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07. Lettera Pastorale di Monsignor Vescovo di Piacenza ai Maestri e alle Maestre delle Scuole Catechistiche della Città e della Diocesi, 4.11.1877, Piacenza, Tip. G. Tedeschi, 1877, pp. 34.
Il vescovo si compiace con i laici che insegnano il catechismo per l'impegno con cui si sforzano di imitare il Signore che accostava di preferenza i piccoli. Essi sono cristiani come gli altri fedeli per il comune battesimo che li ha inseriti nella stessa comunità ecclesiale; ma per l’attività svolta sono "qualche cosa di più". E' un'espressione significativa con cui Scalabrini riconosce anche a chi non ha ricevuto il sacerdozio ministeriale un ruolo importante nell'evangelizzazione. L'interesse della chiesa per il catechismo trova autorevoli precedenti nell'intero corso della storia con i Padri, i concili, i pontefici e i santi; assume un notevole rilievo nella situazione attuale della società italiana perché la Sinistra al potere cerca di togliere la dottrina cristiana dalla scuola pubblica. Non ci può sfuggire qui la preoccupazione di Scalabrini per la recente "legge Coppino" con cui il parlamento ha attribuito alle amministrazioni comunali la competenza sull'insegnamento della religione nelle elementari e ha sostituito alla lezione di catechismo, nelle materie curriculari, le nozioni dei doveri dell'uomo e del cittadino. L'attività del maestro della scuola catechistica non si deve esaurire nell'esposizione dei contenuti perché i bambini non devono essere soltanto istruiti, ma anche educati. L'insegnamento sarà efficace se sostenuto dall'esempio di una intensa vita cristiana e da una formazione professionale in ordine all'azione didattica da svolgere. Il clero ricordi che oltre a moltiplicare le scuole della dottrina cristiana deve preparare i docenti laici.
Da quali affanni sia stretto il cuore di un Vescovo nei difficili tempi
che corrono, da quante cure penosissime angustiato, ben può da ognuno
comprendersi; ma niuno può certo immaginare la dolorosa trepidazione che a
noi ispira la gioventù, cara speranza della Chiesa, tenero oggetto delle
Nostre Pastorali sollecitudini. Gli è perciò che sentiamo vivissimo il
bisogno di ritornare a voi colla parola, mentre del continuo fra voi Ci
troviamo con quell’affetto che non si rallenta mai, che anela soltanto
al bene e che dal Signore continuamente vi implora ogni grazia. Oh si, che
siate benedetti! Al vedere con quanta sollecitudine vi adoperaste finora a
vantaggio de' nostri cari fanciulli, al sapervi cresciuti ormai al numero di
più che tre mila, tutti intesi ad un'opera così santa, tutti desiderosi,
come speriamo, di sempre più impegnarvi per essa, il Nostro cuore esulta e
non cessa la Nostra lingua di render chiara testimonianza di voi, chiamandovi
col Discepolo prediletto: figliuoli carissimi, che siete forti e la parola di
Dio sta in voi ed avete vinto il maligno: fortes
estis et verbum Dei manet in vobis et vicistis malignum (Joh. II. 14). Sì,
lo avete vinto e lo vincerete sempre e sempre più andrà crescendo il vostro
zelo, se rifletterete per poco alla grandezza della missione che vi venne
affidata, al bisogno che la precede, all'importanza che l'accompagna,
all'utile che la segue.
Qual fu egli, o Dilettissimi, il fine per cui Gesù Cristo, l'Unigenito
del Padre, venne dal cielo ad abitare fra noi, assoggettandosi a tutte le
nostre miserie? Quello appunto di evangelizzare a' poveri di sapienza, e
d'illuminarli a conoscere le vie della giustizia: Evangelizare
pauperibus misit me (S. Luc. IV. 18). Noi lo vediamo infatti questo
amabile Redentore, sempre acceso dal fuoco della sua carità, visitare ogni
angolo della Palestina, recandosi di
città in città, di castello in castello, di villa in villa, predicando nei
deserti e nelle campagne, dalla pietra dei pozzi e dalla prora delle navi,
sulle rive dei laghi e sulle cime dei monti, a tutti e dapertutto. Ma Egli
amava specialmente i fanciulli e col suo guardo divinamente soave cercavali di
mezzo alle turbe, se li faceva accostare, li abbracciava, li accarezzava,
posava le sue mani sulle loro teste innocenti, dirigeva ad essi parole di
eterna vita, nè mai li rimandava senza averli benedetti. Quanto perciò non
è glorioso per voi, o Maestri e Maestre del Catechismo, l'avere a Capo in
quest'opera Gesù Cristo medesimo! Quanto non deve animarvi il pensiero, che
le vostre istruzioni non sono che l'eco fedele della sua divina onnipotente
parola! Voi, per il battesimo, siete cristiani è vero; ma, per l'ufficio che
esercitate, siete qualche cosa di più. Siete gli apostoli della nuova
generazione, i salvatori dei vostri fratelli. Più fortunati di chi diè loro
la vita del corpo, voi date ad essi la vita dello spirito, la vita
dell'intelletto, che è la cognizione di Dio somma verità; la vita del cuore,
che è l'amore di Dio bontà infinita. Che direste se la sposa di un grande
Monarca affidasse a voi l'educazione de' suoi figliuoli? Come non vi
stimereste onorati? Ebbene, la Chiesa, voi sapete, è sposa non di un Re della
terra, ma del sovrano Monarca de' cieli. Essa, nella persona de'
suoi Ministri, ripete a ciascuno di voi quello appunto che la figlia di
Faraone disse alla nutrice di Mosè campato dalle acque: accipe
puerum istum et nutri mihi (Es. IX. 9): prendete questi fanciulli e
nutriteli per me; nutriteli non di un cibo materiale qualunque, ma del cibo
spirituale della verità e dell'amore. Dilettissimi, intendete voi missione
sublime che è la vostra? E quale impresa più nobile e più degna di un
cristiano che quella di crescere dei figli alla virtù, mediante la istruzione
catechistica? Agli occhi del mondo sarà forse cotesta impresa vile e dappoco,
ma non così agli occhi del Figliuolo di Dio. Egli anzi apertamente dichiara
che coloro i quali, oltre aver praticata quaggiù la sua dottrina, l'avranno
anche insegnata, saranno tenuti grandi nel regno de' cieli: qui fecerit et docuerit, hic magnus vocabitur in regno cœlorum (S.
Matth. V. 19). Ora, l'essere tenuti grandi per avere insegnata la dottrina
cristiana, non suppone forse che l'insegnamento di tale dottrina sia qualche
cosa di grande? Non suppone forse che sia grande l'ufficio di Maestro e di
Maestra del Catechismo? Insegnando infatti la Dottrina Cristiana, voi dettate
lezioni che dileguarono già le spaventose tenebre del mondo, che mutarono la
faccia dell'universo e popolarono il cielo di Santi. I più insigni filosofi
dell'antichità, i quali menarono tanto grido e furono tenuti in conto di
oracoli, mai non sarebbero giunti, con tutto il loro sapere, ad insegnar le
verità che voi insegnate catechizzando i fanciulli. Sono verità dinanzi alle
quali, in ogni tempo, piegaronsi riverenti i più sublimi intelletti e, a
fronte delle quali, tutti gli splendori dell'umana sapienza non sono che
tenebre. E come no? La Dottrina Cristiana, quella appunto di cui voi, o
Dilettissimi, siete i Maestri e le Maestre, è scienza tutta celeste; è la
scienza delle scienze, il cardine anzi intorno a cui si aggirano tutte le
altre scienze; la sola veramente grande, veramente nobile, veramente
necessaria, la sola che adeguatamente risponde alla nostra dignità, che
intieramente soddisfa a tutte le aspirazioni dell'anima nostra, la sola
finalmente che non crollerà in eterno e che ci renderà perpetuamente felici.
Ecco perchè tutti i Concilii, tutti i Padri, tutti i sommi Pontefici ne
zelarono, con tanta premura, l'insegnamento; ecco perchè i Santi tutti più
insigni e i più grandi Genii del Cristianesimo (un S. Cirillo di Gerusalemme,
un S. Giovanni Crisostomo, un S. Gregorio di Nazianzo, un S. Ambrogio, un S.
Agostino, un S. Girolamo, un S. Leone Magno, un Gersone, un S. Ignazio di
Lojola, un S. Francesco Saverio, un V. Bartolomeo de' Martiri, un Castellini [1],
un S. Carlo Borromeo, un S. Francesco Borgia, un S. Filippo Neri, un S.
Girolamo Emiliani, un S. Giuseppe Calasanzio, un S. Francesco
di Sales, un S. Vincenzo de' Paoli, un Bellarmino, un Bossuet, un Fénelon, un
S. Alfonso de' Liguori e mille e mille altri), tutti raccomandarono il
Catechismo, tutti si occuparono del Catechismo, tutti si recavano ad onore
l'insegnare ai fanciulli il Catechismo. Qual gloria intanto per voi, o Figli
Nostri Carissimi, diremo anzi quale fortuna, potere imitare così splendidi
esempii! potervi associare con quegli eroi ad un'opera sl sublime e sì santa!
Noi sappiamo come, in varie parrocchie della Nostra Diocesi, è avvenuto che
tanti e tante, santamente invidiose, piangevano, perchè non erano destinate
all'ufficio di Maestri e Maestre del Catechismo. Oh, ben capivano costoro di
qual sorte avventurata rimanevano privi! E voi, che di tal sorte siete ora
partecipi, come non ne ringrazierete il Signore? Come anzi il vostro zelo per
la Dottrina Cristiana non andrà ogni giorno aumentando, di fronte al bisogno
ognor crescente di questa Dottrina medesima?
Pur troppo viviamo in tempi assai tristi. La guerra che muovesi a Dio
nel mondo è ora più che mai accanita, tremenda. -Non abbiamo bisogno di Dio
noi! non Lo vogliamo! Nolumus hunc
regnare super nos!- Ecco il grido universale degli empii e cacciano Dio
dalle famiglie, dalle scuole, dall'intiera società. Ne vorrebbero distrutta
persino l'idea! Quindi la febbrile attività degli uni per ispegnere, specialmente nei giovani, la fede. Quindi quella smania
infernale degli altri di bandire tutto ciò che vi ha di cristiano ancora in
mezzo agli uomini. Oramai via fino il Crocifisso da capo al letto, dalle sale,
dai cimiteri. Via le solennità, le processioni, i funerali. Via insomma tutto
che ricorda Dio, l'anima, l'eternità. Il dubbio intanto signoreggia le menti
e il vizio, come dice il Profeta, irrompe ad innondare la terra: Maledictum
et mendacium et homicidium et furtum et adulterium inundaverunt (Osea, IV.
2). Che ne segue però ? Il vedete. Lo scompiglio e il disordine flagellano le
nazioni ed i regni sprofondano: Conturbatæ
sunt gentes et inclinata sunt regna (Ps. LV. 7). Oh! Chi torna alla terra
quella fede antica, quel timor santo di Dio, che faceva così calmi e sicuri i
padri nostri? Come arrestare la società sul pendio fatale su cui trovasi
spinta ? Non vi ha che un rimedio, o Carissimi, e questo rimedio è in mano
vostra, il Catechismo. A quella guisa che per salvare un edificio convien
rassodarne ben bene le fondamenta, così è uopo assicurare la gioventù che
è appunto la base di tutta società. Ma come assicurarla cotesta gioventù,
come renderla forte, se non gettando nel suo cuore i semi della virtù e
sviluppando in essa il germe della vita spirituale, mediante l'istruzione
catechistica? E alla gioventù sopratutto che si tendono insidie oggigiorno,
affine di strapparla {10}dal seno della Chiesa. Si vorrebbe una gioventù
pronta a favorire qualsiasi delitto; una gioventù che fosse atea, non
credente! e, per riuscirvi più presto, si cerca di togliere il Catechismo
dalle scuole, o, che è peggio, se ne affida l'insegnamento a persone non ad
altro capaci che a tramutarlo in veleno. Dovremo noi assistere indifferenti a
simile strage, mille volte più barbara e più crudele di quella di Erode?
Imperocchè, o Dilettissimi, Erode finalmente non uccise che i corpi dei
teneri pargoletti, facendoli sgozzare in braccio alle madri; ora invece sono
le anime che si uccidono, strappandole dal costato di Gesù Crocifisso per
gettarle in bocca al demonio. Che fare adunque? Alla dottrina sovvertitrice
del mondo bisogna contrapporre, sin dall'infanzia, la sana Dottrina di Cristo;
agli storti giudizii del secolo, i principii immutabili del Vangelo; alle
insulse teoriche dei falsi maestri, le infallibili verità della Chiesa, le
quali altro finalmente non sono che quelle insegnate nel Catechismo. Senza di
queste, no, non isperate veder giorni migliori, che anzi, poco a poco, verrà
a smarrirsi la idea religiosa, coll'idea religiosa il senso del dovere e della
giustizia, e, invece di un popolo di credenti, non avremo che una turba di
scellerati. Lo vediamo pur troppo in tanti giovani. Vediamo a che riescono
senza il freno della religione, abbandonati a sé stessi.
Non preghiera, non sacramenti, non parola di Dio, non santificazione di feste,
non cristiana mortificazione; epperò, straziati dai rimorsi, oggetti di
abbominio agli occhi proprii, finiscono molte volte per troncare essi medesimi
una vita, la quale non fu altro che un intreccio d'infamie continuo, un
continuo peccato. Vi è forse a stupirne? L'uomo qui in terra ha dei bisogni
cui non può soddisfare senza compiere dei doveri: alti, sublimi doveri, che
lo legano a Dio, al prossimo, a sé medesimo. Ma come praticarli se non si
conoscono e come conoscerli se ignorasi il Catechismo? Diciamolo pur
francamente. E' dalla ignoranza del Catechismo che hanno origine tutti i mali
presenti. Per essa i padri di famiglia sono indifferenti alla educazione dei
proprii figli; i figli crescono altieri, arroganti, voluttuosi; i mariti
vilipendono le mogli, le mogli portan odio ai mariti; i ricchi non fanno
quanto possono a sollievo dei poveri, i poveri non vivono rassegnati e si
sollevano contro dei ricchi. Per l'ignoranza del Catechismo si scambia il
potere in oppressione, la libertà in licenza e, scosso il freno di ogni
privata e pubblica autorità, si rinnovano scene che riempiono l'anima di
spavento e la terra di lutto. Non si conosce la religione, epperò si
disprezza; si vuol ragionare dove non bisogna che tacere; si buttano giù
sentenze a diritto e a rovescio, si critica, si condanna,
e intanto la fede vacilla, l'orgoglio s'innalza e il cuore si sprofonda nel
fango di ogni vizio! Ah, bisognerebbe non aver cuore per non sentirsi
commovere al riandar queste cose! Se si sapesse un po' meglio il Catechismo,
credete voi, o Dilettissimi, che sarebbero in molti tanto sregolati costumi?
Se si sapessero bene le massime di Gesù Cristo, credete voi che le massime
degli increduli avrebbero tanta voga e getterebbero sì profonde le loro
radici? Credete voi si udirebbero, da persone anche distinte, certi spropositi
intorno alla Chiesa, ai Concilii ed al Papa; certe proposizioni, le quali
urtano addirittura colle credenze cattoliche? Chi sa il Catechismo sa che la
vita ci fu data, non per consumarla in divertimenti, non per far roba o per
procurarci ricchezze ed onori; ma per muovere a passo franco alla conquista
del Cielo, tenendoci sulla strada della virtù e facendo opere buone. Sa che
il gran modello da seguirsi è Gesù Cristo e che esser Cristiano vuol dire
appunto imitare Gesù, avere lo spirito di Gesù, pensare come ha pensato Gesù,
amare ciò che Egli ama, odiare ciò che Egli odia. Sa che non è amar Dio
l'offendere il prossimo e che la vera carità non è il lacerare l'altrui
fama, lo spogliare, il vendicarsi; ma il perdonare, il compatire, il vivere in
pace con tutti e l'esercitarsi nelle opere della misericordia. Chi sa il
Catechismo sa che non ha Dio per padre chi non ha la Chiesa per
madre; sa che gravemente si pecca violando i giorni festivi, sia col tenere
aperti pubblicamente i negozii e le officine, sia col lavorare o col far
lavorare senza un bisogno assoluto; sa che è peccato mortale il lasciar di
udire in detti giorni la Santa Messa, come pure il trasgredire il precetto
della Confessione e Comunione Pasquale; sa parimenti che è peccato mortale,
anzi doppio peccato, violare il precetto del digiuno, mangiando pubblicamente
di grasso nei giorni vietati; sa finalmente che è peccato mortale gravissimo,
darsi alla lettura dei libri cattivi e dei fogli che osteggiano il principio
cattolico, come anche il favorirne la stampa coll'associarvisi o col
propagarli. Tutto questo si sa da chi sa il Catechismo, ma si sa egli da tutti
? Oh, quanti quanti, che pur si dan l'aria di Maestri, avrian mestieri di
tornare addietro e ripassare un pochino quel capo che tratta della Chiesa
Cattolica, Apostolica, Romana! quanti avrian mestieri di richiamarsi a memoria
i comandamenti di Dio e della Chiesa, cui, a forza di cianciare, finirono per
porre in dimenticanza! O Maestri e Maestre del Catechismo, e non si accenderà
sempre più il vostro zelo, per impedire almeno che tanta ignoranza cresca e
si dilati e arrivi a stendere il suo velo sulle menti altresì dei piccoli
fanciulli? Non vorrete voi anzi
far uso di tutti quei mezzi dei quali potete disporre, affine di preparare
alla Chiesa una generazione che valga un dì a rasciugarne le lagrime? una
generazione la quale renda a Dio tutto l'onore che Gli si deve e che,
purtroppo, Gli è negato al presente? Oh, Dilettissimi! Chi ha fede, chi vive
di fede, non solo ama Dio, ma sentesi spinto a farlo amare anche dagli altri,
chè l'amore non si adatta mai alla indifferenza. Di qui quella febbre dei
santi di tutto sacrificarsi per la salvezza delle anime. Di qui quei prodigi
di carità e di zelo che leggiamo nelle loro istorie e che formano
l'ammirazione dei secoli. Lo zelo della gloria di Dio li consumava, nè
lasciavali mai riposare un'istante. Chi non arde di questo fuoco celeste, no,
non può dirsi veramente cristiano, veramente cattolico. Vero cristiano e
cattolico è colui che non dice solo colle labbra ogni giorno: Signore, venga
il tuo regno; ma che studia tutti i modi, adopera tutti i mezzi, impiega tutte
le sue forze, perchè questo regno sempre più si dilati e si renda stabile
sulla terra. Vero cristiano e cattolico è colui che ha fame e sete della
giustizia, che cerca di farla e conoscere ed amare dagli altri, col promuovere
specialmente l'istruzione religiosa e coll'applicarvisi egli stesso. Tali
siete voi, o Carissimi, per la grazia grande che vi ha fatta il Signore di
eleggervi a Maestri e a Maestre del Catechismo e per l'impegno grande col quale vi
attendete. Oh, siate di nuovo benedetti! Fate che sempre possiamo gloriarci,
come Ci gloriamo, di voi; che sempre Ci sia dato potervi chiamare, come siete,
nostro gaudio e nostra corona (Ad
Philip. IV. l). Applicatevi quindi all'insegnamento del Catechismo in quel
modo che sapete migliore, ma con animo perseverante senza annoiarvi giammai.
Si tratta infine di un'opera che è della massima importanza.
I fanciulli crescono presto. In essi, come nel germe la pianta, vi è
la società dell'avvenire. Da qui a pochi anni saranno il popolo del contado e
della città. Si tratta di formare di essi gli onorati capi di casa, gli
onesti commercianti, i pazienti artigiani. Nelle fanciulle gli angioli delle
famiglie, le provide madri, le spose fedeli. Nei giovanetti i padri solleciti,
i figliuoli rispettosi, i servi obbedienti, i santi Sacerdoti, gl'integerrimi
magistrati, i sindaci, i consiglieri, gli amministratori dei più vitali
interessi, essendo questo appunto lo scopo del Catechismo: l'uomo e il suo
perfezionamento morale civile religioso. Può egli darsi compito più sublime?
Ma importa esercitarlo prima che l'uomo inimico arrivi a seminare nel cuor del
fanciullo la zizzania del male. Oh, il fanciullo! Chi non sentesi portato ad
amarlo? Esso ancora non ha il suo spirito
agitato dal turbine delle passioni, non si die' ancora in balìa del vizio,
non attossicò la sua vita coi malvagi tripudii dell'anima. A guisa di molle
cera esso è atto a ricevere qualsiasi impronta. E' un ruscello ancor vicino
alla sorgente, di cui si può a piacere moderarne il corso. E' un mattino
senza nubi, rallegrato dai candidi raggi del sole. E' una primavera ridente, i
cui vergini fiori cominciano a schiudersi alle rugiade del cielo. Ma guai se
arriva a toccarli l'alito pestilente del mondo o a soffocarli qualche erba
nociva! Diverebbero un’ingombro e nulla più. E' quindi sopratutto quando
l'uomo è fanciullo che bisogna vegliare per correggerne le male abitudini e
inchinarlo al bene. Il grano della virtù vuol essere seminato nell'aprile
della vita; le stagioni che succedono, altro non fanno che svolgerlo e
maturarlo, poichè il tempo non perfeziona negli esseri se non ciò che vi
trova. Ahimè, quanti poveri giovani vivono immersi nei disordini e bevono
l'iniquità come l'acqua, perchè il tempo non trovò altro da svolgere in
essi che iniquità e disordini! Quante volte il primo anello della catena che
tiene in carcere l'assassino rannodasi ad un piccolo vizio non corretto per
tempo nell'infanzia! Oh ! se fin d'allora avesse avuto costui qualche Maestro
o Maestra del Catechismo che si fosse dato premura d'infondergli in cuore
il timor santo di Dio, mediante l'insegnamento della Dottrina Cristiana, non
sarebbe forse in uno stato così deplorevole. Ma è vero pur troppo. Una sola
lezione d'iniquità basta sovente per fare apprendere la scienza del male e
perdere un giovane per sempre. L'uomo invece educato per tempo alla scuola del
Catechismo non si lascia ingannare così facilmente. Potrà ben qualche volta
cadere, traviato da ridenti menzogne; potrà eziandio, col crescere degli
anni, spezzare il freno, e, come il prodigo del Vangelo, darla attraverso le
regioni del vizio; ma non temete. Quei sentimenti cristiani, quelle prime
verità che voi, o Dilettissimi, avrete procurato di scolpire nella vergine
sua anima, saranno come segnali collocati là nel deserto, per additare la via
al pellegrino smarrito e serviranno a ricondurlo ben presto. Le passioni hanno
pure la loro stanchezza, il mondo ha i suoi disinganni ed ogni uomo ha i suoi
giorni di grazia e di misericordia. E allora che memore della pace degli anni
primieri, guarda con invidia alla casa paterna e prorompe risoluto in quelle
parole: voglio far ritorno: surgam et
ibo (Luc. XV. 8). Ecco quale finalmente sarà il frutto delle vostre
fatiche, o Maestri e Maestre dei Catechismo: il ritorno del peccatore fra le
braccia di Dio. Chi può dire il contento di cui, per cagion vostra, esulterà
il suo cuore e l'utile che poi ne avrete?
Parola fedele: Se alcuno, dice l'Apostolo S. Giacomo, farà che un peccatore
si converta dal suo traviamento, salverà l'anima di lui dalla morte e coprirà
la moltitudine dei proprii peccati: Si
quis converti fecerit peccatorem ab errore viæ suæ, salvabit animam ejus a
morte et operiet multitudinem peccatorum (S. Jacob. V. 20). Eccovi dunque
assicurata l'eterna salvezza. Ma v'ha di più, chè all'eterna salvezza terrà
dietro il premio ed un premio pei voi tutto speciale.
Come infatti Gesù Cristo non vi guarderà con occhio di speciale
predilezione, mentre v'impiegate con tanta sollecitudine a farlo conoscere ed
amare dai teneri fanciulli? mentre con tanta premura vi adoperate per
condurgli in seno coteste creature innocenti, che Egli ricomprò col divino
suo sangue e che ama come la pupilla degli occhi suoi? Alfine sappiamo che
ogni atto di carità, usato al prossimo in nome di Dio, avrà un giorno la sua
ricompensa. E qual opera più insigne di misericordia che l'istruire
gl'ignoranti nelle cose dell'anima e insegnar loro la strada dell'eterna
salute? Tante volte forse invidierete coloro che, sprezzando la voce della
carne e del sangue, attraversano i flutti dell'Oceano e si recano in terre
lontane, per evangelizzare la fede ai popoli, sedenti nelle tenebre e
nell'ombre di morte; ma a che giovano simili desiderii?
Insegnate ai fanciulli il Catechismo e farete cosa che uguaglierà in merito
l'opera di convertir gl'Idolatri, e il vostro nome sarà scritto nel libro
della vita, accanto al nome dei più incliti eroi. Che se Iddio
nell'universale Giudizio si mostrerà così benevolo verso i limosinieri,
dichiarando alla presenza di tutto il mondo di tener come fatto a sé stesso
quanto essi avranno fatto agli altri; se Egli si protesta nel suo Vangelo di
voler ricambiare largamente in quel giorno, anche solo un bicchiere d'acqua
fredda, o un tozzo di pane qualunque, dato in suo nome ad un povero, quale
accoglienza non farà a voi, o Maestri e Maestre del Catechismo, per il pane
di vita eterna, che avrete somministrato tante volte, a tanti poveri
fanciulli, che ne aveano sì grande bisogno? Imperocchè, quanto l'anima è più
nobile del corpo, tanto anche ogni elemosina spirituale è più eccellente e
più meritoria della corporale. Come ricca perciò deve essere la corona che
vi è riserbata ne' cieli! come splendido il trono della vostra gloria in quel
soggiorno beato! Lo Spirito Santo infatti ci assicura che quelli, i quali
ammaestreranno gli altri nelle vie della giustizia, rifulgeranno come stelle
per la interminabile eternità: qui ad justitiam erudiunt multos, fulgebunt quasi stellæ in perpetuas
æternitates (Dan. XII, 3). Dolce e consolante promessa! Ma che diremo
della promessa di Gesù Cristo medesimo? Se Egli, come udiste, dichiara in
modo sì aperto che saranno tenuti grandi nel suo regno coloro i quali, oltre
aver praticata quaggiù la sua dottrina, l'avranno anche insegnata, grande
altresì convien dire che debbano essere i loro meriti, grande per conseguenza
il premio che loro sarà dato: Qui
fecerit et docuerit, hic magnus vocabitur in regno cœlorum. A tali parole
chi di voi, o Carissimi, non sentesi rallegrare lo spirito? Ma Noi siamo lieti
di annunziarvi cosa, che certamente accrescerà la vostra allegrezza. E' il
Vicario di Gesù Cristo, è l'Angelico Pio IX, il quale, dopo aver ascoltato,
con rara compiacenza, il bene grande che voi sapete operare nelle scuole
catechistiche, e, dopo avervi benedetti con tutta la effusione del suo cuore
paterno, si degnò, come vedrete dal Breve qui unito, aprire per voi i tesori
delle sacre Indulgenze, e di aprirveli in maniera ben degna di Lui. Qual
cumulo di meriti adunque voi potete acquistarvi in breve tempo! qual premio
glorioso, ineffabile, grande! Chi non invidierà la vostra sorte? Ma ai grandi
premii, voi sapete, che non si arriva se non dopo grandi fatiche. Coraggio
adunque, o Carissimi; attendete col massimo impegno al Catechismo; insegnatelo
di proposito; non vi stancate giammai. E scritto ne' Libri Santi che Dio
ha dato a ciascun uomo una missione, una specie di mandato, per ciò che
riguarda gl'interessi eterni del suo prossimo: unicuique mandavit Deus de proximo suo (Eccli. XVII. 12). Ebbene,
voi non avete che a proseguire animosi nella intrapresa carriera, per
rispondervi degnamente; non avete che ad insegnare ai fanciulli le verità del
Catechismo. Non basta però insegnar loro così materialmente coteste verità.
Dovete farle ad essi gustare e tradurre in pratica; dovete educare il loro
carattere, la loro coscienza, il loro cuore. Dovete, secondo la frase
dell'Apostolo, formare in essi Gesù Cristo, crescendoli, per quanto sta in
voi, nell'innocenza, nella pietà, nel lume e nella grazia delle virtù
evangeliche, nel timore e nell'amore di Dio; regolarne i pensieri, i desiderii,
gli affetti; disporli insomma alla vita futura, mediante la santificazione
della vita presente. Nè crediate che siano cose queste, superiori alle vostre
forze. Ognuno di voi può benissimo riuscirvi, senza molto studio e colla
massima facilità; sapete come? Col buon esempio. Oh, sono pure efficaci le
sue lezioni! sono pure eloquenti! Deh! per le viscere di Gesù Cristo e per
l'amore di voi stessi ve ne supplichiamo, siate esemplari in tutto e
dapertutto; ma siatelo specialmente dinanzi ai fanciulli. Essi vivono, più
che altro, d'imitazione e cresceranno più o meno religiosi, secondoché
più o meno religiosi sarete voi. Da voi imparino quindi a far con riverenza
il segno della Croce, a giungere le innocenti loro mani, a mettersi in atto di
adorare il Signore. I nomi che più spesso sentono risuonarvi sulle labbra,
sieno i Nomi santissimi di Gesù e di Maria, e voi non li pronunziate mai alla
loro presenza, se non coi segni della più tenera divozione. Vi veggano essi
praticare con riverenza tutti gli atti della cristiana pietà, rispettosi coi
Ministri di Dio, frequenti alla Chiesa, religiosi, devoti. Il vostro esempio
darà forza, lume, efficacia alle vostre parole, e le vostre parole così,
penetrando in quei vergini cuori, produrranno certamente copiosissimi frutti.
Per lo contrario, a che mai gioverebbero tutte le vostre fatiche senza il buon
esempio? Se alcuno di voi raccomandasse ai fanciulli il timor santo di Dio e
poi si facesse sentire a nominarlo invano, o a bestemmiarlo; se loro
insegnasse il rispetto ai superiori ed egli fosse il primo a disobbedirli; se
li esortasse alla Chiesa, all'orazione, alla frequenza de' Sacramenti ,ed
intanto ne vivesse egli lontano; costui, ben vedete, distruggerebbe colle
opere, quanto gli venne fatto di edificar colle parole. Peggio poi se, colla
sua condotta, arrivasse ad essere pietra di scandalo a coloro i quali, non per
altro gli siedono attorno, se non per apprendere la vita eterna. Meglio per
lui sarebbe, dice il
Salvatore, che gli fosse appesa al collo una macina da mulino e che fosse
sommerso nel profondo del mare: Qui
autem scandalizaverit unum de pusillis istis qui in me credunt, expedit ei ut
suspendatur mola asinaria in collo ejus et demergatur in profundum maris (Matth.
XVIII, 6). Buon esempio adunque, o Carissimi, buon esempio; e quello che
diciamo a voi, intendiamo sia detto, a più forte ragione, ai padri ed alle
madri, a tutti coloro ai quali spetta in qualsiasi modo la educazione dei
figli. Ricordatevi che il vostro modello è Gesù Cristo e che Egli, in tutta
la sua vita, alle parole mandò sempre innanzi le opere: cæpit
facere et docere (Act. I. 1). Ricordatevi che Egli promette bensì un
premio grande ai Maestri; ma non a tutti i Maestri. A quelli soltanto lo
promette, che avranno prima praticato eglino stessi, quanto avranno insegnato
agli altri: Qui fecerit et docuerit, hic
magnus vocabitur in regno cœlorum. Buon esempio quindi, torniamo a
ripetervi, buon esempio. Sopratutto nel vostro contegno siate pieni di gravità;
ma dolci insieme ed affabili. Conoscano i vostri piccoli allievi che voi li
amate; che se vi affaticate, vi affaticate unicamente pel loro bene, e allora
essi riceveranno volentieri anche i vostri ammonimenti e volentieri vi
ascolteranno. persuadetevi: i fanciulli han bisogno, più che altro, della
tenerezza, ma della tenerezza della pietà.
Lungi pertanto da voi quel fare aspro e severo, quel tono di voce imperioso
che tanto li disgusta. Noi vi auguriamo, o figliuoli amatissimi, il cuore di
un S. Paolo, che facevasi tutto a tutti, e che di sé poté scrivere ai fedeli
di Tessalonica: ci rendemmo piccolini fra di voi, come una nutrice che al seno
si stringa i suoi figli: facti sumus
sicut parvuli in medio vestrum, tanquam si nutrix foveat filios suos (I.
ad Thess. II. 7). V'imploriamo da Dio la carità del grande Agostino, che
dipingeva il suo cuore allorché di essa scriveva: la
carità s'inchina agli uni e fortifica gli altri; edifica questi, teme
offendere quelli; ad alcuni è dolce, ad altri severa, nemica a nessuno, madre
di tutti (De Catechizandis rudibus). Infine v'imploriamo la carità
medesima del Signor Nostro Gesù Cristo il quale, dopo aver fulminato, con
terribili espressioni, l'orgoglio di Corozain e di Betsaida, si ricorda ad un
tratto dei fanciulli, e, a quella ricordanza, si sente commovere, intenerire,
indi rivolto al cielo: Padre mio, esclama, io ti ringrazio, chè hai tenuti
occulti i misteri ai saggi e prudenti e li rivelasti ai pargoli: Confiteor
tibi Pater, quia abscondisti hæc a sapientibus et prudentibus et revelasti ea
parvulis (S Math. XI, 25). Cotesta carità Noi fortemente desideriamo che
regni sempre viva, ardente, anche fra di voi, amandovi gli uni e gli altri,
come fratelli, e tenendovi uniti nello spirito di sacrificio, nella preghiera, nell'azione, non per la
vana gloria del mondo, o per ispirito di parte; ma per il vero senso del bene,
per la salvezza delle anime, per guadagnar tutti al regno della verità e
dell'amore. Rendete, vi diremo coll'Apostolo, rendete compiuto il Nostro
gaudio, coll'essere concordi, con avere la stessa carità, una sola anima, uno
stesso sentimento. Nulla fate per capriccio o per vana gloria; ma per umiltà
l'uno creda l'altro a sé superiore. Ognuno faccia attenzione, non a quello
che torni bene per lui, ma a quello che torni bene per gli altri; si abbiano
tra di voi gli stessi sentimenti che furono in Gesù Cristo (Ad Philip. II. 2,
3, 4,); e, come dice altrove il medesimo Apostolo, camminate in maniera
convenevole alla vocazione a cui siete chiamati, con tutta umiltà e
mansuetudine, con pazienza, sopportandovi scambievolmente per carità,
solleciti di conservare l'unità dello spirito mediante il vincolo della pace:
solliciti servare unitatem spiritus in vinculo pacis (Ad Ephes. IV.
1, 2, 3). Sì, state uniti: uniti fra di voi, uniti col vostro Direttore e coi
superiori della Congregazione, uniti col vostro Parroco, e allora addiverrete
forti, sarete invincibili. Ma deh! non porgete ascolto ai maestri dell'errore,
poichè è l'errore che scinde; non prendete parte ai profani spettacoli, nè
vi abbassate agl'indecenti solazzi del mondo, poichè è lo spirito del
mondo che allontana da Dio. Oh, quanto disdirebbe il vedere un Maestro o una
Maestra del Catechismo, jeri ad insegnare che bisogna fuggire le occasioni di
peccato, e domani assistere al ballo! Jeri in Chiesa, fra una schiera di
fanciulli innocenti, e domani al teatro, fra persone tutt'altro, per lo più,
che cristiane! Ah, che ciò mai non avvenga di alcuno di voi! Vivete anzi in
maniera da essere, come dice l'Apostolo, figliuoli di Dio, irreprensibili ed
incontaminati in mezzo ad una nazione prava e perversa: ut
sitis filii Dei, sine reprehensione in medio nationis pravæ et perversæ
(Ad Philip. II. 15). Amate le conversazioni? i piaceri? Amateli pure; ma le
vostre conversazioni siano sempre accompagnate dalla carità e dalla modestia;
ma i vostri piaceri siano dello spirito e non della carne; siano piaceri che
vi rendano lieti, non tali che vi arrechino morte. Gesù in Sacramento, ecco
quello che formar dovrebbe la vostra più cara delizia. E qui ben Ci gode
l'animo nel sapere come voi, docili alla voce del Missionario che vi esorta a
nome Nostro, tutti insieme vi accostate, di quando in quando, all'Eucaristica
mensa, fatti spettacolo a Dio, agli angioli ed agli uomini. Oh, sì! ricevete
pur sovente nel vostro cuore Gesù, e sarete da Lui ricompensati a dovizia
delle privazioni che soffrirete per amor suo; gusterete interiormente quella
pace che il mondo non conosce e molto
meno può dare. Intanto, come scrive il Principe degli Apostoli, con ogni
sollecitudine adoperandovi, alla vostra fede unite la virtù, alla virtù la
scienza del cristiano, alla scienza del cristiano la temperanza, alla
temperanza la pazienza, alla pazienza la pietà, alla pietà l'amor fraterno,
all'amor fraterno la carità: Ministrate
in fide vestra virtutem, in virtute autem scientiam, in scientia autem
abstinentiam, in abstinentia autem patientiam, in patientia autem pietatem, in
pietate autem amorem fraternitatis, in amore fraternitatis autem charitatem
(II. Petr. I. 5, 6, 7). Ove tutto questo ritrovisi in voi, che cosa mai potrà
rendervi vacillanti, che cosa potrà farvi cadere? Forse le persecuzioni dei
tristi, le loro derisioni, i loro insulti ? Oh, non cedete a sì vil prezzo un
così inestimabil tesoro! State fermi, immobili nella fede, nè vi lasciate
mai vincere per carità dall'umano rispetto. No, non è più tempo di
lasciarsi intimorire da vani fantasmi; non è più tempo di tentennare fra Dio
e il Demonio, fra la verità e la menzogna, fra Cristo e Belial. Chi non è
meco, dice alto a tutti Gesù Cristo, è contro di me: Qui
non est mecum contra me est (Matth. XII. 30). Io non tollero divisioni; se
volete seguirmi conviene che il mondo sappia che siete miei. Si vergogna
alcuno di me? io mi vergogno di Lui e di Lui un giorno mi vergognerò davanti
al Padre mio che sta ne' Cieli: Qui
negaverit me coram hominibus, negabo et ego eum coram Patre meo qui in cœlis est (Matt. C.
X. 33). Adunque, o Carissimi siate franchi e leali in tutto, ma in religione
siate impavidi, sicchè niuno vi strappi dal seno la santa libertà dei
figliuoli di Dio. Certo si riderà anche di voi, poichè sta scritto, che
tutti quelli i quali vogliono piamente vivere in Cristo Gesù, patiranno
persecuzioni: Omnes qui pie volunt
vivere an Christo Jesu, persecutionem patientur (II. Ad Tim. III. 12). Ma
non temete. Verrà tempo che il ridere dei vostri nemici si convertirà in
amarissimo pianto; verrà tempo in cui essi, al vedervi coronati di gloria,
saranno costretti ad esclamare fremendo: noi insensati! li credevamo stolti ed
ora ecco come sono felici! Nos insensati
vitam illorum æstimabamus insaniam... ecce quomodo computati sunt inter
filios Dei et inter Sanctos sors illorum est (Sap. V. 3). A sì glorioso
trionfo però non si arriva se non combattendo, e l'ora del combattimento è
suonata anche per voi, o Carissimi. Non vedete guerra iniqua, tremenda, che
muovesi da ogni parte al Catechismo? Tocca a voi, in gran parte, il saperlo
difendere, e non permettere che si calpesti, che si distrugga. La Religione,
rotto il petto da cento ferite, grida soccorso anche a voi e a voi pure si
volge per risanarle. Si, è vero: Noi Vescovi dobbiamo difenderla in prima
fila e dopo di Noi i Sacerdoti; ma voi veniteci appresso, ajutateci: Qui zelum habet legis exeat post me (1. Mac. II.
27). Così tutti insieme adoperiamoci, facciamo sforzi per salvare la
crescente generazione; Noi colle opere del santo Ministero, voi col
Catechismo. Allora nelle nostre famiglie rifiorirà la concordia e la pietà
cristiana; allora, e allora soltanto, si adempirà quel che dice il Signore
per bocca del Profeta Isaia: Sederà il popol mio nella bellezza della pace e
nei tabernacoli della fidanza e nella doviziosa requie: Sedebit
populus meus in pulchritudine pacis et in tabernaculis fiduciæ et in requie
opulenta (Is. XXXII, 18).
Non possiamo dar termine alla presente senza prima tribulare una parola
di encomio a Voi, o zelantissimi Parrochi i quali, superando difficoltà
certamente non lievi, sapeste sì bene adoperarvi per l'impianto e per
l'incremento delle scuole catechistiche, da superare, nella massima parte, la
Nostra aspettazione. Così non temessimo di offendere la vostra modestia, che
assai volentieri indicheremmo qui i vostri nomi. Ma Dio vi conosce, o V. F., e
Dio saprà rendervene il contraccambio. Nutriamo ora fiducia che vi varrete di
queste Nostre esortazioni ai Maestri e alle Maestre del Catechismo, per
accrescerne ancor più il numero, per formarle sempre migliori e per condurre
a perfezione, nelle vostre Parocchie, un'opera cotanto utile e necessaria.
A Voi pertanto, o V. F., e ai vostri Parrocchiani; a Voi, o figli Nostri amatissimi, che formate la
nobilissima Congregazione della Dottrina Cristiana e ne zelate l'insegnamento;
a voi tutti eziandio che in qualsiasi modo vi avete parte, impartiamo
dall'intimo del cuore la Pastorale Benedizione nel nome del Padre e del
Figliuolo e dello Spirito Santo. Piacenza, dal
Nostro Palazzo Episcopale il giorno di San Carlo 1877. †
Giovanni Battista Vescovo [1]
E' questo il nome
di un Sacerdote, nativo di Menaggio sulle rive del Lario; uomo forse a
molti sconosciuto, ma che Noi non sapremmo esaltare abbastanza. Fornito
egli delle più belle prerogative di mente e di cuore, adorno delle più
rare virtù e tutto zelo per la salute de' suoi fratelli, non poteva
starsi indifferente ai guasti orribili che facevano a' suoi tempi nella
Chiesa i seguaci di Lutero e di Calvino. Varie porzioni dell'ovile di
Cristo erano già per esser preda dei loro infausti errori, nè sapevano i
buoni come porvi riparo. La divina Provvidenza però, usa a collocare il
rimedio in vicinanza del male, suscitò lo spirito del nostro pio
Sacerdote, il quale, valendosi della stima, in cui giustamente era tenuto,
di Santo, mise mano, pel primo, a fondare le scuole del Catechismo, perchè
i fanciulli, crescendo nella cognizione della fede, sapessero resistere
alle insidie degl'inimici e impedissero che l'errore si stabilisse in
Italia. Il Cielo arrise a' suoi voti e in breve l'eresia fu costretta a
sgombrare dalle nostre contrade e a rintanarsi là donde partissi. Così
le scuole erette dal Venerabile Servo di Dio, perfezionate poi dal
glorioso San Carlo, furono la salvaguardia della Religione, la tomba
dell'errore e del vizio, la culla donde le generazioni rinacquero a vita
novella. Molta lode certamente se ne doveva al Castellini e non mancarono
di tributargliela i contemporanei, i quali ne vollero eternar la memoria,
erigendogli un monumento nell'insigne Cattedrale Milanese. Molta lode
gliene rendiamo anche Noi, dal canto Nostro, e tanto più volentieri, in
quanto che avemmo comune con esso la Diocesi; quella Diocesi cui tanto
dobbiamo, e alla quale, benchè divisi, saremo grati mai sempre. |
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