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16. Lettera Pastorale di Monsignor Vescovo di Piacenza in occasione del compimento della Sacra Visita Pastorale, 26.9.1880, Piacenza, Tip. G. Tedeschi, 1880, pp. 24.
Nel corso della visita pastorale appena conclusa, il Vescovo, che, interessato a conoscere personalmente i fedeli, ha raggiunto tutte le 365 parrocchie della diocesi, ha constatato con soddisfazione l'assiduità della frequenza ai sacramenti anche a prezzo di gravi sacrifici imposti soprattutto dalle condizioni precarie della viabilità. Il numero dei sacerdoti è sufficiente; tuttavia emerge il problema vocazionale che in un futuro non lontano potrebbe ridurre l'attività pastorale ora fiorente. Non mancano gli aspiranti al sacerdozio, ma appartengono a famiglie di condizioni economiche disagiate; non trovano un adeguato sostegno negli istituti diocesani perché questi sono poveri e devono inoltre sostenere ingenti spese per ottenere la riduzione dei tempi del servizio militare imposto senza eccezione a tutti i cittadini italiani. (Quando, alcuni anni dopo, Scalabrini chiederà missionari per l'assistenza ai migranti, qualche vescovo, rispondendo negativamente, gli farà notare che la difficoltà derivava soprattutto dal fatto che nei seminari, al posto di giovani di estrazione borghese intimoriti dai sacrifici della vita del prete, entravano i figli dei contadini, più generosi, ma sprovvisti di mezzi finanziari). Altra fonte di preoccupazioni per il Vescovo è la diffusione nelle parrocchie di giornali ed opuscoli anticlericali. Scalabrini conclude informando i fedeli sulla sua prossima visita ad limina a Roma, illustrandone la storia e il significato. Al papa recherà anche un'offerta in denaro, raccolta nella diocesi, convinto che il pontefice ha bisogno dell'obolo dei cattolici per conservare l'indipendenza nell'insegnamento e nel governo della chiesa al di fuori di ogni pressione di forze politiche o economiche.
Posti Noi dallo Spirito Santo, avvegnachè immeritevoli, al governo di
questa, per tanti titoli, illustre e gloriosa Diocesi Piacentina, d'altro più
non Ci demmo pensiero, Venerabili Fratelli e Dilettissimi Figli, che di voi e
della salute delle anime vostre[1] ad
ottener la quale, Dio Ci è testimone, daremmo ben volentieri, se fosse
d'uopo, il sangue e la vita.
Fu appunto pel
desiderio della vostra salute, e per l'amore che vi portiamo ardentissimo in
Gesù Cristo, che Ci affrettammo di dar principio in mezzo a voi, come sapete,
alla sacra Visita Pastorale.
Tardava troppo al cuore amoroso del padre il vedere cogli occhi proprii
l'aspetto de' suoi figliuoli; tardava troppo alla sollecitudine del pastore il
conoscere da vicino tutto quanto il suo gregge. Sia lode al Signore! I Nostri
voti sono alfine compiuti.
Ora possiamo dire non esservi parte, benchè remota, di questa mistica
vigna, che non Ci sia nota appieno; possiamo, ad esempio del principe e
modello dei pastori Gesù Cristo, ripetere con tutta verità: conosco 1e mie pecorelle e le mie conoscono me[2];
possiamo affermare ciò che S. Paolo desiderava poter dire ai fedeli di Roma: con gaudio io venni a voi per volontà di Dio, e con voi tutto mi
confortai[3]. Sì, V. F. e D. F.; Ci confortammo, e grandemente Ci confortammo, al vedere come lo spirito di religione, tanto combattuto dalla moderna empietà, viva ancora ed operi potentemente nel cuore delle Nostre buone popolazioni, talmente che noi stessi pur ci gloriamo di voi nelle chiese di Dio[4].
Ci confortammo alle tante splendide significazioni e testimonianze
filiali di riverenza e di affetto, che da ogni ordine di persone Ci vennero
spontaneamente tributate dovunque, come
se Cristo accogliessero[5] e
ciò lodavamo, non per veruna importanza che Noi intendessimo dare alla
persona Nostra indegnissima, sibbene perchè grandissima importanza Noi
davamo, come sempre daremo, a quel sentimento di sommessione e di rispetto del
popolo fedele, nel riconoscere l’autorità di Gesù Cristo, comunque
meschinamente rappresentata nel Pastor Diocesano.
Ci confortammo insomma, per aver trovato in voi, o Dilettissimi, quelle
consolazioni cui tanto apprezzava l'Apostolo, le consolazioni della fede[6]
di quella fede che fu mai sempre il più grande ornamento, la gloria più
bella della patria nostra; l’oggetto più caro dei pensieri e delle
sollecitudini dei nostri maggiori; che formò la loro vera felicità in
questa vita, e nel cui seno tranquillamente spirarono, a noi, come il tesoro
più prezioso, raccomandandola.
Argomento di questa fede fu anzitutto il vedere accorrere ai tribunali
di penitenza e accostarsi a ricevere dalle Nostre mani l'Eucaristico
Sacramento, persone di ogni sesso, di ogni condizione, di ogni grado,
giovanetti e fanciulle che per la prima volta accoglievano nel verginale loro
cuore il mistico pane degli Angioli, con devota attenzione, con pio fervore,
con dolci e commoventi melodie, con cantici di letizia e di ringraziamento.
Argomento di fede l'impegno vivissimo che misero tutti nell'intervenire
a tutte le pubbliche preci, lasciando volontieri i loro lavori e i loro
traffichi; nell'assistere devotamente alle sacre funzioni; nell'ascoltare con
religiosa avidità la divina parola, cui più volte il giorno, e nelle
parrocchie e nei pubblici oratorii e in qualsivoglia propizia occasione, non
omettemmo di annunziar loro con libertà evangelica e con tutta semplicità,
paternamente ammonendoli a star saldi
nella fede[7] e a
camminare in maniera degna di Dio,
piacendo a Lui
in tutte le cose, producendo frutti di ogni opera buona e crescendo nella
scienza di Dio[8].
Argomento di fede la paziente solerzia che scorgemmo in tutti, si può
dire, i Maestri e le Maestre della Dottrina Cristiana, nell'istillare in seno
ai fanciulli, coi primi rudimenti della fede, il timor santo di Dio; la saggia
premura de' buoni genitori nell'inviarli per questo fine alla chiesa; il
condurli che essi facevano dinanzi a Noi con trasporto di viva allegrezza,
perchè fossero col santo crisma segnati del segnacolo dei forti.
Argomento di fede l'aver Noi trovato le chiese generalmente o
restaurate o abbellite, o in via pur anco di costruzione, per la splendida
liberalità e per le pie elargizioni dei fedeli, che uniti ai loro degni
pastori, zelanti e solleciti del decoro della casa di Dio, non perdonando a
sacrificii, le providero anche di suppelletili, di sacri arredi, di preziose
opere, di nobili lavori.
Argomento di fede finalmente il venirci incontro a gran festa di ogni
popolazione che andavamo volta per volta visitando; il prostrarsi devote al
Nostro passaggio per esserne benedette; l’accompagnarci che esse facevano
per lunghissimo tratto alla
Nostra partenza, non ostante, il più delle volte, l'asprezza e difficoltà
dei sentieri, l'imperversar delle piogge, il gonfiar dei torrenti, le
intemperie e le molestie della stagione.
Oh quanto la rimembranza di queste cose Ci riempie di consolazione, o
Carissimi! Potremmo noi dimenticarle? Non mai. Che anzi impresse Ci staranno
continuamente nell'animo come un soave ricordo, in mezzo alle angustie e
fatiche del formidabile Nostro Ministero.
Sì, ricorderemo sopratutto, con vera soddisfazione, i varii membri del
Rev.mo Nostro Capitolo, che tanto, e con tanta abnegazione di sè medesimi, Ci
coadjuvarono durante la lunga e faticosa peregrinazione.
Ricorderemo, con singolare compiacenza, la cordiale ospitalità
ricevuta dai Nostri ottimi Vicarii Foranei, e da tutti in generale i Nostri
amatissimi Parrochi, dei quali, nella massima parte, abbiamo dovuto encomiare
l'amor dello studio, l'attività dello zelo, lo spirito di sacrificio, il
desiderio del bene.
Con grato animo infine, ricorderemo l'aiuto efficacissimo, che, nella
loro ammirabile operosità e sommessione, Ci prestarono del continuo gl'instancabili
figli di S. Vincenzo de' Paoli, precedendoci, quasi in tutte le trecento
sessanta cinque parrocchie della Diocesi, come Angeli di Dio, a prepararci la
strada, per dare al Nostro popolo la
scienza della salute per la remissione de' loro peccati[9].
Il frutto veramente copiosissimo, che dalla Sacra Visita raccogliemmo, ad essi
lo dobbiamo nella massima parte; lo dobbiamo a questi degni operai
dell'Evangelo: come lo dobbiamo pel resto a quelli del Nostro Clero sì
regolare che secolare, i quali esercitarono nella stessa fausta occasione il
santo ministero della parola.
Ad essi pertanto lode e benedizione; lode e benedizione a tutti voi, V.
F., e a tutto il Nostro amatissimo gregge. Ma, sopra tutti, lode e benedizione
a Dio Padre del Signor nostro Gesù
Cristo, Padre delle misericordie e Dio di ogni consolazione[10];
perocchè, godiamo in ripeterlo, abbiamo
ricavato gran consolazione da voi, o fratelli, in mezzo a tutte le nostre
necessità e tribolazioni mediante la vostra fede[11].
E qual ringraziamento possiam noi rendere a Dio rispetto a voi per tutto
il gaudio
che noi proviamo per causa vostra dinanzi al nostro Dio[12]?
Oh, faccia Egli, ne lo supplichiamo, che abbondiate
e sovrabbondiate di carità e tra di voi e verso di tutti, come noi pure verso
di voi, affinchè i vostri cuori, scevri di colpa, sieno confermati nella
santità dinanzi a Dio e Padre nostro per la venuta del Signor nostro Gesù
Cristo con tutti i suoi santi[13].
Voi siete il Nostro gaudio e la Nostra corona V. F. e F. C., nè
pericolo di catastrofe, nè violenza di circostanze inopinate, nè
tribolazione di sorta alcuna, varranno mai a separarci da voi; e deh, con Gesù
Cristo, Pastore eterno delle anime nostre, possiamo Noi dire con verità
quando sarà tempo: Padre, quegli che mi
desti ho custoditi, e niuno di essi si è perduto[14]!
Niuno, diceva Gesù al Padre,
se non il solo figlio di perdizione.
Ma, ohimè, quanto il mal seme di quello sciagurato figlio si è oggi
moltiplicato!
Il nostro cuore perciò non è senza timore e senza desideri. Sì, pur
troppo! la tristezza dei tempi, lo scompiglio delle passioni, l’audacia dei partiti
(che giova illuderci?), produssero altrove gravissimi mali e non lasciarono
intatta la Nostra Diocesi. Sappiamo infatti che talune chiese versano tuttavia
in molta indigenza e cominciano a scarseggiare di sacri arredi, ed è pure una
realtà dolorosa, che le vocazioni allo stato ecclesiastico, ancora sì
numerose fra noi, trovano un ostacolo quasi insuperabile nella miseria delle
famiglie, nel tremendo onere della coscrizione militare e nelle strettezze
finanziarie de' Nostri Seminarii. Non ignoriamo come uomini corrotti e
corrompitori tutte adoprino le arti più inique, e di tutto si valgano, per
insidiare alla fede più pura. Scorrono, pur troppo, anche nelle borgate e
nelle campagne, giornali ed opuscoli che riboccano di veleno ereticale e
tendono a sottrarre le moltitudini alla morale influenza del Clero. Un certo
spirito di egoismo e d'interesse si sforza d'invadere anco le classi meno
agiate e spingerle a illeciti guadagni. Che più? la crescente generazione è
affascinata da ridenti menzogne e studiasi ogni via per istrapparla, se fosse
possibile, ad ogni giogo, tranne che a quello delle passioni. Ah, noi
varchiamo un periodo di storia, che potrebbe riuscir fatale alla salvezza di
molti! e Ci preme nel più vivo dell’anima che tutti i Nostri buoni figliuoli abbiano a
scampare da ogni laccio in questo secolo tenebroso, abbiano a tenersi
costantemente nella via della verità e della giustizia.
Ciò accadrà senza dubbio, o Dilettissimi, se la fede non cesserà di
regnare nel vostro cuore; se in ogni occasione vi manterrete docili alle
materne cure e prescrizioni della Chiesa; se penserete sempre che un giorno a
nulla varranno gli applausi del mondo; a nulla la protezione dei grandi; a
nulla le ricchezze accumulate, a scapito della carità; ma che solo un'anima
senza peccato, una coscienza retta e giusta innanzi a Dio, una vita rassegnata
e piena di buone opere avranno diritto alla ricompensa eterna.
Vegliate adunque, vi diremo
coll'Apostolo, siate costanti nella
fede, operate virilmente e fortificatevi[15].
Non ci stanchiamo nel far del
bene, conciossiachè non istancandoci mieteremo a suo tempo[16].
Abbiate sopratutto gli occhi
addosso a quelli che pongono dissensioni e inciampi contro la dottrina che voi avete apparata, e tenetevi da essa lontani[17].
Fate insomma che conforme avete
appreso da noi in qual modo camminar dobbiate e piacere a Dio, cosa pur
camminiate, imperocchè voi sapete quali precetti io diedi a voi da parte del
Signor nostro Gesù[18].
Questo Noi diciamo ora a tutti i Nostri figli carissimi principalmente.
A voi, Ven. Fratelli, pupilla degli occhi Nostri e sostegno della
Nostra debolezza, altra raccomandazione non faremo che questa: leggete e
meditate assiduamente, senza stancarvi mai, tutto ciò che di vostro comune
accordo abbiamo prescritto nel Sinodo, venuto testè alla luce, essendo Nostra
intenzione che esso entri pienamente in vigore, per tutta la Diocesi, col
giorno 15 del prossimo Ottobre.
Quanto più a questo codice uniformerete la vostra condotta, tanto più
santificherete voi stessi e santificherete gli altri, e sopra voi stessi e
sopra gli altri attirerete le benedizioni di Dio: quicumque hanc regulam secuti fuerint, pax super illos et super Israel Dei[19].
Vogliamo quindi che tutte e singole le Costituzioni in esso contenute,
sieno da tutti esattamente e fedelmente osservate, e ordiniamo fin d'ora a
tutti i Nostri Vicarii Foranei d'invigilare con ogni attenzione e premura,
come è loro dovere, circa una tale osservanza; anzi di esigerla
assolutamente, ove ne fosse il bisogno.
E quì non possiamo tacere una parola di giusto encomio al Rev.mo
Capitolo della Nostra Cattedrale. il quale, non appena il Sinodo veniva
pubblicato, riunivasi in straordinaria seduta, per avvisare ai mezzi più
acconci di dar pronta esecuzione a tutti e singoli i Decreti del medesimo,
eleggendo alcuni de' suoi membri con tale preciso mandato. Così, anche in
questo, l'insigne Capitolo ha dato prova di essere veramente, come il
Tridentino lo appella: Il Senato della Diocesi[20].
Sappiamo inoltre che alcuni distintissimi Parrochi si sono già, con
ottimo divisamento, proposti di spiegare volta per volta, in tutte le
Domeniche, ai loro Parrocchiani, tutte quelle sinodali ordinazioni
che risguardano in qualche modo anche i fedeli. Benedica il Signore questi
degni Sacerdoti, e possa il loro esempio trovare imitatori! Noi lo speriamo,
V. F.; come speriamo che il Sinodo formerà d'ora innanzi la regola della
vostra vita, e che niuno vorrà costringerci ad atti che troppo al Nostro
cuore ripugnano: confidimus autem de
vobis in Domino, quoniam quæ præcipimus et facitis et facietis[21].
La sacra Visita Pastorale e la celebrazione del Sinodo, ecco pertanto,
V. F, e D. F., due gravissimi e importantissimi obblighi del Nostro Pastoral
Ministero, coll'ajuto di Dio, felicemente compiuti. Un altro però Ci rimane a
compierne ora, non meno grave e importante: quello cioè della Visita ad Limina
Apostolorum.
Roma, che dalla caduta dell'Impero ci apparisce nella storia come la
creatrice e redentrice dei popoli; Roma, che cattolica e pontificale conserva
gelosamente quella sacra parola, la quale ha in sè i germi divini di ogni
ritrovamento; Roma, da cui venne l’apostolato che propaga la fede ed anima
la carità, Roma è altresì, voi sapete, la madre nutrice e regina di tutte
le chiese, il centro della
cattolica unità, il sacrario della fede incorrotta, la maestra. infallibile
delle nazioni, la patria comune di tutti i veri credenti, essendo in essa che
ha sua sede Colui al quale disse Gesù Cristo: tu
se' Pietro e sopra questa pietra
edificherò la mia Chiesa[22].
Pasci i miei agnelli, pasci le mie pecorelle[23].
Di qui l'uso introdotto, fino dai tempi Apostolici, di far capo al
Vescovo di Roma nelle più gravi questioni, riferibili al dogma, al costume,
all'ecclesiastica disciplina; l'uso altresì di visitare i sepolcri ove
riposano le ceneri dei primi fondatori della Chiesa; uso divenuto poscia
obbligatorio pei Vescovi tutti dell'Orbe cristiano, i quali, prima della loro
Episcopale Consacrazione, fanno solenne giuramento di ritornare, nei tempi
stabiliti, alla Città eterna, il che Noi eseguiremo appunto in quest'anno,
celebrata che avremo con voi la solennità di tutti i Santi.
Ci presenteremo adunque un'altra volta al gran Padre della famiglia
cattolica, al Vicario di Gesù Cristo, al Dottore universale, al
provvidenziale nostro Pontefice Leone XIII. Un'altra volta Noi
Gli offriremo l'omaggio della Nostra riconoscenza, il tributo della Nostra
fede. Ci sarà dato di vedere un'altra volta lampeggiare sul suo volto il
sorriso dell'amore, e di udire dalle auguste sue labbra la parola di vita. Noi
fortunati!
Sappiamo per prova, che dopo aver veduto e udito quel Papa, si piglia
conforto alle imprese grandi e alle sante pugne del dovere, e dalla presenza
di Lui si ritorna coll'anima ringiovanita e colla gioja nel cuore. Quanto
perciò affrettiamo col desiderio il momento di gettarci a' suoi piedi!
Astro opaco in vicinanza del sole, Noi vogliamo rischiararci
dell'immensa sua luce. Gli paleseremo i Nostri dubbi, le Nostre afflizioni, Lo
pregheremo di consiglio, e, con quella riverenza che un figlio obbediente deve
all'ottimo dei padri, con la stessa sommessione del discepolo che ascolta il
supremo de' maestri, accoglieremo quelle istruzioni, quei comandi, quei
suggerimenti che Egli, nella sua sapienza e bontà, si degnerà comunicarci;
istruzioni, comandi e suggerimenti che Noi Ci faremo il più stretto dovere di
eseguire, e serviranno di norma indeclinabile alla Nostra condotta, nel
dirigere i Nostri e i vostri passi, o Dilettissimi, all'acquisto dell'eterna
beatitudine.
Ma nel parlar che
faremo con Leone XIII nell'aprirci dell'animo a Lui, sarebbe egli da
immaginare che non Gli avessimo a dire anzi tutto della Nostra dilettissima
Diocesi? Voi, Ven. Fratelli e Figli Nostri Carissimi, non siete principalmente
i figliuoli del Papa? Ed al Padre come tacere dei figli? Oh Noi Ci sentiamo
grandemente rallegrati al pensiero che potremo consolare il nobilissimo suo
cuore, narrandogli della fedeltà, dell'amore, della venerazione di tutti voi
alla sua angusta Persona; assicurandolo della vostra docilità e del vostro
buon esempio, o Ven. Fratelli; della vostra buona e religiosa condotta, o
Dilettisimi Figli.
Questo Noi Gli diremo, e quanto ora troppo lungo sarebbe il riferire, e
sopra di voi e sopra delle vostre famiglie, e sopra le cose vostre, umilmente
Lo pregheremo a far discendere copiosa la sua paterna benedizione; benedizione
che certo vorrà impartirvi con trasporto di vivo affetto, perchè Leone XIII
anch'Esso li ama i Piacentini in singolare maniera.
I sentimenti cattolici però onde siete compresi, e l'affetto filiale
che vi stringe, e vi deve stringere, all'augusta Cattedra di Pietro e
all'ammirando Pontefice, che dall'alto di essa esercita, coll'autorità, la paternità stessa di Gesù Cristo a
nostro vantaggio, non consentiranno certamente che il vostro Vescovo abbia a
testimoniare all'adorato Signore e Padre la pietà vostra e la vostra fede a
sole parole. Voi vorrete, non ne dubitiamo, che egli possa aggiungere alle
parole una validissima prova di fatto, umiliando a' suoi piedi, insieme coi
voti, le generose vostre offerte, l’obolo del vostro amore.
Il Papa, voi sapete, ha bisogno della nostra elemosina per conservare
integra la sua dignità, per serbarsi indipendente nel magistero e nel regime
della Chiesa; laonde a buon dritto può dirsi che Egli è povero per amor
nostro: propter nos egenus factus est[24].
Egli vive solo per noi, ed è sopraccarico di pesi d'ogni maniera in servizio
dell’università de' suoi figli. Ora in ogni società è l'universalità dei
membri che la compongono, quella che deve di ragione fornire, a chi provvede
al suo benessere, i mezzi di ciò fare convenevolmente. Egli, il Pontefice,
potrebbe ripetere da ciascuno di noi il nostro contributo a titolo di
giustizia; preferisce di riceverlo a titolo di amore: chi vorrà
diniegarglielo, dovesse pure il contribuirlo costare qualche sacrificio?
Tacciamo poi dei
meriti singolarissimi e senza numero che veniamo ad acquistarci innanzi a Dio
colla nostra offerta. Diciamo piuttosto: non dovremmo noi andare a gara e
chiamarci sommamente fortunati di poter soccorrere Gesù Cristo nella persona
del suo Vicario? E quale più dolce consolazione di questa per un'anima
veramente cristiana?
Date dunque al Papa generosamente, o Dilettissimi, e ricordate sempre,
che dando al Papa fate un prestito a Dio: date
et dabitur vobis[25];
che dando al Papa venite a farvi debitore Colui stesso che è ricco in
misericordia: qui dives est in misericordia[26]
come dice S. Paolo.
Voi poi, Ven. Fratelli, cercate d'istruire i fedeli intorno a questo
punto, di tanta necessità ai dì nostri, e abbiate presente anche qui, ora ed
in seguito, ciò che abbiamo prescritto nel Sinodo[27].
Non trascurate occasione per raccomandar loro che vengano in aiuto al comun
Padre più largamente e più spesso che sia possibile, il che agevolmente
otterrete se vi farete a persuaderli, che
l'amore di Dio e l'amore del Papa sono inseparabili, e che la carità usata al
Sommo Pontefice è il mezzo più efficace per guadagnarci in vita ed in morte
la protezione del cielo.
Stiamo ora aspettando il frutto della vostra sollecitudine e del vostro
zelo, Ven. Fratelli; la colletta cioè delle offerte che vi sarà dato
raccogliere pel Santo Padre nelle vostre Parrocchie, e che speriamo
relativamente abbondante.
Venerabili Fratelli e Dilettissimi Figli, sappiamo anche Noi che le
annate corrono tristi, che i bisogni sono continui, che le domande sono senza
numero; ma sappiamo altresì che la carità può tutto e sa fare all'uopo
miracoli.
Quanto saremmo felici, se, presentandoci al Santo Padre, potessimo
ripetergli, a riguardo di tutti i Nostri carissimi Diocesani, la bella
testimonianza resa dall'Apostolo ai fedeli di Macedonia: la
profonda loro povertà ha sfoggiato in ricchezze del loro buon cuore;
imperocchè sono stati spontaneamente liberali secondo la loro possibilità, e
sopra la loro possibilità[28]!
Abbiamo potuto dirlo all'immortale Pio IX; speriamo poterlo dire al suo
gloriosissimo Successore.
De, sì! soccorrete
il Papa, o Dilettissimi, soccorrete il Papa, e, siccome
in ogni cosa abbondate nella parola, nella scienza e in ogni sollecitudine e
nella carità vostra verso di noi, così siate abbondanti anche in questa
grazia[29]... affinchè il vanto che ci diamo di voi, non riesca vano per questo
lato[30].
Del resto non datevi pena, o Carissimi. La vostra offerta anche
piccola, anche ignorata dal Pontefice terreno, darà nell'occhio al Pontefice
eterno, a Colui che immensamente gradì anche il centesimo della povera
vedova, perchè altro non aveva che dare. Egli, della vostra piccola offerta,
si loderà un giorno dinanzi agli angeli suoi, e daravvene una infinita gloria
al cospetto delle generazioni, stupite a veder colmata di lode un'opera che il
mondo aveva in conto di vile, e ricoperte di oblio tante imprese cui il mondo
dava il nome di grandi.
Altro più non Ci resta che rendere a Dio clementissimo le più vive
azioni di grazie, per tutto quel po' di bene che, mediante il suo aiuto,
abbiam potuto operare in questi anni, ad onta delle molte e gravi difficoltà
che Ci venivano dai tempi, dagli
uomini e dalle cose; ma, in ispecial modo, per l'assistenza continua che si
degnò prestarci durante la sacra Visita Pastorale e pel felice esito di essa.
Grati altresì Ci professiamo alla gran Madre di Dio Maria SS.
Immacolata; e come sotto gli auspici di Lei, quattro anni or sono, la Visita
fu da Noi aperta, cosi sentiamo ora il dovere di chiuderla in un giorno a Lei
sacro.
Determiniamo perciò quanto segue:
1.° La Domenica quarta del p. v. Novembre, festa del Patrocinio di
Maria SS., è consacrata in tutta la Diocesi a render grazie al Signore pel
felice compimento della Sacra Visita.
2.° In ogni chiesa parrocchiale della Città e della Diocesi, esposto
il SS. Sacramento, si canterà l’Inno Ambrosiano, e quindi s'impartirà la
Benedizione col Venerabile.
3.° Nella Messa si aggiungerà da tutti i Sacerdoti la colletta Pro gratiarum actione.
Vi scongiuriamo poi, V. F. e F. C., che
ci aiutiate colle vostre orazioni per noi dinanzi a Dio[31],
come Noi Ci faremo un dovere di ricordarci in ispecial modo di voi, innanzi
alla tomba dei gloriosi
Apostoli Pietro e Paolo. Là, su quella tomba, noi deporremo le vostre devote
supplicazioni, i vostri fervidi voti, o dilettissimi Pastori di anime,
Sacerdoti e Leviti, Religiosi di ambo i sessi, fedeli tutti alle Nostre cure
affidati, e li pregheremo che v'impetrino da Dio la copia delle grazie più
elette per la vita presente e per la vita futura.
Vi benediciamo intanto con tutto l'affetto del cuore nel nome del
Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo. Piacenza dal
Nostro Palazzo Vescovile 26 Settembre 1880. †
Giovanni Battista Vescovo [1]Ad
Rom. X, 1. [2]
S. Joan. X, 14. [3]Ad
Rom. XV, 30. [4]2a Ad Thess. I, 4. [5]Ad
Galat. IV, 14. [6]1a Thess. III, 7. [7]Act. Apost. XIV, 21. [8]Ad Coloss. I, 10. [9]
S. Luc. II, 76, 77. [10]2a Ad Corinth. I, 3. [11]1a Ad Thess. III, 7. [12]ibidem
9. [13]ibidem
12, 13. [14]S.
Joan. XVII, 12. [15]Ad
Corinth. XVI, 13. [16]Ad Galat. VI, 9. [17]Ad
Rom. XVI, 17. [18]la Ad Thess. IV, 2. [19]Ad Galat. VI, 16. [20]Sess.
XXIV, 12. [21]2a ad Thess. III, 4. [22]Matth.
XVI, 18. [23]S.
Joan XXI, 15. [24]2a ad Corinth. IV, 9. [25]S. Luc. VI, 38. [26]Ad
Ephes. II, 4. [27]De
Summ. Pont. III. [28]2a ad Corinth. VIII, 2, 3. [29]2a ad Corinth. VIII, 7. [30]ibidem
XIX, 3. [31]ad Rom. XV, 30. |
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