|
|
|
| 01. Lettera Pastorale al clero e popolo della città e diocesi di Piacenza, 30.1.1876, Como, 1876, coi tipi di Carlo Franchi, 1876, pp. 10.
Da Como, prima dell'ingresso nella diocesi di Piacenza, Scalabrini scrive al clero e ai fedeli che la sua nomina a vescovo é scherzo della Provvidenza che si serve degli oggetti di poca, importanza per compiere azioni di notevole rilievo. Accetta la volontà di Dio per il bene della chiesa. Nel suo impegno pastorale, pur abbracciando tutti, intende privilegiare i poveri. Il Vescovo rivolge un pensiero particolare ai sordomuti e mostra un interesse speciale per l'istruzione religiosa dei bambini. Raccomanda agli educatori dei Seminari di essere fedeli all'ortodossia nell'insegnamento e di evitare le divisioni. Dopo il saluto alle diverse componenti del clero e ai fedeli, la preghiera perché Re Vittorio Emanuele II e le autorità locali assicurino ai cittadini, con il benessere sociale, anche il libero esercizio della pratica religiosa.
L'arcana provvidenza di Dio governatrice di tutte le cose e ineffabilmente superiore alle umane previsioni, quasi scherzando nell'universo, adopera talvolta gli infimi elementi per compiere le più grandi imprese ed elegge le cose deboli per confondere le forti, affinché nessuna carne si dia vanto dinanzi a Lei, (1 Cor. I). Siffatta considerazione mi occorse all'animo sbigottito tosto che mi giunse la notizia avermi il Pontefice Massimo Pio IX Supremo ed Infallibile Pastore della Chiesa universa designato presso di Voi, Venerabili fratelli e Figli carissimi in Gesù Cristo, ministro di pace, nunzio di verità, dispensatore della moltiforme grazia di Dio e Vescovo di codesta nobilissima Chiesa Piacentina. A tale impensato annunzio della mia assunzione, considerandone il peso, formidabile agli omeri stessi degli angeli, conscio di quanto tuttor mi manca, compatitemi, profusi lagrime e preghiere; al Dio delle misericordie a ciò che volesse esentuare dai santissimi ufficii né lievi né pochi dell'Episcopato me non pari a tanto per ingegno, me non d'anni maturo, povero di virtù e ben consapevole di tutte le mie infermità. Ma poi che nell'autorità del Beatissimo Vicario di Gesù Cristo conobbi tale essere manifestissimamente la volontà di Dio, fidente nella grazia di Lui che largisce le forze a cui conferisce le dignità (S. Leo. M. Serm. I), con timore e tremore bensì, ma rassegnato, mi sottomisi al ministero impostomi, lontano dal voler investigare le ragioni della divina Bontà e rassicurato nella fermissima speranza che Colui, il quale opera in me il volere e l'azione, non mancherà col suo beneplacito di rassodarmi, dirigermi e soccorrermi costantemente. Né passerò sotto silenzio essermi venuto conforto da quella sentenza del grande Agostino: Se qualche opera da voi desidera la Madre Chiesa, non l'assumerete con orgogliosa avidità, né la rifiuterete con lusinghiera infingardaggine, ma vi arrenderete con umiltà di cuore a Dio, sopportando mansuetamente Colui che vi sorregge, e che addita ai mansueti le sue vie (Ep. 48); ed eziandio dai cordiali indirizzi e dalle sincere congratulazioni, che mi giunsero da tutti Voi, Ven. Fratelli e Diletti Figli. Ma
sopratutto mi acquetai pensando essere io stato designato Vescovo di una città
come codesta che fra le nostre italiche regioni fu, per testimonianza di
eruditissimi scrittori, delle prime ad accogliere la fede e la dottrina di
Cristo con tale ardore che gl'empi antichi e moderni invano tentarono poscia
d'impugnarla; che quasi da tutte bande assediata dall'eresia, vi resistette
sempre con invitta costanza e serbò immacolata la religione ricevuta dai
padri; di codesta patria di tanti personaggi spettabili per santità, per
scienze, per valor militare, per nobiltà, che nel volger de' secoli vi
fiorirono, nonché delle beate vergini Liberata e Faustina, i corpi delle
quali imparai dall'infanzia a venerare nel maggior tempio di Como con gran
divozione. Verrò
dunque, V. F. e F. D., ed umilmente salirò la gloriosa cattedra dei santi
Vittore e Savino vincolato di tenera amicizia con Felice primo tra i vescovi
della mia patria affezionatissima, e di tanti altri Pontefici che per emula
virtù e per vigilanza pastorale furono degnati degli onori celesti. Oggi
poi, confortato pel dono della divina Consacrazione, mi si accresce
grandemente la speranza che il Supremo Pastore dell' ovile Gesù Cristo Signor
nostro, volgendo benigno lo sguardo alla purezza della fede, all’amore della
Religione, al fervore della pietà di codesto ottimo clero e popolo della
Chiesa piacentina, vorrà essere di costante ed efficace sostegno alla
soverchia debolezza dell' indegno Pastore. Quanto a me, debitore a tutti,
secondo le mie forze, tutti abbraccierò col mio ministero facendomi servo di
tutti per l'evangelio (1 Cor. IX); ed inviato in prima ai poveri ed ai più
infelici che traggono miseramente la vita nella desolazione, soffrirò con
essi, dando opera sopratutto a sovvenire ed evangelizzare i poveri che, ricchi
di fede, vennero eletti dal
Redentore primi ed eredi del Regno promesso da Dio a coloro che lo amano (Jac.
II). Ben
sapendo essere io chiamato al martirio dell'episcopato, cioè alle fatiche,
alle asprezze, alle angoscie, mi riescirà dolcissimo il sofferire il pondo ed
il bollore della giornata, e lietissimamente spenderò il mio e spenderò di
più me stesso per le anime vostre (2 Cor. XI). Acciocché poi l'animo non
venga meno, mi specchierò coll'Apostolo nell'Autore e Consumatore di nostra
fede, che per la gloria del Padre e la salvezza delle anime si fece uomo ed
obbediente fino alla morte di croce. Rinnovato nello spirito di mia vocazione,
mi opporrò fortemente alle arti sacrileghe degl'empi con cui si tenta di
abbattere la casa eretta dallo stesso Cristo sopra la salda pietra. Vestito
l'usbergo della giustizia, imbracciato lo scudo della fede con cui poter
estinguere i dardi infuocati dei nemici di Dio, e impugnata la spada dello
spirito, che é la parola divina, combatterò nel buon arringo, fermo nella
speranza che Chi ha iniziato in me l'opera celeste, saprà terminarla,
confermarla e consolidarla; e Chi m'indossò questa carica, verrammi Egli
stesso in aiuto a bene amministrarla (S. Leo. M. Serm. 2). Se
in me dunque, V. F. e F. D., vi ha consiglio, se virtù, se scienza nelle
divine e nelle umane cose, se prudenza tutto vi sarà completamente dedicato,
acciocché tra voi il regno di Dio si dilati, domini la pace, ed ognuno a suo
potere santamente e placidamente conduca la vita. Non ricuserò fatiche, V. F.
e F. D. per farmi padre agl'infelici, precettore agl'ignoranti, rettore ai
Sacerdoti, pastore a tutti, onde, fatto così tutto a tutti possa guadagnare
tutti quanti a Cristo. Coll'esempio delle pastorali virtù, con retti
consigli, con gravi suggerimenti, ammonendo, scongiurando, e virilmente, se
sarà duopo, riprendendo i seniori quali padri, i più giovani quali figli, mi
sforzerò secondo le mie forze di apparecchiare al Signore un popolo perfetto,
non cessando mai di instare con umiltà e lacrime presso Dio perché dia Egli
stesso incremento alle opere mie. Guidato
dalla prudenza, non secondo la carne, che è morte, ma secondo lo spirito, se
per avventura trovassi alcunché da correggere, fortemente e soavemente
promuoverò il decoro del popolo e del clero affidatomi, onde cerchino sempre
di provvedere al bene non solo dinanzi a Dio ma ancora dinanzi gli uomini (2
Cor. VIII). E
in prima a voi mi è sommamente grato di rivolgermi, Dignitari e Canonici
della Chiesa Cattedrale, precipuo sostegno del Pastore, decoro ed ornamento
della piacentina Diocesi, su la cui pietà, prudenza, scienza e virtù so di
dover molto confidare nel Signore. Voi che costituite il Senato del Vescovo,
conforme alla dignità di cui siete rivestiti, precedete gli altri anche in
santità, sì che la vostra luce splenda a tutti gli uomini ed allo stesso
clero, e coi vostri consigli, coll'opera, colle orazioni mi soccorriate
incessantemente a coltivare la vigna del Signore. Desideroso che tra voi e me siavi la più stretta unione
degli animi onde tutti mi vi prestiate nel vigilare la salute della Diocesi,
sofferite V. F. che vi parli colle parole dell'Apostolo: Io vi scongiuro, o
fratelli, pel nome del Signor nostro Gesù Cristo, che diciate tutti il
medesimo, e non siano scismi tra voi; ma siate perfetti, nello stesso spirito,
nello stesso sentimento (1 Cor. I). Chiedo
le preghiere anche di voi spettabili Sacerdoti ascritti ai Capitoli della città
e della Diocesi. Pregate V. F., pregate collo spirito, che pieno di fede e di
religione, disponga nel vostro cuore il sollevamento degli affetti a Dio;
pregate altresì colla mente che dirigga le vostre preghiere, quale incenso al
cospetto del Signore, acciocché la divina misericordia scenda copiosa anche
sopra l'universo popolo. Porgete
degne lodi di parole e di opere all'Altissimo Iddio, sforzandovi di seguire le
vestigia del Principe dei Sacerdoti, il quale nei giorni della sua carne
avendo offerto preghiere e suppliche con forti grida e con lagrime, fu
esaudito per la sua riverenza (ad. Hæbr. V). Con
ardentissimo paterno affetto voi tutti abbraccio, Rettori di anime,
consapevole qual sono della prestanza e necessità del vostro ministero; poiché
io stesso per alcuni anni ne adempii gli officii in questa vasta parrocchia di
S. Bartolomeo in Como, la cui docilità, religione, pietà, frequenza alla
parola di Dio ed ai Sacramenti e prove luminosissime di amore filiale verso di
me, non cesserò mai dal commendare. Partecipi
voi delle mie pastorali fatiche e dispensatori dei misteri di Dio,
industriatevi per essere annoverati tra i dispensatori fedeli; memori di
quella gravissima e in un terribile sentenza: A giudizio rigorosissimo
verranno sottoposti coloro che presiedono (Sap. V). Qualunque
sacro ministero esercitate, sia che offeriate l'augusto sacrificio della
Messa, sia che amministriate i santi Sacramenti, o vi occupiate delle divine
officiature, puri il cuore e la mente, penetrati di senso religioso e di
affettuosa pietà, usate del ministero come di virtù comunicata da Dio,
affinché in tutto sia onorato Dio per Gesù Cristo (1 Petr. IV). Siate
angeli di pace, fratelli desideratissimi, intrepidi operai; confortate colla
vostra premura e diligenza i poveri, i pupilli, gli orfani, le vedove, gli
infermi, i moribondi, sì ché la carità e la paterna sollecitudine dei
pastori splenda di luce sempre più viva. Assumendo
viscere di carità tenerissima verso i sordo-muti, i ciechi, e gli altri più
infelici, procurate che siano anch'essi istruiti; apprendete diligentemente ai
fanciulli ed alle fanciulle i principii della fede e l'obbedienza verso Dio ed
i genitori; pronti e volonterosi di animo soccorrete a tutti colle opere di
carità, legando per tal modo gli animi dei fedeli di strettissima devozione a
voi ed alla Religione. Vegliate
con indefessa perseveranza pregando per voi e per tutti i
Santi (Eph. VI), pregando instancabilmente per il popolo affidato alle vostre
cure, e per Noi, come Noi similmente e nei sacrificii che offriamo e in ogni
nostra preghiera ci rammentiamo di voi com'è conveniente e doveroso
ricordarsi dei fratelli (2 Mach. XII). Vi
esorto da ultimo, o V. F., di mettere il vostro impegno in ciò che il tutto
si faccia nella concordia di Dio, con a capo il Vescovo, che tiene il luogo di
Dio stesso (S. Ign. M. ad Smyr.). Così procederete degnamente nella
vocazione, in cui siete stati chiamati, con ogni umiltà e mansuetudine,
pazientemente sopportandovi l'un l'altro in carità (Eph. IV); e quando
apparirà il Principe dei Pastori, potrete ricevere corona immarcescibile di
gloria (1 Petr. V). Queste
mie parole abbiatele come dette, almeno in parte, anche a tutti voi Coadjutori
curati, Confessori e Sacerdoti, tra i quali confido non esservene un solo che,
immemore di sua vocazione e dignità, osi conformarsi turpissimamente a questo
secolo; né credo che alcuno di voi sarà mai disceso a tanto di empietà e
d'irreligione. Chiamati nella sorte del Signore, perciò eletti dal mondo
acciocché siate voi pure santi, immacolati, irreprensibili, date esempi di
buone opere, e conformate la vita ed i costumi in modo che nell'abito, nel
gesto, nell'incesso, nel discorso ed in tutto il resto nulla in voi si scorga
che non sia grave, moderato e pienamente religioso, evitando le colpe anche
leggere, che in voi sarebbero gravissime, acciocché le vostre azioni
inspirino a tutti venerazione (Trid. Sess. XXII. Cap. 1). Vi
scongiuriamo poi per la mansuetudine e la modestia di Cristo (11 Cor. X) che
badiate di camminare cautamente, perché i giorni sono cattivi (Eph. V), non
dando ad alcuno occasione d'inciampo,acciocché vituperato non sia il nostro
ministero (2 Cor. VI). Né
lascerò dimenticati voi, dottissimi institutori e moderatori della
ecclesiastica gioventù. Un'epoca nefanda, voi lo sapete, si svolge, ed è
venuto il tempo in cui sorgono da ogni canto molti disubbidienti chiaccheroni
e seduttori, la cui dottrina va serpendo come gangrena (2 Tim. II). Per il che
gareggiate con sforzi unanimi nell'educare i vostri alunni alle fatiche per
promuovere la gloria di Dio e la salute delle anime, al disprezzo delle cose
mondane, a percorrere la via migliore, quella intendo della carità che è
madre di tutte le virtù e vincolo di perfezione. Olezzanti
di sincero e casto amore per la verità coltivate in essi il sentimento di
Cristo, acciocché poscia si comportino in tutto da sé quali ministri di Dio
con molta pazienza, con travagli, con amabilità, con carità sincera e castità
(2 Cor. VI). Premurosi
di conservare la concordia degl'animi coi vincoli della pace, insegnate in
ogni cosa la dottrina che professa la Santa Romana Chiesa di tutte le altre
Madre e Maestra: con quella riverenza e devozione che si conviene tenetevi
saldamente uniti all'Apostolica Sede, centro di unità, maestra dei popoli,
come afferma S. Bernardo, e regina del
mondo universo, in tutte le scienze ad evitare contenzioni, divisioni e
scandali; imperocché se taluno mostrasse di amare le contese, così
l'Apostolo, noi non abbiamo tale uso, né la Chiesa di Dio (1 Cor. XI). A
voi, carissimi e desideratissimi figli che aspirate al sacerdotale ministero,
a voi spesso e con la massima compiacenza volerà il mio pensiero, poiché
molti anni ho consacrato nell'educare i Chierici alle sacre discipline ed alla
pietà. Industriatevi,
figliuoli miei elettissimi, di far certa la vostra vocazione ed elezione colla
brama di imparare, colla integrità dei costumi colla assiduità allo studio
ed alla fatica nell'apprendere le scienze, ciascuno secondo il proprio
ingegno, coll'osservare le regole della chiericale disciplina, con la debita
riverenza ai superiori anche nelle piccole cose, ed esibendo prove di pietà
verace a me posto dallo Spirito Santo reggitore della Chiesa di Dio, e dei
vostri moderatori. Avvicendate costantemente la preghiera collo studio, sicché
nessuno vi seduca per mezzo di filosofia inutile e ingannatrice, secondo la
tradizione degli uomini, secondo la dottrina del mondo e non secondo Cristo (Colos.
XI). Non vi lasciate aggirare da varie dottrine straniere e da novità
profane, quand'anche da un'angelo del Cielo tali cose fossero annunciate (Hæbr.
XIII). Procacciatevi la scienza delle vie del Signore e della salute, onde non
vi abbia a colpire quella sentenza: Perché tu hai rigettata la scienza, io ti
rigetterò, acciocché non mi eserciti il sacerdozio (Os. IV). Vi
santifichi in tutto, figliuoli miei carissimi, Colui che vi ha chiamati, lo
stesso Dio della pace, il quale farà in oltre che tutto il vostro spirito e
l'anima ed il corpo si conservino senza colpa (1 Thes. V). Imploro
l'abbondanza dei celesti doni ed ogni favore sopra di voi ascritti
agl'istituti religiosi di diverso nome che tutti, senza preferenza, mi siete
egualmente carissimi, essendo tutti il più nobile ornamento della Cattolica
Chiesa. Forniti di caste e intemerate dottrine, adorni della pratica di tutte
virtù, siate lo splendore del popolo a me commesso con opere di santità e
con parole di salute. Procedete
degnamente a Dio diletti in ogni cosa, fruttificando in ogni opera buona ed
avvanzando virtuosamente nella scienza di Dio, sovvenite ai fedeli di Cristo
coll'esempio, col consiglio, e sovveniteli massimamente con incessanti
preghiere a Dio da cui viene ogni buon dato ed ogni dono perfetto (Jacob. I.). La
pace e la carità, la concordia e l'obbedienza, la diligentissima osservanza
delle regole e delle costituzioni santifichi, venerabili religiosi, voi e
tutte le cose vostre. Voi
pure, o castissime vergini, che S. Carlo meritamente chiamava la più preziosa
gemma della sua tiara episcopale, voi, qualunque sia il nome od il fondatore
di cui vi gloriate, scongiuro, ad impetrarmi dall'Agnello immacolato, di cui
seguite fedelmente le traccie, presidio e forza alla mia debolezza. Camminate
sempre sulle orme del vostro sposo celeste, sì che possiate essere il
fiore splendidissimo della Chiesa, l'ornamento ed il decoro della grazia, e la
porzione elettissima del gregge di Cristo (S. Cip. De
Discipl. et Hab. Virg.
II). Voi, o vergini predilette da Dio, non mi sarete di lieve soccorso se a
guisa d'intatta colomba, come porta la vostra vocazione, colle orazioni, e
colle diverse opere di carità nelle quali vi affaticate con mirabile
sollecitudine, implorerete al Pastore ed alla santa Chiesa piacentina la pace
e le gioje della carità. Tutti
finalmente vi abbraccio quanti siete, figli della santa Chiesa piacentina e
miei amatissimi, alla cui santificazione e verace prosperità devo attendere (Jac.
I). E in prima faccio appello alla vostra fede, o Nobili e Magistrati.
Sforzatevi di precedere coll'esempio e colla pietà il popolo tutto, onde
colla autorità derivata in voi dalla chiarezza dei natali, dai meriti, dal
sapere e dagli impieghi eccitiate gli altri al culto della Religione; perocché
Dio (S. Agostino Confess. Lib. I) vi ha preposti agl'altri per eccellenza di
condizione e di fortune acciocché avvanziate ogni altro nella pietà. Voi
tutti dunque, fedeli di Cristo, mia gioja e mia corona, tenete dietro al
Vescovo come Gesù Cristo al Padre (Ign. ad S. Smyr.). Ciò che è vero, ciò
che è puro, ciò che è giusto, ciò che è santo, ciò che è amabile, se Vi
ha virtù, se lodevole disciplina, a questo pensate e questo mettete in
pratica. Niuno vi seduca con falsi discorsi; ma concordi, compassionevoli,
misericordiosi, modesti, umili, rispettate tutti, amate i fratelli, temete
Iddio, e la benedizione di Lui sarà vostro retaggio (1 Pet. XI). Siate
zelatori della legge, e date la vostra vita per lo statuto dei vostri padri, e
rammentate, o figli carissimi in Cristo, vi parlo il linguaggio delle
Scritture, le opere di fede dei vostri avi che avvennero ai loro tempi, e
conseguirete una gloria grande e un nome imperituro. Siate
perseveranti nell'orazione, V. F. e F. D., vegliando in essa e nei rendimenti
di grazia; orando insieme anche per Noi, affinché Iddio apra a Noi la porta
della parola per parlare del mistero di Cristo, ond'io lo manifesti in quella
guisa che a me si conviene di parlare, e a voi tutta sia nota la volontà di
Lui in ogni pazienza e spirituale intelligenza (Coloss. IV). Questo
poi istantemente vi chieggo, V. F. e F. D., che senza intermissione preghiate
l'Eterno Pastore delle anime, acciocché conservi per lunghi anni incolume al
bene del suo popolo il gloriosissimo Pontefice Pio IX, donatoci da Lui qual
successore del Beato Pietro Principe degli Apostoli, vero suo Vicario, Capo di
tutta la Chiesa, e di tutti i cristiani Padre e Dottore infallibile. Effondete
tutti ardentissime preci onde la sacra navicella di Pietro, ora pericolante
tra il furore e lo scompiglio dei flutti, governata da così santa e sapiente
mano, riducasi al porto salva e raggiante di nuove
vittorie; e spente le discordie dei popoli, e imposto fine alle calamità,
Egli, che in questi difficilissimi tempi la regge e la modera con fatiche
veramente incredibili, possa vederla servire dovunque a Dio liberamente,
pacificamente e trionfante di celeste gioia. Né
cesseremo dal ben pregare per l'augustissimo nostro Re Vittorio Emanuele, e
per tutti coloro che sono rivestiti di podestà, e per i Magistrati della Città
e Diocesi di Piacenza, acciocché Dio indulga la sapienza assistitrice delle
loro sedi, la quale si adoperi con essi a procurare veracemente la felicità
dei popoli, al sollievo ed all'ornamento della Cattolica Chiesa di cui sono
figli, alla difesa della Religione santissima che rigenerolli a Dio ed a Gesù
Cristo. E
per accostarci con fiducia al trono di grazia e conseguire misericordia, siaci,
V. F. e F. D., di opportuno soccorso dispensatrice la Vergine Immacolata, alla
cui gloriosa assunzione in Cielo è sacra codesta nostra Chiesa Cattedrale;
sianci propizii Vittore, Savino, Mauro, Floriano e Fulco; i Beati Alberto e
Paolo, dei quali precipuamente si gloria la Chiesa piacentina, e gli altri
molti, pastori un tempo ora cittadini del Cielo e domestici di Dio. Siaci di
soccorso l'inclito martire Antonino, sotto la cui difesa e tutela stà salda e
sicura la nobile Città e Diocesi di Piacenza. Siaci
finalmente largo di soccorso Tu, cui supplichevolmente io scongiuro, o Beato
Gregorio X., e cui il popolo a me ed a Dio diletto festeggia in questo mese di
Febbraio con centenario culto. Tu che, figlio e Canonico di questa città,
cogli esempi, colle virtù suscitasti nella tua cara patria il fuoco di quella
carità che ti ardeva in petto: Tu che munito di celeste fortezza percorresti
le Gallie, la Bretagna, la Siria ed altre molte regioni a promuovervi la
gloria di Dio e la riverenza alla infallibile Cattedra di Pietro, a cui poscia
salisti per arcano consiglio della Provvidenza, difendi, rassoda, santifica
questa Chiesa piacentina. Dona, ti prego, quella tua fortezza al Pastore ed al
gregge: proteggi e preserva i tuoi concittadini dagli errori e deliramenti
degl'empi: stringili di amore indissolubile e di ardente divozione al
Successore di Pietro; talché tutti, gloriandosi di seguire le tue pedate
conseguano la vita sempiterna. Muniti
di tali e tanti soccorsi, rallegratevi, V. F. e F. D., siate perfetti,
consolatevi, siate concordi, siate in pace, ed il Dio della pace e della carità
sarà con voi. La
grazia del Signor nostro Gesù Cristo, la carità di Dio e la partecipazione
dello Spirito Santo sia con tutti voi (2 Cor. XIII). E a
voi tutti, V. F. e F. D., affettuosamente e con tutto l'animo impartisco la
pastorale benedizione.
Data a Roma fuori di Porta Flaminia nel dì solenne della mia
Consacrazione 30 Gennajo MDCCCLXXVI. †
Giovanni Battista Vescovo |
|
|