26. Lettera Pastorali

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26.    Lettera Pastorale di Monsignor Vescovo di Piacenza. Pellegrinaggi a Roma. Obolo di San Pietro. 1 Agosto 1883, Piacenza, Tip. G. Tedeschi, 1883, pp. 7.

 

Sono in programma due prossimi pellegrinaggi a Roma, uno per il clero su iniziativa diocesana, l'altro organizzato per i fedeli dall'Opera dei Congressi. Scalabrini, fedele a una linea pastorale comune alla chiesa dell'Ottocento, li considera come una pubblica testimonianza di fede delle masse popolari; aggiunge però una connotazione personale perché li presenta come un gesto di amore verso la patria per il fatto che  un recupero di spiritualità è uno stimolo efficace per un miglioramento della vita civile.

Denuncia le insidie di chi opera senza tregua in Italia per spegnere la fede nelle comunità parrocchiali; è duro anche nei confronti della classe dirigente la cui politica antiecclesiastica egli fa derivare dalla statolatria; ma non inasprisce il tono perché auspica un accordo tra lo stato e la chiesa.

Ricorda che alla difesa dell'indipendenza del papato da interferenze anche straniere concorre pure l'aiuto finanziario con l'obolo di San Pietro. Invita i fedeli della diocesi a partecipare al pellegrinaggio almeno indirettamente donando la propria offerta.

 

            Due solenni Pellegrinaggi italiani, Venerabili Fratelli e Figliuoli Carissimi, avranno luogo nel prossimo autunno; l'uno di Sacerdoti, sotto la scorta avventurata dell'umile quanto grande Cardinale Alimonda, l'altro di laici organizzato dal benemerito Comitato generale permanente dell'opera de' Congressi Cattolici.

Roma, la città santa, la terra dei martiri, la sede del Vicario di G. C., la metropoli del Cristia{2}nesimo, è la meta gloriosa di questi Pellegrinaggi, e Noi vorremmo che anche la Diocesi Piacentina vi  prendesse questa volta larghissima parte.

               Dilettissimi, ora che l'empietà lavora senza tregua a spegnere ne' cuori la fede e a strappare l’Italia nostra dal seno materno della Chiesa Cattolica, è più che mai necessario si sappia e si conosca da tutti che la fede nel cuore de' veri italiani non è morta; è più che mai necessario si sappia e si conosca da tutti che la grande maggioranza degl'Italiani, come ama la patria e ne vuole il benessere, così vive affezionata al Capo Visibile della Chiesa, il Romano Pontefice, che della patria è la prima, la più pura, la più splendida gloria, il più sicuro  presidio.

             Deh! se tutti insieme i cattolici italiani pellegrinassero a Roma, e si mostrassero così una cosa sola col Papa! Credete voi, o Dilettissimi, si arriverebbe tanto facilmente a persuadere il volgo di certi spropositi, che si vanno ogni dì spacciando a danno della Chiesa? Credete Voi si permetterebbero così facilmente certe enormezze a detrimento della fede e della morale? Chi oserebbe contrastare all'imponente spettacolo di un popolo che dichiari col fatto di far sua la causa della Religione e di voler rispettati i proprii diritti {3}sacrosanti, le pie tradizioni degli avi? Ciò che rende così audaci i tristi, persuadiamocene bene, è l'indolenza e la freddezza de' buoni.

            A Roma pertanto, o Dilettissimi! A Roma a scaldarvi del sacro fuoco che emana dalle ceneri del Principe degli Apostoli; a Roma a consolare il comun Padre e ad essere da Lui consolati. Non badate a qualche sacrifìcio cui dovreste perciò andar incontro. Ne avrete da Dio larghissimo il premio.

            Circostanze di famiglia od altro non vi permettono forse di corrispondere all'invito? Adoperatevi almeno perchè altri vi corrisponda, e poi fate pel Papa la vostra offerta, date l'obolo dell'amor filiale.

            Fra le varie specie d'elemosina, o Dilettissimi, questa che dicesi dell'Obolo di S. Pietro, non potrebbe essere più nobile pel soggetto a cui è rivolta, più salutare per lo scopo a cui tende, più utile pei bisogni a cui serve, più mirabile pei modi con cui si compie.

            Nelle mani del Papa, diremo con un dotto personaggio vivente, il nostro obolo è uno strumento da esercitare il suo altissimo ufficio, e quindi, scrivendo Egli stesso a Mons. Dupanloup di compianta memoria, non esitava di assegnare all'obolo il posto di onore fra le moderne istituzioni del cattolico apostolato. Nelle mani del Papa è l'unico scampo dove {4}rifuggirsi l'indipendenza delle anime dalle intrusioni straniere, la libertà della Chiesa dalle oppressioni della statolatria. Nelle mani del Papa è il misterioso germe destinato a svilupparsi in albero gigante, alla cui ombra ospitale sentesi refrigerata la terra. Nelle mani del Papa è il lievito che fermenta la massa del mondo, è la forza propagatrice del regno di Gesù Cristo.

            L'obolo di S. Pietro, diremo con altri, non è solo un'opera santa e religiosa, è ancora un'opera patriottica, e per noi Italiani un'opera eminentemente nazionale. Compiendo quest'opera, noi uniamo in un atto di dilezione i due più forti e supremi amori di ogni buon italiano: l'amor della Chiesa e l'amor della patria.

            Date dunque al Papa; fate l'elemosina all'augusto Mendico!

            Dare al Papa è come dare ai poveri; dare al Papa è come dare all'Italia, come dare ai fratelli e dare per mezzo di una mano che doppiamente santo rende il dono, doppiamente a Dio accettevole l'opera, già santa e accettevole per sè stessa. Date al Papa, o Carissimi, e voi avrete esercitata in una sola tutte le opere della misericordia; date al Papa e voi avrete cooperato a tutto il bene che si fa da Lui nella Chiesa.

            {5}Che fa Egli mai il Papa nella Chiesa di Dio? Egli dirige come capo, governa come sovrano, insegna come maestro, dispensa come economo, combatte come soldato, sentenzia come giudice, edifica come architetto. E tutti questi preclari uffizii che Egli compie visibilmente, si assommano nel più sublime di tutti che è quello della paternità universale. Il bene che germoglia da questa paternità è tragrande. E' come dire un'acqua, che da segreta vena sgorgando, si sparte in fiumi e in rivoli e correndo inaffia, feconda e allieta di fertile verzura. E' una fiumana regale di cui a stento potrebbe occhio umano seguire il corso. Orbene, di sì smisurata ricchezza attingete voi pure, o Carissimi, quando offrite di concordia cogli altri il vostro obolo al Papa.

            Veramente è da stupire e da parer quasi incredibile che sia largito tanto per così poco. Ma il Signore, che ha stretto gli uomini in una sola famiglia e di tutti i cristiani ha fatto le membra di un solo corpo, ha disposto che il capo lavori non pure a sè, ma sì a tutte le membra: omnia in omnibus adimplet. Quel che opera il capo giova alle membra, come le membra anche minime concorrono alla vita e vigoria del capo. Il centesimo del fanciullo e della vedova forma anch'esso coll'offerta de' {6}ricchi la dovizia del comun Padre e il comun Padre lavora a diffondere il regno di Dio sulla terra, e lavora, si può dire, colle braccia di tutti.

            Il Denaro adunque di S. Pietro ci fa terroreggiare per l'anima, e ben ce ne avvedremo in morte, V. F. e F. C., quando i guadagni spirituali, uscendo dalla nube del mistero, ci brilleranno dinanzi nella loro realtà e grandezza.

            Pertanto nessuno di voi si rifiuti di soccorrere G. C. nella persona del suo Vicario. Fate, oh fate l'elemosina all'augusto Mendico!

            Non dite: siamo aggravati da spese, le collette sono tante, possiamo nulla! Tutto è possibile a chi ama. Risecate un nonnulla alla vanità, all'orgoglio, alla gola, e vedrete che qualche cosa pel Papa rimarrà sempre. Non vi si chiede soverchio: l'obolo corrispondente alla facoltà di ciascuno. In altre occasioni, e anche recenti, ben lo sappiamo, avete donato profusamente e le cifre sono registrate a caratteri d’oro nel libro della vita. Tornate a dare questa volta e così vi associerete alla splendida manifestazione di fede e di amore dei due prossimi Pellegrinaggi alla eterna Città; così avrete parte alla Benedizione del Santo Padre, il sapientissimo Leone XIII, la quale vi sarà pegno sicuro, infallibile delle benedizioni del Cielo.

            {7}Abbiatevi intanto quella che dall'intimo del cuore vi impartiamo Noi, V. F. e F. C., nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo.

 

Piacenza, dal Nostro Palazzo Episcopale, il giorno 1 Agosto, festa di S. Pietro in Vinculis, anno 1883.

 

† Giovanni Battista Vescovo