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06. Lettera Pastorale di Monsignor Vescovo di Piacenza in occasione del Giubileo Episcopale del Santo Padre Pio IX, 1.3.1877, Piacenza, Tip. G. Tedeschi, 1878, pp. 14
Non deve sembrare strano l'invito del vescovo ai fedeli a festeggiare con la massima solennità il cinquantesimo anniversario di sacerdozio di Pio IX, ormai vicino, se si pensa che l'evento vedrà la partecipazione di tutti i popoli, anche di quelli che sono in lotta tra loro per rivalità nazionali. La celebrazione deve soprattutto esaltare l'infallibilità pontificia per contestare la posizione dei "Vecchi cattolici", transfughi dalla vera chiesa dopo la definizione dogmatica del 1870. Non è un discorso nuovo per Scalabrini che aveva dimostrato l'insostenibilità delle loro argomentazioni nelle Conferenze sul Concilio Vaticano I° (cfr. Il Concilio Vaticano. Conferenze tenute nella Cattedrale di Como dal sacerdote Gio. Battista Scalabrini parroco priore di San Bartolomeo, Como, 1873) Pio IX merita la simpatia e la gratitudine anche per gli importanti interventi nella, chiesa come la proclamazione del dogma dell'Immacolata. Il Vescovo ricorda pure il pontefice del "Sillabo" presentandolo come "il martello, formidabile della rivoluzione". Sono espressioni forti che dagli inizi degli anni Ottanta Scalabrini, decisamente orientato verso la conciliazione tra lo stato italiano e la chiesa, eviterà di proposito. La Pastorale termina con l'esortazione alla preghiera e anche all'offerta per le necessità del papa.
Vi hanno giorni di lutto per la Sposa di Cristo; ma vi hanno giorni
altresì nei quali Iddio, tergendone il pianto, si compiace additarla al mondo
universo rivestita di luce, sfavillante d'insolita gioia, bella di celestiale
bellezza. Tale appunto, Venerabili Fratelli e Figli Nostri Carissimi, ci sarà
dato vederla il giorno 3 del prossimo Giugno, giorno in cui Ella saluterà con
amoroso trasporto il cinquantesimo
Anniversario dell'Episcopale Consacrazione di Pio IX. Qual cattolico allora non si unirà alla Chiesa
per tributargli un omaggio di venerazione e di affetto? Sì; in questo secolo,
che vantasi con orgoglio il secolo dei lumi, in quest'epoca di delitti e di
delirii, in questi tempi di ribellione ad ogni principio rivelato, si vedrà
un'altra volta la famiglia cattolica tutta insieme commoversi e, da ogni
angolo della terra, guardare al Vaticano, stringersi in ispirito al trono del
Papa e con indirizzi, con proteste, con larghe offerte, con ricchi doni,
esprimere a Lui sentimenti di fedeltà, di obbedienza, di attaccamento
inviolabile, quasi ad allietarlo di un conforto, a versargli sul cuor ferito
una stilla di refrigerio, e ad offrirgli, coll'obolo dell'amore, tuttaquanta sé
stessa. Fremano pure gli empii; il 3 Giugno non sarà meno splendido e men
grande. Negli annali del mondo cattolico segnerà esso una nuova vittoria e
nei marmi preziosi, che ricordano i fasti del Nono Pio, anche questo verrà
scritto con lettere d'oro a memoria perenne.
Che se per religioso entusiasmo, per islancio sublime di affetti grande
da ognuno dovrà dirsi quel giorno; più grande ancora dovrà dirlo colui che
vorrà contemplarlo con occhio di fede. Mossi allora dal medesimo spirito che
animava i primi credenti, dall'Orto all'Occaso, dal Settentrione al
Mezzogiorno, i fedeli tutti, come un sol uomo, leveranno al Cielo le braccia, si volgeranno supplichevoli a Dio. Potrà
Egli forse non ascoltarli? E' scritto: il Signore esaudirà le orazioni dei
giusti: orationes justorum exaudiet (Prov.
XV. 29); gli occhi del Signore sopra dei giusti e l'orecchio di Lui sempre
teso alle loro preghiere: oculi Domini
super justos et aures ejus in preces eorum (Ps. XXXIII. 15). Oh! chi
adunque non aprirà il cuor suo a novelle speranze in un giorno in cui i
giusti che pregheranno saranno tanti e tanto fervide saranno le loro
preghiere? Chi non verrà mosso a lodarne, a benedirne, a ringraziarne il
Signore? Imperocchè, V. F. e F. C., la vista di mille e mille popoli sparsi
in tutto l'orbe, per interessi, per indole, per costumi, per immense distanze
di terra e di mare, per nazionale rivalità separati e divisi, ma unanimi
tutti e concordi nel portare alleviamento al comun Padre e nel chiamargli sul
capo le grazie più elette, è un fatto umanamente inesplicabile. Questa forza
arcana che unisce tante menti in un solo pensiero, che fa battere tanti cuori
di un palpito solo, mentre tutti gli sforzi degli empii mirano a dividere per
ruinare e distruggere, non trova spiegazione che nella preghiera cui Gesù
Cristo volgeva all'Eterno suo Padre: siano
tutti una sola cosa, come tu sei in me ed io in te, siano anch'essi una sola
cosa in noi, onde creda il mondo che tu mi hai mandato e la gloria che
tu desti a me, l'ho io data ad essi, affinchè siano una sola cosa, come una
sola cosa siano noi... affinchè siano consummati nell'unità (Jo. XVII.
21, 22, 23). Le parole di Gesù Cristo, V. F. e F. C., sono istruttive insieme
e profetiche ed operano, tosto o tardi, ciò che significano. Volete andarne
convinti? Non avete questa volta che a fermar l'attenzione sul glorioso
avvenimento che vi andiamo annunziando. I nemici del Papa, che vorrebbero
intuonare sul sepolcro di Pio IX il sospirato epicedio, si contenteranno di
mirarlo tra breve circondato più che mai di grandezza e di gloria e, come
Sole fiammeggiante, spandere per ogni dove la benefica sua luce. Forse niun
Papa, all'infuori di Lui, ebbe a scorgere intorno a sé commovimento sì
spontaneo d'uomini e di cose; forse nemmeno a' più bei giorni del Romano
Pontificato, quando la Nave di Pietro veleggiava tranquilla nel suo corso, si
manifestò mai così universale e così santo il tripudio pel Supremo Gerarca
della Chiesa. Lo ripetiamo con gioia. Questo ridestarsi della fede nel Vicario
di Dio, in un momento appunto che da ogni parte lavorasi per abbassarne il
potere e la dignità, non trova ragione sufficiente che nel Digitus Dei est hic.
La festa del Giugno pertanto ha in sé varii importantissimi fini.
Rendere anzitutto vive grazie all'Altissimo per averci fin qui, con ispeciale
assistenza, conservato in
Pio IX l'ottimo dei padri; pregare il medesimo Signor Nostro che lungamente
ancora ce Lo conservi; applaudire al glorioso Pontefice; consolarlo ne' suoi
affanni; soccorrerlo ne' suoi bisogni; compensarlo dell'altrui ingratitudine;
attestargli che noi siamo e vogliamo essere sempre con Lui; dire ai secoli
venturi che, se Dio dava alla sua Chiesa un tanto Pontefice, i cattolici però
del secolo XIX non si mostrarono ingrati a sì eccelso favore; ma, più che
altro, la festa del Giugno ha per iscopo di proclamare la Divina Autorità e l'infallibile
Magistero del Papa, quindi, col prendervi parte, verremo a fare solenne
protesta di credere con tutta sommessione e di abbracciare con sommo rispetto
quanto venne ultimamente definito dal Concilio ecumenico Vaticano intorno al
Romano Pontefice.
Sì; in quel giorno cotanto propizio, ogni schietto cattolico,
richiamando al pensiero i celebri testi di San Matteo (XVI.) e di San Giovanni
(XXI.), acclamerà in PIO IX. Pietro
Apostolo dal Signor Nostro Gesù Cristo costituito Principe di tutti gli
Apostoli, e Capo visibile di tutta la Chiesa militante, e che dallo stesso
Signor Nostro Gesù Cristo direttamente ed immediatamente ricevette il Primato
non solo di onore, ma di vera e propria giurisdizione (Conc. Vat. Constit.
Dogmat. I. de Eccl. Christi, Cap. I.).
In quel giorno
faustissimo, inneggiando a Pietro il quale vive
presiede e giudica nella persona del suo degno Successore Pio IX, il vero
cattolico ripeterà un'altra volta: Se
alcuno dirà non essere d'istituzione dello stesso Cristo Signor Nostro, ossia
di ragione divina, che il B. Pietro abbia, nel Primato sulla Chiesa
universale, perpetui Successori; o non essere il Romano Pontefice il
Successore del B. Pietro nello stesso Primato; sia anatema (Cap. II,
de perpet. Prim.
B. Petri, in Rom. Pont. Can.).
In quel giorno avventurato, mentre le spiaggie eziandio più lontane
echeggieranno degli evviva innalzati al Vescovo della Chiesa, all'Ordinario
per eccellenza di tutte le Diocesi, il vero cattolico protesterà di cuore
contro gli antichi ed i moderni nemici del Papato e griderà nuovamente
anatema a chiunque, fosse anche un Angelo, ardisse di affermare che il
Romano Pontefice ha solamente l'ufficio d'ispezione o di direzione e non la
piena e suprema potestà di giurisdizione sulla Chiesa universa, non solo
nelle cose che alla fede ed ai costumi, ma in quelle altresì che alla
disciplina e al regime della Chiesa sparsa per tutto il mondo, appartengono, o
che ha soltanto le parti principali ma non tutta la pienezza di questa potestà
suprema, o che questa potestà di Lui non è ordinaria
ed immediata, così sopra tutte e singole le Chiese, come sopra tutti e
singoli i Pastori ed i fedeli. (Cap. III, de vi et rat. Primat. Rom. Pont. Can.).
Finalmente, venerando in Pio IX il Maestro e il
Dottore di tutte le genti, in quel giorno memorabile, solenne, ogni vero
cattolico farà nota la sua indignazione per tutti gl'insani tentativi che
vanno adoperandosi a fine di separar le nazioni dalla Cattedra di Pietro, dal
Vicario di Cristo; farà noto il suo abborrimento per quella contraffazione
schifosa della vera Chiesa che chiamasi, con insulto al buon senso: vecchio cattolicismo e francamente proclamerà, esser domma
divinamente rilevato: Che il Romano
Pontefice, quando parla ex Cathedra,
cioè quando, adempiendo l'ufficio di Pastore e Dottore di tutti i Cristiani,
in virtù della Suprema sua Apostolica Autorità, definisce una dottrina
intorno alla fede ed ai costumi, da tenersi in tutta la Chiesa; mercé
l'assistenza divina a lui promessa nella persona del B. Pietro, è dotato di
quella lnfallibilità della quale il Divin Redentore volle che fosse fornita
la sua Chiesa nel definire una dottrina spettante la fede o i costumi; e che
però cotali definizioni del Romano Pontefice per sé sole, e non già pel
consenso della Chiesa, sono irreformabili (Cap. IV. De
Rom. Pont. Infallibili
Magisterio.).
Queste grandi e sublimi verità, che sono la difesa,
il trionfo, la gloria della Chiesa Cattolica, sono pure la difesa, il trionfo,
la gloria del nostro Padre e Maestro e noi, professandole, altamente onoriamo
la Dignità Pontificia e la Persona veneranda del Papa, essendo l'una
inseparabile dall’altra; onoriamo il Personaggio più augusto della terra;
onoriamo Pio IX! Pio IX, l'intrepido difensore della Fede, il Propugnacolo
inespugnabile della Religione, il Vindice inflessibile del diritto; Pio IX, il
magnanimo Atleta del Vero, il Custode vigilante dell'Ecclesiastica libertà,
l’Angelo del Consiglio; Pio IX, il Soccorritore generoso di tutti
gl'indigenti, il provvido Accoglitore di tutti gli sventurati, l’Immagine
viva di Colui il quale disse: imparate
da me che sono mite ed umile di cuore; Pio IX, il Pontefice
dell'Immacolata e del Sillabo, il Promotore del vero progresso, la Gemma più
preziosa dell'età nostra; Pio IX, il Ripristinatore della Cattolica Gerarchia
nell'Inghilterra, nella Grecia e nell'Olanda, il Zelatore indefesso della
conversione di coloro che vivono separati dall'ovile di Cristo; il Fondatore
d'istituzioni mirabili a pro di quelli destinati a portare la luce
dell'Evangelo fino ai più remoti confini della terra; Pio IX, il martello
formidabile della rivoluzione, l'avversario più potente del Dispotismo e, nel
vortice tenebroso di mille empie dottrine, nel caos orrendo di mille false
opinioni, nel rovinìo di
tutti gli umani sostegni, Pio IX, l'augusto rappresentante del principio di
ordine, la Stella sicura che ci addita il cammino, l'ultimo rifugio di
salvamento. Oh! sì; esulta, possiamo bene esclamar col Profeta, esulta e
sciogli inni di lode, Casa di Sion, perocchè grande è in mezzo a te il Santo
d'Israele: exulta et lauda habitatio
Sion, quia magnus in medio tui Sanctus Israel (Is. XII. 6).
Basterà, Noi crediamo, il fin qui detto per destare nell'animo di
ciascuno di voi, V. F. e F. C., un vivo ardore di celebrar degnamente il
Giubileo Vescovile del Regnante Pontefice. Ed in vero: se a figli bennati non
è mestieri di lunghi discorsi a fine di persuaderli a render pubblica solenne
testimonianza d'affetto verso il loro proprio Padre, molto meno ciò debb'essere
necessario quando questo Padre è il migliore dei Padri, e il Vicario in terra
del Dio, la cui bontà abbraccia i secoli, quando questo Padre si chiama, con
un nome immortale, PIO IX. Nutriamo quindi ferma fiducia che la Nostra
amatissima Diocesi, sarà, in modo degno, per entrare nel concerto mirabile di
tutte le Diocesi, e fin da ora vivamente ci rallegriamo nel Signore sapendo
che voi, V. F. e F. C., di buon grado vi associerete a tante altre nobilissime
Chiese per far giungere ai piedi del GRANDE PONTEFICE gli attestati
della vostra figliale tenerezza e devozione. Ah, Dilettissimi! Noi ci
vergogneremmo di portare il glorioso nome di Successori degli Apostoli se, ora
che impiegasi ogni arte di sofismi e di calunnie, allo scopo d'indebolire
l'unione dei fedeli col loro Capo Supremo, non Ci adoperassimo a tutto potere,
per difendervi dalle insidie dell'errore e dalla seduzione del vizio, affinchè
camminiate in maniera degna della vocazione alla quale foste chiamati (Ad
Eph. IV. 1), in maniera degna di Dio, piacendo a Lui in tutte le cose, producendo
frutti di ogni opera buona e crescendo nella scienza di Dio.... grazie
rendendo a Dio Padre, il quale ci ha fatti degni di partecipare alla sorte dei
Santi nella luce, il quale ci ha tratti dalla potestà delle tenebre e ci ha
trasportati nel regno del Figliuolo dell'amor suo (Ad Coloss. I.
10,l2,13), nella vera Chiesa (Apoc. V. 10).
A fare pertanto che tutti voi, V. F. e F. C., possiate aver parte alle
gioie di Lei, nella prossima carissima festa, ordiniamo quanto segue:
I. Che il giorno 3 Giugno, sia giorno distinto per la Nostra Diocesi.
Nella Chiesa Cattedrale quindi, alle 7 del mattino vi sarà Messa
pontificalmente celebrata colla Communione Generale, indi il canto solenne del
Te Deum e la Benedizione col Venerabile in fine. Nelle Chiese
Parrocchiali della Città e
della Diocesi il canto dell'Inno Ambrosiano coll'Orazione pro gratiarum actione e la Benedizione del Venerabile, come sopra.
II. Che i MM. RR. Parrochi esortino caldamente i fedeli ad accostarsi
numerosi ai SS. Sacramenti della Penitenza e dell'Altare, affine anche di
lucrare la Plenaria Indulgenza benignamente accordata, in tale occasione, dal
S. Padre.
III. Che nel Mese di Maggio, e nell'ultimo giorno di esso specialmente,
si rivolga a Maria qualche pubblica prece, affinchè ora più che mai faccia
Ella sentire a Pio IX il suo valido patrocinio; a Pio IX alla cui
sollecitudine sopratutto, va Ella debitrice del più vago diadema che Le
ingemma augustamente la fronte. Oh, sì! Degnisi la gran Vergine spandere su
di Lui tale copia di grazie che risponda all'eminente sua dignità, appaghi la
tenera devozione che ha verso Lei e Lo compensi delle offese da cui
l'affettuosa anima sua viene tutto dì amareggiata.
Vi rendiamo poi noto che una speciale Deputazione verrà da Noi inviata
a Roma per deporre a' piedi del S. Padre, colle Nostre felicitazioni, i doni
che già se Gli vanno preparando, e l'Obolo dell'amor filiale che Ci verrà
trasmesso. Nel ricordarvi che colui il quale dona al Papa fa un prestito a
Dio, Noi caldamente raccomandiamo che faccia ognuno di voi quanto
gli è possibile, perchè la somma da spedirsi sia degna della Diocesi che
l'offre, non indegna del GRANDE cui debb'essere offerta. L'utile finalmente è
anche vostro in gran parte, giacché Noi possiamo assicurarvi che l'obolo
spedito al S. Padre ritorna fra noi moltiplicato a vantaggio delle nostre
Chiese, dei nostri poveri, dei religiosi nostri Istituti, di coloro tutti che
gliene fanno domanda.
Vi sia noto da ultimo che una speciale Accademia avrà luogo nello
stesso giorno sulle glorie del Pontificato Romano, ma più specialmente del
Pontificato di PIO IX e che i prodotti sì dell'ingegno che dell'arte,
giudicati meritevoli, saranno inviati essi pure al glorioso Pontefice.
Esortandovi pertanto all'amore della verità, alla costanza nella fede,
alla carità vicendevole, colla più tenera effusione del cuore v'impartiamo,
o Dilettissimi, la Pastorale Benedizione, nel nome del Padre e del Figliuolo e
dello Spirito Santo. Dato a
Piacenza, dal Palazzo di Nostra Residenza il 1 di Marzo 1877. †
Giovanni Battista Vescovo. |
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