n.
6
Presentazione dei due volumi su “Scalabrini
e le migrazioni” di P. A. Perotti
Notizie dall’Archivio
Generalizio
Segnalazioni dell’Istituto
Storico circa le novità editoriali
e nuove notizie storiche concernenti Scalabrini e la
sua Opera.
Nell’intento di informare i Confratelli su notizie storiche, nuove fonti d’archivio o novità editoriali che apportano contributi integrativi alla Biografia di Scalabrini, edita da P. Francesconi nel 1985 (negli ultimi vent’anni la letteratura storica concernente il periodo di Scalabrini è stata copiosa) segnaliamo le seguenti pubblicazioni.
1) Nel quarto volume, uscito nel dicembre scorso, dell’Epistolario di San Giovanni Bosco, curato dal Direttore dell’Istituto Storico Salesiano Don Francesco Motto, è pubblicata la lettera che G. Bosco scrisse da Torino il 2 ottobre 1874 al papa Pio IX con la quale il Santo presentava al papa i due libri di Scalabrini: Il Concilio Vaticano. Conferenze, Como, Tip. C. Franchi, 1873, 308 pp. e Le glorie del Papa nel Concilio Vaticano, Torino, Tipografia dell’Oratorio di S. Francesco di Sales, 1874, 212 pp. Il testo della lettera non era ancora stato sinora pubblicato, né risulta che P. M. Francesconi fosse in possesso del documento. Come sostiene P. Francesconi e confermano anche storici più recenti come Angelo Manfredi, i volumi di Scalabrini sul Concilio Vaticano sono stati determinanti nella sua scelta a Vescovo di Piacenza nel dicembre 1875.
Nell’interpretare i criteri con cui Pio IX scelse i Vescovi durante il suo pontificato Giacomo Martina scrive: “Scalabrini ha attirato l’attenzione con le sue Conferenze sull’infallibilità, tenute a Como”. (Giacomo Martina, S. J., Pio IX (1867-1878), Ed. Pontificia Università Gregoriana, Roma, 1990, p. 262).
Riportiamo il testo della lettera e gli appunti storici di F. Motto:
ASV
Ep. ad Princip. Pos. et Min. 1874 n.
90
Orig. aut. 2 ff. 310 x 210 mm.
ASC
B312I0 Mss. aut. in
fotoc., Pio IX (A 1980620)
Ined.
Ringrazia, a nome di don Dalmazzo e dei suoi
allievi di Valsalice, per la benevolenza dimostrata
nell'udienza
loro concessa - presenta due libri pubblicati
da don Scalabrini e apprezzati dai lettori - latore della
lettera è l’avvocato Menghini suo gradito ospite a
Torino.
*Torino, 2 ott[obre]
1874
Beatissimo
Padre,
Umilmente
prostrato ai piedi di V. S. compio volentieri un incarico da parte
del Prof. D. Dalmazzo Direttore del Collegio Valsalice e de’ suoi allievi.
Tutti pienamente soddisfatti della straordinaria benevolenza con cui si degnò
di riceverli, vogliono che a loro nome esprima alla S. V. gli atti più sinceri della
loro gratitudine, assicurandola che essi porteranno sempre impressa la memoria di
quelle due memorande giornate, pregheranno ogni giorno pei bisogni di santa
chiesa e per la lunga conservazione dei preziosi giorni di V. S.
Posso poi assicurare V. S.
che que’ giovanetti colle parole e cogli scritti
pajono altrettanti piccoli missionari e propagatori
delle sante parole che Ella si
compiacque di loro indirizzare.
Mi fò
ardito in questa medesima occasione di presentare a V. S. due libri (1) che
lo zelante sac.
Scalabrini ha testé pubblicato con buon successo. Supplico V. S. di
volerli
gradire e compartire all'autore la S. Apostolica benedizione.
Questo
piego sarà portato dal sig. avv. Menghini (2) sommista alla cong. de’
Vescovi e Regolari e prof. al Seminario Pio. Esso nel suo passaggio
onorò la nostra
casa e per mezzo del medesimo tutti i nostri giovani prostrati a’ suoi piedi
invocano con gratitudine e venerazione l’apostolica benedizione.
Reputo sempre uno de’
più bei momenti della mia vita di potermi sottoscrivere
Di V. S.
Obbl.mo Umil.mo Figliuolo
Sac. Gioanni
Bosco
(1) I due libri: dovrebbe trattarsi de Il Concilio Vaticano.
Conferenze. Como, tip. C Franchi 1873, 308 p.; e Le
glorie del papa nel Concilio Vaticano. Torino, tip.
dell'Oratorio di S. Franc. di Sales 1874, 212 p.
(2) Prof. Avv. Carlo Menghini: avvocato curiale, canonico romano della
collegiata di S. Eustachio, estensore delle consultazioni per la Sacra Congr. dei VV. e RR. Morì
il 14 aprile 1896 dopo due anni di malattia: cf
Archivio del Vicariato, Roma, Libro delle Puntature,
n. 168. Per don Bosco preparò molti documenti soprattutto nel 1875 e negli
anni immediatamente successivi. Il 17 luglio aveva scritto a don Berto per informarlo
di aver lodato l'attività dei salesiani presso alcuni cardinali e di essere
dispiaciuto della censura dell'arcivescovo di Torino
nei confronti dei salesiani: ASC A 1240104, mc. 702 A 11 - B 1. A seguito
della risposta di don Berto, trasmette un documento riservato a don Bosco sul
teologo Chicco e riferisce dell'apprezzamento del card.
Di Pietro verso i salesiani. Auspica altresì
l'apertura di una casa salesiana a Roma: ASC A 1240105, mc.
702 B 2/4.
Il Menghini portò i due libretti e la lettera
al S. Padre e ne diede conferma a don Bosco in una lettera privata (ASC A
1431701, mc. 1545 B 9/10).
[Francesco Motto (a cura di), Giovanni Bosco. Epistolario. Introduzione, testi critici e note. Volume quarto
(1873-1875), LAS, Roma, dicembre 2003, pp. 327-328.]
2) Dal Volume di Angelo
Manfredi, Vescovi, clero e cura pastorale. Studi sulla diocesi di Parma
alla fine dell’Ottocento, Analecta Gregoriana, Ed.
Pontificia Università Gregoriana, Roma, 1999, risulta che l’”Edizione
integrale” delle Lettere Pastorali di G. B. Scalabrini, pubblicata da
SEI di Torino, nel 1994 (pp. 748) a cura di P. Ottaviano Sartori,
non è del tutto integrale essendo state omesse cinque lettere che l’Autore
segnala, elencate cronologicamente dallo storico Menozzi
nella sua opera: Lettere pastorali dei Vescovi dell’Emilia-Romagna,
Genova, Marietti 1986. L’Istituto Storico sta
ricercando i testi relativi delle pastorali mancanti per inviarle in seguito a
quanti ne facessero richiesta per completare il volume
di P. O. Sartori.
Le lettere omesse erano ben conosciute da P.
Mario Francesconi, che le cita nel suo ordine
cronologico all’inizio della sua biografia su Scalabrini.
Probabilmente P. Sartori
non ha inserito nel suo elenco gli scritti di Scalabrini che lo storico Menozzi ha invece considerato come lettere pastorali. Esse
sono: “Il socialismo e l’azione del Clero. Ammonimenti al Clero della sua
Diocesi” (48 pagine) del 14 aprile 1899; la lettera di comunicazione della elezione del nuovo pontefice, diramata il 20 febbraio
1878 da Fiorenzuola d’Arda (7 pagine); la
comunicazione della prima Enciclica di Leone XIII, Inscrutabili
Dei Consilio, il giorno di Pentecoste (26 maggio) 1878 (25 pagine); quella
del 25 dicembre 1890 su “Comunicazioni diverse” (7 pagine) (redenzione dei
poveri schiavi d’Africa – la devozione alla sacra famiglia – per l’educazione
dei figli e per un nuovo comitato); quella del “Centenario di S. Luigi”.
Enciclica Rerum Novarum e l’obolo dell’amor
filiale (13 pagine).
Rimane il fatto che la collezione di P. Sartori
viene così privata di importanti aspetti pastorali del pensiero di Scalabrini,
concernenti in particolare le problematiche sociali.
Segnaliamo, comunque,
l’eccellente lavoro di Angelo Manfredi, sacerdote diocesano di Lodi,
attualmente docente di Storia della Chiesa nello studio teologico di Lodi e
Crema. L’opera di Manfredi ha ricevuto il premio Bellarmino
del 1999. Vi sono numerosi riferimenti a Scalabrini. Il volume è disponibile
presso la Casa Editrice della Pontificia Università Gregoriana.
3) Segnaliamo alcuni documenti riportati da Claudio
M. Betti nel volume: Missioni e Colonie in Africa Orientale. Edizioni Studium, Roma 1999, che
completano le informazioni date da P. Francesconi nella Biografia di
Scalabrini edita da Città Nuova nel 1985 circa il progetto di Scalabrini
nell’autunno 1890 di inviare suoi missionari in Eritrea.
L’autore oltre a mettere in luce il profilo
del lazzarista francese P. Jacques
Crouzet, vicario apostolico dell’Abissinia, riferisce dei rapporti avuti da lui
con Scalabrini, citando fonti conservate presso l’Archivio della Congregazione
della Missione di Parigi (ACMP), non utilizzate da P. Francesconi. Secondo C. M. Betti, “il vicario apostolico
era convinto della impossibilità di trovare all’interno
della congregazione vincenziana, i sacerdoti
necessari al progetto di accordo, e si era premurato di contattare mons.
Scalabrini, affinché fornisse i sacerdoti necessari. «Questo prelato -
dichiarava Crouzet riguardo a Scalabrini - acconsente a fornirmi dei buoni
preti che dipenderebbero interamente da me e le cui spese sosterrebbe egli
stesso».
Sulla base dei contatti con Scalabrini e con l'assicurazione della casa madre di favorire un eventuale accordo con il
governo italiano, Crouzet giunse a Roma, dove si incontrò con il Ministro degli
Esteri Brin. Dopo un primo colloquio, il ministro degli Esteri italiano elaborò una bozza di accordo che venne
immediatamente sottoposta all’attenzione del vicario apostolico. Essa
prevedeva l'accettazione di cinque punti che stavano particolarmente a cuore
al ministro”.
[Claudio M. Betti: Missioni
e Colonie in Africa Orientale, cit., p. 218]
I contatti tra Crouzet e Scalabrini si sarebbero prolungati fino
all’autunno del 1892 (e non solo fino all’agosto 1891, dopo la
risposta negativa di Propaganda Fide, come indicato da Francesconi, pp.
1032-1033. Il testo dell’accordo definitivo a cui era pervenuto Crouzet con il
Ministro italiano Brin nell’ottobre 1892 era il seguente (in corsivo le modifiche recepite
da Brin sulla base del testo proposto da Crouzet):
“1. La mission se
chargerait, à la requête du Gouverneur de l'Erythrée, du service religieux de
l’armée et de la colonie européenne, là où les deux sont réunies, au
moyen de missionnaires italiens. 2. Le Gouverneur accordera aux missionnaires
employés, à la requête du Gouverneur, au service de l’armée, le traitement
dont jouissent les aumôniers militaires. 3. A la
requête du Gouverneur, la mission ferait desservir par des missionnaires
italiens les églises latines construites par le Gouvernement, ainsi
que les colonies européennes établies dans l’intérieur. Les missionnaires
employés à ce service recevront un traitement qui sera fixé d’un commun accord
par le Gouverneur et le chef de la mission. 4. La mission ferait célébrer
dans toutes les églises de la colonie les anniversaires des naissances,
mariages, funérailles, etc. des princes de la Maison Royale. Quant aux fêtes
qui ont un caractère purement civil, la mission s’engagerait à se
conformer aux règles qui sont imposées à cet égard au clergé italien en Italie
et à l’étranger. 5. Monseigneur Crouzet est disposé
et tâchera de faire entrer dans la mission un certain nombre de missionnaires
italiens, à fur et mesure qu’il pourra disposer de religieux aptes au service
qui est confié à la mission”. […]
È possibile che durante la sua permanenza romana il
vicario apostolico abbia avuto modo di incontrarsi con Scalabrini. Non si
hanno notizie dell’incontro, ma non vi è più traccia, nei documenti, di
contatti tra il vescovo francese ed il prelato
italiano. Non stupirebbe inoltre che, come era già
avvenuto in precedenza, Propaganda stessa abbia bloccato l’operazione, che i due vescovi avevano progettato.
[Claudio M. Betti: Missioni e Colonie in Africa Orientale, cit., pp. 221-222]
4) Nei due volumi biografici, usciti nel 1993, su Giuseppe Migliavacca (Dio volle, fece e vinse. Giuseppe Migliavacca (Arsenio M. da Erigilo, ofmc)
1849-1909, Edizioni ADP – Suore di Maria Ss.ma Consolatrice, Roma), curati dal gesuita P. Mario Lessi-Ariosto, volumi che l’Istituto Storico ha
recuperato recentemente, viene fatto un largo accenno
alla presenza presso la casa dei Gesuiti di Piacenza di P. Giuseppe Migliavacca dal settembre 1891 al gennaio 1892.
L’autore dedica un capitolo a questa presenza (pp. 147-158),
concernente la storia della Casa Madre di Piacenza. L’Autore scrive che agli
inizi della Casa 1888-1889 il gesuita P. Tommaso Cassi, “che era stato in
missione, aveva molto aiutato Mons.
Scalabrini nella fondazione del Collegio, ma nel 1889 da Piacenza i Superiori
lo avevano destinato a Venezia, forse anche per non fargli continuare la
collaborazione tanto apprezzata dal vescovo di Piacenza. In quegli anni il
Vescovo di Piacenza non era molto gradito a Roma e quindi i Superiori dei
Gesuiti cercavano di prendere delle distanze da lui.
P. Cassi era a Venezia insieme a P. Giuseppe nel 1890, non è
improbabile che abbiano scambiato qualche idea sull’Istituto e sull’opera del
Vescovo di Piacenza. Né si può escludere che il P.
Cassi abbia proposto al Vescovo di domandare per il suo Collegio il P.
Giuseppe, allora a Trento”. L’autore accenna ai tentativi infruttuosi
compiuti da Scalabrini nella primavera ed estate del 1891 presso il Generale e
il Provinciale dei Gesuiti, allo scopo di avere un Padre da mettere a direttore
della Casa Madre. Di fatto Scalabrini ottenne però che gli venisse
destinato P. Giuseppe Migliavacca “con l’ufficio
di tenere una esortazione settimanale nell’Istituto e come secondo confessore
del medesimo […] Tra gli scritti del Padre Giuseppe sono conservati degli
appunti delle esortazioni fatte ai “Missionari” che hanno per tema la ricerca
della perfezione cristiana”. P. Migliavacca
uscirà nella primavera del 1892 dalla Compagnia di Gesù,
fonderà alla fine del 1892 l’Istituto delle Suore di S. Maria
Consolatrice ed infine nel 1902 si farà Cappuccino con il nome di Arsenio M. da Trigolo.
5) Giampaolo Romanato ha pubblicato
nel settembre 2003 presso la Casa Ed. Corbaccio, Milano, il volume: L’Africa nera fra
Cristianesimo e Islam. L’esperienza di Daniele Comboni
(1831-1881). Segnaliamo il volume per l’efficace presentazione storica
complessa e travagliata degli inizi delle fondazioni missionarie nel Sudan del Comboni che vi morì nel 1881.
La biografia termina con la morte del Comboni e i
successivi avvenimenti tra il 1882 e 1885 quando l’Egitto divenne Protettorato
della Gran Bretagna e il vicariato dell’Africa centrale venne
affidato al sacerdote veronese Francesco Sogaro
(1882-1894). Poco dopo scoppiò la rivolta dei Mahadisti
che espugnarono dopo un lungo assedio, nel gennaio 1885,
Khartoum e massacrarono la comunità europea. La sorte
del personale della Missione rimasto prigioniero dei
Mahdisti fu particolarmente dolorosa. Queste pagine di storia comboniana sono legate indirettamente alla Congregazione Scalabriniana tramite P. Domenico
Vicentini che divenne nel 1905, alla morte dello Scalabrini, il primo
successore del Fondatore. P. Vicentini all’epoca della rivoluzione mahdista era
missionario apostolico nell’Africa centrale alle dipendenze di Mons. Sogaro che lo incaricò di portarsi a Dongola per
tentare la liberazione dei Missionari comboniani e
delle Suore prigionieri da più di due anni. Di questo suo tentativo di
mediazione P. Vicentini pubblicherà una interessante
memoria sul Bollettino della Società Geografica Italiana, maggio-giugno 1885,
che venne pure diffuso in un opuscolo a parte dalla stessa Società Geografica, L’insurrezione
Mahdista nella provincia di Dongola, Roma Società
Geografica Italiana, 1885, 35 pp. Tornato in Italia nel 1889 P. D. Vicentini entrò nella Congregazione Scalabriniana
nel 1890.
6) La Casa Editrice Città Nuova alla fine del
2002 ha pubblicato un volume sulla Storia della spiritualità italiana, a
cura di Pietro Zovatto. Il volume, di 765
pagine, traccia un panorama delle diverse forme della spiritualità italiana,
dal Due e Trecento, con la spiritualità prefrancescana
e francescana, sino alla spiritualità dell’Ottocento e Novecento mettendo in
luce nell’Ottocento alcune personalità (fra cui Ludovico Pavoni, San Vincenzo Pallotti, Antonio Rosmini,Giuseppe Frassinetti, San
Giovanni Bosco, Leonaldo Murialdo, Gemma Galgani e Don Luigi Guanella). Lo
Scalabrini, pur non figurando tra le personalità messe
in luce, viene citato per la sua spiritualità “che ha come lontana
ascendenza la devotio moderna, mediata
dai modelli ideali, ispiratori del suo episcopato, San Carlo Borromeo e San Francesco di Sales.
La pietà mariana si integrava in un cristocentrismo caratterizzato dall’amore a Cristo presente
nell’Eucarestia e negli uomini, specialmente nei poveri
e negli infelici (emigranti) e dalla
conformazione ascetica a Gesù Crocifisso. Egli
sperimentava così ad alto livello, accanto all’influenza della tradizione controriformistica, la mistica paolina
del “non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me per farsi tutto a tutti per
guadagnare qualcuno a Cristo” (1 Cor. 9, 22). (p. 531)
Ci dispiace che, a soli cinque anni dalla
beatificazione di Scalabrini, Zovatto non abbia colto
l’occasione per mettere più a fuoco la figura di Scalabrini in rapporto alla
sua attualità missionaria specifica andando anche al di là
della tradizionale immagine di “infelici” applicata agli emigrati e
sottolineando l’esemplarità della sua spiritualità come vescovo.
Segnaliamo nel volume l’accenno fatto da Zovatto ad una pubblicazione sconosciuta nei nostri archivi
di P. Marcellino d’Agnadello, che fu dal 1887 al 1895
missionario scalabriniano nello Stato dello Spirito
Santo, pubblicata a Milano nel 1895 dal titolo “Itinerario al Cielo proposto
nell’occasione delle Missioni” (p. 514), libretto di pietà in cui emergerebbe
una certa traccia d’intransigentismo, e l’accenno
riguardante Scalabrini che nel seminario teologico di Como avrebbe
indirizzato il beato Guanella alla lettura del
Segneri. Zovatto riferisce
pure della visita fatta dal Guanella negli Stati Uniti nel 1912 accompagnato dallo
Scalabriniano P. Vittorio Gregori.
(p. 586)
7) La direzione generale delle Missioni della
Consolata ha fatto dono alla Direzione Generale Scalabriniana
di recente degli 11 volumi di lettere scritte e
ricevute dal loro Fondatore, il beato Giuseppe Allamano
(1865-1926), pubblicata a cura di Candido Bona del loro Ufficio Storico
(“Quasi una vita…”, Edizioni Missioni Consolata, Torino, 2002). La
collezione di 3996 lettere è stata collocata presso il nostro Istituto Storico.
Da un primo esame del ricco materiale risulta che
almeno una dozzina di lettere interessano direttamente la Congregazione Scalabriniana. Citiamo in particolare quelle concernenti
l’Associazione Nazionale per soccorrere i Missionari Italiani, l’Italica Gens e
Mons. Coccolo, la cui Opera dei Cappellani di bordo,
fondata nel 1906, venne incorporata nella
Congregazione Scalabriniana nel 1920 e il P. Giovanni
Battista Balangero,
già missionario dal settembre 1872 al 1885 in Australia e nel Ceylon, che fu in seguito dal 1904 al 1919 missionario scalabriniano negli Stati Uniti (fu dal 1903 al 1919
assistente e parroco alla Sacred Heart
Italian Church di
Cincinnati). Di entrambi, Mons. Coccolo e P. Balangero, il curatore dell’epistolario traccia un profilo
biografico interessante. Di P. Balangero vengono indicate anche diverse fonti biografiche cui
attingere per avere ulteriori informazioni. Riteniamo di fare cosa gradita ai
Confratelli della Provincia di New York e dell’Australia nel riportarne qui il
citato profilo.
“G.
B. Balangero nacque a
Envie, diocesi di Saluzzo,
il 12 giugno 1849, secondo di tre fratelli, dei quali l'uno fu capitano dei
bersaglieri, l'altro maggiore. Compi i primi studi a Torino tra i Tommasini della Piccola Casa (1861-1865). Per seguire la
vocazione missionaria, il 14 novembre 1868 entrò nel Collegio Brignole-Sale-Negroni di Genova;
fu ordinato sacerdote il 20 settembre 1871. Il 13 settembre 1872 s'imbarcò per
l'Australia assieme al p. Francesco Bertea,
chiamatovi dal vescovo di Brisbane, Mons. Giacomo Quinn. Nel 1874 fu trasferito nell'isola di Ceylon. Nel 1885 tornò in Italia,
ufficialmente per ragioni di salute; nonostante il desiderio, non poté
rimettere piede in quella missione. In riconoscimento delle benemerenze civili - tra l'altro, aveva inviato collezioni
scientifiche a patrii istituti - re Umberto I lo fece cavaliere dei Santi Maurizio e Lazzaro.
Trovò una sistemazione come direttore spirituale nel Collegio Nazionale di
Genova, poi in quello di Venezia e, infine, nel Collegio-Convitto Umberto I di
Torino. Il 15 ottobre 1900 P. Balangero, appena venne a conoscenza della fondazione dell’Istituto della
Consolata per le Missioni Estere, scrisse al Can. Allamano,
esprimendo la sua gioia e offrendosi per l’insegnamento gratuito della lingua
inglese per gli aspiranti missionari. Insegnamento che Allamano accolse subito e che Balangero
esercitò fino alla fine del 1902 quando raccolse l'invito di mons. Giovanni
Battista Scalabrini, vescovo di Piacenza e apostolo degli emigranti; raggiunse
gli Stati Uniti nel 1903 e consumò gli ultimi anni della sua vita a Cincinnati,
nella Sacred Heart
ltalian Church.
Morì il 7 maggio 1919. I funerali furono celebrati dall'Arcivescovo di
Cincinnati. Dati autobiografici
sono contenuti nel volume da lui scritto: G. B. Balangero Missionario
Apostolico, Australia e Ceylan.
Studi e ricordi di tredici anni di Missione, Ditta G. B. Paravia, Torino,
Roma, Milano..., s. a. [ma 1897], pp. XIV-387. Vedi necrologio in Alma Mater. Bollettino trimestrale del
Collegio Brignole-Sale-Negroni 1 (1921) 135-138; si veda anche La Famiglia
dei Tommasini, 216-222,
230-233; G. Schiavo, The Italian Contribution to the Catholic Church in America, New York 1949, 759, 894”.
8) Dall’Epistolario di Mons.
Luigi Lasagna, salesiano, Vescovo di Tripoli – OEA, pubblicato nel 1997
dall’Istituto Storico Salesiano di Roma a cura di Antonio
Da Silva Ferreira, risultano alcune informazioni
della partenza da Vicenza e arrivo in Brasile di P. Pietro Colbacchini
nell’estate-autunno del 1894.
Don Lasagna, allora ispettore dell’Uruguay e
del Brasile scrive il 28.08.1884 a Don Cagliero,
rappresentante del Rettore Maggiore per l’America, rallegrandosi “dell’aiuto
promesso al Brasile dei due Sacerdoti Vicentini. Oh! Che
vengano davvero! Anche los
monacillos necessitamos
e li aspettiamo con ansietà con il suo arrivo, alfine di aprire al più presto
il bel Collegio di Paysandù”.
Dalla corrispondenza d’Archivio dei Salesiani risulta
che uno dei due sacerdoti vicentini era P. Pietro Colbacchini
che di fatto si recò in Brasile; del secondo non viene fatta alcuna citazione
ma si tratta quasi certamente di P. Domenico Mantese
che entrerà nel 1887 nella Congregazione Scalabriniana.
Da una seconda lettera in spagnolo di Don
Lasagna a Mons. Giovanni Cagliero
da Montevideo (Uruguay) del 1° gennaio 1885, Don
Lasagna scrive: “E’ arrivato qui il missionario
di Vicenza. Va a San Paolo e chiede di
andarvi a nostro nome e prendere possesso del Santuario del Sacro Cuore di Gesù. Io lo manderei con P. Jordan come Superiore definitivo e si incomincerebbe
così la nuova Casa. Che
le pare? Venga presto e deciderà”. [Antonio Da
Silva Ferreira, Mons.
Luigi Lasagna. Epistolario. Introduzione, note e testo
critico. Volume II (1882-1892), Las, Roma, 1997, pp. 218-220]. Da una lunga
lettera autobiografica scritta da Colbacchini a Don Mantese il 28 febbraio 1887 risulta
che P. Colbacchini si fermò un mese e mezzo presso i
Salesiani di Villa Colon, che dista da Montevideo
mezz’ora di ferrovia.
Sono disponibili i volumi sotto forma di “pro manuscripto” Scalabrini e le Migrazioni.
Si possono richiedere
all’Istituto Storico Scalabrini al prezzo di 9 € al Volume (I e II parte)
L’Istituzione Missionaria per gli Emigranti
1887-1890
delle
opere sociali di Liegi (settembre 1890)
1. Le
migrazioni europee negli Stati Uniti e in Brasile durante il
XIX secolo e l’inizio del XX.
2.
I primi interventi della Santa Sede di fronte alle migrazioni
europee in America.
3.
Le sfide poste dalle migrazioni alle Chiese locali negli
Stati Uniti e in Brasile.
4.
Le risposte date dalla Santa Sede e dalle Chiese locali.
5. L’intervento di Scalabrini (1887) e dei suoi missionari sino al Congresso Internazionale cattolico delle opere sociali di Liegi (settembre 1890).
[Progetti contemporanei di Scalabrini e Bonomelli
presso la Santa Sede. Scritti di Scalabrini sulle migrazioni
e il suo progetto missionario. I primi collaboratori ecclesiastici e
laici: ruolo di Zaboglio e di Colbacchini
nell’impianto pastorale delle Missioni in Usa e in Brasile. Progetto iniziale di apertura a tutte le emigrazioni europee. Fondazione della
Società di Patronato per gli emigranti. L’esperienza di
collaborazione con Madre Cabrini. Scarso
interessamento dell’Episcopato italiano. Riserve
dell’ambiente dell’Opera dei Congressi Cattolici. Rapporti di Scalabrini
con l’Episcopato americano (Corrigan, Ireland, Janssens, Elder). Rapporti con la rete europea
delle Società di S. Raffaele. Netta diversità di metodologie pastorali
imposta dalla religiosità popolare contadina degli emigrati italiani nel contesto degli Stati Uniti e in Brasile]
1890 –1905
Dalla Conferenza Internazionale
delle Società di S. Raffaele
a
Lucerna (dicembre 1890) al Memoriale di Scalabrini
a
Pio X e alla morte di Scalabrini (giugno 1905)
Sommario dei soggetti trattati
· Conferenza Internazionale di Lucerna. Memoriale presentato a Leone XIII.
·
Sviluppo
delle Missioni in Nord America, Brasile, Argentina.
·
Apertura
delle Missioni al porto di New York, Genova e Boston: P. Bandini,
P. Maldotti e P. Biasotti.
·
Progetti di apertura missionaria di Scalabrini tra gli Italiani in
Eritrea.
·
La
questione delle priorità tra parrocchie territoriali, missioni volanti e
missioni al porto (P. Consoni, P. Marchetti e P. Maldotti).
·
La questione
della creazione dei Seminari scalabriniani in America
·
Apertura
all’emigrazione polacca, tedesca e alla popolazione indigena
·
L’opera e le
iniziative missionarie di P. Marchetti a S. Paolo
·
Scritti sociali e
pastorali di P. Colbacchini
·
Profilo pastorale
di P. Vicentini
·
Visita di
Scalabrini negli Stati Uniti (1901) e in Brasile (1904)
·
Il
memoriale di Scalabrini a Pio X.
Contributo di P. Zaboglio e P. Novati.
L’Associazione di
Patronato “San Raffaele” per gli Emigrati
Italiani
nel contesto del movimento
sociale cattolico in Italia e in Europa
PRIMO PERIODO
1871-1891
Nota
introduttiva
Sommario
dei soggetti trattati:
-
I precedenti: i laici cattolici in Europa e l’emigrazione. Germania,
Belgio, Francia e Austria.
-
L’Opera dei Congressi Cattolici in Italia e le
migrazioni.
-
L’intervento dell’Episcopato degli Stati Uniti e
della S. Sede per la diffusione di società analoghe alla S. Raffaele per le
diverse nazionalità.
-
L’intervento di Scalabrini. Collaborazione iniziale
con l’Associazione Nazionale per soccorrere i Missionari Italainai
del Prof. Schiaparelli
(1887). Successiva autonomia dal 1889.
-
Intesa con il Prof. Toniolo e i suoi Comitati di Studio e azione sociale.
-
Scritti e Conferenze di Scalabrini per l’emigrato
dell’Associazione di Patronato in Italia.
-
Ruolo chiave dell’Avv. Volpe-Landi
per la diffusione dell’Associazione in Italia.
-
Riserve verso l’Associazione da parte dell’Opera dei
Congressi e dell’ambiente intransigente.
-
Insistenza di Scalabrini e di Volpe-Landi sul
carattere laico dell’Associazione.
-
Rapporti dell’Associazione con la Raphaels-Verein tedesca e la rete europea della Società di
S. Raffaele.
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Partecipazione ai lavori della conferenza
Internazionale di Lucerna (dicembre 1890) e presentazione del secondo memoriale
di Lucerna alla S. Sede.
SECONDO PERIODO
1891-1905
Sommario dei soggetti trattati:
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Riserve di Toniolo
sul carattere laico dell’Associazione. Modifica degli statuti
dell’Associazione.
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P. Bandini partecipa a progetti legislativi
del governo degli Stati Uniti concernenti l’immigrazione.
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Intenso lavoro di Volpe-Landi
in favore dell’Associazione presso l’Episcopato, il governo e le
amministrazioni comunali. Conferenze di Scalabrini per fare conoscere l’Opera in Italia.
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Colbacchini e P. Bandini corrispondenti dell’Associazione in Brasile e negli
Stati Uniti.
Vivo interesse di Colbacchini per la colonizzazione agricola.
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Collaborazione dei Salesiani all’Opera di Patronato in Argentina e
Brasile.
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Partecipazione di Volpe-Landi ai Congressi degli Studiosi Cattolici delle scienze sociali promossi dal Toniolo.
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Attività di Bandini e Maldotti ai porti di New York e Genova.
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Crisi della S. Raffaele di New York. Scarso appoggio
dei missionari negli Stati Uniti alla Missione al porto. P. Bandini lascia New York per l’Arkansas.
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Viaggi di ispezione di Maldotti e di
Zaboglio in Sud America.
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Crisi dell’Associazione e nuova riforma degli
Statuti per rimuovere le riserve dell’Opera dei Congressi (settembre 1894).
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Orientamenti di alcuni Comitati
dell’Associazione verso l’emigrazione temporanea in Europa. Collaborazione tra
l’Associazione e l’Opera dei Congressi.
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Deciso apporto dell’Associazione di Patronato alla
nuova legislazione italiana sull’emigrazione del 1901.
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Nascita dell’Opera Bonomelli (aprile 1900).
Divergenze tra Scalabrini e Bonomelli.
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Toniolo e Volpe-Landi partecipano
ai lavori della nuova Associazione Internazionale della protezione dei lavoratori (1901-1904). Scioglimento dell’Opera dei
Congressi (settembre 1904).
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Morte di Scalabrini (1 giugno 1905). Rievocazione di
Scalabrini nel bollettino del Raphaels-Verein (Cahensly) del luglio 1905 e dal Caritas
Verband (Werthmann) nel 1906.
1) Informiamo i Confratelli
che è disponibile l’Opuscolo redatto da P. Giovanni Terragni,
di cui pubblichiamo il Sommario. Chi ne
desidera copia si rivolga all’Archivista Generale.
Il progetto "Pro emigratis catholicis"
e la dimensione ecclesiale del carisma di Scalabrini
Introduzione
I. Antecedenti significativi
II. Preparazione immediata del Memorandum
- Francesco Zaboglio a G. B. Scalabrini (Roma,
4.2.1901)
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Scalabrini a Pio
X (S. Paulo, 22.7.1904)
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Promemoria di Scalabrini per l'udienza da Pio X (3.2.1905)
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Merry del VaI a Scalabrini (19.3.1905)
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G. B. Scalabrini a Merry del
Val (29.3.1905)
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Card. Pietro Respighi a G. B. Scalabrini (Roma, 11.4.1905)
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P. Zaboglio a Scalabrini (24.4.1905)
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Relazione di P. Francesco Zaboglio
- Relazione di P. Paolo Novati (Boston,
00.04.1905)
III. Il
progetto di Scalabrini "Pro emigratis catholicis"
- G. B. Scalabrini a Merry
del VaI (17.5.1905)
IV. Riflessioni sul "memorandum"
- Ecclesiologia di Scalabrini
- Apertura
ecclesiologica
- Il miope eurocentrismo
e l'America "crogiolo dei popoli"
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Emigrazione ed evangelizzazione
-................................................................................................................................. Religione
e patria
-............................................................................... Chiesa,
scuola e dispensario farmaceutico
- Compiti della "Congregazione
o Commissione centrale pro emigratis catholicis"
V. Dal Memorandum di
Scalabrini all'istituzione del Pontificio Consiglio della Pastorale per i
migranti e gli itineranti
2) L’Archivista Generale P. Giovanni Terragni invita caldamente i Confratelli ad aggiornare la
documentazione archivistica concernente la loro Missione, inviando foto, copie di opuscoli celebrativi o storici all’Archivio Generalizio
di Roma. La documentazione conservata in Archivio non rimane sepolta:
l’Archivio Generalizio associato all’Istituto Storico ha l’obiettivo essenziale
di valorizzare la documentazione esistente per costruire insieme e meglio
trasmettere la nostra memoria.
E’ quanto cerca di fare, pur nei suoi limiti, questo
bollettino di Informazioni.