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36. Pel Giubileo Sacerdotale del Sommo Pontefice Leone XIII. Lettera Pastorale di Monsignor Vescovo di Piacenza, 26.9.1886, Piacenza, Tip. G. Tedeschi, 1886, pp. 12.
La partecipazione della diocesi alla celebrazione del cinquantesimo anniversario dell'ordinazione sacerdotale di Leone XIII sarà l'occasione per consolare il pontefice colpito non soltanto dalla violenza dei nemici della religione, ma anche dal comportamento ipocrita di chi è cristiano soltanto in apparenza perché crede di onorare Dio denigrando Vescovi integerrimi e rifiutando l'obbedienza alla gerarchia. Le feste giubilari dovranno soprattutto smentire chi accusa il papa di essere nemico dell'Italia. Scalabrini, richiamandosi alla storia, dimostra ancora una volta la falsità dell'insinuazione; fa notare che l'azione mite e conciliatrice svolta da Leone XIII per eliminare le discordie tra le nazioni d'Europa, non poteva certo escludere la propria patria italiana. (Nell'opuscolo Intransigenti e transigenti. Considerazioni di un vescovo italiano, già ricordato, Scalabrini aveva scritto che Leone XIII aveva accettato l'invito della Germania protestante a intervenire per comporre una vertenza con la Spagna cattolica). Del resto nell'enciclica Etsi nos, che il Vescovo ha presentato alla diocesi nel 1882, il papa, pur difendendo i diritti della chiesa contro le prepotenze del potere civile, esclude il ricorso alla forza per riavere i territori che il Risorgimento italiano gli ha sottratto. La partecipazione al giubileo sacerdotale del sommo pontefice dovrà esprimersi pure nell'offerta di un obolo speciale cui saranno interessate le parrocchie e le associazioni.
Nel Dicembre dell'anno prossimo venturo, si festeggerà, come è noto, il Giubileo Sacerdotale del nostro Santo Padre Leone XIII.
E' questo il grande, il sospirato avvenimento, in vista del quale sin
d'ora, dall'una all'altra estremità della terra, esulta la cristiana
famiglia, concorde tutta in un solo intendimento, quello di porgere al
migliore de' padri, una nuova e solenne testimonianza di devozione, di fedeltà
e d'amore.
E chi potrebbe,
venerabili fratelli e carissimi figli, tutte enumerare le industrie pietose,
onde già si pensa di incarnare il sublime disegno? Chi, senza provare
sentimenti di tenerezza, guardar potrebbe all'opera felicemente iniziata? Sono
Vescovi e sacerdoti, religiosi e laici, confraternite e comitati senza numero
che si uniscono, gli uni ingegnosi a proporre, gli altri solleciti ad
eseguire. Qui si organizzano devoti pellegrinaggi, là si lavorano
preziosissimi doni. Dove si preparano letterarie accademie, dove si dispongono
feste religiose. Dappertutto si raccolgono offerte, s'indicono preghiere,
s'innalzano voti; dappertutto fedeli d'ogni condizione, d'ogni ceto, d'ogni età,
ambiscono al sommo onore d'esser rappresentati nella grande dimostrazione di
pietà filiale che si farà in Vaticano; dappertutto insomma una gara, un
fervore, uno slancio non prima veduti.
Ora quello che per Leone XIII sentono tutti i veri figli della Chiesa
cattolica, Noi punto non dubitiamo, V. F. e F. C., che sia da ognuno di voi
profondamente sentito.
Più che un dovere, o Dilettissimi, è un bisogno per noi il
partecipare a questo generale commovimento. Si tratta di festeggiare Leone
XIII, la persona cioè di un
Pontefice, che come per le sue gloriose gesta è dei presenti il più nobile
vanto, sarà così dei futuri la meraviglia più grande. Si tratta di
testimoniare a Lui il nostro amore e la nostra riconoscenza; di onorare in Lui
Gesù Cristo, di cui è quaggiù il supremo e fedele rappresentante; di
compensarlo in qualche modo delle amarezze che Gli procurano ora le insidie di
ipocriti figli, ora gli assalti di aperti nemici. Si tratta, come scrive
l'Eminentissimo Cardinale Schiaffino, gloria del Clero italiano e gemma
fulgidissima del Sacro Collegio (sapientemente eletto alla Presidenza onoraria
della Commissione promotrice), si tratta di mostrare a quella parte de' nostri
fratelli traviati, i quali affettano di credere che la fede sia vinta e quasi
spenta dai colpi della incredulità, quanto invece sia ella vigorosa e piena
di vita. Si tratta di offrire alla società, divisa in partiti minacciosi gli
uni contro gli altri, questa società cattolica, che ravvivata dallo spirito
del Signore, trova nella Cattedra di S. Pietro e nel magistero del Vicario di
Gesù Cristo una maravigliosa unità di mente e di cuore.
Vedete pertanto, o carissimi, quali e quanti nobilissimi
fini si colleghino alla festa giubilare che vi abbiamo annunziata, e quanto
importi che voi pure concorriate coi vostri fratelli vicini e lontani nel fare
che riesca sempre più splendida.
Non lasciatevi ingannare dalle subdole arti di coloro, che ora più che
mai vi additano nel Papa il nemico d'Italia. Chi vi dipinge il Papa così,
mente. E' arte settaria questa, che delle più nobili passioni in qualunque
modo suscitate si giova pe' suoi fini tenebrosi.
No, Egli, l'augusto Vegliardo, nel suo gran cuore di Sacerdote e di
italiano non si farà mai ministro di lutti alla sua patria. Pacificare i
popoli e richiamarli alla Chiesa, ecco, V. F. e C. F., il voto ardentissimo,
supremo di Leone XIII. E chi di voi ignora gli splendidi risultati onde il
Cielo ha fin qui coronato i suoi nobili sforzi? A buon dritto la storia
riconoscerà al suo il titolo glorioso di pontificato delle grandi
pacificazioni. Già a tutte le nazioni d'Europa Egli ha dato prove non dubbie
della sollecitudine del suo animo singolarmente mite e conciliativo; a tutte,
si può dire, ha fatto gustare i frutti soavissimi della pace. E si vorrà da
taluni far credere che solo per la nazione italiana Egli sia indifferente,
e, peggio ancora, ostile? Mente, lo ripetiamo, chi osa affermarlo.
L'Italia, questa classica terra, questa regina delle nazioni, fu e sarà
sempre la prediletta dell'anima sua. A questa Italia infatti, nella quale
Iddio collocò la Sede del suo Vicario, la Cattedra della verità, il centro
dell'unità e della fede, Lo uniscono vincoli di speciali relazioni. Egli
stesso nell'Enciclica Etsi Nos lo
proclama altamente, e pur difendendo con dignità e costanza, pari alla
grandezza della causa, i diritti sacrosanti della Chiesa, rifugge inorridito
dal solo pensiero di riaverli colla violenza.
E' al cuore e al senno d'Italia che Ei si rivolge; a quel cuore, che
nelle vicende dei secoli non obliò mai la religione de' suoi padri; a quel
senno che le addita nel Pontificato Romano la prima e più bella fra le sue
glorie; la inesausta sorgente delle invidiate sue ricchezze artistiche,
letterarie e scientifiche; l'alleato con cui a Legnano scrisse una delle
pagine più splendide della sua storia; il baluardo dei liberi comuni nella età
di mezzo, contro la prepotenza dell'impero; e, per l'avvenire nelle sue
espansioni coloniali, l'antesignano della sua civiltà e de'
suoi commerci presso i popoli, che esso va di giorno in giorno raccogliendo a
pie' della croce.
L'Italia, malgrado gli sforzi di tutte le sette insieme congiurate,
(nell'intento satanico di mantener vivo il funesto dissidio e di renderlo anzi
ognora più grave), solo che il voglia, avrà da Leone XIII pace, salute e
prosperità. Sì, Leone XIII, diremo con altri, mitissimo e prudentissimo
com'Egli è, conoscitore profondo della storia della Chiesa e d'Italia,
diplomatico espertissimo, al quale sono conti tutti i bisogni, gli errori e le
colpe della società moderna, non appena venga richiesto di venia e d'aiuto,
si unirà alla sua Italia, come il primo Leone, ad arrestare le orde
irrompenti dell'anarchia demagogica, e senza far spargere una goccia di sangue
salverà all’Italia la dignità di nazione e di sede inviolabile del Papato.
Vi ricorderemo dopo tutto le parole, che lo stesso regnante Pontefice
rivolgeva in una solenne circostanza ai cattolici italiani: Mentre con calunniose accuse si grida ora più forte essere il sommo
Pontificato nemico della prosperità d'Italia, voi con libero e nobile
accento, proclamate invece, che il Pontificato è la prima e la più pura
gloria della patria vostra, e che prosperità vera e duratura non è da
sperare per essa se non nella professione costante della religione cattolica,
nella devozione sincera al Vicario di Gesù Cristo e nel rispetto degli
inviolabili suoi diritti.
Ed ecco una ragione di più del grande movimento cattolico pel Giubileo
Sacerdotale del Papa; ecco un altro importantissimo significato che vuol avere
la straordinaria solennità di quel giorno. Anche qui, come vedete, religione
e patriottismo si danno la mano e c'invitano ad entrare in questa nobilissima
gara di fede e di amore. Che niuno de' Nostri fedeli diocesani si rifiuti
all'invito!
Noi vorremmo che ogni Corporazione, ogni Comunità, ogni Capitolo, ogni
Parrocchia, od almeno ogni Vicariato, secondo la misura delle proprie forze,
avesse da offrire, per quella occasione, oltre l'obolo dell'amor filiale, un
dono particolare distinto; che quanti si distinguono fra noi per coltura
scientifica e letteraria avessero da presentare qualche frutto del loro
ingegno; che i bravi artisti d'ogni maniera che onorano la nostra Città e
Diocesi si unissero anch'eglino a dar
prova dell'egregia opera loro, come del loro attaccamento al Vicario di Gesù
Cristo. Conosciamo la vostra religiosa pietà, conosciamo la riverenza che in
tanta guerra specialmente professate alle somme Chiavi, e siamo certi che
anche in questa occasione la Diocesi Piacentina si mostrerà, mercè il vostro
concorso, degna delle sue gloriose tradizioni, non lasciandosi vincere
nell'intensità e nella operosità dell'affetto dalle Diocesi sorelle.
Facciamo grandissimo assegnamento sul vostro zelo a Noi ben noto, o
Nostri buoni e amatissimi parrochi.
Riserbandoci di darvi a suo tempo ulteriori disposizioni in proposito,
caldamente vi raccomandiamo che vogliate al Papale Giubileo preparare
degnamente i vostri parrocchiani. Eccitate la loro fede, svegliate la loro
pietà, stimolate l'attività loro, fate che intendano l'alto significato
della cara e dolcissima festa.
Sia dessa, V. F. e F. C., un conforto al cuore del comun Padre; sia la
grande manifestazione cattolica, che riesca di salutare confusione ai
detrattori della nostra fede santissima; sia una valida cooperazione a far
risplendere sempre meglio la sovrumana virtù della Chiesa; sia più che altro la efficace preghiera che valga ad
accelerarne il trionfo.
In questa dolce speranza vi benediciamo dall'intimo del cuore nel nome
del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo. Così sia. Piacenza, dal
Nostro Palazzo Vescovile il giorno 26 Settembre 1886, solennità di S.
Giustina V. M. †
Giovanni Battista Vescovo |
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