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02. Lettera Pastorale al clero e popolo della Città e Diocesi di Piacenza sull’insegnamento del Catechismo, 23.4.1876, Piacenza, Tip. G. Tedeschi, 1876, pp. 52 (con allegate Regole per le Scuole della Dottrina Cristiana della Città e Diocesi di Piacenza, pp. 36-52)
L’insegnamento
della dottrina cristiana, che nei
trent'anni di episcopato di Mons. Scalabrini ha una posizione privilegiata, è
di competenza esclusiva del pastore della diocesi perché è un diritto
riservato alla chiesa come viene confermato dalla patristica, le decisioni dei
concili e la prassi dei predecessori nella cattedra
piacentina, a cominciare da Paolo Burali verso la fine del 1500. E'
indispensabile perché i fondamenti religiosi della società sono insidiati da
un'educazione che emargina Dio. Negli ultimi decenni del 1800 la
scolarizzazione e la diffusione del media, come la stampa, concorrono
efficacemente alla promozione umana delle masse, ma minacciamo la pratica
religiosa. Scalabrini, definito da Pio IX l'apostolo del catechismo, a Como
aveva già affrontato il problema pubblicando un catechismo sillabico per gli
asili infantili che si stavano sviluppando su vasta scala. Tocca,
ai parroci l'iniziativa; ma la loro azione è inefficace senza
l'intervento dei genitori i quali devono accompagnare i figli alle
lezioni di religione e dare anche l'esempio partecipando essi stessi al
catechismo per gli adulti. Il
clero troverà validi collaboratori nei laici che dovrà preparare
all'insegnamento con una istruzione adeguata. Il
vescovo erige formalmente in tutta la diocesi la Compagnia della Dottrina
cristiana e le scuole di catechismo, fiorenti in passato, ma ora in declino o
cessate in alcune parrocchie. Richiama
ai parroci l'obbligo grave di tenere la catechesi ai piccoli e agli adulti
tutti i giorni festivi graduando i corsi in un ciclo triennale per i bambini.
Un direttore vicariale visiterà ogni anno tutte le scuole di religione della
circoscrizione. Riferendosi alle esperienze personali di direttore spirituale di un istituto di sordomute a Como raccomanda l'istruzione religiosa di queste infelici e comunica che sta pensando ad una iniziativa per provvedere con tecniche moderne alla loro educazione.
Gesù Cristo, Principe dei Pastori e Vescovo delle anime nostre, ha
lasciato alla sua Chiesa ammirabili esempi di amore ineffabile e di
tenerissima sollecitudine pei fanciulli, sopra dei quali, come si rileva dal
S. Vangelo, la dolcezza de' suoi sguardi, il sorriso delle sue labbra, la
sublime semplicità delle sue istruzioni, l'affetto del suo cuore divinamente
paterno, avevano una misteriosa attrattiva. Gli Apostoli accolsero il dolce
retaggio del loro Divin Maestro e
lo trasmisero fedelmente ai loro Successori, che mantennero costantemente
accesa la fiamma dell'Apostolato della gioventù.
Successori anche Noi degli Apostoli, appena fummo dal Supremo Gerarca
destinati al regime di questa nobile ed insigne Diocesi, i nostri primi
pensieri furono rivolti alla gioventù, e parlando con voi, V. F., vi
esortammo a tener fronte al danno incalcolabile prodotto dai libri e dai
giornali cattivi, che come diluvio irrompe ad invadere la terra, onde
schiantare od impedire lo sviluppo del sentimento cattolico; Vi scongiurammo
in nome di Dio a vegliare attentamente l'istruzione religiosa dei fanciulli,
ad abbassarvi insino a loro, a non perderli mai di vista, a dividere insieme
ai loro genitori le premure di indirizzarli alla pietà, di ammaestrarli in
tutti i punti della Dottrina Cristiana, a rassodarli nella fede cattolica.
Le nostre parole che alludevano all'insegnamento del Catechismo erano
da voi accolte con plauso, o V. F., e Noi siamo lieti di rendere questa
pubblica testimonianza al vostro zelo, sperando che i voti ardenti del Nostro
cuore intorno al Catechismo saranno coronati, riposando sicuri sulla vostra
pietà e sulla sollecitudine, a Noi ben nota, onde siete compresi pel gregge a
Voi affidato.
L'insegnamento del Catechismo è di esclusiva pertinenza
della Chiesa, giacché a Lei sola fu detto dal Salvatore nella persona de'
suoi Ministri: Andate, insegnate. La
sola Chiesa quindi è la custode della fede, la dispensatrice delle divine
dottrine, la maestra della morale cristiana. Gesù Cristo ne' suoi Apostoli
incaricò i loro Successori, i Vescovi, posti dallo Spirito Santo a reggere la
Chiesa di Dio, dell'insegnamento della sua dottrina.
Al solo Vescovo quindi per istituzione divina si appartiene
l’imprescrittibile diritto, anzi il sacro dovere del pubblico ed autorevole
insegnamento del Catechismo, che altro non è che una compendiata, ma completa
esposizione della fede e dei costumi, la pura sostanza dei dogmi e della
morale del Cristianesimo; al Vescovo proporre e prescrivere alla sua Diocesi
il Catechismo da usarsi, al Vescovo la direzione di tale insegnamento, che non
può essere autorevolmente e pubblicamente impartita che sotto la totale
dipendenza sua.
La Chiesa ha sostenuto lotte crudeli, ma non ha mai ceduto di un sol
punto del suo diritto e del suo dovere, diritto che forma uno dei maggiori
pregi dell'Episcopato, dovere che può dirsi uno dei più grandi del pastoral
Ministero.
Ecco perchè i sacri Pastori sino dai primi secoli della Chiesa hanno
promossa e curata con ogni impegno l'istruzione catechistica. Per poco che
altri conosca l'antichità,
sa che nei primi tempi del Cristianesimo la maniera ordinaria di istruire era
l'insegnamento in forma di Catechismo. S. Giustino fa sapere che tutti gli
abitanti cattolici della città e del contado si raccoglievano insieme per
ascoltare la Catechesi. S. Gregorio narra che a tale istruzione accorrevano
uomini di ogni condizione, dal più vile operaio, al prossimo parente
dell’Imperatore, talvolta pagano e persecutore. Da una lettera attribuita a
S. Clemente, terzo Successore di S. Pietro nella Cattedra Romana, si rileva
l'immensa importanza e la nobilissima dignità dell'insegnamento catechistico,
pel cui mezzo gli uomini erano ricevuti in quella nave, fuori della quale non
vi ha salvezza, si educavano le anime pargolette nella fede a Cristo ed alla
sua Chiesa, e venivano confortate a veleggiare al porto della beata eternità.
Un tale insegnamento era in allora altrettanto in considerazione, quanto oggidì
si vede negletto e poco stimato.
I più grandi Vescovi e gli uomini più celebri Vi Si applicavano con
uno zelo pari alla stima che ne facevano, ed impiegandosi nell'istruzione
della Catechesi si rendevano benemeriti della Religione, che ha registrate le
gloriose fatiche di quei primi Catechisti per tramandarli alla riconoscenza
della posterità, e scritti i loro nomi benedetti accanto alle più splendide
glorie dell'Episcopato e del Sacerdozio cattolico.
Dai primissimi
Concilii pertanto, che dettavano le regole per l'ammissione degl'infedeli alla
istruzione della Catechesi, ai Concilii del medio evo, che fulminavano pene
rigorose contro i Parroci e Sacerdoti negligenti e trascurati nell'impartire
ai loro dipendenti le istruzioni del Catechismo; dal Tridentino al Concilio
Vaticano, non vi fu su questo argomento che una sola voce in tutti i secoli
del Cristianesimo. Se Noi consultiamo i Canoni più antichi, quali ad esempio
quelli del Concilio di Elvira, celebrato al più tardi nel 313 dell'era
volgare, nei quali si tratta dell'istruzione dei Catecumeni, e li confrontiamo
colle recenti prescrizioni, vi troviamo sempre la stessa ispirazione, la
stessa sollecitudine, lo stesso zelo, il medesimo spirito di Gesù Cristo. Il
Sacro Concilio di Trento quindi non fece che raccogliere la tradizione dei
secoli cristiani quando comanda espressamente che almeno nelle Domeniche e
negli altri giorni festivi i Vescovi procurino che i fanciulli sieno
diligentemente istruiti, da coloro che sono obbligati, in tutte le Parrocchie,
intorno ai rudimenti della fede, all'obbedienza che debbono a Dio ed ai
parenti; e si valgano, se farà d'uopo, delle ecclesiastiche censure, non
ostante privilegi e consuetudini in contrario. «Saltem
diebus dominicis et aliis festis pueros in singulis Parochiis fidei rudimenta
et obedientiam erga Deum et parentes diligenter
ab iis, ad quos spectabit, doceri curabunt: et si opus fuerit, etiam per
censuras ecclesiasticas compellent, non obstantibus privilegiis et
consuetudinibus» (Sess. XXIV,
C. 4 de Ref).
Non è a dire quanto un tale decreto sia stato salutare: la voce della
Chiesa erasi fatta udire a tutto l'orbe cattolico e da tutte parti si levarono
con zelo ammirabile i Pastori a confermare ed a pubblicare il Decreto
Tridentino, a procurarne l'esecuzione, onde perpetuare nei popoli i vantaggi
preziosi che se ne attendevano. I Concilii Provinciali di Napoli, di Siena, di
Camerino, di Salerno, di Aquileia e più ancora i Concilii Provinciali di
Milano, che vennero giustamente appellati i migliori interpreti del
Tridentino, presero a cuore il grande argomento e con linguaggio incalzante
esortarono i sacri Pastori ad avere viscere di carità per l'infanzia
cristiana, scendendo alle più minute prescrizioni, onde agevolare quest'opera
di cristiana ristaurazione.
I Nostri Venerati Antecessori non furono meno zelanti dei loro
confratelli nell'attuare il comando del Tridentino.
Il Sinodo tenuto dal B. Paolo Burali d'Arezzo Cardinale (1570) che
intervenne ad alcuni dei Sinodi provinciali di S. Carlo, ordina in omaggio
alle prescrizioni Tridentine, che in tutte le Domeniche e giorni festivi, niuno eccettuato, neppure i più solenni, si
spieghi il Catechismo ai fanciulli ed agli adulti. (Vedi pag. 108 De
Parochis). Comanda poscia che ogni Parroco istituisca la compagnia della
Dottrina Cristiana colle seguenti parole, che riportiamo testualmente, e
facciamo nostre: «Quo autem studiosius id præstent, Doctrinæ Christianæ Soliditatem, quæ
ipsos (Parochos) in eo munere adjuvet, singuli in suis Parochiis instituant.
Quibus vero locis ea institui non poterit, duos tresve saltem homines deligant, auctoritate graviores, qui
pro Christiana pietate id sollicitudinis suscipiant, ut pueros ad hujus
doctrinæ institutionem inducant. »
Il Card. Sega nel suo Sinodo (1589) ripete i decreti del Tridentino
intorno alla predicazione, e nel Capo de
Scholis Doct. Christ. pag. 224, li riconferma aggiungendovi l'ordine che
Noi pure rinnoviamo: «Clerici.... in
ejusmodi institutionem Parochum, intra cujus Parœciœ fines incolunt vel eum,
cujus Ecclesiæ addicti fuerint, adjuvent, idque tam in Diœcesi quam in urbe
præstare teneantur.»
Nel primo Sinodo di Mons. Rangoni (1600 - De Scholis Doct. Christ.
pag. 161), il Pastore, dolendosi dell'ignoranza religiosa di molti suoi
diocesani, richiama in vigore le scuole del Catechismo e con fervorose
esortazioni chiama a quest'opera i Religiosi, i Sacerdoti, i Chierici e impone
agli amministratori di luoghi pii di assegnare le loro beneficenze e le doti
ai più diligenti nel frequentare le scuole della Dottrina.
Quanto ai Vicarii Foranei parla così: «Vicarii
Foranei sæpe videant, an in singulis Ecclesiis eorum regimini subjectis
Fideles Christianæ fidei fundamenta instituantur, et an Parochi ea in re
diligentia utantur; quod si eos negligentes comperierint, arbitrio suo pro
prima et secunda vice puniantur, si vero in eadem negligentiæ contumacia
perseveraverint, ad Ordinarium gravius puniendi deferantur.»
Il Sinodo Linati (1622 - De Doct.
Christ. p. 13) rinnova tutti gli ordini dei precedenti, e termina il
bellissimo capo così: «Quibus in
Ecclesiis Parochialibus Sodalitas Doctrinæ Christianæ canonice nondum est
erecta, agant Parochi, ut illa a nobis quamprimum instituatur; eique postmodum
adscribantur quotquot mares et feminæ ad id idonæ adscisci voluerint; ut hoc
pacto laborantes in vinea Domini consequi possint spirituales thesauros
Indulgentiarum ejusmodi Sodalitatibus a Paulo Quinto concessos.»
Mons. Scappi nel secondo Sinodo (1666 - De
Doct. Christ. pag. 76) riassume tutti gli ordini ema{11}nati da' suoi V. Antecessori, ripetuti con maggior
forza da Mons. Giuseppe Giandemaria (anno 1677 De Doct. Christ. pag. 8) che mostra quanto gli stesse a cuore un
tale insegnamento con queste ingiunzioni fatte ai Vicarii For. ed ai Parroci.
«Vicariis Foraneis districte injungimus,
ac mandamus, ne quolibet saltem trimestri invisere prætermittant Ecclesias
intra regionem sibi demandatam sitas, inspecturi an in singulis earum Fideles
Christianæ Fidei rudimentis imbuantur. In hac autem re Parochi operam suam
naviter præestent, et idcirco jubemus ut eidem Vicarii id a se præstitum,
etiam Nos moneant: imo et in fine Cujsque anni teneantur Parochi ac
Doctrinarum Præfecti indicem ad Nos deferre, aut mittere, puerorum et
puellarum seorsum conscriptum, qui ad Doctrinam Christianam adiscendam
adstringuntur, asterisco nominibus infrequentium ac negligentiorum cum
Parentum nominibus et cognominibus, ut in eosdem Parentes deficientes in re
tam necessaria, ad remedia debitarum monitionum et objurgationum pro rnunere
Nostro devenire valeamus.»
Nel primo Sinodo Barni (1696 De
Doct. Christ. pag. 17) dopo avere esortati i Parroci a valersi delle
dispute e di più industrie, onde allettare i fanciulli al Catechismo,
condanna ogni interruzione nell'insegnamento
della Dottrina con queste parole: «Quoniam
vero Nobis aperte constat, in aliquibus Diœcesis Nostræ locis, Vindemiœ aut
messis obtentu, Christianæ Doctrinæ excercitium negligi aut prætermitti;
idcirco severe imperamus, ne ullus animarum Pastor nullo unquam tempore tam
salutarium documentorum explicationem omittat, dato Festis diebus statutis,
etiam Vindemiarum et Messium tempore, campanæ signo, collectisque hora quam
noverit Populo magis accomodare Pueris, quorum vel unicum, si unus tantum
accedat, pie et amanter instituat; quin imo, si vel nullus confluat, ad
dimidiam saltem horam Templo aperto ipse adsit, ne ipsius absentiæ vel
neglectui vertatur saluberrimæ Doctrinæ intermissa explicatio.»
Nel secondo Sinodo tenuto l'anno 1723, ultimo di questa Diocesi,
ritorna sull'importantissimo argomento, scende a varie particolarità, e così
ricorda ai Parroci il loro sacro dovere di catechizzare e fanciulli e adulti:
«Ne in hac parte desit Nostra
Pastoralis sollicitudo, Decreta Nobis alias super hoc edita, partim innovando,
partim etiam prœsentium temporum usui accomodando, mandamus, ut ii, qui curam
animarum habent, Dominicis et aliis festis diebus omnibus [exceptis Dominicis
Palmarum, Resurrectionis et Pentecostes] in singulis
Paræciis Doctrinæ Christianæ elementa ipsi per se, aut si legittime
impediti fuerint, per eos quos ad ad muneris assumpserit, Populo et Pueris
explicent; graviter onerando eorum conscientias, si in hoc desides fuerint.»
Tali sono le sapienti prescrizioni dei Ven. Nostri Antecessori, che Noi
raccogliemmo colla più viva allegrezza e col più profondo rispetto e che
rinnoviamo, pronti ad ogni fatica per vederle di bel nuovo messe in pratica,
persuasi come siamo dei frutti salutari che ne deriveranno a questa nostra
dilettissima Diocesi. Imperocchè se Noi troviamo, V. F., tanto di buono in
queste nostre popolazioni, lo attribuiamo in gran parte all'educazione
sodamente cristiana che si procurava ai figli delle scuole del Catechismo, per
le quali tanto si occuparono parecchi dei Vescovi nostri e primo fra tutti il
B. Paolo Burali d'Arezzo Cardinale di S. Chiesa, amico ed emulo anche in
questa parte del glorioso San Carlo Borromeo Arcivescovo di Milano.
Persuaso Egli che i fanciulli tali si sarebbero conservati in gioventù,
tali nell'età adulta, quali erano formati nei primi verdi anni, si adoperò
con ogni industria a fondare in ogni Parrocchia di sua vastissima Diocesi le
scuole della Dottrina Cristiana. Al Clero raccolto intorno a lui tenne
frequenti e animatissime parole, abbassandosi sino alle più umili
preghiere, perchè volesse occuparsi di un sì grande dovere; ai predicatori
ordinò esortassero sovente i padri ed i capi di famiglie a condurvi i loro
figli e dipendenti parlando sovente della grave colpa di colui che, data la
vita corporale, avesse per sua negligenza, lasciata venir meno la spirituale.
Nelle varie parti della Diocesi spedì uomini distinti a promuoverne
l'impianto nelle più piccole frazioni di popolo, eziandio nelle parti più
montuose e lontane. Le sue visite a quelle scuole erano frequentissime:
passava instancabile dall'una all'altra, da questa a quella Chiesa; non
conosceva nè stenti, nè fatiche, nè ostacoli, nè pericoli, ogni disagio
soffriva giubilante purché potesse giovare l'istruzione del Catechismo.
Le scuole della Dottrina Cristiana istituite dal B. Paolo in questa
Città e Diocesi, richiamate poscia in vigore dai suoi Successori erano la
gloria della Diocesi e la salute dei popoli. Quei Venerabili Vescovi di Noi più
fortunati, dovevano provare ineffabile gioia quando vedevano Parroci e
Sacerdoti gareggiare con personaggi, chiari per antica nobiltà e per sapere,
nell'insegnare i primi rudimenti della Cristiana Dottrina e nell'infiammare la
gioventù all'amor della celeste sapienza; memori sempre dell'aureo ricordo
del Grisostomo: Più degno di encomio di
qualsivoglia distinto artista è Colui, che si adopera onde avviare al bene gli animi della
crescente generazione (Hom. 60 in 18 Math.); quando miravano le Chiese di
questa città ripiene ed affollate di persone di ogni età intese tutte ad
apprendere i doveri religiosi; numerosi drappelli di giovanetti da istruire,
ma abbondanti maestri ed operai delle scuole Catechistiche; quando infine le
stesse Civili Autorità, riconoscendo in tale insegnamento il primo fondamento
del benessere sociale, a cui miravano sinceramente, gareggiavano col loro
Vescovo di zelo nel proibire con minaccie di pene i giuochi nel tempo del
Catechismo, e nel punire severamente quelli che ne avessero turbato il buon
andamento.
Ma in tanta mutazione di cose, Noi ve lo confessiamo ingenuamente, V.
F., il Nostro cuore si è rallegrato grandemente nel vedere in moltissimi di
voi una risoluta disposizione di seguire la voce del vostro Pastore, di
dedicarvi con particolar diligenza e riporre il fior del vostro zelo
nell'insegnare il Catechismo, di voi che inspirati da amore ardente per Gesù
Cristo e per la Chiesa non risparmierete fatiche al santo intento, che è per
eccellenza l'opera del regno dei Cieli e della salute delle anime.
Noi quindi alziamo fervide preghiere a Dio perchè accordi a ciascuna
Parrocchia della nostra diletta Diocesi Pastori infiammati di amor divino, che
abbiano a cuore sopra tutto
questo salutare insegnamento e sappiano colle loro sante industrie creare una
nuova generazione che sia l'ornamento della Chiesa, la consolazione Nostra,
l'amica della pace e dell'ordine pubblico, il sostegno dell'autorità, la
difesa della verità e della virtù.
I tempi, o V. F. sono gravi, pieni di pericoli e di dolori, ne mai fu
tanto necessario gettare nell'animo dei giovani fondamenti fermi ed
incrollabili e formare in essi una fede illuminata e profonda, ed
un'educazione severamente cristiana.
La Società temporale è minacciata da totale sterminio dall'educazione
senza Dio; la società spirituale, immortale di sua natura, ne soffre in tante
anime deboli che sono rovinate, in tanti poveri giovanetti esposti a mille
pericoli, sempre in procinto di perder la fede. La società è impoverita
estremamente dell'elemento cristiano, le famiglie, salvo rarissime eccezioni,
non risentono più le pratiche e le abitudini di altri tempi, e perciò la
generazione crescente presenta uno spettacolo doloroso e straziante ad ogni
cuore cattolico. Noi non amiamo sgomentarvi, V. F., ma non amiamo neppure
illudervi; l'antica vita di fede, chi nol vede? è omai spenta; i bei giorni
dell'avita pietà, quando si professava tanta venerazione alla Religione e si
faceva consistere la felicità nell'umile obbedienza alle sue leggi e
gloria nel trasmettere ai figli intemerato il prezioso retaggio della fede,
sacro deposito custodito gelosamente quale consolazione nella povertà, freno
nelle ricchezze, schermo alla propria innocenza, sono sgraziatamente spariti.
I giovanetti, voi stessi, V. F., ne faceste con Noi spesse volte lamento
anziché respirare sotto il paterno tetto quell'aura di fede che abbella
l'infanzia, la accende, la vivifica e salva, vi respirano l'indifferenza
religiosa e quel soffio avvelenato di empietà che penetra il cuore e vi
distrugge per fino i primi germi della virtù.
E' uopo tornare da capo, o V. F., e con sommi sforzi ridonare alla fede
le novelle generazioni sperando, mercé la sapiente istruzione del Catechismo,
la restaurazione religiosa dei nostri fratelli in Gesù Cristo. Queste fatiche
Noi le crediamo una primaria sorgente di prosperità per l'avvenire della
Chiesa e speriamo nel Signore, che per esse rigermoglierà la fede nelle anime
dei giovani, penetrerà la pietà nelle famiglie, la Religione riconquisterà
a poco a poco i suoi diritti, insinuandosi in tutte le abitudini della vita e
la nuova generazione, purificata alla sua sorgente, farà risplendere la
speranza di giorni migliori.
Ma per ottenere sì felice risultato è necessario che ogni Parroco
diventi Apostolo, risoluto di non vivere
per sé, ma unicamente per Dio, per la Chiesa, per le anime. I nuovi bisogni
dei popoli esigono nuove cure e sollecitudini senza fine per trasfondere lo
spirito cristiano nei fanciulli, fortificarne nel bene la volontà,
illuminarne e volgere a rettitudine la coscienza, nobilitarne i sentimenti,
formare, secondo la mirabile espressione dell'Apostolo, Gesù Cristo, nelle
anime loro, sublimandole fino a Dio. I giovanetti sono gli uomini
dell'avvenire, entro pochi anni essi saranno i padri, le madri, gli operai, i
ricchi, i mercanti, i magistrati delle Parrocchie e dell'intera Diocesi;
guadagnarli a Dio, ecco la via più breve e più sicura per riformar tutto. In
tempo di pace generale e di fede, Parroci buoni, regolari, di una comune virtù
possono bastare, ma ora che il grido dell'empietà, non più si ode da lungi,
ma ci incalza e mena strage, ora che il furioso uragano freme e scoppia e a
guisa di traripante fiumana nel suo impeto minaccia travolgere e seco
trascinare tutte cose, è necessario che l'apostolato per l'istruzione
religiosa dell'infanzia, eccitata in altri tempi da Dio, rinasca in tutta la
sua ampiezza, e che lo zelo sia pari almeno alla malvagità dei tempi.
Ma tutte le diligenze e le cure del Clero cadrebbero in gran parte a
vuoto se voi non vi svegliaste, o genitori, ad intendere ed esercitare i
vostri doveri verso dei figli, divenuti in tempi sì tristi doveri
esclusivamente personali. Imperocchè a voi non è ignoto che anche là ove si
dovrebbe ammirare la gravità e l'assennatezza del pensare, abbondano uomini
leggieri e superficiali, i quali tutta disprezzando l'antica sapienza degli
avi e calpestando l'istoria e l'esperienza delle generazioni passate, reputano
il Catechismo un nonnulla, un vecchio arnese di casa fatto inutile, un
impedimento ed un ostacolo alla prosperità ed alla gloria delle Nazioni;
sicchè tanti giovani, istruiti forse in altro, o non lo apprendono come si
dovrebbe, o presto, con incredibile insipienza, lo dimenticano e lo
disprezzano. Voi dunque, o Genitori, dovete essere i primi Maestri del
Catechismo ai vostri figli, giacché col vincolo conjugale vi addossaste
questa gravissima obbligazione: voi non siete i loro genitori secondo la carne
che per essere i loro genitori secondo lo spirito.
Deh! non siate, o carissimi, ve ne scongiuriamo per le viscere di Gesù
Cristo Nostro Signore, non siate di quei disgraziati che più solleciti di
formare i loro figli allo spirito, alle massime, agli usi del mondo, che alla
fede ed al loro vero bene spirituale ed eterno, trascurano il supremo dei loro
doveri d'istruire nel Catechismo quelle anime che, quasi sacri e gelosi
depositi, vennero loro dalla Divina Provvidenza confidate.
A voi poi, o Madri, in modo particolare rammenteremo che dovete la prima istruzione religiosa ai vostri
figli, i quali, sempre con voi, ascoltano la vostra voce, vi credono, vi
obbediscono a preferenza di qualunque altro, a voi che nella qualità
esclusiva che adorna la maternità, avete delle risorse che vi rendono atte più
che altri a questo nobilissimo dovere. Quella premura pertanto, che voi avete
perchè non manchi ai vostri figli l'alimento corporale, dovete usarla pel
sostentamento della loro vita spirituale mediante la prima istruzione
catechistica. Quelle grandi verità apprese dal materno labbro non si
cancelleranno sì facilmente dalla mente e dal cuore dei vostri figli, e voi,
o Madri cristiane, adempiendo a questa parte gloriosa dell'apostolato
cattolico affidatovi, avrete ben meritato delle anime e della Chiesa. Scolpite
però bene in mente, o genitori, che i fanciulli vivono di imitazione e che
l'esempio vostro, più che le parole, valgono a loro vantaggio ed
incoraggiamento. Non vi accontentate adunque di mandare i vostri figli
alla Dottrina Cristiana, ma conduceteli voi per tempo, siate frequenti voi
stessi onde abilitarvi ad istruirli. Sebbene vi trovaste per ventura anche in
possesso di tutta la scienza della Fede, pensate che le verità della
Religione quanto più si ascoltano e si meditano, tanto più in esse si
scuopre di lume celeste che rischiara e diletta le anime, e che d'altra parte dovete
ai figli l'esempio di rispetto, di obbedienza alla Chiesa, di religiosità, di
cristiana edificazione, onde prepararli ad un felice avvenire. Sia norma di
vostra condotta questo bellissimo ricordo di S. Agostino: I Sacerdoti hanno
l'obbligo e l’officio di insegnare la Cristiana Dottrina a voi, o padri e
madri, nella casa di Dio, alla quale siete tenuti intervenire, e voi da parte
vostra avete l'officio e l'obbligo di partecipare l'insegnamento della Chiesa
ai figli vostri ed a coloro che sono alle vostre cure commessi.
Desiderosi pertanto di promuovere, per quanto possiamo, il bene delle
anime a Noi affidate, riserbandoci, V F., di dare, se lo crederemo opportuno,
altre prescrizioni, quando avremo, come è nostro vivo desiderio, terminata la
visita pastorale, vi esortiamo a formare nella vostra Parrocchia almeno tre
scuole di fanciulli e di fanciulle, ed una per gli adulti: la Scuola del Piccolo Catechismo; la Scuola della Prima Comunione; la
Scuola del Catechismo Grande che altrove si chiama con opportuna parola il
Catechismo di Perseveranza; e la 4a
Classe per gli adulti.
Ma un Parroco, sia pure il più amante di Gesù Cristo, non può far
tutto da sé, e però: «Dai Sacri
Canoni, scrive opportunamente San Carlo negli Atti della Chiesa Milanese [Inst. Doct. Christ.Cap.I.]
e Costituzioni Apostoliche e Decreti Provinciali si ordina a tutti i Parroci:
che insegnino e facciano insegnare la Dottrina Cristiana,.... procurando di
essere ajutati da altre buone
persone ecclesiastiche o secolari, con particolar cura formati ad insegnare la
legge di Dio. »
Benedetto XIV nella sua mirabile Enciclica
sull'insegnamento del Catechismo, dopo avere annoverati tra i maestri tutti
gli ecclesiastici sino ai semplici tonsurati, sapientemente addita al Parroco
coloro che lo possono coadjuare in mancanza di Clero. «Fu provveduto, così Egli, salutevolmente colle Sacre Costituzioni
Apostoliche e principalmente colla settima pubblicata nel Concilio di Laterano
dalla felice memoria di Leone X nostro predecessore, che i maestri e le
maestre di scuola insegnino ai fanciulli le verità cristiane, li confermino
con sana e incorrotta dottrina, come di un vitale alimento. »
Ricordato poscia ai genitori il debito di
imbevere la prole dei Misteri di nostra Religione, e quando essi non siano a
ciò capaci, almeno di condurre i figli alla Chiesa, aggiunge che in più
luoghi invalse una consuetudine pia e lodevole e da introdursi ove non fosse
invalsa, che uomini laici e donne prestino ajuto al loro Parroco nell'ufficio
delle Dottrine, esercitando i fanciulli e le fanciulle a recitare a memoria
l'Orazione Domenicale, la Salutazione Angelica, il Simbolo degli Apostoli ed
altre cose simili. Le quali cose tutte, conchiude il Sapiente Pontefice, prese
insieme e considerate con attenzione, faranno a tutti manifesto, come alla
molta messe, molti possono essere gli operai, ne mancar quelli che spezzino ai
fanciulletti, che lo chieggono, il pane della divina parola.
Eccovi, o V. F., mostrato sopra quali persone potete far assegno, per
avere soccorso nell'istruzione del Catechismo, ove trascegliere i Direttori, i
Maestri, gli Assistenti, ossia i membri che devono comporre in ogni Parrocchia
la Compagnia della Dottrina Cristiana. Ma trascegliere alcune poche persone,
che non possono mancare in niuna Parrocchia, è qualche cosa; ciò che compie
però e in alcun modo perfeziona la santa istituzione, si è di formarle con
pazienti cure, insegnando loro il modo di istruire e di contenersi nella
grande opera per la quale vengono assunti.
Il grande S. Agostino, che in mezzo alle gravissime fatiche
dell'Episcopato si accinge con prontezza ed impegno a formare di un giovane,
chiamato ad insegnare i rudimenti della fede, un abile maestro del Catechismo
e a tal uopo detta un magnifico libro De
Catechizandis rudibus è a tutti
i Pastori di anime un insigne esempio ed un importante suggerimento. S. Carlo
perciò, nel III Concilio Provinciale (Cap.
Il. De Scholis Doct. Chr.), ordina che i Vescovi assegnino dei Sacerdoti
esercitati nel predicare, pel ministero dei quali i maestri del Catechismo
venissero ajutati e con salutari avvisi e frequenti esortazioni infiammati
ogni giorno più all'incremento e benessere delle scuole.
Nella parte quinta degli Atti il S. Pastore ritorna con maggior calore
sulla necessità che ciascun Parroco si educhi i suoi maestri, proponendo, ad
esempio di tutti, quelli della città di Milano, molti dei quali, scrive il
Giussani nella vita del Santo, dell'uno e dell'altro sesso erano arrivati a
tal grado di pietà, da poterli assomigliare ai cristiani della Chiesa
primitiva.
Noi conosciamo, V. F., le gravi difficoltà, le molte fatiche a tal
uopo necessarie; ma nulla è impossibile alla carità ed allo zelo: essi sono
i grandi inspiratori e maestri di ogni bene. Vi sono Parroci, e Noi ben lo
sappiamo, che collocati anche in difficilissime posizioni, colla carità
appunto e collo zelo hanno saputo fare quanto vi abbiam detto, anzi alcuni
assai più, istituendo feste ed esami e premii pel Catechismo, chiamando a
brevi spirituali esercizii i giovanetti della Prima Comunione, a cui danno
meritamente una suprema importanza, istruendo per
lungo tempo i Maestri e le Maestre, valendosi di tutto e di tutti per
promuovere quest'Opera del Signore.
Sì, o V. F., colla carità e collo zelo si operano grandi cose, vi
diremo con S. Agostino, senza molta fatica, poichè lo zelo è fecondo,
inventivo, paziente infaticabile, la carità non teme le fatiche, anzi le ama
e ne è beata: « Ubi amatur non
laboratur, aut si laboratur, labor amatur; » colla carità e collo zelo
si pensa a tutto, tutto si tenta e si continua, succedono industrie ad
industrie, alle quali è sostegno e sprone l'infallibile promessa di Dio:
Coloro che ammaestreranno molti nella giustizia, scintilleranno quasi stelle
nella interminabile eternità. (Dan.12)
Noi quindi richiamiamo in pieno vigore la
Compagnia e le Scuole della Dottrina Cristiana, Scuole che istituite già dai
Vescovi Nostri Antecessori, ripetutamente rialzate da Sinodi Diocesani,
caddero sì in talune Parrocchie da non restarne quasi indizio che sieno state
erette. Come Vescovo e Pastore destinato dallo Spirito Santo a pascere il
gregge col cibo salutare della celeste dottrina, ERIGIAMO E DlCHIARIAMO ERETTE
IN TUTTA LA NOSTRA DIOCESI LA COMPAGNIA E LE SCUOLE DELLA DOTTRINA CRISTIANA,
a sgravio di Nostra coscienza, a maggior bene delle anime a Noi affidate e a
maggior gloria di Dio.
Queste Classi ben
fatte vi prepareranno, V. F., un'udienza numerosa e sufficientemente istrutta
nei rudimenti della Fede, capace d'intendere la spiegazione del Catechismo
grande che voi farete dal pergamo. Imperocchè voi sapete, V. F., che siete
chiamati a continuare il ministero che G. C. N. S. venne ad esercitare sulla
terra, a prestargli mano in certa guisa alla consumazione dell'opera sua, alla
santificazione delle anime, destinazione sublime, che principalmente è
riposta nell'istruzione, di cui Dio domanderà conto rigorosissimo, se avrete
fatto tutto quello che avrete potuto e tutto quello che avrete dovuto pel bene
dei vostri popoli. Per questo l'Apostolo esorta il suo Timoteo ad ammaestrare,
a porre ogni cura e diligenza nell'adempimento di questo grande dovere: Attende
tibi et doctrinæ: insta in illis. Hoc enim faciens et teipsum
salvum facies, et eos, qui te audiunt (1.
Tim. IV. 16.)
e altrove, (2. Tim. II. 15.): Sollicite
cura teipsum probabilem exibere Deo, operarium inconfusibilem, recte
tractantem verbum veritatis; e più avanti (2. Tim. IV. 1. 2.). adopera
termini ancor più pressanti ed efficaci: Testificor
coram Deo et Jesu Christo, qui judicaturus est vivos et mortuos, per adventum
ipsius et regnum ejus: Prædica verbum, insta opportune, importune, argue,
obsecra, increpa in omni patientia et doctrina.
Vi hanno bellissime
pagine di S. Agostino, di S. Gio. Grisostomo, di S. Gregorio Magno e di altri
santi Padri che commentano mirabilmente questi detti apostolici; esse
potrebbero riassumersi così: Guai ai Pastori che non catechizzano, come si
conviene, i loro popoli; gloria e salute a chi adempie debitamente questo
grande e principale dovere del sacro ministero.
I Sacri Concilii Ecumenici, Provinciali, Diocesani hanno quindi
continuamente inculcato con gravissime parole questa obbligazione dei Pastori,
e da ultimo il Sacro Concilio di Trento ha ordinato questa istruzione
catechistica con un salutare Decreto che Noi riportiamo per intero,
proponendolo alla seria considerazione del Nostro Ven. Clero: «Archipresbyteri
quoque Plebani et quicumque Parochiales vel alias curam animarum habentes
Ecclesias quocumque modo obtinentes, per se vel per alios idoneos (si
legittime impediti fuerint) diebus saltem dominicis et festis solemnibus,
plebes sibi commissas pro sui et earum capacitate pascant salutaribus verbis,
docendo ea quæ omnibus scire necessarium est ad salutem, annuntiando quoque
eis, cum brevitate et facilitate sermonis, vitia, quæ eos declinare, et
virtutes quas sectari oportet, aut pœnam æternam evadere et cælestem
gloriam consequi valeant.» (Sess. V. De Ref).
In questo Santo Decreto tutto è compreso quanto si
può prescrivere intorno al dovere di catechizzare i popoli, e Noi, sapendo
che parliamo a coloro che sanno la legge, non vi faremo che alcune
osservazioni, a guisa di appunti, a norma e governo del Nostro Clero.
I. Il Sacro Concilio ha fatto un Decreto speciale intorno
all'Istruzione catechistica per averne conosciuta la necessità, per averla
risguardata come una delle principali obbligazioni di coloro ai quali Iddio ha
confidato la cura delle anime. Con questo non ha fatto che rinnovare il
giudizio che di tale predicazione hanno portato, in tutti i secoli della
Chiesa, i Padri ed i Pastori amanti delle anime e zelanti del proprio dovere.
II. L'istruzione catechistica è un'obbligazione specialmente imposta
al Parroco, il quale non può affidarla abitualmente ad altri Sacerdoti, ma
deve adempierla per sé stesso, ne può farsi supplire da altri idonei
ministri, se non legittimamente impedito, come suonano le parole del
Tridentino.
III. Tale istruzione è prescritta in tutte le Domeniche e le altre
Feste dell'anno. Il Parroco adunque osservando questa legge della Chiesa dovrà
spiegare la Dottrina in ogni giorno festivo. In ogni giorno festivo infatti è
voluta dal Sacro Concilio una triplice predicazione: La predicazione omelitica:
«Mandat S. Synodus pastoribus et singulis curam animarum gerentibus: ut
frequenter inter Missarum celebrationem, vel per se, vel per alios, ex eis quæ
in Missa leguntur, aliquid exponant.» (Sess.
22. C. 8); l'istruzione catechistica al popolo, (Sess. 5. De Ref.); l'insegnamento del Catechismo ai fanciulli (Sess.
24. C. 4.) come nei Decreti sopra citati. Non vi taceremo però che
moderni Teologi sono d'avviso che si adempia se non perfettamente, almeno
sufficientemente la legge del Tridentino, per riguardo alle solennità,
facendo un discorso intorno al mistero che si celebra, e ciò per la scarsezza
del Clero e pei gravi lavori del confessionale che in tali giorni sono soliti
stancare anche i più zelanti e forti.
Se il Parroco deve annunziare al popolo la parola di Dio facendo la
spiegazione del Vangelo, la Dottrina agli adulti ed il Catechismo ai fanciulli
in ogni giorno festivo dell'anno, voi vedete, V. F., quanto grande abuso sieno
le così dette vacanze, le quali non possono essere sostenute da niuna
consuetudine in contrario, che non potrebbe modificare un sì solenne precetto
del Tridentino. Il qual precetto, se tanto è grave, Voi parimenti vedete
quanto grande sia l'altro abuso di accontentarsi di spiegare il Vangelo la
mattina, tralasciando poi la spiegazione del Catechismo per ogni leggier
motivo, sia pure quello di
intervenire alle feste delle vicine Parrocchie. Il decoro delle solennità
religiose è bella cosa è vero, e assai Ci sta a cuore, voi perciò curatelo
più che potete, purché non veniate meno al gravissimo vostro dovere di
catechizzare i fanciulli e gli adulti.
Duo gravissima onera, (scrive
Benedetto XIV nella Costituzione Etsi) a
Tridentina Synodo curatoribus animarum inposita sunt, omnibus diebus festis;
e voi sapete che è necessario un gravissimo motivo per dispensarvi da una
gravissima obbligazione.
IV. Noi Ci permettiamo di avvertire, V. F., ciò che voi sapete
benissimo, che peccherebbe gravemente quel Parroco il quale per tempo notevole
intralasciasse l'istruzione catechistica.
Dicono i Dottori, scriveva ai Parrochi S. Alfonso de' Liguori in una
sua notificazione, che un parroco il quale lascia di predicare per un mese
continuo, o per tre mesi discontinui, non può essere scusato da peccato
mortale. Peccherebbe pure gravemente quel Parroco che non proporzionasse
l'istruzione alla capacità degli uditori, pro
sui et eorum capacitate; che amico delle frasi e delle ricercatezze la
rendesse inintelligibile ed infruttuosa, che trascurando il dovuto e
necessario apparecchio parlasse senza ordine e precisione dicendo di molte
cose inutili, false, disgustando così gli uditori e allontanandoli dalla divina parola da lui sacrilegamente offesa e
coperta di obbrobrio. Per non rendervi, V. F., traditori delle anime, siano
regola delle vostre istruzioni, le parole: Annuntiando
quoque eis cum brevitate et facilitate sermonis...... Trattate la materia
catechistica con ampiezza non troppa, a fine di poter ritornare sulle stesse
materie colla maggior frequenza possibile. Il vostro corso catechistico non
oltrepassi mai un triennio; allungarlo di più sarebbe un recar danno ai
vostri parrocchiani.
In tre anni, ed anche in due, voi potete dar per intero spiegato il
Catechismo, quando eviterete costantemente quello sminuzzamento delle dottrine
morali, per cui autori e catechisti, credendo farsi onore mettono in mezzo,
così un pio e dotto Teologo, tutte le distinzioni dei moralisti e i casi
possibili da essi contemplati. Fatica gettata! Il popolo non è capace di
quelle sottigliezze trovate dai Teologi; fatica pregiudizievole perchè
imbroglia le teste degli uditori e produce scrupoli ed ansietà nelle
coscienze delle anime timorate. Valetevi pertanto di autori non troppo
diffusi, di autori approvati e particolarmente dell'aureo Catechismo Romano,
che, composto per ordine del Concilio di Trento, contiene, come scrive
Clemente VIII, una dottrina che è comune nella Chiesa, e che è lontana da
ogni pericolo di errore, ed ove insieme si trovano tutte le
cose che pure sono necessarie, o assai utili alla salute, e queste molto
chiaramente e rettamente spiegate. Questo Catechismo, approvato prima da S.
Pio V e poscia adottato generalmente nella Chiesa, è una norma di cattolica fede e di disciplina cristiana; e ciò vi notiamo perchè
certi autori, commendevoli e pregievolissimi per molti titoli e assai diffusi,
che contengono sentenze soverchiamente rigide e che sanno di giansenismo a
quei tempi dominante, sieno corretti colle dottrine del Catechismo Romano e
cogli insegnamenti del Dottore della Chiesa S. Alfonso De- Liguori.
Quanto a Noi, V. F., troveremo sempre il maggior conforto nelle nostre
cure e sollecitudini pastorali, ne conosceremo occupazione più dolce al
Nostro cuore di quella di ascoltare le vostre pie industrie, di leggere
relazione di quanto avete potuto e saputo fare in proposito, di trovarci in
mezzo ai vostri giovanetti, dividere, se farà d'uopo, con voi il peso e la
fatica, desiderosi come siamo di essere a parte del glorioso premio che vi
attende. Ma essendo impossibile che Noi Ci troviamo in ogni dove quante volte
lo desidereremmo, e pur volendo sapere tutto quanto concerne quest'opera
gravissima, Ci faremo un dovere di nominare in ogni Vicariato un Sacerdote,
che porti il nome di Direttore Vicariale, coll'incarico di visitare almeno
ogni anno le Scuole
Catechistiche del Vicariato assegnatogli e di darne a Noi particolare
relazione di ciascuna, onde possiamo e premiare le nobili e sante fatiche dei
Nostri Sacerdoti e promuovere con ogni mezzo, di cui disponiamo,
l'insegnamento del Catechismo.
Ma non e possibile, V. F. e F. C., al Nostro cuore finir di parlare di
questo importante insegnamento, senza ricordarvi la gravissima obbligazione di
procurare anche ai sordo-muti, ove ve ne fossero, la necessaria istruzione
religiosa, onde abilitarli a ricevere i SS. Sacramenti. Noi vi scongiuriamo,
Ven. Parroci, a pigliarvene cura particolarissima perchè siano essi istrutti,
e se non potete altro, studiandovi alla meglio di far loro concepire l'idea
delle verità principali da credersi per rapporto agli articoli di necessità
di mezzo, e da praticarsi per riguardo ai comandamenti di Dio e della Chiesa,
usando la più gelosa circospezione in certe materie. Noi vi proponiamo a
modello l'angelo della carità S. Francesco di Sales, che trovato un fanciullo
muto, rubando il tempo alle immense fatiche del suo episcopale ministero,
l'istruì pazientemente e con esito felicissimo.
Noi, già Direttore Spirituale dell'istituto delle sordo-mute in Como,
(cui lo zelo del pio e dotto professore D. Serafino Balestra, l’apostolo
della parola portò all'onore di istituto modello) conosciamo, V. F. e F. D., quanto sia infelice la sorte di tali
sgraziati, e quanto sia necessaria per la loro salvezza una istruzione
religiosa che li conforti, li corregga, li illumini, li santifichi, li salvi.
Quando benedicemmo per l'ultima volta quelle Nostre figlie spirituali, per
consolarle, promettemmo di adoperarci in questa amatissima Diocesi pei
compagni di loro sventura e stiamo appunto disponendo onde far sorgere questa
nobilissima istituzione, che nata nella Chiesa Cattolica, l’inspiratrice
delle grandi opere di carità, ebbe da lei vita, incremento e larga
protezione.
Crederemmo in fine venir meno ad un sacro dovere, V. F. e F. D., se non
vi rendessimo le più vive grazie dell'effusione di santa allegrezza, che
concordemente manifestaste nel Nostro ingresso, della libera testimonianza di
riverente benevolenza, colle quali voleste rendere onorata la Nostra povera
persona, delle rinnovate e solenni riprove di filiale attaccamento che ogni
giorno riceviamo da voi tutti. Noi ve ne siamo riconoscenti, quanto non
potremmo mai significarvi a parole, e preghiamo continuamente Iddio che ve ne
renda il degno cambio colla copia delle sue grazie apportatrice d'ogni
spirituale e temporale prosperità. Spesse volte ringraziamo e benediciamo il
Signore, non per l'onore che ne viene a Noi, cui nulla è dovuto, ma per la
cara vista del vostro animo religioso, della vostra
pietà, e facciamo i più ardenti voti perchè il Signore, che vi ha infuso
tale spirito verso il vostro Pastore, Egli ve lo mantenga, lo fortifichi, lo
infiammi e lo fecondi di opere sante, a gloria sua ed a vostra santificazione,
come il Nostro cuore ne è tutto desideroso, perchè siate sempre veri figli
di Dio e della Santa Chiesa Cattolica.
La grazia del N. S. Gesù Cristo,
la Carità di Dio e la partecipazione dello Spirito Santo siano con. tutti voi,
V. F. e F. D., mentre con viva espansione
di animo vi impartiamo la Pastorale Benedizione nel nome del Padre, del
Figliuolo e dello Spirito Santo. Amen. Piacenza dal
Palazzo di Nostra residenza la Domenica in Albis 23 Aprile 1876. †
GIOVANNI BATTISTA VESCOVO. R E G O L E PER
LE SCUOLE DELLA DOTTRINA CRISTIANA DELLA CITTA' E
DIOCESI DI
PIACENZA
Ogni umana istituzione, sia pur la più bella e santa, se non è del
continuo animata e vivificata dallo zelo e dalla carità di persone per dignità
e per opere venerande, a cui tutto si riferisca come a centro e da cui parta
incessantemente l'alito della vita, presto si indebolisce, si spegne e muore.
Prova ne siano le Scuole della Dottrina Cristiana, che istituite dai Vescovi
in tante Diocesi e ripetutamente chiamate in vigore dai Sinodi, dai Visitatori
Apostolici e fornite eziandio di ottime regole tolte da S. Carlo, caddero
quasi interamente. Volendo quindi rianimare in questa Diocesi una sì
necessaria istituzione, massime in tempi sì tristi, e ripristinarla in quelle
Parrocchie ove più non sussistesse, fu uopo studiare un piano che
interessasse di molte persone, onde l'opera sia autorevolmente retta,
governata e mantenuta in
fiore, o meglio, adattare ai tempi nostri il regolamento che a tali Scuole
proponevano i Nostri Antecessori, seguendo quello che il glorioso S. Car1o
componeva ai piedi del Crocifisso e dopo d'aver pregato e sparso di molte
lagrime onde ottenere i lumi del Cielo. Il Vescovo come Pastore destinato
dallo Spirito Santo a pascere il suo gregge col cibo salutare della Dottrina
Cristiana, è il Capo e Preside naturale di queste Scuole, ma occupato dalle
gravissime cure di tutta la Diocesi, si fa rappresentare da un Ecclesiastico
da Lui eletto, ed è questi il Presidente Generale delle Scuole della Dottrina
Cristiana per tutta la Diocesi, e viene aiutato nell'arduo compito da un
Vice-Presidente e da altri Ecclesiastici e laici nominati pure dal Vescovo,
che uniti al Presidente, costituiscono la Commissione diocesana. Il Vescovo
nomina pure un Ecclesiastico in ogni Vicariato col titolo di Direttore
Vicariale.
Una Commissione particolare, istituita già e solennemente approvata
dal B. Paolo di Arezzo, Cardinale e Vescovo di Piacenza, il giorno 30 Maggio
1568, composta di 12 cittadini fra i più notabili è richiamata in pieno
vigore e riassume, con nostra grande consolazione, gli obblighi che il B. Paolo le imponeva.
Dessa ha sede nella Chiesa di S. Maria in Cortina,
Chiesa che Noi designiamo per la Congregazione della Dottrina Cristiana; dessa
amministra i fondi di cui dispone la Pia Opera, assiste agli esami del
Catechismo insieme ai tre Esaminatori ecclesiastici, che verranno annualmente
eletti dal Vescovo, visita le Scuole delle diverse Parrocchie urbane,
distribuisce premii in denaro e doti a quei fanciulli e fanciulle che si
presentano nei giorni indicati per l'esame e che ottengono i migliori
risultati; infine promuove con ogni diligenza l'insegnamento della Dottrina
Cristiana nella Città, attenendosi al regolamento interno approvato
dall'Ordinario Diocesano. COMMISSIONE
DIOCESANA.
1. La Commissione Diocesana si compone di un Presidente Generale, di un
Vice-Presidente, di un Segretario Generale e di otto Promotori, di cui quattro
ecclesiastici e quattro secolari.
2. La Commissione Diocesana si radunerà ogni anno, dietro invito del
Presidente, per trattare di ciò che si crederà più opportuno pel migliore
andamento delle Scuole della Dottrina Cristiana.
3. La stessa Commissione si radunerà pure ogni volta che l'Ordinario
lo crederà opportuno: nel qual caso il Presidente ne darà avviso ai singoli
membri.
4. Ogni membro componente la Commissione Diocesana
si farà un dovere di intervenire alle Adunanze; e quando alcuno fosse
legittimamente impedito, potrà comunicare per lettera al Presidente quei lumi
e quelle proposte che crederà più convenienti a migliorare l’insegnamento
della Dottrina Cristiana. PRESIDENTE
GENERALE.
1. Il Presidente Generale è eletto da S. E. Rev. ma Mons. Vescovo. Ha
cura di tutte le Scuole della Diocesi, e perciò si tiene in frequente
relazione coi Direttori di ciascun Vicariato, onde animare, promuovere lodare,
biasimare, ove ne fosse bisogno, e mantenere sempre vivo lo zelo per un'opera
tanto interessante.
2. Visita, a nome di S. E. Rev.ma, le Scuole che crede, specialmente
quelle della città e dei luoghi più cospicui della Diocesi, o per sé o per
altro dei membri della Commissione Diocesana.
3. Assiste, a nome di S. E. Rev.ma, alle feste del Catechismo, ove
sapientemente verranno introdotte, distribuisce i premii, e si vale di tale
occasione per incoraggiare, con parole opportune, gli ufficiali ed i maestri e
maestre della Dottrina.
4. Raccoglie i maestri e le maestre della Città onde tener loro delle
conferenze intorno all'importanza, alle regole, al modo pratico di istruire i
fanciulli, animandoli alla
pazienza, alla carità, alla frequenza esemplare dei SS. Sacramenti.
5. Determina nella città il giorno e la Chiesa ove si raccolgono tutti
gli Ufficiali, i Maestri e le Maestre per la Comunione generale, alla quale
invita S. Ecc. Rev.ma Mons. Vescovo.
6. Promuove la diffusione dei libri che servissero all'uopo
raccomandandoli ai Parrochi; riceve tutte le notizie e le proposte che
venissero fatte per il miglior andamento dell'Opera, discutendole colla
Commissione Diocesana, non prendendo però disposizione alcuna se non dopo
d'aver conferito con S. Ecc. Rev.ma.
7. Presenta all'Ordinario annualmente un rapporto particolareggiato
sopra lo stato delle Scuole di ciascuna Parrocchia della Città e di ciascun
Vicariato della Diocesi.
8. Il Presidente Generale è aiutato nel grave suo compito da un
Vice-Presidente, che ne fa le veci in caso di impedimento, colla medesima
autorità. SEGRETARIO
GENERALE.
1. Il Segretario Generale, sarà un Sacerdote scelto da S. E. Rev.ma.
Mons. Vescovo, e durerà in carica a suo beneplacito.
2. Terrà presso di
sé i libri seguenti:
I. Un libro in cui scriverà gli atti, i regolamenti, le discipline che
di tempo in tempo venissero stabiliti da S. E. Rev.ma, o dai Superiori
Generali, o dal Consiglio della Commissione, tanto se risguardassero le Scuole
in generale, quanto se fossero dirette a qualche Scuola in particolare.
II. Un libro in cui si registreranno i nomi dei Superiori generali, dei
Promotori, dei Direttori Vicariali e Parrocchiali.
III. Un libro in cui saranno descritte tutte le Scuole della Dottrina
Cristiana, tanto della Città, che della Diocesi.
IV. Un libro in cui registrare le Feste del Catechismo, ove si faranno,
come pure i premi che si daranno a più degni.
3. Sarà pronto a prestarsi in tutto ciò che i Superiori crederanno
imporgli, a maggior vantaggio della Pia Opera. PROMOTORI
GENERALI.
1. I Promotori Generali vengono eletti pur essi da S. E. Rev.ma Mons.
Vescovo e durano in carica a suo beneplacito.
2. I Promotori col loro zelo ed esempio mantengono vivo un nobile e
santo fervore, pel prosperamento di una sì grande istituzione.
3. Presteranno la
loro assistenza al Presidente generale in tutte quelle cose, di cui potesse
abbisognare nel governo di questa Sant'Opera. DIRETTORE
VICARIALE.
In ogni Vicariato vi sarà un Sacerdote scelto dall'Ordinario, di cui
fa le veci, per le Scuole della Dottrina Cristiana ed è il Direttore
Vicariale.
1. Visita nel corso dell'anno le Scuole di ciascuna Parrocchia del
Vicariato o dei Vicariati a lui assegnati; osserva se vi è la distribuzione
delle classi, interroga i fanciulli, promuove la festa del Catechismo e la
solennità della Prima Comunione, e compie nelle Parrocchie assegnategli,
avuto riguardo alle varie circostanze dei luoghi, tutto ciò che incombe al
Presidente Generale per l'intera Diocesi. In caso d'impedimento si fa
supplire, avutone l'assenso del Presidente Generale, da un Ecclesiastico del
Vicariato.
2. Spedisce al Segretario Generale i nomi degli Ufficiali, Maestri e
Maestre, comunica al Presidente Generale le difficoltà che si incontrano pel
prospero avviamento dell'Opera.
3. Ogni anno, entro il mese di Giugno, manda una particolareggiata
relazione di ciò che si è fatto in ciascuna Parrocchia, e dell'andamento di
ciascuna scuola. DIRETTORE
PARROCCHIALE.
[1.] Il Capo delle Scuole della Dottrina Cristiana in ciascuna
Parrocchia è il Parroco, al quale spetta la nomina del Direttore
Parrocchiale, dei Maestri e degli Assistenti, nonchè della Direttrice, delle
Maestre e Assistenti delle varie Classi. Il Direttore Parrocchiale è il
centro ed il legame di unione dei Maestri e però guadagni con prudenza e zelo
a loro affezione, la loro stima e confidenza.
2. Sia ordinariamente tra i primi ad intervenire alla Dottrina, onde
supplire o far supplire dagli Assistenti qualche Maestro mancante.
3. Curi la quiete ed il buon'ordine delle classi, corregga, e colla
debita prudenza, imponga castighi adatti ai fanciulli indisciplinati.
4. Tenga cura dei Catechismi, osservi e faccia osservare le regole, il
metodo prescritto, ordini che ciascun Maestro formi il catalogo dei giovinetti
colle note di profitto e diligenza.
5. Faccia recitare convenientemente il Pater,
l'Ave ed il Credo prima; gli atti di Fede, di Speranza, di Carità e Contrizione
dopo l'istruzione.
6. Durante l'insegnamento visiti le classi, noti i difetti e faccia,
terminata l’istruzione, le opportune osservazioni con caritatevole dolcezza
e con parole di persuasione.
7. Ogni anno, entro
il Mese di Maggio, dia relazione al Direttore Vicariale della sua Scuola, del
progresso fatto, degl'inconvenienti che vi fossero occorsi, principalmente di
quelli ai quali non si sarà potuto dar riparo.
8. Legga almeno due volte all'anno le regole ai Maestri ed alle
Maestre, eccitando gli uni e le altre a zelare con ogni sorte di sacrificii i1
prosperamento dell’istruzione religiosa.
9. Si procuri dal Parroco, nel primo impianto delle Scuole, un elenco
di tutti i fanciulli, dai cinque anni compiuti fino ai dodici, onde stabilire
le classi; annualmente poi la lista degli ammessi alla Prima Comunione e di
quelli che hanno compiuti i cinque anni, per riordinare le classi medesime.
10. Il Direttore viene supplito, in caso di assenza, dal Maestro
anziano. MAESTRI E
MAESTRE.
1. Ogni Maestro e Maestra avrà un catalogo dei giovanetti della
propria classe, nel quale ciascuno verrà indicato per nome, cognome, età e
luogo di sua abitazione.
2. Ogni giorno festivo farà l'appello per notare l'assenza od il
ritardo.
3 . Terrà nota
della diligenza, del profitto, della saviezza ed obbedienza degli alunni.
4. Essendo di sommo rilievo che i giovanetti si avvezzino ad entrare
nelle classi con rispetto e quiete, i Maestri e le Maestre saranno solleciti
di trovarsi al loro posto per tempo onde impedire qualunque disordine.
5. Quei Maestri o Maestre, che non potessero alcune volte intervenire
alla Dottrina, ne daranno avviso per tempo, se è possibile, al Direttore od
al loro Assistente.
6. Accoglieranno con tutta amorevolezza i loro allievi, onde disporli
ad ascoltare con attenzione e vantaggio le loro istruzioni.
7. Durante il Catechismo, vedendoli dissipati, li richiameranno al
dovere con santi ricordi, inculcando sovente che sono alla presenza di Dio,
che stanno alla scuola di Gesù Cristo il quale vuole illustrare le loro
menti, infiammare al bene i loro cuori.
8. Infonderanno nei fanciulli grande divozione e rispetto alla casa di
Dio, profonda venerazione pel sommo Pontefice, pel Vescovo e per tutti i
Superiori ecclesiastici, obbedienza ed amore ai loro i genitori: domanderanno
loro di frequente se dicono le orazioni la mattina e la sera, se, e da quanto
tempo si sono confessati. Li avvezzeranno al pensiero della presenza di Dio,
abituandoli a ripetere spesso
quel detto che formò i santi: Dio mi
vede. Instilleranno nel loro cuore grandissimo amore alla Dottrina,
valendosi opportunamente delle lodi, di qualche piccolo dono, per destare in
loro una nobile e santa emulazione di apprendere le cose di fede.
9. Sul fine del Catechismo, riepilogata con chiarezza e brevità la
fatta istruzione, chiuderanno immancabilmente con qualche riflessione
opportuna e morale, quasi frutto delle cose udite.
10 Estenderanno la loro carità anche fuori della Scuola, sorvegliando
la condotta dei loro discepoli, memori che sono anime le quali costano il
Sangue di Gesù Cristo e che con poca fatica possono formare alla vita
cristiana, con immenso vantaggio delle famiglie, preparando a sé stessi una
corona di gloria.
11. Avviseranno i genitori sul contegno, profitto, e intorno alle
mancanze dei loro discepoli, mostrando in ogni occasione zelo prudente e
caritatevole interesse per la buona riuscita dei giovanetti.
12. Ciascuna classe, e nelle Parrochie popolose, ciascuna sezione di
Classe, ha un Maestro o Maestra ed un Assistente. Gli Assistenti mantengono il
silenzio e l’ordine nelle classi rispettive, suppliscono nelle spiegazioni
il Maestro impedito, ed esercitano tutte le opere di carità raccomandate ai Maestri
stessi, specialmente quella di condurre alla Dottrina Cristiana tutti i
giovanetti della loro Classe recandosi, quando lo possano prudentemente, alle
loro case per farne richiesta ai loro Genitori. Che se ricevessero qualche
ingiuria, si ricordino che gli Apostoli gioivano quando avevano la sorte di
soffrire ingiurie per la gloria di Dio: Ibant
Apostoli gaudentes a conspectu Concilii, quoniam digni habiti sunt pro nomine
Jesu contumeliam pati. (Act. 5.)
CLASSI. In ogni Parrocchia si formeranno quattro Classi: La I.a del
Piccolo Catechismo: La II.a
della Prima Comunione: La III.a
del Catechismo grande: La IV.a
degli adulti. 1. Alla prima Scuola si ascriveranno i più piccoli
fanciulletti che devono apprendere le principali verità della fede, e nelle
Parrocchie popolose, questa Classe potrà essere suddivisa secondo il numero
dei Maestri che si hanno e dei giovinetti che vi intervengono.
L'istruire a parte quelli che si preparano per la prima Confessione, è
cosa ottima, giacché sull'animo dei fanciulli fa sempre grande e salutare impressione
l'essere separati dagli altri per uno scopo religioso e santo.
2. Alla Scuola della Prima Comunione saranno ascritti i fanciulli e le
fanciulle che entro l'anno devono ammettersi alla mensa Eucaristica. Quanto
all'età, seguendo la Dottrina di S. Carlo, potranno essere accettati quelli
che hanno circa dieci anni. San Alfonso De Liguori scrive così: La Comunione Pasquale deve farsi prendere dai figliuoli nell'età,
ordinariamente, dei nove o dieci anni, al di più di dodici.
Un'anno intero, ed anche due pei meno capaci, di speciale istruzione e
di ansiosa aspettazione, non è soverchio, anzi necessario e di sommo
vantaggio.
3. La terza Scuola servirà per quelli e per quelle che vennero di già
ammessi alla Prima Comunione. In questa Scuola, che potrà essere suddivisa in
varie Classi secondo il bisogno, è uopo completare l'insegnamento religioso
con una esposizione chiara, nobile, dignitosa, sempre facile e piana; con
istruzione soda, ben preparata, che convinca, sviluppi e fortifichi la fede,
che formi di ogni giovinetto un cristiano di retti giudizii, franco, che trovi
nella sua fede non impressioni passaggiere, ma
profonde di virtù, di sante abitudini, che sappia resistere ai venti
furiosi che flagelleranno la sua credenza, ai marosi che le ruggiranno
intorno.
4. Alla quarta
Classe apparterranno infine gli adulti. E' questa la Classe fatta
ordinariamente al popolo prima della dottrina spiegata del pergamo. Molti
Sinodi provinciali e Diocesani ordinano che anche i Sacerdoti, che attendono a
questa istruzione debbano leggere le domande e le risposte del Catechismo,
spiegandole colla massima semplicità e riguardo alle parole e riguardo al
senso. Lo scopo di tale istruzione, come di questa Classe, si è di rendere
capaci i genitori, ed in generale gli adulti, ad intendere e spiegare
esattamente lo stesso Catechismo ai loro figli. E' sì importante per
l'avvenire religioso delle famiglie che un tale scopo venga raggiunto, che Noi
confidiamo che tutti, anche i Sacerdoti e Parroci, che fanno la quarta Classe,
vi si atterranno pel maggior vantaggio dell'istruzione.
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