12. Lettera Pastorale

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12.    Lettera Pastorale di Monsignor Vescovo di Piacenza per la Santa Quaresima del 1880, (Sulla religione e la Famiglia), 30.1.1880, Piacenza Tip. G. Tedeschi, 1880, pp. 51.

 

Anche la Pastorale per la quaresima del 1880, intende ispirarsi, come quella dell'anno precedente, all’enciclica Quod apostolici muneris di Leone XIII che ha guidato il discorso sui rapporti fra religione e società; l'attenzione pero sarà fissata sulla famiglia.

Fra questi termini esiste un legame profondo: la famiglia, fondamento della vita associata, si regge sull'armonia dei membri nel reciproco riconoscimento dei diritti e dei doveri; ma ciò sfugge alle competenze della legge umana mentre appartiene alla sfera della religione che si estende all'intimità della coscienza.

Il cristianesimo, elevando il matrimonio alla dignità di sacramento, che riceve esemplarità ed efficacia dall'unione profonda che intercorre fra Cristo e la chiesa, dona all'amore umano un vigore che nessuna vicenda della vita può indebolire.

Scalabrini osserva che queste affermazioni si possono esporre anche in un'altra forma: le sorti della società sono legate all'educazione impartita ai figli nel nucleo familiare; ma il momento educativo suppone la coscienza morale che non può prescindere dalla religione perché educare significa sviluppare nel bambino le tendenze più nobili, prima fra tutte la dimensione religiosa.

Da qui l'obbligo per i genitori di non delegare ad altri un compito così importante; è interessata soprattutto la madre la cui azione pedagogica, come è provato dall'esperienza, può stimolare anche il ricupero dei valori religiosi in figli che da molto tempo si sono allontanati da Dio.

Il Vescovo non si nasconde le difficoltà: le coglie nella stessa famiglia quando i responsabili, sollecitati dal desiderio di estendere anche ai rapporti con i figli la libertà che i media esaltano come sinonimo di progresso, rinunciano alla vigilanza sui minori; negativa è pure la scuola quando al posto della legge morale colloca il culto della forza, lo sviluppo economico, la ricerca del piacere ecc.

L'educazione familiare deve privilegiare il catechismo che è la scienza di Dio; esso tuttavia non dispensa i genitori dall'avviare i figli alla cultura e alla formazione professionale che sono indispensabili per la vita.

            La benedetta parola di speranza e di vita che il Vicario di Gesù Cristo, il Papa, fa udire all'intiero universo, non è la parola di un uomo, è la parola di Dio.  Se la parola di Dio è santa, infallibile, permanente; santa, infallibile, permanente altresì è la parola del Papa.  Essa, come quella di Dio, è piena di soavità e di forza, d'armonia e di luce; abbraccia il finito e l'infinito, il visibile e l'invisibile, il {4}naturale e il soprannaturale, il temporaneo e l'eterno; converte le anime e dà sapienza agli umili; più desiderevole che l'oro e le pietre preziose, dolce più del miele e del favo di miele; vivifica, rallegra, consola (Ps. XVIII, 7, 8, 9, 10). Tale fu sempre, Venerabili Fratelli e Dilettisimi Figli, la parola del Papa. Se un tempo difatto l’Italia patì l’onta d'essere maestra d'errore alle genti, quando uscì ella di quell'obbrobrio? Non fu allora che il primo Papa colla sua parola soggiogò a Roma più popoli, che non ne aveva soggiogati la spada? A Roma, dice il Pontefice S. Leone, furono conculcate le opinioni della umana filosofia, disciolte le vanità della terrena sapienza, spenti i culti satanici, profligate l'empietà parricide de' sacrilegi, annullato tutto che la superstizione aveva trovato di sozzo e la mente de' filosofi avea pensato di strano. Per cotanta opera, che fece Roma tomba del paganesimo e culla di una fede che ha vinto il mondo, l'Italia è grande e solo grande per questo. Alla ròcca del romano impero, segue a dir S. Leone, fu destinato Pietro, principe dell'apostolico ordine, affinchè la luce della verità, che si rivelava, salute de' popoli, da {5}quella cima si spandesse più agevolmente e più largamente nell'universo. E da cotale cima veramente, per la parola del supremo Pontefice, viene la luce intellettuale piena di amore che fa i geni, i filosofi, i santi; che svolge nella società i germi della vera grandezza e riveste la famiglia di una bellezza e nobiltà sovrumana. Oh, se tutti ascoltassero la parola del Papa! Se tutti oggidì, popoli e governanti, praticassero gl'insegnamenti di Colui che regge ora con tanta gloria i destini della Chiesa, quanto più non godrebbero di sicurezza, di prosperità e di pace! Ristaurare tutto in Gesù Cristo, società, famiglia, individuo, è questo il disegno che spicca luminoso, in tutte le parole, in tutti gli scritti di Leone XIII; questo, o Dilettissimi, il disegno che informa sopratutto quell'ammirabile Enciclica che noi vi comunicammo la passata Quaresima. E' un documento di sì alta sapienza, che non bisogna dimenticare e che Noi più non dimenticheremo. Come pertanto allora, seguendone lo spirito, vi parlammo della Religione Cattolica e della società, così, nel comunicarvi l'indulto Pontificio per la Quaresima di quest'anno, ne continueremo il commento, par{6}landovi della Religione Cattolica e della famiglia. Voglia il cielo che l'umile Nostra parola, eco della sapientissima parola del Maestro infallibile della fede, penetri in ogni famiglia della Nostra Città e Diocesi, e vi produca quei frutti che valgano a renderle veramente cristiane e felici!

            Primo fondamento della vita sociale, capolavoro immediato del dito di Dio, santuario degli affetti più dolci, sicurezza degli anni più deboli, pace delle comunicazioni più intime, conforto d'ogni travaglio e d'ogni pianto, la famiglia. Tutto che noi possediamo in questa vita per essa lo possediamo. Senza di essa l'uomo non solo nascerebbe privo di tutto, ma neppure avrebbe la esistenza. E' in grembo alla famiglia che noi viviamo più che altrove contenti, e tanto più contenti, quanto più vediamo regnare in essa l'obbedienza, la concordia, la pace. Tutto questo però è frutto dell'ordine, e ordine vi potrà essere là dove sia calpestata o negletta la Religione Cattolica? Mai no, o Dilettissimi. Imperocchè l'ordine, come sapete, ha per base l'osservanza dei di{7}ritti e dei doveri scambievoli, che esistono tra i membri diversi dell'umana famiglia, e non vi ha che la Religione Cattolica, la quale possa piegar l'uomo a tale osservanza. Essendo essa difatto la più sublime delle leggi, il più imperioso de nostri doveri, il più sacro diritto della Divinità, essa sola, la Religione Cattolica, può ispirare, prescrivere, imporre ad ogni uomo quaggiù il disimpegno dell’ufficio che gli è affidato dalla natura medesima, sulle basi della rettitudine, dell'onestà e della giustizia. La legge umana può nulla nel caso nostro, mentre alle soglie della famiglia uopo è che si arresti. Se dunque hanno diritti e doveri i genitori, se hanno diritti e doveri i figliuoli, chi veglierà e si adoprerà del continuo perchè cotesti diritti sieno osservati, perchè sieno praticati cotesti doveri? Niuno, ben vedete, all'infuori della Religione Cattolica.

            Ognun sa in quale stato lagrimevole fosse la famiglia, prima che la Religione Cattolica rinnovellasse del suo spirito la faccia del mondo. La madre, la sposa, il fanciullo erano allora altrettanti schiavi sotto la verga di feroce padrone. Al marito istesso era accordato il diritto di op{8}primere la moglie, di percuoterla, di ripudiarla senza motivo, di venderla, di ucciderla a suo beneplacito e di fare altrettanto de' figli. Anche a' dì nostri, là dove la Religione Cattolica non esercita ancora la sua influenza, in quale avvilimento non giace la famiglia? Quelle terre, o Dilettissimi, risuonano tuttavia delle grida strazianti di migliaia e migliaia di povere creature, che vengono barbaramente soffocate o gittate in pasto alle fiere. Ma noi fortunati cui sorrise dalla culla la Religione Cattolica!

            Prima ancora che i nostri occhi si aprissero alle luce, essa ci aveva benedetti, benedicendo agli autori de' nostri giorni nel sacro vincolo dell'amor conjugale. Ed ecco il primo benefizio, derivato alla famiglia mediante la Religione Cattolica. Ella non solamente ne forma la base, ma la consolida altresì, la sublima, la santifica, la divinizza, elevando il Matrimonio cristiano alla dignità di Sacramento e modellandolo sulle mistiche sponsalizie di Gesù Cristo colla sua Chiesa: Sacramentum hoc magnum est; ego autem dico in Christo et in Ecclesia (2 Ephes. V.). Quindi come queste sponsalizie sono indissolubili, indissolubile altresì è {9}il Matrimonio cristiano; come Cristo è capo della Chiesa, così il marito è capo della sposa; come la Chiesa è soggetta a Cristo, che nutre per lei un amore castissimo, immutabile eterno, così conviene che le spose sieno soggette ai loro mariti, i quali a vicenda le devono amare di amor fedele e costante (Ibi.). Per tal guisa, senza perder nulla dell'essenza primiera, avuta nell'Eden, le nozze abbellirono di nuova e più eccelsa prerogativa, da semplice ufficio di natura si convertirono in fatto soprannaturale; in opera non più di creazione, ma di salute eterna; in simbolo del più affettuoso mistero, dell'amore, cioè, onde l'Unigenito di Dio ama colei che nel suo Sangue a sè fece Sposa.

            Santificata così dalla Religione, la famiglia specchia in se stessa l'immagine augusta della Triade sacrosanta. Padre, madre, figliuoli, congiunti insieme nel bacio santo di carità, qual cosa di questa più tenera e commovente? Ma qual cosa ad un tempo più utile e più  necessaria al benessere della famiglia medesima?

            Havvi bensì anche nell'ordine naturale un amore, che la Provvidenza innesta nel cuore {10}dei genitori e dei figli, e che, fra loro legandoli, ne addiviene la sicurezza e la forza. Troppo gagliarde tuttavia son le umane passioni, sono troppo numerosi i contrasti della vita, per poter credere che ciò basti. Fa di mestieri che la famiglia vada in cerca della sua forza ,e del suo punto di appoggio in un amore che non sia di questa terra, in un amore superiore affatto alla natura ed alla umanità, in un amore che valga a rendere l'unione invincibile di fronte a qualsiasi urto, ed è l'amore ispirato dalla Cattolica Religione, l'amore di Gesù Cristo. Felici l'uomo e la donna che, recatisi a piè dell'altare, per dare alla loro promessa una consacrazione solenne, pronunziarono sul cuore di Gesù Cristo il giuramento del loro amore sempiterno! Solo quel cuore è abbastanza forte per portare, senza venir meno, il peso di un giuramento siffatto; solo quel cuore è abbastanza potente, per guarentirne, contro qualsiasi attacco, l'inviolabile fedeltà.

            L'amore, quando sia meramente umano, va soggetto, per cosi dire, ad una insanabile infermità, che è quella di provare sfuggevoli ardori, cui tengon dietro irrimediabili raffredda{11}menti; quella di sentire vive emozioni di animo che trasmodano, preludio quasi certo di lunghi anni d'indifferenza; amore simile ad albero, che vegeta soverchiamente al suo primo fiorire, e di cui i venti portano via le foglie, per lasciarlo sfrondato dopo l'autunno, nel melanconico inverno di questa vita; inverno cui non succederanno mai più primavere. Tale amore, per quanto puro e verace suppongasi al principio, è anch'egli soggetto, come ogni cosa creata, all'impero del tempo ed invecchia e perde le attrattive de' primi suoi giorni, e, colle attrattive, alcunchè di quella potenza che guarentisce contro ogni divisione i due cuori cui legava nella sua forza.

            Al contrario l'amore di Gesù Cristo, allorché sia intimo, è, riguardo ai due cuori che in lui si uniscono, un rifiorire perenne. Ciò che è eterno è perpetuamente giovane. Ora i cuori degli sposi, che altra guida non hanno fuorché la Religione Cattolica, stringendosi l'un l’altro nel cuore di Cristo, si stringono alla eternità, mediante un cuore eterno. Da ciò deriva, che quell'amore cui natura condannava ad inevitabile vecchiezza e ad irrimediabile caducità, {12}passi ad attingere nella vita di Cristo un che di immortale, onde ogni dì più ringiovanisce, sinché, francato onninamente dal tempo e dalle sue decadenze, pervenga alla compiuta giovinezza della sua eternità.

            Un connubio adunque, che serbi fino alla sera di una vita dolce e serena, alcunchè, della chiarezza del suo primo albeggiare, non è possibile altrove, o Dilettissimi, che all'ombra della Cattolica Religione, e la Religione Cattolica soltanto è la guarentigia più sicura del fondamento della famiglia; dell'unione, cioè, degli sposi.

            Eppur credereste? E' a questa Religione che oggidì più che mai si dichiara la guerra e come vorrebbesi bandita dalla civil società, così si cerca di bandirla dalla società domestica, scrollandone la base, che è il Matrimonio, coll'uguagliarlo ad un semplice contratto civile, a una disposizione puramente umana.

            Errore funestissimo invero. Perocchè se voi sottraete questo grande atto della vita ad ogni influenza religiosa, che venite voi a fare del Matrimonio? Uno stato di cui gli sposi debbono adempiere i gravi doveri senza la spe{13}ranza dell'aiuto supremo; uno stato io cui altro appoggio non hanno che la loro debolezza e infermità, e le loro passioni.

            Qual meraviglia però se ne' paesi, ove l'eresia ha tramutato in profana un'unione consacrata da Gesù Cristo, non si veggono più que' matrimonii santi e felici che tanto rallegrano il cielo e la terra? Se al contrario si veggono società io cui marito e moglie si parlano, ma senza comprendersi; si tollerano, ma senza amarsi; le cui relazioni sono fredde come il calcolo dell'interesse, la cui felicità è tanto incostante quanto il fervore della passione; società cui l'adulterio contamina, l'indifferenza annoia e il divorzio spesse volte discioglie?

            Sì, Dilettissimi, sì. Come negando ogni divina origine del potere civile è impossibile guarentir l'ordine pubblico dalla rivolta, che è vero divorzio nello Stato; così, negando ogni divina origine del Matrimonio, è impossibile assicurar l'ordine domestico dal divorzio, che è vera rivolta nella famiglia. Per questo fu detto: non osi l'uomo spezzare ciò che Dio congiunse: quod Deus conjunxit, homo non {14}separet (Matth. XIX). Osservate di grazia quelle parole: quod Deus conjunxit: ciò che Dio congiunse. Sempre Dio a capo del Matrimonio, come primo principio; Dio e non l'uomo; Dio e non il magistrato, Dio e non il capriccio o la passione: quod Deus conjunxit, homo non separet. In caso diverso sapete, o Dilettissimi, che ne avverrà? Tornerà a rivivere il paganesimo con tutti i suoi vizii e le sue brutture e l'ordine delle famiglie sarà distrutto. Che ne avverrà? Il marito non riguarderà più la moglie come sua compagna, ma come vile strumento di libidine e nulla più; il padre tornerà ad essere tiranno; il figlio reagirà contro di lui disprezzandone i comandi; e la madre, emancipandosi dai vincoli conjugali, cadrà in un'abbiezione peggiore assai dell'antica. Che ne avverrà? Udite il Savio: Nè la vita, nè i matrimonii si conservano puri... e dapertutto innondano le stragi, gli assassinii, i furti, le frodi, le corruttele, le infedeltà, i tumulti, gli spergiuri, la vessazione de' buoni, la dimenticanza di Dio, la contaminazione delle anime, la incertezza della prole, il divorzio (Sap. XIV). Che ne avverrà? Udite {15}Leone XIII. Poichè leggi inique, disconosciuto il carattere religioso del Matrimonio, lo ridussero alla condizione di un contratto puramente civile, ne seguita che avvilita la dignità del cristiano connubio, i conjugi vivano invece in un legale concubinato, che non curino la fedeltà scambievolmente giurata, che i figli ricusino ai genitori la obbedienza e il rispetto, s'indeboliscano le domestiche affezioni, e, quello che è pessimo esempio e all'onesta del pubblico costume assai dannoso, spessissimo ad un pazzo amore tengano dietro lamentevoli e funeste separazioni (Encicl. Inscrutabili). Oh, venga dunque la Religione Cattolica e ci consoli essa dei frutti che sola può recare alla famiglia!

            Vedetelo, Carissimi, nella bella e grave dipintura che ne fa Tertulliano dai primi secoli della Chiesa: Quanto è mai commovente, esclama egli, l’alleanza di due sposi, benedetti dal cielo! Essi hanno un medesimo tetto, un medesimo nome, un medesimo cuore, una medesima vita. Amendue discepoli della medesima religione, tutti e due penetrati di amore e di rispetto per essa e nella pratica della medesima trovano la guarentigia sicura della loro felicita. Essi {16}pregano, si prostrano e digiunano insieme, s'istruiscono e s'incoraggiano l'un l'altro e si sanno sopportare a vicenda. Vanno insieme a lodar Dio nel tempio santo, ad ascoltare la sua parola, a partecipare alla sacra mensa, e in ciò danno esempio al mondo maravigliato quanto sia amabile la virtù e l’immagine soave di una fedeltà inviolabile agli ordini divini in tutte le cose. Infine condividono ugualmente insieme i beni e i mali, le consolazioni e i dolori inevitabili della vita presente. Le pene sono più frequenti che non le gioje; è più facile che s'incontrino nel lavoro e nella povertà, che nel riposo e nell'abbondanza. Ma che importa? Poveri o ricchi, eglino sanno portar nobilmente il peso dei loro doveri fino al termine dei loro giorni (Tertull. de Monogam, c. XI.) Ecco, o Dilettissimi, la famiglia, quale scorgevasi in quei tempi in cui la Religione Cattolica era la sovrana dominatrice delle menti e de' cuori; ecco la famiglia, quale si può scorgere ancora dove la Religione Cattolica tutta esercrti la sua influenza.

            Ma v'ha di più. Nelle famiglie e fra i popoli, dove la natura è nobilitata dalla Catto{17}lica Religione, troviamo il padre restituito all'alta sua dignità di rappresentante di Dio in mezzo a' suoi figliuoli, perciò li ama e ne è riamato, li custodisce come sacro deposito, provvede a loro come a futuri cittadini della Patria beata, e per amore del Padre che sta ne' cieli, soffre le fatiche e i disagi di una numerosa o inferma figliuolanza.

            Anche la madre, sapendosi compagna indivisibile del marito, divide volentieri con esso lui le gioje e le pene della famiglia, e il tempo, anziché indebolire, rinforza fra loro il conjugale amore, per l'amore de' figliuoli. E questi di ricambio riguardano e onorano nei loro genitori l’autorità stessa di Dio.

            Nemmeno lo straniero elemento, che nelle agiate famiglie l'ordine sapientissimo di Provvidenza introduce, vogliam dire l'opera dei servi, potrà turbare così bella armonia; quello sarà anzi un nuovo elemento di ordine domestico e civile quando i servi, nel prestare l'opera loro e i padroni nel richiederla, si attengano fedelmente agl'insegnamenti della Cattolica Religione. Servi, essa dice a nome di Dio, siate obbedienti ai padroni come alla persona di {18}Cristo, servendoli con amore, non per piacere ad essi, ma a Dio, certi di riceverne da Lui la ricompensa. E voi, o padroni, mettete da parte ogni asprezza, non ignorando che il Signore di tutti dimora ne' cieli e non è accettatore di persone. Tutti e padroni e servi siete fratelli di Gesù Cristo, siete figli dello stesso Padre celeste, siete chiamati alla stessa eredità, amatevi.

            Da tutto ciò si par manifesto, o Dilettissimi, come la Cattolica Religione soltanto sia quella che stabilisce e consacra nella famiglia il principio di autorità e di mutua dilezione, il cui frutto è l'allegrezza, la pace, la pazienza, la benignità, la bontà, la longanimità, la mansuetudine, la fedeltà, la modestia, la continenza, virtù le quali, secondo l’Apostolo, più o meno risplendono nelle famiglie cristiane, tra le imperfezioni dell'umana infermità.

            Ben a ragione quindi il sommo nostro Pontefice Leone XIII, alludendo agli ordinamenti divini che alla famiglia si riferiscono, dice: Le quali cose tutte se giusta il volere di Dio fossero diligentemente adempiute da quanti ne hanno il dovere, ciascuna famiglia, {19}per certo, presenterebbe una tal quale assomiglianza della celeste magione e i preclari benefizi che ne seguirebbero non sariano solo ristretti tra i confini delle domestiche pareti, ma in gran copia altresì a vantaggio degli stati medesimi si riverserebbero (Encicl. Quod Apostolici)., dice altrove il medesimo Sommo Pontefice, dateci sposi solleciti da una parte d'imitare gl'intendimenti di Cristo e di esercitare per l'altra il materno ministero della Chiesa, e le ragioni della civiltà andranno salve. I figli che usciranno dalle domestiche pareti a popolare la terra, porteranno profondamente scolpite le massime di giustizia, che sono i cardini della vita civile, saranno avezzati da sapiente tirocinio a custodire la disciplina, a rispettare l'autorità e ad osservare le giuste leggi. Nelle mani di quei genitori si formeranno i robusti e i fermi caratteri che non si lasciano nè scuotere nè trasportare dai venti di varie e peregrine dottrine. In quelle case santificate dalla fede, dagli esempi dei genitori impareranno i figli avventurati a recare nella società l'umanità de' sentimenti, la lealtà delle relazioni, la costanza {20}a mantenere la data parola. Un rifiorimento morale si effettuerà senza strepito, ma con efficacia meravigliosa. E per qual via, o Dilettissimi, potrà ciò ottenersi? Col formare Gesù Cristo nel cuore de' figli mediante la cristiana educazione.

            Io ebbi sempre questo pensiero, diceva Leibnitz, che si riformerebbe il genere umano se si riformasse la educazione. Nulla di più vero; e siccome tutte le riforme che si ponno in essa introdurre sono consigliate o prescritte dalla Religione Cattolica, noi siamo certi di non errare affermando che, per render migliore la famiglia, e quindi la intiera società, basterebbe il dare una religiosa cristiana educazione alle generazioni che crescono. Qual verità di questa più provata e più evidente? Il linguaggio stesso degli increduli più rinomati si confonde su questo punto con quello di Bossuet, di Fénélon e di cento altri profondi pensatori cattolici, i quali volevano che il fanciullo sin dalle fasce imparasse sopratutto il timor santo di Dio, che è il più valido sostegno della vita umana.

            Non vi ha difatto educazione senza morale, {21}nè morale può darsi senza religione, dal che ne segue che l'educazione o è religiosa o non è educazione. L'educazione, scrive un dotto apologista moderno, è uno sviluppo, un’espansione; sviluppo delle tendenze più generose, espansione dei bisogni più legittimi del cuore; scoprire col penetrante sguardo dell’amore allo spirito del fanciullo quanto havvi di più puro, di più nobile, di più sublime e far sì che tutte le più nobili sue tendenze abbiano un'espansione armonica, uno sviluppo fecondo, eccovi, o Dilettissimi, il compito della educazione. Ora il primo bisogno, il bisogno più legittimo e più grave, che ha nascendo l'anima umana, è il bisogno di Dio; la sua tendenza più nobile e più delicata e la sua tendenza a Dio, Verità assoluta, Bontà immensa, Beltà infinita; l'uomo, diceva Tertulliano, è cristiano di sua natura. Ogni educatore perciò che non appaga nel fanciullo questo innato bisogno, che non asseconda quest'angelica tendenza, che non favorisce, dirigendolo, questo volo sublime, falsa radicalmente l'educazione, ferisce a morte la vita morale dell'uomo e ne tradisce le più nobili aspirazioni. Allora è che, saziar non {22}potendo la sete che ha del Bene increato, l'uomo si rivolge verso le creature o ricade sopra sé stesso. Allora è che l'orgoglio, l'egoismo, l’idolatria, colla schiera funesta di tutte le più brutali passioni, irrompono, quasi negra fiumana, ad innondare la terra. Allora è che i caratteri scadono, le anime svigoriscono, gli uomini forti scemano, i grandi personaggi appaiono rari sopra la scena del mondo, anzi allora è che crescono i delitti come i delinquenti e tanto i popoli che le famiglie, gl'individui che le nazioni, sono costrette a vivere fra continue agitazioni e paure.

            O padri, o madri, a voi, spetta a voi, prima d'ogni altro, porre un argine a tanto male mediante un'educazione veramente cristiana. Sì; è questo per entrambi e per ciascuno di voi uno dei primi e più essenziali doveri, senza adempiere il quale è vano che speriate abbiano a prosperare le vostre famiglie. Voi siete, o padri, i genitori e i superiori de' vostri figliuoli secondo la natura, ma la religione, sollevandovi ad un'altezza di dignità incomparabilmente più eccelsa: voi, grida, siete i rappresentanti di Dio e i ministri della {23}sua Provvidenza nella famiglia. Dio vuole da voi creature che lo conoscano, lo amino e lo servano nella vita presente, da diventar poi principi del suo regno nella vita avvenire. Questa, o Dilettissimi, è l'altezza della paternità dinanzi a Dio Creatore e Redentore; questa la missione sublimissima del padre di famiglia secondo la fede, da cui deriva la fermezza della famiglia medesima. In nome di Gesù Cristo Noi scongiuriamo voi tutti, o padri, a bene intendere questo punto. Dar vita all'uomo è il diritto che Dio vi concede, ma formar l'uomo ad immagine di Gesù Cristo, e, ciò che più monta, formar Gesù Cristo nella vita dell'uomo, ecco l'obbligo che Dio v'impone, la grandezza a cui vi solleva. Hai tu figliuoli? dicono le Scritture, datti premura di bene educarli e domali dalla loro infanzia: filii tibi sunt? erudi illos et curva illos a pueritia ipsorum (Eccli. VII, 25). A pueritia, dalla loro infanzia; perocchè è dalla educazione impartita in quella età che dipende, si può dire, l'andamento di tutta la vita.

            L'infanzia tenera e flessibile come giovane pianticella, obbedisce di buon grado a chi la {24}dirige ed assume tutte le forme che le vengono impresse. E' una cera molle atta a ricevere tutte le impronte che le si vogliono dare. Allora tutti i sentimenti, tutte le inclinazioni sono appena sul nascere, l'errore non ha ancora offuscata la mente, il vizio non ha ancora messe radici nel cuore e l'indole è ancor vergine da ogni nequizia. Ecco l'ora propizia per gittare nell'animo del fanciullo i primi germi di quel timor salutare divino, che servirà poi a mantenerlo saldo ne' proprii doveri, anche di fronte all'impeto e alla foga delle più violenti passioni. In caso contrario, deh chi può dire il danno grandissimo che gliene verrebbe? Le ossa di lui, affermano i Libri Santi, rimarranno imbevuti de' vizii di sua giovinezza, i quali poi dormiranno con lui nel sepolcro: Ossa ejus implebuntur vitiis adolescentiæ ejus, et cum eo in pulvere dormient (Job. XX, 2.).

            No, Dilettissimi, che niuno saprebbe immaginare quanto sia grande l'influenza che esercita, sì per il bene che per il male, la prima educazione. Idee, sentimenti, pregiudizi, simpatie ed antipatie, verità ed errori, vizii e virtù, {25}religione ed empietà, tutto dipende in gran parte da lei. Essa abbraccia i diversi gradi della gerarchia civile e governa sovrana così il bifolco sul campo come i Re sul trono. Guerrieri, amministratori, magistrati, filosofi, letterati, artisti, negozianti, capi di famiglia compongono, secondo le ispirazioni di lei, le loro credenze, i loro costumi. Sono ben rare le persone che nel corso della vita non agiscano sotto l'influenza della primitiva educazione avuta, e sotto i principii attinti alla medesima, che hanno tanta parte sulla moralità degli uomini in questo mondo e sulla loro felicità nell'altro.

            Quale enorme responsabilità adunque si è quella che vi pesa sul capo, o Genitori! Non è che attenendovi ai dettami e alle pratiche della Religione Cattolica che potete esserne alleviati. La grazia di Gesù Cristo renderavvi allora soave ogni giogo e ogni peso leggero. Oltre di che allora il padre potrà sempre fidare sulla pietà e sulle cure della madre. Oh, la madre cristiana!

            Essa non ha di mira che il bene della propria casa e, memore che questa non può {26}sussistere se il Signore non sia quegli che ne gitta le fondamenta (Ps. CXXV, 11), ogni sollecitudine adopera perchè i figli sieno presto informati allo spirito di Gesù Cristo e alle massime del suo santo Vangelo. Non ha altra ambizione. Tutti i suoi pensieri perciò, tutte le sue fatiche, tutto il suo tempo ella impiega intorno ad essi, felice di essere loro madre, ma più felice di poterli far crescere in grazia appo Dio ed appo agli uomini. Ed oh, vi riesce pur bene sotto le ispirazioni della Religione Cattolica!

            Ei pare che, siccome la Provvidenza ha destinata la madre a somministrare col latte il primo nutrimento a' suoi figli, così egualmente l’abbia destinata a infonder loro nel seno le prime stille di amore a tutto ciò che è buono, che è giusto, che è santo. Gittando lo sguardo sui mali immensi che ne circondano alcuni hanno oggidì pronunziate parole di scoramento, hanno disperato dell'avvenire. Costoro, a parer Nostro, non hanno esaminato a sufficienza tutti gli elementi dello stato sociale. Vi hanno scorto i semi funesti di guerra che esso contiene, e sono pur troppo in gran numero, {27}ma scòrto non hanno in pari tempo, i germi fecondi di pace che stanno in esso rinchiusi e che son nati a produrre frutti salutari di vita. Madri cristiane! Se costoro avessero fermato gli sguardi sopra di voi, avrebbero ancora grandemente sperato.

            E' un principio difatto ammesso da tutti, che l'uomo morale, nella parte superiore di sé medesimo, si forma sulle ginocchia della madre. I germi del bene o del male, che allora gli verranno inseriti nel cuore, si svilupperanno ben presto gagliardemente, salvoché da un'influenza affatto eccezionale non venissero neutralizzati. Se la madre ebbe cura d'imprimere profondamente il carattere divino sulla fronte del figliuol suo, si può andar certi, come ha detto il De Maistre, che la mano del vizio non arriverà a cancellarlo più mai. Il grande Capitano dei tempi moderni esprimeva lo stesso pensiero allorché diceva: l’avvenire di un fanciullo è sempre l'opera di sua madre. Potrà bensì, fatto adulto, cedere all'urto delle passioni e deviare dal retto sentiero; ma non temete. Le passioni daranno luogo alla ragione, si calmerà la tempesta, e le massime salutari apprese dall'in{28}fanzia, alla scuola di una madre virtuosa, risplenderanno a' suoi occhi di una luce più viva che mai, di una luce che gli additerà la via smarrita e lo farà ben presto rientrare in sé medesimo. Il viandante non dimentica mai il luogo ove sortì i natali e serba sempre viva la speranza di terminarvi la sua vita; così il cristiano che ha lunga pezza errato pe' sentieri tortuosi del vizio, ricorda spesso le gioje degli anni innocenti e vuol morire nella fede di sua madre, allato alla croce che coprì la sua culla e che dovrà ombreggiare la sua tomba. Sì, Dilettissimi, quell'uomo, o presto o tardi, andrà in cerca, come il prodigo figliuolo, della casa del padre suo e sarà salvo. L'istoria di tutti i tempi ne è prova solenne. Sant'Agostino confessa che, in mezzo ai disordini della sua gioventù, i germi della religione, che la pia sua madre gli aveva gettati in cuore, risvegliavano spesso in lui cocenti rimorsi e lo richiamavano del continuo senza pure avvedersene all'esercizio del dovere e della virtù; di qui nacquero in lui quelle lagrime che furono preludio alla sua conversione. Nel secolo passato gran numero di sedicenti filosofi, dopo aver condotta vita empia e scellerata, venuti {29}all'ora estrema, sentironsi richiamati alla fede dalle pie memorie dell'infanzia. Tale fu la storia di un Boulainvilliers, di un Manpertuis, di un Boulanger, di un Desbarreaux, di un Dargens, di un Lamettrie; tale fu la storia di quel genio famoso, che fe' stupire di sua grandezza la terra, al cominciare di questo secolo; tale è pure ai dì nostri la storia di tanti increduli e libertini, i quali, rientrati in sé stessi dopo lo stordimento e la sazietà de' piaceri e ritornati sinceramente a Dio, benedicono alla buona madre che depose un giorno nel loro animo i germi fecondi di quella fede, la quale risanò le loro piaghe mortali.

            Padri e madri adunque, comprendete l'importanza della missione che vi è affidata. Amate voi veramente il benessere de' figli vostri e della vostra famiglia? Adoperatevi, e colle parole e colle azioni, d'informarla per tempo allo spirito della fede cattolica. Beate quelle case ove respirasi tuttavia quell’atmosfera di cristiana pietà  che rendeva così pacifiche le dimore dei nostri vecchi! Tempi felicissimi, nei quali i genitori erano i primi maestri in religione ai loro figliuoli! Non appena scioglievasi da fanciulletti la lingua, i {30} loro primi accenti erano per Iddio; posavano essi tuttavia in seno alle loro madri e il nome di Gesù Cristo già risuonava ai loro orecchi. Quindi la carità che stringeva i primi fedeli tra di loro, il bell'accordo della credenza, la magnanimità ne' pericoli, la rassegnazione ne' patimenti, il dispregio della morte; quindi lo spettacolo ammirabile che diedero al mondo stupefatto le prime famiglie, nostre primogenite nella fede e nostri modelli nelle virtù; quindi quei secoli fecondi e gloriosi da cui si vide uscire una schiera d'uomini grandi e quelle figure luminose di Santi che dopo tanto tempo ci stordiscono ancora. La famiglia, può dirsi, era allora come un semenzaio di religione. Ma si può dir forse lo stesso della più parte delle odierne famiglie? Ahimè, che il vento delle guaste dottrine è giunto a visitarne ben molte!

            In vero, che cosa fecero gli empi de' giorni nostri per sovvertire l'ordine della famiglia? Cominciarono dal persuadere ai padri ed alle madri che risguardar dovevano i loro figli e le loro figlie non come sudditi, ma come uguali; che dovevano cessare di esigere da essi certi segni di riverenza e di sogge{31}zione, viete costumanze di rozzi e barbari tempi; che si doveva largamente compatirli e chiudere un occhio sopra i loro difetti, i quali altro non sono finalmente che indizio di un'indole vivace. La continua vigilanza, che i nostri maggiori avevano dei loro figliuoli, la chiamarono un grave peso ed una schiavitù vergognosa. Dissero che la è una violenza morale, indegna di popoli civili, quella d'imporre ai figliuoli nel seno della famiglia una credenza religiosa, inutile affatto ed anzi dannosa all'odierno progresso e all'amore di patria. Tutto questo dissero e vanno dicendo gli empi, nè sono pochi i genitori che dando loro ascolto, si affrettarono di aprir la porta di loro casa per far godere ai figli l'aura della nuova libertà.

            Sì, ma intanto a che lagnarvi, diremo a costoro, se questi figli crescono indocili, caparbi, disamorati; se vi negano il rispetto e l'obbedienza dovuta; se più non si curano di voi? Non foste voi i primi a non curarvi di essi, a negar obbedienza a Dio e alla sua legge, a calpestare i precetti della Chiesa e a metterne in derisione le sante pratiche? Vi deste {32} bensì ogni premura di crescerli, i vostri figli, graziosi della persona, istruiti nelle lettere. buoni artisti, accorti mercanti e via dicendo; ma dell'anima loro, dell'arricchirla di cristiane virtù, qual pensiero vi deste, quale premura? Nessuna o ben poca. Col vostro procedere anzi ne assecondaste le male abitudini, e le cattive inclinazioni. Togliete ora ciò che seminaste.

            No, no; non vi ha sicurezza, non vi ha pace, non vi ha salute per la famiglia, o Dilettissimi, se la Religione Cattolica non la informa del suo spirito. Senza la religione, la famiglia è un edificio fuori della sua base, e una cosa fondata sull'arena, e a ragione il Savio nelle sacre Pagine augurava ai genitori più presto di non aver prole che aver figli senza religione e non curanti di Dio: Melior est unus timens Deum, quam mille filii impii; Et utile est mori sine filiis, quam relinquere filios impios (Eccl. XXX, 11). La famiglia al contrario, dove la religione cattolica tiene il posto d'onore, è una ròcca inespugnabile a tutti gli assalti; è un piccolo paradiso su questa terra. Lo sanno gli empi, i quali, incontrando appunto nella famiglia cristiana il più forte ostacolo all'opera loro distruggitrice, hanno preso {33}iniquamente a combatterla. E come? Nella maniera più astuta e diabolica, corrompendo prima colle loro massime i genitori, come abbiamo visto; pervertendone, in secondo luogo, i figliuoli, come resta a vedere.

            Non senza sdegno osservarono essi, che l'educazione cristiana forma intorno al fanciullo come un ambiente che in ogni cosa gli parla di Dio e gl'imprime nell'anima il sentimento della fede e della carità. Nasce; ed è rigenerato nel Santo Battesimo. Viene all'uso di ragione, e s'accorge d'aver già imparato a conoscere la volontà del divin Padre ne' suoi comandamenti; già lo sa pregare, sa confidare nella sua Provvidenza, sa sperare la mercede eterna delle sue buone opere, sa infine che per riguardo a Dio deve onorare i genitori, deve obbedire alle potestà della terra, far del bene al suo prossimo, vivere rassegnato nelle avversità e frenare le sue passioni. Tutto questo videro gli uomini del male, e, fremendo al pensiero che questi primi germi di fede non potranno estirparsi intieramente dall'anima del fanciullo cristiano, si appigliarono al partito di creare intorno ad esso un nuovo ambiente, dove niente parli di Dio, ma sì tutto parli contro di Dio. {34}Perciò hanno detto: s'insegnino le lettere e la morale; ma sia una morale che in luogo di Dio abbia per oggetto o la politica, o la forza, o l'economia, o l'interesse, o il piacere. Ma nessun libro che parli di Dio, dell'anima e dei doveri cristiani, si dia in mano ai fanciulli; sarebbe un rovinarli: e cercarono di bandire dalle scuole l'insegnamento religioso!

            Si, questo, o padri e madri, è il nuovo ambiente formato a bello studio dai nemici di Dio intorno ai figli vostri, affinchè perdano l'affetto al Creatore, a voi, alla famiglia, e pur troppo in gran parte vi riescono! Vogliono la scuola senza Dio, vale a dire, una scuola dove alla fede si sostituisce la propria ragione e al Decalogo la propria volontà; dove ogni studio è diretto a fomentar le passioni; dove s'insegna al fanciullo più la scienza del male, che l'alfabeto; più l'odio contro la Chiesa e le sue divine istituzioni, che i loro doveri.

            Vorremmo avere, o Dilettissimi, parole di fuoco per farvi rilevare i danni lagrimevoli che alla famiglia ridondano dalla scuola senza Dio! Il sentimento di rispetto e di obbedienza alle autorità della terra, nasce dalla Religione ed {35} è coltivato dalla Chiesa; dunque la scuola senza Dio, insinuerà il sentimento di ribellione ad ogni autorità. L'odio alla colpa e l'amore della virtù viene dalla Religione e dall'insegnamento della Chiesa; dunque la scuola senza Dio, inspirerà che tutto è bene quanto conferisce al proprio piacere. Il delicato amore della purità de' costumi, deriva dalla Religione e dagli ajuti che somministra la Chiesa; dunque la scuola senza Dio ecciterà gli allievi allo sfogo delle più vili passioni. Così la carità e la compassione pei miseri, il rispetto ai diritti del prossimo, cioè alla vita, all'onore, alla libertà e alle sostanze altrui, viene dalla Religione e dalle dottrine della Chiesa; dunque la scuola senza Dio, insinuerà nel cuore de' fanciulli il disprezzo de' miseri e l'astuzia, per impadronirsi dell'altrui, anche a prezzo di crudeltà e di delitti. Or che avverrebbe, o genitori, quando a cotesta scuola venissero ammaestrati i vostri figli? Ah! quando essi avranno imparato che Dio e la sua Religione, non sono altro che superstizioni obbrobriose, che un avanzo del Medio Evo, e che fa opera santa chi lo distrugge, con quali argomenti potrete {36}impedir loro che non mandino ad effetto la scellerata impresa, che non diffondano il veleno dell’eresia, che non profanino le Chiese e le cose più sante? E allorché si saranno fitti in capo che il dovere è un nome vano e che felice è quegli solo, il quale sa altresì alzarsi al di sopra degli altri, per goder molto sulla terra, con qual forza potrete voi raddrizzare le loro idee e farli desistere dall'ordir frodi e tradimenti? Vi riuscirà forse di farli essere contenti del loro stato, nel quale non trovano le sospirate comodità e i sognati piaceri, onde il povero, con tutti i mezzi anche illeciti, brigherà per farsi ricco, il contadino, l'artigiano, il bracciante per divenire proprietari e signori? Inoltre nella scuola senza Dio impareranno i figli vostri a scuotere ogni giogo, a mordere ogni freno come una tirannìa. Ma allora vi sarà forse possibile di togliere dall'animo loro quell'odio implacabile contro di ogni superiorità, in forza di cui si chiameranno beati di calpestarne le leggi e anche di abbatterle intieramente? Non veggiamo noi troppo spesso come in molte parti d'Italia non pochi giovani, educati alla moderna, siano andati tant'oltre {37}nell'audacia da alzar le mani a percuotere il padre e la madre e anche ad ucciderli, o almeno li hanno crudelmente abbandonati, dimenticandoli affatto nella loro più grave indigenza? Conseguenze tanto naturali sono queste, o Dilettissimi, della scuola, ove l'istruzione religiosa è bandita, che persino un Victor Hugo ebbe a dire: Converrebbe trascinare dinanzi a' tribunali que' genitori, che inviano i loro figli a scuole sulla cui porta sta scritto: Qui non s'insegna Religione.

            La Religione difatto è l'aroma della scienza, e questa, senza di quella, torna più presto di danno che di giovamento. Platone medesimo scrive: «Senza la virtù, tutte le scienze sono grandemente nocevoli (Nell'Alcib.)». E altrove: «Non è l'ignoranza il maggiore de' mali, nè il più formidabile; molte cognizioni, molta scienza, congiunta ad una mala educazione, è cosa molto più pericolosa (Delle leggi, L. VII)». Anche un moderno scrittore, certamente non sospetto, così parla: «L'istruzione senza educazione, non solamente non basta, ma è perfino dannosa, perchè desta e stimola tutte le brame e accresce i mezzi di sod{38}disfarle, senza metter loro alcun freno..... Senza il fondamento religioso, istruite pure, fate pure che gli uomini pensino; penseranno al loro interesse, e un dì, prima o dopo, discendendo di gradino in gradino, per una civiltà materiale, egoistica e rozza, arriverete al petrolio.» Ma tacciano tutte le umane autorità dinanzi all'autorità di Leone XIII: Non si può, così Egli, non si può a nessun patto rinnovare sopra il fanciullo il giudizio di Salomone e dimezzarlo, con un taglio irragionevole e Crudele, tra la sua intelligenza e la volontà: mentre si pensa a coltivare la prima, fa d'uopo avviare la seconda al conseguimento degli abiti virtuosi e dell'ultimo fine. Chi nell'educazione trascura la volontà concentrando tutti gli sforzi alla coltura della mente, giunge a fare dell'istruzione un'arma pericolosa in mano de' malvagi. E' l'argomento della mente che si aggiunge al malvolere e sovente alla possa, contro cui non si può fare alcun riparo (Lettera al Sig. Card. Monaco La Valletta 26 Giugno 1878).

            Perchè dunque l'istruzione e la scienza sieno per gl'individui, pel paese, per le famiglie {39}una sorgente di benefizii, oh si lasci, che la parola della Chiesa, di questa Madre amorosa, giunga all'orecchio e discenda al cuore de' figli suoi ancor teneri; si lasci che la Chiesa accenda ed alimenti nelle loro intelligenze quella lampada rilucente in luogo caliginoso, di cui parla S. Pietro (2. Petri I. 19), vale a dire la fede; si lasci che la Chiesa, per quelle vie occulte e inaccessibili, ch'ella sola conosce, faccia scendere nel cuore di questi figli l'acqua fecondatrice della grazia, e li informi del suo spirito. La Chiesa ha innalzato l'argine fortissimo della Religione, per contenere il fiume irrompente delle passioni; guai a chi la tocca! Vedete la locomotiva: ne' suoi fianchi d'acciaio chiude il fuoco, il vapore e la tempesta: che avverrebbe di chi fosse tanto sconsigliato da limarne e assottigliarne le pareti? Verrebbe l'istante in cui, scoppiando queste, il misero sarebbe avvolto entro un nembo di acqua bollente. Ebbene; la Chiesa rinserra il fuoco delle passioni umane, che è ben più terribile, e lo imprigiona colle sue eterne verità, più salde dell'acciaio e del diamante, e vi saranno i dissennati, che lavorano a limarle, ad assottigliarle, a distruggerle, se fosse possibile? {40}Deh no, non sia mai! troppo sono grandi i benefizi che, alla famiglia sopratutto, derivano da cotali verità, e troppo grande è l'amore che nutre per essa colei, che di cotali verità è l'unica depositaria, la Religione Cattolica. Oh, com'ella abbraccia teneramente la culla dell'infanzia! come venera le tombe degli avi! come si mostra sollecita del focolare presso cui la prole si alleva sotto gli sguardi di Dio! Potenza ed autorità paterna, amore e sollecitudine materna, obbedienza e tenerezza filiale, purezza e castità conjugale, infine, cristiana famiglia, deh, chi vi custodisce, chi vi protegge, chi vi ama cosi, come vi ama, vi protegge, vi custodisce la Religione Cattolica?

            Intimamente persuasi di ciò, dopo quanto siam venuti fin qui ragionando, raccogliamo ora tutte le nostre forze, per dirvi sul finire di questa lettera, con tutto lo zelo che Ci anima pel vostro bene: Dilettissimi, amate, proteggete, custodite voi pure la Cattolica Religione e sia essa come il primo ornamento, l'ornamento più prezioso delle vostre famiglie.

            Ma la Nostra parola e rivolta specialmente {41}a voi, o padri, o madri. Ascoltate il vostro Vescovo, che con voce e mani supplichevoli, per la croce che gli pende sul petto, per la sacra unzione di cui porta tinte le mani e la fronte, per la Vittima santissima che ogni mattina immola al Padre celeste, vi prega e vi scongiura a vegliare il dì e la notte sopra quel tesoro di anime che Iddio affidava alle vostre cure amorose. Deh! tenete ferma la vostra autorità, e, come grida l'Apostolo, educate i figli vostri nel Signore, assodandoli nel bene con sagace disciplina, e campandoli dal male con vigile correzione: Educate filios vestros in disciplina et correptione Domini (Ad. Eph. VI, 4).

            Adoperatevi pertanto con ogni premura che fino dai più teneri anni s'infondano nell'animo loro gl'insegnamenti di quella Dottrina che il Figliuolo di Dio è venuto dal cielo per insegnarla sulla terra. Fate pure che essi imparino anche le scienze umane e le arti necessarie per gli usi della vita, ma non trascurate la prima di tutte le scienze, la scienza di Dio, il Catechismo; anzi ponetelo in cima ad ogni altra cosa. Non potete adempiere voi un così {42}sacro dovere con quell'impegno che si richiederebbe? Supplite allora al difetto, conducendoli alla Chiesa e raccomandandoli al Prete, perchè voglia assumersi il còmpito vostro e fare in parte le vostre veci.

            Vi è però una lezione, che tutti i genitori possono e debbono fare essi medesimi, senza l'aiuto di alcuno, ed è la lezione del buon esempio. Senza di questo, che mai varrebbero, o padri e madri, tutte le vostre parole? Quale influenza potrebbero avere consigli e parole che fossero contradette dalla vostra condotta? I figliuoli hanno una logica inflessibile, che li spinge a dirvi nel segreto del loro cuore: voi ci esortate a porre un freno alle nostre passioni; ma non lasciate voi libero il corso alle vostre? Voi chiamate pericolosi certi luoghi; ma usando ad essi, noi non facciamo che tener dietro alle vostre orme; voi ci parlate di doveri e di pratiche religiose; ma se queste pratiche sono cosi essenziali e perchè dunque non le adempite voi stessi? I vostri figli hanno certamente gran torto di voler giustificare le loro colpe co' voslri esempi; ma siete voi forse meno colpevoli? Il Salvatore ha già risposto a questa domanda {43}allora che disse: quegli che scandalizza uno di questi fanciulli che credono in me, sarebbe meglio per lui venir gettato nel profondo del mare (S. Matth.). Siate voi dunque per essi come un fulgido specchio, in cui contemplino l'immagine di tutte le più belle virtù; il perfetto modello, su cui formino la loro vita; la viva lucerna al cui splendore camminino sicuri nelle vie di questo secolo tenebroso. Da voi quindi imparino il come amar Dio, adorarlo, ubbidirlo. Da voi l'onorare Maria quale nostra Madre in Cielo, l'ascoltare la Chiesa qual nostra Madre sulla terra. Da voi il riverire il Papa quale Maestro infallibile, i Vescovi quali successori degli Apostoli, i Sacerdoti quali dispensatori della grazia, i templi quali case di orazione, le Sante Scritture quali lettere inviate a noi dal Signore. Da voi apprendano soccorrere ai poveri, perdonare le offese, abborrire dall'orgoglio, insomma fuggire il vizio, amare la virtù. Da voi finalmente imparino la prudenza negli affari, la temperanza ne' desideri, la fortezza nelle avversità, la pazienza nelle tribolazioni, la giustizia nelle mercedi, e sopratutto il coraggio, la costanza nel mostrarsi veri cattolici, ad onta degl'insulti e delle persecuzioni de' tristi.

            {44}Il buon esempio per altro non basta. E' necessaria altresì la vigilanza. Ai fanciulli, dice S. Agostino, non tanto giova la cognizione del bene, quanto l'ignoranza del male: pueris non tam prodest - boni, quam ignoratio mali. Parole altamente profonde, che i padri e le madri non dovrebbero cessar mai dal meditare. Meditandole, essi facilmente comprenderanno con quale e quanta sollecitudine debbano sottrarre agli sguardi de' loro figli tutto ciò che non è puro, tutto ciò che non è vero, tutto ciò che non è santo, tutto ciò insomma che può essere di scandalo all'anima loro innocente. Ah! non temete cotanto, o genitori, pel loro benessere materiale; temete bensì per il benessere loro spirituale; temete un'atmosfera in cui le loro anime potrebbero venir soffocate; temete per essi una vita priva di conforto e di sorriso. Vigilanza quindi dapertutto e sempre, rammentando che la età innocente è a guisa di purissimo cristallo, il quale ad ogni alito si appanna. Vigilanza e grande, alle persone che frequentano la vostra casa. Se ne trovate alcuna d'inciampo ai figli vostri, sia che si voglia, allontanatela. Il bene de' vostri figli sopratutto {45}deve starvi a cuore, ed è meglio comparire intolleranti al tribunale del mondo, che rei al tribunale di Dio. Vigilanza, anzi mille occhi aperti, su' maestri ai quali li affidate. Oh, qui sì, che non dovete in niun modo darvi pace! Assicuratevi prima d'ogni altra cosa delle loro dottrine, se sono conformi alla fede; della loro condotta, se è degna di un cristiano cattolico. Che se in alcune scuole si disconosce Iddio e si disprezza la Religione, o v'insegnano maestri apostati od empi, e voi mandateli ad altre scuole, nelle quali si riconosce Iddio, lo si invoca e s'insegna la sua legge.

            E' un diritto che avete; un diritto inalienabile e sacro, un diritto rispettato anche dalla legge civile, che lascia la scuola e il maestro a scelta dei padri di famiglia, e a voi tocca il sostenerlo. Finchè Dio non esaudisca le preghiere della sua Chiesa, questa non può far valere la sua autorità che colla parola del suo Capo e de' sacri Pastori: voi, e voi soli, potete far valere la vostra, eziandio col fatto; però la responsabilità della educazione de' vostri figliuoli pesa intera sopra di voi, innanzi a Dio e alla Chiesa. Adoperatevi dunque con nobile e {46}santo ardimento, e con tutti i mezzi legali, perchè nelle scuole s'imparta a' vostri figli l'insegnamento cattolico; vogliatelo assolutamente, e non permettete in alcun modo che essi vengano privati di questo pane di vita.

            Vegliate pure, o Dilettissimi, sulle compagnie che frequentano sui luoghi ai quali usano, sulle letture a cui si danno. Fate sopratutto che non entrino nelle vostre case quei libri, quei giornali, quei fogli i quali, ispirati al genio del male, sembra non abbiano altro compito che di bestemmiare tutto ciò che ignorano. Così adoperandovi salverete i vostri figli e salverete voi stessi. Certamente dovrete incontrare fatiche, sostener sacrifizii. Ma ricordatevi che le fatiche e i sacrifizii sostenuti a pro de' vostri figli vi saranno ad usura compensati dalla loro riconoscenza e dal loro amore. Ricordatevi che per divina sentenza, riferitaci dall'Apostolo, deve stimarsi peggiore degli stessi infedeli chiunque non ha cura de' suoi e massimamente di quelli della sua casa (Timoth. V, 6). Ricordatevi finalmente che sul letto della vostra morte il più consolante de' vostri pensieri non sarà quello di lasciare un patrimonio più o meno pingue ai vo{47}stri figli, i quali poi vi maledicano per la cattiva educazione loro data, ma sibbene di lasciar figli bene educati, che vi accompagnino oltre la tomba con una ricca eredità di affetti e di benedizioni; che facciano onore a voi ed a sé stessi; che siano buoni cristiani, ottimi cittadini e futuri vostri compagni nella eternità beata.

            Lo voglia il Signore! e però tutti quanti, V. F, e F. C., solleviamo a Lui, specialmente in questi giorni di penitenza, le nostre umili orazioni. Preghiamolo per la Chiesa tutta perchè fiorisca di prosperità e di pace, e si allieti nell'avere intorno a sé una sempre novella generazione di figli obbedienti e devoti; preghiamolo pel Capo e Pastore di tutta la Chiesa il Sommo Pontefice Leone XIII, affinchè lo riempia di ogni consolazione e col suo braccio onnipotente lo ajuti a compiere i grandi disegni da Lui ispiratigli a salute del mondo.

            Nelle vostre orazioni ricordatevi eziandio di Noi, che in questo giorno, quarto Anniversario della nostra Consacrazione a vostro Vescovo, sentiamo più che mai di amarvi; mentre auspice dei divini favori impartiamo a tutti voi e alle {48}vostre famiglie la Nostra Pastorale Benedizione, nel Nome del Padre del Figliuolo e dello Spirito Santo. Così sia.

 

Piacenza, dal Nostro Palazzo Vescovile 30 Gennaio 1880 .

 

 † Giovanni Battista Vescovo