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27. Lettera Pastorale di Monsignor Vescovo di Piacenza. Comunicazione dell'Enciclica Supremi Apostolatus. 16 Settembre 1883, Piacenza Tip. G. Tedeschi, 1883, pp. 23.
Il Vescovo, trasmettendo l'enciclica Summi Apostolatus[1], osserva che Leone XIII al crescere dell'ostilità contro la chiesa e di ogni forma di immoralità, suggerisce come rimedio efficace la recita del Rosario. La Madonna, dotata di un potere senza limiti presso Dio che è suo figlio, é anche tenera madre dell'uomo; interviene con la sua intercessione soprattutto se è pregata con la recita del Rosario. questa è la forma devozionale più gradita a Maria perché celebra i meriti da lei acquisiti nella gioia, nel dolore e nella gloria; é la sintesi della pietà cristiana perché unisce alle invocazioni mariane la recita del Padre Nostro uscito dalle labbra di Cristo. Nel prossimo mese di ottobre questa pratica sarà resa più solenne da particolari celebrazioni che il Vescovo suggerisce ai parroci. Per tutti i fedeli é l'invito a recitare la corona nella certezza che la Vergine metterà un argine al dilagare del male. In questa .Pastorale, come in molte altre, non deve sorprendere in Scalabrini la tendenza a identificare l'anticlericalismo con l'irreligiosità; é una convinzione che il papa stesso esprime in molte encicliche notando come in Italia le manifestazioni di insofferenza per i sacerdoti normalmente sono dettate da disprezzo per il cristianesimo. Nulla di strano se si tiene presente che gli attacchi alla chiesa nel nostro paese sono ispirati dalla massoneria, la cui azione è intesa a scristianizzare la società
E' doloroso il confessarlo, Venerabili Fratelli e Dilettissimi Figli, ma è vero pur troppo, che non ostante le cure sollecite della Chiesa, non ostante i paterni richiami del Vicario di Gesù Cristo, non ostante i tremendi castighi onde il Signore cerca di ridurre a miglior senno la società moderna, la società moderna continua a battere forsennata le vie dell'iniquità e del vizio. Che vediamo noi a' dì nostri? Una guerra non più sorda e celata sotto ipocrite larve, ma aperta, ma dichiarata, ma accanita contro tutto ciò che v'ha di più sacro in Cielo e sulla terra, contro Dio e il suo Cristo, contro la Chiesa e il suo Capo visibile, contro la Religione e i suoi ministri, contro ogni ordine religioso e sociale. Noi vediamo una turba di increduli, di facinorosi, di audaci imporsi ai popoli colla tracotanza più ributtante, e pascerli di menzogne, e illuderli con fallaci promesse, e dissetarli alle fonti della corruzione, per averli complici delle bieche lor trame. Vediamo, rotto ormai ogni argine di privata e pubblica moralità, irrompere da tutte parti una torbida fiumana di delitti e di scelleratezze, contro le quali è debole schermo la legge, è impotente la forza, è illusoria la repressione, è vana ogni arte. Che dunque? Per la odierna società non vi avrà più salute? Rispondiamo che no, umanamente parlando. Il male, o Dilettissimi, è grave troppo, troppo esteso e profondo. Tutti convengono oramai non potersi sperare un efficace rimedio, se non da uno speciale concorso della Provvidenza di Dio, di quel Dio che ha fatto sanabili le nazioni. Gli è perciò che in tutta quanta la Chiesa si moltiplicano le preghiere, si raddoppiano le industrie, si esercitano con insolito fervore le opere della carità e dello zelo. Gli è perciò che il Pastore supremo dell'ovile di Cristo, il Sommo Pontefice Leone XIII, ha testé indirizzata a tutti i Vescovi dell'orbe cattolico una tenera Enciclica, colla quale ordina al presente pubbliche supplicazioni, affinché invocata colle preci del Rosario l'augusta Regina del Cielo, possiamo ottenere da Gesù Cristo suo Figliuolo soccorsi eguali ai bisogni. Vi comunichiamo, V. F. e F. C., il prezioso documento del grande Pontefice e vivamente vi esortiamo ad usare di tutte le vostre premure per mandarne pienamente ad effetto i santissimi e nobilissimi intendimenti. Si tratta di impegnare, mercé il Rosario, la Vergine augustissima a soccorrerci, a consolarci. Qual cosa al suo cuore ed alla vostra pietà più conforme?
Maria è nostra madre, madre ineffabilmente superiore a tutte le madri
terrene, madre la più tenera, la più sollecita, la più affettuosa; il che
vuol dire essere Ella per sé già inclinata ad usare a favor nostro del
potere senza limiti onde volle arricchirla il Signore. Che sarà poi ove oda
la innumerevole schiera de' suoi figli pregarnela fervidamente ad una voce e
pregarnela colla preghiera a Lei più di tutte gradita qual'è il SS. Rosario?
Sì, Dilettissimi; è il Rosario la preghiera più gradita a Maria,
come quella che Le ricorda i titoli più cari, e i meriti suoi più eccelsi
sia ne' gaudi della vita, o ne' dolori della passione, o nelle glorie del
trionfo. Coll'averla Essa medesima proposta, aggiungendo la sua promessa di
esaudimento, venne a dichiarare che il Rosario è altresì un omaggio al Cielo
sovra ogni altro accettevole. Si potrebbe mai rendere onore più grato al
Cielo, si potrebbe parlare all'Altissimo con parole più degne di quelle insegnateci dal medesimo suo Figlio e nostro Avvocato
presso il Padre? Questo noi facciamo colla pratica del santo Rosario,
intrecciando, voi sapete, l'Orazione
Domenicale all'Ave Maria, a
questa bellissima e fragrantissima rosa, trapiantata nella terra, ma sbocciata
lassù ne' celesti giardini. Per mezzo del Rosario noi ci uniamo con Gesù
Cristo e colla benedetta sua Madre ad onorare la Divinità nel miglior modo
che l'umana fralezza comporta, e ripetendo noi quella preghiera, altro non
facciamo che rimandare, per così dire, al Cielo, ciò che il Cielo ha
lasciato cadere fino a noi. Se la ripetiamo più volte, vuol dire, che l'anima
nostra non può cessare dall'espandersi innanzi alla celeste Benefattrice; se
la ripetiamo continuamente, vuol dire, che la nostra lingua non sa stancarsi
di acclamarla; se con tanta frequenza ripetiamo le medesime espressioni, vuol
dire, che il nostro cuore non trova limiti a manifestarle la propria
dilezione. L'amore, come benissimo fu detto, non ha che una parola e dicendola
sempre non la si ripete giammai. Deh ! che potrà mai ritrovarsi di più
perfetto ed eccellente di questa divozione? Istituito per combattere, in
epoche licenziate alle intemperanze dell'intelletto, la eresia, il Rosario
unisce in bell'accordo e l'orazione vocale e l'orazione mentale: la vocale per
riguardo alla preghiera, la mentale per riguardo ai misteri; sicché mentre ai
più semplici torna assai facile, sublime riesce ai più intelligenti, e tutti
possono trovarvi pascolo sostanzioso e soavissimo; tutti grandissime lezioni
da imparare.
Il Rosario, a dir
breve, non è già una preghiera qualunque, è l'insieme della Religione
cristiana; è il quadro più attraente di quanto ha fatto Gesù Cristo per le
anime nostre; è il memoriale delle più stupende meraviglie; è il nobile
contrassegno della pietà cattolica; è lo specchio d'ogni più bella virtù;
è l'arma all'inferno più terribile; è l'inno più sublime che sia dato
ripetere sulla terra; è la chiave dei tesori più desiderati del Cielo.
Qual meraviglia pertanto se i fedeli, mercé di esso, conseguissero in
ogni tempo i favori più grandi, e la Chiesa nell'ora del cimento riportasse i
più gloriosi trionfi? Qual meraviglia che i Romani Pontefici concedendo
amplissimi privilegi e schiudendo i tesori delle sacre indulgenze, siensi
adoperati di promuovere, ampliare ed infervorare la pratica di questo santo
esercizio?
Come Mosè all'appressarsi de' popoli incirconcisi, a fine di
sbaragliarli, fece sollevare l'Arca santa dell'antica alleanza, da lui ornata
con preziosissime corone d'oro, così anche oggi il venerando Veglio del
Vaticano, porta in sublime l'Arca della nuova alleanza, Maria, coronata di
mistiche rose; e rivolto al popolo cristiano chiama ed arruola i figli della
fede e della civiltà sotto la bandiera del santo Rosario, ben sapendo, che un
popolo che prega insieme, fa una dolce violenza al cuore di Dio, e che Dio non
sa negare grazia alcuna quando si interpone Maria.
Oh, ascoltiamolo adunque il benigno Pontefice! Ascoltiamolo, o Dilettissimi, con tutta docilità e
premura. Noi, per parte Nostra, uniformandoci esattamente a quanto Egli
comanda e desidera, ordiniamo:
1. Che l'intero mese del prossimo Ottobre sia dedicato e consacrato
alla celeste Regina del Rosario.
2. Che in tutte le Parrocchie della città e della Diocesi la solennità
della Vergine del Rosario sia celebrata con ispeciale devozione e splendore di
culto, premettendo alla medesima una divota novena od almeno un triduo di
preparazione.
3. Che dal primo giorno del prossimo Ottobre sino al dì secondo del
seguente Novembre, in tutte le Chiese Parrocchiali e negli Oratori dedicati
alla Vergine, come pure nelle Chiese delle Corporazioni religiose e delle
Confraternite, si reciti devotamente almeno una terza parte del Rosario colle
Litanie Lauretane, e che, presente il popolo per dette preghiere, si offra il
Santo Sacrificio della Messa, se al mattino; ovvero, esposto alla pubblica
adorazione (dopo la recita del Rosario) l'Augusto Sacramento, si dia quindi
coll'Ostia Sacrosanta la benedizione, se alla sera.
4. Che ove possano riuscire abbastanza solenni e decorose, si facciano
pie processioni, trasportando in trionfo l'immagine della Madonna del Rosario.
Confidiamo poi grandemente che Voi, Venerabili Nostri Cooperatori,
saprete, nello zelo che vi distingue, eccitare all'uopo i fedeli alle vostre
cure commessi, sia con famigliari istruzioni, sia, ove possibile, con
opportune predicazioni, e così disporli ai Ss. Sacramenti
e all'acquisto delle sante Indulgenze, che la benignità del Santo Padre si è
degnata in questa occasione di accordare.
Farete ottima cosa se per tema de' vostri sermoni prenderete volta per
volta a commentare e a svolgere la prevenerata Enciclica del Sommo Pontefice e
questa nostra Lettera Pastorale. Lasciamo del resto al vostro beneplacito,
amatissimi Confratelli, di fare tutto ciò che di bello e di santo saprà
suggerirvi in proposito la vostra pietà. Quello che ardentemente desideriamo
si è, che facciate calde esortazioni a' vostri parrocchiani, affinché o in
pubblico o in privato, ciascuno nella sua propria casa e famiglia, si studino
di praticare la divinissima devozione del Rosario, senza mai tralasciarne
l'uso. E' l'esortazione che vi facemmo più d'una volta nelle nostre Pastorali
Visitazioni, e che vi ripetiamo ora con tutto l'ardore dell'animo, o Figliuoli
Carissimi.
Deh, sì, siamo devoti e teneramente devoti del Rosario! Non ci curiamo
di quei pretesi sapienti del giorno d'oggi, che bestemmiando tutto ciò che
ignorano, deridono altresì questa pratica santa, sublime, salutare.
Siamo devoti del Rosario. Personaggi illustri per nascita, per dignità,
per virtù, per sapere, Pontefici, Vescovi, Imperatori, Re, Principi,
Guerrieri, Giureconsulti, Dottori, Maestri nelle scienze, nelle lettere e
nelle arti ce ne han dato e ce ne danno l'esempio.
Siamo devoti del Rosario. Rivolgiamola spesso alla Vergine benedetta questa preghiera, che tanto la esalta e
la onora: Ave Maria! e il sorriso
della nostra Madre risponderà al nostro saluto e scenderà come balsamo al
nostro cuore. Ella coglierà sulle nostre labbra una fresca e pura rosa ogni
volta si apriranno per dirle: Ave Maria!
Siamo devoti, diremo ancora una volta, siamo devoti del S. Rosario.
Esso, o Dilettissimi, ci sarà di conforto nell'ora del disinganno, di aiuto
ne' giorni del pericolo, di scudo contro i dardi del nemico infernale, e
attirerà sopra di noi e sopra le nostre famiglie le più elette benedizioni,
facendovi rifiorire la pietà, la pace, la fede, ogni virtù, siccome la
Vergine stessa promise già ad un fedele suo servo.
No, che alla Madre di Dio non si ricorre mai invano. In quella guisa
che il nocchiero, disperato omai di condurre al sospirato porto il naviglio
qua e là sbattuto dalle onde tempestose, bersagliato dall'imperversare de'
contrari venti, in balia di sé stesso, in un mare senza confini, tra il
balenar delle folgori, il mugghiar de' tuoni, in orrida tenebrosa notte,
all'apparire di un astro benigno foriero di vicina calma e serenità, tutto si
racconsola e gioisce; così avverrà a noi nel mare procelloso di questo
secolo. Allo scintillar di questa fulgida stella, allo sfavillar di Maria,
ogni cuore si aprirà alla gioia, sicuro che la Regina de' Cieli porrà fine
alle tempeste, le quali minacciano piombare sul nostro capo, cesserà ogni pericolo e renderà finalmente la sospirata calma
alla Chiesa ed alla civil società.
In questa dolce speranza, V. F. e F. C., affettuosamente vi benediciamo
nel nome del Padre del Figliuolo e dello Spirito Santo. Piacenza, dal
Nostro Palazzo Vescovile, 16 Settembre 1883. †
Giovanni Battista Vescovo |
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