Nuova serie - I trimestre 2004
A cura della Direzione: Via
Calandrelli 11, 00153 Roma.
Sommario
Preparazione
del II Convegno Storico Internazionale: “L’Ecclesiologia di Scalabrini”
Motivazioni
della scelta del tema
Articolazione
del tema e fonti di riferimento
Nota introduttiva al II volume: Società di
Patronato San Raffaele
Dal 24 al 25 novembre u. s. si è riunito a Roma, presso la Direzione Generale a Via Ulisse Seni, il Gruppo Promotore Interno dell’Istituto Storico Scalabrini. Erano presenti il Vicario Generale P. Gaetano Parolin, Vice Presidente dell’Istituto (il Superiore Generale, Presidente dell’Istituto era in Australia in visita canonica alle Missioni della Provincia), il direttore (P. Antonio Perotti) e i membri P. Sisto Caccia, P. Guglielmo Bellinato, P. Fabio Baggio, P. Stelio Fongaro, P. Mario Santillo, P. Giovanni Graziano Tassello e P. Lidio Tommasi. Il Vice Direttore dell’Istituto Storico P. Giovanni Terragni era assente, trovandosi dal 24 novembre al 15 dicembre in Brasile in visita ai due Archivi Provinciali di S. Paolo e di Porto Alegre. Di questa visita il nostro Bollettino riferirà nel prossimo numero.
Oggetto principale dell’incontro del Gruppo Promotore è stata la preparazione del II Convegno Storico Internazionale su Scalabrini che si terrà a Piacenza nel novembre 2005 presso la Sede dell’Università Cattolica S. Cuore sul tema della “Ecclesiologia di Scalabrini”. Il Gruppo Promotore ha discusso il documento di P. Perotti che proponeva una prima bozza sugli obiettivi, il tema, la sua articolazione e alcune questioni concernenti lo svolgimento del Convegno. Dallo scambio avuto nell’incontro P. Perotti ha redatto il documento, che riproduciamo qui di seguito, che esprime gli orientamenti principali emersi nella discussione.
Oltre alla presentazione di questo documento, questo numero riporta la nota introduttiva al II volume “Scalabrini e le Migrazioni” consacrato all’Associazione di Patronato per gli emigrati italiani San Raffaele, che dovrebbe andare alla stampa in forma provvisoria, come il primo volume, entro il mese di gennaio 2004. Entro gennaio dovrebbe uscire anche la versione aggiornata del 1° volume consacrato alla “Congregazione Missionaria”.
Preparazione del II Convegno
Storico Internazionale
su Scalabrini
1. Presentazione. Perché un nuovo Convegno storico
internazionale
In occasione del centenario della loro fondazione (1887-1905) i Missionari Scalabriniani hanno promosso dal 3 al 5 dicembre 1987 a Piacenza, in collaborazione con il Centro Studi Emigrazione di Roma e dell’Università Cattolica di Milano, il primo convegno storico internazionale su “Scalabrini tra Vecchio e Nuovo Mondo”.
Gli atti del Convegno sono stati pubblicati nel 1989 dal Centro Studi Emigrazione di Roma (CSER), con una incisiva presentazione introduttiva dello storico Gabriele De Rosa.
Il Convegno del 1987 era stato preceduto, alcuni anni prima, dalla pubblicazione di due opere di importanza storiografica rilevante: il carteggio Scalabrini – Bonomelli a cura di Carlo Marcora, in collaborazione con Gianfausto Rosoli e Mario Francesconi e presentato da un solido commento introduttivo di Fausto Fonzi (Ed. Studium, Roma, 1983) e la pregevole documentata biografia di “Giovanni Battista Scalabrini” (Città Nuova Ed., Roma, 1985) di P. M. Francesconi.
Due opere che furono all’origine di un rinnovato interesse storiografico intorno alla figura del Vescovo di Piacenza, che hanno stimolato gli studiosi della storia della Chiesa e della società italiana della fine dell’800 e dei primi anni del ‘900 a riformulare una interpretazione più precisa e più fondata del significato, nella Chiesa e nell’intera società, della personalità e dell’opera di Scalabrini.
Il primo Convegno storico è riuscito a dare l’impulso ad un nuovo orientamento storiografico su Scalabrini, meno fragilizzato da preoccupazioni apologetiche o agiografiche.
Questo secondo Convegno storico internazionale intende continuare lo spirito e l’obiettivo del primo.
Esso intende, in particolare, rileggere Scalabrini presentandolo attraverso l’importante carteggio inedito da lui avuto con un “considerevole gruppo” di laici che, come lui stesso scrisse nel 1892, “gli sono stati vicini” nella fondazione della sua opera (si pensi all’Avv. G. B. Volpe Landi, al Prof. E. Schiaparelli, al Prof. G. Toniolo, all’Avv. F. Viani, al Conte C. Sardi). Rileggere Scalabrini attraverso i carteggi tenuti con i Pontefici Pio IX, Leone XIII, Pio X, con diverse personalità della Gerarchia Ecclesiastica o confratelli nell’Episcopato (in parte editi e in parte no), carteggi che non hanno ancora fatto oggetto di una esauriente interpretazione storica.
Rilettura, soprattutto, del citato carteggio Scalabrini – Bonomelli, pubblicato da Carlo Marcora, definito recentemente (Vedi Vita Pastorale n. 1 - 2004) da Rosario F. Esposito “un epistolario che per vari aspetti raggiunge un livello che non è esagerato definite patristico”, più volte recensito e citato ma che non ha ancora trovato chi ne abbia fatto una analisi d’insieme a livello storico, al di là del citato breve commento introduttivo di Fausto Fonzi.
Rilettura storica anche dei suoi scritti sociali ripubblicati a cura di Silvano Tomasi e Gianfausto Rosoli nel 1997 e delle sue Lettere Pastorali, pubblicate in edizione integrale, a cura di Ottaviano Sartori, nel 1994.
Il II Convegno storico intende, infine, compiere un largo aggiornamento della storiografia pubblicata negli anni recenti concernenti tematiche, questioni o dibattiti di cui Scalabrini fu un interlocutore, in particolare gli studi di Francesco Traniello, su Cultura Cattolica e Vita religiosa tra Ottocento e Novecento (Morcelliana, Brescia, 1991, 329 pp.); di Nicola Raponi, Cattolicesimo liberale e modernità. Figure e aspetti della storia della cultura dal Risorgimento all’età giolittiana (Morcelliana, Brescia, 2002, 333 pp.); di Daniela Sarasella, Cattolicesimo Italiano e sfida americana (Morcelliana, Brescia, 2001, 295 pp.); di Alessandra Marani, La Conferenza Episcopale della Regione Emiliano-Romagnola da Leone XIII a Pio X (1891-1908), in: Episcopato e Società tra Leone XIII e Pio X. Direttive romane ed esperienze locali in Emilia-Romagna e Veneto (a cura di Daniele Menozzi), Ed. Il Mulino, Bologna, 2000; e di Giampaolo Romanato: L’Italia fuori d’Italia. Le Missioni, in: La Chiesa e l’Italia. Per una storia dei loro rapporti negli ultimi due secoli (Vita e Pensiero, Milano, 2003). Di quest’ultimo studioso, docente di Storia della Chiesa all’Università di Padova, il Convegno dovrà prendere in esame alcune sue discutibili interpretazioni sulla “missionarietà” (o “spirito di missione”) dell’Opera di Scalabrini che sarebbe stata condizionata, a suo giudizio, dalla nazionalità e dalla politica estera del governo italiano.
2. Il tema:
“L’Ecclesiologia di Scalabrini”. Motivi della sua scelta.
La scelta del tema del II Convegno è la risultante delle principali conclusioni del I Convegno, sintetizzate da Gabriele De Rosa nella sua introduzione agli Atti e riprese da Nicola Raponi nel “Dizionario Storico del Movimento Cattolico. Aggiornamento 1980-1995”. Genova, Marietti, 1997 (pp. 85-86), ed è il logico prolungamento del quadro introduttivo di Fausto Fonzi al carteggio Scalabrini – Bonomelli. Secondo i primi due studiosi il primo Convegno storico ha messo in evidenza un nuovo orientamento storiografico nello studio di Scalabrini. Secondo Fausto Fonzi, invece, il carteggio Scalabrini – Bonomelli apporta un forte stimolo a meglio situare e precisare i rapporti tra Chiesa Universale e Chiese particolari, tra centralinismo vaticano e le legittime autonomie delle Chiese locali da rispettare e invita a fare una analisi interpretativa storica più precisa – a livello ecclesiologico e meno socio-politico – dell’atteggiamento di Scalabrini sul ruolo dei Laici nella Chiesa.
Secondo
gli storici De Rosa e Raponi due sarebbero le conclusioni originali del primo
convegno di Piacenza: 1) “lo spostamento della storiografia da una visione
dello Scalabrini tutta interna al Movimento Cattolico, allo Scalabrini
operatore di una pietà organizzata sul fronte più sguarnito allora del
movimento cattolico e della Chiesa”, rappresentato dal problema della
“riconquista alla fede” (redenzione morale e spirituale) delle popolazioni
emigrate (un’opera alla quale deve concorrere sia la Chiesa sia il mondo
laico); 2) “la presa di coscienza che la sua istanza conciliatorista non
nasceva da opportunità politica ma era conseguenza della sua ecclesiologia,
della sua spiritualità”.
Un’ecclesiologia secondo la quale l'avvenire della Chiesa si sarebbe giocato più che sul fronte dell’evangelizzazione tra gli infedeli, nella presenza della Chiesa all’interno del fenomeno della mobilità umana (migrazioni sia interne che esterne), all’interno della quale avrebbe potuto misurare la sua capacità di annunciare il Vangelo ai poveri (la sua “carità”), la sua fiducia nei poveri per la costruzione della Chiesa nella sua universalità (comunione delle diversità) e nella sua capacità di unità attraverso la corresponsabilità pastorale dell’Episcopato delle diverse Chiese locali.
Sia G. De Rosa che Fausto Fonzi (il primo partendo dalla documentazione presentata al primo convegno di Piacenza, il secondo dalla lettura del carteggio Scalabrini – Bonomelli) pervengono a formulare interpretazioni più complessive e più integrate nel contesto storico dell’epoca che offrono un approccio più comprensivo di Scalabrini nel suo atteggiamento verso il ruolo dei Laici nella Chiesa.
Gabriele De Rosa capovolge
addirittura l’interpretazione unilaterale della nota frase di Scalabrini dei
“Vescovi in cilindro” usualmente applicata dagli storiografi in rapporto a
certi esponenti laici puri e duri dell’”intransigentismo”, rapportandola invece
ai duri del “transigentismo liberale” quando afferma: “D'altra parte, a leggere bene gli intendimenti del vescovo di
Piacenza, nelle sue motivazioni più fonde, nella sua stessa visione spirituale
della missione a favore degli emigranti, si può ben comprendere il suo disagio
nel sentirsi confuso con l'Associazione fiorentina: allo Scalabrini non
piaceva che quanto era di competenza del clero si confondesse con le ragioni della politica, anche se si trattava di
una politica, quella conciliatorista, che lo faceva convinto. Insomma, non
gli sarebbe mai piaciuto di figurare come un «vescovo in cilindro»: il vescovo
degli emigranti non avrebbe potuto essere che solo un autentico pastore
d'anime, alieno dai «fini secondari, principalmente politici», come scrisse al Bonomelli nel 1900.
E’ anche sulla questione
dell’ecclesiologia di Scalabrini in riferimento al suo atteggiamento verso
“l’accentramento ecclesiastico” o “accentramento vaticano” in rapporto alla
“evangelica e tradizionale costituzione della Chiesa universale, fatta di
Chiese locali, delle quali Scalabrini come Bonomelli volevano rispettate le
legittime autonomie” che il II Convegno intende condurre la ricerca e la discussione. E’ questo il
tema non ancora sufficientemente
studiato ed evidenziato da Fausto Fonzi nella sua introduzione al Carteggio
Scalabrini allorché scrive: “Lo stesso
accentramento ecclesiastico, che i due amici avevano precedentemente accettato ed anche favorito con
l’adesione ai deliberati del Vaticano I e con l’ammirazione per la persona e
per l’indirizzo di Pio IX, diventa particolarmente inaccettabile per essi quando porta a compromettere l’autorità
episcopale all’interno delle
diocesi, quando cioè gl’intransigenti negano la dovuta obbedienza ai vescovi
ostentando un’entusiastica fedeltà alla S. Sede come centro dell’unità
cattolica. […]
Si può dire infatti che il mancato appoggio o l’ostilità che
(soprattutto dal 1887) Bonomelli e Scalabrini incontrano a Roma nella
resistenza da essi intrapresa contro gli «albertariani» porta i due vescovi ad
insistere nella critica all’accentramento vaticano in nome della evangelica e
tradizionale costituzione della Chiesa universale, fatta di chiese locali,
delle quali - essi affermano - devono essere
rispettate le legittime autonomie. E questa critica (nonostante alcuni eccessi
in senso episcopalista) contiene certamente vitalissimi germi di rinnovamento
ecclesiale. […] E’ noto che Bonomelli avrebbe auspicato fare questa questione
materia di un nuovo Concilio Vaticano!
I due vescovi tendono
infatti da un lato a limitare l’autoritarismo e accentramento papale, a
vantaggio della dignità e dell’autonomia episcopale, e dall’altro lato a
riaffermare l’autorità, con indubbie punte di un duro autoritarismo,
dell’ordinario all’interno della propria diocesi”.
Interessanti commenti vengono fatti dal Fonzi anche in riferimento alla
“apertura”, all’”universalità” dello Scalabrini (come del Bonomelli) “al di là
della Chiesa visibile e istituzionale”, commenti che invitano a una valutazione
equilibrata del vescovo di Piacenza.
“I
transigenti, Bonomelli e Scalabrini – commenta Fonzi nella sua introduzione
al Carteggio Scalabrini – Bonomelli -
in prima linea, hanno affermato e motivato in bellissime pagine il
dovere per i cattolici di guardare al di là del confini della Chiesa visibile e
istituzionale per cogliere quanto di buono, di positivo, si poteva trovare fra
coloro che negavano obbedienza al Papa, dichiarandosi anche estranei alla
Chiesa cattolica ed allo stesso cristianesimo e lontani perfino da ogni forma
di religiosità. Non soltanto carità verso tutti quindi, ma generoso impegno
per cogliere idee cristiane impazzite o anche nate fuori del mondo cristiano, ma rivelatesi
utili al raggiungimento del bene comune, e per attuare quelle idee, in un
clima di vera libertà, anche in collaborazione con quanti non facevano
professione di cattolicesimo.
Tutto ciò dev’essere senza dubbio registrato
dagli studiosi di storia, che devono ricordare come, al contrario, da parte
degli intransigenti generalmente si condannasse quanto sorgeva al di fuori del
cattolicesimo o anche soltanto al di fuori del più ristretto loro piccolo mondo
e si tendesse ad escludere ogni lavoro in comune con uomini di buona volontà,
ma di altra ispirazione in campo religioso”.
“È
sufficiente però - si chiede Fonzi - fermarsi alla constatazione della diversità di
atteggiamento, in campo
teorico, fra transigenti e intransigenti? Non deve lo storico domandarsi in
quali concreti comportamenti si tradussero quelle posizioni teoriche? Per
quanto riguarda i transigenti, possiamo chiederci: erano essi aperti alla
comprensione di radicali, di repubblicani, di socialisti, di anarchici e delle
convinzioni, delle quali tutti questi si facevano portatori e che non sempre
contrastavano con le verità evangeliche? Erano i due vescovi e i loro
amici sempre aperti nei confronti di culture diverse da quella allora dominante
in Occidente? alla spiritualità dell’Asia ed alle tradizioni
delle chiese orientali? alle aspirazioni d’indipendenza e d’influenza di popoli
non europei? Forse nel rispondere a interrogativi di questo genere si dovrà riconoscere
come i concreti comportamenti dei transigenti portassero generalmente
all’apertura solo verso determinati ambienti culturali e sociali, con
esclusione (a volte molto più rigida di quella operata dagli intransigenti) di
realtà, di principi e di uomini che nella seconda metà dell'Ottocento non
dominavano lo Stato e la società in Italia”.
La scelta del
tema, ossia la focalizzazione sull’”Ecclesiologia di Scalabrini” non prende
solo lo spunto – come più sopra abbiamo sottolineato – dalle conclusioni del I
Convegno e dagli stimoli tuttora fecondi risultanti dal carteggio Scalabrini –
Bonomelli ma anche dagli studi storiografici più recenti, pubblicati in questi
ultimi anni, dove in maniera diretta si fanno riferimenti a punti centrali
collegati con l’approccio ecclesiologico o missionologico di Scalabrini.
Il II Convegno
storico è chiamato quindi a prendere in esame le conclusioni alle quali sono
pervenuti nelle loro ricerche più sopra citate, Francesco Traniello, Nicola
Raponi, Daniela Sarasella, Alessandra Marani e Giampaolo Romanato.
G. Romanato,
ad esempio, presenta le iniziative missionarie di Scalabrini, legate
all’Associazione Nazionale per soccorrere i Missionari italiani, come
iniziative che sarebbero state fragilizzate da forti sapori nazionalistici nei
confronti degli altri istituti missionari contemporanei (vedi il PIME, i
Saveriani, i Comboniani, i Missionari della Consolata) dove l’ideologia
nazionale o nazionalistica sarebbe stata inesistente perché più autonoma
rispetto alla politica coloniale e alla politica estera italiane lasciando loro
un’autonomia discreta e una libertà psicologica che per i missionari di altri
paesi fu certamente minore. “Il missionario italiano si sentì prevalentemente
uomo di Chiesa, portatore di un disegno di evangelizzazione, come diremmo oggi,
potenzialmente universale, non condizionato da influssi politici o nazionali.
Mentre sulla istituzione missionaria scalabriniana avrebbe giocato il condizionamento della nazionalità (lo spirito della “nazione”) “sul mondo missionario italiano (sopracitato), osserva G. Romanato, “influì molto l'origine intransigente della rinascita ottocentesca, legata a Gregorio XVI, il pontefice che mentre liquidava il cattolicesimo liberale e alzava barriere contro la modernità, pianificava però con lungimirante energia le missioni cattoliche nei cinque continenti, cioè uno dei campi d’azione più fecondi per la Chiesa del futuro. Ciò che ancora una volta conferma, se vogliamo, la complessità della storia. Il personale missionario provenne perciò da una cultura fondamentalmente controrivoluzionaria, estranea al mito ottocentesco della nazione. Possedeva molto più il senso della Chiesa che il senso della patria. Si sentiva figlio di una Chiesa perseguitata e costretta sulla difensiva proprio dal liberalismo e dalle rivoluzioni nazionali, ciò che accentuava la sua estraneità rispetto a tutte le idee politiche ottocentesche e rafforzava la sua identificazione con l'universalismo cristiano, rappresentato dalla sede pontificia. La preminente esigenza della libertas Ecclesiae portò così non solo a tenere lontane le missioni dalle ingerenze politiche coloniali, ma anche a superare l'istituto del Patronato, nella versione tanto spagnola quanto portoghese”.
La focalizzazione sul tema ecclesiologico può stimolare gli studiosi che saranno invitati a contribuire alla riflessione del Convegno ricercando nuovi documenti inediti o a rileggere con occhi nuovi i documenti già pubblicati al fine di fare risaltare nella sua integralità non solo l’”apostolo degli emigrati” o il Fondatore di una Congregazione missionaria, ma come è stato suggerito dal Vescovo di Locri Mons. Perantoni nella sua proposta originale avanzata nella postulazione in favore della beatificazione di Scalabrini, come “modello di vescovo”.
La trattazione del tema seguirebbe il seguente quadro che prevede la descrizione del contesto storico e geografico generale in cui Scalabrini ha operato e da cui ha tratto ispirazione sia nei suoi scritti che nelle sue opere (fonti a cui ha attinto).
Il Convegno verrebbe così strutturato:
L'ecclesiologia di Scalabrini
I. Ecclesiologia della seconda metà dell’Ottocento
(autocomprensione della Chiesa)
1) La Chiesa in Italia
e in Europa
2) La Chiesa in
America del Nord
3) La Chiesa in
America del Sud
1) Una Chiesa
"incarnata" (centralità della persona umana)
2) Una Chiesa
"scalza" (opzione preferenziale per gli ultimi)
3) Una Chiesa
"aperta" (comunione nella diversità)
1) Una Chiesa universale fatta di Chiese locali di cui si devono
rispettare le legittime autonomie
2) Chiesa
universale come istanza di coordinamento (organo super partes)
3) Iniziative
particolari (giornata missionaria, collegi apostolici, ecc.)
1) In
emigrazione, tra le Chiese di origine e quelle di arrivo
2) A livello
nazionale o regionale, nei seguenti ambiti:
a. Emigrazione
b. Mondariso
d. Catechesi
1) Nello studio, nella
diffusione delle idee e nell’azione sociale
2) Nell’azione
pastorale diretta
3) Nella politica
VII. L’ecclesiologia scalabriniana tradotta negli scritti e nelle opere
di alcuni primi missionari.
4. Documenti e fonti per l’elaborazione dei sottotemi o aree di ricerca da
proporre per una interpretazione storica della Ecclesiologia di Scalabrini ai
conferenzieri o a quanti desiderano contribuire al Convegno con comunicazioni
scritte.
Per il I tema: il contenuto verrebbe lasciato a ciascuno dei tre relatori invitati a presentare il profilo della Chiesa nel contesto storico e geografico nelle singole aree.
1) Una Chiesa rispettosa dell’uomo nel suo profilo antropologico (appartenenze culturali e sociali).
- Dal documento sui “rapporti tra religione, nazionalità e culture” (1890).
- Dall’epistolario con Mons. Corrigan, ecc.
2) Una Chiesa sensibile alla sua missione evangelizzatrice (catechesi - educazione cristiana dei giovani).
- Scalabrini parroco a S. Bartolomeo a Como e Vescovo a Piacenza.
3) Una Chiesa attenta al mondo del lavoro
- Parroco a Como - Vescovo a Piacenza
4) Una Chiesa "scalza" attenta ai più bisognosi.
- Scalabrini e la sua Opera per l'istruzione dei Sordomuti (a Como, a Piacenza e a S. Paulo).
(Quest'anno è il centenario anche dell'Opera di Mons. Torta. L'opera per l'assistenza agli "scrofolosi").
5) Una Chiesa aperta agli "uomini di buona volontà" anche non credenti.
- Dagli Scritti (Lettera aperta all'On.le Paolo Carcano)
6) Una Chiesa aperta al dialogo interno (Sua apertura alla libera ricerca filosofica e teologica; verso Stoppani, Rosmini, ecc.).
1) Dal carteggio con Pio IX, Leone XIII e Pio X. La collegialità episcopale nel governo della Chiesa.
2) Dall'abbozzo preparato dallo Scalabrini della Lettera Apostolica "Quam Aerumnosa" di Leone XIII.
3) Dal suo epistolario con la Segreteria di Stato e Propaganda Fide.
4) Dal Memoriale di Lucerna (1890), da lui ispirato.
5) Dall' Epistolario con Bonomelli.
6) Dal suo progetto di costituzione di una Commissione della S. Sede per gli emigranti di tutte le nazionalità (1904-1905).
7) Dal suo progetto di "Catechismo
Universale" (1889).
8) Dalla proposta a Leone XIII di stabilire una Giornata Missionaria per l'Opera degli Emigrati da parte della S. Sede come ne aveva costituita una per le Opere di Propaganda Fide (tratta dei neri = tratta dei bianchi).
9) La
proposta di costituire il Collegio Cristoforo Colombo di Piacenza come
"appendice" di Propaganda Fide.
Per il IV
tema: L’esercizio della collegialità
1) Dalla corrispondenza con gli Ordinari (Mons. Corrigan, Mons. Ireland, ecc.).
2) Dai suoi due viaggi in America (1901 e 1904). Gli incontri con gli Ordinari, i Cappuccini, i Salesiani, ecc...
3) Dal suo interessamento perché il I Concilio latinoamericano del 1899 trattasse del problema pastorale dell’emigrazione nel continente sudamericano.
4) Dalla corrispondenza con i suoi Missionari sul tema dei rapporti con gli Ordinari locali.
5) Dalle lettere circolari ai Vescovi d'Italia sull'assistenza
all'emigrazione.
6) Dagli scritti sull'emigrazione (1887-1892).
7) Dalla corrispondenza con alcuni Ordinari dell'Italia meridionale.
8) Dal ciclo di Conferenze sull'emigrazione nelle principali città italiane (Torino, Milano, Genova, Firenze, Roma e Palermo).
9) Dall'Opera dei Mondariso che vide implicate 15 diocesi (di partenza e di arrivo) dell'Italia Settentrionale.
10) Dalla riapertura del Seminario Lombardo (1877) come "Seminario dell'Alta Italia" comprendente tutte le diocesi dell'Italia Settentrionale.
l) Negli scritti dell'Azione Cattolica, sul socialismo e sulla "Rerum Novarum".
2) Nell'Opera S. Raffaele italiana (Volpe Landi, Schiaparelli, Olivi, ecc...) e internazionale (Cahensly, ecc.).
3) Negli studi sociali (Toniolo, Sardi, ecc.).
4) Nell'azione operaia e nell'azione cattolica (implicazione dell'Opera dei Congressi nell’assistenza agli emigrati).
5) Nella partecipazione alla vita politica ("Non expedit").
6) Nella stampa cattolica a Piacenza (L'Amico del
Popolo e Il Lavoro).
Per il VI tema:
L’ecclesiologia di Scalabrini tradotta negli scritti e nelle opere di alcuni
primi missionari.
Carteggi di Scalabrini con:
- Zaboglio
- Colbacchini
- Maldotti
- Marchetti
- Vicentini
5. Per chi è organizzato il Convegno: le persone da invitare.
Tra le due
ipotesi del Convegno “aperto a tutti” e
quello esclusivamente a persone “invitate” a diverso titolo (ricercatori,
docenti in storia, ecclesiologia, missionologia, teologia, studiosi che hanno
partecipato al convegno con l’invio di comunicazioni; membri delle tre famiglie
scalabriniane interessati alla tematica; clero e laici impegnati nella Diocesi
di Piacenza e Como) si è proposta la scelta di dividere il Convegno in due
parti: la prima, di due giornate, riservata alle persone che vi saranno
“invitate” per i titoli sovracitati, la seconda di una giornata, l’ultima,
aperta a tutti, in particolare alla cittadinanza di Piacenza che può essere
organizzata sotto forma di “evento” con la presenza di personalità
ecclesiastiche e laiche e l’intervento di una persona “mediatica”.
6. Luogo, durata e data del convegno.
Il Convegno
si terrà a Piacenza, presso la sede della Università Cattolica S. Cuore.
La durata sarà di tre giorni.
La data è da fissare nel mese di novembre 2005, da concordare con l’Università
Cattolica S. Cuore.
7. Nominativi di Conferenzieri da invitare.
Una prima lista provvisoria di persone da invitare come conferenzieri
(le due prime giornate con l’intervento di 6 conferenzieri al giorno, tre al
mattino e tre al pomeriggio, con 45 minuti a disposizione) prevede i seguenti
nomi:
Barreda (Spagna)
Boris Fausto (Brasile)
Tomas Duza (Argentina)
Fernando Devoto (Argentina)
Josè Oscar Beozzo (Brasile)
Peter D’Agostino (USA)
Morales Joachim
Emile Poulat (Francia)
Martin Morales S. J.
Luigi Mezzadri (Italia)
Fernando Villages (Uruguay)
Giorgio Rumi (Italia)
Monticone (Italia)
Enzo Bianchi (Italia)
Nicola Raponi (Italia)
Francesco Traniello (Italia)
La lista è aperta: si invitano i Confratelli delle diverse aree di
indicare nominativi sia per le Conferenze sia per le Comunicazioni scritte.
8. Organizzazione e finanziamento
Entro
febbraio 2004 si costituirà il Comitato di preparazione del Convegno.
La segreteria
dell’Istituto Storico Scalabrini ne costituirà la Segreteria esecutiva.
Il budget del Convegno sarà sottoposto e approvato alla prossima Assemblea dei Superiori Maggiori. Nella stessa sede verrà discussa l’implicazione delle diverse Province al fine di rendere il Convegno storico Internazionale una iniziativa – a livello generale – della Congregazione Scalabriniana.
per gli Emigrati Italiani
“San Raffaele”
Precedenti,
origine e sviluppo dalle origini (1887)
alla morte
del Fondatore (1905).
Nota introduttiva
Nell’elaborazione di questo secondo volume, pur
rispettando il criterio cronologico che ci ha guidato nella redazione del
primo, abbiamo seguito anche il criterio di presentare in tutta la sua
integralità (cosa mai fatta sinora) il
voluminoso carteggio esistente in originale o in fotocopia presso l’Archivio
Generale Scalabriniano, concernente direttamente l’origine, lo sviluppo e
l’attività dell’Associazione di Patronato per gli emigranti italiani, più
comunemente denominata “Società San Raffaele”.
Dall’epistolario qui riunito, di cui viene sempre
indicato il mittente e il destinatario, noi abbiamo sintetizzato o riportato
parzialmente o interamente anche il contenuto là dove ci è sembrato utile farlo
per la sua importanza.
Da questo carteggio abbiamo tentato di costruire la
cronistoria della Associazione Laica di Patronato da quando Scalabrini la ideò
nel 1887 (non senza segnalare come ancora prima di Scalabrini vi furono
precursori in Germania, negli Stati Uniti e in Italia stessa) fino al suo
massimo sviluppo in Italia nei primi anni ‘90 e al suo esaurirsi dopo la
promulgazione della nuova Legge Italiana sull’emigrazione del gennaio 1901, la
morte di Scalabrini nel 1905 e il disimpegno che ne seguì dell’Avv. Volpe Landi
dall’Opera.
Da questo epistolario, oltre alla figura chiave
dell’Avvocato piacentino G.B. Volpe Landi, esce una galleria di personalità del
Laicato Italiano della fine dell’800 che furono, talune protagoniste, altre
figure rappresentative della storia del movimento cattolico in Italia come
Giuseppe Toniolo, Medolago Albani, Ernesto Schiaparelli, Gustavo Dufour,
Francesco Viani, Cesare Sardi, Luigi Olivi; uomini che, sotto diverse forme e
in misura diversa, furono tutti attori e interlocutori implicati nelle vicende
dell’Associazione S. Raffaele.
E’ per onorare il contributo del Laicato Italiano
all’Opera di Scalabrini e per sottolineare le figure missionarie che
maggiormente operarono per sostenere questa Associazione Laica promossa dal
Fondatore (P. Bandini, P. Maldotti, P. Colbacchini, P. Zaboglio, P. Gambera e
P. Biasotti) che abbiamo voluto redigere questa cronistoria.
La lettura di questo carteggio può offrirci anche
solidi argomenti per sostenere il rispetto che
Scalabrini ebbe verso l’autonomia e al libertà dei laici nel campo
dell’azione sociale e la distanza da Lui presa verso ogni forma di
clericalismo.
In una lettera scritta nel 1889 ad ignoto che gli
chiedeva la distinzione tra la Congregazione dei Missionari e l’Associazione di
Patronato, Scalabrini rispondeva che mentre della prima era “ il Fondatore”,
della seconda era solo “ l’Ispiratore”. La nostra cronistoria lo
conferma.
Allo scopo di offrire una chiave di lettura e un
“filo rosso” che dà unità all’insieme della documentazione qui riunita,
l’abbiamo fatta precedere da una presentazione che oltre a indicare le fonti dello
studio, indica gli obiettivi della S. Raffaele, le ragioni che spiegano il suo
parziale successo e le condizioni esterne e interne che ne spiegano
l’insuccesso. Condizioni che riteniamo importanti qualora si intenda negli anni
2000 riprendere le intuizioni dello Scalabrini per tradurle nelle nuove realtà.
Il Memorandum alla S. Sede di Scalabrini
Informiamo i Confratelli che P. Giovanni Terragni, Direttore dell’Archivio Generale Scalabriniano, ha redatto uno studio su: Il Memorandum alla S. Sede e la discussione universale del Carisma di Scalabrini (34 pagine). E’ un testo che rientra nella tematica del II Convegno Storico e che presenteremo nel prossimo numero.