17. Lettera Pastorale

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17.    Lettera Pastorale di Monsignor Vescovo di Piacenza premessa alla ristampa del Catechismo Diocesano, 6.1.1881, Piacenza Tip. G. Tedeschi, 1881, pp. 13.

 

Scalabrini presenta una nuova edizione del catechismo, con modifiche e aggiunte introdotte su consiglio del clero per rendere più facile l'insegnamento, come l'unico testo consentito nella diocesi. (Nel Primo Congresso catechistico nazionale, organizzato a Piacenza per sua iniziativa nel settembre 1889, anche su istanza di Giuseppe Sarto, vescovo di Mantova e futuro papa Pio X, che vi aveva inviato un memoriale, lo stesso Scalabrini proporrà un catechismo unico per tutta la chiesa o almeno per l'Italia).

Come già in altre Pastorali il Vescovo afferma che soltanto attraverso la scuola della dottrina cristiana è possibile salvare la società e la famiglia. I contenuti della rivelazione, esposti in modo semplice perché siano accessibili anche ai bambini, presentano delle verità che neppure i geni più acuti sono riusciti a cogliere; sono pure una guida sicura per orientare l'uomo nei suoi comportamenti personali e sociali, come viene confermato dalla storia. Perciò non sono riservati ai piccoli, ma devono ispirare anche le scelte dei responsabili della vita pubblica.

Ai parroci Scalabrini raccomanda di essere assidui nell'insegnamento catechistico; ai laici, maestri e maestre della dottrina cristiana, ricorda che con la loro attività didattica partecipano a pieno titolo con il clero all'apostolato e sono pure benemeriti della patria. I genitori hanno l'obbligo di accompagnare i figli alle lezioni di religione e di istruirsi essi stessi frequentando il catechismo degli adulti; i datori di lavoro devono rendere possibile l'istruzione religiosa ai dipendenti.

 

            Vi presentiamo, Venerabili e Dilettissimi Figli, questa nuova edizione del nostro Catechismo Diocesano, con alcune aggiunte e modificazioni, quali (dietro maturo consiglio, e interrogati non pochi del Nostro amatissimo Clero) Ci parve necessario introdurvi, sia per meglio agevolarne ai fanciulli la intelligenza, sia per renderlo in qualche parte maggiormente completo.

            {4}Siccome poi una deve essere la fede di tutti, così è bene che sia possibilmente uniforme anche il linguaggio di chi la insegna e di chi la professa.

            Ordiniamo perciò che di questa sola edizione, e di quelle ad essa pienamente conformi e da Noi approvate, si faccia esclusivamente uso d'ora innanzi nella Nostra Diocesi dai Molto Rev.di Sigg. Parrochi e Rettori di anime, e da quanti, Sacerdoti o laici, si adoprano nella santa e nobilissima opera di insegnare la Dottrina Cristiana.

            Lo abbiamo detto più volte, nè Ci stancheremo di ripeterlo, o Dilettissimi; bisogna ritornare al Catechismo, se vogliamo che gl'individui, le famiglie, la società abbiano ad aver pace una volta. A questo fondamentale insegnamento ci bisogna umilmente far ritorno, se ci preme, a detta dell'Apostolo, di non lasciarci trasportare qua e là da ogni vento di dottrina e resistere forti ai raggiri de' malvagi e alla seduzione dell'errore (Ephes. IV, 13).

            Fuori del Catechismo, voi sapete, non havvi che incertezze e dubbi, contraddizioni e tenebre, illusioni ed inganni; non si conosce più il Creatore e Salvator nostro; si disonora il suo culto con degradazione dell'umana natura; si {5}combatte ogni vero che sia molesto; si rovescia ogni principio di ordine; s'idolatra ogni vizio, e, quel che è peggio ancora, si dà l'aspetto di virtù ai vizii anche più mostruosi. Oggi che tanta guerra si è mossa al Catechismo, potete voi stessi toccarlo con mano.

            Apriamo dunque gli occhi, e per pietà della nostra e delle generazioni avvenire, atteniamoci, stringiamoci fortemente a quest'unica tavola che resta dopo il naufragio de' principii sofferto dall'odierna società, al Catechismo cioè, quale dalla Chiesa ci vien presentato, sperando che Iddio Padre delle misericordie, il quale ha fatto sanabili le nazioni, si valga della generazione novella, per ricondurle al porto della salvezza temporale ed eterna.

            Prendete, vi diremo pertanto colle parole del Signore al profeta Ezechiele, prendete, o amatissimi, e saziatevi di questo prezioso volume: comede volumen istud (C. III). In esso voi troverete quella grande e magnifica dottrina concisa sì, ma insieme feconda, che tramanda altrettanto di lume nello spirito che di virtù nell'anima; che forma l'ammirazione de' più sublimi intelletti, come la delizia delle anime pure ed innocenti; superiore per la sua subli{6}mità ai più elevati ingegni, adattata nello stesso tempo per la sua semplicità ai più teneri fanciulletti; così alta che non si potrà mai abbastanza meditare, ed insieme così popolare che non si può a meno di non intenderla, e che, per un privilegio che a lei sola esclusivamente appartiene, mentre il dotto continuamente vi si interna nè mai l'esaurisce, l'ignorante non mai vi s'interna e sempre l'intende. In essa, invece di quelle insipide e puerili favole, nelle quali il cuore non ha parte alcuna, si gustano sentimenti sublimissimi, ripieni tutti della grandezza e bontà di Dio. Perchè in essa si cercherà la legge del Signore ed i suoi santi comandi, diventerà ciascuno col Profeta più illuminato e più istrutto dei più avvanzati in età (Ps. 100). Questa è quella divina sapienza che rende la lingua de' fanciulli eloquente e faconda (Sap. X, 21), perchè loro insegna, a breve andare, più verità, e con più precisione e sicurezza, che non tutti insieme i libri dell'uomo.

            Il Catechismo, è un libro che nelle nostre borgate cristiane forma ogni dì assai più sapienti, che non ne possedesse la Grecia antica, e sapienti tali che a dieci anni ti sanno di leggieri risolvere i formidabili problemi intorno ai {7}quali inutilmente si affaticarono i filosofi più rinomati dell'antichità.

            Il Catechismo, che tutto intiero si fonda sulla parola rivelata da Dio alla sua Chiesa, e che in germe tutto si contiene in quell'ordine del Divino Maestro agli Apostoli: andate e ammaestrate tutte le genti, è un libro che supplisce a tutti i libri, a tutta la umana sapienza; è il libro dei piccoli non meno che dei grandi, degli idioti non meno che dei dotti; il solo libro che conta in tutte le classi milioni e milioni di credenti, pronti a difenderlo anche a costo del sangue, perchè contenendo tutta la dottrina evangelica, propriamente parlando riconosce per suo primo autore la stessa Incarnata Sapienza.

            Non vi ha dunque, dopo la Santa Scrittura, libro più nobile, nè che possa e debba interessare più vivamente gli uomini, quanto il Catechismo. Esso, coi dodici articoli del Simbolo, ha dileguate le spaventose tenebre del mondo antico, e coi comandamenti di Dio e della Chiesa, ha dato alla civiltà l'unico fondamento che la possa durabilmente sostenere.

            Questo libro perciò dovrebbe trovarsi in seno a tutte le famiglie, anzi in mano d'ogni cattolico, e leggersi e consultarsi da tutti. Esso è il {8}primo libro da farsi imparare a' fanciulli appena ne sono capaci; il libro che deve servire di norma in tutti gli atti e in tutte le vicissitudini della vita. Il Catechismo deve presiedere alla elezione dello stato, al governo della casa, alla direzione degli affari. Nè solamente nella vita privata devesi prender regola dal Catechismo, ma nella pubblica eziandio. Ed è questo il primo codice da consultarsi ne' tribunali, per non errare ne' giudizii e nelle sentenze; il primo codice da esaminarsi nelle camere e nei gabinetti, per non fallir nelle leggi. Al Catechismo deve por mente chi governa per amministrare con equità e sicurezza i suoi sudditi. E parimenti l'oratore sulla tribuna, e il professore nella scuola, e lo scrittore nel suo studio, non devono mai perdere di veduta il Catechismo, affinchè e l'orazione e la lezione e la scrittura si trovino con esso in piena armonia. In una parola il Catechismo deve entrare in tutto e a tutto dar regola, come in tutto e per tutto deve dominare la legge di Dio e il vangelo di Cristo. Beata la società, beati i regni, beate le famiglie se tutto fosse ordinato e regolato col Catechismo!

            Adunque: comede volumen istud et vadens {9}loquere ad filios Israel: insegnate le massime che racchiudonsi in quest'aureo volume, spiegatele ai figliuoli d’Israele. Noi lo diciamo primieramente a tutti gli Ecclesiastici, qualunque sia il loro grado e la loro condizione, essendo loro precipuo dovere, abbiano o non abbiano beneficio, di illuminale le menti colle salutari dottrine di Gesù Cristo: vos estis lux mundi.

            Ma con più di calore, lo diciamo ai Ven. Nostri Cooperatori nella cura delle anime, ai dilettissimi Sigg. Parrochi, cui è affidato il magistero e l'opera continuatrice della carità di Gesù Cristo presso le turbe dei fedeli che Lo seguono.

            Comede volumen istud et loquere ad filios Israel: insegnatelo a tutti, chè tutti ne abbisognano. Con questo Catechismo alla mano la vostra voce sia udita sovente in chiesa e fuori di chiesa; ma, con sollecitudine tutta particolare, insegnatelo ai poveri, insegnatelo ai fanciulli: ad filios Israel. Sembra questa invero la più modesta delle occupazioni, ma è insieme la più importante e più necessaria; è dessa l'occupazione che richiede la più grande pazienza e bontà, ma è ad un tempo la più meritoria e più gradita al Signore.

            {10}E questo valga eziandio per tutti voi, o Maestri e Maestre della Dottrina Cristiana. Che dolce compiacenza non deve essere per voi il cooperare con Dio alla salvezza delle anime! Il seme della cristiana dottrina che voi getterete nel cuor de' fanciulli non andrà perduto, siatene certi. Compiendo con intelligenza, con fede, con carità, questo magistero santo, divino del Catechismo, voi venite ad essere compartecipi e coadjutori dell'apostolato, imitatori di Cristo, i primi benefattori della patria, mentre così le preparate figli virtuosi, che riusciranno padri dabbene, i quali alla lor volta educheranno saggiamente la loro prole. L'officina, il foro, il tempio, l'aula del grande e l'abituro del povero, se daranno odore di onestà e di giustizia, se ne dovrà in gran parte saper grado alle vostre pie fatiche.

            Ma perchè tutte le diligenze e industrie dei Parrochi e del Ven. Nostro Clero e di tutti i veri e ferventi Operai della Dottrina Cristiana, troppo scarso frutto daranno sempre, finchè non si sveglino i genitori ad intendere ed esercitare il loro debito sacrosanto verso i figliuoli, perciò a loro rivolti, all'orecchio loro intuoniamo con quanto abbiamo di forze, che si riscuotano {11}e si rammentino la strettissima obbligazione che hanno di educare bene quelle anime, dalla Divina Provvidenza a loro affidate, quasi sacri gelosi depositi: Doce filium tuum, dice lo Spirito Santo (Eccli. XXX, 30) e S. Paolo: educate filios vestros in disciplina Domini (Eph. VI, 4). Ricordino sempre che dalla tenera età principalmente dipende la buona o cattiva riuscita dell'uomo. Dio ce lo ha assicurato e l'esperienza lo conferma si può dire ogni giorno, che il fanciullo preso che abbia una strada, non se ne allontanerà nemmen quando sarà invecchiato (Prov. XVII, 6).

            Non siate quindi, o padri e madri, ve ne scongiuriamo per le viscere di Gesù Cristo, deh! no, non siate di quegli sgraziati genitori più solleciti di educare i proprii figliuoli pei comodi e vantaggi temporali, e di far loro apprendere cose vane e fors'anche pericolose, di quello che si diano pensiero del loro vero bene spirituale ed eterno, più solleciti di formarli allo spirito, alle massime, agli usi tutti del mondo, che ai sentimenti di religione, di pietà e di fede.

            Voi a questi sentimenti, o Carissimi, educateli per tempo i vostri figli, se volete esser da Dio benedetti e salvare, insieme alle loro, le anime {12}vostre. Avvezzateli a portare fino dalla loro adolescenza il giogo del Signore, come parlano i Libri Santi.

            Sopratutto però vi stia bene impresso nell'animo, che i fanciulli vivono d'imitazione, e che non essendo in essi ben libera e sciolta la ragione, non vedono nè intendono altra ragione per reggersi che l'esempio. Non contentatevi dunque di dir loro che fuggano il male, ma fuggitelo voi prima di essi; non contentatevi di dir loro che preghino, ma pregate voi prima di essi; non contentatevi di mandarli costantemente alla Dottrina, ma, per quanto potete, accompagnateli voi stessi in Chiesa, continuando poi ad istruirli in casa.

            Come potrete pero istruirli sufficientemente, se non sarete istruiti voi stessi? Dunque assistete voi pure con frequenza al Catechismo dei grandi e alle altre istruzioni parrocchiali, e leggete e rileggete sovente, almeno nelle ore libere de' giorni festivi, questo compendio della Dottrina Cristiana. Sia esso nelle vostre mani, come nelle mani de' vostri figli, il più usitato e caro libro della famiglia. Oh se così educherete la vostra prole, quante consolazioni, o Carissimi, vi preparerete pei vostri ultimi anni sulla terra, e quanto gaudio nei cieli!

            {13}E voi padroni, capi di famiglia e superiori chiunque siate, ricordatevi che siete responsali a Dio dell'anima de' vostri servitori e di qualunque persona dipendente da voi, come siete responsali dell'anima vostra: si est tibi servus... sit tibi quasi anima tua (Eccli. XXXIII, 31).

            I padrini e le madrine non dimentichino, in difetto degli altri, l'obbligo stretto assunto in faccia agli altari di educare cristianamente i loro figliuoli spirituali, e pensino seriamente ad adempierlo se vogliono salvarsi.

            Tutti insomma, V. F. e F. C., datevi premura di conoscere e far conoscere sempre meglio Iddio e Gesù Cristo, scopo supremo di tutto e in cui solo è riposta la nostra gioia, la nostra vita, la nostra beatitudine sempiterna: hæc est autem vita æterna ut cognoscant te solum Deum verum et quem misisti Jesum Christum (Jo. XVII, 3).

            Dal più intimo del cuore vi benediciamo, nel nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo.

 

Piacenza, dal Nostro Palazzo Vescovile il giorno dell'Epifania di N. S. G. C. 1881.

 

† Giovanni Battista Vescovo