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04. Lettera Pastorale al Clero e Popolo della Città e Diocesi di Piacenza per la Visita Pastorale, 4.11.1876, Piacenza, Tip. G. Tedeschi, 1876, pp.20
Il Vescovo annuncia la visita pastorale alla diocesi; è un obbligo grave sancito dai concili della chiesa. E' la prima; vede in essa uno strumento valido per sostenere e accrescere nelle popolazioni la fede insidiata da una guerra aperta contro Cristo condotta soprattutto attraverso la stampa. Sarà pure l'occasione per verificare l'impegno del clero nell'insegnamento del catechismo, ritenuto indispensabile per arginare la crescente secolarizzazione della società. A questo proposito il Vescovo intende visitare le scuole della dottrina cristiana di ogni parrocchia.
Il grande Apostolo delle genti, condotto dalla mano invisibile di Dio e
dal suo zelo, alla volta di Roma, vedendo la festevole amorevoleza colla quale
dalla riverente moltitudine venne accolto, ne rese grazie all'Altissimo e
tutto si consolò, nella ferma fiducia che la sua visita sarebbe per riuscire
a que' credenti fruttuosa: Quos cum
vidisset Paulus, gratias agens Deo, accepit fiduciam (Act. XXVIII. 15). Tali appunto furono i sentimenti che provammo
anche Noi, o Venerabili
Fratelli e Figli Dilettissimi
ogniqualvolta Ci si presentò l'occasione di recarci in mezzo a voi, quando
per imporre le mani e segnare del Sacro Crisma i fanciulli, quando per
assistere a devote solennità, quando finalmente per coronare l'opera sublime
delle sante Missioni, che pur tanto Ci consolarono del vostro religioso
fervore. Sì, al vedere come voi uscivate allora festosi ad incontrarci e come
al Nostro passaggio vi prostravate ossequenti per ricevere la Pastorale
Benedizione; allo scorgere le splendide pompe e i segni di straordinaria
esultanza con cui tante volte vi affrettaste ad accogliere il vostro Pastore,
mentre Ci confondevamo nella Nostra miseria, rendevamo di ciò interiormente
grazie a Dio e Ci confortavamo al pensiero, che non sarebbe stato difficile il
promuovere la gloria di Dio in mezzo a voi, così docili di spirito e di animo
così buono.
Vi annunziamo adunque, o Dilettissimi, l'aprimento della Sacra Visita
Pastorale nella festa dell'Immacolata Regina del Cielo, e lo facciamo col più
vivo trasporto del Nostro cuore, intimamente persuasi che, adempiendo questo
importantissimo dei Nostri doveri, ne verrà grandissimo bene a voi, mentre
Noi proveremo la consolazione più bella che possa provare un Vescovo nell'angosciosa
e difficile sua carriera, quella, ci, di conoscere tutti da vicino gli amati
suoi figli e d'essere da loro conosciuto; di portare il saluto di pace e la
parola di vita, i conforti dello spirito e le più elette benedizioni a tutto
il gregge alle pastorali sue cure affidato.
Gesù Cristo, il gran Pastore delle pecorelle, come Lo chiama S. Paolo:
Pastorem magnum ovium (Hebr.
XIII. 20); il Vescovo delle anime nostre, come S. Pietro Lo appella:
Episcopum animarum nostrarum (I. Potr.
II. 25); costituito da Dio Padre, con irrevocabile giuramento,
Sacerdote eterno (Salm. 109. 4),
esercitò visibilmente il Pastoral ministero, allorché, vestito della nostra
umanità, visitò le genti, illuminando quelle che sedevano nelle ombre di
morte, additando loro i sentieri della giustizia e tutto bagnando de' suoi
sudori il mistico suo campo; campo di grazie e di perenne fecondità,
preparato da' secoli eterni, qual'è la Chiesa Cattolica. Gesù
difatto, narra il Vangelo, recavasi
attorno per tutte le città e castella, insegnando nelle sinagoghe, predicando
l'Evangelio del regno e sanando ogni languore ed ogni infermità (Matth.
IV, 23, IX, 33. Marc. VI,
5, Luc. XIII, 22). Gesù,
è scritto negli Atti Apostolici, passava
facendo a tutti del bene (Act. X, 38) e tanto
perciò adoperavasi che, stanco e spossato, era costretto finalmente a sedere:
fatigatus ab itinere sedebat sic super
fontem (Je. IV. 6).
Come un giorno per le viscere di misericordia del Signor nostro si degnò
Egli visitarci dall'alto, mandato dal Padre; così, sedendo ora alla destra di
Lui, si fa nostro Mediatore, visitandoci in modo invisibile ad ogni istante
per la grazia specialmente diffusa ne' nostri cuori, mercé lo Spirito Santo
che a noi venne communicato (Rom. V.
5). Né qui ha termine la sua bontà; imperocché agli Apostoli e a tutti
quelli che loro succederebbero, ordinò perpetuassero sulla terra l'opera sua,
dicendo: andate; come il Padre ha
mandato Me, io così mando voi: sicut misit Me Pater et Ego mitto vos (Jo. XX. 21). E a chi, se non agli Apostoli, nella persona di Pietro,
e a' loro Successori furono indirizzate da Cristo quelle parole: pasci le mie
pecorelle, pasce oves meas (Jo.
XXI. 15).? Per mezzo adunque dei Vescovi, Successori appunto degli
Apostoli, Gesù Cristo continua ad esercitare anche oggi il sublime suo
ministero, essendo l'Episcopato, che si unifica in Pietro, il proseguimento
quaggiù della missione e della vita del Salvatore, a buon dritto perciò
appellato dalle Apostoliche
Costituzioni (Lib. II. c. 26) una
terrena Divinità; la ripetizione nel tempo e nello spazio, direbbe S.
Agostino, del Sacerdozio supremo di Cristo. Degli Apostoli infatti leggiamo
come tutti solleciti recavansi attorno a visitare quelle città, cui avevano
prima evangelizzate, per conoscere in quale stato ne fossero i credenti: visitemus
fratres per universas civitates in quibus prædicavimus verbum Domini, quomodo
se habeant (Act. XV); e il
nobile esempio sempre venne seguito da coloro che nel corso de' secoli furono
scelti da Dio a governare la Chiesa.
Tale dolcissima obbligazione, imposta ad essi dalla morale necessità
di conoscere il proprio gregge per meglio guidarlo nella via della salute, la
troviamo solennemente confermata dai sacri Canoni, ne' Concilii antichissimi
di Braga, nel IV di Toledo, di Tours, di Chalons; negli Ecumenici
Costantinopolitano IV, III e IV di Laterano, II di Lione e finalmente nel
Tridentino (Sess. VIII. Decr. de Reform. Gener.
c. 3), il
quale ne determina lo scopo così: Intento
principale di tutte queste visite altro non è che di propagare, contro
l'errore, la sana e ortodossa dottrina; di preservare dalla corruzione del
vizio i buoni costumi; di estirparne i cattivi; d'infiammare,
esortando e ammonendo, i cuori alla religione, all'innocenza, alla pace.
Successori anche Noi, benché indegnissimi, degli Apostoli; inviati dal
Supremo ed Infallibile Gerarca della Chiesa a reggere questa così vasta
Diocesi, sentiamo alto risuonarci all'orecchio l'avviso di S. Paolo: attendete a voi stessi e a tutto il gregge di cui lo Spirito Santo vi ha
costituiti Vescovi (Act. XX.
28). Dietro questo avviso pertanto e dietro il desiderio, che c'incalza ogni dì
più, del vostro bene, affrettiamo, sì, affrettiamo coi voti più ardenti del
cuore il momento di abbracciarvi tutti, o V. F. e F. D., di stringervi tutti
al seno, di benedirvi, di pascervi colla parola e coi sacramenti, d'implorare
infine su voi e sulle vostre famiglie la copia dei celesti favori, affinché
siate nell'allegrezza, nella concordia, nella pietà, il popolo di acquisto,
il regale sacerdozio, la gente santa, destinata per la Patria migliore che
tutti insieme ci aspetta. Questo appunto è ciò che vivamente domandiamo a
Dio ogni giorno nelle Nostre preghiere, come pure vivamente Lo supplichiamo
perché si degni accordarci lumi e forze pari al voler grande che abbiamo di
giovarvi, sicché il vostro Vescovo abbia anch'esso a ripetere in verità
coll'Apostolo: mi son fatto tutto a tutti per
guadagnar tutti a Cristo (1. Cor.
IX.). Oh, quanto desideriamo di aver la mente ed il cuore de' più santi
Pastori che poggiarono sì alto coll'ali dell'intelligenza e colla forza
dell'amore per poter sempre meglio adoperarci al vostro bene, o Dilettissimi,
e chi è santo santificare ancor più, chi è tiepido riscaldare del divin
fuoco, chi è traviato ridurre sul retto cammino, aprire insomma agli occhi di
tutti i peccatori un cielo nuovo e una nuova terra e renderli nell'umiltà
discepoli della croce! Ah sì! Ora che la guerra contro G. C. si è
apertamente dichiarata; ora che una stampa blasfema, o ne impugna
sfacciatamente la Divinità e perfino la istorica esistenza, ovvero ne
assoggetta le istituzioni, la morale, i Sacramenti agli storti giudizii di
uomini i quali bestemmiano ciò che ignorano; ora che la Chiesa e vilipesa e
vituperata nel suo Capo Augusto, e ne' suoi Pastori lacerata con ogni sorta
d'ingiustizie; ora che un'infernale congrega tenta persino di cancellare dalle
menti ogni idea di Dio e di strappare dai cuori la fede, Noi ci sentiamo, a
dir vero, scossi grandemente ed atterriti dal più intimo dell'animo Nostro e
proviamo vivissimo il bisogno di visitar tutti gli amatissimi Nostri figli per
rassodarli tutti nella pietà
e premunirli dalle insidie degli empii. Così è. Quanto più crescono i
pericoli delle anime alle Nostre cure commesse, tanto più ci cresce il
desiderio di renderci simili a Colui il quale tutto sacrificò sino il proprio
Sangue per noi e per la nostra salute in guisa che niuno di voi, Fratelli e
Figli carissimi, abbia a perire per Nostra negligenza e dir possiamo con verità
a Dio, chiamati che saremo al suo tremendo Giudizio: Padre, quelli che mi deste li ho custoditi e niuno di loro si è perduto
(Jo.XVIII. 12).
Certo se mai vi fu tempo in cui si richiedesse premura, vigilanza,
coraggio, annegazione, operosità nei Pastori della Chiesa, egli è questo in
cui viviamo, nel quale il vizio e l'errore levano del pari orgogliosa la
fronte e sembrano minacciare dell'estrema ruina la società tutta quanta.
Noi quindi, lo ripetiamo, verremo a voi, Fratelli e Figli dilettissimi,
per animarvi alla pratica delle cristiane virtù, alla pietà, alla concordia,
alla pace; per levare la Nostra voce in difesa degli oppressi; per essere il
sollievo dei poveri e il consolatore degli affitti; per accogliere i traviati
e mescere le lagrime della consolazione con quelle del pentimento, pronti a
sacrificare per voi, non solo quanto abbiamo, comodità, quiete e riposo, ma
la vita medesima, se fia d'uopo; giacché
il buon Pastore dona l' anima propria per le sue pecorelle (Jo.
X. 11). Custodi e Maestri della verità coll'ordine
di non tenerla segreta (1 Cor. IX.
5), Noi la bandiremo senza riserbo e con apostolica libertà, in ogni tempo,
in ogni luogo, a tutti. Colla mite carità de' Santi, non disgiunta da quella
nobile fermezza che sa far rispettare i solenni diritti della fede, Noi ci
affaticheremo per cattivarle in ossequio i più schivi intelletti, predicando
non solo tutto ciò che è buono, che è giusto, che è santo, ma quanto
eziandio vi ha di amabile in essa (Philip.
IV. 8), rifuggendo da ogni atto il quale potesse, anche menomamente,
recare offesa alla mansuetudine e umiltà del Cuore di Gesù Cristo e
adoperando, come vuole l'Apostolo, 1a
stessa saggezza con sobrietà. (Rom.
XII. 3).
No; non v'aspettate da Noi sublimità di eloquio, artifizii di umano
sapere; verremo a predicarvi con tutta semplicità Gesù Cristo e Questi
crocifisso; Gesù Cristo che è la Via, la Verità e la Vita; Gesù Cristo,
senza la cognizione del Quale indarno ci affaticheremmo per giungere a
salvamento; Gesù Cristo, la sua immensa
Carità, i suoi Misteri, la sua Dottrina, il magistero infallibile della sua
Chiesa, ecco ciò che verrà ad animare, ad accrescere la vostra fede. Oh la
fede! Quanto, o Dilettissimi, non deve starvi a cuore! Imperocché nel
possedimento solo di essa, come dice S. Agostino, può l'umano intelletto aver
riposo, essendo essa che ci rende sicuri di quanto speriamo ottenere e che ci
mette qui in terra in un possesso anticipato del Cielo. Noi quindi Ci
studieremo, come è Nostro dovere, di ridestarla in tutti voi questa fede;
quella fede viva e operosa per cui i Santi vinsero il Mondo salirono al regno,
quella fede che annienta i prestigi della carne e del sangue, che dissipa
colla sua luce le tenebre dell'umana ragione, che fa vedere le cose non quali
appariscono, ma quali sono in realtà; quella fede che ci è scudo e lorica
per resistere e per combattere da forti contro i principi delle tenebre e
contro le spirituali nequizie; quella fede insomma che, a guisa di quotidiano
alimento, corrobora nella grazia le potenze tutte dell'anima e forma, al dire
di San Paolo, la vita del giusto: justus
ex fide vivit (Galat. III. 11).
Oh, Dilettissimi! Se Noi deploriamo le verità venute meno tra i figli degli
uomini; se all'armonia dell'ordine sociale vediamo succedersi
lo scompiglio, la confusione, il disordine; se ogni scienza morale e civile se
ne va giù a rifascio; se tremiamo all’aspetto di tanti guai che funestano
oggigiorno l'Europa; se vediamo infine tante menti lacerate dal dubbio, tante
volontà senza freno e irrequiete, ditemi, non è forse perché la fede, o è
ripudiata da molti, o è combattuta dai più? Voi
non credete, grida Isaja (Is. VII.
9), e perciò non avrete mai pace.
Sorgono intanto, scrive S. Agostino, sorgono i semplici e gl'idioti e
si guadagnano il Cielo, mentre che fanno essi i pretesi sapienti? Con tutte le
loro belle cognizioni, con tutte le loro scoperte, s'immergono sempre più nel
fango della materia e sempre più il demonio li accieca, finché vien l'ora
che ne fa sua preda.
Le nostre speranze tuttavia di veder salvi anche questi infelici,
riposano in gran parte su di voi, o Venerabili Sacerdoti, Cooperatori nel
sacro Nostro ministero. Non ve lo nascondiamo. Voi farete certo gran bene ai
vostri popoli, se anche voi vi preparerete a ricevere, come si conviene, la
visita del vostro Vescovo, con vita di santità e studio di carità, di
preghiera, di annegazione, di disinteresse, di zelo; se vi darete a conoscere
informati da quello spirito di sapienza e
d'intelletto, di consiglio e di fortezza, di scienza e di pietà che tanto
onorano e rendono rispettabile il nostro carattere anche presso gl'increduli e
i libertini; se vi mostrerete inesorabili sì verso il peccato; ma tutta bontà,
compassione, tenerezza verso i poveri peccatori. Siate, o Venerandi ed
amatissimi Parrocbi, vi diremo con S. Gregorio il Grande, (Reg.
Past. p. II. c. 1), siate puri ne’
pensieri, prudenti nelle azioni, nel silenzio discreti, fruttuosi nel parlare,
intimi a ciascuno nel compatire, elevati al disopra di tutti i fedeli nel
conversare con Dio. Coi buoni siate per umiltà quasi uno di essi, ma
superiori ad essi per zelo di giustizia. Le esterne occupazioni non vi tolgano
all'interna vostra coltura, né questa v'impedisca gli esterni vostri doveri.
Raddoppiate, proseguiremo a dir Noi, di operosità e di zelo, affine di
premunire il vostro gregge dalla corruzione del secolo e dalle insidie
dell'errore, i cui Apostoli oggi tanto si sono moltiplicati da far sentire la
loro maligna influenza fin nelle più remote e più scoscese montagne.
Promovete, ve lo raccomandiamo caldissimamente, l'istruzione religiosa,
curandone il regolare andamento con ardore di carità nelle Scuole del Catechismo. Deh! o Venerabili Parrochi e
Sacerdoti, infervorate in quest'opera di Dio, ve ne scongiuriamo, i buoni,
scuotete gl'inerti, rassicurate i timidi, confortate i diligenti. Oh, quanta
allegrezza recherete agli Angioli! quanta edificazione ai fedeli! quanta
consolazione al Nostro cuore paterno, se, raccoltavi intorno un'eletta schiera
di giovinetti, le insegnerete, con quell'affetto che sola sa inspirare la
carità, a conoscere, ad amare, a servire il Signore! Noi presto ce ne
convinceremo, visitando le Scuole del
Catechismo con particolare compiacenza in ogni Parrocchia. Pensate che Noi
ci aspettiamo in tale incontro la più cara, la più dolce delle Nostre
consolazioni e mentre Ci rallegreremo nel Signore con voi e saremo larghi di
encomii per i veri Pastori, non potremo certo dissimulare, neanco in pubblico,
il gravissimo Nostro rincrescimento a chi non avesse ancor fatto, per quanto
gli era possibile, il dover suo, in cosa di tanta necessità.
Mettete tutto l'impegno, o Venerabili Fratelli, nel provvedere al
decoro della Casa di Dio colla mondezza de' vasi sacri e dei sacri arredi,
colla decenza di tutti gli oggetti che servir debbono al divin culto. La
mancanza in tale argomento, se grave offesa recherebbe alla Maestà di quel
Dio a cui serviamo ed allo spirito della Chiesa,
la quale, coll'ordine, colla bellezza, collo splendore di sue pompe, intende
sollevare a Dio le menti e i cuori; farebbe pure cattiva testimonianza di voi,
mentre Noi, Amatissimi Parrochi, desideriamo di non aver nulla di che
rimproverarvi nemmeno in questa parte; ma avere anzi, e lo speriamo, di che
edificarci e di che andar consolati.
Mettiamoci insomma, o Venerabili Fratelli, al governo delle anime; ma
di gran lena, ma di gran cuore. Da ciò, ben sapete, dipende la loro salute e
la salute altresì di noi stessi. Coll'unità dello spirito e dell'azione;
colla protezione di G. C. Pastore invisibile ed eterno, e colla benedizione,
che umilmente implorammo, del suo Vicario, Pastore visibile e universale,
suvvia, mettiamoci all'opera in guisa da potere ciascuno di noi col fatto
rivolgere a Dio Padre quelle parole: Signore,
per quelli che mi hai dati santifico me stesso, acciocché quelli siano
santificati nella verità e tutti siamo una sola cosa: Tu in me ed io Te, essi
in noi e tutti in uno (Jo. XVII.
21).
Nutriamo pertanto ferma fiducia, che la rugiada del Cielo scenderà
copiosa a fecondare le umili Nostre fatiche e le vostre, o Venerabili Fratelli; sicché nell'illustre Chiesa Piacentina si
veggano in breve rifiorire di novella bellezza, la purità de' costumi, la
modestia, la religione, la pace, e voi specialmente dobbiate spargere intorno
il buon odore di Cristo. Sì, o V. F. e F. D., una saldissiina speranza Ne
sorregge e Ci promette, dalla Visita che siamo per intraprendere, il
risvegliarsi del sentimento Cattolico, l'osservanza dei giorni festivi, il
rispetto dovuto a' sacri Templi, la frequenza alle solennità della Chiesa, a'
SS. Sacramenti, alle Scuole della Dottrina Cristiana; l'attaccamento alla
gloriosa e Infallibile Sede di Pietro e al suo degnissimo Successore, il
Grande, l'Angelico, l'Immortale Pio IX; finalmente la Carità, vincolo di
perfezione, anima dell'anima, germe e fondamento di ogni cristiana virtù.
Nel Nome di Dio adunque, nulla fidando nelle Nostre deboli forze, ma
tutto attendendo dalla grazia del Santo suo Spirito; Noi verremo, o Figli
desideratissimi, sperando ogni bene per la vostra salute dal Signor nostro Gesù
Cristo, il quale è il sostegno dei Vescovi della sua Chiesa; è la fiaccola
che Li illumina; è il fuoco che Li riscalda, che communica Loro la parola di
vita, che Li anima ad annunziarla ai popoli, senza esitazione, senza tema, con
tutta franchezza.
Felici Noi, se Ci
verrà fatto di poter consumare in tal
guisa la nostra carriera e di poter rendere così testimonianza all'Evangelio
della grazia (Act. XX.),
santificandovi tutti e vivendo frattanto in continua paurosa aspettazione del
tremendo Giudizio di Dio!
Siccome però, né chi pianta vale a qualche cosa, né chi irriga; ma
solo Colui che dà accrescimento all'oprar nostro, Iddio; così umilmente vi
esortiamo, o V. F. e F. D., di pregare e di far pregare per Noi, affinché non
abbiamo in nulla a fallire al dover Nostro, conoscendoci debitori a tutti. Per
questo, e perché ogni cosa prosperamente succeda, ordiniamo intanto e
vogliamo:
I. Che nel giorno 8 Dicembre, sacro alla gran Vergine Immacolata, si
canti l'inno Veni Creator in
ciascheduna Chiesa Parrocchiale della Diocesi e che nei giorni 9, 10, 11,
susseguenti si reciti da ogni Sacerdote, nella S. Messa, la Colletta de
Spiritu Sancto, la quale si dovrà anche recitare nelle singole Chiese
Parrocchiali e loro dipendenti sussidiarie, nei tre giorni precedenti la
Visita delle medesime.
II. Che la visita di ogni Parrocchia sia preceduta dai Santi Spirituali
Esercizii, o, almeno, da una predicazione straordinaria di alcuni giorni. Ciò
per disporre i fedeli tutti ad accostarsi ai SS. Sacramenti e ad acquistare il
tesoro dell'Indulgenza Plenaria, accordata in tale circostanza dal Sommo
Pontefice, la quale dovrà essere annunziata, esortando i buoni a ricevere la
Comunione santissima dalle mani del loro Vescovo.
III. Che si osservi nel trattamento la frugalità e la moderazione già
prescritta dai Sinodi Diocesani e dai Venerabili Nostri Antecessori. Noi
vorremmo, o Dilettissimi Parrochi, che la presenza Nostra non dovesse tornare
di aggravio ad alcuno, mentre vi dispenseremmo, ben volentieri, anche dalle
spese di un modesto sostentamento, se la durezza dei tempi in cui viviamo, non
Ci costringesse a prevalerci, Nostro malgrado, di quello, che pure Ci e
concesso dai sacri Canoni.
Non termineremo, o V. F. e F.
D., senza prima palesarvi un motivo di particolare consolazione e di filiale
confidenza per Noi, ed è: l'aver posta quest'opera salutare della Sacra
Visita, sotto il valido patrocinio dell'Immacolata Madre di Dio. Noi, che nel
sapere, nella pietà, nello zelo e in ogni altra Pastorale prerogativa, Ci
conosciamo di gran lunga inferiori a tutti gl’Illustri che sedettero sulla
Cattedra dei Mauri e dei Savini, ma che sentiamo di non cederla a veruno nell'amore che vi portiamo in Gesù Cristo; Ci
commoviamo di soave letizia al pensiero che Maria, la cara nostra Madre, sarà
dal cielo la nostra stella, la nostra guida. lo scudo nostro, l'interceditrice
possente, appo Dio, di tutte le grazie delle quali abbisognano le pecorelle e
il Pastore. Poniamo Noi e voi tutti, o
V. F. e F. D., in quelle mani pietose che tengono le chiavi de' celesti tesori
e sotto gli auspicii della stessa Regina del cielo e Madre nostra, vi
impartiamo, coll'effusione del più tenero affetto, la Pastorale Benedizione
nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo. Così sia. Piacenza, dal
Palazzo di Nostra residenza, il giorno di S. Carlo Borromeo 1876. †
GIOVANNI BATTISTA VESCOVO. |
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