10. Lettera Pastorale

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10.    Lettera Pastorale di Monsignor Vescovo di Piacenza intorno all'Indulgenza a modo di Giubileo del 1879, 20.2.1879, Tip. G. Tedeschi, 1879, pp. 24.

 

L’annuncio del giubileo, indetto da Leone XIII[1] per stimolare l'uomo al ritorno alla pratica della vita cristiana, offre a Scalabrini l'occasione per illustrare il concetto di indulgenza che è alla base dell'iniziativa pontificia.

Il Vescovo ricorda le aspre penitenze sostenute dai fedeli della chiesa primitiva per espiare la pena temporanea della colpa che la confessione non toglie e, se non viene eliminata nella vita presente, si sconta nel Purgatorio. Il papa, per il potere di "sciogliere e legare", attingendo ai meriti di Cristo e dei santi, risparmia agli uomini di oggi le mortificazioni imposte dalla chiesa ai fedeli in passato.

La Pastorale si sofferma poi sulle condizioni per l'acquisto dell'indulgenza; fissa date e riti particolari nella diocesi per rendere più efficace l'intervento papale; raccomanda al clero l'assiduità nella predicazione e nell'amministrazione del sacramento della riconciliazione; invita i fedeli, la cui pratica religiosa ha subito una flessione, ad approfittare del giubileo per ricuperare l'impegno di un tempo senza illudersi nell'attesa di altre occasioni simili perché la fine improvvisa della vita potrebbe negare loro questa opportunità.

 

            Benedetto Dio e Padre del Signor Gesù Cristo, Padre delle misericordie, Dio di tutta consolazione (2 Cor. I. 3)! Queste parole Ci uscirono dal fondo del cuore al primo leggere le venerate Lettere colle quali il Santo Padre Leone XIII largisce e promulga ai fedeli di tutto l'Orbe cattolico il beneficio inestimabile del Giubileo. Chi di voi, Venerabili Fratelli e Figli Carissimi, non esclamerà altrettanto all'udirle? Voce della divina Misericordia è questa volta più che mai la voce di Leone XIII; voce di allegrezza alle anime giuste, di conforto alle anime pecca{4}trici; voce foriera di perdono e di pace. Egli, il benigno Pontefice, dalla rocca immobile del Vaticano ha girato lo sguardo sulla faccia della terra e ha veduto. Ha veduto i figli degli uomini irrequieti, tribolati, oppressi da mille guai, e, ciò nullameno, correr perdutamente dietro alla terra dimentichi affatto del cielo. Ha veduto, come Osea, la bestemmia e la menzogna e l'omicidio e il furto e l'adulterio innondare la terra, e il sangue incalzare il sangue (Os. IV, 2) e lo sdegno di Dio sul capo agl'iniqui (Id. V, 10. VIII, 5). Ha veduto, come già Isaia, l'inferno dilatare orrendamente il suo seno ed aprire la bocca sua smisurata e piombarvi senza numero le genti e i loro campioni, e gli uomini eminenti e gloriosi (Is. V, 14). Tutto questo Egli ha veduto, e, addolorato nell'animo a tal vista, ora stende le braccia e grida alla terra che per pietà si riscuota innanzi che la riscuotano i fulmini del cielo. Gerusalemme, Gerusalemme, sembra udirlo esclamar col Profeta, convertiti, ritorna al Signore tuo Dio! Ed è per questo appunto, o V. F. e F. C., e per implorare sopra di Sé e sopra di tutti il divino ajuto, che Egli, con paterna liberalità, apre ai fedeli di tutto il mondo i tesori delle grazie celesti, loro annunziando l’Indulgenza in forma di Giubileo universale. Voi già tutta conoscete, o  V. F. e F. C., la grandezza e l'importanza di un tanto beneficio, per cui poche parole basteranno su questo proposito.

            {5}Essendo adunque il Giubileo, considerato nella sua natura, una plenaria indulgenza o remissione che il Vicario di Gesù Cristo, sotto condizione che si compiano alcune pie opere, accorda a tutta quanta la Chiesa, gioverà anzi tutto richiamare brevemente la dottrina cattolica circa le indulgenze.

            Due amarissimi effetti, come sapete, produce il peccato nell'anima nostra; la colpa che ci priva della grazia e dell'amicizia di Dio, e la pena che ne conseguita e che impedisce l'ingresso alla gloria. Questa pena è di due sorta, l’una eterna, l’altra temporale. Ora l'indulgenza non è per se ordinata a rimettere i peccati e la pena eterna ad essi dovuta, il che ha luogo nella Sacramentale confessione, ma sì a rimettere, o in tutto o in parte, la pena temporale, che sovente resta a espiare anche rimesso il peccato, e che al tutto deve compiersi, o nella presente vita facilmente e con merito, o nella futura senza merito e duramente. E ciò è bene nell'ordine della giustizia.

            I1 Santo Concilio di Trento (Sess. XIV, c. 2) spiega nettamente la cosa con queste parole: «Altro è il frutto del battesimo, altro il frutto del Sacramento della penitenza. Conciossiaché pel battesimo noi siamo rivestiti di Gesù Cristo, e in Luì diventiamo nuova creatura, ricevendo piena e intera remissione di tutti i nostri peccati. Ma pel Sacramento della penitenza non possiamo {6}pervenire a quel pieno rinnovamento e a quella integrità, senza gran gemito e travaglio, sendoché così voglia la Divina giustizia; onde i Santi Padri appellarono la Penitenza un battesimo laborioso.»

            Il peccato adunque commesso dopo il battesimo vuole una soddisfazione; richiedesi per esso un secondo battesimo uguale al primo nella sostanza, cioè in quanto alla virtù dei meriti di Gesù Cristo, ma in ciò diverso, che l'applicazione di questa divina virtù è sottoposta alla inevitabile condizione di dover soddisfare con sottomettersi a una pena temporale, espressa dal Sacro Concilio con quelle parole gran gemito e travaglio, e fondata sulla divina Giustizia: divina id exigente justitia.

            Egli è su questa verità che erano stabilite le penitenze canoniche così severe che la Chiesa nei primitivi secoli faceva imporre ai peccatori pentiti. Spaventano al sol ricordarle, eppure essa non credeva che quelle soddisfazioni soverchiassero punto la misura di cui il peccatore era debitore alla giustizia divina. E chi può mai misurare, o Dilettissimi, l’ingiuria che il peccato fa al sommo Iddio e l'orrenda sua malizia? Chi può mai penetrare i profondissimi eterni segreti e sapere quanto la medesima divina giustizia esiga da noi in questa vita per saldare i nostri debiti? Quanto ci toccherà di penare nelle fiamme espiatrici del Pur{7}gatorio? Ad abbreviare il tempo che ci converrebbe rimanere in quel carcere doloroso e ad alleviare la penitenza che dovremmo fare nella vita presente, tendono appunto i tesori delle sante indulgenze, e queste sono come un cambio delle severe penitenze canoniche, quali per molti anni, e spesso per intiera la vita, la Chiesa, come abbiamo detto, usava infliggere nei primi tempi ai pentiti suoi figli.

            Ma come può ella la Chiesa aprire i tesori delle sante indulgenze? Il può, innanzi tutto, per l'autorità conferitale da Gesù Cristo di sciogliere e di legare (Matth. XVI. 19). Il può sull'esempio di Gesù Cristo medesimo che tutto condonò alla peccatrice del Vangelo, perchè amò molto (Luc. VII. 47), e perchè questo amore, come osserva un gran Dottore della Chiesa, le aveva fatto soffrire a un tratto tutto il martirio della penitenza. Il può inoltre sull'esempio degli Apostoli, conciossiaché S. Paolo abbreviasse all'incestuoso di Corinto il tempo della espiazione, mosso dalle preghiere di lui e di quella Chiesa (2 Cor. II. 10). Ella il può infine, come espone bellamente un dotto scrittore, perchè nelle sue mani è riposto un tesoro infinito, cumulato dai meriti sovrabbondanti di Gesù Cristo, che soddisfece per noi sopra ogni misura: dai meriti della benedetta Vergine Madre, che, sebbene senza macchia, pur tanto fece, tanto pregò, tanto sofferse: dai meriti dei {8}valorosi testimoni della Fede, che per essa non dubitarono incontrare gli strazii e la morte: dai meriti infine di tutte le anime giuste, che o pellegrine o beate o purganti, rispondonsi con una sì mirabile e armonica vicenda di affetti e di preghiere, che coloro i quali combattono quaggiù nella prova perigliosa della vita, non solo possono darsi colle opere meritorie vicendevole soccorso, ma possono altresì riceverlo dai meriti e dalle intercessioni di quelle anime, per le quali la prova è compiuta. Tal'è il dogma consolantissimo della comunione dei Santi, chè è alla Chiesa fonte sì largo d'indulgenza, da irrigarne e fecondarne i suoi campi.

            E' pur degna d'ammirazione, o Dilettissimi, l'ineffabile economia della Divina Misericordia! Essa, intenta sempre ad aprire e agevolare a noi meschinelli la via della salute, colla grazia battesimale ci monda e rinnova; ci rialza, caduti, col Sacramento della penitenza; ci fortifica con quello della Eucarestia; nè paga di tanto, affida alle mani de' sommi Pastori della Chiesa, e principalmente del visibile suo Capo, tesori immensi di grazie a nostro vantaggio. Come ciò avvenga udite l'Angelico: «I Santi ne' quali trovansi sovrabbondare le opere di soddisfazione, non fecero quelle opere determinatamente per questo o quello che abbisognasse di remissione (la quale altrimenti potrebbe ottenersi da ognuno senza bisogno d'indulgenza) {9}ma sì le fecero al comune per tutta la Chiesa, conforme all'Apostolo (Col. I. 24) che diceva di compiere nel corpo suo le lacune della passione di Cristo, a favore di quella Chiesa cui scrive... Ora i beni che sono comuni di una moltitudine, si distribuiscono ai singoli della moltitudine stessa, ad arbitrio di chi la presiede. Onde a quella guisa che alcuno otterrebbe la remissione della pena, se altri soddisfacesse per lui così la ottiene ugualmente, quando l'altrui soddisfazione gli è applicata da chi n'ha il potere (Suppl. e. XXV,  a, 1).»

            Ed ecco il regnante Pontefice Leone XIII, applicarla a noi nella più ampia maniera, colla universale promulgazione di un Giubileo. Chi sarà così ingrato, così stolto, così noncurante dei divini favori e nemico di sé medesimo da non approfittarne? Ben è vero ch'esso subordina la sua efficacia a certe pie opere che debbonsi da ciascuno prestare; ma a chi mai potranno riuscire gravose, verso il beneficio inapprezzabile onde sono retribuite? Noi ve le ricorderemo, o Dilettissimi, notando qui insieme le facoltà largite e le prescrizioni fatte dal Santo Padre per questo tempo veramente accettevole.

 

I.

{10}Opere ingiunte per l'acquisto del Santo Giubileo.

 

            1.º Visitare due volte tre Chiese da Noi designate, ivi pregando per qualche spazio di tempo Gesù Sacramentato e la Madre delle Misericordie per la prosperità ed esaltazione della Chiesa Cattolica e della Santa Sede, per la estirpazione delle eresie, per la conversione dei peccatori, per la concordia dei Principi cristiani, per la pace ed unità di tutto il popolo fedele, secondo l'intenzione del Romano Pontefice. Per la Città Noi designamo le Chiese della Cattedrale, di. S. Antonino e di S. M. di Campagna. Per gli altri luoghi della Diocesi la Chiesa Parrocchiale. Autorizziamo i rispettivi Signori Parrochi a determinare le altre due chiese. Ove queste non siano che due si dovranno visitare ambedue tre volte; ove non ve ne sia che una sola, si dovrà la medesima visitare sei volte.

            I Regolari e le persone che vivono in Comunità, nè escono dal loro ritiro, come altresì gl'infermi degli spedali e i sostenuti in carcere, potranno visitare la loro chiesa o cappella.

Valendoci della facoltà accordataci dal Santo Padre, riduciamo a tre le dette sei visite, per coloro che le faranno processionalmente.

            {11}2.° Digiunare una volta, usando cibi solamente di stretto magro, (ossia da olio). Ciò potrà farsi durante la Quaresima, purché non abbia luogo in uno dei dieci giorni ne' quali è prescritto digiuno ugualmente rigoroso (che sono il primo, i tre ultimi e tutti i venerdì): Se poi voglia farsi fuori del tempo Quaresimale dovrà aver luogo in un giorno in cui già non siavi obbligo di digiuno.

            3.° Fare, entro il tempo suddetto, e secondo l'impulso della propria devozione, qualche elemosina a' poverelli di Cristo, o a vantaggio di qualche Pia Opera.

            4.° Confessarsi con sentimenti di vera penitenza e ricevere la SS. Comunione, avvertendo che con una sola Comunione non si può soddisfare al precetto Pasquale e insieme lucrare il Giubileo, e che per ottenere il frutto dell'indulgenza è necessario che almeno l'ultima delle opere ingiunte sia fatta in grazia di Dio.

 

II.

Facoltà' largite dal Santo Padre

nel tempo del  Santo Giubileo.

 

            1.° A ogni fedele sì laico che ecclesiastico, come pure ai secolari di qualunque ordine e istituto, non esclusi quelli che dovrebbero essere {12}specialmente menzionati, è data facoltà di scegliersi qualunque, purché da Noi approvato, confessore, sia del clero secolare, sia del regolare. Per le Monache e altre femmine dimoranti ne' monasteri il confessore dovrà essere approvato specialmente pro Monialibus.

            2.º I naviganti e i viaggiatori potranno acquistare il Santo Giubileo quando sieno ritornati al proprio domicilio o siansi ridotti a certa residenza, purché adempiano alle opere ingiunte sopraindicate e visitino per sei volte la Cattedrale o la Chiesa principale del luogo del loro domicilio o di detta residenza.

            3.° Tutti i Confessori da Noi approvati potranno assolvere, nel solo fóro della coscienza e per questa volta soltanto, da tutte le scomuniche, sospensioni, ed altre ecclesiastiche sentenze e censure a jure vel ab homine per qualunque motivo fulminate od inflitte, fossero anche speciali modo riservate al Sommo Pontefice, comprese pur quelle di cui l'assoluzione in qualunque più larga concessione non s'intenderebbe compresa, come altresì potranno assolvere da tutti i peccati ed eccessi, quantunque gravi ed enormi, anche riservati, come è detto per le censure, ingiunta però salutare penitenza e ciò che di ragione vuol essere ingiunto, e, se trattisi d'eresia, ricevuta prima l'abiura e la ritrattazione degli errori nelle forme prescritte. Potranno inoltre {13}commutare in altre opere pie e salutari tutti i voti anche giurati e riservati alla Sede Apostolica, tranne peraltro i voti di castità, di religione e di obbligazione accettata dal terzo, o che involgano il pregiudizio del terzo, e i voti penali che si chiamano preservativi dal peccato, se pure l'opera commutata non stimisi tale che valga quanto la materia primitiva del voto ad allontanare dal peccato.

            Potranno eziandio dispensare i Regolari dalla irregolarità, per sola violazione di censure e occulta, ma non potranno dispensare da qualunque altra irregolarità proveniente o da delitto o da difetto, o nota od occulta, nè da qualunque altra incapacità o inabilità comunque contratta, neppure nel fóro della coscienza; e resta in tutto il suo vigore la Costituzione, colle unite dichiarazioni, della fel. mem. di Benedetto XIV, che comincia Sacramentum pœnitentiæ, tanto rapporto alla inabilità di assolvere il complice, come all'obbligo della denunzia. Neppure potranno assolvere quelli che dal Sommo Pontefice e dalla Sede Apostolica o da alcun Prelato o Giudice ecclesiastico fossero stati nominatamente scomunicati, sospesi, interdetti, o dichiarati incorsi in altre sentenze e censure, o pubblicamente denunziati, se non nel caso che dentro il tempo determinato abbiano soddisfatto o conchiuso accordo colle parti. Che se a giudizio del confessore non avranno {14}potuto soddisfare dentro il termine stabilito, potranno essere assoluti nel fòro della coscienza al solo effetto di conseguir l'indulgenza, restando loro l'obbligazione di soddisfare come prima possono.

            Ogni Confessore finalmente ha facoltà di commutare in altre opere di pietà le opere superiormente ingiunte, per tutti coloro che fossero impediti di compierle o in tutto o in parte, sia per causa d'infermità che per qualsiasi altro ostacolo. Così pure di dispensare dalla Comunione quei fanciulli che ancora non vi fossero stati ammessi.

            4.° Questa plenaria Indulgenza può altresì applicarsi per modo di suffragio alle anime Sante del Purgatorio.

 

III.

Prescrizioni riguardanti la  nostra Diocesi

 

            1.° Nel primo giorno festivo dopo ricevuta la presente si aprirà solennemente in ogni Parrocchia il Santo Giubileo, coll'esposizione del SS. Sacramento e col canto delle Litanie dei Santi, impartendo poscia la Santa Benedizione.

            2.° Questa solenne apertura avrà luogo nella Nostra Cattedrale il giorno 2 di Marzo, prima Domenica di Quaresima, dopo la Predica solita a farsi, e se ne darà il segno la sera antecedente {15}col suono festivo delle campane di tutte le Parrocchie della città. Il medesimo si praticherà in tutte le Parrocchie della Diocesi, la sera antecedente alla solenne apertura.

            3.° In ogni giorno festivo, prima d'impartire al popolo la Benedizione col SS. Sacramento, si canterà il Salmo Miserere con la Colletta pro remissione peccatorum.

            4.° Ordiniamo che la Colletta medesima durante il tempo del Giubileo si legga nella Santa Messa da tutti i Sacerdoti, dopo quella pro Papa, ogni qualvolta il rito lo permetta.

            5.° Ordiniamo inoltre che ogni Parroco apra un corso di istruzioni intorno al Giubileo, ai grandi vantaggi che apporta alle anime, al modo di acquistarlo e alle opere da eseguirsi.

            6.° Il medesimo sì chiuderà il 1.° Giugno in tutte le Parrocchie della Diocesi col canto del Te-Deum e colla Benedizione del Santissimo.

            Noi vorremmo ora estenderci, o Dilettissimi, per disporvi tutti a trar profitto come si conviene, da un tanto benefizio, ma a ciò supplirà, ne siamo certi, il vostro zelo, o Venerabili Nostri Cooperatori, Dilettissimi Parrochi.

            E' desiderio del Santo Padre e Nostro che in ciascuna Parrocchia abbia luogo a tal fine qualche straordinaria predicazione coll'invito altresì di confessori straordinarii. Comprendiamo benissimo {16}la difficoltà della cosa, ma sappiamo che la carità di Cristo Vi spinge e che la carità è feconda, inventiva, operosa, che non teme le fatiche, ma anzi le ama e ne è beata. Gl'instancabili Figli di San Vincenzo de' Paoli, ripieni come sono dello Spirito della loro vocazione, ben vorrebbero moltiplicarsi e portare dapertutto l'opera loro. Ricchi di umiltà come di fede, non la risparmiano infatti a sudori, a disagi, a sacrificii, per la salvezza delle anime; e volge ora il terzo anno che, a preparare i fedeli alla Sacra Visita, Ci precedono, senza mai darsi requie un istante. Ma in così vasta Díocesi e in così breve spazio di tempo, qual si è quello fissato pel Giubileo, come potrebbero essi accorrere in ogni parte? Ebbene, V. F., fatevi tutti Apostoli e Missionarii. Presi i debiti concerti coll'immediato vostro superiore, il Vicario Foraneo, scambiatevi a vicenda nella carità di G. C. che vi lega, fissando per ciascuna Parrocchia diversa settimana; datevi la mano sinché uno sia per tutti e tutti per uno. «Oh, se vedessimo, diceva S. Carlo, che cosa sia liberare un'anima anche sola dalle fauci dell'inferno, non dubito punto che molti si esporrebbero anche a manifestissimi pericoli, dove fosse la speranza di salvare almeno un'anima (Giuss. Vita lib. 8 c. 13)! Noi in questo, come afferma l'Apostolo: Dei adjutores sumus (I Cor. III, 9), ed animati da tale pensiero ciascun di noi deve {17}poter dire coll'Apostolo medesimo: bramava di essere io stesso separato da Cristo pe' miei fratelli (Rom. IX, 3). Rivestitevi delle viscere del Divino Pastore e correte sulle tracce delle pecorelle smarrite. Pregate, instate, scongiurate, perchè le neghittose si riscuotano, si ridestino. Sappiano i peccatori, per la vostra parola semplice, viva ed efficace, che è amara cosa l'aver abbandonato il Signore.

            E poichè nel tribunale di penitenza si abbellano e, per così dire, si riparano i templi vivi dello Spirito Santo, che sono le anime, Sacerdoti Confessori quanti siete, se la Chiesa Vi affida in questo tempo il sacro deposito delle sue chiavi onde aprire e chiudere, e più per aprire che per chiudere, fatene buon uso. Procurate di accrescere in Voi le doti necessarie per ben adempiere sì difficile ministero; siate sempre disposti in qualunque giorno e momento ad accogliere coloro che Vi si presentano, nè siavi scusa per sottrarvi al pietoso incarico, non essendo noi fatti per noi, ma per Iddio e pei nostri fratelli. Vorremmo anzi che, cogliendo occasione da questo tempo, foste Voi i primi a cercarli, a circondarli di premura e di carezze per indurli a venire, e, venuti che siano, ascoltarli con cuore longanime e paziente, con prudente amorevolezza e bontà. Sovvengavi quello che dice S. Gregorio Papa: senza dolcezza la fermezza sarebbe crudeltà; senza {18}fermezza la dolcezza degenererebbe in colpevole indulgenza, e quindi tenetevi strettamente alla norma che ci dà per ben regolare le coscienze a tenore dei varii bisogni: Sit amor, sed non molliens; sit rigor, sed non exasperans; sit zelus, sed non immoderate sæviens; sit pietas, sed non plus quam expedit, parcens.

            Tutto ciò, V. F. vi costerà annegazione, sacrifizii, lo sappiamo; ma questo è anzi che deve animarvi, sapendo che, con quanto più di sudore avrete seminato, con tanto maggiore allegrezza raccoglierete. Saranno grandi le vostre fatiche, ma altrettanto più grande sarà la vostra corona.

            E voi tutti, Figli Nostri Carissimi, aprite i cuori alla speranza, attendete seriamente e con ogni impegno allo studio della vostra salute. Deh! ve ne preghiamo per le viscere di Gesù Cristo, non ricevete invano la grazia che in questi giorni sì largamente vi si offre: exhortamur vos ne in vacuum gratiam Dei recipiatis (2 Cor. VI, 2). Se mai sempre, ora specialmente è necessario mondare la coscienza dalle opere morte, offrir sacrifizii di giustizia, far frutti degni di penitenza, chè la mano del Signore già da gran tempo è aggravata sugl'individui e sulle famiglie, sui popoli e sulle nazioni, e minaccia di aggravarsi ancor più, come ci avverte il Santo Padre. Ah, non v'è altro mezzo, o Dilettissimi, a rimuovere da noi i tremendi flagelli dell'ira sua, che abban{19}donare le vie del peccato, come dice il Profeta, e purificati nel lavacro della Confessione, espiar ogni pena coll'acquisto della plenaria Indulgenza. Moltiplichiamo quindi le opere  buone, raddoppiamo il fervore, ricorriamo a Dio! nell'umiltà del pentimento. Da Esso imploriamo gli ajuti, ad Esso rivolgiamoci col cuore, colle orazioni, col digiuno e colle elemosine.

            Voi specialmente, Figli Carissimi, che da tanti anni battete i sentieri della iniquità, oppressi dal grave giogo di satana, deh, per pietà di voi stessi, non vogliate disprezzare le ricchezze della bontà, della pazienza e longanimità di Dio! e, mentre vi si apre dinanzi una via cosi facile ed ampia a conseguire il perdono, non vogliate per la vostra contumacia rendervi inescusabili presso il Divin Giudice e cumularvi carboni ardenti sul capo pel giorno dell'ira. Ritornate, o miseri, al cuore: redite prævaricatores ad cor (Is. XLVI, 8,). Chi ha da riparare scandali li ripari; chi ha da perdonare, perdoni; chi ha da restituire, restituisca. Non c'illudiamo, o Carissimi, non c'illudiamo. Gli anni corrono, le illusioni si dileguano, i vani rumori passano, i disegni e le macchinazioni degli uomini periscono, la figura di questo mondo svanisce, la morte c'incalza, il giudizio eterno ci stà sopra... ma intanto ci sta dinanzi la Misericordia, più larga e benigna che in alcun tempo mai. Approfittiamone; tutti ne abbiamo bisogno, perchè tutti {20}siamo peccatori. Non c'illudiamo, torniamo a ripetere. Dio, Padrone assoluto de' suoi doni, dà le sue grazie a chi vuole, quando vuole e in quella misura che vuole, misura che non può conoscersi nè può passarsi. Questo Giubileo è una delle grazie più elette e straordinarie, è un'amorosa visita di Gesù alle anime nostre. Pertanto se alla sua visita vi teneste indifferenti, i tre mesi del Giubileo passeranno; la bella opportunità di rimediare alla passata vita e di far nuovi guadagni pel cielo passerà con essi; con essi passerà Gesù, uso bensì a passare sulla terra beneficando, ma a pur passare: transibat benefaciendo. Ed oh! qual soggetto di seria riflessione, qual motivo di timore per tutti noi Gesù che passa! Timeo, esclamava tremando S. Agostino, timeo Iesum transeuntem. Questo per tanti sarà certamente l'ultima visita, l'ultima chiamata, e in que' tanti può trovarsi ciascuno di noi. Pensiamoci, e Dilettissimi, mentre ne abbiamo il tempo. l buoni ci pensino affine di raccoglier nuove forze, a mantenersi e progredire nelle vie del bene; i tepidi ci pensino, a riacquistare il fervor dello spirito; i traviati, in cui non è morta la fede, si profondino in questo grande pensiero, a gittar le opere delle tenebre e a indossare le armi della luce. Ma coloro ne' quali, pel volontario accecamento dell'orgoglio, la fede è morta, ah, V. F. e F. C. pregate! Abbracciati alla croce di Gesù Cristo fervorosamente {21}pregate; scongiuratelo che il suo sangue, per questi nostri infelici fratelli, non rimanga infruttuoso, nè siasi sparso invano. Sì, pregate, preghiamo tutti e le nostre preghiere umili, filiali, perseveranti, otterranno ciò che ottener non potrebbero le nostre lagrime.

            E poichè in questo tempo prezioso Iddio porge più facile ascolto, per le preghiere più accese e frequenti di tutta la Chiesa ricordiamoci altresì del comun Padre Leone XIII, impetrandogli dall'alto i lumi e i conforti necessarii per ben dirigere la navicella di Pietro, sbattuta ora si fieramente da tanti marosi.

            Daremo termine, V. F. e F. C., alla presente, sollevando nell'umiltà dello spirito le mani al Pastore eterno e Vescovo delle anime nostre; supplicandolo con ogni affetto, che non guardi alla indegnità Nostra, ma al carattere augusto di cui Ci volle insiguiti, ed al santo e tremendo ministero che volle affidarci; affinchè sul Venerabile Nostro Clero, sul Nostro dilettissimo gregge, su tutti, sparga in larghissima copia le sue più elette Benedizioni.

 

Piacenza, dal Nostro Palazzo Vescovile questo giorno 20 Febbraio 1879, anniversario della esaltazione del Santo Padre Leone XIII al Trono Pontificio.

 

† Giovanni Battista Vescovo



[1]  cfr. LEONE XIII,  Enc. Pontifices maximi, ASS 11 (1878), pp. 420-426.