto o tardi il loro
frutto salutare. Fu detto egregiamente, che l'amor delle madri nel cuore dei
figli nasce primo e trionfa l'ultimo. Quante volte un figlio traviato, al
ricordo della pia madre già morta, ha pianto e si è convertito! Pregate
dunque e sperate. Che se la coscienza vi rimorde di non aver fatto per tempo
il vostro dovere, non piangete no sui figli vostri, piangete sopra voi stessi,
e col consiglio, coll'opera, con una vita tanto più esemplare, studiatevi di
riparare il malfatto.
Genitori quanti siete, educate. L'educazione dei figli sia il vostro
primo studio, il vostro continuo pensiero. Il Signore non vi proibisce, purchè
sia onestamente, di accrescere il vostro patrimonio e di aggiungere nuovo
splendore al vostro casato; non vi vieta, purchè sieno leciti, di usare a
vostro profitto dei beni del mondo. Vivete pure in mezzo alla società e
attendete liberamente ai vostri affari; ma ricordatevi sempre, che il vostro
primo principio è Dio, giacchè foste creati da Lui; che il vostro ultimo
fine è Dio, giacchè foste creati per Lui; che non siete al mondo per far
roba o danaro o per godere i piaceri della vita, ma per salvare l'anima; e
l'anima voi non potrete salvarla, se non salverete, per quanto a voi spetta,
quella de' figli vostri. E' sentenza comune de' Santi Padri, che i genitori nè
si salvano soli, nè si dannano soli. Dipende infatti da voi, o padri e madri,
la buona o la cattiva riuscita dei figli. Voi, voi soli ne siete i
responsabili.
Educate adunque, educate. Io insisto su questo punto, o miei cari, perchè
d'importanza suprema. La educazione
cristiana è il bene maggiore che ai vostri figli voi possiate procurare. Esso
vale da solo una rilevante sostanza. Siete poveri? Date ai vostri figli una
buona educazione, e la sostanza saranno procurarsela da sè coll'onestà e col
lavoro. Siete ricchi? e a che valgono le ricchezze senza l'educazione? a
strumento di mal fare e a nulla più. L'educazione cristiana è la migliore e
la più sicura delle guarantigie. Le leggi possono qualche cosa, ma voi, o
genitori, potete molto più delle leggi. La legge punisce il male,
l'educazione lo previene; la legge lo proibisce, l'educazione lo sradica; la
legge recide, l'educazione pianta; la legge regola gli atti esterni,
l'educazione regola il cuore e forma il carattere. Quando ascoltate luttuosi
fatti che col loro spettacolo contristano la società e invocate un rimedio,
genitori, stringetevi al seno i vostri figli, imprimete un bacio su la loro
fronte, e incuoratevi sempre più alla loro educazione. Questa è la più
bella delle risposte, il più sicuro dei rimedii.
La vostra vita sia quindi come un libro sempre aperto in cui essi
possano leggere senz'altro i loro doveri. Parlate loro sovente di Dio,
prendendo occasione da tutto quello che può impressionarli. Procurate che il
loro labbro infantile pronunci spesso con rispetto e con fiducia il suo Nome
santissimo. Mostrate ad essi in tutte le cose l'impronta della bontà, della
grandezza, della onnipotenza di Lui, e, dall'armonia che insieme unisce le
varie parti dell'universo, fate loro dedurre l’obbligo imposto all'uomo di
vivere in armonia col fine pel quale venne creato. Insegnate loro per tempo le
prime verità della fede e non lasciate mai di condurli nei giorni festivi
alla Dottrina cristiana, alla santa Messa, alle funzioni di Chiesa. Leggete
loro, ne' dì festivi almeno, qualche pagina del Catechismo e della vita dei
Santi. Assuefateli al bacio devoto del Crocifisso
e dell'immagine di Maria SS. e alla preghiera costante mattina e sera. Vi
veggano essi cristiani e cattolici in tutto. Cristiani e cattolici nelle
abitudini della vita; cristiani e cattolici in quel segno di croce che si deve
fare nel porre e nel levare le mense; cristiani e cattolici nell'osservare le
astinenze e i digiuni; cristiani e cattolici nel dar sempre e in tutto il
primo posto alle cose di Religione; cristiani e cattolici nell'ossequio al
vicario di Gesù Cristo e ai sacri ministri; cristiani e cattolici nel
concorrere con offerte alle spese di culto; cristiani e cattolici nel
frequentare la chiesa, i Sacramenti, la parola di Dio; cristiani e cattolici
nelle tribolazioni e nelle prosperità, nelle parole e nelle opere, in privato
e in pubblico. Per le loro mani innocenti amate di far passare le vostre
elemosine ai poverelli; sentano e gustino per tempo, i vostri figli, le caste
gioie e le soavi consolazioni della cristiana carità. No, la Religione non
vuol essere e imposta loro come un giogo penoso; ma è d'uopo che ne ammirino
per tempo le bellezze e i pregi; che gustino e ne sentano dentro l'arcana,
l'inebriante dolcezza; vedano a prova il manto di luce che la circonda e i
caratteri di verità che porta scolpiti in fronte. Se l'ossequio non è
ragionevole, non saranno che ipocriti. Datevi inoltre premura di far loro
ricevere a tempo opportuno i SS. Sacramenti della Confessione e della
Comunione, affinchè Gesù Cristo pigliando possesso del loro cuore, ne tuteli
la innocenza, ne conservi l'onestà, ne salvi la fede in mezzo ai pericoli che
purtroppo dovranno incontrare o alla scuola, o all'officina, o al lavoro.
State attenti a non mandarli a scuole, a collegi, ad istituti dai quali sia
bandita la Religione o non vi abbia il posto d'onore che si merita. Anzi,
valendovi del diritto, che niuna legge umana può togliervi o impedirvi,
esigete che l'insegnamento
religioso nelle pubbliche scuole sia impartito ai figli vostri come si
conviene, e ogni anno, prima che le scuole incomincino, fatene al Municipio la
domanda.
Nulla insomma dovete trascurare perchè la mente e il cuore de' vostri
figli sieno indirizzati al bene e perchè la vostra famiglia sia una famiglia
veramente cristiana.
Inutili però sarebbero tutte le vostre premure senza l'aiuto
dall'alto. E qual mezzo ad ottenerlo? Eccolo, fratelli e figli carissimi: la
Consacrazione della vostra famiglia alla Sacra Famiglia di Nazaret, a quella
avventurata famiglia che Dio costituì sulla terra, appunto perchè fosse il
tipo, la custodia, il presidio di tutte le altre.
Sì, alla Famiglia di Nazaret consacrate, o carissimi, la vostra, in
quel modo che vi sarà spiegato dai vostri Parroci secondo l'ordine del Sommo
Pontefice.
I vostri interessi, le industrie, i lavori, la salute, tutta insomma la
vostra casa ponetela nelle mani e sotto la protezione del glorioso Patriarca
S. Giuseppe, dell'immacolata sua Sposa Maria e del Celeste Bambino Gesù.
Questo solo atto di fede, questa professione di cristianesimo basterà a
propiziarvi la divina misericordia. L'immagine benedetta di Gesù, Maria e
Giuseppe, pendente dalle pareti della vostra casa, parlerà eloquentemente al
vostro cuore e lo indurrà ad abbracciare le domestiche virtù. Voi, o padri,
troverete in Giuseppe norma ammirabile di vita laboriosa, di paterna
vigilanza, di amorosa provvidenza, di scrupolosa fedeltà alla legge del
Signore, di umile rassegnazione a' suoi voleri. Voi, o madri, avrete nella
santissima Vergine genitrice di Dio l'esempio insigne dell'amore, della
verecondia, della sommissione, della pietà e della fede perfetta. Voi, o
figliuoli, avrete in Gesù quel divino modello di obbedienza e di rispetto che
deve formare il vostro
ornamento più bello. Voi, o nobili, da quella santa Famiglia di regio sangue
imparerete la temperanza nelle liete ed alte fortune e la dignità nelle umili
e calamitose vicende. Voi, o ricchi, apprenderete quanto alla virtù si
debbano posporre le ricchezze e l'uso che dovete farne. Voi infine, o
artigiani, o poveri, o quanti siete figli del lavoro, levando gli occhi al
celeste quadro della Sacra Famiglia, troverete cagione più di rallegrarvi che
di affliggervi della vostra sorte; imperocchè voi avete comune con lo stesso
Figliuolo di Dio le fatiche, comuni le angustie, comune la vita.
Innanzi alla venerata e cara immagine della Sacra Famiglia
raccoglietevi ogni sera tutti insieme, genitori e figli, per la recita del
santo Rosario, com'era pio costume de' vostri antenati. Oh! la preghiera, in
cui si confonde il tremolo accento del vecchio, coll'ingenuo balbettio del
pargolo; la preghiera, fatta dalla famiglia innanzi a quell'immagine, salirà
come gradito profumo fino al trono dell'Altissimo e si convertirà in pioggia
d'ogni maniera di grazie. Se infatti Gesù stesso c'insegna, che là dove sono
due o tre congregati nello stesso spirito di orazione per chiedere in nome suo
qualche dono al Padre celeste. Egli si trova in mezzo a loro, come non si
troverà in mezzo alla famiglia cristiana, allora che è tutta raccolta a
pregare? Il cielo e la terra passeranno, ma non passerà la promessa del
Salvatore; ond'è certo che da simile atto di culto deriverà in ogni membro
della famiglia lume all'intelligenza movimento al cuore, forza alla volontà,
e in breve tempo, distrutto ogni pernicioso effetto della dimenticanza di Dio
e della sua legge, la società domestica rifiorirà nell'abbondanza della pace
e influirà potentemente sul benessere dello stesso consorzio civile.
Benedetto adunque il vicario di Gesù Cristo che la pia associazione
della Sacra Famiglia vuole propagata e istituita dovunque, e benedetti coloro
che, entrando nelle mire del Santo Padre, daranno ad essa il proprio nome. Che
nessuno di voi, fratelli e figli carissimi, che nessuna famiglia di questa
cara Diocesi manchi all'appello.
Sia questo il frutto dell'imminente Quaresima. Oh si! siate devoti e
teneramente devoti della Sacra Famiglia, e potrete vivere sicuri di salire un
giorno a far parte della famiglia celeste; di quella famiglia i di cui figli
sono i Santi, il di cui padre è Dio.
Vi benedico affettuosamente nel nome del Padre e del Figliuolo e dello
Spirito Santo. Piacenza, dal
Nostro Palazzo Vescovile, questo giorno 25 Gennaio 1894. †
Giovanni Battista Vescovo |
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