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39. Educazione cristiana. Lettera Pastorale di Monsignor Vescovo di Piacenza per la Santa Quaresima del 1889, 7.2.1889, Piacenza, Tip. G. Tedeschi, 1889, pp. 42.
In Scalabrini il continuo e pressante invito all'istruzione catechistica è fondato sulla convinzione che essa sia indispensabile per assicurare ai giovani un'educazione religiosa messa a rischio dalla diffusione dei media, soprattutto dalla stampa. E dell'educazione cristiana il Vescovo tratta ampiamente nella nuova Pastorale dando largo sviluppo a molti spunti già indicati in Lettere precedenti. La vera educazione non si identifica con l'apprendimento di una professione e neppure con l'istruzione che si limita ad arricchire l'intelligenza di nozioni nuove senza formare la coscienza morale. Scalabrini non emargina l'istruzione scolastica, argomento familiare ai legislatori italiani della fine dell'Ottocento che intendono risolvere il problema dell'analfabetismo; egli osserva che l'opposizione a tutto ciò che si presenta come innovazione non deriva da convinzioni religiose, ma da ignoranza; quando però, come nella società attuale, l'istruzione ignora l'educazione, si moltiplicano gli istituti scolastici e crescono i disordini morali e sociali. L'educazione non può prescindere da Dio. Educare, come è provato dall'etimologia del corrispondente termine latino, significa far emergere ciò che di positivo già è presente all'interno della persona allo stato embrionale; soltanto la religione, che fa riferimento ad una sanzione efficace perché eterna, può consentire lo sviluppo di questi germi neutralizzando gli impulsi cattivi. Il processo educativo deve iniziare dalla più tenera età quando è più facile correggere i difetti e indirizzare al bene. Di qui la necessità del catechismo, codice di sapienza popolare che è adeguato ad ogni età ed intelligenza perché enuncia principi universali, molto più profondi di quelli sanciti dalle costituzioni degli stati, anzi indispensabili per giustificare l'obbedienza alle leggi fondamentali delle nazioni. Perciò sono stolti, e non soltanto empi, i governanti che nella scuola introducono una morale chiamata indipendente perché ignora Dio. Qui è chiaro il riferimento alla legge Coppino del 1887. Ma le critiche del Vescovo non sono finite. Nel 1888 il ministero della Pubblica Istruzione con un "Regolamento" aveva stabilito che i comuni concedessero la lezione di dottrina cristiana ai bambini i cui genitori ne avessero fatto espressa domanda, ma determinassero i tempi e i luoghi dell'ora di religione entro i limiti fissati dal Consiglio scolastico provinciale. Scalabrini contesta come antididattiche queste norme anche se sono state elaborate dal celebre pedagogista Aristide Gabelli; esse screditano l'insegnamento della materia nella mente stessa del bambino che la vede discriminata, nei confronti delle altre discipline, proprio dall'autorità scolastica. Il Vescovo però non vuole che il suo discorso si riduca ad uno sterile lamento; invita il clero a dare maggior impulso al catechismo festivo e ordina di avvertire dall'altare i genitori dell'obbligo di richiedere alle amministrazioni comunali l'ora di religione per i figli. Queste preoccupazioni egli porterà, pochi mesi dopo, al primo Congresso Catechistico Nazionale organizzato da lui a Piacenza nel settembre 1889.
Siamo grandemente preoccupati dei pericoli che circondano la cristiana
gioventù a' di nostri. Pericoli della fede scossa dal vento dell'incredulità
e dai sofismi dell'ignoranza; pericoli della scuola, dove il gelo
dell'indifferenza per tutto ciò che sa di Religione, uccide in fiore i germi
di ogni virtù; pericoli del costume, insidiato dovunque da turpi azioni, da
stampe oscene e da parlari inverecondi; pericoli di
associazioni e di spettacoli, che, sotto le più belle apparenze, non mirano
tante volte che a fomentare le passioni e a sovvertire ogni ordine; pericoli
de' cattivi compagni, che coi loro pravi esempi allontanano dalla via del bene
e trascinano poco a poco su quella del vizio; pericoli dell'umano rispetto,
che spogliando l'uomo della sua dignità e della santa libertà de' figliuoli
di Dio, lo rende schiavo del mondo; pericoli del materialismo e del
sensualismo, che mentre rovinano il corpo, degradano l'anima, snervano i
caratteri, pervertono i giudizi; pericoli del lusso, che distrugge la
semplicità del vivere, e che offre, anche tra le classi più povere, lo
spettacolo d'una vanità, toccante spesse volte il ridicolo; pericoli di una
letteratura che nulla rispetta e che per mezzo dei romanzi e de'
giornali stilla ne' cuori il più esiziale veleno; pericoli infine di questo
soffio di indipendenza, che penetra dappertutto, che passa sopra tutte le
fronti, che agita fin sui banchi
delle scuole i piccoli fanciulli, e che sempre più sottraendo forza
all'autorità, aggiunge, agli altri pericoli un pericolo ancora più grande.
Ci impensierisce tutto questo, venerabili Fratelli e Figliuoli
carissimi; e profittiamo volontieri dell'occasione che Ci si offre
dell'imminente Quaresima, per esortarvi in nome di Dio a raddoppiare di
premura e di zelo nel promuovere l'educazione cristiana, che sola può
frastornare quei pericoli e salvare la crescente generazione.
Toccammo in altre
occasioni questo importantissimo degli argomenti, laonde non faremo questa
volta che aggiungere alcune considerazioni e darvi in proposito qualche utile
suggerimento.
La buona educazione è il primo fondamento della società umana, ed io,
scrive Leibnitz, ho sempre creduto che si riformerebbe il mondo, se venisse
riformata l'educazione.
Ma in che consiste la vera educazione? Forse nell'apprendere bene un
mestiere o una professione qualunque, o nell'arte di presentarsi nel mondo con
grazia? Ciò potrà essere dell'educazione la corteccia, diremo così, o la
vernice, ma non è la educazione.
E nemmeno vuolsi confondere, come usano molti, l’educazione colla
istruzione, facendo di questa una sola e medesima cosa con quella.
L'istruzione si volge all'intelletto, l’educazione s'indirizza alla volontà.
L'istruzione fa gli uomini dotti, l'educazione forma gli uomini virtuosi. La
prima guarda alla scienza, la seconda mira alla coscienza. Quella ha ragione
di mezzo, questa ha ragione di fine. L'educazione pertanto è al disopra
dell'istruzione e della scienza, come il bene sovrasta al vero e la virtù
supera in pregio l’ingegno.
Eppure oggi non si parla che d'illuminare la mente. Istruzione, si
grida da ogni parte, istruzione! e
sta bene. Discepoli di quel Dio, che ama chiamarsi il Dio delle scienze,
amiamo anche Noi i nobili studi, amiamo chi vi si dedica e li coltiva, amiamo
che tutti, il ricco e il povero, il patrizio ed il plebeo, ognuno secondo il
proprio grado, acquistino le cognizioni necessarie e convenienti al loro
stato. Noi anzi per i primi reputiamo una conquista tutto ciò che
contribuisce a farci avanzare anche un sol passo nella via del civile
progresso e salutiamo con giubilo il rifiorire della patria che si abbella di
nuove glorie. Quell'intestarsi al vecchiume e tenersi come polipi abbrancati
all'antico, quel gridare la croce
addosso a tutto che ha l'aria d'innovazione sul terreno stesso dei fatti, quel
suscitar diffidenze contro chi non sa piegarsi a rappresentare il sistema
della mummificazione, o l'età della pietra, no, non è Vangelo, non è
religione, è sintomo d'ignoranza
e di pertinacia, anziché di sapere e di onestà.
Si coltivino pure le arti e le scienze, purché, ben s'intende, non
trascorrano oltre i loro confini naturali; la luce dell'insegnamento si
diffonda pure largamente per ogni dove, ma non si dimentichi di unire
all'istruzione l'educazione. Quella senza di questa sarebbe più male che
bene, giacchè metterebbe in mano all'uomo una forza, senza fornirgli il mezzo
di moderarla. «Non si può, così il regnante Pontefice, non si può a nessun
patto rinnovare sopra il fanciullo il giudizio di Salomone e dimezzarlo{7} con un taglio irragionevole e crudele tra la sua
intelligenza e la sua volontà: mentre si prende a coltivare la prima, fa
d'uopo avviare la seconda al conseguimento degli abiti virtuosi e dell'ultimo
fine. Chi nell’educazione trascura la volontà, concentrando tutti gli
sforzi alla coltura della mente, giunge a fare dell'istruzione un'arma
pericolosa in mano de' malvagi. E' l'argomento della mente che si aggiunge al
malvolere e sovente alla possa, contro cui non si può fare alcun riparo.»
Domandatelo a tante povere madri, a tanti padri desolati. Hanno essi
quel figlio, quella figlia, che in fatto d'istruzione nulla a dir vero
lasciano a desiderare. Sanno tutto, se volete: fisica, storia, aritmetica,
geografia, disegno, musica.... eppure osservate come crescono indocili e
disobbedienti! quanta presunzione in quelle testoline! quanta arroganza! Che
vuol dire? Non hanno educazione.
Interrogate le odierne statistiche. Si moltiplicano le scuole, si
profonde largamente e senza misura il danaro a mantenerle, si propaga con
celerità non mai veduta la istruzione, e frattanto crescono spaventevolmente
i disordini, e i fogli di ogni città e d'ogni colore ne fanno ogni giorno
rabbrividire col racconto di scioperi, di furti, di rapine, di frodi, di
oscenità ributtanti, di suicidi esecrandi, di truci misfatti. Chi ne sono gli
autori? Gente per lo più uscita dalle pubbliche scuole, che non manca di
certa istruzione, ma che è priva affatto di ciò che importa
maggiormente: l'educazione.
Che è dessa pertanto l’educazione, secondo i principii della fede
cristiana, che è quanto dire, secondo la verità? E' il perfezionamento
morale dell'uomo, o, come altri disse, una coltura diligente ed assidua, che
schiude il cuore alla virtù e forma la gentile costumatezza.
La parola educare ha qualcosa
in sè che vuol essere studiata. E' una parola derivata dalla lingua latina e
significa trarre fuori quel che è dentro, aprire e svolgere quello che è
chiuso ed in germe.
Ora, applicando all'uomo quella parola, convien dire
che la educazione sia la maniera di svolgere i germi che son riposti nel cuore
umano e di trarre a luce quel che è nascosto in quei germi. Questo modo di
parlare presuppone che Dio nel cuore dell'uomo abbia posto qualcosa che
somiglia al germe onde esce poi il fiore tenero e fragrante.
E cosi è davvero.
L'educatore, a parlare con proprietà, non mette nulla dal di fuori nell'animo
del fanciullo, sì piuttosto coll'azione solerte e amorosa spiega e disvolge
quel che è come inviluppato nei ripostigli del cuore e fa fiorire i semi e i
germi delle virtù naturali non solo, ma ancora quei germi felici e quei semi
di virtù sopranaturali, che furono inseriti col Battesimo nell'anima nostra.
A questo appunto si riduce la vera e soda educazione; a questo l'opera vostra, o padri, o madri, o
maestri, o istitutori, o sacerdoti, o parrochi, o voi tutti che siete chiamati
in qualche modo al nobilissimo e divino ufficio di educare la gioventù.
E' da notare però, che accanto ai germi del bene si trovano nel cuore
dell'uomo i germi del male. Il fanciullo porta nel fondo del suo essere i semi
di uno scellerato o di un santo.
L'opera vostra pertanto, o dilettissimi, deve altresì avere in mira di
soffocare per tempo la rea semenza, perché la buona possa levarsi e
germogliar vigorosa. Dovete rompere gli istinti della voluttà e
dell'orgoglio, che si manifestano sin dall'infanzia; dovete fare in guisa che
il fanciullo siegua non già
l'impeto della passione, ma l'impulso della virtù; che si avvezzi ad operare
per la rettitudine del bene, che splende alla mente e non per l'attraimento
del piacere, che i sensi alletta e corrompe. Ma, direte voi, come riescirvi?
Innestando nell'animo di lui fino dai più teneri anni il timor santo di Dio;
imperocchè fermatelo bene, o dilettissimi, nella vostra mente: educazione
vera non è possibile senza Religione. Educare il fanciullo è deporre la
verità, tutta la verità, nella sua mente, dalla più semplice
alla più elevata; è aprire il suo cuore ai più nobili sentimenti, a
quelli della purezza più delicata e dell'onore più puro; è far palpitare la
sua anima alle parole: Dio, patria, libertà, eguaglianza, fraternità, quali
le consacra il Vangelo. Ora ciò non può
farsi se non coll'insegnamento dei precetti della Religione, se non coll'aiuto
di un'autorità superiore, la quale un giorno o l'altro all'ora stabilita,
punisce il vizio e ricompensa la virtù.
Un'educazione senza Religione è una legge senza legislatore, senza
sanzione, senza autorità; una casa priva di fondamento. Potremmo addurre a
questo proposito la testimonianza di mille e mille autori non sospetti, ma
poche basteranno.
Importa sommamente alla umana
famiglia e a ciascuno dei membri che la compongono, che ogni uomo conosca e
adempia i doveri prescritti dalla legge di Dio verso il suo prossimo e verso sè
stesso. Ecco quanto dobbiamo incessamente insegnarci a vicenda; ecco
soprattutto quanto costituisce l'obbietto dell'istruzione dei padri e delle
madri rispetto alla loro figliuolanza, così un Russeau.
La prima cognizione essenziale
alla gioventù, ha da essere la Religione, che è l'unica base della morale...
La Religione sia la prima lezione, anzi la lezione di tutti i giorni, così
un Diderot.
Bisognerebbe trascinare innanzi
ai tribunali quei genitori che inviano i loro figli a scuole, sulla cui porta
sia scritto: qui non si insegna Religione. Così Victor Hugo.
Udite ora quel sommo giureconsulto e politico che fu
il ministro Portalis. «E' tempo, gridava egli dall'alto della tribuna dieci
anni dopo proclamata la
Repubblica di Francia, è tempo che le ciance cedano il posto ai fatti.
Non vi ha istruzione senza educazione, e non vi ha educazione senza Religione.
Sono dieci anni che i professori insegnano al deserto, perchè sono dieci anni
ch'essi gridano, non doversi parlare di Religione nelle scuole. Senza idea di
Dio, senza nozione del giusto e dell'ingiusto, i figli del popolo pigliano
costumi barbari e feroci e sono una minaccia delle generazioni presenti e
future.»
Su questo punto la voce dei più sapienti letterati, filosofi e
politici, antichi e moderni, credenti ed increduli si confonde con quella del
Sommo Pontefice Leone XIII, il quale fin dagli esordi del suo Pontificato
scriveva: «L'educazione, senza il concorso della dottrina e della morale
cristiana non può generare che una progenie, la quale guidata soltanto dalle
prave cupidigie e dalla propria ragione, reca alle private famiglie e alla
società sciagure gravissime.»
Educazione e Religione sono dunque due cose inseparabili e questa dev'essere
la base di quella. Bisogna quindi far brillare alla mente del fanciullo
la luce di quelle verità, che debbono essere la norma del suo pensare ed
operare ed apprendergli in modo chiaro, facile, autorevole, stabile ed
efficace tutti i suoi doveri; bisogna prendere questa giovinetta creatura
dalla culla e condurla soavemente al suo fine supremo, che è di conoscere il
suo Creatore, di amalo e
servirlo per andare poi a goderlo in eterno. Bisogna, in altri termini,
istruire il fanciullo, ma istruirlo cristianamente.
La istruzione religiosa: ecco il gran mezzo della cristiana educazione,
ecco il bisogno supremo dell'età nostra, ed ecco, lo ripetiamo, il supremo
dei vostri doveri, o genitori. Avete voi
figliuoli? domanda il Signore per bocca dell'Ecclesiastico: istruiteli e piegateli al bene sin dall'infanzia.
Che sia questo un vostro preciso dovere chi può metterlo in dubbio?
Dite: che cosa è questa creatura, che venne per mezzo vostro ad accrescere il
numero dei viventi? questa creatura è un uomo. In questo essere così
grazioso, così tenue, come si esprime un insigne scrittore, alberga un'anima
che è celeste d'origine, quasi alito del cuore di Dio e raggio di sua
bellezza immortale; un'anima riscattata da Gesù Cristo a prezzo del suo
Sangue, un'anima che l'onda del santo Battesimo purificò e in cui lo Spirito
Santo diffonde le sue grazie più pure e trova le sue compiacenze più vive. O
padre, o madre, salutatela questa celeste straniera, che è venuta ad
assidersi accanto a voi, inchinatevi a quest'ospite divina, che raccolse le
ali per abitare con voi sotto il nome pur sempre benedetto di vostro figlio, o
di vostra figlia. Questo corpiciuolo che voi vedete e che tanto vi innamora,
non è che l'inviluppo e il santuario d'uno spirito tanto più nobile
quale non vedete, che viene da Dio e a Dio deve fare ritorno. Fissatevi bene
in questo pensiero. Dio vi ha associati a sè medesimo nell'opera di dar la
vita materiale a quest'essere, e vuol servirsi di voi per alimentarne ed
accrescerne la vita spirituale, sicchè compia la sua missione in terra e
raggiunga il suo destino in Cielo.
Da ciò deve essere ispirato ed a ciò vuol essere diretto, o padri e
madri, l'amore pei vostri figli; dev'essere non già un amore carnale, inteso
solo al loro tenero vantaggio o proveniente dagli utili che ne potessero
ridondare a voi, ma bensì un amor puro e disinteressato; un amore di
sacrificio, un amore che si prenda cura dell'anima più che del corpo, un
amore che si nutra del desiderio di farne dei santi e dei beati del Cielo,
anzichè dei ricchi e dei felici della terra, un amore insomma, quale
scorgevasi nei padri e nelle madri dei primi tempi cristiani.
I documenti più autentici ne attestano quale trepida cura essi
ponessero nello ispirare ai loro figli di
buon'ora, sentimenti serii e religiosi. Considerando i figli come cosa
celeste, come un prezioso deposito affidato da Dio alle loro mani, essi
ponevano una diligenza, una premura, che avea dell'entusiasmo,
nell'ammaestrarli intorno alle verità della fede. Così si perpetuava una
serie di gravi consigli e di opere di pietà, che legava i padri ai
figli e forniva alla Chiesa come alla società quei forti caratteri, quelle
figure gigantesche, quegli eroi, che anche oggi fanno stupire solo a
riguardarli. Il padre e la madre
debbono essere i primi maestri e la famiglia la prima scuola dei pargoli.
Abbiamo detto che questo magistero cristiano si deve incominciare ad
esercitarlo sui figli sino dai loro anni più teneri. Sta scritto, che l'uomo
sarà nella sua vecchiaia qual fu nella sua adolescenza; sarà, cioè, buono o
malvagio, secondochè buoni o malvagi saranno i principii onde ci saremo
affrettati di informarne l'anima giovanetta.
L'esperienza conferma quest'oracolo dello Spirito Santo. Essa ne
insegna che le prime impressioni sono potenti e ordinariamente decisive per
tutta la vita. Deh, quanta amorosa cura deve porre in cuore a tutti questo
pensiero! E' nella prima età che le lezioni di fede e di morale s'imprimono
più facilmente nella memoria, che le verità cristiane colpiscono più
vivamente lo spirito, che i teneri convincimenti della pietà commovano più
potentemente il cuore. Sulla cera molle s'imprime facilmente l'imagine di Dio,
ma si richiede lo scalpello e ci vogliono sforzi e tempo, affine d'inciderla
sul marmo. Quando non si hanno ancora pregiudizii da dissipare, nè cattive
abitudini da correggere, più facilmente l'anima si modella ai santi doveri. E
quand'è che il savio
agricoltore mette il sostegno all'arboscello perché non pigli mala piega? Non
è forse allora che questo è ancora tenero? Egli sa che più tardi sarebbe
inutile. Così dovete far voi, o carissimi.
Il seme della fede e della religione che spargerete nel terreno ancor
vergine dell'infanzia ne addiverrà ben presto il sostegno. Allora il
sentimento cristiano metterà in essa profonde radici e crescerà in forte
albero. I venti delle passioni potranno talora scuoterlo, potranno gittarne a
terra i frutti, spezzarne anche qualche ramo, ma il tronco così spogliato
starà e al primo sole di primavera metterà fuori nuovi rami e darà frutti
abbondanti. Che altro ci volle insegnar Gesù Cristo col mostrare pei
fanciulli tanta predilezione? Lasciate,
diceva con tenerezza ineffabile agli Apostoli, lasciate
che i pargoli vengano a me! Come se dicesse: le passioni si alzeranno
forse un dì, e abbatteranno l'opera vostra. Vengano adunque a me, intanto che
sono innocenti ed imparino a conoscermi. Potranno in seguito dimenticarmi, è
vero, ma ritorneranno, avendo almeno saputo per esperienza la felicità che si
gode nello stare con me...
Istruzione adunque, V. F. e F. C., istruzione religiosa; o, in altri
termini: Catechismo! essendo appunto il Catechismo il fondamento di siffatta
istruzione. Potessimo di questo libro farvi apprezzare come si
conviene tutta la grandezza e l'importanza, tutta la efficacia!
Il Catechismo è il perno della vita cristiana. Esso, per usare le
belle espressioni di uno dei più dotti scrittori moderni, è il libro dei
libri; e, ancorchè abbia apparenza di libriccino assai umile, pure, se si
eccettui la Bibbia, sopravanza tutti gli altri. E la ragione è, che esso
contiene ne' suoi primi germi la profondissima e santissima dottrina lasciata,
come il più bello de' suoi tesori, da Gesù Cristo alla Chiesa. Laonde non
solo tutto ciò che insegnano il Papa e i
Vescovi oggi, ma ciò che essi insegneranno sempre: non solo i dommi
cristiani, ma la teologia, la filosofia e la letteratura cattolica, sono
frutti di quei germi catechistici, senza i quali non sarebbero venuti mai in
luce, e anche ora da quei germi traggono alimento e vita. Chi dunque voglia
conoscere intera la bontà e bellezza del Catechismo cattolico, deve fare come
colui che, avendo tra le mani alcuni semi, non si contenta di gettare
un’occhiata sopra di essi, ma ne considera le virtù nascoste e pensa che
quei semi, messi in certe condizioni opportune, s'aprono man mano in grandi
alberi, ricchi di rami, di foglie, di fiori, di frutti.
Il Catechismo! Esaminatelo anche per poco, ma attentamente, e vedrete,
diremo con altri, come questo libro ammirabile, questo codice di popolare sapienza,
benchè piccolo di mole, contiene da solo ciò che per noi è più necessario
a sapersi, cioè la scienza del nostro destino coi mezzi per conseguirlo; si
adatta a tutte le età, risponde ai bisogni di tutte le condizioni e di tutte
le intelligenze, scioglie in un modo determinato e sicuro tutti i problemi
della vita, e basta da solo a formare i buoni cristiani, i virtuosi cittadini.
Con formole chiare, brevi e precise, che via via si svolgono e
s'ingrandiscono, esso fa nascere la fede nei piccoli, l'alimenta negli adulti
e negli uomini maturi la corrobora e la fortifica. L'idiota vi trova la virtù
senza studio e senza fatica, il sapiente vi ammira i responsi della scienza
prevenuti e anticipati dalla fede, e chi ama la popolarità del sapere resta
innamorato di quella profusione di luce, che mentre affratella il filosofo
coll'uomo del volgo nella cognizione delle medesime verità, mette sulle
labbra del pargolo i dettati della più elevata sapienza.
Il Catechismo è il codice dell'umanità, ed è il codice dell'umanità
non solo perchè contiene la dottrina più eccellente, più sublime, più
necessaria di tutte le altre dottrine, ma perchè data da Dio, legislatore
supremo, agli uomini di tutti i tempi e di tutti i luoghi. Le costituzioni dei
regni e degli imperi sono codici particolari e limitati, che non obbligano che
una porzione dell'uman genere, ma il Catechismo è un codice universale.
Quelli sono mutabili o per
bisogno di perfezionamento, o per l'instabilità dei legislatori, ma questo è
per sè stesso perfetto, perchè fatto da Dio, di cui sono perfette le opere e
perchè Dio non è come l'uomo che si muti. Quelli regolano soltanto le azioni
esterne e non tutte, questo penetra nello stesso cuore dell'uomo, ne regola i
pensieri, ne modera le passioni, ne esclude ogni vizio, ne indirizza a santo
scopo gli affetti, vi inserisce tutte le virtù.
No, non crediate che senza il Catechismo cattolico si possa stabilire
una morale che leghi le umane volontà. Ogni mutuo potere non ha diritto a riscuotere ubbidienza se non si appoggia alla
divina autorità. Come si esprime benissimo un moderno apologista, non si
possono obbligare ad obbedire i figli al padre, i servi al padrone, i
sudditi al principe se non si dice loro: questo
è l'ordine di Dio. Scrivete pure ammirabili trattati di morale, tentate
tutte le vie per farli adottare: ma nè la bellezza della virtù, che non vale
ad allettare animi rozzi, nè l'onore che molti non curano, nè l'interesse
che spesso manca, nè il timore che i facinorosi disprezzano, possono ottenere
obbedienza generale e stabile ai vostri precetti. E quindi non solo
sono empi, ma stolti coloro, che vogliono introdurre una morale civile
o, com'essi dicono, indipendente. Che morale sarà questa, se si limita ad
un'esteriore pulitezza? e chi l'osserverà se non ha con sè una valida sanzione, o qual regola seguirà essa,
se si dichiara indipendente?
Andate pure avanti con questa morale senza Catechismo e vedrete bei
frutti che ne raccoglierete! Dove si troverà più buona fede ed onestà nel
conversare, fedeltà nei contratti, obbedienza nei figli, mutuo amore ne'
coniugi, retta amministrazione della giustizia e delle pubbliche e private
sostanze? Donde, chiediamo di nuovo, quei tanti spaventosi delitti che
deploriamo ogni giorno? Da gente che, o non è stata educata alla scuola del
Catechismo o che da lungo tempo lo ha abbandonato. Ed incalzando ancora la
domanda: dove si andrà a finire?
Dove? Con lento, ma satanico lavorio si è andato allontanando dal
Catechismo il povero popolo; gli si è rapita la fede de' suoi padri. Si è
osato insegnargli a bestemmiar Dio, a profanare le feste, a dimenticar Gesù
Cristo, a disprezzare la Chiesa, il sacerdozio, a non rispettar più nulla.
Hanno voluto i moderni riformatori istillargli nel cuore le più selvagge
dottrine, magnificargli i trionfi della forza, i diritti della rivoluzione: lo
hanno adulato ed oppresso, adorato qual Dio e trattato qual bruto. Gli hanno
accesa nel petto la sete di godere sulla terra, di godere solamente sulla
terra, di goder sempre, e poi lo hanno lasciato morire di fame!
Ebbene, scrive un eloquente oratore, questo popolo che più non ricorda
le lezioni del Catechismo cattolico
e che non crede più in Dio, chiede ai grandi, ai potenti, ai fortunati del
secolo i titoli di loro grandezza, di loro potenza, di loro lautezze beate. Li
chiede a voi, o re, a voi, o legislatori, a voi, o magistrati, a voi, o
ricchi; li chiede specialmente a voi, o filosofi, o letterati, o pubblicisti,
banditori e propagatori dell'ateismo moderno. Questo popolo che non ama più
Dio, vuole altre divinità che empiano il vuoto del suo cuore. Il denaro, ecco
il suo Dio, il piacere, ecco il suo Dio, l'indipendenza da ogni altro uomo,
ecco il suo Dio: fatemi, egli vi dice, fatemi degli iddii conformi a' miei
amori, saziate la mia cupidigia, la mia sensualità, il mio orgoglio. Questo
popolo che non ispera più in Dio, che non aspetta più niente oltre il
sepolcro, picchia alle vostre porte o proprietari, piccoli e grandi, e vi
dice: io pure ho bisogno di felicità, datemi la mia parte di terra. Si avrà
un bel dirgli: tu vieni troppo tardi; le parti son fatte. Si avrà un bel
rispondergli: le tue pretensioni sono assurde, sono la rovina del civile
consorzio. Se le parti sono fatte, si disfacciano, se la società presente
deve morire, muoia; io ho bisogno, ho diritto, ho dovere d'esser felice: ciò
che a questo bisogno, a questo diritto, a questo dovere essenzialmente si
oppone, non può essere che ingiustizia e disordine.
Non sono queste, o dilettissimi, legittime conseguenze dei posti
erronei principii? Si ha un bel parlare
di civiltà e di progresso, si ha un bell'annunziare ai popoli che il regno
della ragione e della giustizia, della libertà e della pace, dell'eguaglianza
e della fraternità è finalmente venuto. La terra trema sotto i nostri piedi,
e credenti o non credenti alle meraviglie dell’era novella, con l'inno in
bocca e con le lacrime agli occhi, non tutti sentiamo che l'edificio sociale
in ogni parte vacilla.
Che fare adunque? Tornare all'insegnamento religioso, al Catechismo;
ridare al mondo la fede, gli amori, le speranze celesti, che Gesù Cristo portò
sulla terra e di cui il Catechismo è la base. Tutto il resto, scrivea testè
un rinomato periodico, è illusione, è sogno, è chimera. Non ci è vigore di
statuti politici, nè di sistemi economici, nè di trovati filosofici, nè di
filantropiche istituzioni, che valga a salvare questa barbarie, imbellettata
di civiltà, dallo sfacelo!
Ci vuole il Catechismo. Ebbe a proclamarlo, non sono molti anni, un
Adolfo Thiers, atterrito dalla immensa corruzione sociale e dai pericoli della
patria. Nè diversamente la pensava il celebre Troplong, il quale venuto agli
estremi di sua vita, usciva in queste memorabili parole: dopo di aver letto, studiato e vissuto molto, quando si avvicina il
momento della morte si conosce, non esservi che una cosa essenziale a questo
mondo: il Catechismo. Sì: il Catechismo è la sola cosa veramente
essenziale all'individuo, alla famiglia, alla civile società. Proclamiamolo
anche noi altamente e non ci stanchiamo di ripeterlo: bisogna ritornare al
Catechismo e alla religione degli avi nostri, se si vuole porre un freno alla
licenza e al disordine. Bisogna ritornare al Catechismo, se si vuole che le
private e pubbliche cose abbiano finalmente a prosperare. Bisogna ritornare al
Catechismo, se si vuole la vera civiltà, la grandezza vera della patria.
E non fu, scrisse già il più volte citato Pontefice, non fu
l'insegnamento del Catechismo, che rinnovellò il mondo, che santificò e
ringentilì in mezzo agli uomini le scambievoli relazioni, che fece più
delicato il senso morale ed educò quella coscienza cristiana che reprime
moralmente gli eccessi, riprova le ingiustizie ed innalza i popoli fedeli
sopra tutti gli altri popoli? Si dirà forse che le condizioni dell'età
che corre hanno reso quell'insegnamento inutile e nocivo? Ma la salute e la
prosperità dei popoli non ha niuna tutela fuori della verità e della
giustizia, delle quali la presente società sente così vivo il bisogno, e
alle quali il Catechismo cattolico conserva pienamente intatti i loro sacri
diritti. Per amore pertanto dei frutti preziosi, che già si raccolsero e
giustamente si sperano da quell'insegnamento, si dovrebbe promuoverlo a tutto
potere. E invece, ahi dolore! ahi vergogna! si cerca di privarne la presente
generazione, col bandirlo persino dalle pubbliche scuole!... E
diciamo bandirlo, poichè il
provvedimento preso di apprestare l'istruzione religiosa solamente a que'
fanciulli, pei quali ne faranno espressa domanda, è del tutto illusorio. Non
si riesce infatti a capire come gli autori della malaugurata disposizione non
si sieno avveduti della sinistra impressione che deve fare sull'animo del
fanciullo il vedere posto l'insegnamento religioso in condizioni così diverse
dagli altri. Il fanciullo che per essere stimolato ad uno studio diligente ha
bisogno di conoscere l'importanza e la necessità di ciò che gli viene
insegnato, quale impegno potrà
avere per un insegnamento, verso del quale l'autorità scolastica si mostra o
fredda o ostile, tollerandolo a malincuore? E poi se vi fossero (come non è
difficile trovarsene) genitori che o per malvagità di animo, o molto più per
ignoranza e negligenza, non pensassero a chiedere per i loro figli il
benefizio dell'istruzione religiosa, resterebbe una gran parte di gioventù
priva dei più salutari documenti, con estremo danno non pure di quelle anime
innocenti, ma, come abbiam visto, della stessa civile società.
E stando le cose in tali estremi, non sarebbe un dovere di chi presiede
alla scuola rimediare all'altrui malizia o la trascuranza? Non è crudeltà
che i fanciulli crescano senza idee e sentimenti di religione, finchè
sopravvenuta la fervida adolescenza si trovino in faccia a lusinghiere e
violente passioni, disarmati,
sprovveduti d'ogni freno, colla certezza di venir travolti nei lubrici
sentieri del delitto?
Eppure è così. Giacchè col promuovere, come si fa oggi, in nome
della scienza e della libertà,
la scuola laica, non si mira pur troppo che a strappare la gioventù alla
religione e alla famiglia, per sacrificarla anima e corpo alla massoneria
imperanti. Fino a qui i moderni riformatori
si studiarono di nascondere con sottile astuzia il loro intendimento finale.
Si poteva credere, che difendendo le pretese dello Stato sull'educazione,
eglino pensassero piuttosto a servire i suoi interessi, anzichè nuocere alla
Chiesa, che i rettori della pubblica cosa si proponessero di foggiare ai loro
sistemi, che mancano di passato,
le generazioni dell'avvenire, quando riservavano a sè soli il diritto di
educarle. Ma oggi la maschera è caduto. Non è più (lo diciamo addolorati
fino alle lacrime, in vista dei danni gravissimi, irreparabili, che ne
verranno alla Chiesa e alla patria, i due supremi amori dell'anima Nostra) non
è più per formare, com'essi dicono, le nazioni forti e grandi, o soltanto
per limitare su di un punto la potenza della Chiesa, che si vuol dare la
gioventù in balia della potestà laica; è per istrappare dalle anime ancora
tenere ogni sentimento di fede, ogni idea di Dio. Lo si confessa ora senza
mistero alla luce del sole.
Da principio, i genitori specialmente, non guardarono troppo per il sottile, ma oramai cominciano ad
accorgersi del tradimento e si levano a proclamare il loro inalienabile
diritto di far dare ai figli una istruzione sana e vivificante, quale è
quella che s'imparte a nome di
Dio nella Chiesa. In varie parti del mondo per questo sacro diritto,
conculcato oggi in brutale maniera, si combatte gloriosamente. E tra quelli
che sono chiamati al ministero santo dell'educazione, chi non si stimerà
felice di gettarsi nella mischia, in cui stanno per decidersi le sorti comuni
e di mettere al servizio della causa cattolica, assalita da mille parti,
quanto vi può essere d'ingegno, di sostanze, di amore e perfino di vita?
Parrochi Nostri amatissimi! è al vostro zelo e alla vostra carità che
Noi facciamo appello anzitutto. Non fa mestieri che a voi ricordiamo le
commoventi parole, onde il divino Maestro ci raccomanda la cura dei fanciulli;
e neppure fa mestieri che vi rammentiamo gli esempi dei Santi, i decreti dei
Concili, le ordinazioni dei sacri Canoni, le prescrizioni del Nostro ultimo
Sinodo a questo riguardo. Ci son noti abbastanza d'altra
parte gli enormi sacrifizi che, specialmente in certi luoghi, nelle
campagne, su per le creste dei monti vi convien sostenere per condurre a Gesù
Cristo, mercè l'insegnamento del Catechismo, queste innocenti creature.
Quello che vi raccomandiamo con tutta l'anima si è di raddoppiare gli sforzi
per adempiere sempre meglio questo supremo
dei vostri doveri. Su questo punto resta ancor molto da fare. Temiamo, oh
temiamo non ci venga rinfacciato
quel disordine che deplorava il Profeta: i
pargoli chiedevano pane e non era chi loro lo spezzasse!....
Si tratta di alimentare la vita, non già materiale, ma spirituale dei
fanciulli col pane dell'istruzione religiosa. Dovete ben persuadervi, Fratelli
carissimi, non esservi forse oggidì opera di questa più santa e più gradita
al Signore, più necessaria e più utile al civile consorzio, più consolante
e più meritoria per voi medesimi. Con ogni sollecitudine rischiarate le
menti, combattete l'ignoranza, distruggete i pregiudizi, fate conoscere ed
amare la Religione, cominciando appunto dalla tenera infanzia.
I fanciulli, vi diremo colle parole così piene di saggezza e così pratiche d'un eminente Vescovo
italiano, i fanciulli accoglieteli con amore e con dolcezza paterna quando
vengono a voi, e se non vengono, a somiglianza del divino Pastore domandate di
loro, cercateli per le vie e per le piazze; stimolate l'inerzia e la
trascuratezza dei genitori; instate presso di loro, pregateli affinchè
mandino alla dottrina i loro figliuoli. Lungi i castighi ed i rimproveri;
lungi i modi duri ed aspri, che li allontanerebbero da voi; fatevi fanciulli
voi pure, se è necessario per guadagnarli a Gesù Cristo; dissimulate la loro
leggerezza e la loro indocilità; compatite la loro
rozzezza e la loro lentezza in apprendere ciò che insegnate: non mostratevi
giammai stanchi od annoiati di loro; con una carità senza limiti, continua,
ingegnosa, paziente, benigna, che tutto soffre, che tutto spera, bisogna
supplire al difetto de' mezzi e a quel manco di autorità, che il tempo e gli
uomini ci hanno tolta. In una parola, non datevi pace insino a che le
Domeniche e le Feste non vedrete intorno a voi la bella corona di tutti i
fanciulli della Parrocchia. Nelle istruzioni siate brevi, chiari e semplici; i
vostri modi siano amabili ed insinuanti: temperati l'aridità
dell'insegnamento, frammezzando racconti ameni e morali, onde mescere il dolce
all'utile, e invogliarli ad essere assidui alle vostre istruzioni. Dove i
parrochi non abbiano coadiutori, o questi non siano atti, si rivolgano ad
alcuni buoni laici, ad alcune pie donne, perchè li aiutino, raccolgano e
conducano alla chiesa i fanciulli e le fanciulle e mantengano il necessario
silenzio.
Istruite, istruite i figliuoli che la Chiesa vi ha affidati e sia
un'istruzione educatrice la vostra; poichè, e qui ponete ben mente, a nulla
di bene tornerebbe un suono di labbro vanitoso e sterile, se quella parola non
la convertite in un sentimento. Istruite con affetto e carità e istruite
sempre.
Anche qui non sapremmo meglio esporvi il Nostro pensiero che facendo
Nostre, tanto sono opportune, le parole di un dottissimo Porporato. Ogni
occasione che si presenti dev'essere a voi buone per ammaestrare. La
prima Comunione, la Cresima, sono le occasioni più ordinarie. Non basta.
Dovete catechizzare i fanciulli nella chiesa, nella casa, nelle vie, nelle
scuole, nelle domestiche conversazioni, nei sermoni, dappertutto e sempre. E
non solo i poveri e quei del contado, benchè
a costoro dobbiate avere amore particolarissimo, ma anche i nobili e i
borghesi, perciocchè tutti sono egualmente figliuoli di Gesù Cristo non v'è
ricco o povero, nobile o plebeo.
Soprattutto però importa che vinciate un grave pregiudizio, invalso
tra molti, che cioè il Catechismo s'abbia da insegnare soltanto ai fanciulli,
quasi che la Madre Chiesa, dopo di averci amorosamente nutriti col latte della
santa Dottrina bambini o pargoli, ci lasci poi a noi stessi. La Chiesa invero
non ci lascia a noi stessi, neanche una sola ora della nostra vita, imperocchè
la sua maternità è perseverante, continua, instancabile. Ogni età e ogni
condizione di vita ha bisogno di speciale e di più largo cibo di dottrina.
Epperò catechizzate ancora gli adulti. Il catechismo dev'essere nelle loro
mani un'arma potente per vincere le terribili battaglie della vita; e deve
soprattutto insegnare ad essi che fuggano il peccato, santifichino il dolore
nella pazienza, vivano con Gesù Cristo sempre, imitandone gli esempi, e che
pongano infine il cuore nella speranza della vita avvenire.
Una istruzione catechista, la quale non consegua questi frutti, no, non è
degna di un ministro di Gesù Cristo e della Chiesa, ed è anzi morta o quasi
morta.
Ma vi hanno anime che richieggono in modo particolare le vostre cure più
sollecite e affettuose e sono, come vi dicemmo altre volte, i sordomuti e le
sordomute, che si trovassero per avventura nelle vostre Parrocchie. Deh, che
anch'essi per opera vostra giungano ben presto al conoscimento delle verità e
possano assidersi rigenerati a questo festino dello spirito! Non insisteremo a
questo riguardo, tanto più che abbiamo appreso con vera soddisfazione, come
alcuni cittadini mercè l'aiuto della pubblica stampa, si vanno ora con nobile
gara adoperando per alleviare anche questa sventura. Ci è cara l'occasione
per segnalarli alla comune riconoscenza.
Un altro avvertimento dobbiamo darvi, che è della massima importanza e
sul quale richiamiamo tutta la vostra attenzione. Come sapete, nuove
disposizioni furono testè emanate dal Ministero della Pubblica Istruzione,
secondo la quali sarà fatto impartire
dai Comuni, nelle ore, nei giorni e nei limiti stabiliti dal Consiglio
Scolastico, l'insegnamento religioso a quegli alunni, i cui genitori lo
domandano, e inoltre, sebbene in casi eccezionali e in via transitoria,
si potrà coll'assenso del
Consiglio Scolastico, affidare
a qualche speciale insegnate l'incarico dell'insegnamento della Religione,
dentro la scuola o classe.
Voi pertanto vi affretterete di far conoscere ai genitori siffatte
disposizioni, avvisandoli spesso dall'altare, e se occorre, anche
privatamente, massime al tempo dell'iscrizione annuale per le scuole, del
grave obbligo di coscienza che loro incombe di domandare l'insegnamento
religioso pei loro figli, nè questo
solo, ma veglierete perchè questa volontà dei genitori sia scrupolosamente
adempite. Che se il maestro non sapesse o non volesse prestarsi
all'insegnamento del Catechismo, voi adoperatevi perchè altra persona idonea
e competente supplisca al difetto.
Parrochi amatissimi, non risparmiamo sollecitudini, non industrie, non
fatiche, pur di salvare le anime. Se il mondo si ostina a disconoscere i
continui benefici che riceve da noi, e noi proseguiamo con sacerdotale
costanza a vincere il male col bene, contentandoci di avere Iddio per
testimonio della nostra umile, oscura e pur tanto preziosa fatica. Verrà
tempo, che quegli stessi, i quali
disdegnano o deridono l'opera nostra, saranno i primi a saperci grado della
paziente fortezza, onde noi al tempo delle rovine, anzichè disperare
dell'avvenire, sapendo che Iddio ha fatto sanabili le nazioni, pensavamo con
amore a preparare i materiali della ristorazione sociale coll'insegnamento appunto
del Catechismo.
Ma l'opera dei sacerdoti non potrebbe conseguire intieramente il suo
scopo, se non venisse coadiuvata dai genitori. A voi pertanto, o padri, o
madri, a voi che ne fate le veci, ancora una parola. Le labbra dei genitori,
scrive S. Gregorio Magno, sono i primi libri dei figli. Sì, sta a voi,
educarli, come insegna l'Apostolo, nella disciplina e nella istruzione del
Signore, cioè nella santa legge e nella sua dottrina evangelica. Come fino dalle fasce li avvezzate a riverirvi, a farvi un saluto, una
carezza, a balbettare colle loro infantili labbra il vostro nome; così dalle
fasce avvezzateli ad unire le loro manine per salutare divotamente il Signore;
a pronunciarne con rispetto il Nome santissimo, ad invocarlo, ad adorarlo in
ogni luogo e ad unirsi a Lui coi vincoli della fede, della speranza e
dell'amore. Ponete di buon'ora sulle loro labbra i nome dolcissimi di Gesù e
di Maria. Quando vi chiameranno padre, insegnate loro che hanno ne' Cieli un
altro padre infinitamente più potente e senza paragone migliore e che è il
loro Creatore e il loro continuo benefattore. Quando vi daranno il nome di
madre, dite, come Gesù a Giovanni, additando loro l'imagine della Madonna:
figlio, ecco la tua madre. Avvezzateli per tempo ad indirizzare a Dio i propri
omaggi la mattina e la sera, e fate loro capire che Dio si piace di essere
lodato dalla bocca de' fanciulli. Non
lasciate poi occasione per istillare nel loro cuore sentimenti nobile ed
elevati, per innalzare la loro mente a celesti pensieri. Sia un insegnamento
il vostro che si divide e quasi si stempera in ogni azione, che non vestendo
il severo apparato della cattedra, non ne
sente l'aridità e non ne infonde la noia, che sa farsi intendere e piacere al
tardo come al facile ingegno, che donato da una parola, da un cenno, e fin da
uno sguardo, da un sorriso, ha con sè
il precetto insieme e gli
stimoli a praticarlo. L'istruzione religiosa è oggetto di ragione e di
sentimento: la ragione è degli anni adulti, il sentimento è degli anni
bambini, quindi la madre come quella in cui il sentimento predomina, è anche
l'educatrice più amabile e più potente. I ricordi di una madre non si
dimentican più. Il celebre Vagner, alla morte della cara sua madre, come
scuotendosi dalla vita dissipata fino
allora condotta, così scrisse ad un amico: - Oh! come ora mi è grave la
memoria de' miei errori giovanili! Oh! che mai non darei per poter riavere una
sola settimana mia madre e versarle ai piedi piangendo il pentimento e l'angoscia che mi pesano sul cuore!
E tu almeno, diletto amico, non contristare mai l'anima de' tuoi
parenti...Dio, e dopo Dio i genitori... tutte le altre cose sono
secondarie!... - Io sarei divenuto un ateo, dice di sè un altro celebre
autore, se non era la memoria cioè di quei giorni, in cui la defunta mia madre soleva
chiuder le mie manine infantili e farmi inginocchiare e ripetere: Padre
nostro, che sei ne' Cieli...
O madri, o madri! giovatevi di questa dolce e sublime influenza di cui
vi forniva il Creatore;
giovatevene per allevargli i figli degni di Lui e poterglieli offrire ogni
giorno ostie viventi e gradite. Voi siete i sacerdoti della casa, come il
Sacerdote è la madre nella Chiesa. Tutte le vostre delizie siano nel formar
Gesù Cristo nel cuore de' vostri figli. Raffaello si è immortalato
dipingendo sulla tela i lineamenti di nostro Signore trasfigurato. Più felice
e più grande la madre cristiana fa de' suoi figli immagini vive del Figliuolo
di Dio. Più giustamente di un famoso pittore ella può dire: pingo
aeternitati, lavoro per
l'eternità!
Udite, l'affettuoso invito che una di voi rivolgeva non è gran tempo a
tutte le madri cristiane:
O madri! parliamo ai nostri figli di Dio, prendendo occasione da tutto
quello che li può impressionare.
Parliamo ai nostri figli di Dio nel silenzio contemplativo di una notte
serena, in mezzo al fragore del tuono, e sulle coste solitarie del mare.
Parliamo loro di Dio quando al finire di un giorno d'autunno, noi
vediamo per gl'interposti vapori, quasi a traverso di un sottil velo apparir
le colline, i boschi, le
valli e tutti gli oggetti, al riflesso di quella melanconica luce, prendere
vari colori e molte forme.
E allorchè sulla sera il suono delle campane, il lontano rumore delle
acque cadenti e il mormorio delle
foglie, dolcemente ne invitano alla mestizia, parliamo loro di Dio.
E se vediamo le loro menti commoversi ed intenerirsi ai prodigi
dell'arte, alle melodie della musica, all'udire qualche fatto glorioso,
qualche prova d'alta virtù, ah, non lasciamo di parlar loro di Dio!
Mostriamo ad essi in tutte le cose l’impronta della bontà, della
grandezza, della onnipotenza di Lui; dall'armonia che insieme lega e congiunge
le varie parti dell'universo, facciamo loro dedurre l'obbligo imposto all'uomo
di vivere in armonia col fine pel quale fu creato.
Ecco in qual modo dovete, o madri, allevare i figli che il Signore vi
ha dati. Ricordatevi però che nel cristianesimo il vero culto non si
restringe ad un sentimento vago, ma si palesa e si mantiene colle pratiche
esteriori. Dovete pertanto precederli coll'esempio nell'esercizio di ogni
opera buona.
Su questo, anche voi, o padri, siate vigilanti in modo particolare.
L'esempio vale infinitamente più che tutti i discorsi e tutti i precetti.
Esso ha tutta l'autorità del comando, ma insieme tutta la dolcezza dell'invito; ha una attrattiva maravigliosa in tutte le
età, ma nell'infanzia può tutto.
Guai pertanto, o genitori, se nella vostra condotta, i figli vostri
osservassero cosa men che onesta e cristiana; guai! Non vi sarebbero
lacrime sufficienti per piangerne le conseguenze dolorose; e però Gesù
Cristo lasciò registrata nel suo Vangelo quella tremenda sentenza: Chi
scandalizzerà alcuno di questi piccolini che credono in me, meglio per lui
sarebbe che gli fosse appesa al collo una macina e che fosse sommerso nel
profondo del mare.
Adunque, o genitori, sia vostra massima premura di allontanare dalla
famiglia ogni deleteria influenza, e in ogni cosa siate modello di virtù ai
vostri figliuoli. Che essi si veggano al tempio sovente; che vi veggano in
casa a pregare, che vi ascoltino a parlare con riverente affetto della Chiesa,
del suo Capo augusto e de' sacri ministri; che da ogni vostra parola, da ogni
azione della vostra vita, veggano trasparire la fede in Dio, la carità verso i
fratelli, e la soave unzione di una pietà soda e profondamente radicata nel
cuore.
Sorvegliateli inoltre i vostri figli attentamente e fate non manchino
mai alla Dottrina cristiana, mai, mai. Vedete anzi di accompagnarli voi stessi.
Badate infine a quali maestri li affidate e a quali scuole; assicuratevi bene che sia loro impartita, come
si deve, l'istruzione religiosa e ricordatevi, esser questo un vostro diritto,
un diritto inalienabile e sacro, che nessuno vi può togliere, o impedire. Su
questo punto non vi date requie; parlate alto, siate severi. La responsabilità
è tutta vostra; voi, voi dovrete renderne a Dio strettissimo conto.
Certo l'adempimento di tutti questi vostri doveri richiede da voi cure
infinite e sacrifizi non lievi. Quanti sforzi, o mio Dio, e quante lacrime
altresì costano i figliuoli ai loro genitori! Ma coraggio, Noi vi diciamo, o
padri e madri cristiane. Un premio grande vi e riserbato ne' Cieli. Anzi fin
quaggiù Dio vi prepara gioie sconosciute a tutti gli altri mortali. Sono le
gioie della cristiana educazione. Queste cresceranno col crescere degli anni.
Cresceranno nel raccogliere i frutti salutari delle vostre fatiche. La
concordia e la pace regneranno nelle vostre case; la vostra canizie sarà
rispettata, la vita vi passerà tranquilla, serena e consolata nelle opere
buone dei figli, benedetti da Dio e dagli uomini. E quando arriverà per voi
l’ultima sera, quando vedrete la corona de' vostri figli attorno al letto
della vostra agonia, oh, di qual supremo conforto vi sarà il testimonio della
buona coscienza! Con qual soave fiducia sentirete l'avvicinarsi di Cristo
Giudice!
In sul finire, il Nostro discorso si rivolge a voi tutti, o figli Nostri carissimi, e vi scongiuriamo per
quanto vi ha di più sacro in Cielo e sulla terra, di darvi tutti la mano in
quest'opera di rigenerazione universale, qual si è la cristiana educazione
della gioventù. Col favorire le scuole cristiane. col diffondere libri e
giornali buoni, coll'aggregarvi alle cattoliche associazioni, coll'accrescere
decoro al divin culto, col prender parte alle funzioni sacre, col rimuovere le
cause che intralciano l'opera del Clero, coll'impedire i pubblici scandali,
col professarsi francamente cattolici e in mille altri modi, voi potete
salutarmente influire sulla crescente generazione; potete anche voi
contribuire alla comune salvezza. Levatevi dunque e, nella misura delle vostre
forze, agite senza stancarvi mai.
Educhiamo, educhiamo! Colla cristiana educazione noi possiamo tutto;
senza di essa tutto il resto che giova? Se le arti, se le amene lettere, se le
umane discipline si vogliono veder rifiorire, conviene che torni a ravvivarle
la fede. Se si vuole il vero progresso della scienza, conviene che il seme
delle celesti dottrine sia sparso a larga mano nel campo del Signore e che
fino dai più teneri anni s'infondano nell'animo dei giovani gli insegnamenti
della Chiesa cattolica. Quanto più i nemici della Religione si adoprano a
spargere dottrine, che offuscano la mente e corrompono il cuore, tanto
maggiore dev'essere l'impegno
de' genitori e de' maestri, affinchè ai loro figli e ai loro discepoli sieno
insegnate le cattoliche verità. Ad una scienza falsa, nemica della fede e
della stessa ragione, dobbiamo opporre una scienza poggiata sopra saldi,
immutabili principii, conforme alla ragione ed alla divina rivelazione, non
potendo mai esser contrari fra loro i dettami della fede e quelli di ragione,
essendo Dio degli uni e degli altri supremo autore. E base di vero sapere è
il Catechismo cattolico; non dimenticatelo. S'insegni il Catechismo dai
genitori nelle case, dai sacerdoti nel tempio, dai maestri nelle scuole, e dal
Catechismo apprenderanno i figli a venerare i genitori, che sono imagine del
Padre celeste; dal Catechismo apprenderanno i sudditi a rispettare nei
principi l'autorità, che viene da Dio; dal Catechismo apprenderanno tutti
quella carità, che ci fa simili a Dio e ci rende utili ai nostri fratelli.
Qual tempo a ciò più propizio della imminente Quaresima?
Approfittiamone, o Dilettissimi, con lieto animo, e le nostre mortificazioni,
i nostri digiuni, le nostre preghiere rivolgiamo allo scopo santo di ottenere
da Dio, che tutti gli educatori, e i padri e le madri specialmente, adempiano
come si conviene la loro sublime missione. Preghiamo altresì perchè la
Chiesa cattolica, nostra tenera madre, e infallibile maestra, ognor più riaffermando il suo regno nelle menti e nei cuori, in
ogni parte del mondo, nelle sue membra e nel suo Capo augusto, splendidamente
trionfi.
Vi benediciamo, V. F. e F. D. con tutta l'effusione del cuore nel nome
del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo.
Piacenza, dal Nostro palazzo Vescovile questo giorno 7 Febbraio 1889. †
Giovanni Battista Vescovo |
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