BOLLETTINO DI INFORMAZIONE

A cura della Direzione Generale

Via Calandrelli 11, 00153 Roma

 

Supplemento al Bollettino di Informazioni

n. 3

Nuova serie – III Trimestre 2003

 

Scalabrini e le migrazioni

Vol. II

 

Presentazione. 27

Le fonti 27

I sette obiettivi della San Raffaele. 28

Che cosa è stato realizzato e in che misura. 28

Le ragioni che spiegano l’insuccesso o il successo parziale - L’importante influsso dell’ambiente socio-politico italiano  29

Le condizioni esterne che sono venute a mancare  30

 

 

 

 

L’Associazione di Patronato “San Raffaele”

per gli Emigrati Italiani.

 

Precedenti, origine e sviluppo dalle origini (1887) alla morte del Fondatore (1905).

 

Presentazione

 

·               Come il primo volume su “Scalabrini e le Migrazioni” ha ricostruito - attraverso fonti d’archivio e di ricerche storiche - la cronistoria dell’Istituzione delle Opere Scalabriniane mettendone soprattutto in luce il ramo religioso missionario, questo secondo volume intende invece privilegiare il ramo laico rappresentato dall’Associazione di Patronato per l’emigrazione, conosciuto sotto il titolo di San Raffaele. Anche questo testo è provvisorio in vista di contributi ulteriori.

 

·               Va subito detto che l’Associazione di Patronato fu, fin dall’inizio, per le finalità principali che si era proposta nei diversi Statuti del 1889, del 1891 e del 1894, una Associazione di Laici che implicava strutturalmente la collaborazione organica con l’Istituto religioso missionario. Questa caratteristica, assieme all’importante impegno investito per contribuire alla modifica della legislazione migratoria nazionale, e quella dell’intreccio che il Fondatore e Volpe Landi  hanno voluto costruire tra l’azione e la ricerca sociale (con il tentativo dell’inserimento dell’Associazione nella rete dell’Unione di Studi Sociali del Toniolo) costituiscono le principali differenze tra la S. Raffaele tedesca di Cahensly e quella italiana di Volpe Landi.

   Ne è derivata una compresenza mista nell’Associazione di Patronato di membri laici e di membri dell’Istituto clericale missionario. La cronistoria delle due fondazioni diventa quindi spesso comune. Ciò spiega come in questo secondo volume si ritrovano alcune pagine di cronaca ricavate dal primo volume. L’intreccio deriva dall’unitarietà del disegno iniziale globale dello Scalabrini enunciato da Lui già nel suo primo scritto sull’Emigrazione Italiana del giugno 1887 quando scriveva che “i bisogni cui vanno soggetti i nostri emigrati si possono dividere in due classi: morali e materiali ed io vorrei che un’Associazione di Patronato (così Scalabrini definiva all’inizio la sua opera) sorgesse in Italia, la quale fosse ad un tempo religiosa e laica, sicché a quel duplice bisogno pienamente rispondesse”. La distinzione dei ruoli dei laici e dei sacerdoti venne precisata lungo i 18 anni trascorsi dal primo progetto tracciato dal fondatore nel 1887 sino alla sua morte (1905).

 

·               Questo volume vuole essere un contributo specifico alla preparazione delle celebrazioni del primo centenario della morte del Fondatore e mettere in luce, inquadrandolo storicamente, l’insieme della documentazione d’archivio concernente un’opera (il Patronato “San Raffaele”) rimasta del tutto marginale dopo la morte di Scalabrini. Marginalità che causò una perdita di memoria, responsabile dell’inaridimento di fonti di forti ispirazioni e quindi di progettualità concreta nel settore della partecipazione del Laicato alle finalità dell’Opera Scalabriniana e alla sua “Traditio”.

 

Le fonti

 

·               Nella redazione di questo volume abbiamo seguito lo stesso approccio didattico del primo, seguendo l’ordine cronologico degli avvenimenti, “innervato” dall’incrocio di tutte le fonti a nostra disposizione.

 

*       Una prima fonte fondamentale è costituita dai diversi carteggi conservati nell’Archivio Generalizio in originale, in fotocopia, in minuta, in trascrizione o ricostituiti da pubblicazioni storiche. Tra questi figurano, in particolare, i carteggi Scalabrini-Schiapparelli, Scalabrini- Toniolo, Scalabrini-Volpe Landi, Scalabrini-Bonomelli, Scalabrini-Colbacchini; Bandini e Maldotti nonché la corrispondenza abbondante intercorsa tra Volpe Landi, Maldotti, Colbacchini e Bandini ma soprattutto tra Volpe Landi e Toniolo e tra Volpe Landi e i responsabili dei Comitati locali della Società di Patronato, soprattutto di Genova, Pisa, Lucca, Torino e Treviso.

Questi diversi carteggi costituiscono la parte principale delle nostre fonti. E’ chiaro che fanno parte di questa prima fonte, la corrispondenza di Scalabrini con la Santa Sede (Propaganda Fide e Segreteria di Stato), con l’Episcopato Italiano di alcune grandi città portuali italiane (Genova, Napoli e Palermo) o straniere (New York) e l’importante corrispondenza tra Scalabrini e Volpe Landi con la rete Europea della Società di San Raffaele (in particolare la tedesca e la belga).

 

*       Una seconda fonte importante di notizie è costituita dal bisettimanale cattolico L’Amico del Popolo di Piacenza che, pur non essendo il portavoce ufficiale del Vescovo Scalabrini, ne condivideva le ispirazioni e ne seguiva con regolare costanza le iniziative. Dal 1888 alla sua sospensione nel luglio 1898, il giornale seguì da vicino le vicende del Patronato, riportando spesso anche l’eco della stampa italiana e italoamericana nei loro commenti sulle attività promosse dalla S. Raffaele a Genova, New York e Boston.

 

*       Una terza fonte di documentazione sono gli scritti (opuscoli, conferenze, interviste, relazioni, memorandum) di Scalabrini, Volpe Landi, Bandini, Maldotti, Colbacchini, Biasotti, Eleonora Colleton di Boston, Gambera e Don Seracchi (missionario di bordo), concernenti i problemi dell’emigrazione e della colonizzazione. Si tratta spesso, di relazioni di viaggi compiuti allo scopo di raccogliere informazioni sui Paesi di immigrazione o sulle condizioni degli emigrati italiani soprattutto in Sud-America od infine di relazioni annue sulle attività delle missioni  ai porti di Genova, New York e Boston.

 

*       Una quarta parte è costituita dagli studi storici sull’Opera dei Congressi o del movimento sociale cattolico in Italia nell’ultimo ventennio del secolo XIX e l’inizio del XX. Questa fonte è stata essenziale per inquadrare l’opera di Patronato nel suo contesto storico.

 

*       Una quinta parte, infine, è costituita sebbene per il breve periodo di un solo triennio (1903-1905), dal bollettino fondato da Scalabrini “La Congregazione dei Missionari di S. Carlo per gli emigrati Italiani nelle Americhe” che ha consacrato una parte notevole, nel suo pur ristretto numero di pagine, all’attività della S. Raffaele ai porti di imbarco e di sbarco.

 

Noi abbiamo utilizzato questa fonte solo per quanto concerne l’attività della Società S. Raffaele nel triennio suddetto, avendo deciso di limitarne la cronistoria al periodo antecedente alla morte del Fondatore.

Il periodico, sospeso dopo la morte di Scalabrini, riprenderà le pubblicazioni nel febbraio 1906, mutando la testata in “L’Emigrato Italiano in America”, continuando a dare spazio alle relazioni annuali dei tre centri del S. Raffaele a Genova, New York e Boston, fino alla sospensione della pubblicazione con l’ultimo numero dell’ottobre- dicembre 1924, in concomitanza con la crisi istituzionale dell’Istituto Scalabriniano. Il periodico, come è noto, verrà ripreso nel 1930.

 

I sette obiettivi della San Raffaele

 

·               Dalla lettura delle fonti che abbiamo raccolto abbiamo potuto individuare con sufficiente chiarezza, sette obiettivi o direttrici d’azione che l’Associazione si era proposta di raggiungere in maniera esplicita. La cronistoria mette in luce:

gli obiettivi che l’Associazione ha potuto realizzare,

quelli che hanno registrato solo realizzazione parziale, 

quelli infine che sono rimasti praticamente un progetto ideale, sulla carta.

 

I sette obiettivi furono: 1) La prima accoglienza nei porti di imbarco e di sbarco delle grandi città portuali in Italia e nelle due Americhe; 2) La promozione della tutela giuridica (regolamentare e legislativa) degli emigranti da parte del Parlamento, del Governo, dell’Amministrazione Pubblica; 3) La protezione sociale contro gli abusi e lo sfruttamento sotto tutte le loro forme a danno degli emigrati; 4) L’impianto e lo sviluppo di una rete educativa, scolastica e post-scolastica all’estero tra le comunità Italiane, soprattutto nell’America del Sud; 5) L’informazione sulle condizioni economiche, sociali, politiche, religiose dei Paesi di accoglienza al fine di proporre le direttrici geografiche più convenienti ad un insediamento degli emigranti e allo scopo di promuovere, per mezzo di altri, progetti di colonizzazione da parte di Società di colonizzazione che offrissero ogni più sicura garanzia materiale o morale all’impresa; 6) L’opera di sensibilizzazione della stampa, soprattutto cattolica, nazionale e locale e dell’opinione pubblica in generale, alla realtà del fenomeno migratorio; 7) L’inserimento dell’Associazione di Patronato e della sua rete nel circuito associativo internazionale di assistenza agli emigrati e di protezione legale dei lavoratori e nel circuito degli studiosi di scienze sociali in Italia e in Europa.

 

Che cosa è stato realizzato e in che misura

 

·               Da un primo esame sommario dei documenti si può affermare che il primo obiettivo della prima accoglienza ai porti di imbarco e di sbarco ha avuto, a partire dal 1891 a New York, dal 1894 a Genova e dal 1900 a Boston realizzazioni concrete, anche se limitate in mezzi e in personale, ciò che ha permesso una parziale traduzione pratica anche del terzo obiettivo, l’azione cioè contro gli abusi e lo sfruttamento a danno dei migranti. Nella realizzazione di questi obiettivi si sono particolarmente segnalati P. Bandini, P. Maldotti, P. Biasotti e P. Gambera e gli agenti laici che erano addetti alla missione del porto.

 

Il risultato del primo obiettivo fu tuttavia complessivamente modesto, almeno dal punto di vista della sua estensione geografica. Al di fuori di una brevissima presenza simbolica durata pochi mesi a Palermo, l’Associazione non ha mai potuto insediarsi né a Palermo, né a Napoli, escludendo così i due più grandi porti di partenza dell’emigrazione transoceanica italiana dal campo d’azione del Patronato. I due grandi porti del Brasile (Rio de Janeiro e Santos) quello di Montevideo (Uruguay) e di Buenos Aires (Argentina) rimasero solo oggetto di diversi tentativi, sempre naufragati, per mancanza in loco, di presenze missionarie o, come risulta, per ragioni d’altre priorità pastorali, da parte dell’Episcopato locale.

 

Il secondo obiettivo la promozione della tutela legislativa e giuridica, è probabilmente l’obiettivo che l’Associazione è riuscita maggiormente ad attuare soprattutto nel periodo 1892-1900. I pionieri in questo campo furono indubbiamente le stesso Scalabrini, P. Maldotti, P. Bandini (per quanto riguarda la Commissione Americana dell’emigrazione) Volpe Landi e Malnate. Scarsa se non nulla risulta l’attività che l’Associazione ha potuto svolgere di sua propria iniziativa per realizzare il quarto obiettivo, nel campo educativo e scolastico (impianto e gestione di scuole).

 

Un risultato invece concreto e di una certa rilevanza è stato ottenuto dall’Associazione nel quinto obiettivo nel settore generale delle informazioni sulle situazioni economico-sociali delle regioni di immigrazione e sulle condizioni degli emigranti. P. Colbacchini e P. Maldotti (quest’ultimo con i viaggi di studio e le sue lunghe permanenze nell’America centrale e meridionale) sono stati i più autorevoli collaboratori dell’Associazione attraverso le loro ampie relazioni, lasciando documenti di un sicuro spessore informativo, di cui si sono servite anche Istituzioni ministeriali nazionali. Nel settore dell’informazione furono soprattutto efficaci le conferenze fatte in diverse città da Scalabrini stesso, e da P. Maldotti e Volpe Landi.

 

Anche il sesto obiettivo ha registrato una relativa concretizzazione, grazie in particolare a Volpe Landi che ha avuto il merito, come corrispondente abituale dell’Amico del Popolo di fare di questo giornale di modesta città di provincia, durante un intero decennio (1889-1898) il giornale locale che maggiormente e più regolarmente ha seguito in tutta la Penisola l’informazione sull’emigrazione.

 

L’ultimo obiettivo – l’inserimento dell’Associazione di Patronato nella rete associativa internazionale di assistenza all’emigrazione e nel circuito scientifico degli studiosi di diritto e di scienze sociali sia in Italia che all’estero, ha registrato solo qualche modesta realizzazione per merito di Volpe Landi e Scalabrini (il primo) e soprattutto di Toniolo e in parte Volpe Landi, Olivi e Viani (il secondo).

 

Le ragioni che spiegano l’insuccesso o il successo parziale - L’importante influsso dell’ambiente socio-politico italiano

 

·               La constatazione di questi successi parziali, riconosciuti anche da Scalabrini e soprattutto della assenza totale di traduzione pratica registrata in alcuni settori che pure facevano parte degli obiettivi prioritari, ci spinge a cercare la spiegazione, per poterne ricavare qualche utile insegnamento.

Dall’analisi delle fonti possiamo formulare le conclusioni seguenti.

 

Innanzitutto non va dimenticato che il profilo originario della Società di Patronato, soprattutto nei suoi obiettivi statutari, è stato preso in prestito dalla esperienza storica ventennale precedente della S. Raffaele tedesca, che venne proposta a Scalabrini già nella primavera del 1887 dalla stessa Congregazione di Propaganda Fide, su suggerimento di alcuni Vescovi nord-americani, come modello di riferimento. Se ciò ha dato all’opera fin dall’inizio, un’aureola pubblica internazionale, non ha però avuto una grande incidenza sullo sviluppo dell’Opera, limitando il suo influsso alla prima conferenza internazionale delle Associazioni di S. Raffaele europee, tenuta a Lucerna nel dicembre 1890. Soprattutto all’interno dell’Opera dei Congressi, Mons. Luigi Cerutti rivendicava una completa indipendenza dei Patronati di Assistenza in Italia dalla Società “San Raffaele” tedesca, non adeguata alla situazione dell’emigrazione italiana identificata all’emigrazione di contadini in contrapposizione a quella operaia industriale e artigianale dei tedeschi negli Stati Uniti.

 

La proposta di Volpe Landi di organizzare incontri internazionali periodici della rete della S. Raffaele non si è mai realizzata. La collaborazione si è limitata ad alcune visite sporadiche di Cahensly e di Werthmann a Piacenza e di una interessante ma modesta corrispondenza, della S. Raffaele italiana con l’Associazione belga, austriaca e tedesca.

 

Dalla cronistoria delle vicende dell’Associazione di Patronato risulta invece con evidenza l’influsso del contesto socio-politico, economico ed ecclesiale italiano nel marcarne profondamente le limitate prospettive di sviluppo.

Segnaliamo in particolare le seguenti:

 

  1. Innanzitutto la rottura delle relazioni tra Chiesa e Stato a causa della “questione romana” che smorzò ogni progetto di collaborazione tra le istituzioni di governo e le iniziative cattoliche e rese molto limitato l’influsso dei cattolici a livello legislativo - parlamentare per il miglioramento della politica migratoria (anche per l’astensionismo elettorale imposto dalla S. Sede ai cattolici con il “non expedit”).
  2. Rottura di relazioni che non influenzò solo la situazione in Italia ma anche le relazioni tra la rete diplomatica e consolare italiana nei Paesi di immigrazione e le iniziative locali (vedi la Missione al Porto di New York) dell’Associazione di Patronato all’estero.

 

3.       La frattura che, anche all’interno della Chiesa Cattolica, caratterizzò in quel tempo sia il movimento sociale cattolico, sia la stessa Gerarchia Ecclesiastica, tra la corrente cosiddetta “transigente” e quella “intransigente” che non si limitò unicamente all’opposto atteggiamento sulla “questione romana” o questione del “potere temporale” (pro o contro il conciliatorismo) ma coinvolse un diverso atteggiamento dei cattolici verso l’apertura, in genere, alla società contemporanea e il rapporto nei confronti dalla laicità;

 

  1. La disputa politica e ideologica in Italia anche tra cattolici; tra espansionismo coloniale e anticolonialismo, del dibattito tra “emigrazione o colonie” e la conseguente relazione tra nazionalismo e politica estera;

 

  1. La carenza di capitale pubblico e di capitale privato da investire nella emigrazione, entrambi orientati ad investimenti “altrove” soprattutto quello pubblico, durante il periodo della politica militare e coloniale di Crispi;

 

  1. La presenza dominante aristocratica e borghese al vertice della Associazione di Patronato (caratteristica, del resto, di tutta la rete delle Associazioni Cattoliche di S. Raffaele in Europa) che non favorì l’implicazione dei movimenti di Gioventù Cattolica e delle associazioni operaie, delle Unioni rurali che tanto Scalabrini che Volpe Landi e Toniolo avevano ripetutamente invocato.

 

  1. La dissociazione praticata soprattutto fino verso la fine dell’800, tra migrazione transoceanica a cui la Società di Patronato era, almeno all’inizio, esclusivamente orientata e l’emigrazione continentale europea che iniziava ad attrarre sempre più interesse nell’Italia settentrionale. Da questa dissociazione la Società di Patronato subì conseguenze negative a causa dell’atteggiamento ostile che si sviluppò in Italia verso l’emigrazione oltre mare, da parte di alcuni Vescovi (il Card. Ferrari di Milano, per esempio, e di alcuni esponenti laici veneti e lombardi) favorevoli piuttosto all’assistenza all’emigrazione temporanea in Europa.

8.       Dissociazione che negli anni ’96 - ‘99 si era già temperata sotto l’influsso del     Comitato locale di Treviso del Prof. Olivi che aveva esteso le attività di Patronato anche in Europa, estensione che era pure allo studio da parte del Comitato Centrale (Volpe Landi) e di Scalabrini. Progetto che venne interrotto improvvisamente a causa dell’istituzione nella primavera del 1900, da parte del Prof. Schiapparelli, con l’avallo di Bonomelli, dell’opera di Assistenza degli operai in Europa che diventerà, in seguito, “Opera Bonomelli”. Questa istituzione raffredderà i rapporti tra Volpe Landi e Schiapparelli e farà reagire lo stesso Scalabrini per il carattere di contraltare che l’iniziativa rivestì inizialmente nei confronti della S. Raffaele.

 

7.                  La divisione piuttosto profonda esistente nelle comunità italiane emigrate soprattutto in alcuni contesti come quello di Buenos Aires, di San Paulo, di Montevideo, di New York (ma non assenti neppure in regioni agricole del Brasile meridionale) tra élite e massa italiana. La prima, largamente dominata dalla Massoneria, dal laicismo positivista e dalle frange anarchiche e anticlericali non si sarebbe mai impegnata in un’opera come quella dell’Associazione di Patronato, dato il tentativo di questa di unire terreno civile e religioso in una comunità già del resto divisa in una miriade di associazioni spesso in lotta tra loro.

 

Le condizioni esterne che sono venute a mancare

 

Queste caratteristiche del contesto italiano sono all’origine degli ostacoli che si frapposero al normale sviluppo dell’Associazione.

Questo sviluppo avrebbe imprescindibilmente richiesto, per gli obiettivi ambiziosi che l’Associazione si era proposta, alcune condizioni che vennero invece a mancare.

Le possiamo elencare così:

 

1)      Una intesa e una collaborazione tra le istituzioni pubbliche (politiche e amministrative dello Stato) e l’iniziativa privata cattolica (ciò che Scalabrini fervente conciliatorista ha inutilmente sperato). Ci si può chiedere per fare un solo esempio, quale sviluppo avrebbe potuto avere la Società di Patronato tra le comunità emigrate (soprattutto in Sud America) attraverso l’impianto e l’organizzazione di scuole private, qualora il Parlamento e il Governo avessero accolto la proposta di Scalabrini del giugno 1887 nella lettera aperta all’On. Paolo Carcano, di commutare l’obbligo dei Chierici del servizio militare di tre anni in un servizio civile gratuito di 5 anni, da svolgere in America nell’insegnamento nelle scuole al servizio dei nostri connazionali emigrati.

 

2)      L’appoggio dei Vescovi (soprattutto delle grandi città portuali italiane), delle strutture diocesane e parrocchiali e del movimento sociale cattolico italiano organizzato, appoggio quest’ultimo che sembrò profilarsi solo alla fine del 1800 con l’avvicinamento di Scalabrini e Volpe Landi  all’Opera  dei Congressi ma che naufragò presto con la grave crisi dell’Opera all’inizio  del ‘900 e la sua soppressione nel 1904 da parte di Pio X. Le riserve e le diffidenze verso l’Opera Scalabriniana da parte di alcuni Vescovi e di una parte del clero sono evidenti nella cronistoria dell’Associazione.

 

3)      Una solida base economica, sperata invano da Scalabrini, per la venuta a meno dell’appoggio di aiuti istituzionali (sia ecclesiali che della società politica e civile) a motivo del dirottamento dei capitali pubblici verso il finanziamento delle imprese militari di colonizzazione politica (Eritrea) e dell’orientamento degli investimenti privati verso altre esigenze legate alla conquista di mercati interni e internazionali nel quadro dell’industrializzazione del Paese e della riorganizzazione della sua agricoltura. Appoggio mancato anche da parte delle istituzioni ecclesiali (Segreteria di Stato e Propaganda Fide in particolare) che rifiutarono sempre la proposta del 1892 di Scalabrini sottoscritta da numerosi Cardinali e Vescovi e appoggiata nel 1893 sotto altre forme anche dall’autorevole Civiltà Cattolica di organizzare una colletta nazionale annuale a favore delle opere Scalabriniane o di destinare una adeguata parte a queste opere il ricavato della consistente colletta raccolta allora in tutte le diocesi d’Italia in favore delle Missioni di Propaganda Fide. Colletta che verrà organizzata sono nel 1908 da Pio X, quando la S. Raffaele non aveva già più esistenza autonoma in Italia. La precaria situazione economica non permise mai a Volpe Landi di avere un locale proprio per il Comitato Centrale dell’Associazione all’infuori del locale fornitogli gratuitamente nel Palazzo Episcopale da Scalabrini, né permise mai a Volpe Landi di assumere a contratto un solo impiegato.

 

4)      Un’apertura e partecipazione attiva della società civile italiana anche nelle sue componenti laiche non confessionali che per motivi umanitari di solidarietà Scalabrini pensava disponibile a concorrere moralmente e materialmente alla sua Opera. Apertura e partecipazione che di fatto non si verificò, tanto da obbligare sia Scalabrini che Volpe Landi a ricredersi e a dover ammettere di essersi ingannati, come lo testimonia Toniolo nelle sue lettere a Mons. Callegari, Vescovo di Padova. Da qui il passaggio del tentativo nel biennio 1887-1888 di appoggiare l’Associazione di Patronato ai Comitati locali della liberale e laica “Associazione Nazionale per soccorrere i Missionari Italiani” del Prof. Schiapparelli all’appello esplicito rivolto ripetutamente da Volpe Landi dopo il 1895 ai Comitati diocesani e parrocchiali dell’Opera dei Congressi, alla Gioventù Cattolica e alle Unioni e associazioni operaie e rurali cattoliche di costituire al loro interno dei sottocomitati dell’Associazione S. Raffaele.

 

5)      Un’ultima condizione, che non si è avverata, è stata quella del coordinamento dell’Opera San Raffaele nel Comitato Centrale di Piacenza dei 18 Comitati di patronato sorti in Italia sotto il primo impulso di Scalabrini e di Volpe Landi. Si è assistito invece ad un frazionamento regionale e locale della rete (si veda l’esempio di Palermo), che ha dato origine più tardi, alle iniziative del Card. Ferrari  e del Prof. Schiapparelli e di Bonomelli (Opera Bonomelli , l’Italia Gens), agli inizi del 900, e alla proliferazione di piccoli Comitati di patronato di limitatissimo arco d’azione sotto il pontificato di Pio X.

 

Le condizioni interne che non si sono realizzate

 

Agli ostacoli frapposti dal contesto storico che abbiamo descritto, altri di natura interna all’Opera Scalabriniana che influenzarono il suo scarso sviluppo. Accenno solamente ad alcuni. Innanzitutto lo scarso numero di sacerdoti missionari presenti nelle due Americhe che avrebbero potuto offrire quella rete di corrispondenti di cui l’Opera avrebbe dovuto beneficiare per l’obiettivo che si era proposto di “Osservatorio dell’emigrazione” nei Paesi di immigrazione per l’adeguata informazione dei candidati all’espatrio in Italia. In alcune grandi città portuali del Sud America (Rio de Janeiro, Santos, S. Paolo, Montevideo e Buenos Aires l’Istituto di Scalabrini non aveva alcuna presenza).

 

Basti a pensare, da questo punto di vista la diversa situazione di cui godeva la S. Raffaele tedesca che nel 1891 poteva contare, solo dagli Stati Uniti, su circa 2000 sacerdoti cattolici di lingua tedesca federati in una Associazione che aveva già celebrato a quella data, tre Congressi nazionali negli Stati Uniti. La S. Raffaele Italiana non poté contare che su Colbacchini e Maldotti e qualche altro “Missionario esterno” (Cappellano di bordo) come il Can. Peracchi.

 

Un secondo elemento negativo che giocò ben presto in sfavore della Società di Patronato, fu la scarsa condivisione della priorità dell’assistenza nelle Missioni portuali e nei progetti di colonizzazione, nei confronti delle posizioni parrocchiali o delle Missioni in genere. Lo stesso P. Marchetti che pur si dedicò con generosità nella prima accoglienza dei migranti al porto di Santos - S. Paolo espresse presto la convinzione che l’avvenire della Congregazione in Brasile non si sarebbe giocato nell’assistenza sociale ai porti (“nella lotta contro gli agenti”), ma nelle Missioni e nell’Opera dell’orfanotrofio (idea condivisa in seguito a S. Paolo, da P. Faustino Consoni che considerava P. Maldotti un “socialista”. Il rammarico per questa mancanza interna di condivisioni dell’importanza della S. Raffaele da parte dei Confratelli dell’epoca, negli Stati Uniti è pure espressa da P. Gambera nell’autobiografia da lui scritta nel biennio 1927-1928, per quanto concerne la missione al porto di New York.

 

Un altro esempio di disimpegno è quello mostrato verso i progetti di colonizzazione agricola cattolica  appoggiati da Colbacchini in Brasile o intrapresi da P. Bandini negli Stati Uniti, pur sostenuti da alcuni Vescovi americani e dalla Delegazione Apostolica di Washington, che non ottennero mai l’appoggio necessario da parte dei Missionari negli Stati Uniti e verso i quali Scalabrini non manifestò mai un preciso orientamento, anche se facevano parte delle idee sostenute nei suoi scritti sull’emigrazione. L’esigenza pastorale sul terreno missionario ebbe generalmente la priorità esclusiva.

 

Questo, in sintesi, il quadro provvisorio di alcune principali riflessioni che si possono ricavare dalle pagine di cronaca e di storia di questo II volume. Esse vanno, senza dubbio, meglio verificate e integrate. Sono tuttavia già sufficienti per tirare qualche ammaestramento a quanti riflettono oggi ad un rilancio di un’opera laica consacrata alle migrazioni, che tenga conto del contesto sociale, economico, politico e culturale in cui le migrazioni si sviluppano e del contesto interno dell’Istituto religioso sulla condivisione dei suoi obiettivi prioritari.

 

La storia dell’Associazione di Patronato conferma che, come l’Associazione S. Raffaele tedesca, anche quella italiana fu una Associazione che per l’interdipendenza delle finalità  sociali, morali e religiose che si era proposta, implicava la compresenza di laici e di sacerdoti. Si può anzi affermare che la S. Raffaele se non si è ridotta ad un’opera d’informazione e di sensibilizzazione (opera già importante), ma ha sviluppato un’attività assistenziale, sociale e morale di rilievo, questo va a merito dei Missionari che ne furono coinvolti e che la animarono sia nelle missioni al porto sia nella colonizzazione di alcune aree dell’America Latina. Lo stesso obiettivo dell’informazione e raccolta dei dati conoscitivi sulle condizioni degli emigrati italiani fu raggiunto solo e nella misura, in cui i Missionari se ne incaricarono. Cosa del resto naturale in un’Associazione che, essendo basata di fatto sul benevolato, non riuscì mai a creare la benché minima fonte di informazioni attraverso una rete propria e un finanziamento autonomo di corrispondenti. Solo sotto l’aspetto di tutela giuridica e di sensibilizzazione della stampa l’apporto dei Laici dell’Associazione fu rilevante. Tutta la documentazione conferma, infine, che la debolezza e precarietà economica dell’Associazione fu in Italia e all’estero una causa determinante dei limiti della sua attività. Limiti che non impedirono tuttavia al laicato italiano di esprimere una presenza, per diversi aspetti positiva, (si pensi, ad esempio sul piano legislativo e della sensibilizzazione al problema dell’emigrazione non solo della stampa locale (si veda Genova, Piacenza, Torino e Firenze), ma anche del movimento sociale cattolico riunito alla fine dell’800 attorno all’Opera dei Congressi, e di alcune diocesi dell’Italia settentrionale.

 

Ci rimane da completare l’approccio storico-didattico dell’Opera di Scalabrini in favore delle migrazioni con l’analisi critica dei suoi scritti e di quelli dei Missionari (in particolare di Maldotti e Colbacchini), per mettere in risalto le intuizioni e i limiti della loro interpretazione del fenomeno migratorio di quel tempo, al fine di sottolineare la vera originalità che rimane, anche oggi, d’attualità e indicarne invece gli aspetti caduchi perché caratteristici e propri al discorso legato alle condizioni contingenti di quel periodo storico. Sarà questo l’obiettivo del terzo volume, per ora in progetto. 

 

P. Antonio Perotti

Roma, 15 settembre 2003