22. Lettera Pastorale

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22.        Lettera Pastorale di Monsignor Vescovo di Piacenza per la Santa Quaresima del 1882, (Sull’Indifferenza in materia di Religione), 2.2.1882, Piacenza, Tip. G. Tedeschi, 1881, pp. 40

 

L'indifferenza verso i valori dello spirito è il motivo profondo che    porta al rifiuto della religione la quale tuttavia, come hanno dimostrato alcune Pastorali di Scalabrini, è alla base anche del benessere della società, della famiglia e della persona. Per questo sarà il tema della consueta lettera quaresimale.

Oggi gli ideali cristiani sono ritenuti residui del Medio Evo; l'età moderna è interessata al taglio di istmi e ad altre meraviglie della tecnica, si occupa di scuole, asili e carceri, ma non di Dio. Gli scienziati non imitano Linneo che al vertice della natura collocava un essere trascendente. Si difende una libertà di coscienza che potrebbe meglio essere definita libertà del male.

L'indifferenza religiosa viene presentata come una conquista di menti superiori; ma in realtà è irrazionale perché mette sullo stesso piano la verità e l'errore, la virtù e il vizio. E' blasfema quando sostiene che il culto dell'Eucaristia e il suo disprezzo si equivalgono. Si pone contro la storia quando vede nel papa un nemico della patria dimenticando le sue benemerenze in campo scientifico e artistico, e la difesa opposta da lui ai barbari invasori del suolo nazionale.

Nemici della patria sono piuttosto gli scrittori di giornali e romanzi che, esaltando anche il delitto, in nome del libero pensiero e di una morale indipendente, corrompono le masse staccandole dalla religione che è parte essenziale della tradizione italiana. (La convinzione del legame inscindibile tra la fede cattolica e l'attaccamento alla patria è anche il motivo ispiratore della attività pastorale di Scalabrini per gli emigrati italiani).

Ma più che di lamenti oggi c'è bisogno di un impegno coraggioso sostenuto dalla certezza che, come insegna la storia di 19 secoli di cristianesimo, la chiesa uscirà ancora vittoriosa dalla lotta.

Contro i rischi dell'indifferenza religiosa il vescovo raccomanda ai genitori, soprattutto per la quaresima ormai vicina, una particolare attenzione perché i figli frequentino il catechismo; al clero chiede che metta in guardia le famiglie dall'iscrivere i piccoli a istituti scolastici che insidiano la fede degli alunni e dal consentire letture pericolose. (Come in altre Pastorali, Scalabrini ha l'occhio attento sulla scolarizzazione e la diffusione dei media che stanno trasformando la società di massa, e possono recare un vero progresso soltanto se associate agli insegnamenti della chiesa).

Per rendere più incisive queste esortazioni il Vescovo intende avviare la seconda visita pastorale.

 

            La Religione cattolica, Venerabili Fratelli e Dilettissimi Figli, è necessaria al benessere dell'individuo, della famiglia, della civil società; necessaria sì ai grandi che ai piccoli, sì ai ricchi che ai poveri, sì ai dotti che agli idioti; necessaria in privato ed in pubblico, nella giovinezza e nella vecchiaia, nella gioia e nel dolore, nella vita e nella morte; necessaria insomma in tutti i tempi, in tutti {4}i luoghi, in tutte le circostanze, a tutti gli uomini. Essa colla sua origine, colla sua costituzione, co' suoi precetti, colle sue prerogative, col suo culto, colla sua morale ci si dà chiaro a conoscere per cosa affatto divina. La nostra mente, il nostro cuore, tutto quanto il nostro essere ineffabilmente esultano in seno a lei, giacchè è in seno a lei unicamente che essi trovano vita, perfezione, riposo.

            Tutto questo, se ben vi ricorda, Noi venimmo dimostrandovi, quanto consentirono le forze, nelle ultime passate Quaresime. Ora sorge spontanea la domanda: come dunque non tutti alla cattolica Religione si abbracciano? come a lei non tutti si affidano, mettendone in pratica gl'insegnamenti? Quale, o Dilettissimi, ne può essere la cagione? Molte certamente se ne potrebbero addurre; tutte però, chi ben guarda, si riducono a quella indifferenza, che in materia di Religione pur troppo va pigliando ora sì largo campo in mezzo agli uomini.

            Il secolo più guasto, o Dilettissimi, non è già il secolo che prende passione per l'errore, ma quello sibbene che incurante si mostra della verità. Havvi ancora un resto di vita, e quindi un filo di speranza, ove appaiono de' contrasti e dei trasporti violenti; laddove tutto è perduto, allorchè il polso ha cessato di battere.

            {5}E non è, si direbbe, a tale estremo che noi siamo avviati oggigiorno, causa la indifferenza di tanti? Sì, pur troppo, o Dilettissimi! La indifferenza in materia di Religione, ecco la piaga funesta, terribile, che insensibilmente va rodendo ora il corpo sociale. Questo anzi, fra i molti mali e gravissimi, ond'è inferma al presente la società, è forse il peggiore, o sì riguardi in se stesso, o nei danni lacrimevoli che ne derivano.

            Il perchè, dovendo Noi rivolgervi la parola in occasione dell'imminente Quaresima (di cui anche in quest'anno vien temperato il rigore dalla somma benignità del Santo Padre), non crediamo di poter meglio provvedere al bene delle anime vostre, che segnalando alla vostra attenzione un tanto male, affinchè, conosciutolo, possiate fuggirlo, e possiate con più zelo che mai prendervi a cuore gl'interessi di quella Religione, che formò sempre la gloria più splendida della patria nostra, la felicità de' nostri maggiori.

            Che la indifferenza in materia di Religione sia una delle piaghe più terribili del nostro secolo, chi può dubitarne?

            La Chiesa, o Dilettissimi, questa madre dei San{6}ti, questa figlia immacolata del Cielo, quest'antica maestra di civiltà e di sapere, che tanta ammirazione riscosse in ogni tempo dai genii più sublimi, sembra non aver più a' dì nostri attrattiva di sorta. I suoi figliuoli, da lei allevati con tante affannose premure, ingratamente la disconoscono e freddamente si scusano di sedere alla sua mensa, per gittarsi a' profani conviti. La sua voce, un tempo sì autorevole e cara, suona oggi per molti inavvertita, nè più vale a destare nel loro cuore un palpito di affetto. Vi hanno ancora, gli è vero, de' figli, i quali a lei si stringono di amore e gemono inconsolabili al suo pianto; de' figli che tutto mettono in opera, a tutto si sottopongono, tutto soffrono, pur di lenirne i dolori e di difenderla dagli assalti nemici, ma ahi, che lo zelo e la pietà dei pochi servono a far più crudamente spiccare l'apatia e la freddezza dei molti! Dio, Gesù Cristo, Maria SS., la Redenzione, i Sacramenti, la Chiesa, il Papa, l'anima, il paradiso, l'inferno, l'eternità, che altro sono oggidì per tanti e tanti infelici, se non parole vuote di senso, cose da medio evo e peggio? I padri nostri, ispirati alle sublimi verità della fede, nulla intraprendevano mai senza il nome e l'invocazione di Dio e tutte le pubbliche e private im{7}prese ponevano sotto la protezione di Lui. E' forse tale il costume dell'età moderna? o non è anzi l'età moderna che ha creduto far atto di grande civiltà col metter Dio al bando di tutto?

            Incredibile, ma vero! L'età moderna si occupa, voi vedete, di ponti a fil di ferro, di tagli di istmi, di trafori delle alpi, di navi da guerra, di linee ferroviarie, di luce elettrica, di battelli a vapore, di esposizioni artistiche e industriali, di mille varie prodigiose scoperte, non si occupa di Dio! L'età moderna si occupa di nazionalità, d'incivilimento, di commercio, di scuole, di asili, di carceri, non si occupa di Dio! L'età moderna si occupa di teatri, di musiche, di viaggi, di conviti, di palagi, di ville, non si occupa di Dio! di Dio, che di tutte queste cose è sovrano creatore e padrone assoluto. L'elettrica scintilla che via si parte e vola attraverso di un filo metallico, per recare ovunque ad ogni istante la parola dell'uomo, che dice essa arrivata al suo termine? Dice della vincita fatta, dell'esame superato, del posto ottenuto; dice del padre fuor di pericolo, degli sposi felicemente arrivati, della gente convenuta allo spettacolo; dice queste ed altre cose disparatissime, ma quand'è mai che sulle sue ali rechi il telegrafo un inno alla Divinità, la quale finalmente ne è l'autrice?

            {8}Ho veduto Dio alla sfuggita e da lungi, come Mosè. L'ho veduto e sono rimasto mutolo, attonito d'ammirazione e di stupore! Ho seguito nell'universo l'orma de' suoi passi, e deh! quale potenza, quale sapienza, quale inenarrabile perfezione in tutte le sue opere! anche nelle più piccole, anche in quelle che parrebbero nulle! Ho osservato che l'esistenza degli animali è fondata sui vegetali, quella dei vegetali sui minerali, quella dei minerali sulla terra, quella della terra sul sole, intorno al quale ella si aggira con inalterabile regolarità e dal quale attinge perpetuamente la vita. Ho considerato il sole ruotante sul suo asse come gli altri astri, e tutti gli astri assieme in numero sterminato sospesi e guidati nell'immensità degli spazii da un primitivo ineffabile motore, Essere degli esseri, Causa delle cause, Regolatore e Conservatore di tutte le cose, Autore e Monarca dell'universo!

            Tale, V. F. e D. F., era il linguaggio di un Linneo, profondo osservatore della natura; tale eziandio il linguaggio di tutti, si può dire, i più grandi filosofi, astronomi, naturalisti. Ma è forse tale, generalmente parlando, il linguaggio de' moderni scienziati? Aprite i loro libri. Nulla vi troverete che sollevi lo spirito, che dilati il cuore, {9}che lo innalzi un istante alla contemplazione del Principio primo e del Fine di tutte le cose. Sono pagine fredde come il cuore di chi le dettava. Il più abbietto materialismo sotto le forme, se volete, più seducenti, ecco ciò che vi troverete. Ma una parola almeno di Dio, dell'anima, della vita futura! La cerchereste invano! o se pure vi vien fatto di trovarvela, essa è tale, che ben rivela il dubbio dello scrittore e la sua indifferenza per siffatte cose.

            Qual meraviglia però che dal campo scientifico una tale indifferenza sia oggi passata a quello della pratica? Qual meraviglia che sia oggi così grande il numero degli indifferenti? Si vede insultata la pubblica morale, diremo con altri, chi se ne risente? Si vede portata in trionfo la malversazione, la calunnia, la frode; chi se ne sdegna? Si vedono andar baldi i violatori della giustizia, i predoni della roba, dell'onore, della sicurezza, della pace, di tutto: chi è che impedisca loro il passo? I più onesti si traggono da lato, o ne mormorano sommessamente. Quando mai, o Dilettissimi, fu più sfrontata la bestemmia? Il fango più vile si raccoglie per avventarlo a man piena in faccia a Dio ed al suo Vicario, in faccia alla Vergine ed ai {10}Santi; chi se ne preoccupa? chi ne raccapriccia? Un tempo insorgevano vindici le leggi; dove sono, quando i legislatori stessi bestemmiano? Si pretende la libertà di coscienza: dovrebbesi dire la libertà del male, che sarebbe parlar più giusto. E questa c’è davvero, e spiega tutto: spiega anche quello studio di essere e non essere, di parere e non parere, che costituisce tutto il nerbo dell'odierna prudenza. Infatti si vedono certi usar qualche volta, e se volete anche spesso, alla Chiesa, a' Sacramenti. E' pietà? è carità di Dio? Non vogliamo interpretare sinistramente. Ma come va dunque che, se a costoro capiti un qualche buon negozio a danno della Chiesa; ovvero se incaricati sieno di qualche atto non pio; ovvero se avvenga di dover sottrarre al beneficio della giustizia, dell'equità, fin anche dell'umanità stessa persone di Chiesa; ovvero se loro si presentino libri o giornali tutt'altro che buoni; ovvero se si tratti di accorrere a rappresentazioni o spettacoli dove s’insulta alla Religione, alla morale; si accetta, si corre, si legge, si applaude, si fa tutto, posponendo tutto, dignità coscienza Dio, all'ambizione di parere, alla brama di avere, all'avidità di salire ed anche al puerile desiderio di saziare la oziosa curiosità? Questo vuol dire mancanza {11}assoluta di convincimento, mancanza di carattere morale, mancanza di dignità; vuol dire in una parola indifferenza per le cose di Religione. Itasene per molti in fascio la fede divina, è scomparsa altresì, come doveva, la fede umana, che non ha più dove si appoggi. Quando si rompe fede a Dio, si terrà ella agli uomini? quando si ha in dileggio l'autorità di Dio, quella degli uomini si farà ella valere? E quando Dio non si rispetta, vi sarà egli più nulla di rispettabile sulla terra? sia pur magistrato, sia re, sia maestro, sia sacerdote, padre, amico, parente, o quel che si voglia?

            Non fa però meraviglia torniamo a ripetere. Conciossiachè il campo ove si vanno del continuo spargendo gli errori, che è la scaduta umana natura, è molto propizio al suo lavoro, e molto copiosa è la messe che ne raccolgono in tutti i tempi i malvagi. Meraviglia è piuttosto il vedere, come da non pochi si guardi con occhio indifferente la indifferenza medesima, colla quale si dà mano a un'opera sì triste; come anzi da molti si pigli la indifferenza in fatto di Religione per indizio di animo spregiudicato e di mente superiore al comune degli uomini, mentre non sappiamo, a dir vero, se vi abbia o possa esservi cosa più di questa irragione{12}vole e stolta; più mostruosa in sè stessa; più ingiuriosa a Dio; più nociva alla società; più atta insomma ad inspirarne ribrezzo.

            E valga il vero, o Dilettissimi. A chi degli uomini non si affaccia l'idea di un Dio, o il dubbio almeno che questo Dio abbia parlato, che abbia quaggiù promulgata una legge, che abbia fondata una Chiesa, e che ci aspetti sulle soglie della eternità per premiarci se a Lui fedeli o per punirci se a Lui ribelli? Si tratta qui, voi vedete, de' futuri nostri destini, dei nostri più vitali interessi. E non dovrà ognuno accertarsene? Che direste voi di un uomo il quale, forte dubitando di camminare per una via che mette a un precipizio, continuasse indifferente il suo cammino senza punto curarsi di quello che gli potrebbe accadere? Costui, direste, non è uomo che usi di sua ragione. E così è appunto di coloro che indifferenti si mostrano nelle cose di fede.

            Eglino prima ancora di avere esaminato, giudicano queste cose di veruna importanza, e camminano quaggiù alla cieca senza punto badare al termine ultimo, e senza che mai sappiano rendersi conto, con qualche apparenza di fondamento, del loro modo di pensare e di agire. Per uno che abbia {13}sciupato il molto ingegno e la molta erudizione a tirar con lungo studio fatti e argomenti a una teoria d'iniquità, se ne hanno mille che giurano ciecamente sul suo nome, bevendone a chius'occhi gli oracoli e ripetendone come articoli di fede i pronunziati. Lo ha detto il tale! Possibile che un uomo di quel grido, uno scrittore di quella tempra possa mai dire uno sproposito? Così ragionano i più. Pero non si brigano di sapere se altri lo ha ribattuto e scoperto in frode, ovvero se la merce recata fuori da esso lui come nuova, sia stata già da secoli gittata nel mondezzaio. Anzi, a udire una confutazione, giudicano subito in antecedenza che debba essere certissimamente cosa meschina e che non valga il pregio di leggerla.

            Quanti poi sono, o Dilettissimi, anche tra i dotti, che conoscono bene per serio studio ciò che disprezzano? Moltissimi ne troverete, che i principii dell'incredulità ammettono in grazia delle conclusioni, e moltissimi, che dalle conclusioni dell'incredulità partono come da principii dimostrati ed evidenti cui basta supporre. Se amore di verità fosse quello che sinceramente li guidasse ne' loro ragionamenti, no, che non tarderebbero a mutare linguaggio. Sarebbero anzi eglino stessi i primi e {14}più caldi sostenitori di quella fede, verso la quale affettano ora tanta indifferenza. Io credo perchè ho esaminato, diceva un dotto moderno; esaminate anche voi e crederete.

            Che vogliamo Noi inferire da tutto questo? Che l'indifferenza in materia di religione, oltre essere cosa al sommo irragionevole, come abbiam visto, è anche effetto di poco studio, di poca conoscenza della Religione e dei motivi che ne provano divina la origine.

            Alla mente di altri poi splende chiara la bellezza e la verità della religione cattolica; sentono, come esprimersi un celebre letterato, che niuna filosofia può essere più di lei filosofica, più di lei avversa ad ogni ingiustizia, più di lei amica di tutti i vantaggi dell'uomo, e nondimeno seguono la trista corrente; vivono come se il Cristianesimo fosse un affare del volgo e l'uomo civile non dovesse punto parteciparvi. Sono costoro de' veri increduli più assai numerosi, ma sono altresì più di essi colpevoli. La loro vita è in perpetua contraddizione colla loro mente e la loro mente in perpetua contraddizione con se medesima.

            Tutto ciò ancor meglio si appalesa, o Dilettissimi, ove pongasi mente all'assurdità mostruosa e alla {15}mostruosità singolare che forma, a così dire, l'essenza dell'indifferentismo, di cui favelliamo.

            Quale assurdo infatti più mostruoso che il tenere in egual conto principii fra di loro onninamente opposti e contradditorii? i principii cioè della Religione fondata da Cristo, e quelli delle false religioni inventate dall'uomo? i principii santissimi dei più dotti fra i santi e quelli infami de' più infami eresiarchi? Quale mostruosità più singolare che il far buon viso e il dar la mano, se occorre, all'errore egualmente che alla verità, al vizio egualmente che alla virtù, al male egualmente che al bene, e tutto mettere egualmente in un fascio pietà ed empietà, Dio e satana, Cristo e belial? Ebbene, a tale eccesso arriva appunto colui che all'indifferentismo si abbandona, mentre è sua massima che tutte le religioni son buone e che niuna distinzione debba farsi tra le medesime, per quanto contradditorie sieno fra di loro.

            Tutte le religioni sono buone! Ma chi non sa, o Dilettissimi, che una religione per esser buona deve piacere a Dio? e che non può piacere a Dio una religione che non sia vera? e che la religione vera non può essere che una sola?

            Tutte le religioni sono buone! Può egli darsi {16}bestemmia, o piuttosto un cumulo di bestemmie peggiore di questo? Dunque chi riconosce Gesù Cristo per vero figlio di Dio e chi sfacciatamente lo rinnega; chi si fa umile suo seguace e chi empiamente lo perseguita; chi lo adora nella SS. Eucaristia e chi diabolicamente lo calpesta; costoro offriranno a Dio un ossequio egualmente grato. Nulla dunque importerà a Dio l'essere o il non essere riconosciuto pel sovrano Signore dell'universo? nulla che si prestino al demonio le adorazioni a Lui solo dovute? nulla che le sue leggi sieno o non sieno osservate?

            Tutte le religioni son buone! Che dite mai? Iddio adunque, santità per essenza, ammetterà al suo bacio tanto gli uomini rotti ad ogni turpitudine, come le anime più caste ed innocenti? schiuderà le porte del suo regno beato, tanto ai pii lodatori del suo nome, quanto ai sacrileghi bestemmiatori della sua maestà? tanto premierà chi perdona per amor suo le ingiurie più atroci, quanto chi si nutre di vendetta e di sangue? Sentiamo orrore, o Dilettissimi, a profferir tali cose; ma è necessario che sappiate quale e quanta empietà si nasconde sotto certe massime odierne, affinchè ve ne guardiate solleciti, come dal morso di serpi velenose.

            {17}Tutte le religioni sono buone? Inutilmente adunque Gesù Cristo sarà disceso dal Cielo e venuto fra noi per insegnarci l'unica vera strada, che mena a salute; inutilmente avrà Egli sparso tutto il suo Sangue per redimerci, e per congregarci in un sol popolo a Lui accettevole; inutilmente avrà mandato i suoi Apostoli ad annunziare il Vangelo, intimando agli uomini di averlo per norma unica di loro condotta; inutilmente avrà fondata la sua Chiesa e l'avrà collocata sul vertice de' monti per invitare tutti i popoli ad entrare nel suo grembo. Gesù Cristo medesimo anzi avrà mentito, allorchè disse: doversi ritenere per etnico e pubblicano, cioè della massa di perdizione, chiunque la Chiesa non ascolta; avrà mentito, allora quando affermò: esser Egli la via per la quale deve camminare ognuno che voglia giungere al Cielo; avrà mentito dichiarando: essere contro di Lui chiunque non è con Lui.

            Voi fremete di raccapriccio al solo udir tutto questo; eppure è a tali orribili conseguenze, che debbono arrivare coloro, i quali dicono tutte le Religioni esser buone. Quindi ecco distrutta la vera Religione, ecco distrutto il Vangelo, ecco distrutto lo stesso Dio; ed ecco la società ripiombar nell'orrore dell'antica barbarie. Imperocchè, o Dilettissimi, tolta {18}di mezzo la Religione, che è il fondamento d'ogni diritto, d'ogni giustizia, d'ogni virtù, la società non ha più dove si regga; le passioni non hanno più freno di sorta, nè temono di forza materiale che le trattenga. Esse, alla prima occasione, irromperanno, come furie, a desolare la terra.

            Troppo dunque è necessario, o Dilettissimi, allontanare da noi e dalla cara nostra patria l'orrido mostro dell'indifferentismo, che di tanti guai è funesta cagione. Tutti vi hanno interesse, come vedete, popoli e re. Ove un tal mostro arrivasse a penetrare dovunque, dite, dite, vi sarebbe più trono stabile, famiglia sicura, nazione felice? Chiedetelo alla storia, ed essa, additandovi cumuli di rovine, vi risponderà col Profeta, che dove il Signore colla forza del suo braccio non custodisca la società, invano si argomentano gli uomini di vegliare alla sua salvezza: Nisi Dominus custodierit civitatem, frustra vigilat qui custodit eam (Psalm.).

            E poi vi sarà chi ardisca rappresentare il Clero, o a dir meglio, il Papato, qual nemico acerrimo del benessere della patria! Il Papato, che, come scrive fra gli altri un illustre contemporaneo, è la più bella gloria d'Italia, la inesausta sorgente delle invidiate ricchezze artistiche, letterarie e scientifiche {19}della Penisola, il sacro ed inespugnabile baluardo della nostra indipendenza, senza del quale l’Italia, non solo non avrebbe potuto sostenere l'urto de' barbari, ma sarebbe stata agevole e ghiotta preda dei conquistatori stranieri di tutti i tempi!

            Sapete voi, o Dilettissimi, chi sieno e debbano dirsi veramente nemici del benessere della patria? Nemici del benessere della patria sono anzitutto quei tanti giornalisti e gazzettieri, i quali, avendo fatto naufragio intorno alla fede, spargono ogni giorno il veleno delle loro dottrine in mezzo al popolo, e con viste di tutelarne i più vitali interessi, tutti i mezzi pongono in opera, persino la menzogna e la calunnia; tutto calpestano, persin le cose più sante; al fine di strappargli, se fosse possibile, dalla mente ogn'idea di Religione, dal cuore ogni sentimento di obbedienza alle leggi di Dio e della Chiesa. Nemici del benessere della patria sono gli autori sciagurati di que' romanzi, che altro scopo sembrano non avere se non quello di pascere la fantasia e di accarezzar le passioni; di que' romanzi, diciamo, dove la storia per lo più è adulterata, dove il delitto bene spesso è portato in trionfo, dove l'errore è coperto con maligno artificio, e dove non di rado con iscede da trivio vengono messi in ridicolo, credereste? gli stessi {20}Misteri più tremendi e più augusti della nostra Fede santissima! Nemici del benessere della patria sono que' tanti maestri d'iniquità, i quali, bestemmiando sovente ciò che ignorano, appongono alla Religione fatti, dottrine, principii, foggiati a modo loro; e versando su tutto che non è materia il dubbio e lo sprezzo, finiscono per tradire la gioventù e trascinarla sulla via della corruzione e del vizio. Nemici del benessere della patria sono gli uomini dell'indifferentismo, e con essi gli uomini dell'ateismo e dell'epicureismo; gli uomini del libero pensiero e della morale indipendente; tutti insomma coloro, i quali, volendo sostituita la ragione alla Religione, la materia allo spirito, la creatura al Creatore, la terra al cielo, a Dio, al sacerdozio, alla fede, in mille forme, con mille arti, sotto mille pretesti muovono guerra.

            Ecco, o Dilettissimi, chi sieno coloro che si vantano amici del popolo, e ne sono in realtà i più crudeli nemici. « Se alcuno, vi diremo colle celebri parole di un celebre scrittore italiano, vilipende gli altari, la santità conjugale, la decenza, la probità, la giustizia, e grida: patria! patria! non gli credete. Egli è un ipocrita del patriottismo, egli è un pessimo cittadino ».

            In quale abisso di mali sia oggi caduta la società {21}per opera di costoro, voi lo vedete, lo sentite anzi per prova. Sono riusciti a far penetrare ne' cuori il gelo dell'indifferentismo e a far cadere nel sonno molti, ed è così pur troppo, che resta loro libero il campo a tutto manomettere, a far strazio di tutto!

            Ma che giova lo sterile lamento? Bisogna che chiunque ha senso cristiano si levi a protestare gagliardamente contro tanto disordine, e protesti più che colla parola, coll'opera, mostrandosi in tutto, dapertutto, e in qualsivoglia incontro, fedele e coraggioso discepolo di Cristo e figliuolo obbediente della sua Chiesa.

            No, non è tempo questo di stare inerti; è tempo di agire: tempus faciendi; perchè i nemici del bene si sono dichiarati più che mai contro la Sposa di Cristo; si sono impegnati a dissipare la celeste eredità di mezzo al popolo e tentano di distruggere sulla terra quanto vi è di più sacro e venerando: dissipaverunt legem tuam. Tocca perciò a noi di far quello che possiamo per opporci ai loro empi conati. Il loro odio per la Chiesa di Gesù Cristo debb'essere la misura del nostro amore verso di lei: ideo dilexi eam. Nostre gioie debbono essere le sue gioie, nostre pene altresì le sue {22}pene. Queste dobbiamo cercare di alleviarle, quelle di accrescerle con ogni studio e premura. In qual modo? Lo abbiamo detto: coll'ascoltarne obbedienti la voce e col mostrarle a fatti, che siamo e ci gloriamo di esserle figli.

            Il mondo, o Carissimi, prenderà a schernirci, forse anche a perseguitarci; che importa? Quando mai da alcuno si operò il bene in questo mondo senza le contraddizioni del mondo? Non è al mondo che dobbiamo piacere, ma a Dio; e cesseremmo di essere amici a Dio, dal momento che principiassimo ad essere amici al mondo. Noi del resto non dobbiamo già esser giudicati dal mondo e secondo le sue massime, ma saremo giudicati da Gesù Cristo e secondo il suo Vangelo. Or che ne dice il Vangelo? Che niuno può servire a due padroni; che è contro di Cristo chi non è apertamente con Cristo; che Egli si vergognerà un giorno davanti al Padre suo di chi si sarà vergognato di Lui davanti agli uomini.

            E di che mai potrebbe egli vergognarsi un cristiano? di che potrebbe temere? Vi ha causa più bella, più gloriosa, più santa della causa ch'egli è chiamato a difendere? Sarebbe codardia imperdonabile per un soldato, se di fronte al nemico git{23}tasse le armi e corresse a nascondersi; e quanto più non saremmo degni di biasimo noi, se ad una beffa, ad un insulto, ad una minaccia, vilmente sacrificassimo la nostra fede e permettessimo venisse calpestata da chi non ha il coraggio di praticarla? Una bandiera che un generale pianti sulle mura di una fortezza assediata desta in tutto un esercito la più viva emulazione, il più ardente coraggio, il quale fa sì che esso abbia in dispregio il fuoco nemico; e la vostra bandiera, o mio Dio, piantata quaggiù di vostra mano, e tutta intrisa del vostro Sangue preziosissimo, non infiammerà punto il cuor nostro, non avrà intorno a sè che difensori timidi e fiacchi?

            La schiera de' nemici dichiarati di Dio non è molta, ma appare numerosissima, per la sequela non piccola di questi che, a passi disuguali sì, e a disugual distanza, ma pur vanno lor dietro.

            Oh! non siate voi, o Dilettissimi, del numero di costoro! no: ne inferamus hoc crimen gloriae nostrae (1 Mach. 9). Siamo figli della Chiesa cattolica; questo solo bastar non dovrebbe a riscuoterci una volta? Guardiamola in volto la nostra Madre, e vergognamoci di aver fatto sin ora così poco per lei! Che è dessa? E' l'opera del miracolo, è anzi {24}ella stessa un miracolo. Miracolo stupendo nella sua origine, miracolo singolare nella sua propagazione, miracolo permanente nella sua durata. Come nacque infatti? Nacque, si può dire, a forza di miracoli, senza il minimo appoggio umano, malgrado anzi gli sforzi di tutto l'inferno fremente intorno la sua culla, e ad onta di ostacoli immensi, incredibili, non superabili da virtù alcuna creata. Sorretta unicamente dal braccio di Dio, non ostante tutte le potenze, tutti i pregiudizii, tutte le passioni, tutti gli errori del mondo, insieme congiurati a' suoi danni, nonostante le persecuzioni d'ogni guisa mossele contro dalla barbarie, dall'astuzia e dall'orgoglio, come lampo che guizza da oriente ad occidente, ella propagasi mirabilmente, distendersi pel mondo tutto, e, sempre in mezzo ai più tremendi assalti, sempre in mezzo ai contrasti più fieri, tranquilla e serena si avvanza, attraversa maestosa il corso di tanti secoli, sussiste immobile, si mantiene invincibile, si conserva incorrotta e gloriosamente trionfa di ogni genere di nemici, cui svergognati, confusi, avviliti, ella vede a' suoi piedi rotolar nella polvere. Crollarono gli imperi più floridi, sparirono i regni più possenti, meraviglia e terrore dell'universo, e la Chiesa nostra Madre giganteggia, sempre più gloriosa e più bella. Spezzaronsi {25}gli scettri di ferro, si stritolarono le corone dorate dei più superbi monarchi della terra, e la fragile canna e la spinosa corona di Cristo resistono a tutti gli urti senza mai piegarsi od infrangersi.

            E non è questa, o Dilettissimi, una continua catena di portenti inenarrabili, che toccar ci fanno con mano l'opera dell'Eterno; la potenza di Cristo, la forza, la virtù, l'onnipotenza divina, comunicata, trasfusa, incarnata nella Chiesa? E non dovremo noi piegar la fronte e curvar riverenti le ginocchia innanzi a questa Regina immortale de' secoli, innanzi a questa immacolata Sposa di Cristo, innanzi a questa Signora sovrana di tutti i regni, di tutte le età, di tutte le genti? Non ci terremo noi altamente onorati di appartenerle? non vorremo por mano efficacemente alle opere della sua gloria? non ci faremo insomma per lei dinanzi a' suoi avversari?

            Molti, lo sappiamo, gittando l'occhio atterrito sui mali e sulle rovine, che in pochi anni sono andate accumulandosi sul suo capo, e vedendo la rivoluzione furente di odio contro di lei, si perdono d'animo e si danno quasi per vinti. Uomini di poca fede! diremo a costoro, perchè dubitate? Alzate la fronte, guardate in alto, portatevi sul monte santo di Dio e vedete un poco, se essa, questa Chiesa, in diciannove {26}secoli ormai di esistenza, non abbia visto maggiori catastrofi, non abbia sofferte maggiori persecuzioni, non abbia subite maggiori rovine! e poi? e poi ha sempre finito coll'intuonare il cantico della vittoria. La sua vita non debb'essere forse la copia fedele, anzi il prolungamento, della vita istessa di Gesù Cristo, suo divin Fondatore? E Gesù Cristo che cosa predisse e promise a' suoi Apostoli, e, nella loro persona, a' suoi fedeli seguaci? forse la pace perfetta, gli onori, le ricchezze e una vita comoda e tranquilla? Tutto l'opposto. Il servo, Egli disse, non è dappiù del suo padrone; se hanno perseguitato me, ancor voi perseguiteranno; vi mando come agnelli in mezzo ai lupi; sarete odiati da tutti per il mio nome... e così avvenne, e così avviene, e cosi avverrà continuamente; permettendolo Iddio, perchè nella contradizione splenda la sua verità, e perchè la condizione della Chiesa quaggiù è di essere militante, cioè: guerreggiata e guerreggiante sempre, nè vinta mai. I suoi trionfi andarono sempre di pari passo colle sue battaglie. I trofei ch'essa ha lasciato lungo la via percorsa in diciannove secoli, sono caparra sicurissima della sua e nostra futura vittoria. Questa vittoria, o Dilettissimi, potrà ben tardare, anche lungamente, ma non può fallire. Ne stà mallevadrice la divina promessa.

            {27}Non temete adunque, no, non temete per la Chiesa cattolica! temete piuttosto per voi; temete, cioè, di venir meno alla pratica di que' sacri doveri, che vi sono imposti dall'augusto carattere e dalla professione di cristiani cattolici; temete, sì, e fortemente temete di lasciarvi sorprendere dall'indifferenza e dall'incuranza per le cose dell’anima.

            Fratelli e Figliuoli carissimi. Se vi ha tempo in cui possiamo ritemprarci a virtù, avvalorarci nello spirito, rafforzarci nella fede e operare la nostra eterna salute, senza dubbio il tempo della santa Quaresima, alla quale ci avviciniamo. Egli è specialmente in questi santi giorni che la Chiesa nostra Madre amorosissima c'invita a' pie' degli altari a riconciliarci con Dio, che ci apre nei Sacramenti la fonte delle grazie, che ci domanda le opere della carità, la mortificazione, l'orazione, la penitenza. Ascoltatela, o Dilettissimi, e con animo volenteroso abbracciatene i comandi, riflettendo che quanto essa prescrive, lo prescrive unicamente pel maggior vostro bene. Dimostratevi quindi più che mai suoi veri figliuoli, coll'esatta osservanza del digiuno, colla santificazione delle feste, coll'accostarvi ai SS. Sacramenti della Penitenza e della Eucaristia, col tener{28}vi lontani dai teatri, dai balli e dai mondani spettacoli, che sono una vera profanazione di questo sacro tempo, e non possono che attirarci sul capo i flagelli del cielo. Siate assidui sopratutto alle spiegazioni Evangeliche, alle sacre istruzioni, alla parola di Dio.

            E qui ricordate, o genitori, un'altra volta l'obbligo gravissimo che avete di provvedere per tempo alla cristiana educazione dei vostri figliuoli; oggi specialmente, che tante insidie si usano per corromperne la mente ed il cuore. Sta bene che essi crescano forniti di quelle cognizioni, le quali sono rivolte a procurare il benessere materiale del civile consorzio, e Noi salutiamo con gioia i portentosi trovati delle umane scienze, le loro utili applicazioni, tutte a dir breve le grandi scoperte, tutti i miglioramenti, di cui ben a ragione si vanta il nostro secolo. Ma deh! non si trascuri la prima fra tutte le scienze, la scienza di Dio!

            Il non curarsi, o Dilettissimi, dei mezzi d'istruzione posti dalla Chiesa nelle nostre mani, è lo stesso che cadere volontariamente nella ignoranza, e la ignoranza volontaria conduce alla morte ed alla morte eterna. Credete voi che il numero di quelli che si perdono per ignoranza sia piccolo? Un grande {29}Pontefice, prodigio di scienza e di erudizione, oracolo della Chiesa, Benedetto XIV, ha lasciato scritte queste terribili parole: Non temiamo di asserire, che una gran parte di quelli che sono condannati alle pene eterne, debbono questa irreparabile sventura alla ignoranza dei misteri della fede, che deve necessariamente sapere e credere chiunque aspira alla felicità degli eletti (Inst. 27 n. 18).

            La Religione nostra santissima, pur troppo, è vilipesa dagli uni, abbandonata dagli altri, tiepidamente praticata da molti perchè mal conosciuta. Applicatevi dunque a conoscerla voi per i primi, o genitori, e poi colle vostre esortazioni, colla vostra autorità, col vostro esempio, fate che imparino a conoscerla i vostri figliuoli, col mandarli assiduamente alla Dottrina Cristiana, e nulla trascurando perchè abbiano a praticarne gl'insegnamenti. Così operando li avrete docili, amorevoli, rispettosi, e mentre formeranno la vostra gioia in questa vita, saranno altresì la vostra gloria nell'altra.

            Questo è detto per essi, ma eziandio per noi, Venerabili Fratelli e Cooperatori Carissimi; anzi per noi in particolare maniera. Quanto maggiore è il male, tanto più grande vuol essere in noi l'ardore di adoperarci al bene; tanto più vivo lo spirito {30}di Cristo deve sfolgorare dai nostri affetti, dai nostri atti, dalle nostre parole. Non siamo di coloro, i quali per una malintesa prudenza, studiosamente tacciono intorno a certe verità perchè fieramente combattute e perchè annunziandole temono di coglierne vessazioni o molestie. E che? la parola di Dio è forse legata? Appunto perchè combattute certe verità debbono con maggior forza farsi intendere a tutti. Gesù Cristo, gli Apostoli, i Martiri, i Padri della Chiesa si stettero forse dal dire la verità per timore delle persecuzioni? Dove il morbo maggiormente incrudisce è là che deve applicarsi il rimedio. Si grida contro il Capo della Chiesa cattolica e si rigetta la sua autorità? ebbene, di quello e di questa si parli a preferenza. Si mettono in dubbio i diritti imprescrittibili della Chiesa, si calpestano le sue leggi? si alzi la voce, affinchè il popolo non ne sia tratto in errore. Nelle scuole si insidia alla fede de' fanciulli? se ne mettano in guardia i genitori. Si propagano, specie dai giornali che si pubblicano sotto de' nostri occhi, massime false, dottrine perverse, idee corrompitrici intorno al domma e alla morale? Se ne premuniscano i fedeli, avvisandoli spesso dell'obbligo gravissimo di astenersi dalla lettura dei medesimi, sebbene non ancora colpiti particolarmente dalle cen{31}sure de' sacri Pastori, i quali sanno che se vi ha un tempo di parlare, vi ha pure un tempo di tacere (Eccl. III, 7); che non tutto ciò che è buono torna sempre espediente (Corinth. VI, 12); che vi ha una prudenza, di cui l'Evangelo ne fa loro una legge (Luc. XVI, 8), e che questa prudenza li consiglia talvolta a chiudersi nel manto di una penosa riserva, aspettando, nei gemiti e nelle preghiere, il momento della Provvidenza, il tempo opportuno al trionfo della verità.

            Al male insomma contrapponiamo il bene, allo zelo dei figli delle tenebre lo zelo dei figli della luce, all'abuso indegno della libertà l'uso legittimo della medesima, alle parole della menzogna quelle della verità; con prudenza, ma con fortezza, non disgiungendo mai l'una dall'altra queste due virtù, sì necessarie all'esercizio del nostro sacro ministero.

            Tutte per tal guisa adoperate le vostre forze, Venerabili Fratelli, a combattere la indifferenza e a preservarne le vostre parrocchie, siccome da pestifero morbo. Avrete allora la grande, l'ineffabile consolazione di vedere in esse ogni dì più fiorire la Religione, colla Religione la virtù, colla virtù la pietà, colla pietà ogni bene.

            Questo è pur quello che Noi ardentemente desi{32}deriamo e chiediamo a Dio ogni giorno nel fervore dell'animo Nostro. Questo è quello altresì che Ci ha determinati a intraprendere in mezzo a voi la seconda Visita Pastorale, che ora vi annunziamo, e che, mercè il divino aiuto e le vostre preghiere, speriamo di condurre a termine felicemente come la prima, e di essere come nella prima rallegrati dalle opere del vostro zelo e della vostra pietà.

            L'opera Nostra e di coloro che Noi chiameremo a coadiuvarci nell'ardua fatica sarà questa precipuamente: guardare al Sinodo, osservare che tutto sia ad esso conforme, e che da tutti sia esso, come non ne dubitiamo, osservato.

            Memori tuttavia, V. F. e F. C. che nulla siamo e nulla possiamo senza l'aiuto della divina grazia, facciamo, in questi giorni specialmente di propiziazione, dolce violenza al cuore di Dio, mercè l'uso incessante della preghiera. La preghiera umile, fervorosa, perseverante, è la chiave dei tesori celesti, è come il respiro della vita spirituale. Per la preghiera voi custodirete intero il deposito della Fede; nella preghiera troverete sollievo e conforto in mezzo alle tribolazioni della vita; troverete le forze per resistere alle seduzioni, l'accorgimento per isfuggire alle insidie; per la preghiera imparerete come si {33}mandino congiunti in bell'armonia lo zelo per la santa causa di Dio e la carità per gli erranti; anzi gli erranti stessi trarrete a voi e condurrete a pie' degli altari, quali trofei di nobili e pacifiche conquiste. A questo fine pregate.

            Preghiamo tutti pel comun Padre, il magnanimo LEONE XIII; in cui volle Iddio stampata così vasta orma di Sè. Preghiamo che i santi desiderii del suo cuore sieno da Dio benedetti, che la paterna sua voce sia da tutti ascoltata, e che lungamente ancora possiamo averlo a conforto e guida in quest'ora che è data alle potestà delle tenebre.

            Preghiamo infine, conchiuderemo col gran Vescovo e Martire S. Cipriano, perchè prontamente ci sia resa la pace, perchè tosto nei nostri pericoli ci sia largito il soccorso, perchè Iddio si degni di compiere ciò che mostrò a' suoi servi, il ristoramento della chiesa, la sicurezza della nostra salute, dopo la pioggia il sereno, dopo le tenebre la luce, dopo i turbini e le procelle, il Cielo placido e mite; i pietosi aiuti della sua carità, i soliti prodigi della sua divina grandezza, affinchè ne sia rintuzzata la bestemmia dei persecutori, compiuta la penitenza dei caduti, e rimanga gloriosa la forte ed incrollabile fiducia dei perseveranti (Ad Cler. Ep. 7).

            Raccomandandoci Noi pure vivamente alle vostre preghiere, V. F. e F. C., vi abbracciamo tutti affettuosamente nella carità di Gesù Cristo e con tutta la effusione del cuore vi benediciamo nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo. Così sia.

 

Piacenza, dal Nostro palazzo Episcopale 2 Febbraio 1882.

 

† Giovanni Battista Vescovo