41. Lettera Pastorale

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41.      L'Enciclica Sapientiae Christianae. Lettera pastorale di Monsignor Vescovo di Piacenza. 1890, 27.1.1890, Piacenza, Tip. G. Tedeschi, 1890, pp. 6.

 

                La chiesa, di fronte alle calunnie e al disprezzo di cui è fatta oggetto, teme per i battezzati la cui fede è messa a dura prova; per scongiurare questo pericolo Leone XIII interviene con una nuova enciclica, la Sapientiae Christianae,[1]  che tratta dei principali doveri dei cattolici.

                Scalabrini, con una breve Lettera, trasmette il testo del documento pontificio esortando i fedeli a leggerlo e a diffonderlo facendosi apostoli della verità prima di tutto nell'ambito familiare.

                Ricorda che la quaresima, ormai prossima, è il tempo ideale per avviare questa missione.

Nella sua preghiera, rivolta a Dio anche perché allontani dalla comunità diocesana i castighi meritati, non mancherà una supplica per gli stessi nemici della chiesa perché si convertano.

 

            Ognuno vede, Fratelli e Figli carissimi, quanto si vadano aggravando i mali che affliggono il mondo, dacchè si e mossa guerra a  Dio e alla santa sua Chiesa; guerra atroce, nella quale l'insulto, la calunnia, il disprezzo, tutte le armi più micidiali e più vili si adoperano a ferirla; guerra che freme, che incalza e che monta ogni giorno più, come i flutti di un mare in tempesta{2}

            In mezzo a tanti e così formidabili urti, che fa essa la Chiesa? Voi la vedete serena sempre e sempre tranquilla. Collocata sulle vette più eccelse del monte santo, di cui sono baluardi inespugnabili la Verità e la virtù, essa guarda con occhio di compassione i suoi nemici, che passano e spariscono dinanzi a lei, lasciando sempre a' suoi piedi, trofei imperituri di grandezza e di gloria.

            Ferma nelle divine promesse e forte di un passato di ormai venti secoli, la Chiesa, no, non teme, perchè ha nulla per sè da temere; ma ben teme per noi, Fratelli e Figli carissimi, teme per l’avvenire della società, teme sopratutto per la nostra fede, posta oggi a durissime prove. Ecco perchè dappertutto, nella persona de' sacri Pastori, essa moltiplica le preghiere e raddoppia le industrie, ed ecco perchè il Pastore supremo, Leone XIII, non si stanca di predicare la parola di Dio, ed insiste, come vuole l'Apostolo, a tempo e fuori di tempo, e riprende e supplica ed esorta con ogni pazienza e dottrina.

            Anche recentemente, misurando egli collo sguardo affannoso le scaltrite mene e il vasto assalto che si va maturando dai nemici della cattolica Religione da una parte, e osservando dall'altra come non pochi, abbandonata la via della verità, corrono miseramente{3} il sentiero della perdizione, si è sentito da dolorosa sollecitudine stretto il cuore, e di nuovo, dall’alto della sua Cattedra augusta, in modo solenne ha parlato. Ha parlato, ed eccovi l'Enciclica, tanto aspettata De' principali doveri dei cittadini cristiani. La sua parola, o dilettissimi, è la parola del Maestro universale, la parola stessa di Dio.

            Messo pertanto da parte ogni altro argomento, io quell'Enciclica vi trasmetto con l'animo compreso della più alta ammirazione. Non aggiungerò ad essa parola, chè mi parrebbe di scemarne la sovrumana bellezza. Dirò solo: leggetela, e vi sentirete palpitare un cuore che batte unicamente per la gloria di Dio, per la salvezza delle anime e la felicità dei popoli. Leggetela, e conoscerete in modo chiaro, preciso e sicuro quello che, in tanta confusione di idee, dovete credere e quello che dovete operare; ciò che vi convenga abbracciare, e ciò che vi è d'uopo fuggire. Leggetela, o Dilettissimi, meditatela seriamente e, quel che più monta, fate di renderla fruttuosamente efficace.

            La luce che la parola del Papa getterà nel vostro spirito, studiatevi di farla risplendere nella vostra condotta, nelle azioni vostre, in tutta la vostra vita. Nè questo solo, ma adoperatevi per diffonderla e{4} comunicarla anche agli altri. Siate gli apostoli della verità, e, se occorre, i soldati che la difendono; i martiri che soffrono, che muoiono per essa. Questo salutare  e sublime apostolato vedete di esercitarlo specialmente sui figli, sui genitori, sul marito, sui fratelli, sugli amici, sui conoscenti, insomma su quel piccolo mondo, che ogni anima, per quanto ritirata e nascosta, trova intorno a sè. Le difficoltà, i rifiuti, le resistenze, le derisioni, gli oltraggi non vi sgomentino. Il vero amore, dice S. Paolo, è paziente e magnanimo; egli soffre, crede, spera senza stancarsi mai, e soffrendo, credendo, sperando, finalmente trionfa.

            Si avvicinano i giorni della santa Quaresima. E qual tempo  più opportuno di questo per ritemprare lo spirito nell'esercizio delle cristiane virtù, per dar principio all'opera riparatrice? O miei cari, approfittiamo degli aiuti che la Chiesa, specialmente in questi giorni, ci offre.

            Mortifichiamo la carne, mortifichiamo lo spirito, frequentiamo più che mai il sacro tempio, la divina parola, i santi Sacramenti. Raccogliamoci nella meditazione delle verità eterne e nella preghiera umile, fervorosa, perseverante.

            Preghiamo che Dio  allontani da noi i flagelli{5} della provocata ira sua. Preghiamo per noi, pei nostri cari, vivi e defunti, per il Sommo Pontefice, per la Chiesa, pe' suo stessi persecutori, affinchè si convertano vivano.

            Osserviamo in una parola la legge di Dio e della Chiesa, ma fedelmente, francamente, schiettamente, con cuore largo e libero.

            Che un giorno possa dirsi di ciascuno di noi ciò che di sè stesso diceva il divino poeta: Pius in Christum, pius in Ecclesiam, pius in Pastorem: Amò Gesù Cristo, amò la Chiesa, amò il Papa. Siano questi, o dilettissimi, i nostri supremi amori, la forza, la consolazione, la gloria di tutta la nostra vita.

            Vi benedico affettuosamente nel Nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo.

 

Piacenza, 27 Gennaio 1890

 

† Giovanni Battista Vescovo



[1] LEONE XIII, Enc. Sapientiae Christianae, ASS 22 (1889-1890), pp. 385-404.