DOCUMENTO FINALE
(formato .doc)
(inglese: formato .doc; formato.zip)
(spagnolo: formato .doc; formato .zip)
(portoghese: formato .doc; formato .zip)
Introduzione
"Scalabriniani e Organismi ecclesiali" è il primo Convegno di Congregazione dedicato ai confratelli che lavorano negli organismi ecclesiali. E’ questo uno dei settori specifici in cui la Congregazione sta investendo sempre più risorse umane e finanziarie, perché costituisce un campo strategico per la specificità del carisma scalabriniano.
Scopo del Convegno era l’individuazione dei principi e degli obiettivi che ispirano il servizio scalabriniano negli organismi ecclesiali, la ricerca di metodi e strategie comuni, la scelta di mezzi e risorse adeguate per il coordinamento del settore.
1. Principi ispiratori del servizio scalabriniano negli organismi ecclesiali
Ripensare lo specifico della missionarietà scalabriniana all’interno degli organismi ecclesiali rimanda anzitutto ai principi che la ispirano e che devono guidarne l’azione:
Animati dal carisma e dall’esempio del Beato G.B. Scalabrini, profeta e uomo di comunione e di dialogo nella Chiesa, nel mondo politico e nella società, siamo spinti ad un impegno appassionato e concreto per la causa dei migranti. La sua visione profetica delle migrazioni, lette all’interno del progetto di salvezza di Dio per il mondo, è l’espressione di un’intensa vita di fede che sgorga dall’amore
al Cristo Crocifisso, alla Chiesa, all’uomo.
Lo sviluppo storico della Congregazione e il preambolo costituzionale
La storia della nostra Congregazione evidenzia la fedeltà creativa al carisma del Fondatore, definendo sempre meglio il carattere specifico della nostra missione nella Chiesa. Dice il XI Capitolo generale: "Alla luce del cammino che la Congregazione ha percorso nella sua storia missionaria, si può concludere che lo specifico pastorale scalabriniano oggi deve assumere le caratteristiche della interazione,
della relazione tra i gruppi all’interno della società e della Chiesa, nello spirito della comunione pentecostale" (n. 12).
La spiritualità scalabriniana: attingendo alla visione cristocentrica del Beato Scalabrini, al suo amore all’Eucarestia, fermento che immesso nella società, "radunerà le genti disperse nell’unico corpo della Chiesa", si esprime nelle dimensioni
dell’incarnazione
dell’accoglienza
della comunione nella diversità.
La visione del migrante: in una prospettiva provvidenziale, il migrante, nella sua continua ricerca di una patria che supera ogni frontiera, è portatore di una ricchezza di fede e di cultura e ci apre ad una visione universale, offrendo un contributo alla crescita della Chiesa e della società. L’incontro con i migranti ci aiuta a scoprire il progetto di Dio nella loro situazione concreta e a cogliere il
fenomeno migratorio come luogo teologico in cui Egli si manifesta e continua a rivelare il suo mistero d’amore.
Il mandato religioso: l’invio missionario, espressione dell’appartenenza alla Congregazione, inserisce il religioso in una comunità locale, in una chiesa locale e si concretizza:
nell’accoglienza e nel servizio ai migranti, soprattutto i più poveri
nella testimonianza della comunione nelle diversità
nella comunione con la Chiesa locale
nello studio costante e approfondito del fenomeno migratorio.
2. Gli obiettivi condivisi del servizio negli organismi ecclesiali
I punti di riferimento del servizio scalabriniano negli organismi ecclesiali sono fondamentalmente due: il progetto missionario scalabriniano della comunità locale e la pastorale migratoria della Chiesa locale. La presenza del missionario scalabriniano negli organismi ecclesiali si muove fra questi due poli. Risponde ad un mandato della comunità che mira ad animare del carisma scalabriniano il progetto di pastorale
migratoria della chiesa locale e riversa nel progetto comunitario locale la sollecitudine della chiesa per i migranti e rifugiati.
a. il progetto missionario scalabriniano
Il progetto missionario scalabriniano, che trova le sue radici nell’azione dello Spirito Santo, autore e vivificatore del carisma scalabriniano, esprime la varietà, la diversità e l’armonia di azione con cui i Missionari Scalabriniani servono la Chiesa e i migranti. Il servizio negli organismi ecclesiali è espressione di questa armoniosa varietà.
Nella tradizione del carisma scalabriniano, che abbiamo ricevuto in dono, il progetto pastorale comunitario si esprime nella triplice dimensione di servizio, integrazione e stimolo al progetto della chiesa locale.
Nel progetto missionario provinciale e locale deve trasparire la nostra comunione con il progetto pastorale della Chiesa, a prescindere dal fatto che la comunità abbia qualcuno che lavora in organismi ecclesiali oppure no .
Siamo coscienti della nostra identità che è frutto della fedeltà del Beato Scalabrini alle mozioni dello Spirito Santo; questa garantisce la nostra libertà profetica di espressione, pur riconoscendo che ogni progetto missionario si incarna nella Chiesa locale. Le comunità che hanno la possibilità di avere un confratello che lavora negli organismi ecclesiali partecipano in forma privilegiata alla missione
della Chiesa locale per i migranti.
A noi è dato il compito di saper portare nella vita della comunità locale e provinciale (Assemblee Provinciali; Assemblee Superiori Locali..) le istanze e le preoccupazioni pastorali della Chiesa; coloro che lavorano negli organismi ecclesiali diventano, pertanto, espressione di una maggior compartecipazione con la Chiesa locale con una presenza intensa, disinteressata, fraterna e di comunione.
I Missionari Scalabriniani che lavorano negli organismi ecclesiali devono manifestare con la loro testimonianza che appartengono alla comunità scalabriniana da cui sono inviati per un servizio alla chiesa locale. Per evitare il rischio di lavorare fuori dal rapporto con la comunità locale, il missionario impegnato in organismi ecclesiali dovrà sempre privilegiare la collaborazione con la propria comunità e
la Direzione provinciale.
Si ribadisce la opportunità di provvedere una preparazione specifica di base a tutti i religiosi ed in particolare una adeguata formazione che qualifichi i Missionari candidati a questo servizio.
Le direzioni provinciali si impegneranno a garantire e motivare incontri di scambio e iniziative di formazione permanente per coloro che già sono operanti nel settore.
L’appoggio della Comunità locale e provinciale ai confratelli che operano negli organismi ecclesiali è segno dell’importanza che la Congregazione assegna a questo ministero, tuttavia si provveda a che la Chiesa Locale li sostenga con un accordo in ottemperanza al n.310 delle RdV.
b. La pastorale migratoria della chiesa locale ed il contributo scalabriniano
La Chiesa locale ha creato strutture pastorali specifiche (commissioni episcopali, delegazioni diocesane, missio cum cura animarum, parrocchie e cappellanie etniche) per la promozione di una azione pastorale tra le comunità dei migranti ed ha affidato la coordinazione e l’animazione di diverse di queste strutture ai missionari scalabriniani.
La Chiesa locale contribuisce alla sensibilizzazione e alla presa di coscienza degli attori della stessa Chiesa, della società civile e degli organismi di governo sulla realtà migratoria e la necessità di una attenzione ai migranti. Contribuendo alla elaborazione di politiche migratorie, la Chiesa riconosce che i migranti sono parte integrante e protagonisti del proprio inserimento e della propria
integrazione nella comunità locale.
La Chiesa contribuisce alla difesa e alla promozione integrale dei migranti attraverso l’accoglienza, l’assistenza, la difesa dei loro diritti umani, culturali e religiosi, la valorizzazione delle risorse dei migranti e l’inserimento di queste nella chiesa locale.
La Chiesa crea spazi e destina mezzi per la formazione degli agenti di pastorale. Inoltre crea una maggiore coscienza della necessità di superare gli atteggiamenti che tendono alla discriminazione, allo sfruttamento xenofobo e alla ghettizzazione dei migranti.
Il contributo specifico del carisma scalabriniano alla pastorale migratoria della Chiesa locale si rende particolarmente evidente quando:
promuove una lettura interdisciplinare attualizzata del fenomeno delle migrazioni (socio-culturale, socio-economica e politica e teologico-pastorale);
propone alla pastorale migratoria della Chiesa un metodo, una mistica e una spiritualità specifica che si traducono nella elaborazione ed esecuzione di linee e programmi di azione, spazi di riflessione e celebrazione;
la testimonianza di vita e l’annuncio profetico dei missionari scalabriniani stimolano la Chiesa locale, la società civile e i governi ad assumere la promozione integrale dei migranti e delle loro famiglie;
fa maturare la coscienza della necessità di una pastorale specifica integrata alla pastorale d’insieme, garantendo la continuità dei progetti e dei programmi di attenzione ai migranti;
promuove una pastorale interetnica, che aiuta la Chiesa locale a vivere la comunione ecclesiale universale nella diversità delle culture.
3. Metodi e strategie comuni dell’azione scalabriniana negli organismi ecclesiali
Tra le strategie, viene individuato in primo luogo lo stare con il migrante: un accompagnamento illuminato da una lettura permanente della realtà migratoria sia sul versante antropologico, con una particolare attenzione alle culture e al dialogo interreligioso, sia sul versante teologico, che permette di cogliere nelle migrazioni la provvidenzialità di cui parlava Scalabrini.
Partendo da questi presupposti, il missionario scalabriniano cammina con la Chiesa, prendendone in considerazione i documenti, gli orientamenti e facendo attenzione ad una pastorale d’insieme, che lo porta a cercare rapporti di comunione con i confratelli in primo luogo, con i/le religiosi/e e con i laici che operano con e tra i migranti.
Il servizio specifico nella Chiesa particolare è attento a sensibilizzare ed attivare le comunità cristiane a relazionarsi in senso evangelico di fronte al fenomeno della mobilità umana, in particolare con:
la promozione dell’accoglienza, della fede e dell’integrazione sociale ed ecclesiale;
la promozione integrale del migrante, a livello personale, familiare e comunitario;
l’impegno ad influire a livello politico nella difesa dei migranti;
la cura del dialogo iinterculturale, ecumenico ed interreligioso;
la difesa strenua dei diritti umani dei migranti, la denuncia della loro violazione soprattutto nei confronti degli indocumentati;
il lavoro in rete con i gruppi organizzati della società civile che si occupano di loro, rivolgendosi anche ai mezzi di comunicazione sociale come strumento importante per una diffusa sensibilizzazione dell’opinione pubblica.
La strategia missionaria a servizio dei migranti presuppone un ruolo sussidiario della figura del missionario, il quale opera per suscitare nell’ambiente circostante interesse e collaborazione e soprattutto per promuovere il protagonismo di altri: i migranti stessi, perché possano essere artefici del loro progetto migratorio, e i laici impegnati in questo campo.
Per una reale capacità di incidere sia sul piano socio-politico che su quello ecclesiale, appare fondamentale che la missione sia segnata dall’esemplarità e dalla testimonianza che rende credibile l’agire.
Non dovrà mancare tuttavia una formazione adeguata del missionario affinché, mediante gli opportuni strumenti, sia in grado di leggere ed interpretare gli aspetti strutturali e fenomenologici delle migrazioni.
4. Difficoltà e sfide
Si segnalano alcune difficoltà che l’impegno pastorale per i migranti incontra. Tali difficoltà attengono non solo all’ambito delle Chiese locali, sempre confrontate con una grande sproporzione tra l’entità delle sfide da affrontare e la povertà dei mezzi (poche risorse umane ed economiche, personale sovraccarico di responsabilità ecc.) ma anche alle società civili, in cui si riscontra la mancanza di politiche
pubbliche capaci di garantire un maggior rispetto dei diritti dei migranti.
Il clima diffuso di xenofobia e discriminazione e la visione delle migrazioni in termini di funzionalità, che ispira le politiche nazionali e locali, spingono molte volte il migrante ad imboccare la strada della clandestinità.
A monte di tutto ciò sembra esservi una inadeguata conoscenza del fenomeno migratorio e delle sue valenze positive tanto sul piano socio-economico che, soprattutto, ecclesiale.
A tal proposito, l’accoglienza a pieno titolo del migrante nella Chiesa richiede:
all’esterno una più decisa azione di difesa di fronte a leggi e politiche discriminanti;
all’interno un maggior interscambio di idee e collaborazione tra operatori, la conoscenza dei documenti ufficiali della Chiesa sull’emigrazione, l’assunzione di linee progettuali a medio e lungo termine (la mancanza di progettualità porta ad un divorzio tra teoria e prassi).
Una risposta possibile parte dalla riscoperta della comunione e della solidarietà: dimensioni che scaturiscono dall’esperienza di fede e che possono diventare segni profetici della vera accoglienza che, prima delle politiche, apre il cuore al diverso.
È possibile così cogliere e proporre il volto positivo del migrante, come portatore di cultura, di valori, stimolo al dialogo ecumenico ed interreligioso. Anche la Chiesa locale potrà essere aiutata a sentire come proprio il migrante e a prendere posizione in suo favore:
collegando ad esempio la pastorale della Mobilità Umana con gli organismi di difesa dei diritti umani, in un’ottica di giustizia e di pace;
coscientizzando ed evangelizzando le culture per aiutare l’integrazione dei migranti nella società;
conciliando la pastorale territoriale con la pastorale specifica, per promuovere una pastorale congiunta;
Celebrando la giornata del migrante ed altre attività come: posada senza frontiere, festa delle nazioni, ecc...
5. Risorse umane e finanziarie
Mezzi e strumenti necessari per il lavoro ed il coordinamento del settore
I partecipanti al Convegno di Buenos Aires chiedono alla Congregazione e alle Province:
di investire nella qualificazione degli scalabriniani che operano in organismi ecclesiali, facendo uso delle opportunità formative del SIMI o di altri istituti. E’ fondamentale una formazione specifica, biblica, teologica, e pastorale ed un approccio interdisciplinare della mobilità umana;
un maggior appoggio ai missionari impegnati negli organismi ecclesiali, che si trovano confrontati con migrazioni ormai stanziate e flussi di recente arrivo. Questi ultimi in particolare richiedono da parte dei missionari l’apprendimento di nuove lingue e culture in vista di una inculturazione del messaggio;
il coordinamento del gruppo,
attraverso coordinatori di area ed un coordinatore a livello di Congregazione;
incontri biennali di frontiera e regionali,
per la formazione degli scalabriniani che operano in organismi ecclesiali, la programmazione e la verifica di progetti comuni, in collaborazione con gli altri istituti scalabriniani;
la celebrazione nel sessennio di un incontro di Congregazione, con invito agli altri istituti scalabriniani;
il recupero dei Centri Studi per l’azione pastorale
sia nel campo della consulenza che attraverso l’elaborazione di materiali che diventino mezzo di dialogo con la Chiesa locale;
La costituzione di una Organizzazione non governativa a livello di Congregazione che potrebbe offrire un utile aggancio con tutti gli organismi che lavorano nel campo delle migrazioni;
la creazione di una banca dati per lo scambio di informazione, di sussidi e materiali e la creazione di un sito Web che possa essere punto di riferimento per tutti i religiosi che operano negli organismi ecclesiali, e nel quale poter esprimere le priorità di ogni chiesa, le problematiche, le risposte;
la responsabilizzazione delle diocesi
per la ricerca dei mezzi e risorse finanziarie.
6. Conclusione
Il Convegno ha individuato tre aree di azione missionaria che potranno essere maggiormente focalizzate, a vantaggio di un servizio alla Chiesa e ai migranti caratterizzato dalla specificità del carisma scalabriniano. Esse sono la Chiesa locale, la Congregazione ed il gruppo stesso. Le indicazioni emerse dal Convegno, specialmente quelle più operative, possono infatti essere distribuite in questi tre ambiti.
In particolare, i suggerimenti finali hanno lo scopo di promuovere l’identità del gruppo e la comunicazione tra gli operatori, allo scopo di promuovere, con il sostegno della Congregazione, una presenza scalabriniana significativa all’interno degli organismi ecclesiali.