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40. Scuola di religione per la gioventù studiosa. Lettera pastorale di Monsignor Vescovo di Piacenza. Anno 1890, 1.1.1890, Piacenza, Tip. G. Tedeschi, 1890, pp. 12.
Il dovere dell'istruzione religiosa non si limita ai bambini delle elementari o alle persone già adulte; Scalabrini nella Pastorale fa una esortazione pressante ai giovani studenti perché, proseguendo negli studi superiori, non si credano esonerati dall'approfondire le conoscenze religiose. Il richiamo è giustificato dal fatto che l'insegnamento della religione, che in passato era privilegiato nelle famiglie e nella vita sociale, ora per colpa di pochi, ma audaci oppositori, é ostacolato o bandito dalle istituzioni scolastiche con il rischio che siano privati di una formazione cristiana coloro che un giorno saranno il sostegno e la guida della nazione. Scalabrini si rende conto che per la gioventù studentesca è necessaria una lezione più valida di quella offerta dalla parrocchia nei giorni festivi; non propone la lettura di apologisti cattolici (su cui si fondava in gran parte la cultura religiosa dell'Ottocento) perché sa che il giovane si lascia attrarre più dal romanzo frivolo che dal testo edificante. Ispirandosi a un'istanza emersa dal recente Congresso Catechistico Nazionale, istituisce un corso di religione da tenersi ogni giovedì in episcopio sotto la sua direzione. Interessa gli alunni del liceo e delle scuole tecniche; i docenti sono scelti tra ecclesiastici valenti e preparati. Il Vescovo conclude con alcune parole pronunciate dal Card. Alfonso Capecelatro nello stesso congresso[1]: soltanto con l'insegnamento religioso daranno esiti positivi per l'Italia le tendenze democratiche che si notano nelle forze politiche perché saranno sostenute dalla giustizia e dalla carità. Come sappiamo, per Scalabrini ogni forma di governo, anche quella democratica, è accettabile se rispetta il messaggio evangelico; la democrazia italiana (del resto ancora allo stato embrionale perché non accetta il suffragio universale) se insegnata da docenti formati alla scuola del positivismo diventa la rovina della società.
La Religione, come voi ben sapete, venerabili fratelli e figliuoli
carissimi, è il fondamento del benessere materiale e morale sì
degl'individui, che delle nazioni. Ebbero a confessarlo apertamente gli stessi
increduli di maggior conto, i quali per conseguenza riconobbero la necessità,
che i giovani venissero in essa ammaestrati con ogni premura. ‑ Diderot,
fra gli altri, lasciò scritto: «La
prima cognizione essenziale alla gioventù
ha da essere la Religione, che è l'unica base della morale...., La Religione
sia la prima lezione, anzi la lezione di tutti i giorni.» E Voltaire: «Ogni
padre di famiglia, è scongiurato di apparecchiare una posterità che conosca
il Vangelo.» Celebre poi la sentenza di Victor Hugo, non mai ripetuta
abbastanza: «Bisognerebbe trascinare
innanzi ai tribunali quei genitori, che inviano i loro figli a scuole, sulla
cui porta sta scritto: qui non s'insegna Religione.»
Ma pur troppo questa Religione divina, la Religione
di Cristoforo Colombo, di Dante Alighieri, di Alessandro Manzoni, di tutti i
geni più grandi del mondo incivilito, non è studiata! anzi talora, chi lo
crederebbe? neppure è stimata degna di esame e di studio!
Ordinariamente si giudica della Religione dalla condotta di qualche
indegno suo ministro, da quel che ne dicono i giornali ed i romanzi, dalle
storie adulterate de' suoi nemici più aperti, dagli scritti pessimi di
quelli che misurano la fede dagli uomini, non gli uomini, come si dovrebbe,
dalla fede. Pertanto qual meraviglia che sia essa da molti avuta in dispregio
e combattuta?
In altri tempi la Religione formava il primo ramo del pubblico e
privato insegnamento; era la scienza che
rischiarava della sua luce e vivificava del suo alito tutte le scienze. Ora
non più così. Essa, la Religione, questa madre della nostra civiltà,
questa figlia del cielo, questa soccorritrice pietosa, si vuole, con ogni
mezzo e ad ogni costo, per opera di pochi, ma audaci oppositori, bandita dalla
famiglia, dalla scuola, dalle leggi, da ogni atto della vita domestica e
sociale...... Poveri genitori, che farete? Che faranno adesso i vostri figli,
giunti all'età delle bollenti passioni? Chi darà loro la forza di
resistere agli assalti continui di un secolo corrotto e corruttore? Chi li
salverà dal pericolo di esser travolti dalla fiumana dell'incredulità che,
qual sottile veleno, s'insinua dappertutto, e tutto dissolve e
corrompe?.....
Religione santissima, vieni! Tu sola, illuminando colla face del vero
l'umana ragione, puoi guidare a segno infallibile la navicella del loro
ingegno, troppo spesso confidente, nel mar crudele della vita; tu sola puoi
nel loro petto infondere il coraggio per le sante pugne del dovere, di fronte
a tutti gli ostacoli e a tutte le seduzioni del mondo; tu, tu sola puoi
nutrire nel loro cuore i germi preziosi, che silenziosamente vi ha sparso la
tua mano benefica, sicchè abbiano a schiudersi in fiori e frutti di opere
sante.
Così è, o miei
cari: senza la Religione, 1a ragione non ha guida, non ha conforto il dolore,
non ha energia lo spirito, la virtù stessa è senza attrattive. Dov'è 1a Religione, scrive un celebre uomo di Stato, ivi
si presuppone ogni bene, dove manca si presuppone ogni male. Essa, come
dice il Joubert, è la poesia del cuore, è l'ala del genio, è l'aroma che
impedisce alla scienza di corrompersi e di corrompere. Tutto essa abbraccia,
il passato, il presente e l'avvenire; tutto comprende, l'individuo, la
famiglia, il genere umano. Tutto spiega, tutto dirige, nobilita tutto. Presso
di lei è la sorgente della vita.
Affrettiamoci pertanto, o carissimi, di farla conoscere questa
Religione in tutta la sua natia bellezza, e di farla conoscere sopratutto alla
studiosa gioventù, eletto fiore della nazione, e un giorno suo sostegno e sua
guida. Però come riuscirvi? Sarebbe da esortarla a frequentare il tempio, che
della Religione è l'ambiente naturale, ma alle istruzioni impartite nel
tempio, la gioventù studiosa a' dì nostri (è doloroso il dirlo), o non usa
punto, o usa troppo di rado. Occorre per essa un cibo più solido, che non sia
quello impartito ai fanciulli e ai giovanetti comunemente. Si potrebbe
invitarla a svolgere le dotte pagine degli apologisti cattolici, di tanta luce
smaglianti, ma, avvezza alla
lettura frivola dei romanzi, essa altezzosamente le disdegna.
Che altro rimane pertanto? Solo un provvedimento. Porgerle
l'insegnamento religioso in un modo più acconcio ai bisogni dell'ora
presente, in una forma che la attiri e la conquisti e, come si esprime
benissimo un illustre oratore, in un ambiente, seppur si voglia, che non sia
il tempio eppure continui l'opera del tempio.
A provvedere a straordinarie necessità, è inutile perderci in vane
discussioni, occorrono mezzi fuor dell'usato.
A ciò ripensando di questi giorni, o carissimi, ho disposto,
conformemente ad un voto del Congresso Catechistico, che ogni giovedì, nelle
aule episcopali, in ora opportuna e sotto la mia direzione, sia tenuto
quind'innanzi da valenti e zelanti ecclesiastici un corso di istruzioni
religiose ai giovani delle classi ginnasiali, tecniche e liceali.
Prego pertanto i miei amati parrochi della città di adoperarsi eglino
stessi, con quello zelo che li distingue, per fare iscrivere all'uopo i
giovani studenti della rispettiva parrocchia.
A' miei dilettissimi cooperatori della diocesi raccomando di nuovo, in
questa occasione, l'insegnamento
della Dottrina cristiana. Vorrei, che nella loro pastorale carità,
raccogliessero intorno a sè i fanciulli e le fanciulle anche fuori dei giorni
festivi; il giovedì p. es. di ogni settimana, come so, con mia grande
soddisfazione, praticarsi già da taluni, animati dal vero spirito di Gesù
Cristo.
Padri e madri, sacerdoti e cooperatori carissimi, uomini tutti di mente
e di cuore, io vi supplico, vi scongiuro a mani giunte e per le viscere di Gesù
Cristo di non risparmiare sacrifici, non sollecitudini, non industrie, non
fatiche a tale riguardo. Diamoci tutti 1a mano in quest'opera rigeneratrice;
sia essa in cima ad ogni nostro pensiero e desiderio. Si tratta di salvare
questa cara gioventù in mille guise insidiata e tradita; si tratta di
salvare con essa e per essa l'avvenire della Religione nella nostra sventurata
patria e la patria stessa. Adoperiamoci con fede e coraggio; qualche cosa
otterremo sempre.
Mentre però ad uno studio accurato della Religione invitiamo gli
altri, applichiamovi l'animo noi stessi, venerabili fratelli e fìgliuoli
carissimi, continuamente. Grande conforto ne ritrarremo per confermarci
nella fede, che tanto amiamo; intenderemo non solo, ma gusteremo le bellezze
ineffabili del Cristianesimo; apprezzeremo ognor più l'inestimabile
beneficio di essere nati in grembo alla Chiesa cattolica; riusciremo più
facilmente a metter noi e i nostri in guardia dagli errori che ovunque
serpeggiano; apprenderemo ad essere veramente e sodamente devoti.
Conchiuderò colle parole bellissime di quell'insigne scrittore, che è
l'E.mo Capecelatro Arcivescovo di Capua: «L'istruzione catechistica, è bene
che l'intendano tutti, quando sarà diffusa assai più largamente che non è
ora, e quando penetrerà profondamente nell'intimo delle menti e dei cuori
cristiani, essa soltanto potrà diffondere nella società presente
quell’alito di vita soave e benefica, che tempera gli ardori delle passioni,
ed eleva con la speranza gli animi al di sopra dei beni della terra.
L'istruzione catechistica sopratutto ordinerà, secondo giustizia e carità,
quelle tendenze democratiche dei nostri tempi, che con Cristo possono riuscire
benefiche, e senza di Cristo riusciranno alla rovina delle nazioni e dei
popoli.»
Offrendo a Dio per la salute delle anime vostre me e la mia vita, e
augurandovi felicissimo l'anno incominciato, vi benedico dall'intimo del cuore
nel Nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo. Piacenza, dal
palazzo Vescovile, 1 Gennaio 1890 †
Giovanni Battista Vescovo [1] cfr. Atti e documenti del primo Congresso catechistico tenutosi in Piacenza nei giorni 24, 25 e 26 settembre 1889, Piacenza, Tipografia vescovile G. Tedeschi, 1890. |
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