38. Lettera Pastorale

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38.    La Chiesa cattolica. Lettera Pastorale di Monsignor Vescovo di Piacenza, per la Santa Quaresima dell'anno 1888, 25.1.1888, Piacenza, Tip. G. Tedeschi, 1888, pp. 47.

 

                I cattolici recitano nel simbolo apostolico l'espressione "credo la santa chiesa cattolica", ma non tutti ne conoscono il significato. Scalabrini che nelle Pastorali ha toccato con frequenza questa tematica, intende ora dedicare un Lettera intera alla natura della comunità ecclesiale e ai suoi caratteri fondamentali. 

                La chiesa è maestra infallibile in materia di fede e di morale; l'autorità di insegnare è stata comunicata da Cristo al papa, quale successore di Pietro, e ai vescovi uniti con lui. E' un magistero che, come viene attestato dalla storia, ha sempre guidato l'umanità sulle vie del progresso civile; quest'opera benefica continua anche oggi in terre lontane, con l'azione dei missionari fra popolazioni selvagge, e, vicino a noi, con l'insegnamento del catechismo che è il codice popolare della più profonda filosofia.

                Le competenze della chiesa non si limitano all'istruzione, ma si estendono pure la comportamento dell'uomo, di qualunque condizione sociale, anche se investito di autorità nella direzione di uno stato. Il cattolicesimo non ha preclusioni per alcuna forma di governo; accetta anche la democrazia più ampia purché non si opponga al messaggio evangelico, come invece nel caso di una legislazione che impone il matrimonio civile emarginando quello religioso, ostacola l'insegnamento della verità religiosa, rende difficili o impedisce le relazioni dei vescovi con il pontefice. Sono implicite allusioni alla realtà italiana che il Vescovo non esaspera, ma neppure vuole ignorare. La chiesa però esercita la sua autorità in forma materna; intende aiutare, non deprimere l'uomo. E' sollecita anche per le necessità materiali del popolo dando vita a numerose e svariate istituzioni benefiche.

                Questa maternità si esprime anche nel ruolo che essa assegna ai suoi membri. Costituisce un ordine gerarchico organizzato in un società perfetta, ma è pure il corpo mistico di Cristo che comprende anche i laici uniti con il clero nella stessa professione di fede e nella partecipazione ai medesimi sacramenti. In questo contesto i semplici fedeli, pur avendo funzioni inferiori, completano la comunità ecclesiale.

                Non c'è ancora in Scalabrini, neppure quando esalta l'apostolato dei catechisti laici, il concetto del sacerdozio comune dei fedeli; ma la sua visione ecclesiologica non è lontana da quella del "Popolo di Dio" del Vaticano II.

                Ottimistico è il giudizio sul rapporto della chiesa cattolica con le altre confessione religiose. Scalabrini riconosce in queste la presenza di persone che appartengono al cattolicesimo anche se non di fatto, ma soltanto con il desiderio. Quando cadranno divisioni, create da interessi politici, il papa stesso scoprirà che molti, qualificati come lupi da un'ottica umana, sono invece pecore di uno stesso unico ovile.

                La Pastorale termina con l'esortazione a rendere sempre più incisiva l'azione della chiesa nel mondo attraverso la partecipazione anche alla vita pubblica, non per abbattere il potere, ma per risanare il modo di gestirlo, con l'associazionismo cattolico e con il sostegno anche economico alle vocazioni sacerdotali per supplire alla povertà delle istituzioni religiose i cui beni sono stati manomessi dagli interventi legislativi.

 

            Credo la santa Chiesa cattolica. Queste parole che noi recitiamo così sovente, venerabili fratelli e carissimi figli, sono pur sublimi nella loro semplicità! — Credo la santa Chiesa cattolica: è l'inno del terrestre pellegrinaggio, intuonato dagli Apostoli, eseguito nelle catacombe,  ripetuto negli anfiteatri, echeggiante sotto le volte delle nostre basiliche, preludio al cantico della patria beata. — Credo la santa Chiesa cattolica: è la parola immutabile, che {4}i secoli tramandano ai secoli, che le generazioni legano alle generazioni e che attraversa il mondo, incontrando ogni giorno dottori che la proclamano, santi che la confermano, martiri che la confessano. — Credo la santa Chiesa cattolica: è il grido della fede che sprigionasi del continuo dal petto di più che duecento milioni di cattolici sparsi su tutta la terra, e li solleva ad una visione dolcissima di Paradiso. — Credo la santa Chiesa cattolica: santa per l’unione sua con Gesù Cristo: santa pei doni in lei diffusi dallo Spirito settiforme; santa per la fede che professa; santa per la dottrina che predica; santa pei Sacramenti che amministra; santa pel Sacrificio che offre; santa per le opere che prescrive; santa per le ricompense che promette; santa pei tesori di grazia, de' quali è larga dispensatrice; santa finalmente per i molti suoi membri santi. — Credo la santa Chiesa cattolica: la Chiesa, immortale opera di Gesù Cristo, non già le chiese che sono opera dell'uomo e che fino dalla stessa origine portano scolpita in fronte la sentenza della loro condanna; quella Chiesa, sul vessillo della quale stanno scritte a caratteri di luce le trionfali parole: Unus Deus, una fide, unum baptisma: un solo Dio, una sola fede, un solo battesimo[1].Credo la santa Chiesa cattolica: quella Chiesa che a somiglianza di Gesù Cristo, di cui è bella e fedele immagine, fu e sarà sempre la stessa in tutti i tempi, in tutti i luoghi e per tutti gli uomini. — {5}Credo la santa Chiesa cattolica: e non valgono punto a nasconderla a' miei occhi le tenebre degli umani errori, i densi sapori delle passioni umane, le procelle delle mondane persecuzioni, che anzi tutto questo e più fulgida me la dimostra e più bella. — Credo la santa Chiesa cattolica: la credo divina, perchè divino è il principio che la informa: perchè tale me la comprovano irrefragabilmente e le profezie avverate e i miracoli avvenuti e la sua rapida propagazione e la sua perenne durata e la sua feconda vitalità e le sue aspirazioni e le sue dottrine e le sue opere e le sue lotte e i suoi trionfi e mille altri caratteri luminosissimi. — Credo, , credo la santa Chiesa cattolica, e sarei pronto a dare mille volte la vita, anzichè fallire a questa credenza.

            Ecco, V. F. e C. F., quello che noi veniamo a dire con quelle parole: Credo la santa Chiesa cattolica. E oggi più che mai convien ripeterle, perchè la guerra del mondo contro la Chiesa, in ogni tempo feroce, è oggi ferocissima. Non è da temere per essa, che ha per sè le promesse divine, ma è ben da temere per noi che possiamo ad essa venir meno, se non istiamo vigilanti.,

            Molti pur troppo, anche fra coloro che hanno la sorte e si vantano di appartenerle, non la conoscono quanto merita, e del conoscerla non si danno gran fatto premura. Quando si pensa ciò che la Chiesa dovrebbe essere nel concetto degli uomini e ciò che da essi è tenuta in realtà, c'è da versare lagrime. Se così non fosse, no, che non si vedrebbe {6}oggi tanto scadimento di ossequio a' suoi precetti e insegnamenti; tanta facilità di accogliere, e forse anche accreditare, le mendaci accuse contro le sue ragioni e prerogative; tanto languore e indifferenza di fronte alle aspre lotte, che per la tristizia de' tempi ella sostiene da ogni parte.

            E in vista pertanto de' vostri attuali bisogni, V. F. e C. F., che Noi, profittando della ricorrenza del sacro tempo quadragesimale, Ci siamo determinati di tenervi parola della Chiesa cattolica.

            Vedremo brevemente quali sieno gli uffici che la Chiesa esercita verso di noi, e quali per conseguenza esser debbano i nostri doveri verso la Chiesa. La Chiesa è Maestra, e noi dobbiamo pieno ossequio dell'intelletto. La Chiesa è Sovrana, e noi le dobbiamo la perfetta sommissione della volontà. La Chiesa è Madre, e noi le dobbiamo il filiale attaccamento del cuore. In altri termini: la Chiesa noi dobbiamo ascoltarla, ubbidirla ed amarla. Vedremo inoltre quello che le dobbiamo in qualità di suoi membri e come dobbiamo adoperarci alla sua gloria.

 

II.

 

            Cristo Signore fondava la sua Chiesa perchè, Lui salito al Cielo, seguitasse a compiere pe' suoi Pastori la missione di Lui su questa terra. E perocchè Egli era venuto per illustrare le ottenebrate menti degli uomini colla luce della sua dottrina, perciò alla sua Chiesa commise di portare alle genti{7} il lume delle eterne verità, ch'Egli stesso aveva insegnate: euntes docete omnes gentes.[2] Nè questo soltanto; ma a lei ingiunse altresì di predicare l'osservanza di tutte quelle cose ch'Egli aveva prescritte: docentes servare omnia quæcumque mandavi vobis.[3]  Ed ecco la Chiesa costituita quaggiù Maestra della fede e della cristiana morale, vale a dire, di tutto ciò che devono credere e praticare i cristiani per conseguire la loro eterna salute. -- Di qui l'obbligo per tutti gravissimo di ascoltare la Chiesa; obbligo che incombe egualmente ai re ed ai sudditi, ai grandi ed ai piccoli, ai ricchi ed ai poveri, ai dotti ed agli idioti, e sarebbe da aversi, per sentenza dello stesso divino Maestro, come etnico e pubblicano, ossia della massa di perdizione, chiunque d'ascoltarla si rifiutasse.[4]

            Nè è a temere, o dilettissimi, che possa la Chiesa comechessia cadere in fallo. Imperocchè il magistero di lei, siccome dal già detto è facile argomentare, è il magistero stesso di Cristo, il quale per bocca de' suoi Pastori seguita ad ammaestrare il mondo nella sua dottrina; e come Egli, Verità per essenza, non poteva andar soggetto ad errore, così pure la Chiesa, nel compiere l’ufficio di Maestra di verità, deve essere, sebbene per virtù partecipata, immune da qualsivoglia falsità ed errore. Per questo prima di partirsi dal mondo, Egli diceva che avrebbe supplicato al suo eterno Genitore acciò avesse{8} mandato il Paracleto, Spirito di verità, sopra di quelli che Ei lasciava a far le sue veci, perchè si rimanesse con loro, compiendo l'incarico di maestri, in sempiterno.[5]

            Felice condizione che è pertanto quella di noi credenti! Noi ascoltando, come dobbiamo, la Chiesa siamo certi di ascoltare Gesù Cristo medesimo, ed è un ossequio che rendiamo alla Persona stessa di Gesù Cristo, il sottomettere che facciamo il nostro intelletto agl'insegnamenti della Chiesa: qui vos audit me audit. [6]

            Che se, l’autorità di insegnare, alla sola Chiesa venne conferita, dalla sola Chiesa, ossia dal Papa, maestro universale ed infallibile, e dai Vescovi uniti con lui (che formano appunto la Chiesa insegnante) noi dobbiamo, o carissimi, apprendere la religione e la morale; dalla Chiesa, badate bene, e non dalle sette, dalla Chiesa e non dalle scuole laiche, dalla Chiesa e non dai romanzi, dalla Chiesa e non dai fogli che la bestemmiano, dalla Chiesa e non dal nostro o dall'altrui privato giudizio.  -- Senza l'autorità della Chiesa cattolica, diceva S. Agostino, io non crederei neppure al Vangelo.[7]  Profonda sentenza e degna di quel sublime intelletto! Per quanto grande infatti sia la stima in che vogliasi avere questo libro divino, chi potrebbe assicurarci, fuori della Chiesa, essere il libro che si chiama Evangelo il vero Evangelo di Gesù Cristo?{9} O chi mai, fuori della Chiesa, potrebbe dire: io sono certo di possedere i lumi necessarii a bene intenderlo?

            La Chiesa sola si ebbe la promessa della divina assistenza ed essa, essa sola può esserne, e ne è di fatto l'interprete sicura e verace. A chi pertanto se non alla Chiesa cattolica andremo noi per apprendere la religione e per battere sicuri le vie della salute?

            Gli è questo, o carissimi, un punto della massima importanza, al quale si deve dai cattolici particolare attenzione, oggi specialmente che tanti nelle cose di religione e di fede osano metter lingua, pretendendola ben anco a maestri, quando forse ignorano ancora gli elementi primi del catechismo.

            Badate, ci grida l'Apostolo, che alcuno non vi seduca per mezzo di una scienza inutile e ingannatrice, secondo i principii del mondo e non secondo Cristo.[8] E principii del mondo, o carissimi, sono tutte quelle massime sovversive, contrarie alla fede, che oggi più che mai si diffondono tra le moltitudini intorno all'origine dell'uomo e delle cose, intorno a Dio, all'anima, alla vita avvenire; principii del mondo quelli che falsano il concetto cristiano circa la necessità della preghiera, le pratiche della cristiana mortificazione, l'uso dei Sacramenti; principii del mondo quelli che tendono a scemare il dovuto rispetto alle legittime autorità, e {10}soprattutto all'autorità del Romano Pontefice e alla dignità del Sacerdozio cattolico; quelli che sono volti ad incepparne la libertà o a contrastarne i sacri diritti; quelli che mirano alla distruzione di ogni sociale rapporto e d'ogni vincolo di famiglia; quelli che uguale diritto accordano tanto alla verità che all'errore; quelli che la ragione e la morale proclamano indipendenti da Dio, e via discorrendo.

            Lascierà la Chiesa che siffatti principii abbiano a pervertire le menti ed a corrompere i cuori? Non mai! Forte del suo diritto e obbediente a quello Spirito di verità che la governa, ella non ha cessato e non cesserà mai di far  udire la sua voce di riprovazione e di condanna. Ed oh, guai alla civile società, guai a noi se così non adoperasse! guai, se a costo pure di ingiurie e di persecuzioni, non si opponesse con tutte le forze   all'irrompere di tanti errori!

            Sappiamo bene quello che si dice: — la Chiesa tarpa all'ingegno le ali, ed è fautrice di ignoranza! -- Ma quale accusa più stolta e più irragionevole di questa? Fautrice d'ignoranza la Chiesa, che nulla teme tanto quanto la ignoranza, e che anzi facendo dell'ignoranza una colpa, obbliga tutti allo studio più diligente e spassionato del vero? Quando mai la verità fu un ostacolo allo sviluppo dell'umana intelligenza? -- Fautrice d'ignoranza la Chiesa! Ma può egli darsi ignoranza della storia peggiore di quella che si viene con tale accusa a mettere in{11} mostra? La storia altamente proclama che fu anzi la Chiesa colei che, dissipate le tenebre delle superstizioni più inveterate, spinse l’umanità sulle vie del vero incivilimento. Fu la Chiesa che nuovi cieli e nuove terre, per così dire, ci aprì dinanzi; che mercè la vivifica sua luce, rialzò la nostra avvilita ragione e fortificolla per guisa da affrancarla da qualsiasi errore. E come si può d'ignoranza accusar questa Chiesa, mentre, per confessione stessa dei più dotti scrittori protestanti e scredenti, si debbono all’influenza di lei le più stupende creazioni del genio e dell'arte? mentre non vi è ramo dello scibile umano, che non abbia a capo qualche ingegno, educato alla sua scuola? Oggi stesso che tanto si parla di istruzione, e tante ree massime si spargono a larga mano dovunque, chi è che pensi a mantener saldi nei popoli gli eterni principii di verità e di giustizia? chi, se non la Chiesa cattolica? e non è forse la Chiesa cattolica che invia anche oggi i suoi missionarii nelle più remote contrade  fra le genti più barbare, per guadagnarle alla civiltà, nel tempo stesso che le guadagna alla croce? Non è la Chiesa cattolica che manda i suoi preti anche nei luoghi più alpestri e disagiati, dove con iscarso pane e privazioni d'ogni fatta passano i giorni fra le nevi durante il verno, e fra mille intemperie durante la state, per dirozzare tante povere creature, santificarle, e metterle a parte delle consolazioni del cielo?

            Sì, oggi come nei secoli che corsero dal giorno{12} glorioso, nel quale essa fu investita dalla virtù dello Spirito Santo, la Chiesa, dal vertice ai più umili gradi della sua Gerarchia, volge le sue forze vive a benefizio delle anime, che essa vuole istruire. Il suo capo con orecchio attento ascolta la gran voce della tradizione e ne fa udire gli echi fino alla estremità del mondo; i suoi Pontefici, egualmente fedeli in sorvegliare la loro vita e la loro dottrina, predicano la santa parola e si applicano a formare i propagatori della verità; i suoi Padri si tolgono in mano la penna e scrivono quelle stupende apologie che quasi ci fanno consolare degli errori, tanto è il lume che diffondono intorno ai più alti misteri; i suoi teologi affidano a pagine immortali e dispensano in gravi lezioni i frutti della loro profonda meditazione e delle laboriose loro veglie; i suoi dottori montano le cattedre, e le menti sollevano alle più ardue cime della scienza, smascherando gli errori e riducendo ad una sola sintesi tutte le scienze; i suoi apostoli, i suoi preti e gli inferiori suoi ministri col catechismo alla mano, con questo codice popolare della più alta filosofia, come assai bene lo definiva il Lamartine, vengono formando tuttodì dei discepoli, senza confronto più saggi degli antichi saggi della Grecia e di Roma. Larga della sua luce, come l'astro del giorno, la Chiesa non esclude alcuno dai benefizi della sua dottrina. A somiglianza di quel Dio che l’ha preposta al governo degli spiriti, ella vuole che tutti giungano al conoscimento della verità: vult omnes{13} homines ad agnitionem veritatis venire. [9] E quale verità, o Dilettissimi! Verità che risponde alle più nobili aspirazioni della nostra natura, che illumina tutte le umane cognizioni, che risolve e mette alla portata di tutti i problemi più difficili, e che più interessano l’umanità.

            Che meraviglia pertanto se al magistero della Chiesa, docili come fanciulli, si sottomisero in ogni tempo gli ingegni più sublimi che onorarono il mondo?

            Ah, si ha un bel gridare contro la cattolica Chiesa da chi non la conosce che per vilipenderla! Essa fu e sarà sempre l’unica vera Maestra, come degli individui, così delle nazioni, tale avendola quaggiù costituita il suo divin Fondatore. Ella sola possiede la virtù di preservare la ragione dalle più vergognose cadute; ella sola può fare che il bello sia splendida immagine del vero e del santo; ella sola può avvicinare l’uomo a Colui che è Sapienza infinita e Luce per essenza. Questo anzi il fine di tutte le sue operazioni; per questo ci grida continuamente per bocca dell'Apostolo: voi eravate già tenebre, ed ora siete luce nel Signore; vivete come figli di luce.[10]

            Sì, vivete come figli di luce, vi ripeteremo anche Noi, o carissimi; e perciò fate d'istruirvi sempre più nella prima e più necessaria delle scienze, la scienza della Religione. E voi, o genitori, istruite in essa, come ne avete stretto obbligo, i vostri figli. -- Osservate con che febbrile attività lavorano i tristi pel {14}trionfo delle loro malsane idee, e per introdurre ne' cuori i germi del male! Che non dovremmo far noi pel trionfo dei veri eterni e per la propagazione del bene? Deh! che non abbiasi a ripetere a nostro riguardo quell'amaro rimprovero di Gesù Cristo: i figliuoli di questo secolo sono nel loro genere più avveduti che non i figliuoli della luce.[11]Chiudete per carità, l’orecchio ai loro discorsi, fuggite la loro compagnia, allontanate dalle vostre case libri e giornali che offendano la Religione e tutto ciò che alla Religione si appartiene. Adoperatevi con ogni ardore a dilatare il regno della verità; stabilitelo sopratutto in voi medesimi, ascoltando fedelmente, docilmente, costantemente la Chiesa, di verità Maestra infallibile.

            Lungi dal camminare nelle tenebre, sarete allora voi stessi quaggiù altrettanti raggi dell'eterno Sole; discepoli veri di Gesù Cristo, perchè veri discepoli della sua Chiesa.

 

II.

 

 

            La Chiesa noi dobbiamo ascoltarla perchè Maestra, e dobbiamo inoltre ubbidirla perchè Sovrana.

            Questa sovranità, o Dilettissimi, non le venne conferita dagli uomini, ma da Dio stesso, Re dei secoli invisibile e immortale, Creatore e Signore del Cielo e della terra. Come il Padre ha inviato me, {15}disse Gesù Cristo a' suoi Apostoli, così io mando voi,[12]  vale a dire: vi mando collo stesso fine, collo stesso mandato, colla stessa regale autorità; autorità perciò superiore ad ogni altra; autorità senza limiti e senza confini; autorità universale. Tanto è grande quest'autorità che non solo abbraccia l'universo creato, ma arriva fino al trono di Dio. Soggiunse infatti Gesù Cristo: tutto ciò che voi scioglierete sulla terra verrà sciolto anche in Cielo, e tutto ciò che avrete legato sulla terra, sarà legato anche in Cielo[13], il che è quanto dire: qualunque cosa la Chiesa giudicherà di prescrivere sia quanto al dogma, sia quanto alla morale, qualunque legge stimerà necessaria in ordine all'eterna salute, tutto sarà approvato e confermato lassù, dove sono scritte le stesse leggi di Dio. -- Ne segue, come vedete, che ogni giudizio, in quanto viene dalla Chiesa, ogni comando, in quanto emana dall'autorità della Chiesa, deve aversi dai cattolici come un giudizio, un comando di Dio. Chi dunque si oppone a questi giudizi, a questi comandi della Chiesa, chi in qualunque modo vi contraddice, chi vi resiste, si oppone, contraddice e resiste a Dio medesimo: qui vos spernit, me spernit[14]. Nè vi ha, o dilettissimi, chi da questa autorità possa dirsi comecchessia indipendente. Ad essa sono soggetti i cristiani tutti, qualunque sia la loro condizione, il loro grado, la loro dignità sulla terra, dal  {16}

 

primo de' monarchi all'infimo della plebe, perchè tutti indistintamente siamo soggetti a Gesù Cristo, il quale regna e governa quaggiù pel ministero appunto della Chiesa sua Sposa, erede della sua sovranità, e perchè la Chiesa ha per iscopo di condurre l'uomo a perfezione e di farlo felice della perfezione e della felicità, ond'è perfetto e felice lo stesso Dio, al quale tutti, come ad ultimo fine, debbono aspirare gli uomini.

            Contro questa autorità della Chiesa, o carissimi, levaronsi frementi in ogni età gli orgogliosi figli del secolo, e deh! a quali armi non ricorsero eglino per annientarla se fosse stato possibile, e per scemarne almeno il prestigio agli occhi delle moltitudini! Di quali arti non usano anche oggi per accattarle odio e disprezzo massime dai grandi della terra! Persuasi oramai che colla forza la Chiesa cattolica non si vince, si appigliano costoro all'arma sempre facile e sempre terribile della calunnia, e voi li udirete bene spesso dipingervi questa Chiesa come una potenza rivale, facile ad abusare de' suoi diritti e ad invadere le attribuzioni dello Stato; come una potenza allo Stato medesimo nociva.

            E' la più impudente delle calunnie.

            Custode, vindice e maestra qual è la Chiesa del giusto e del santo, è mai da supporre ch'ella possa a sè medesima venir meno? Converrebbe non conoscere nè quel che sia, nè come governata, nè da chi assistita, nè con quali promesse. La sua missione, come dicemmo, si è quella di condurre gli uomini{17} al maggior possibile perfezionamento morale, e perciò tutte le quistioni nelle quali Religione e morale sono interessate, appartengono necessariamente al suo dominio; ma che per questo? La Chiesa, scrive un moderno apologista, si serve anche del trono per la sua necessaria libertà e indipendenza, ma non ha ancor posto il suo amore ai troni ed ai poveri loro diritti. Essa tiene un mandato ben più alto che non è quello delle terrene potestà, un potere ben più augusto che non è il loro. Essa distribuisce ricchezze e tesori, ma non terreni; dispensa diademi e corone ma immarcescibili ed eterne, e dei beni di quaggiù tanto solo ne vuole, quanto è necessario o utile a promuovere con libertà e indipendenza la diffusione dei beni celesti.

            Che se tale è la Chiesa per divina sua istituzione, che dovrà dirsi delle sue leggi? Quale articolo del simbolo, quale massima di morale cattolica, qual canone di ecclesiastica disciplina si può addurre che si opponga al buon andamento del governo politico in qualunque maniera si voglia modificato? Che insegna e che comanda essa la Chiesa se non obbedienza e rispetto? Uditene il linguaggio: -- Non vi è podestà che non venga da Dio.[15] -- Siate soggetti per amor di Dio ad ogni umana podestà tanto al Re che sta sopra tutti, quanto ai governatori mandati da lui, perchè è questa la volontà del Signore.[16] -- Siate soggetti non solo per timor{18} della pena, ma eziandio per dovere di coscienza[17]. -- Date a Cesare quel che è di Cesare,[18] -- il tributo, la gabella, la riverenza, l'onore.[19] --  Chi resiste alla potestà resiste all'ordine di Dio, e chi resiste all'ordine di Dio va incontro alla sua eterna rovina.[20] --  Sono queste e altre simili, figliuoli carissimi, le dottrine della Chiesa; dottrine altamente proclamate dai sommi apologisti dei primi secoli; fedelmente ripetute dai Pontefici in tutti i tempi, solennemente promulgate, e più d'una volta, anche dal Pontefice gloriosamente regnante. Vi sembra egli che praticate possano riuscire di nocumento allo Stato, e non anzi di sommo giovamento?

            E qui notate bene, o carissimi. La Chiesa fatta da Dio sua mercè tale che, come risponde mirabilmente a tutti i bisogni dell'individuo, così a tutte le forme del civile potere facilmente si acconcia. Essa è affatto indipendente. Tutte le forme di Governo la Chiesa accoglie e benedice, perchè tutte, dalla monarchica assoluta alla democratica più larga, sono per sè stesse egualmente legittime; perchè sa troppo bene che la tranquillità degli Stati e il vero benessere dei popoli dipendono, non tanto dalle forme di Governo, quanto dalle qualità degli uomini chiamati ad applicarle; perchè essa piglia l'uomo prima che il cittadino, e lo considera prima nelle mani di Dio, che in quelle dello Stato. -- Pellegrina celeste, ella non solo si accontenta di tutte{19} le varietà civili e terrene, ma le abbraccia altresì e le segue, purchè non impediscano la via del Cielo. Ella non vuol esser arbitra delle vicende, proprie d'ogni ordinamento sociale, ma prescrive che non si offendano le sue leggi, che non si calpesti il suo magisterio, che non si creda di far senza Dio, perchè senza di Lui non vi sarebbe più altro che la potenza dell'arbitrio e l'impero della forza.

            Ella usurperebbe più o meno i diritti del potere politico quando venisse ad intromettersi nei generi di alleanze, che possono meglio convenire ad uno o ad altro Stato, nelle istituzioni degli eserciti, degli scambi, delle imposte, delle finanze, di ciò insomma che si riferisce alla economia, alle armi, alle industrie, al commercio. Ma se in tutte le quistioni politiche, economiche, amministrative, la Chiesa, guardando al lato morale, giudicherà che le alleanze fatte per usurpare l'altrui o per opprimere i deboli sono ingiuste; che la partigianeria, il favoritismo e la corruzione nell'amministrare la giustizia è iniquità; che l’insegnare gli errori e le malvage dottrine alla gioventù è tradimento; che il commercio, l'industria, il lavoro, la proprietà aggravata da soverchi balzelli è grave jattura de' popoli; che lo spergiuro e la ribellione sono orrendi delitti; che i lavori e i traffici nei dì festivi sono scandali esecrandi; che il così detto matrimonio civile senza il matrimonio religioso è turpe concubinato; che il divorzio assoluto è irrito e abbominevole, e così di tante altre enormità, ella{20}

 non fa che tenersi nel campo strettamente religioso, e in questo non eccede punto il suo diritto; compie un suo rigoroso dovere. -- Esigere che la Chiesa abbia in ciò a sottostare alla potestà civile, scrisse già sapientemente Leone XIII, è non pure una grande sconsideratezza e un gran torto che le si fa, ma un rovesciar l’ordine, mettendo avanti alle cose sopranaturali le naturali, allo spirito la materia, al Cielo la terra. E' un distruggere, o per lo meno assottigliare la dovizia dei beni onde la Chiesa, libera d'impedimenti, arricchirebbe la vita umana.[21]

            La  Chiesa, è vero, non è tutta la scienza, tutto il progresso umano, tutta la politica civile, ma ha sempre un germe ed un alito di vita fecondo per tutte le cose umane, e chi la ripudia, ripudia la vita. Noi predichiamo una dottrina che è la miglior guarentigia degli Stati, esclamava fin da' suoi tempi Tertulliano. Infatti sempre e dappertutto la Chiesa onorò i capi delle civili nazioni ammonendoli di essere padri e benefattori dei popoli; sempre e dappertutto allevò giusti ed incolpabili cittadini, integerrimi magistrati, probi ministri, valorosi soldati, principi virtuosi e sudditi fedeli; sempre e dappertutto ella cercò diffondere con soavità e carità la pratica di tutte le virtù sociali e religiose che la legge di Dio insegna pel bene di tutti. Adunque tanto è lungi che dalla infallibile autorità di lei abbiano a{21}

 soffrir danno gl'interessi civili, che anzi questi, come ognun vede, immensamente se ne avvantaggiano.

            Oh, potesse la Nostra debole voce arrivare ai potenti del secolo! Perchè, vorremmo dir loro, vi fate voi a nimicare la suprema autorità della Chiesa? Come volete ch'ella possa difendere i vostri diritti, se voi i suoi così calpestate? Come pretenderete che nel dì del pericolo abbia ella a salvarvi, se di regina qual è, vi studiate di farne una schiava? Non sapete decidervi a stenderle coraggiosi la mano? Lasciatele almeno libero il passo. -- Libertà! questo solo essa domanda; quella libertà onde la volle sopratutto arricchita il divino suo Sposo; quell'augusta libertà, che è naturale sua figlia; quella legittima e santa libertà per la difesa della quale milioni e milioni de' suoi non dubitarono di dare il sangue e la vita. Sì, questa libertà vi domanda la Chiesa! La libertà de' suoi altari e delle sue feste, cioè la libertà di offrire a Dio il culto supremo che a Lui è dovuto, e non solo nel recinto delle sacre pareti, ma alla luce eziandio del sole; la libertà del ministero e della parola evangelica, cioè la libertà d'insegnare al mondo la verità e la virtù e di vegliare alla loro integrità e purezza; la libertà della sacra gerarchia, cioè la libertà di vocazione de' suoi leviti e della necessaria relazione dei Vescovi col loro Capo supremo; la libertà di tendere alla perfezione cristiana, cioè la libertà di abbracciare i consigli evangelici e di vivere vita comune; la libertà di proprietà, cioè la libertà di possedere e di amministrare ciò che l{22}e venne dalla generosità de' fedeli, e che costituisce il suo legittimo patrimonio; finalmente la grande, la feconda libertà dell'insegnamento e dell'educazione cristiana. Oh! aprite, aprite alla Chiesa di Dio le porte delle classi ove si allevano le giovani generazioni e voi non sarete costretti ad aprir nuove carceri, non avrete a lamentare il crescente disordine. – Invano andate escogitando nuovi rimedii. E che? Voi volete dei buoni cittadini e intanto cominciate dal far dei cattivi cattolici! Voi volete che essi rendano a Cesare ciò che è o pretendete che sia di Cesare, e intanto li ammaestrate a togliere a Dio ciò che è senza fallo di Dio! Voi vantate, ben lo sappiamo, a sostegno delle vostre leggi le esigenze del bene sociale, gli accorgimenti della politica, il costringimento della forza. Ma che è mai tutto ciò, risponderemo con un moderno scrittore, senza il libero ossequio delle coscienze? Agli interessi comuni si possono contrapporre gli interessi individuali, gli accorgimenti della politica ponno eludersi dalla scaltrezza dell'umana malizia, la forza è non di rado soverchiata dalla forza; e la coscienza, la coscienza dell'uomo, che è pur la migliore, anzi la sola mallevadrice dell'osservanza delle leggi, come pretendete voi cattivarla in omaggio di una potestà naturale e terrena, adusandola a tradire i suoi più sacri doveri verso una potestà sovranaturale e celeste? Eh, persuadetevene una volta: la fedeltà e l'ubbidienza alla Chiesa furono e saranno sempre la più sicura tutela della civil comunanza; il miglior cittadino fu e sarà sem{23}pre il più fervente cattolico, e impediranno sempre maggiori mali e faranno sempre maggior bene i parrochi e i curati col solo catechismo, che non la vostra polizia meglio organizzata e tutti i vostri più formidabili eserciti!

            Da quelli che stanno in alto il Nostro discorso si rivolge a voi, fratelli e figliuoli carissimi, e ardentemente vi supplichiamo di guardarvi bene dal gelo dell'indifferenza nelle cose di Religione. Badate a non lasciarvi scuotere dalla moderna incredulità nella vostra soggezione alla Chiesa di Dio. Non dimenticate che il deposito della fede Gesù Cristo lo commise non alle potestà secolari, ma a Pietro ed alla sua Chiesa; che a lei quindi, per quanto odiata e perseguitata dal mondo, noi dobbiamo tutto l'ossequio di noi medesimi; come ella, quale che sia la condizione che dal mondo, cieco ed ingrato, possa esserle fatta non cesserà mai dal compiere il dover suo; non si stancherà mai dal far udire le lezioni, i consigli, gli ammaestramenti, i rimproveri della sua infallibile autorità.

            Soltanto sui diritti di Dio poggiano i suoi diritti, nè fia che mai se ne spogli, tempesti pure il secolo scredente. Per lei nessuna guerra è nuova. E' avvezza a tutto fin dalla sua culla, imporporata dal Sangue divino. Innanzi a lei, i regni e gli imperi sparvero ed ella stà e grandeggia. Combattuta, ella vince; oppressa, trionfa; sente le ferite, ma non resta piagata; agitata dai flutti, non teme naufragio; prostrata si rialza e più vittoriosamente{24} combatte. Increduli del secolo XIX, voi ben potete stringerla in catene, ma vincerla no, mai! Tunc maxime liberaretur cum premitur; tunc maxime crescit cum minuitur.[22] Questa colonna e fondamento di verità, questa torre incrollabile di sovrumana fortezza, sarà la sola che per la sua stessa costituzione potrà salvare quelli che a lei si terranno strettamente abbracciati. Sappiamo pertanto resistere, o cari, contro chiunque tentasse di separarcene.{25} Quando gli uomini sono in guerra contro Dio bisogna sapere ripetere senza debolezza come senza iattanza quelle parole: conviene obbedire prima a Dio, che agli uomini.[23] Obbedire a Dio vuol dire osservarne i comandamenti; obbedire a Dio vuol dire obbedire alla sua Chiesa. – Ecco che una propizia occasione si presenta in questi giorni per darle di tale obbedienza una prova. Santificate la Quaresima: guardatevi dal profanarla coll'intervenire a divertimenti illeciti, col darvi alle gozzoviglie e a distrazioni mondane. Assistete, potendo, ogni giorno alla S. Messa, frequentate i Sacramenti, visitate Gesù prigioniero d'amore, siate assidui alla parola divina, sovvenite ai poverelli, e osservate l'astinenza e il digiuno, a cui sono strettamente obbligati tutti quelli, i quali non hanno motivo di esserne dispensati. Ai comandi della Chiesa, porgiamoci insomma volenterosi, tanto più che questi servono appunto ad agevolare l'adempimento degli obblighi che Dio stesso ci prescrive, non ad imporci nuovi pesi. Vi stia sempre, o figli cari, fissa nella mente la grande sentenza del martire S. Cipriano: Non può avere Iddio per padre, chi non ha la Chiesa per madre.[24]{26}

 

IV.

 

            E madre nostra è Veramente la Chiesa, fratelli e figliuoli carissimi. Non è una frase oratoria questa; è una dottrina strettamente dogmatica.

            Come nell'ordine naturale fra noi e Dio creatore stanno i genitori, e sta la serie dei padri nostri, onde ci congiungiamo al primo uomo, Adamo; così scrive un grande, tra noi e Gesù Cristo, nell'ordine sopranaturale della fede e della grazia, sta una madre, che è vergine, ed è appunto la Chiesa. Ella per la serie non interrotta delle spirituali generazioni risale agli apostoli ed a Gesù Cristo. Come l'onda della vita naturale si spande da Dio in tutto il creato per l’opera necessaria dei genitori secondo la carne, così l'onda della vita sopranaturale e divina si spande da Cristo in tutti i credenti per l'opera egualmente necessaria della Chiesa, che è Sposa di Lui, e perciò madre nostra, destinata a nutrirci col latte delle sue dottrine, ad allevarci nella vita spirituale della grazia, ad arricchirci di tutti i tesori del Cielo, a condurci all'età perfetta di Cristo.

            La Chiesa è nostra madre, e siccome Iddio quando elegge alcuno ad uno stato gli conferisce i mezzi e le doti necessarie a ben adempierne i doveri, così col darci pel madre la sua Chiesa, deve altresì averle conferite tutte le grazie, tutte le disposizioni, tutti i sentimenti, tutta l'intelligenza, tutto il potere, {27}che sono all'officio di madre corrispondenti; deve averle comunicato un amore proporzionato al suo amore, un amore che abbracci tutti gli uomini; deve averle infuso nel cuore un affetto superiore di gran lunga all'affetto di qualunque più tenera madre, come a qualunque più tenera madre ella è immensamente superiore per origine, per destinazione e per natura.

            Osservate infatti. Prima ancora che noi veniamo alla luce ella ci benedice nei nostri cari, e, nati appena, ci apre i suoi templi, ci accoglie sollecitata tra le sue braccia, e versando sul nostro capo l'acqua battesimale ci fa nascere alla vita dello spirito e ci ammette nella grande famiglia cristiana, dove non è distinzione di giudeo o di greco, di servo o di libero, di barbaro o di scita, ma tutti siamo una cosa sola in Gesù Cristo. [25]

            Da quel momento, oh, mio Dio, quali tenerezze, quali sante gelosie, quali e quante materne industrie per il figlio del suo amore! L'averci partorito alla vita sopranaturale è ancor poco per lei. Ella torna tra mille dolori a ripartorirci, e poi a ripartorirci di nuovo, finchè non ci abbia consegnati nelle mani di Dio.

            Vedetela: quante volte e con quanta insistenza ella ci raccomanda alle cure de' nostri parenti! Fatti più grandicelli, balbetta con noi le verità della fede e ci schiude poco a poco i tesori dell'eterna Sapienza. Lungi dal raffreddarsi, crescono, si può dire, le sue materne{28} sollecitudini, col crescere che noi facciamo negli anni. A capo di tutte le strade, nelle quali possiamo incauti mettere il piede, ella vigila con trepido cuore e ci fa avvertiti dei pericoli e delle insidie che ci aspettano. Per fortificarci invoca su noi l'onnipotente virtù dello Spirito Santo. Per illuminarci, mai non si stanca dal far udire al nostro orecchio il suono dell'evangelica parola. Per nutrirci, tiene del continuo imbandita una mensa tutta celeste, porgendone in cibo le carni, in bevanda il Sangue di Gesù Cristo. Veniamo noi per somma sventura a cader nella colpa! La Chiesa ci attende per offrirne il perdono. Torniamo due, dieci, mille, milioni di volte a cadere? La Chiesa ci attende ancora. Ella anzi, come la divina misericordia, di cui è fedele ministra, sta alla porta del nostro cuore, e batte e supplica e scongiura.... In ogni nostro bisogno ci soccorre, santifica ogni atto del nostro terreno pellegrinaggio, asciuga e impreziosisce ogni nostra lagrima. Quando tutti ci abbandonano, essa ne viene incontro; se infermi, ci assiste; se vacillanti, ci porge la mano; se abbandonati o perseguitati ne ricopre col suo manto divino. Ella insomma non cessa mai in tutto il corso e in tutti i casi della nostra vita di adoperarsi al nostro vero bene, alla nostra perenne felicità. Ecco, o Dilettissimi, chi è quella Chiesa che i pretesi riformatori dei giorni nostri osano chiamare tiranna dei popoli, nemica dell'uman genere e che  vorrebbero sterminare, se possibile fosse, dalla terra!{29} Ma dove più vive a nostro riguardo si manifestano le amorevoli premure della Chiesa, è al letto di morte. Deh, chi può ridire le ansie affannose di questa affettuosissima delle madri in quel terribile istante? Allora è che schiude tutti i tesori di assoluzione e di perdono, togliendo a favore del moribondo figlio ogni riserva: allora è che lo prepara al gran viaggi col Viatico della salute, e con la sacra Unzione ne allevia i dolori e ne ripugna lo spirito; allora è che ne conforta l'estrema agonia col balsamo delle consolazioni celesti, colla speranza nei meriti di Cristo e colle più tenere e commoventi supplicazioni.

            Nè si arrestano qui, o Dilettissimi, le finezze del suo materno amore. Dopo aver raccolto l'umano spirito fuggitivo e rimessolo nelle mani di quel Dio che è ricco in misericordia, si affretta a diminuirne i debiti verso quel Giudice, che è scrutatore delle stesse giustizie. Di qui le sue copiose preghiere, i molti suoi sacrifizi, perchè più presto l'anima del suo diletto voli ad inebbriarsi al torrente delle eterne delizie.

            Anche il freddo cadavere di lui è oggetto delle sue pietose attenzioni. Al medesimo con  somma riverenza ella si accosta, mentre ne fuggono lontano i più cari congiunti; lo accoglie nel tempio mentre con fretta viene espulso dalla propria casa; lo circonda di gramaglie e di faci, e intorno ad esso ella scioglie il canto lugubre de' suoi sacerdoti. Quel cadavere è cosa sacra a' suoi occhi, nè lo con{30}segna alla terra, se prima non l'ha benedetto, non l'ha salutato, non l'ha bagnato del suo pianto!.....

            Ma il volgere di anni e di secoli potrà forse nel cuor della Chiesa estinguere la rimembranza de' suoi cari defunti? No, che l'incomparabile madre ne fa memoria continua nelle sue liturgie: ed ogni anno sceglie un giorno nel quale il compianto e le preci pei trapassati sono da lei invocati dai vivi con atti supplichevoli, con accenti di tenerezza ineffabile.

            Quale consolazione, quale felicità per noi cattolici l'avere sortita una tal madre!....Onta a quegl'ingrati che la rinnegano!

            Madre nostra è la Chiesa, e madre di tale bontà che ben si rivela per cosa tutta celeste. Di questa sua bontà fanno testimonianza e le sue parole e le sue opere e le stesse sue leggi. Come il discepolo diletto negli ultimi anni di sua vita non ripeteva nelle cristiane adunanze altra parola che questa: Figliuoli, amatevi l'un l'altro; così la Chiesa non dice e ridice a' suoi figli che la gran legge dell'amore. Insegnandoci la verità o esortandoci alla virtù, ricordandoci i comandamenti di Dio o intimandoci i suoi proprii precetti, facendoci assistere all'eucaristico Sacrifizio o inculcandoci la frequenza ai santi Sacramenti, invitandoci alla preghiera o proponendo al nostro culto i misteri divini, con ogni atto del suo ministero ella non ci ripete in sostanza che la medesima parola: amate Dio, amate il prossimo. Amate Dio con tutta la vostra mente, con tutto il vostro cuore, {31}con tutte le vostre forze; amate il prossimo come voi stessi, con quell'amore che viene da Dio.

            E non solo nelle sue leggi manifesta la Chiesa la sua materna bontà, ma nel modo altresì con cui viene ad applicarle. Senza nuocere punto all'unità fondamentale delle pratiche cristiane, ella sa tener conto dei tempi, dei luoghi e delle circostanze: sa variare la pompa del suo culto e l'austerità delle sue prescrizioni secondo il genio, il carattere, le abitudini dei popoli che governa; sa prevenire i disordini, temperando la sua disciplina. Con pia industria, nelle sue prescrizioni ella, come si esprime un insigne teologo, sa trovare un minimum di cui Dio si appaga e di cui non possono lagnarsi nè la scemata energia della nostra fede e del nostro amore.

            La Chiesa è nostra madre; madre intelligente, madre provvida e affettuosa, e non solo nell'ordine spirituale, ma anche nell'ordine temporale. Infatti se voi siete ricchi, ella comanda di rispettare i vostri beni e non recarvi danno di sorta: se siete poveri, comanda ai ricchi di soccorrervi. Siete padroni? ella vuole che i vostri servi e dipendenti vi rispettino, vi obbediscano e vi sieno in tutte cose fedeli. Siete servi e dipendenti? vuole che i padroni vi usino ogni carità, ogni riguardo, si prendano cura di voi e vi paghino esattamente la sudata mercede. Siete rivestiti di pubblica autorità? vuole che questa autorità sia rispettata e sieno osservate le disposizioni della medesima. Siete sudditi? essa co {32}manda che si mantenga verso di voi la giustizia, che siate protetti e difesi: e questi comandi avvalora e suggella colla minaccia de' più severi castighi per chiunque li trasgredisce.

            Questo spirito di provvida carità onde s'informa il suo cuore, la Chiesa lo comunica altresì a tutti i suoi figli. I cattolici hanno i lineamenti della loro madre. Si conoscono all'effusione del cuore. E valga il vero, o carissimi: nella Chiesa cattolica la sventura non manda un gemito che non ripetasi in mille cuori, ed a cui anime generose, nobili matrone, delicate donzelle, a prezzo d'incredibili sacrifizi, ma pur lietamente, non rispondano: eccoci, noi siamo qui a tuo soccorso. Vi sono fanciulli abbandonati? Ecco un Giuseppe da Calassanzio, che si dedica a raccoglierli ed educarli. Vi sono vittime sventurate dall'altrui seduzione? Ecco un Ignazio che s'ingegna di aprir case di asilo per sottrarle al disonore. Vi sono bambini esposti? Ecco un Vincenzo De' Paoli, che infiammando della sua carità le Dame di Parigi li provvede di tenere madri. I sordi stessi ed i muti ove trovarono cuori che non fossero sordi e muti al loro infortunio, se non nella Chiesa cattolica? Donde se non dalla Chiesa cattolica quei sontuosi palagi dell'indigenza, veri archi trionfali della cristiana carità, ove si raccolgono e si sollevano tutte le umane miserie? Donde gli spedali? donde i ricoveri di mendicità? donde gli Istituti per la redenzione degli schiavi, se non dal materno cuore di lei?

            Troppo ci dilungheremmo, o Dilettissimi, se toc{33}car volessimo anche soltanto di volo le mille altre ammirabili provvidenze e pie fondazioni, che sorsero come per incanto nel suo seno; provvidenze e fondazioni intorno alle quali uomini e donne in gran numero consumano anche oggi la loro giovinezza, la loro virilità, la loro vecchiaia, senz'altra mercede che il pane e il vestito e l’insulto codardo di coloro, che si chiamano liberi pensatori e filantropi.

            Che dir poi de' pietosi trasporti della Chiesa, specialmente nelle pubbliche sventure? Chi frenar potrebbe lo slancio di carità che investe allora sopratutto il Sacerdote, interprete fedele del suo amore? Nei momenti di pace, sì, egli invoca l’immunità sacra del suo ministero; la invoca in nome di Dio e dei più vitali interessi, la invoca senza tregua; ma non crediate che ciò sia per isfuggire ai pericoli del combattimento e rifiutare alla patria il tributo del sangue. Suonate l’appello, così un illustre contemporaneo, gittate il grido d'allarme; voi vedrete aprirsi le porte delle case parrocchiali, dei seminarii, dei conventi, e un'intera legione di uomini, in abiti neri, bruni e bianchi correre nelle ambulanze e sui campi di battaglia: voi vedrete il Sacerdote sfidare il tifo e il contagio dell'ospitale per offrire ai morenti i supremi conforti, che l'affannata loro anima sospira, farsi portatore dei feriti a rischio della propria vita, curvarsi, su quelli che cadono in faccia al nemico per assolverli ed inviarli al Cielo, e ricevere nell'inerme suo{34} petto le palle e gli obici scoppianti, ch'esso affronta senza provocarli: voi sarete obbligati ad ammirare il suo valore, a decretargli la croce, che brilla sul cuore dei forti, e anderete convinti che negli asili di pietà, più e meglio che nelle caserme, si impara a soffrire e a morir per la patria; e che la Chiesa cattolica in quella che è madre di eroiche virtù religiose, per cui popola il Cielo di Santi, è madre altresì di eroismo civile, per cui riempie di ammirazione la terra. La storia è lì a provarlo.

            La storia, chi ben la legge, non è che l'apologia degl'immensi benefizi e de' sacrifizi innumerevoli della Chiesa. Deh! che sarebbe di noi s'ella non fosse stata? La nostra libertà, la nostra vita, ogni nostra cosa sarebbero forse preda oggi ancora della tirannide più feroce. Se la Chiesa non fosse stata? noi saremmo barbari nei costumi, senza pietà pei vinti, senza compassione pei poveri, senza riguardo per gli operai, non ostante le meraviglie dell'arte, la magnificenza delle nostre città e la sontuosità de' nostri palagi. Senza la mano soccorritrice di lei, noi avremmo tuttora gravati i polsi dalle catene dello schiavo, tremanti sotto verghe di ferro, senza nemmen sapere in chi  riporre le nostre speranze, se non forse in idoli vani, privi d'occhi da veder scorrere le nostre lacrime, e orecchi da udire il suono de' nostri gemiti.

            Ecco ciò che i nemici della fede sarebbero e ciò che saremmo noi stessi, senza la Chiesa cattolica; ecco a che ridurrebbesi la società se mai prevales{35}sero (e, grazie a Dio, non prevarranno mai) i costoro empi conati. –  Intanto però se ne risentono i tristissimi effetti. La società vide la luce, ma prescelse le tenebre, e ora va brancolando in quel buio, nè trova modo d'uscirne. La Chiesa le offre novellamente il suo aiuto; essa è madre, e, sempre madre, nell'istante medesimo che è spinta sul limitare di casa si volge indietro e con affettuoso invito prosegue a stender la mano soccorrevole..... O madre pietosa, non fia mai che tu debba trovare in noi l'ingratitudine e la freddezza di tanti sconsigliati fratelli! Qualunque sacrifizio ci fia lieve, pur di mostrarti che siamo e vogliamo esserti in ogni incontro figli affezionati e devoti. Sarà nostro vanto seguirti, nostro conforto soccorrerti, nostra consolazione amarti.....

            Così, o Dilettissimi, deve dire ciascuno di noi, e così ciascuno di noi deve praticare. Amiamola, oh sì, amiamola questa madre! Non dimentichiamo che colui, il quale non ama la Chiesa è fuori dell'amore di Gesù Cristo, e però fuori di quel solo amore che ci nobilita, ci eleva e ci fa amar bene tutto ciò che è degno d'amore nell'universo. Amiamo la Chiesa viva e presente dei nostri giorni, che parla per bocca del suo Capo augusto e de' suoi Vescovi, che vive e soffre per noi, che con noi prega e spera. Amiamola, o Dilettissimi, come la cosa più caramente diletta che sia nel mondo dopo Gesù Cristo; amiamola come la nostra famiglia, come la madre nostra bellissima, e insieme affettuosissima; amiamola come{36} colei che meglio rappresenta ed esprime in sè la infinita bellezza e bontà di quel Dio che è tutto il nostro amore. Tra le braccia di questa madre abbandoniamoci fidenti. – L'ha detto mia madre, esclama il fanciullo, e, profferita questa parola, procede sicuro per la sua via. Il medesimo deve dire ciascuno di noi: L'ha detto la Chiesa e basta!

 

V.

 

            Fin qui noi abbiamo considerata la Chiesa in quanto è società che insegna e governa. Dobbiamo ora completarne l'idea. Imperocchè notatelo bene, o carissimi: la Chiesa non siamo soltanto noi sacerdoti o cherici, secondo che piace dire a' nostri avversari, i quali non potendo altro, volgono in contumelia il nome di cherico, e dichiariamo Clericali tutti i figliuoli amorevoli alla madre Chiesa. Non noi soltanto; ma voi altresì, pel battesimo ricevuto, ne siete membri e in parte la formate. – Che cosa infatti è la Chiesa nel suo significato più ampio? E', voi sapete, la società dei redenti, uniti nella professione di una sola e medesima fede, nella comunione degli stessi Sacramenti, nella obbedienza agli stessi legittimi Pastori, e principalmente al Pastore universale, il Romano Pontefice; è la grande famiglia delle anime che aspirano a Dio, costituita in ordine gerarchico; è il corpo mistico di Cristo, del quale noi siamo le membra: membra sumus corporis ejus. [26]

            Di qui per noi cattolici un altro indispensabile dovere, quello cioè di cooperare al maggior bene della Chiesa, come appunto vediamo avvenire nel corpo umano, in cui tutte le membra concorrono al sollievo e alla difesa dello stesso corpo, essendochè il buono o cattivo stato del corpo è comune a tutte le membra, le quali come partecipano al suo benessere ed alla sua prosperità, così tutte risentono del suo malessere e de' suoi danni. Più ancora. In quella guisa che un membro per vivere della vita naturale che deriva dal capo, debb'essere al corpo perfettamente unito, cosi noi dobbiamo tenerci strettamente uniti alla Chiesa, se vogliamo vivere della vita sopranaturale della grazia, che dimana e si diffonde in lei dal suo Capo invisibile, Gesù Cristo.

            A questo punto è bene, o Dilettissimi, ricordiate chi sieno coloro che al corpo nobilissimo della Chiesa non possono appartenere. Non possono appartenervi gentili, maomettani, apostati ed eretici, perchè al tutto mancanti o del lume della fede, o della unità di professione. Non possono partecipare ai beni e vantaggi della sua vitale unione gli scomunicati e gli espulsi dal suo seno, perchè quantunque fregiati del carattere battesimale, e per avventura non ancora disertori della fede, a causa però dei loro demeriti{38} furono rimossi dalla comunione dei medesimi Sacramenti. Come del pari non vi partecipano gli scismatici, ancorchè non dichiaratamente apostati o infedeli, poichè rinunziarono alla unità religiosa, emancipandosi dalla legittima autorità, che ne è il centro. I viziosi cattolici poi, che senza rinnegare apertamente questa unità, disonorano però con vita degenere la loro professione, continuano, è vero, ad appartenere materialmente al corpo della Chiesa, ma non partecipano alla vita interiore di lei, e quai membri ignobili e ammorbati si privano dei vitali suoi influssi e avvizziscono. – Vedete pertanto, o carissimi, quanto dobbiamo tenerci cara e riguardata non pur la prerogativa e il nome di figli della Chiesa cattolica, ma, quel che più monta, la congiunzione feconda e perfetta con essa lei nella triplice unità di fede, di comunione e di sudditanza!

            Siamo un sol corpo in Gesù Cristo; e siccome nel corpo umano non ogni membro ha una medesima operazione, così non ogni membro della Chiesa esercita il medesimo ufficio. Havvi nel corpo umano un capo che collocato in alto sovrasta a tutte le altre membra e le avviva e le dirige e le governa; e nella Chiesa, corpo mistico di Gesù Cristo, vi ha, come dicemmo, il Pontefice Romano, capo visibile di questo gran corpo, che ha supremo ed universale governo sopra tutte le membra, le quali si unificano in lui. Vi hanno Vescovi subordinati al Romano Pontefice, ma reggitori supremi di quella parte del cattolico ovile che da lui, Pastore univer{39}sale, ricevettero in cura, e si direbbero gli occhi di questo corpo medesimo. Seguono i sacerdoti e gli altri ministri inferiori che ne sono, a così dire, le braccia; da ultimo i fedeli tutti che ne sono la pienezza e il complemento.

            Così sorge una catena che, partendo dal Papa, arriva ordinatamente e gerarchicamente sino all'ultimo contadinello, il quale mentre conduce faticosamente l'aratro nel suo campo, se ha lo spirito di Gesù Cristo, si sente unito, a quel modo che ci sentiamo uniti Noi stessi, di fede, di carità, di obbedienza col Papa e con la Chiesa. Oh! quanto vorremmo che vi deliziaste spesso in questo pensiero così maravigliosamente bello e commovente! E non è forse meraviglioso e commovente il fatto di questa immensa famiglia di credenti sparsi per tutto il mondo che recitano tutti il medesimo simbolo, che si rallegrano tutti delle medesime speranze, che vivono tutti del medesimo spirito, che innalzano tutti a Dio le medesime preghiere, che frequentano tutti i medesimi Sacramenti, che riconoscono tutti il medesimo Sacrifizio, che  obbediscono tutti alla medesima legge, che ascoltano tutti la medesima voce del comun Padre, successore dell'Apostolo cui fu detto: Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa, e le porte infernali non prevarranno contro di essa giammai?[27] E non è dolce per voi, o poverelli, figli Nostri amatissimi,{40} quando vi raccogliete i giorni festivi nel tempio per assistere ai divini misteri, non è dolce per voi sapervi in comunione con tutto il mondo, figli tutti della stessa madre, che tutti egualmente senza distinzione di nascita, di grado e di educazione, tutti chiama a guadagnarsi, coll'esercizio delle buone opere, la medesima beata immortalità? Non è dolce pel voi il sapervi in comunione d'affetti non solo con la Chiesa che combatte quaggiù le gloriose battaglie del Signore, ma con quella altresì che esulta trionfante nel Cielo? il sapere che quello che credete voi, è quello stesso che fu creduto da tutte le generazioni in tutti i secoli? Sì, quanti siamo cattolici, tutti godiamo di questo ineffabile privilegio, perchè tutti siamo membri della Chiesa; di quella Chiesa che da Leone XIII, il quale ne regge ora con tanta sapienza i destini, rimonta per una serie non interrotta di Pontefici sino a Pietro, e da Pietro, per mezzo dei patriarchi e dei profeti, sino a Mosè, da Mosè fino ad Adamo, e da Adamo fino a Dio.

            Oh salve, una, santa, cattolica, apostolica Chiesa! Tu maestra, tu regina, tu madre, tu il corpo mistico di Gesù Cristo vivente nei secoli. Da te la nostra salvezza, la nostra gloria, la nostra pace, la nostra gioia, la nostra felicità, la nostra vita. Come nostra maestra ti ascolteremo, come nostra sovrana ti obbediremo, come nostra madre ti ameremo, come corpo di cui siamo membri ti verremo in aiuto e ti difenderemo contro gli assalti nemici.

            Tali appunto, V. F. e F. C., esser debbono le{41} nostre ferme risoluzioni, se ci preme aver parte alla eredità dei figliuoli di Dio. Oggi, come si esprime benissimo un insigne letterato moderno, non è più consentito starcene neghittosi nelle nostre case sospirando o piangendo, quando il fuoco della miscredenza e della immoralità si dilata e minaccia di distruggere (come umano fuoco può fare) l'arca della fede nelle nostre contrade. Usciamo dunque dalle nostre tende; e innanzi tutto ricordiamoci che non abbiamo altre armi che la fede e la carità. Con queste armi entriamo, secondo le leggi civili e la coscienza di cattolici consentono, nella vita pubblica, senza guardare a parti politiche; pronti a morire anzichè venire a patti mai col falso e l’ingiusto. Entriamo nella vita pubblica, non come nemici del potere costituito, ma come instancabili avversari del male, ovunque esso sia; entriamoci come uomini d'ordine che sappiano, seguendo l'esempio di Cristo e della sua Chiesa, tollerare anche il male; ma approvarlo, o farlo essi stessi, non mai.

            In qual guisa, si dirà forse, e come propriamente noi dobbiamo far questo? Senza troppo particolareggiare, rispondiamo: che noi dobbiamo partecipare alla vita pubblica adoperandoci per tutti i modi leciti, affinchè trionfi la verità e la giustizia. Dobbiamo in questo imitare la strategia dei nemici della fede. Eglino si associano in mille congreghe, e noi diamo il nome a quante più possiamo cattoliche associazioni. Eglino difendono cattivi libri, pubblicano{42} empi ed osceni giornali, spargono figure, imagini, stampe sacrileghe e invereconde; e noi opponiamovi libri buoni, giornali di  retto sentire, stampe ed imagini edificanti. Eglino si studiano di corrompere con mille arti la inesperta gioventù, e di staccarla dal seno della madre; e noi studiamoci di innamorarli di tutto ciò che è santo, istillando nel loro cuore sani principii e ausandoli per tempo alla Chiesa. Eglino con un odio accanito, satanico, si disfrenano contro il Papa, i Vescovi, il clero, perseguitandoli senza tregua, nè posa; e noi al Papa, ai Vescovi, al clero stringiamoci di più vivo affetto; ai disprezzi, agli insulti, alle calunnie che si lanciano contro di loro, contrapponiamo manifesti segni di riverenza, di gratitudine, di amore. Ma ciò non è tutto. Non v'accorgete voi che le fila del ceto ecclesiastico vanno diradandosi? Ebbene, bisogna fornire alla Chiesa i mezzi perchè possa promuovere e coltivare le vocazioni alla sacra milizia. Non vedete voi che molti vorrebbero intisichire le opere della cristiana beneficenza, allontanando da esse il soffio animatore della religione cattolica, e ponendo in sua vece la gelida e mutabile filantropia? Ebbene, bisogna opporre l’amor celeste ed eterno al terreno e mutabile; moltiplicare le opere di carità cristiana, pensando che ogni miserabile e ogni povero è un nostro fratello e membro dello stesso corpo di cui noi pure siam membri. Non  vedete come si manomettono i beni ecclesiastici? Ebbene, si ricordi ognuno che in Italia v'è una madre povera, la Chiesa, e che oggidì pei{43} cattolici è tornato il caso di rinnovare la liberalità degli avi. Insomma all'aperta professione della fede uniamo l'esercizio delle buone opere e lo zelo per la causa della Chiesa, che è la causa di Gesù Cristo e la nostra causa.

            Non tutti possiamo tutto, lo sappiamo; ma chi è che non può qualche cosa? Non vi sentite coraggiosi abbastanza per entrare in campo voi stessi, mentre ferve la mischia? Fate animo almeno a coloro che sono disposti ad entrarvi; rincorate i combattenti, se non altro con qualche parola, o siate almeno tanto generosi da non ismorzarne l'ardore con una brutale indifferenza, o con un glaciale silenzio.

            Se non potete quanto vorreste, vogliate almeno quanto potete. Accorrere con la preghiera in aiuto della Chiesa possono tutti. Pregate adunque, se altro non vi è dato. La preghiera è un'arma poderosissima che tutti dobbiamo adoperare a sua difesa. La preghiera! Quale conforto nei momenti affannosi della vita ed insieme quale pegno di felice riuscimento nelle difficili imprese! La preghiera umile, fervorosa, costante penetra le nubi, arriva fino al trono di Dio, tocca il suo cuore, gli fa dolce violenza  onde si arrenda ai nostri gemiti e ci mandi paghi nei nostri santi desiderii. Oggi più che mai abbiamo bisogno di anime che preghino. La preghiera, o dilettissimi, attirerà sulla Chiesa, e sulla patria nostra le più elette benedizioni del Cielo; per essa abbrevieremo questi lu{44}gubri momenti di prova e affretteremo in sulla terra il giorno della tant'anni lagrimata pace.

            Oh! come oggi più che mai è necessario di ripetere, prostrati a Dio: Venga, o Padre nostro, il regno tuo! Venga esso nei nostri cuori, nel cuore di tutti, cotalchè tutti quanti gli uomini riconoscano il tuo sovrano dominio, e volonterosi vi si soggettino: sperimentino i giusti la paterna tua provvidenza e protezione; sieno confusi e convertiti i loro persecutori; si propaghi la Chiesa in tutto il mondo, e, distrutta l'opera del demonio, ritornino all'ovile i figliuoli di Dio che sono dispersi.[28]

            Se siamo veramente cattolici, se amiamo davvero la Chiesa, ecco qual dev'essere, fratelli e figli carissimi, il nostro voto continuo più ardente. Speriamo! Già gli albori di questo felice ritorno sono apparsi luminosi sull'orizzonte. Un'arcana potenza agita i popoli e li spinge verso l'unità. Chi non esultò al vederne un sintomo nella circostanza faustissima e memoranda del Giubileo Sacerdotale di Leone XIII? Re e popoli, anche separati da noi, l'Inghilterra, la Prussia, la Russia, la Svizzera, la Danimarca, l'Olanda, la Svezia, la Norvegia, la Serbia, la Bulgaria, la Grecia, la Turchia, la Persia, l'India, il Giappone, la Cina, le Tribù dell'Asia, dell'Africa, le giovani nazionalità dell'America, tutte con mirabile accordo, con divino entusiasmo acclamarono in quel giorno al Capo della vera Chiesa, al Pastore universale. Senza{45} forse saperlo essi obbedirono alla voce di Dio che li chiamò a portare una nuova pietra al grande edifizio dell’unità preparata e cominciata da Cristo.

            Questo generale commovimento, questo sintomo di fusione universale, non può fare che non risolvasi in risultati ancor più fecondi. E' certo che le vie di Dio non sono le nostre, o Dilettissimi, e che anche fra le Chiese dissidenti, la Chiesa cattolica ha dei figli, se non di fatto, di desiderio almeno; anime generose, che sarebbero degne di esser nate in seno all'unità, e che forse già vi appartengono per mezzo di legami invisibili ed occulti cui Dio solo conosce.[29] Quanti di coloro che si mostrano persecutori della Chiesa di Dio sono forse oggetto di pietosi disegni agli occhi di Lui e sono destinati a diventare vasi di elezione per dilatare fra le genti la gloria del suo Nome! Separati dal corpo della Chiesa, essi appartengono all'anima di essa, e quando la politica non sarà più interessata a conservare quel muro di divisione, che tiene scissa la grande famiglia europea; quando gli interessi della terra scompariranno in faccia agli interessi del Cielo; quando la gran legge della carità evangelica sarà meglio intesa e praticata da tutti, oh! allora, non dubitiamo affermarlo con altri, il Pastore universale vedrà con lieta sorpresa pecorelle in gran numero che gli appartenevano là dove forse l'occhio dell'uomo non iscorgeva che lupi; allora l'oriente e l’occidente{46} si abbracceranno come fratelli in un medesimo santuario e Santa Sofia di Costantinopoli udrà echeggiare sotto le sue volte il Te Deum dall'altro tempo, mentre trasaliranno di giubilo le ossa immortali dei Crisostomi e dei Nazianzeni; allora da tutti i punti dello spazio le genti più lontane e diverse, si rivolgeranno verso il centro dell'unità, verso Roma, come verso l'unico porto di salute, come verso misterioso monte cui la destra del Signore ha stabilito sulle ardue cime di altri monti[30] per farne la cittadella della verità e il baluardo delle nazioni; allora (Noi ne abbiamo più che il presentimento, la certezza) di tutte le famiglie si formerà una sola famiglia di tutti i popoli un solo popolo, di tutta l'umanità un solo ovile sotto la guida di un solo Pastore.

            Frutto sarà questo, o Dilettissimi, delle nostre preghiere. Deh sì! lo ripetiamo: mentre altri con generoso proposito si sacrifica a sì nobile intendimento (quello cioè di ricondurre tutte le chiese cristiane separate alla Chiesa Cattolica, Apostolica, Romana,) e noi col medesimo intendimento preghiamo. – A questa preghiera Noi invitiamo voi specialmente, anime pie che, o segregate dal mondo, o in mezzo al mondo, senza tuttavia appartenergli, trovaste nell'abbandono delle gioie fugaci di quaggiù, nei patimenti, nei sacrifizi, nella vita casta, obbediente e povera, nella contemplazione delle celesti verità, nei pietosi uffici a {47}pro de' fratelli, la vostra più cara delizia, e la via più sicura per giungere al Cielo. A Voi, cui Dio guardò con occhio di speciale predilezione, spetta più che ad altri il pregar senza posa. – E la comune preghiera s'innalzi fervorosa anche per noi, che per un tratto inestimabile della divina misericordia, viviamo nella vera Chiesa, affinchè il turbinio delle umane cose entro cui siamo avvolti non ci faccia perdere di vista il faro unico della salute.

            Preghiamo infine anche pel nostro amatissimo S. Padre, affinchè Iddio agguagli i crescenti suoi anni al novero degli invocati trionfi. Preghiamo e speriamo! Felici noi se per una vita conforme ai divini insegnamenti, meriteremo di passare dalla Chiesa militante sulla terra, alla Chiesa trionfante nel Cielo!

            Vi benediciamo, V. F. e F. D. dall'intimo del cuore nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo.

 

 

            Piacenza, dal Nostro palazzo Vescovile, il giorno 25 Gennaio 1888.

 

† Giovanni Battista Vescovo



[1] Ad Ephes. IV, 5.

[2] Matth. XXVIII, 19. 

[3] Ibidem.

[4] Matth.  XVIII, 17.

[5] Joh. XIV, 16.

[6] Luc. X, 16.

[7] Tract. de Doctr. Christ.

[8] Ad Coloss. II, 8.

[9] I  Tim. II, 4.

[10] Ad Ephes. V, 8, 9.

[11] Luc. XVI, 8.

[12] Joh. XX, 21.

[13] Matth. XVIII, 18.

[14] Luc. X, 16.

[15] Ad Rom. XIII, 1.

[16] 1. Petr, II, 13.

[17] Ad Rom. XIII, 6.

[18] Matth. XXII, 21.

[19] Ad Rom. XIII, 7.

[20] Ibid.

[21] Encicl. Immortale Dei.

[22] Sono parole che leggonsi nell’opera intitolata Liber ad Amicum, dovuta alla penna di Bonizone, il quale occupa il 41° posto nella serie dei vescovi di Piacenza. Egli salì su questa Cattedra al principio dell'anno 1089. Fu uno degli scrittori più distinti di quell'epoca, e uno dei più strenui campioni della S. Sede. Difese in modo speciale le ragioni di S. Gregorio VlI, del quale fu Legato in Lombardia. Di lui così scrive il Baronio sotto l'anno 1089: “De his qui hoc anno decesserunt, digni memoria hortodoxi, et in coelum a Deo recepti aeternae vitae praemia meruerunt (ita Bertholdus) (storico di quel tempo e Vescovo di Costanza) Bonizio piae memoriae Sutriensis Episcopus, sed inde pro fidelitate S. Petri jamdudum expulsus; tandem post multas captiones, tribulationes, exilia, a Placentinis catholicis pro Episcopo recipitur; sed a schismaticis ejusdem loci, effossis oculis, et truncatis omnibus pene membris martyrio coronatur.

                Assalito, pare, durante una processione e coperto di ferite, fu lasciato, secondo alcuni, per morto; secondo altri venne cacciato semivivo fuori della città. Pietosamente raccolto e trasportato presso i Benedettini di Cremona, di lì a poco morì (il 14 Luglio dell'anno stesso). Fu sepolto sotto l'altare dedicato a S. Michele, nella loro chiesa di S. Lorenzo. Sul sepolcro di lui leggevasi la seguente epigrafe:

                Nobile depositum tibi clara Placentia gessit

                Antistes Bonizio Cristi pro nomine Martyr

                Septima bis Julii hunc lux collegit in urna

                Gli storici posteriori al Baronio, quali il Fleury, l’Orsi, il Rohrbacher ecc. danno anch'essi concordi a questo nostro glorioso Vescovo il titolo di Santo e di Martire.

                Oltre la citata opera egli un'altra ne scrisse intitolata: de Ecclesiasticis Sacramentis.

                Di questo Vescovo insigne, fulgidissimo ornamento della Chiesa piacentina, Noi vorremmo che alcuno de' nostri eruditi prendesse ad illustrare le gesta e gli scritti. Ne uscirebbe un lavoro senza dubbio interessante, molto adattato ai nostri tempi e di non poca utilità.

[23] Act. Ap. V, 29.  

[24] De Unit. Eccl. VI.

[25] ad Coloss. III, 2.

[26] ad Ephes. V, 30.

[27] Matth. XVI, 18.

[28] Joh. Xl, 52.

[29] S. August. de Bapt. contra Donat. lib. V, 38.

[30] Mich. IV, 1. – Is. II, 2.