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05. Lettera Pastorale di M.r Vescovo di Piacenza per la Santa Quaresima del 1877, (La Chiesa e la società presente), 29.1.1877, Piacenza Tip. G. Tedeschi, 1877
La chiesa è contestata e perseguitata da una cultura imbevuta di razionalismo e materialismo. Non c'è da sorprendersi se si rilegge la parabola evangelica della zizzania tenendo presente che non è ancora giunta la mietitura quando avverrà la separazione dei buoni dai cattivi. Sotto questo profilo la vita della chiesa riflette quella di Cristo che é figlio di Dio, ma anche uomo soggetto alla fragilità della nostra natura, perfino alla morte. E' la storia della chiesa che nel corso di 19 secoli conosce le persecuzioni dell'impero romano, l'invasione islamica, eresie e scismi, ma registra sempre il trionfo del bene e la caduta delle istituzioni che si proponevano di distruggere il regno di Dio. Per l'osservatore superficiale è inutile ogni sforzo inteso a proteggere la società attuale dalle infiltrazioni del positivismo che si serve delle scoperte sempre nuove della scienza e della tecnica per emarginare i principi della morale; con una visione soprannaturale anche il progresso diventa uno strumento provvidenziale per la dilatazione della fede. Questa fiducia nell'intervento divino deve essere sostenuta da una vita cristiana esemplare; il Vescovo chiede ai fedeli soprattutto la partecipazione all'istruzione catechistica nei giorni festivi, profanati sfacciatamente dai negozi aperti e dal lavoro agricolo, e la diffusione della buona stampa.
Alla vista dei mali gravissimi, dai quali è oppressa a' dì nostri la
Santa Chiesa Cattolica al mirare le tremende persecuzioni che le muovono da
ogni parte le infernali potenze, allo scorgere i tanti e sì poderosi nemici
che nulla risparmiano per umiliarla, che la trattano come i Giudei trattarono
Gesù Cristo, incatenandola nella sua libertà, spogliandola de' suoi beni,
incoronandola di spine nel suo Capo augusto, senza cessar mai di deriderla, di
flagellarla ne' suoi Vescovi, nel suo Sacerdozio, nelle sue membra; al desolante spettacolo di una società
che si agita invano per rialzarsi dal baratro, in cui vennero a precipitarla
un orgoglioso razionalismo e un materialismo spudorato, il cuore di gran parte
dei Cattolici si rattrista, geme e si conturba. Anzi, al vedere come la virtù
è conculcata e derisa, come i buoni sono avuti in dispregio, avviliti,
perseguitati, mentre il vizio, per lo contrario, trova dovunque applausi e i
malvagi vanno del continuo riportando vittorie, il coraggio di molti pur
troppo vacilla e cade nella grave tentazione, non nuova per altro, di dubitare
che il regno di Gesù Cristo, la Chiesa, debba alfine soccombere! No,
Venerabili Fratelli, e Figli Nostri carissimi, che niuno di voi, grideremo
coll'Apostolo, si lasci vincere dal timore per queste tribolazioni, sapendo
voi medesimi che a queste appunto noi siamo destinati: nemo moveatur in tribulationibus istis; ipsi enim scitis quod in hoc
positi sumus (1. Thess. III. 3.).
Bene avremmo Noi desiderato di non avere a funestarvi con tristi immagini; ma
l'amore, che vi portiamo grandissimo, si è quello che Ci stimola a cercare più
che altro il vostro bene, a venire, sull'esempio dell'Apostolo, in vostro
ajuto, studiandoci di ravvivare la vostra fede e di rianimare la vostra
speranza intorno ai futuri destini della Chiesa, la quale, per quanto possa
essere dai venti e dalle
tempeste sbattuta, non sarà mai che vada sommersa.
Questa Chiesa, cui ha fondata Gesù Cristo medesimo e cui Egli sostiene
coll'invincibile suo braccio, questa Figlia del Cielo, che vive in mezzo a
tanto commovimento di cose, ha veduto sempre, fino dal suo nascere, tutto
agitarsi d'intorno a Lei e passare. Ha contati a migliaja i popoli, i troni,
gli imperi; a migliaja vide sorgere le politiche e civili istituzioni, le vide
sorgere e scomparire e, mentre nulla può resistere all'urto dei secoli, Ella
sola sta ferma, Ella sola a tutto resiste, sorvive a tutto e a tutti; simile
ad immobile scoglio, cui nulla valgono a srnovere gl'innumerevoli flutti che
fremendo gli s'infrangono ai piedi.
La Chiesa, o V. F. e F. C., non ha mai temuto, né mai temerà verun
contrasto. Le battaglie potranno far cadere di animo i deboli e i vili; ma non
Lei. Per Essa le lotte sono anzi di esca al suo coraggio e servono a
discoprire, in tanta confusione e varietà di partiti, quali sieno i veri suoi
figli, quali i suoi nemici; servono a dare al mondo lo spettacolo prodigioso
di tutte insieme le più sublimi virtù; servono a tenerla in continua
vigilanza contro gli assalti dell'errore, a purificarla ed a renderla sempre
più forte, come più puro e più forte diventa 1'acciajo sotto i colpi di
pesante martello: cum
infirmor tunc potens sum. (2.
Corinth. XII. 10).
La Chiesa racchiude nel suo seno buoni e cattivi. Essa è a guisa di un
campo dove insieme col frumento cresce la zizzania; è come una rete immensa
nella quale entrano pesci d'ogni maniera; somiglia un ovile che componesi ad
un tempo di agnelle e di capretti. Nella Chiesa insomma vi hanno due popoli;
ma giunto non è ancora il momento della separazione. Come Gesù Cristo
assoggettossi con giubilo a tutte le debolezze della nostra natura fino a
morire; ma poscia risorto salì al Cielo, donde, Sole di eterna Giustizia,
perennemente splende a gioia dei Beati e a gloria della Umanità redenta, così
la Chiesa, che deve ritrarre in sé stessa le fasi della carriera mortale
dell'Uomo-Dio, non può incontrare quaggiù altra sorte, e la strada delle
croci e delle persecuzioni sarà pur sempre quella de' suoi trionfi. E di
vero, che non si è detto, che non si è fatto sin qui contro la Cattolica
Chiesa? Quali prove non si tentarono per rovesciarla? Eppure sono ormai
diciannove secoli ch'Ella sta; sono ormai diciannove secoli dacché Ella,
piena ancora d'immortal giovinezza, va ripetendo a sé medesima le parole del
suo Divin Fondatore: ecco che io sono con voi e vi sarò fino alla
consumazione de' secoli: ecce ego
vobiscum sum usque ad
consummationem sæculi (Matth. XXVIII. 20.); le porte dell'inferno non
prevarranno contro di essa giammai: portæ
inferi non prævalebunt adversus eam (Matth. XVI. 18). Sa che a Lei e a
Lei sola si appartiene di raccogliere il gregge disperso d’Israele: congregabit
dispersos Israel (Is. II. 12).; sa che deve Essa sola coll'opera del suo
sacro ministero radunare i santi a edificazione del corpo di Cristo: ad
consummationem sanctorum in opus ministerii, in ædificationem corporis
Christi (Ephes. IV. 12). Ella sa finalmente di avere dalla sua il Signore,
Colui al cui cenno ubbidiscono le legioni degli Angioli; sa di averlo con se: Deus
in medio ejus (Ps. XLV. 6).; e sono questi appunto i fondamenti su cui
Ella posa tranquilla, imperturbabile, non
commovebitur (Ibi), sicura di veder quando che sia spuntare il giorno in
cui Le sarà dato di poter dire: ho vinto! E quante volte non ebbe a dirlo? Ce
lo attesta il passato; imperocchè se voi leggerete la Storia vedrete i suoi
trionfi andar di pari passo colle sue battaglie.
Non appena difatto la Chiesa comparve sulla terra che il mondo tutto,
si può dire, Le fu sopra per ispegnerla. Nell'Italia, nella Grecia, nell'Asia
Minore, nella Bitinia, nella Cappadocia, nelle Spagne, nelle Gallie,
nell'Africa, nella Sardegna, in ogni provincia, in ogni paese, odi fremerle
intorno il ruggito di morte.
E contraddetta, minacciata, coperta di ferite e di sangue; ma pur trionfa.
Seguono ancor più fieri combattimenti e per trecento anni i Pagani sempre
colle armi in pugno a scannare i suoi figli. Milioni di Martiri di ogni sesso,
di ogni condizione, di ogni età, cadono sotto la scure del carnefice; ma il
loro sangue è seme di nuovi eroi, e la Chiesa, dilatandosi in ogni luogo con
rapidità pari a quella con che un torrente disarginato si fa talvolta ad
innondare le nostre campagne, trionfa. Sorge ben tosto ad assalirla la eresia,
viene l'Islamismo colla violenza, vengono i Cesari coi loro pretesi diritti, e
la Chiesa a raccogliere nuove palme a cingersi di nuove corone. I suoi nemici
però non Le dan tregua un istante, ed ecco i lunghi scismi d'Oriente e
d'Occidente, le apostasìe dei varii popoli, la riforma di Lutero e di
Calvino, i filosofi del secolo di Voltaire; e gli uni a tempestarla di fronte,
gli altri a percuoterla di fianco, chi a ferirla in palese, chi a lacerarla in
segreto, ed Essa? Lungi dal venir meno pare anzi che vigoreggi sotto i colpi,
mentre i suoi nemici che fanno essi? Ove sono? Come spuma del mare si
dileguarono, non lasciando dietro sé orma di sorta. Balzati dai loro seggi
cadono stritolati i falsi Dei adorati dai popoli; i sapienti del secolo cadono
essi pure; le nazioni, che osano muover guerra
alla Sposa di Cristo, sono messe a soqquadro e distrutte; i regni vacillano e,
quali colonne scosse dal terremoto, crollano anch'essi alla voce di quel Dio
che scuote la terra e che nella forza del suo braccio spezza gli scettri come
fragili canne e spazza via le nazioni come polvere del deserto. Egli ha
dimostrato e dimostra così che le più subite vicende sono lo scherzo usato
dell'Onnipotente sua destra e che tutte le potenze terrene insieme collegate,
dinanzi a Lui, sono come non fossero. Alloraquando giunse il termine stabilito
il Signore tuonò, l'Altissimo fè udire la sua voce e contro gli empii
mandò grandine e carbone di fuoco (Ps. XVII. 15). Così in ogni tempo,
quando le persecuzioni toccarono il colmo e la Chiesa sembrava lì per cadere,
Iddio suscitò inopinati eventi che fiaccarono l'orgoglio de' suoi nemici e la
Chiesa ebbe pace.
Se la Chiesa adunque, o V. F. e F. C., riuscì vincitrice dalle lotte
passate, se trionfò degli errori e di tutte le umane passioni, se distese il
suo scettro su tutti i popoli, ciò debbesi attribuire, non al valore, nè al
merito personale de' suoi Ministri; ma solo alla potenza e alla virtù di Gesù
Cristo Signor nostro che, nell'ascendere al Cielo, rese schiava la stessa
schiavitù: ascendens in altum captivam
duxit captivitatem (Ephes. IV.
8), e spogliando i principati e le potestà, li rese i trofei più superbi
della sua vittoria; in quella guisa che le schiere dei vinti formavano già
pei vincitori la gloria loro più splendida: expolians
principatus et potestates, traduxit confidenter palam triumphans illos in
semetipso (Colos. II. 15).
Il trionfo dei malvagi pertanto non deve punto disanimare i buoni,
coloro, vogliamo dire, che si mantengono fedeli a Cristo ed alla sua Chiesa;
giacché la condotta di Dio verso di Lei è piena sempre di sapienza infinita,
non separando Egli mai il presente dall’avvenire e dalla eternità, e lo
stesso suo apparente abbandono altro non essendo che un effetto del suo amore.
La vita perciò della Chiesa è una vita di speranza immortale, nè la sua
speranza può andare fallita. S'ingannano dunque coloro, che si sforzano di
attrarre a sé gli uomini della scienza, gli uomini del potere e delle
ricchezze, la massa dei proletarii, per valersi della scienza, del potere e
delle ricchezze, dell'influenza ed anche della forza affine di abbattere
l'edificio innalzato da Cristo sulla terra e quasi si applaudono di esservi
riusciti. Grandemente s'ingannano costoro; ma pur grandemente s’ingannano
quegli altri, i quali, in mezzo al flusso e riflusso di tante umane vicende,
si irritano, si scoraggiano e quasi diffidano della Divina Provvidenza! Uomini
di poca fede! Perchè {11}dubitate? Un vaso di creta, che, colpito da una
verga di ferro, va in mille frantumi, e la figura di cui si serve il Profeta (Ps.
II. 9) per dimostrare la facilità colla quale Iddio annienta i nemici
dell'opera sua. No, non temete. Gloria e ignominia, dolore e allegrezza,
turbamento e pace, vita e morte, maledizione e benedizione, tutto è riposto
nelle sue mani. Egli disse al mare: calmati; e si calmò. Gli stessi
cataclismi sociali, che mettono sossopra le nazioni e sconvolgono i regni,
sono a Lui sottomessi ed è in suo potere arrestarli, per volgerli, quando gli
piaccia, a prò degli eletti. V. F. e F. nostri C. volete sapere l'avvenire
della Chiesa? Tenete l'occhio al passato. Voi vedrete in tutti i secoli,
Principi, Monarchi, Imperatori, i quali fidando solo nel numero delle armate,
cercarono di trascinare la Chiesa dietro il carro del loro trionfo. Che ne
avvenne? Quando meno sel pensavano, Dio spezzò il loro braccio e rovesciò il
loro edifizio, come un giorno rovesciò quella torre che la superbia degli
uomini pretendeva innalzare fino alle stelle. Sì, V. F. e F. C. vi ha un
tribunale al dissopra dei tribunali della terra di cui non tien conto, è
vero, l'umana politica; ma che del continuo rivede le sentenze di lei: nè le
rivede soltanto per riformarle o per cassarle; ma eziandio per condannare e
per punire coloro che le pronunziarono a danno della Chiesa.
Sia pure che ai
nemici di questa Chiesa medesima tutto succeda prosperamente per anni; ma che
cosa alfine è un numero di anni posto a confronto della eternità? Ciò che
non è eterno è a stimarsi per nulla, direbbe S. Agostino, e Dio nell'amorosa
sua condotta verso la Chiesa abbraccia ogni ordine di cose, il creato e l'increato,
il visibile e l'invisibile, il naturale e il soprannaturale; ogni differenza
di tempo, il presente, il passato, l'avvenire e tutto il giro dei secoli. La
maniera d'altronde, con cui Egli esercita la sua Giustizia, ci è affatto
sconosciuta, e noi non possiamo decidere se le prosperità, di cui circonda i
suoi nemici, sieno un effetto della sua Misericordia che li aspetti a
penitenza, o piuttosto della sua Giustizia che compia il loro acciecamento.
Questo solo sappiamo, che la Chiesa è fondata sopra incrollabile pietra e che
questa pietra è Cristo, come afferma S. Paolo: petra
autem erat Christus (Ad Cor. 1. X. 4). Poteva darsi fondamento di questo
più saldo alla nostra fede, alla nostra speranza più valido appoggio?
Edificata, vi diremo con un grande Pontefice, edificata la Chiesa su ferma
pietra, percossa più volte rovesciata non mai, sta, stette e sempre starà.
Tale, vuol dire, si è la solidità di quella pietra che da niun urto può
essere infranta; ma che anzi cresciuta nei suoi stessi pericoli,
sotto l'impeto stesso dei venti che senza posa la scuotono, divenuta essa più
salda, più salda ancora rimanga: supra
fimarn petram ædificata impulsa pluries, eversa numquam, stat, stetit
semperque stabit Ecclesia. Ea nimirum est illius solidissimæ petræ
inviolabilis virtus, ut nullo unquam impetu fracta, sed suismet aucta
periculis ac ipsis, quibus assidue exagitatur ventis, validior effecta,
firmior sernper immobiliorque consistat (Clemente X1).
E' vero pur troppo. Lo stato in cui trovasi al presente la società è
tale da far credere, umanamente parlando, inutile a guarirla ogni rimedio.
L'intiero Universo risente gli effetti de' guai terribilissimi che vennero a
piombare sulla Chiesa, e gli Angioli tutelari delle varie Diocesi amaramente
ne piangono. E come non piangere vedendosi oggimai calpestato quanto vi ha di
più sacro e in cielo ed in terra? Imperocchè noi vediamo i grandi principii
di giustizia e di moralità caduti nel più vile dispregio; le massime
salutari dell'Evangelo, che formavano già la gloria dei nostri padri antichi,
bandite dal pubblico insegnamento; la pietà calunniata di superstizione;
cangiato il senso alle parole, chiamandosi male il bene e bene il male;
smarrito, o almen corrotto, il senso morale e cristiano dei popoli; assicurata
l'impunità ai delitti più
atroci, oppugnate le più benemerite istituzioni, sconosciuta l'autorità
conferita da Cristo alla sua Chiesa, della quale si violano perciò i più
solenni diritti, si vilipendono le leggi, si impedisce il culto. Non basta.
Vediamo le più sozze e materiali dottrine liberamente insegnate, le più
sciocche proposizioni sfacciatamente scritte e poi da una folla di opuscoli e
di effemeridi subito divulgate ai quattro venti; che più? La persona
adorabile del Figlio stesso di Dio fatta segno alle più esecrande bestemmie!
Ma è qual meraviglia? Dio, V. F. e F. C., permette sovente che gli stolti
sapienti del secolo innalzino ben alto il loro edifizio perchè vuole che
riconoscano la loro impotenza, vedendone più grande la ruina. Vuole che
gl'ingannati aprano finalmente gli occhi, che la fede di molti sia provata,
che si riscuotano gl'indifferenti, che si ecciti lo spirito di fervore, che si
ritemprino gli animi a sodezza di virtù, ad opere gagliarde di carità e a
sentimenti più elevati. Vuole infine che sentiamo noi stessi la nostra
debolezza, che, ad esempio di Davidde, leviamo lo sguardo ai monti eterni, per
conoscere donde ci verrà la forza di vincere i nostri avversarii, e per
insegnarci a non mettere in altri la nostra speranza che nel Creatore del
Cielo e della terra. D'altronde, vi diremo col Crisostomo, se non havvi
tentazione neanche premio, se non combattimento neppur corona, se non la pugna
nemmen la gloria, se non gli ardori nè il refrigerio, se non l'inverno neppur
la state. (In Job.)
Non vi diate a credere tuttavia che il Signore lasci sempre stesa la
verga sulla eredità dei giusti. Ah! no, Dilettissimi. Verrà il momento in
cui Egli stesso il Signore di sua propria mano rasciugherà le loro lagrime, e
sulle ruine degli empii stabilirà ben presto il suo trono la Chiesa.
Rassicuratevi. Essa non è mai tanto vicina a risorgere quanto allora che
sembra più prossima alla sua caduta. Noi vediamo ora la società agonizzare,
diremo così, per produrre un nuovo ordine di cose; ma non sa la misera che
lavora, quasi a maturarsi pel regno dell'Uomo-Dio; non sa che lavora per
preparare il campo alla vittoria universale della Chiesa e per compiere la
profezia immancabile di Gesù Cristo: confidite;
Ego vici mundum: confidate; Io ho vinto il mondo! Sì, o V. F. e F. C.,
come la grandezza materiale del Romano Impero fu da Dio ordinata a disporre la
grandezza religiosa dell'Impero di Cristo, così questo affannarsi
dell'odierno progresso e tutti gli sforzi del secol nostro, le sue scoperte, i
suoi calcoli, le sue intraprese, sono ordinate dalla Provvidenza divina al
compiuto trionfo de' suoi eletti sparsi quaggiù sopra tutta la terra: omnia
propter electos (2. Cor. IV. 15). Mentre quindi gli empii dicono morta la
Chiesa, mentre nella loro stoltezza le vanno persino apparecchiando la bara,
essi stessi, non sapendolo, ne innalzano la reggia, ne dilatano le conquiste,
e ne consolidano il regno imperituro. Quando nel secolo V inaudite sciagure
facevano credere che la Chiesa fosse vicina a perire, un genio cristiano,
considerando gli eventi col lume della fede, vedeva la mano di Dio che
invisibilmente spingeva le orde dei barbari a punire gl’Imperatori di
Bisanzio eretici persecutori, e a più liete speranze richiamava i costernati
fedeli col noto grido: il mondo si agita, ma Dio lo conduce. Uno dei più grandi Successori
di S. Pietro vide le ruine accumulate da tanta sciagura e scese nella tomba
versando lagrime sulla perdita del popolo cristiano che pareva imminente; ma
la Chiesa ha resistito, e da quelle ruine sorsero le più magnifiche sue
glorie future.
Solleviamo adunque, o V. F. o F. C., solleviamo fra le oppressioni lo
spirito, dilatiamo più che mai i nostri cuori, speriamo; ma la nostra
speranza sia calma e paziente; speriamo; ma senza stancarci. Il servo fedele
che aspetta il suo padrone non vien meno al dover suo perchè il padrone
indugia a venire. Se Dio, negli adorabili suoi disegni, tarda ad esaudirci,
noi raddoppiamo la nostra confidenza, contrapponendo
al giudizio degli uomini l'infallibile verità delle divine promesse; alla
incredulità del secolo una illimitata fiducia. Sì, speriamo, che sebben
priva di ogni umano appoggio, in preda alla rabbia de' suoi persecutori,
abbeverata di lagrime, pasciuta di duolo, la Chiesa deporrà
finalmente le vesti del lutto e sorgerà rivestita di sua fortezza, ammantata
dei vestimenti di sua letizia (Is. 52. 1.). Alla sua luce cammineranno le
genti e i re allo splendore che nasce da Lei. Verranno da lungi i suoi figli,
e figlie a Lei nasceranno da ogni lato.... Si stupirà, e sarà dilatato il
suo cuore quando a Lei si rivolgerà la moltitudine di là del mare, quando
possenti popoli verranno a Lei (Is. 60. e seg.) e si uniranno per formare
un solo ovile sotto la condotta di un solo Pastore.
Se la Chiesa però, anche dalle lotte presenti uscirà vittoriosa, se
anzi trionfa già, si può dire, nei segni di vita novella spiegatisi nel
popolo credente, nei nobili sensi di tante anime buone, nel loro slancio
ammirabile per ogni opera di pietà, nell'amore dei fedeli verso il comune
loro padre il Romano Pontefice, ne' suoi Vescovi di un cuor solo e di un'anima
sola con Lui; ben potrebbe tuttavia perire per quei popoli che se ne rendono
indegni. Sarà tolto, diceva il Salvatore, sarà tolto a voi il regno di Dio e
sarà dato ad un popolo che ne produca i frutti: auferre
tur a vobis regnum Dei et dabitur genti facienti fructus ejus (Matth.
XXI. 43). Sì, per un'effetto della sua Giustizia Iddio permette talora
che nazioni parziali, come rami divelti dal tronco, si stacchino dal seno
della Chiesa, le quali, perduta così ogni forza, abbandonate a sé stesse,
come navi sconnesse in balìa dei venti, non ponno altro aspettarsi che
desolazione e ruina. I popoli dell'Oriente e delle coste Africane erano
pur'essi un dì lo splendore della Chiesa, famosi pei genii che li distinsero,
celebri per le geste che intrapresero; ma le loro replicate infedeltà, le
eresie e gli scismi che di tempo in tempo albergarono in seno; le guerre mosse
nel loro orgoglio al Vicario di Gesù Cristo, provocarono finalmente la
collera celeste e il Signore permise che quei miseri popoli perdessero,
insieme alla libertà, la fede e ogni via di salute. Che se Dio, o V. F. e F.
C., avendo posto nel centro della nostra Italia la tomba ove riposano le
ceneri dei Santi Apostoli, dalle quali traspira ognora una forza arcana che
toglie all'errore di più avvanzarsi; se, avendo Egli in questo suolo
prediletto stabilita la Sede infallibile di Pietro, donde si dirama
continuamente la vita che informa anche oggi milioni e milioni di credenti,
non permetterà che la fede le sia rapita, non potrebbe forse avvenire che la
sua luce si spegnesse del tutto in coloro i quali empiamente la combattono, o
non l'hanno in quella stima in cui dovrebbero averla? Deh, Fratelli e Figliuoli
amatissimi! Per le viscere di Gesù Cristo Noi vi supplichiamo di custodirla
in voi gelosamente colla purezza e santità della vita; imperocchè è troppo
vera quella massima, che non si perde la fede se non perchè si sono perduti i
costumi. Deh, che mai non v'incolga sì tremenda sciagura! Vegliate, vi diremo
perciò coll'Apostolo, siate costanti nel credere, forti nell'operare. Tutte
le cose vostre sieno fatte nella carità: vigilate,
state in fide, viriliter agite, et confortamini. Omnia vestra in charitate
fiant (2. Ad Corinth. XVI. 13,14). Mostratevi degni figli della Chiesa
Cattolica, di questa Madre amorosa, di questa Regina coronata da tante
vittorie. Bramate conoscere se tali voi siete? Ponete mente a quello che fate
per Essa; giacché le prove dell'amore non sono le parole, ma le opere. I veri
figli della Chiesa gioiscono anzitutto e si rallegrano pei vantaggi che a Lei
possono derivare, e, secondo la condizione e le forze loro, concorrono
volonterosi a dilatarne i confini, ad accrescerne i seguaci, a pubblicarne le
glorie, ad affrettarne i trionfi. I veri figli della Chiesa non si restano
indifferenti ai mali ch'Ella soffre; ne gemono anzi nel segreto del cuore,
piangono al suo pianto, e, animati da fervido zelo, studiano modo di
rimuoverne, per quanto è da loro, le cause. I veri figli della Chiesa fanno
altresì quanto possono per impedire che altri figli
Le siano strappati dal seno, per difenderla dai colpi degli avversarj, pronti,
se occorre, a dare il sangue e la vita per Essa. E' pur bello, fra tanti
esempii di bassezza e di viltà, che abbiamo sott'occhio, veder questi figli
santamente orgogliosi di poterle in qualche modo giovare! Vedere nel tempo
stesso il comun Padre dei fedeli, l'adorato e addolorato Pio IX, qual altro
Mosè sul monte, alzare al cielo le braccia supplichevoli, indi chiamarci
all'azione, invitarci a stringer lega con Esso Lui, perchè il Dio delle
misericordie, vinto a tanta prova di amorosa costanza, illumini ogni mente,
infiammi ogni cuore e tutti li unisca in quella dolce concordia che sarà per
la Chiesa come l'iride foriera di pace.
O Venerandi Sacerdoti e Figli Nostri amatissimi, agite agite, vi diremo col Sommo nostro Pontefice (8 Gennaio 1871),
per opporre al torrente dell'empietà, che trabocca e dilaga, tutta quella
resistenza che è possibile per sostenere diritti sacrosanti. Con rispetto, ma
con franchezza dite la verità. Non imprudenti, ma costanti; non avventati, ma
forti. Stringetevi tutti, o Dilettissimi, in ben compatta falange, e nelle
cattoliche associazioni cercate di renderla, diremo quasi, invincibile, usando
di vostre forze a promuovere la gloria di Dio, la salute delle anime, l'unione
più intima dei fedeli coi loro legittimi Pastori. A fronte di qualsiasi
futura prova, giuri
ciascuno di voi attaccamento indissolubile al Papa, al Vescovo da Lui inviato,
al Parroco dal Vescovo eletto. Fate, ve ne preghiamo, di prestar l'opera
vostra per la santificazione delle feste, oggigiorno, con tanto cordoglio dei
buoni e scandalo di tutti, profanate, sia col tener le botteghe pubblicamente
aperte, sia col lavorare o col far lavorare senza un bisogno assoluto.
Armatevi di tutto lo zelo per il totale esterminio di quel vizio esecrando che
è la bestemmia. Caldeggiate, a tutto potere, l'istruzione
Catechistica nelle Chiese, nelle Scuole, nelle private famiglie e la
libertà di educare cristianamente i figli vostri. Stiavi a cuore inoltre la
diffusione della buona stampa, ma sforzatevi più che altro di reprimere la
stampa cattiva. Quella stampa la quale ai dì nostri sparge, ahimè! tanta
caligine negl'intelletti, tanto veleno nei cuori; che insinua il disprezzo ad
ogni autorità e rompe i vincoli più sacrosanti. Quella stampa che tanta
ruina cagiona alle anime ed altro non semina che strage, desolazione e morte. L'abuso
della stampa, diceva già il Santo Padre è
una delle armi più potenti di cui si avvalgono i nostri nemici... e grave
responsabilità pesa su tutti coloro che scrivono tante bestemmie, che
pubblicano certe calunnie, che leggono mille empietà. Ma responsabilità non
men grave pesa su quanti, o per ufficio o per autorità, sono in obbligo
d'impedire il guasto e la ruina dei subalterni (1 Nov. 1874). Zelate infine, o Dilettissimi,
il bene ancora dei prossimi, coll'assistenza sì materiale che spirituale
degl'infermi, col soccorrere i poveri specialmente. Pigliate parte insomma ad
ogni pubblica manifestazione di fede, ad ogni opera di religione, di
beneficenza, di carità.
Ora poi che le anime sono immensamente agitate e la serenità della
vita cristiana turbata da impetuose polemiche, bisogna sopratutto tenerci ben
saldi alla colonna di verità, alla Sede di Pietro, accogliendo con umile
sommissione di mente e piena adesione di volontà, senza restrizioni, senza
transazioni, senza esitanze, senza compromessi, quanto Ella ci propone da
credere e da operare. In mezzo alle armate che si avviano al combattimento sta
sempre elevata una bandiera intorno alla quale debbono stringersi i
combattenti per mantenersi uniti e per isfuggire alle insidie nemiche. Lo
stendardo che sta inalberato nel campo della Chiesa è appunto la Cattedra
infallibile di Pietro. In mezzo a tutti i pericoli pertanto dobbiamo sempre
tener fissi gli sguardi a questo segno celeste. E' sopra di quella Cattedra
gloriosa che siede Pietro e perpetuamente vi siederà ne' suoi Successori;
Pietro, sopra di cui venne fondata quella Chiesa, contro
la quale, giova ripeterlo, le forze
tutte dell'inferno non prevarranno giammai: Pietro, a cui furono consegnate le chiavi dei Regno celeste, colla
solenne promessa che qualunque cosa
legherebbe sulla terra sarebbe legata eziandio ne' cieli, e qualunque cosa
scioglierebbe sulla terra sarebbe sciolta parirnente ne' cieli (Matth. XVI.
19): Pietro, al quale venne conferita la suprema potestà di
pascere gli agnelli e le pecore (Ioh. XXI. 15.16.17), e pel quale Gesù
Cristo ha pregato affinchè la sua fede
non venisse mai meno e potesse confermare i fratelli (Luc. XXII. 32):
Pietro, Confermatore infallibile e permanente, come scriveva fino da' suoi
tempi il SALESIO: Pietro, il Vicario di
Cristo, il Capo di tutta la Chiesa, il Padre e Dottore di tutti i Cristiani (Conc.
Flor); centro della fede e della cattolica unità, perno immobile di ogni
movimento, Principe dei Sacerdoti,
come lo chiama S. Bernardo, maggiore di
Abramo pel Patriarcato, più sublime di Melchisedecco pel sacerdozio, più
grande di Mosè per autorità, più potente di Samuele per giurisdizione:
decoro, maraviglia e splendore dell'universo; Vescovo (Con. Vat.), Pastore
0rdinario, Maestro infallibile di tutta quanta la Chiesa Cattolica.
Seguitiamo adunque, o V. F. e F. C., in ogni controversia
gl'insegnamenti, le decisioni, la dottrina, i desiderj perfino dell'Immortale
Pio IX, vero Angelo di mansuetudine e di sapienza, miracolo vero di fortezza e
di santità il quale, benchè assalito da mille parti ed inerme, ci guida
sereno e tranquillo sopra i
flutti di un mare mugghiante in tempesta. Noi potremo in tal modo cooperare al
trionfo della Chiesa, potremo così veleggiare sicuri verso il porto della
eterna salute.
Procuriamo frattanto di placare in questi giorni la divina Giustizia
coll'osservanza del quaresimale digiuno, con opere di penitenza e con
esercizii di carità; ma sopratutto colla preghiera. Fu essa in ogni tempo
l'asilo dei cristiani; ma lo fu specialmente nei tempi di lotta per la Chiesa,
e sappiamo che i primi fedeli, durante la persecuzione, si radunavano insieme
a pregare affinchè il Signore si levasse a difesa della travagliata sua Sposa
e Le ridonasse la calma. Per questo fine appunto Noi abbiamo istituita, nella
Chiesa Collegiata di San Michele in Città, l'Adorazione perpetua del
Santissimo Sacramento, coll'esposizione solenne del Venerabile l'ultimo Venerdì
d'ogni mese, e speriamo che il Signore vorrà far paghi i voti ardentissimi
del cuor Nostro e le preghiere fervorose che tante anime elette non
mancheranno d'inviare al trono di Dio.
In tale occasione vi sovvenga altresì, o V. F. e F. C., di pregare e
di pregar caldamente per la conservazione del nostro amatissimo Santo Padre,
ne vogliate dimenticarvi di Noi, che Ci sentiamo bisognosi e disuguali al peso
formidabile di cui il Signore Ci volle gravati, e che v'impartiamo con tutto
l'affetto del cuore la
Pastorale Benedizione, nel nome del Padre, del Figliuolo, e dello Spirito
Santo. Piacenza, dal Palazzo di Nostra residenza il giorno di San Francesco di
Sales. †
GIOVANNI BATTISTA VESCOVO. |
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