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11. Lettera Pastorale di Monsignor Vescovo di Piacenza in occasione del primo Giubileo della dogmatica definizione dell'Immacolato Concepimento di Maria Santissima, 1.11.1879, Piacenza, Tip. G. Tedeschi, 1879, pp. 32
Il 25° anniversario della definizione del dogma dell'Immacolata Concezione della Madonna è motivo di conforto per il Vescovo, addolorato per le ostilità cui è fatto segno Leone XIII. La celebrazione della grandezza della Vergine, presente in tutti i secoli dell'era cristiana, è anticipata già nell'Eden agli inizi dell'umanità. La credenza nella sua concezione immacolata risale ai tempi apostolici; interessa concili ecumenici; è consolidata dalle manifestazioni della pietà popolare. La sua definizione è sollecitata da molti vescovi e anche da capi di stato. Scalabrini osserva che quando l'otto dicembre 1854 Pio IX in San Pietro celebra il rito, in tutti i continenti la gioia dei cattolici esplode in canti di lode alla Madonna. Ovunque sorgono chiese in onore dell'Immacolata; Piacenza ricorda l'avvenimento erigendo la statua di granito nella piazza della cattedrale. Il Vescovo pensa che queste espressioni di fede consentano di affermare che l'Ottocento, già definito il secolo del progresso, del telegrafo, del vapore ecc., meriti invece di essere chiamato il secolo dell'Immacolata. Il male dilaga nel mondo, ma la Vergine, vincitrice del demonio, difenderà la chiesa dagli attacchi dei nemici se sarà pregata con fiducia dai cristiani.
E' sempre per Noi di soave conforto, in mezzo alle fatiche ed alle amarezze del Nostro Pastoral Ministero, ogniqualvolta Ci è dato, Venerabili Fratelli e Dilettissimi Figli, spezzarvi il pane della Divina parola e nutrirvi di quelle verità che vi possono maggiormente riuscir vantaggiose. Ma indicibile più che mai è il conforto che ora proviamo, dovendo parlarvi di un argomento oltre ogni dire carissimo; dovendo parlarvi di Maria Santissima e di Maria Santissima Immacolata. Sta per avvicinarsi la sua festa. E chi è de' suoi figli che non si prepari a celebrarla in quest'anno con trasporto di affetto e di giubilo singolare? Imperocchè nel giorno 8 del prossimo Dicembre si compirà, o Dilettissimi, il XXV Anniversario di quell'auspicatissimo giorno, in cui l'Oracolo infallibile del Vaticano definiva e proclamava al Mondo universo il dogma dolcissimo dell'Immacolato Concepimento di Lei. La definizione di questo dogma fu allora per la Chiesa un vero trionfo. Trionfo della pietà universale verso Maria, attestata dalla parola e dagli scritti dei primi Pastori; trionfo della suprema Autorità Pontificia, potente e sicura in questo secolo, in cui ogni morale potestà viene combattuta, scossa, attenuata e pressoché distrutta; trionfo della verità sopra tutti gli errori che combattono al presente il dogma e la morale; trionfo eziandio per quello che il dogma definito promette ed insegna. Promette la protezione di Maria, la quale, avendo riportata piena vittoria dell'infernale dragone, non lascierà che con la velenosa sua bava ammorbi le anime de' veraci credenti e la società cristiana. Promette la pace e la benedizione del cielo; chè Maria appunto fu Immacolata nell'atto di essere concepita, perchè predestinata a Madre di Dio, e in questa dignità si include l'ufficio materno a pro della umana famiglia. Noi quindi, festeggiando in modo straordinario il primo Giubileo della dogmatica definizione dell’Immacolato Concepimento di Maria, verremo in modo straordinario a ricordare promesse e trionfi; verremo nel medesimo tempo ad affrettare l'adempimento di quelle; verremo a continuare e a rendere sempre più splendida la realtà di questi. Ma tocca a voi altresì, o V. F. e F. C., di scuotervi, di animarvi e di concorrere colla vostra pietà e col vostro fervore a così santo e sublime intendimento.
E come potremmo starcene indifferenti se siamo veri figli della Chiesa?
Imperocchè la Chiesa, nostra Madre e Maestra, ha sempre, in tutti i tempi e
in singolare maniera, amata e onorata la Immacolata Regina del Cielo e della
terra; il che appunto, V. F. e F. C., si è quello che prendiamo ora
brevemente a dimostrarvi. Tale argomento, svolto che sia, formerà come un
inno che, da ormai diciannove secoli, echeggia sulle vie di tutte le umane
generazioni in lode alla gran Vergine Immacolata; formerà come un serto che, coteste
generazioni medesime, nel passarle dinanzi, sono andate vagamente intrecciando
a inghirlandarle la fronte. Inno e serto di lodi giocondissime che Noi
umilmente fin da ora Le deponiamo ai piedi.
La Chiesa, questo regno spirituale fondato da Dio quaggiù sulla terra
per guidare gli uomini al cielo, ebbe principio da Adamo, per la fede nel
venturo Messìa promesso, e, nella pienezza dei tempi, ricevette la sua
perfezione da Gesù Cristo, che l’affidò a Pietro suo Vicario in terra, e,
nella persona di Pietro, ai legittimi Successori di lui, coll'incarico di
estenderlo e di governarlo da un polo all'altro sino alla fine de' secoli.
Come pertanto la legge antica tutta mirava a Gesù Cristo ed era piena tutta
di Gesù Cristo; così tutta era piena altresì di Maria, destinata ad esser
Madre di Gesù Cristo sino dalla eternità.
Dal momento infatti che Iddio, rivolto nell'Eden al seduttore serpente,
gli annunziò che avrebbe posta inimicizia fra lui e la donna, fra la sua
prosapia e la prosapia di lei, e che gli avrebbe, cotesta donna, schiacciata
la superba cervice, da quel momento l'immagine di Maria Immacolata si aprì
vittoriosa e sorridente agli occhi della Chiesa, e la Chiesa più non cessò
di vagheggiarla e di glorificarla nelle più svariate e più stupende maniere.
Ed ecco: esultano i Patriarchi nella speranza di poterla un giorno vedere; i
Profeti la salutano da lungi; i giusti tutti dell'antica Alleanza ne
affrettano coi sospiri la venuta. Parla dell'Emmanuele Isaia, ma è una
vergine che deve partorirlo (VII, 14). Parla dell'uomo nuovo Geremia, ma è una donna che deve
circondarlo (XIII, 22). Parla del
Dominatore che sarà mandato ad Israele Michea, ma è una madre che deve darlo
alla luce (V, 3). Parla della
Sapienza, che deve apparir sulla terra, il più saggio dei Re, ma dice che
prima di apparire si ha edificata la casa (Prov.
IX, 1). Sarà egli credibile che costoro, illustrati come erano dalla luce
dello Spirito Santo, non iscorgessero in questa vergine, in questa donna, in
questa madre, in questa casa Maria, e non la scorgessero qual'è degna in
tutto della grandezza e della santità di Colui che annunziavano e quindi
Immacolata? Così Davidde con indicibile affetto canta le glorie e i trionfi
della Vergine che nascer doveva dal suo sangue e poi, rapito ad un giubilo
celeste, prenunzia che Madre
addiverrebbe di un Figlio Dio. La mira poco appresso circondata di beltà e di
splendore, assisa alla destra dell'Eterno; ma la gloria sua più bella, si fa
ad esclamare, è tutta nella santità interiore che ne arricchisce l'anima e
la nobilita: omnis gloria ejus ab intus
(Ps. XLIV, 13). Il medesimo proclamano altri con mille simboli e con mille
figure; sinché arriva a mostrarcela qual la vide egli stesso il rapito di
Patmos, vestita di sole, ricinta di stelle, che combatte col serpente e lo
vince (Apoc. XII, 1).
Ma la Chiesa, o Dilettissimi, nella sua universalità abbraccia gli
Angioli eziandio. Gli Angioli perciò non potevano mancare in questo sublime
concerto di voci. Dovevano pur essi concorrere a far manifesto il privilegio
di Maria immacolatamente concetta e vi concorsero infatti, quando, il più
vicino di essi al divin trono, l'Arcangelo Gabriele, a Maria presentandosi là
in Nazaret: salve, Le disse, a nome di tutte le angeliche schiere, salve, o
piena di grazia: ave, gratia plena!
Piena di grazia Maria? Dunque niuna grazia a Lei manca. Non le manca perciò
neppur quella di essere stata concepita senza la colpa di origine.
Che se noi, V. F. e F. C., consultiamo la Tradizione,
troviamo che la credenza nell'immacolato Concepimento di Maria risale fino
alla più alta antichità cristiana; risale fino ai tempi Apostolici. Si: sei
assolutamente Immacolata, Le ripetono ad un coro Giacomo ed Andrea; sei la
Deiforme, ripiglia Dionigi l'Areopagita. Ecco la Intemerata, esclamano poi,
nella effusione della gioja più pura, S. Ignazio martire, S. Atanasio, S.
Basilio, S. Epifanio. Eccovi S. Girolamo, S. Agostino, S. Ambrogio, fino a
sedici Padri, onore della Chiesa Latina, che dichiarano anch'essi Maria santa
ed immacolata. Eccovi il Crisostomo, il Damasceno, S. Ippolito, Eutimio, sino
a ventisei Padri, splendore della Chiesa Greca, che La proclamano parimenti
immune da ogni macchia di colpa. Eccovi S. Zenone, S. Fulgenzio, S. Pier
Damiani, che La predicano anch'essi in generale scevra da ogni peccato. Eccovi
S. Efrem, S. Metodio, S. Teodoro, e tutti in termini generali esentano sempre
da ogni peccato Maria.
Quanto è mai bello e consolante insieme, udir le lodi che Le tributano
a gara tanti ingegni sublimi! Maria ebbe sola tra i figliuoli di Adamo la
sorte di non essere tocca dal velenoso fiato dell'infernale serpente, e la
lode del martire Cipriano.
Parevi figliuola di Adamo caduto, ma non sei che la Madre di un Dio Redentore,
così La encomia il Damasceno. Questa è la verga in cui non è nodo di colpa
originale, è la parola di Ambrogio. Ecco la spada trionfatrice di Goliath, la
nube che non fu mai nelle tenebre, così L'onora Girolamo. Ah! esclama il
Crisostomo, ecco la terra non corrotta dalla colpa, ma rallegrata dal profumo
delle sue virtù. Sei la sorgente della luce, l'aurora del Sole di giustizia,
il fiore prezioso di una vita tutta pura e immacolata, cosi il Nazianzeno.
Quando trattasi di peccato, non devesi fare applicazione alcuna, neppur
lontanissima, alla Vergine delle Vergini Maria, così Agostino. O Maria; voi
siete immune da ogni colpa originale ed attuale e non vi siete che voi, così
S. Bernardo.
In tal guisa parlavano e scrivevano i Padri e Dottori della Chiesa,
parlando e scrivendo di Maria Immacolata. Non basta. Lei vedevano prefigurata
nei molteplici avvenimenti delle Sacre Carte; e l'Arca di Noè, che per
l'imperversar delle acque sterminatrici galleggia sicura, e trionfante
s'innalza, è Maria, cui non arriva a sommergere il torrente del comune
peccato. E' la colomba che, slanciata in mezzo al mondo dopo il diluvio,
non contamina le candide sue piume, sorvolando la corruzione dell'umana carne,
è Maria, la cui bell'anima non è punto macchiata dalla corruzione che
infetta l'uman genere. Maria, secondo gli stessi Padri, è la scala cui vide
Giacobbe dalla terra poggiar fino al cielo, pe' cui gradi ascendevano e
discendevano gli Angeli di Dio e sulla cui cima stavasi appoggiato lo stesso
Signore; Maria quel roveto cui vide Mosè ardere da ogni parte in luogo santo,
e, fra le crepitanti fiamme, non già abbruciare o soffrir danno quantunque
minimo, ma verdeggiar rigoglioso e fiorire; Maria il bianco vello di Gedeone
che solo s'imperla di celeste rugiada, mentre tutto arido rimane il suolo
all'intorno; Maria la torre inespugnabile di contro il nemico, dalla quale
pendono ben mille scudi ed ogni armatura dei forti; l'orto rinchiuso che non
può esser calpesto da profano piede; il giglio che fiorisce in mezzo alle
spine e che, levando graziosamente il capo, offre la candida corolla ai raggi
del sole nascente; il fonte suggellato le cui limpide acque non possono venire
intorbidate da mano straniera; la città sfolgorante di Dio le cui fondamenta
posano sui monti santi; il monte locato sul
vertice dei monti. Ancora non basta. I tre fanciulli che illesi rimangono, in
mezzo alla fornace ardente di Babilonia; la forte Giuditta che, sotto le tende
dell'impuro Oloferne, serba intemerato il suo candore; la vezzosa Ester,
esclusa dalla legge di morte, promulgata dal re Assuero contro l'ebrea
nazione; l'invitta Giaele, salva dalle vendette di Sisara; sono tutte
immagini, o Dilettissimi, di cui si servono i Santi Padri ad esprimere come
l'anima purissima di Maria preservata fosse dal contagio della colpa di
origine, e Lei chiamano, con ammirabile varietà di espressioni: rosa sempre
fiorente; terra sempre benedetta; Paradiso amenissimo d'innocenza e
d'immortalità, lavorato da Dio stesso e difeso contro ogni insidia del
velenoso serpente; legno incorruttibile, cui non poté mai intaccare il verme
del peccato; tempio divinissimo; tesoro d'immortalità; specchio tersissimo;
proemio dei miracoli di Cristo; preambolo della redenzione de' popoli; unica e
sola figlia non della morte, ma della vita; germoglio non d'ira, ma di grazia,
che, contro le stabilite comuni leggi, da corrotta radice ed infetta, per
singolare provvidenza divina, sbucciò ognor verdeggiante; Madre di Dio
immacolata e per ogni guisa immacolata,
innocente e innocentissima; illibata e sotto qualunque aspetto illibata;
scevra del tutto da ogni macchia di colpa; tutta bella, tutta pura, tutta
santa, tutta intemerata; modello anzi di purità e d'innocenza; più bella
della bellezza, più laggiadra della leggiadria, più santa della santità, e
sola santa e purissima d'anima e di corpo, che sorpassò ogni integrità e
verginità, fatta essa sola il soggiorno di tutte quante le grazie e la quale,
solo Dio eccettuato, riuscì a tutti superiore, e per natura più bella, più
perfetta e più santa degli stessi Cherubini e Serafini e di tutto l'esercito
degli Angioli, e a lodar la quale non bastano le lingue tutte umane ed
angeliche.
Qual meraviglia pertanto che i popoli fedeli niuna cosa avessero più a
cuore, quanto il riverire ovunque e venerare e invocare e proclamare con
ferventissimo affetto la Vergine Madre di Dio concepita senza macchia di
origine? Qual meraviglia, o Dilettissimi, che la Chiesa abbia sempre mostrata
per Lei una speciale amorosa sollecitudine?
Il Signore, così essa Le fa dire col linguaggio sublime dei Libri
Santi, il Signore mi ebbe con seco nel cominciamento delle opere {14}sue, da principio, prima che alcuna cosa creasse.
Non erano ancora gli abissi, ed io era già concepita. Non iscaturivano ancora
i fonti delle acque, non posavano ancora i monti sulla gravitante lor mole,
non ancora si aggirava su suoi cardini la terra ed io era: eram. Era quando la destra dell'Onnipotente stendeva i cieli, e
quando con certa legge e ne' loro confini chiudeva gli abissi; quando lassù
stabiliva l'aere e sospendeva le sorgenti delle acque, quando i suoi confini
fissava al mare e gl'intimava di non oltrepassarli. Era nel pensiero di Dio,
era nel cuore di Dio, primogenita di tutte le creature; era: eram.
A Lei quindi rivolta la stessa Chiesa: sei tutta bella, gode ripeterle, sei
tutta bella, o Maria, e macchia originale non havvi in te. Sei bella come la
luna, eletta come il sole, terribile come un esercito schierato a battaglia.
Tu l'onor di Sionne, la letizia d'Israele, il decoro, la gloria del popolo di
Dio.
Essa inoltre, per bocca dei Padri del primo Concilio Efesino, ci
dichiara che Maria fu sempre immacolata; per quella del sesto Concilio
generale tenuto a Costantinopoli, ci fa intendere che Maria non fu tocca mai
dal contagio della colpa;
per quella de' Padri del secondo Concilio generale di Nicea, ci conferma che
Maria fu immacolata e più pura di tutta la natura sensibile ed intellettuale,
vale a dire più pura degli uomini e degli Angioli; per quella del sacro
Concilio di Trento ci avverte che parlandosi del peccato originale non intese
mai di comprendervi Maria.
Vedendo inoltre la divozione a Maria Immacolata accendersi ognora più
nel cuore de' suoi figli, lungi dall'opporvisi, la Chiesa si affretta di
nutrirla, di accrescerla e di consolidarla. Se spiriti temerarii ardiscono di
contrastare a Maria sì bel privilegio, la Chiesa insorge tosto contro
costoro, riprova la loro audacia e stende la sua proibizione sino ai discorsi
e ragionamenti privati. Se i fedeli, mossi appunto dallo zelo per la Vergine
Immacolata, Le erigono pie associazioni, la Chiesa le autorizza non solo, ma
le arricchisce pur anco de' suoi tesori. Se Ordini intieri chieggono di
abbellirsi di un sì bel titolo, la Chiesa di buon grado vi consente. Se al
Figlio s'innalzano superbi templi in memoria e ad onore dell'Immacolata sua
Madre, la Chiesa li consacra. Se vengono presentate laudi e preghiere
in cui si faccia menzione dell'immacolato Concepimento di Maria, la Chiesa le
approva. Se la pietà dei fedeli sembra desiderare che, per rendere a Maria
Immacolata una testimonianza pubblica e solenne, s'istituisca una festa per
tutto l'Orbe cristiano, la Chiesa la istituisce. A dir tutto in breve. Sono le
più celebri Università dell'Europa, in numero di quaranta, che si stringono
tutte insieme, nella santità del giuramento cattolico, per difendere il
privilegio di Maria Immacolata. Sono sedicimila coloro che lo illustrarono ed
encomiarono colla penna. Sono sessanta i Pontefici che, in modo speciale, vi
applicarono il pensiero, e trentaquattro che intorno ad esso emanarono
sapientissime disposizioni. Venti i Concilii che stimarono dover farne
menzione. Novanta e più i Padri che ne arricchirono d'immortali sentenze le
loro opere. Nove gli Ordini Cavallereschi che se ne fregiarono a titolo di
onore. Moltissimi poi i Principi, i Re, gl’Imperatori, come un Alessandro
Farnese nelle Fiandre, un Ladislao IV nella Polonia, un Carlo V nelle Spagne,
un Enrico IV in Francia, un Ferdinando Gonzaga nell'Italia, che sulle armi,
sul petto, sulle bandiere dei loro soldati vollero impresso il nome, impressa la immagine della Immacolata, come segno non dubbio di
vittoria; per tacere dei templi e degli altari a Lei specialmente dedicati;
dei regni e delle provincie, che sotto il titolo di Maria Immacolata elessero
la gran Vergine a Patrona; delle pie adunanze, degli Ordini religiosi, dei
pubblici Istituti, delle associazioni cattoliche, che a Lei sotto quel titolo
si consacrarono; dei molti che giurarono di sostenerlo a costo ancora della
vita, se ciò fosse stato necessario; delle solennissime e talvolta ripetute
ambascerie che diciotto Monarchi spedirono all'Apostolica Sede, perchè la pia
credenza fosse elevata a dogma di fede; delle quattrocento cinquanta spontanee
suppliche di altrettante fra Diocesi e Case Religiose, a tal fine umiliate, in
meno di cinque anni, al Sommo Pontefice Gregorio XVI; dei seicento sessanta e
più voti che l'Episcopato Cattolico, a nome delle singole gregge cristiane,
quasi nel breve giro di un anno, presentò all'immortale Pio IX.
Pio IX! Qual nome, quali affetti, quali rimembranze, o Dilettissimi! Fu
questi appunto, voi sapete, il grande Pontefice destinato da Dio nella serie
dei Pontefici ad appagare i voti di tanti secoli. Il fausto avvenimento è
sempre caro e sempre nuovo
a ricordarsi, e noi volontieri lo ricorderemo.
Era l'8 Dicembre del 1854, e, nel maggior tempio del mondo, dalla
Cattedra incrollabile di S. Pietro, in mezzo ad un'eletta schiera di duecento
Mitrati, accorsi a Roma fino dalle più remote regioni della terra, al
cospetto di una moltitudine quasi infinita di popolo, invocato lo Spirito
Santo, con voce commossa e commovente, coll'accento che non fallisce, egli,
Pio IX, solennemente dichiarava e definiva: che
la dottrina la quale ritiene che la Beatissima Vergine Maria, nel primo
istante di sua Concezione, per singolare grazia e privilegio di Dio
onnipotente, in vista dei meriti di Cristo Gesù, Salvatore dell'uman genere,
fu preservata immune da ogni macchia di colpa originale, è dottrina da Dio
rivelata e quindi da credersi fermamente e costantemente da tutti i fedeli. (Bolla
Ineffabilis).
Allora un grido possente di amore, di giubilo, di sacro entusiasmo,
come elettrica scintilla, corse di lido in lido, volò di mare in mare,
echeggiò per tutta quanta la terra e parve, a così dire, un'eco della gioja
de' cieli. Allora l'Immacolata fu il pensiero dominante di ogni mente,
l’Immacolata fu il palpito
di ogni cuore. Allora l'Asia, l'Africa, l'Europa, l'America, l'Oceania,
risuonarono delle laudi di Lei e tributaronle a gara gli omaggi della fede.
Allora l'Italia specialmente, centro della cattolica unità, superba della
Sede augusta dei Papi, fu vista levarsi come una sola famiglia a glorificarla,
e voi, voi stessi, V. F. e F. C. prendeste parte a festeggiamenti quali da
molti secoli non si erano veduti. Cinque lustri non ne hanno ancora scemata la
memoria. Non fu tempio nella città, non chiesuola nella Diocesi, in cui non
si gareggiasse nell'esaltare con ogni maggior pompa la Vergine Immacolata.
Nè quel tripudio, nè quelle feste cessarono più mai col cessar di
quell'anno. Deh! chi potrebbe anche solo enumerare quanto in seguito si operò
in sulla terra di sublime e di grande a festeggiare Maria immacolatamente
concetta? Non havvi terra, si può dire, non havvi popolo che a Maria
Immacolata non abbia dedicato un ricordo, un altare, un monumento, e ne è
gloriosa prova per voi, o Dilettissimi, quella splendida mole di granito, che
sublime si aderge dinanzi a questa Nostra dimora, e che par quasi vada superba
di recare come in trionfo, sulla sua cima,
la effigie di Maria immacolata. La poesia e l'eloquenza, la statuaria e la
musica, la pietà e le arti sono andate e vanno a gara d'intrecciarle corone,
e il re ed il suddito, il sacerdote e il laico, il dotto e l'idiota, il
soldato e il navigante, l'infermo e il prigioniero, il biondo fanciullo ed il
vecchio canuto Lei onorano col più acceso trasporto, Lei invocano coll'amor
più sincero, a Lei ricorrono colla fede più viva.
Il nostro secolo ebbe varii nomi, gli è vero. Altri lo dissero il
secolo dei lumi e del progresso; altri il secolo del telegrafo e del vapore;
questi lo chiamarono il secolo delle scienze chimiche e matematiche; quelli il
secolo della discussione e della libertà. Noi lo chiameremo il secolo della
Immacolata! Sì: gli altri nomi potranno essergli un giorno contrastati,
potranno cader nell'oblio; questo non mai. E certo, o Dilettissimi, in qual
altro secolo, più che nel nostro, fu o potrà essere così universale, così
vivo, così appassionato l'affetto verso la Immacolata Madre di Dio? I bronzi
ed i marmi che sorgono da ogni parte in suo onore, le splendide illuminazioni
spontanee nei giorni delle sue feste, le moltitudini che si affollano
reverenti a' suoi altari, la medaglia con la sua effigie posta su migliaia di petti, i molti libri che di Lei parlando
arricchiscono di nuove gemme la letteratura cristiana, le incoronazioni delle
sue immagini, le pie congregazioni riunite sotto la sua bandiera, le grandi
opere intraprese sotto i suoi auspicii, gl'innumerevoli pellegrinaggi a' suoi
santuarii, nol provano forse ad evidenza? E ciò apparirà ancor più
manifesto, o Dilettissimi, nel giorno 8 del prossimo Dicembre, in cui
l'universo cattolico, come già vi abbiamo annunziato, festeggierà con
istraordinaria letizia il XXV Anniversario della dogmatica definizione del suo
Immacolato Concepimento.
Gloria pertanto alla Vergine Immacolata! Tutto che è universale e
perenne indica potenti bisogni della umanità e impronta di un decisivo
carattere i popoli che li esprimono. Che dire adunque se per quanto è vasto
il giro dell'Universo, e per quanto è il tratto de' secoli, vediamo
l'immacolata riscuotere ovunque applausi ed onori? Ah, gloria, ripetiamolo,
gloria alla Vergine Immacolata! Così si comprova che il suo culto è una
morale, sociale e sempre rinascente necessità; così si comprova che il suo
culto non si abbrevia negli individui, non passa cogli anni, non muore per variare
di cose, per succedersi di generazioni e di regni; così si comprova che tutto
è di Maria Immacolata e che Maria Immacolata è l'interesse di tutti; cosi
una volta di più si comprova la verità di quell'oracolo, che sulle montagne
di Giuda uscì dal labbro immacolato di quest'umile figlia di Sion, ed oggi
Signora del mondo, che, cioè, beata l'acclamerebbero tutte le umane
generazioni: beatam me dicent omnes
generationes. Noi, figli del secolo della Immacolata, possiamo più che
altri attestarlo e così come noi potranno attestarlo tutti i secoli avvenire.
Sì, o Dilettissimi; imperocchè l'infinitezza dei dommi e l'altezza de'
sentimenti che vi rispondono, non sono cose da misurare col volgere di qualche
anno; gli anni misurano le cose dell'uomo così finito nella sua durata sul
mondo; ma non le cose di Dio, le quali, da ciò stesso manifestano l'origine
loro, che come in cielo sono eterne, così in terra stanno durature ne'
secoli.
I trionfi dell'Immacolata pertanto non si chiuderanno più mai. Come
hanno incominciato, così continueranno e aumenteranno anzi ognor più di
bellezza, di splendore, di numero, chè ogni cristiano l'avrà sempre sulle
labbra, ogni sacro oratore ne favellerà
sempre dai pergami, ogni dotto ne scriverà sempre al suo ceto, ogni maestro
ne insegnerà sempre alle sue scuole, ogni storico ne tramanderà sempre ai
posteri la memoria e sempre si udrà la Chiesa ripetere: gloria a Maria
Immacolata!
Si: gloria a Maria Immacolata! ripetiamo con essa noi pure dall'intimo
dell'animo nostro, o V. F. e F. C.. Sia questo il grido della nostra speranza,
questo lo scudo della nostra vittoria.
Pur troppo viviamo in tempi assai tristi. I rei crescono, i malvagi si
moltiplicano, abbondano i seguaci del materialismo più stupido, della
cupidigia più sfrenata; ingrossano le schiere dei perduti dietro i materiali
piaceri e le follìe del mondo. Satana trionfa e lega pur troppo moltissimi
stolti con le durissime sue catene. Ma ricordiamoci, o Dilettissimi, che Maria
Immacolata è Colei cui fu dato di schiacciare Satana sotto i suoi piedi. Essa
quindi saprà difenderci contro ogni assalto nemico, se con fiducia La
invocheremo, se a Lei con fiducia faremo ricorso. Deh, sì! chè oggi più che
mai abbiamo bisogno dell'aiuto di Maria Immacolata.
Iddio ha scritto nel libro della sua giustizia i peccati degli uomini;
i suoi fulmini guizzano d'infausta
luce attraverso la notte di questo secolo iniquo ed i popoli prevaricatori
tremano atterriti all'aspetto della furiosa procella che minaccia di scoppiare
e di travolgerli ne' suoi flutti. Ma potrà non disarmarsi la collera
dell'Onnipotente se li occhi suoi vengano ad incontrarsi nella Immacolata che
interceda per la nostra salvezza? Qual cosa potrebbe Egli negare a questa
Vergine incomparabile, cui sortì a Madre del suo Verbo, dichiarò sua Figlia
primogenita a Sposa prediletta dello Spirito Santo? E come potrebbe Maria
Immacolata non intercedere per noi, quando per noi fu elevata a sì eccelsa
dignità? Oh, rallegriamoci! Nelle sue mani sono tutte le grazie, da Lei
dipendono tutte le misericordie ed Ella è la nostra Avvocata, la nostra
Madre.
Nella ricorrenza pertanto del XXV Anniversario della dogmatica
Definizione del suo Immacolato Concepimento, e nei giorni che ne precedono la
festa, stringiamoci tutti più che mai, da figli amorosi e devoti, intorno a'
suoi altari, attestandole il nostro affetto, offrendole sacrifizii di lode,
celebrandone le grandezze, glorificandone le virtù, invocandone il nome e
presentandole sopratutto un cuor mondo da ogni bruttura di colpa.
Figliuoli di Eva,
raminghi ed esuli dalla patria, innalziamo ad Essa le nostre suppliche; miseri
peregrini, fra i triboli di una valle senza conforto e senza luce,
indirizziamo ad Essa i nostri sospiri; orfani e pusilli, afflitti e mesti,
assaliti dai venti delle tentazioni, narriamo ad essa i nostri affanni,
diciamole spesso: o Madre nostra Immacolata, vi sovvenga di noi. Diciamole
altresì che buona e pietosa soccorra ai miseri, sostenga i pusillanimi,
rinfranchi i deboli, conforti i piangenti, richiami gli erranti, sollevi i
caduti, converta i peccatori. Diciamole che si volga a mercé delle nostre
miserie, che s'inchini compassionevole alle nostre preghiere, che si degni di
accoglierci sotto il manto della sua protezione, affinchè ne' dubbii e ne'
cimenti della vita, anziché venir meno e soccombere, possiamo arricchirci di
sempre nuove corone. Diciamole che scenda benigna a visitare le nostre
contrade, a guardare le nostre famiglie, a illuminare la patria nostra, perchè,
in questo cozzar di nazioni e di popoli, serbi intatta la fede, e vegga e
intenda una volta dove stia la sorgente della vera pace, della vera felicità,
del vero progresso. Diciamole finalmente che guardi con occhio di speciale
protezione Colui, che siede ora sulla Cattedra di Pietro, il nostro Santo Padre Leone
XIII. Sarebbe questo il luogo, questa l'occasione di esortarvi a soccorrerlo
nell'augusta sua povertà, ma Ci congratuliamo piuttosto con Voi, o V. F. e F.
C., che già l'abbiate fatto, e largamente, poche settimane or sono. Ora siamo
certi vi consolerà, come ha consolato anche Noi, il leggere la risposta che
Egli si è degnato inviarci testè, e che noi andiamo lieti di communicarvi
colla presente. Solo vi raccomandiamo a non dimenticar mai la gran massima,
tanto per noi commovente, che chi dona al Papa, dona allo stesso Dio.
Noi confidiamo grandemente, o V. F., che la Nostra dilettissima
Diocesi, a niun'altra seconda nell'amore, nella gratitudine e nella devozione
alla Vergine Immacolata, vorrà, quanto i tempi calamitosi il consentono,
adoperarsi in maniera, che l'8 Dicembre di quest'anno, e pel decoro esteriore
e per la sacra pompa del culto, riesca a una solenne manifestazione di quella
pietà e di quella fede di cui diede sempre così splendide prove.
Bello tornerebbe in così fausta occasione esternare l'amor nostro,
verso la Immacolata nostra Madre
e Signora, anche con pubblici segni straordinarii di gioia, quali sarebbero le
splendide illuminazioni che venticinque anni or sono i padri nostri, con tanto
slancio di affetto, improvvisarono per ogni dove; ma se tanto non ci
consentono la tristezza dell'anno che corre e la scarsità dei raccolti, altri
mezzi tuttavia non mancano.
Noi non vi daremo, intorno al da farsi, un particolare e uniforme
indirizzo, lasciando al vostro zelo ben noto, o amatissimi Parrochi, il
prendere quelle determinazioni che crederete più opportune all'uopo. E' però
Nostro vivo desiderio che alla solennità facciate precedere una Novena, od
almeno un Triduo, e che in tali giorni procuriate d'istruire il popolo, per
disporlo ad accostarsi ai SS. Sacramenti e a lucrare la Plenaria Indulgenza
accordata dalla Santità di Nostro Signore Leone Papa XIII a tutti i fedeli
dell'uno e dell'altro sesso, i quali veramente pentiti, confessati e
comunicati, nella festa dell’Immacolata, o in alcun giorno dell'ottava,
visiteranno devotamente una Chiesa o pubblico Oratorio e vi pregheranno
secondo l'intenzione della Santità Sua; la quale Indulgenza è anche
applicabile, per modo di suffragio, alle anime dei fedeli Defunti.
Intanto, a comune
eccitamento, vi annunziamo che nella Nostra Cattedrale, secondo i concerti già
presi col Rev.mo Nostro Capitolo, avrà luogo una solenne Novena, con apposito
Discorso e con Benedizione ogni sera. Il giorno poi della festa verrà
distinto colla celebrazione della Messa Pontificale, con solenne
accompagnamento di musica e colla Papale Benedizione, che impartiremo dopo la
recita dell'Omelia.
Finite le funzioni della Cattedrale incomincierà, il giorno stesso
dell’Immacolata, un solenne Ottavario nella Chiesa di San Francesco,
parimenti con discorso e Benedizione ogni sera.
Dilettissimi! I tempi, torniamo a ripeterlo, volgono luttuosi per la
Chiesa, spaventevoli per la civil Società. L'antico serpente raddoppia ora più
che mai del suo odio infernale contro la gran Donna che gli franse la cervice
superba; a noi spetta perciò raddoppiare di zelo per onorarla e per
attestarle sempre più il nostro filiale attaccamento, la nostra fede. Si, o
Dilettissimi; siamo devoti e teneramente devoti di Maria Immacolata e Maria
Immacolata sarà un giorno la nostra salvezza.
Vi benediciamo con
tutta la effusione del cuore nel nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito
Santo. Piacenza, dal
Nostro Palazzo Vescovile il giorno di tutti i Santi. †
Giovanni Battista Vescovo |
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