13. Lettera Pastorale

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13.    Lettera Pastorale per la pubblicazione dell'Enciclica sul Matrimonio Cristiano, 3.3.1880, Piacenza, Tip. G. Tedeschi, 1880, pp. 15.

 

Scalabrini, presentando alla diocesi la quarta enciclica di Leone XIII, non intende illustrarne i contenuti perché il tema del matrimonio, da essa trattato, è già stato oggetto della Pastorale precedente. Invita però i fedeli a  leggere il documento pontificio cogliendo soprattutto gli aspetti soprannaturali dell'unione matrimoniale, voluta da Dio per la propagazione della specie umana e nobilitata da Cristo che l’ha  elevata a sacramento.

In questo contesto il contratto fa tutt'uno con la celebrazione religiosa; perciò anch'esso è soggetto all'autorità della chiesa che pertanto non può essere accusata di invadere il terreno dello stato; l'autorità civile deve inserire l'atto di matrimonio dei cittadini nell'ampia  sfera del bene comune, ma non può entrare nell'ambito della coscienza.

Il vescovo invita il clero a istruire i fedeli sulla dottrina della chiesa in proposito per premunirli contro gli attacchi all’indissolubilità mossi in Italia dalle forze politiche che prospettano una legislazione favorevole al divorzio. E’ meglio obbedire a Dio che agli uomini; certamente la chiesa cattolica non si piega neppure se colpita dalla persecuzione.

 

            Più volte, Venerabili Fratelli e Dilettissimi Figli, vi abbiamo invitati a ringraziare insieme a Noi il Signore,  per averci dato un Pontefice di quella sapienza e bontà che è il Pontefice Leone XIII. Eccoci ora nella dolce necessità di rivolgervi il medesimo invito. E come no,  Dilettissimi, se in mezzo a tanta umana perversità, in mezzo a tante mostruose ingratitudini, Egli, cotesto grande Pontefice, {4}mai non si stanca di moltiplicare a favor nostro i suoi benefici? Imperocchè, beneficio per tutti  inestimabile deve dirsi la parola del Papa, la quale essendo giustizia e verità, potentemente ci difende contro tutte le prepotenze; ci guida sicura fra le tenebre degli errori, ed è atta a produrre nel mondo frutti immensi di vita, solo che vogliasi praticare. Se così è, come è difatto, a chi dobbiamo noi maggior gratitudine che a Leone XIII?

            Già quattro volte, in breve tempo, per tacere di altre opere utilissime senza numero, Egli ha levata solennemente l'autorevole sua voce, ed è venuto, con paterna sollecitudine, in soccorso alle varie nazioni, orrendemente sconvolte ed agitate.

            Sollevandosi come aquila al disopra dei mali che le funestano, per tutti misurarli colla vastità del suo sguardo, e, raccogliendo poscia il volo, per curarli efficacemente ad uno ad uno, promulgò le stupende, ammirabili Encicliche, cui volta per volta Noi Ci affrettammo trasmettervi, e alle quali concordemente, si può dire, applaudirono il cielo e la terra.

            Colla prima, se ben vi ricorda, stabiliva {5}le basi degli Stati, rivocando i potenti a riconoscere la loro autorità e la loro potenza da quel Dio, pel quale solo regnano i Re e dal quale pur troppo si sono allontanati, procurando così la ruina ai loro troni e alla loro vita medesima. Stabiliva colla seconda le basi della vita sociale, invitando i popoli a cercar l'ordine, la prosperità e la pace in seno alla Chiesa cattolica, la quale sola determina i limiti e i doveri dei governanti e dei sudditi. Stabiliva colla terza le basi dello scibile umano, facendo caldo appello a quanti sono studiosi, perchè attingano le nozioni della vera scienza dall'Angelo delle scuole S. Tommaso d'Aquino, vero sole splendentissimo di verità, miracolo di sapere.

            Restavano ancora a stabilirsi le basi della famiglia, che sono a lor volta le basi del civile corsorzio, e questo appunto si è quello che Leone XIII ha fatto testè, colla Lettera che veniamo ora a communicarvi, la quale tratta del Matrimonio Cristiano e nella quale deplora vivamente le false ed empie teoriche d'oggigiorno, conducenti alla desolante piaga del divorzio.

            {6}Questo nuovo documento del supremo, infallibile Maestro, altamente Ci rapisce e commove, tanto maestosa ne è la forma, vasta e profonda la dottrina, soave l'unzione, e tanto affettuosi, compassionevoli e pieni di tenerezza ne sono i richiami. Non è possibile riandarla e non correre col pensiero a Gesù Cristo, allora quando spargeva lagrime amare, in vista de' guai terribilissimi, che sarebbero piombati sopra Gerusalemme.

            Fremeva e lagrimava il Divin Redentore perchè amava molto, e tale e il motivo che sul labbro di Leone XIII richiama parole di profondo cordoglio; tale il motivo per cui Egli, con cuore veramente più che paterno, stende per primo ai reggitori de' popoli quella destra che apre i cieli e li chiude, e di stender la quale, dovrebbero essi umilmente supplicarlo nella polvere; tale infine il motivo di tutta intiera la Enciclica, mentre in essa, l'amoroso Pontefice, vuol tranquille le famiglie e gli Stati, col volerne ferma e intangibile la base.

            Quanto è certo difatto che il Matrimonio riesce per tutti sorgente di grandissimi beni, {7}ove santamente contraggasi e gelosamente si custodisca, quale fu da Dio stabilito; altrettanto è indubitato, essere il medesimo per tutti sorgente di infiniti, dolorosissimi guai, ove si ardisca in qualsiasi maniera profanarlo.

            Non istaremo qui a ripetervi, o Dilettissimi, quanto vi dicemmo su tal proposito nella Lettera Pastorale che v'indirizzammo ultimamente, nell'annunziarvi l'Indulto per la corrente Quaresima. Leggete l'Enciclica del Santo Padre, leggetela attentamente, e di tutto che allora vi ragionammo, troverete in essa la più ampia conferma.

            Quanto di sublime e di semplice, di necessario e di opportuno, circa la dottrina del Matrimonio, potrebbe desiderarsi, ivi tutto è rinchiuso. Non può sorgere difficoltà che non venga da essa appianata; non errore che non trovi in essa la sua piena confutazione; non dubbio alcuno che dinanzi alla medesima non sia costretto a dileguarsi, come dileguasi la nebbia davanti ai raggi del sole. Essa, cotesta sapientissima Enciclica, non abbisogna, o Dilettissimi, che di una cosa sola: non abbisogna che di essere meditata, e di questo appunto Noi vi preghiamo {8}con tutto l'ardore dell'animo Nostro, non d'altro bramoso che della vostra salute. Sì, meditatela seriamente, con ogni riverenza ed umiltà, e voi allora non seduranno punto i moderni sofismi e le stolte dicerie di coloro, che vorrebbero empiamente dissacrato il Matrimonio.

            Il Matrimonio, come vedrete, leggendo l'encomiata, veneratissima Enciclica, non è opera o invenzione dell'uomo. Iddio stesso, supremo autore della natura, dal mattino nei secoli con siffatta unione, ordinò la propagazione dell'uman genere e la costituzione della famiglia; e nella legge di grazia la volle di più nobilitare, con imprimerle il divino suggello del Sacramento.

            Per tal guisa il Matrimonio salì ad un ordine soprannaturale ed entrò nella sfera di quegli offici, pei quali ogni terrena potestà è inelutabilmente incompetente. Esso, per giure cristiano, in quanto concerne la sostanza e la santità del vincolo, è un atto essenzialmente sacro e religioso, il cui ordinamento naturalmente appartiene alla potestà religiosa, non per delegazione degli uomini o per loro assenso, ma per mandato del divin Fondatore {9}del Cristianesimo e Autore dei Sacramenti. Siccome poi nel concetto cristiano, Sacramento e Contratto non sono due realità disgiunte, ma una sola realtà; così è il Contratto stesso del Matrimonio quello che è soggetto all'autorità della Chiesa, alla quale sola spetta di ordinare quanto può essere necessario a contrarlo degnamente.

            Nè con ciò, V. F. e D. F. la Chiesa esercita un'azione invasiva dell'altrui potestà, come sapete, Essa interviene a tutelare solamente ciò che è sotto l'impero del gius Divino e che a lei inalienabilmente fu commesso, cioè la santità del vincolo e le religiose attinenze che gli son proprie.

            Niuno certo contende al civile potere quelle parti che possono competergli, per ordinare temporalmente il Matrimonio al bene comune, e per regolarne secondo giustizia gli effetti civili. Ma non così quando esso, entrando nel santuario della religione e della coscienza, si fa arbitro e riformatore delle intime attinenze di un vincolo augusto che Iddio da sé stesso ordinò e che le potestà tutte del secolo, come non possono annodare, così non possono sciogliere, nè immutare giammai.

            {10}Di fronte perciò a qualsiasi umana legge, sarà sempre vero che l'unione conjugale fra' cristiani non ha essere ed efficacia di Matrimonio fuori del Sacramento; sarà sempre vero che chiunque voglia contrarre il Matrimonio, non può non volerlo contrarre eziandio qual Sacramento; che non può quindi non volerlo uno e indissolubile, essendo uno e indissolubile di sua natura.

            Importa sommamente, ora più che mai, che queste verità sieno fatte penetrare ben addentro nell'animo dei fedeli; per il che a Voi Ci rivolgiamo, Venerabili Nostri Cooperatori, caldamente pregandovi affinchè non desistiate di loro annunziarle e spiegarle, il più chiaramente che per Voi si possa, dietro la scorta infallibile del Pontificio documento che vi presentiamo. Insistete altresì nel far loro conoscere che non si violano impunemente gli ordinamenti di Dio, e quanto grande sia l'obbligo di seguire sempre e in ogni cosa gl'insegnamenti della Chiesa, colonna e fondamento di verità. Ma sopratutto, V. F., premuniteli con ogni sollecitudine contro gli assalti che ora pur troppo si vanno preparando alla indissolubilità del cristia{11}no connubio, non omettendo di avvertirli, che qualunque legge venisse emanata in proposito, non si potrebbe in guisa alcuna tradurre in atto, senza rendersi in faccia alla Chiesa, alla coscienza e a Dio, rei di enorme peccato, e senza incorrere perciò l'eterna maledizione. E' questo il momento, V. F., di intuonare alto a tutti la divina sentenza: Quod Deus conjunxit, homo non separet.

            Sempre, e più che mai nelle presenti tristissime condizioni sociali, noi inculcheremo con tutta la forza del nostro sacro Ministero ciò che le Divine Scritture apertamente insegnano, essere cioè ogni persona soggetta alle potestà superiori; che chi loro resiste, resiste all'ordine di Dio; che si renda a ciascuno il debito; il tributo a chi si deve il tributo, la gabella a chi si deve la gabella, il timore a chi il timore, l'onore a chi l'onore (Ad Rom. XIII, 1, 2, 3). Ma in pari tempo, e più fortemente ancora, inculchiamo a tutti di obbedire a Dio, e prima a Dio che agli uomini (Act. Apost. XXIX); a Dio, al quale sono soggetti i popoli, i Parlamenti, i Senati ed i Monarchi.

            {12}Il vero Cattolico, non solo per timore, ma per coscienza, come dice l'Apostolo, osserva tutte le leggi imposte da chi siede in alto, avvegnaché gravosissime; ove però gli si comandi ciò che fa onta a Dio e alla sua Chiesa, egli non ha che una parola, e la pronunzia senza debolezza, come senza orgoglio: non posso obbedire, perchè non è lecito: non licet. Tale fu e sarà sempre il linguaggio della Chiesa, di fronte alle ingiustizie e prepotenze del secolo, e tale deve essere nel caso nostro il linguaggio di ogni vero suo figlio; imperocchè, giova ripeterlo, una legge che sanzionasse il divorzio, sarebbe contraria agl'insegnamenti del Papa, contraria ai comandi di Dio, e non avrebbe quindi pel cristiano forza di legge.

            Preghiamo pertanto, V. F. e D. F., preghiamo di cuore l'Altissimo che campi l'Italia dal triste infortunio di vedersi piantare in seno l'eterodosso germe, che pone in cimento la unità della sua fede e la purità della sua morale.

            Preghiamo eziandio che la parola del sapiente Pontefice penetri il cuore di tutti, affinchè tutti ritornino nella via del dovere, e {13}trionfi dovunque, ma specialmente fra noi, colla verità la giustizia. Deh sì! in questi santi giorni preghiamo più istantemente per lui, perchè il Signore lo conservi lungamente alla Chiesa; perchè si degni di continuare in lui e per lui le meraviglie e le glorie del Romano Pontificato e gli conceda di vedere umiliati e contriti a' suoi piedi que' figli, pei quali il paterno suo cuore si strugge di carità, e che invita al suo seno perchè abbiano pace, e trovino ne' suoi insegnamenti la luce che li rischiari, il balsamo che li consoli, lo scudo che li difenda, la via che conduce alla vera e stabile felicità.

            Preghiamo finalmente per questa nostra Città e Diocesi, affinchè continui sempre in mezzo di essa, nella sua purezza e integrità, la fede di Gesù Cristo, e perchè in ciascuno di noi sia sempre il coraggio di professarla apertamente senza umani riguardi.

            Si agiti pure il mondo e si studi di attirare quanti più può amatori al suo seguito. Noi teniamoci saldi nella dottrina cattolica e riverenti all'autorità della Chiesa, divina maestra di verità e di morale giustizia, rammen{14}tando le sublimi parole, che l'invitto Pio IX rivolgeva un dì ad una schiera di nobilissimi Personaggi: la Chiesa coll'ajuto di Dio quantunque perdoni, quantunque preghi, pure quando si tratta di sostenere la santità de' principii della giustizia e la santità di tutto quello che appartiene all'insieme della Religione, ah! questa Chiesa benedetta non abbasserà mai la testa; e se mai dovrà farlo, ciò avverrà soltanto sotto il colpo della mannaia (Discorso 10 Febbraio 1873).

            Del resto, se giusta i consigli imperscrutabili di Dio, non sia ancor giunto il tempo della serenità, della calma; se debba durare e forse vieppiù inferocire la guerra, imperversar la tempesta, non temiamo. Iddio è con noi, finchè noi siamo colla sua Chiesa, finchè noi siamo col suo Vicario. In questa guerra noi non possiamo soccombere; in questa burrasca noi non possiamo perire. Un più lungo e travaglioso combattere altro non farà che addurci, quandochessia, più onusti di meriti al porto della salute.

            {15}Con questa dolce speranza, vi benediciamo dal più intimo del cuore, nel nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo.

 

Borgonovo, in occasione della Sacra Visita Pastorale, questo giorno 3 Marzo 1880, II Anniversario dalla Incoronazione del regnante Sommo Pontefice Leone XIII.

 

† Giovanni Battista Vescovo